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Del Pero, Barracano, Beretta e Bunnyblack; Quattro album per gennaio 2020:

Quattro album per gennaio 2020:

Del Pero, Barracano, Beretta e Bunnyblack.
articolo di Roberto Bonfanti

Anno nuovo e nuovo dicono sia anche il decennio ma, a giudicare dalle notizie che arrivano da ogni dove, il mondo non sembra essere cambiato granché. Non che ci si potesse aspettare qualcosa di diverso, ovviamente, ma almeno proviamo a portare avanti anche le consuetudini positive consigliando quattro bei dischi per lasciarsi alle spalle le Feste e gettarsi a capofitto in questo 2020.

“Dell'amore animale, dell'amore dell'uomo, dell'amore di un Dio” di Lorenzo Del Pero è un album sontuoso e profondo come purtroppo siamo sempre meno abituati ad ascoltarne. Un disco rock d'autore privo di compromessi in cui arrangiamenti ricercatissimi quasi da opera rock incontrano una voce di altissimo livello e una scrittura incisiva capace di alternare invettive rabbiose, momenti riflessivi e frangenti di autentico raccoglimento spirituale.

Il rap di Barracano è un condensato di rabbia, vita di strada e desiderio di rivalsa. A differenza della gran parte dei suoi colleghi, però, dalle rime del suo album d'esordio intitolato “Il figlio di Scar” sembra trasparire una grande autenticità. Otto canzoni che, attraverso un rap diretto e personale, scattano una serie di fotografie dolorose di disagio, vita ai margini e realtà di periferia al tramonto degli anni '10.

Dopo il romanzo “Leucemia adventure”, “Cara pace” è l'album che segna il ritorno di Yuri Beretta  al pop: una materia che l'eclettico artista lombardo sa maneggiare da sempre con grande naturalezza e intelligenza, come confermano queste dieci canzoni orecchiabili, immediate e apparentemente leggere capaci però di nascondere, dietro l'apparente semplicità, una serie di riflessioni attente, sincere e tutt'altro che scontate.

Bunnyblack sono un duo fuori da ogni schema: un progetto in cui si impastano atmosfere cupe, inquietudini dal sapore new-wave e attitudine electro-punk, con la particolarità che tutte le parti elettroniche sono suonate con un Nintendo Gameboy. Una scelta originale che si rivela non essere un semplice vezzo ma riesce a dare al sound dell'eponimo lavoro d'esordio della band un tocco lo-fi che, a dispetto di ciò che ci si potrebbe aspettare, rende l'impasto finale ancora più incisivo e irrequieto.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

blog rocktargatoitalia.it

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Quattro album per dicembre 2019: Zanotti, Cremonesi, Anèdone e Unoauno

Quattro album per dicembre 2019:

Zanotti, CremonesiAnèdone e Unoauno.
articolo di Roberto Bonfanti

È arrivato dicembre, le strade hanno iniziato a brillare di lucine colorate e, come sempre, i negozi di dischi (virtuali o meno) si sono riempiti di box celebrativi, edizioni speciali e polpettoni pop vari da incartare sotto l’albero. È giusto che sia così. È anche bello, che sia così, in qualche modo.  Però, prima di tuffarci nei panettoni e nei brindisi, prendiamo un bel respiro con qualche uscita discografica meno convenzionale.

Di “A un passo” di Max Zanotti abbiamo già avuto modo di parlare poche settimane fa intervistando lo stesso Max proprio in occasione della presentazione di questo suo nuovo lavoro. Si tratta di un album cupo e decisamente affascinante in cui l’ex cantante dei Deasonika sposa in modo estremamente personale il blues più desertico dando vita a una manciata di canzoni dolorose, poetiche e solitarie che valorizzano le sfumature più intime della voce e della scrittura dell’artista. Un disco emozionante intriso di fantasmi, ruggine, malinconie e senso di sconfitta.

Ci sono progetti in cui il processo creativo è a tutti gli effetti parte integrante dell’opera stessa. E’ il caso di “La prosecuzione della poesia con altri mezzi”, particolare collage musicale assemblato da Alex Cremonesi (già membro “occulto” dei La Crus) attraverso l’unione dei contributi ricevuti da diversi musicisti, fra spunti musicali spontanei e voci (fra cui Mauro Ermanno Giovanardi, Andrea Chimenti, Edda, Mara Redeghieri e altri) che si sono offerte di interpretare ognuna a proprio modo dei testi dello stesso Cremonesi. Il risultato è un progetto obliquo e suadente che travalica il raggio d’azione della musica per sconfinare in modo riuscito nella sperimentazione artistica in senso più ampio.

Sono paesaggi sonori intimi ed evocativi, quelli che animano “La superficie delle cose”, l’album d’esordio degli Anèdone. Un lavoro fortemente introspettivo che scivola via suadente muovendosi in punta di piedi fra il post-rock più minimale, la psichedelìa più delicata e la canzone d’autore più confidenziale. Sette brani (fra cui una cover di De Gregori riletta in modo personale e uno strumentale accompagnato dalla voce di Martin Luther King) intrisi di ricordi e riflessioni che rifuggono ogni concetto di pop e suonano quasi come un invito ad allontanarsi da ogni distrazione, sedersi in silenzio e ascoltare.

Che gli Unoauno amino i CCCP è una cosa più che probabile. Tanti sono infatti i richiami alla storica band di ZamboniFerretti che il giovane trio romagnolo si diverte a nascondere fra i propri brani. Al di là del gioco delle citazioni però “Barafonda”, seconda prova discografica del gruppo, appare un lavoro sincero, viscerale e diretto che ci presenta una band sfrontata e amante dei suoni ruvidi dotata di una personalità interessante che trasuda sudore, voglia di urlare e desiderio di infrangere ogni schema. Un disco autenticamente punk nello spirito. Il che fa sempre bene.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

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Quattro album per novembre 2019

Quattro album per novembre 2019:

PelosiBasile, Giuradei Valli.
articolo di Roberto Bonfanti

Servono tanto coraggio e un pizzico di follia, per mantenere coerentemente una propria integrità artistica in questi anni in cui l’informazione, anche in ambito musicale, sembra essere fagocitata solo dal gossip e dalla ricerca del click facile. Eppure, per fortuna, gli artisti che scelgono di proseguire a testa bassa lungo il proprio cammino senza badare alle mode e ai numeri continuano a esserci e a sfornare lavori interessantissimi.

Mauro Pelosi è stato uno dei talenti più puri e sottovalutati della musica italiana degli anni ’70. Ha pubblicato, proprio nel decennio d’oro della canzone d’autore italiana, quattro album splendidi, densissimi di poesia e disperazione, dopodiché è completamente sparito per le scene per quarant’anni. “Acqua sintetica”, il disco con cui Pelosi riappare inaspettatamente dopo un silenzio così lungo, è un lavoro inquieto e moderno: un concept album che, con lo stile di un romanzo distopico, racconta il tempo presente con uno sguardo lucidissimo e tagliente attraverso otto canzoni affascinanti che ci dimostrano che il talento, quando è autentico, non invecchia e non si può perdere per strada.

Fra Catania, Berlino e Milano, il percorso di Cesare Basile dalla fine degli anni ’80 fino all’alba di questo decennio è stato un viaggio suggestivo e riuscitissimo fra canzone d’autore e rock alternativo. Poi la svolta: il ritorno in Sicilia, la riscoperta del blues e del folk, e soprattutto la scelta di esprimersi, a dispetto di ogni idea di mercato, usando solo il dialetto della sua terra natia. “Cummeddia”, il nuovo album di Basile, prosegue coerentemente lungo la strada segnata dall’artista siciliano negli ultimi anni: canzoni spigolose e senza compromessi in cui il blues s’impasta in modo estremamente personale con la tradizione siciliana portando l’ascoltatore in un mondo oscuro e fuori da ogni tempo.

Ettore Giuradei è un personaggio difficile da inquadrare. Un autore capace di slanci pop adorabili, di perle di ironia surreale, di una teatralità magica, ma anche di una poesia dalla sensibilità delicatissima. A quasi quindici anni dall’esordio e dopo la fortunata parentesi con i Dunk, il cantautore bresciano sembra avvertire l’esigenza di spogliarsi di tutto e ripartire solo da sé stesso. Ecco così “Lucertola”, un album intimo, poetico e meditativo in cui le canzoni (4 inediti più 5 rivisitazioni di brani del repertorio di Giuradei) vagano fra malinconie e riflessioni solitarie vestendosi poi di arrangiamenti minimali dalle atmosfere sospese e stranianti date dall’intreccio di synth e chitarra acustica.

Pieralberto Valli sembra destinato a essere una delle gemme nascoste del sottobosco musicale italiano. Da ormai una dozzina d’anni si muove in punta di piedi, prima con i Santo Barbaro e successivamente da solista, ai margini della scena alternativa proponendo sempre progetti di grande fascino e spessore. “Numen”, seconda prova solista dell’artista romagnolo, è un lavoro estremamente evocativo, a tratti persino mistico, fatto di atmosfere eteree e sonorità ombrose in cui elettronica e strumenti analogici si sposano a meraviglia creando un universo sonoro in cui musica e voce diventano un tutt’uno da cui lasciarsi assorbire in totale silenzio. Quindici canzoni di difficile catalogazione, che partono da un approccio “radioheadiano” alla sperimentazione e alla scrittura ma che sanno andare altrove mettendo in mostra una sensibilità musicale importante e fuori dagli schemi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

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Quattro album per novembre 2019:

Quattro album per novembre 2019:

Pelosi, BasileGiuradei e Valli.
articolo di Roberto Bonfanti

Servono tanto coraggio e un pizzico di follia, per mantenere coerentemente una propria integrità artistica in questi anni in cui l’informazione, anche in ambito musicale, sembra essere fagocitata solo dal gossip e dalla ricerca del click facile. Eppure, per fortuna, gli artisti che scelgono di proseguire a testa bassa lungo il proprio cammino senza badare alle mode e ai numeri continuano a esserci e a sfornare lavori interessantissimi.

Mauro Pelosi è stato uno dei talenti più puri e sottovalutati della musica italiana degli anni ’70. Ha pubblicato, proprio nel decennio d’oro della canzone d’autore italiana, quattro album splendidi, densissimi di poesia e disperazione, dopodiché è completamente sparito per le scene per quarant’anni. “Acqua sintetica”, il disco con cui Pelosi riappare inaspettatamente dopo un silenzio così lungo, è un lavoro inquieto e moderno: un concept album che, con lo stile di un romanzo distopico, racconta il tempo presente con uno sguardo lucidissimo e tagliente attraverso otto canzoni affascinanti che ci dimostrano che il talento, quando è autentico, non invecchia e non si può perdere per strada.

Fra Catania, Berlino e Milano, il percorso di Cesare Basile dalla fine degli anni ’80 fino all’alba di questo decennio è stato un viaggio suggestivo e riuscitissimo fra canzone d’autore e rock alternativo. Poi la svolta: il ritorno in Sicilia, la riscoperta del blues e del folk, e soprattutto la scelta di esprimersi, a dispetto di ogni idea di mercato, usando solo il dialetto della sua terra natia. “Cummeddia”, il nuovo album di Basile, prosegue coerentemente lungo la strada segnata dall’artista siciliano negli ultimi anni: canzoni spigolose e senza compromessi in cui il blues s’impasta in modo estremamente personale con la tradizione siciliana portando l’ascoltatore in un mondo oscuro e fuori da ogni tempo.

Ettore Giuradei è un personaggio difficile da inquadrare. Un autore capace di slanci pop adorabili, di perle di ironia surreale, di una teatralità magica, ma anche di una poesia dalla sensibilità delicatissima. A quasi quindici anni dall’esordio e dopo la fortunata parentesi con i Dunk, il cantautore bresciano sembra avvertire l’esigenza di spogliarsi di tutto e ripartire solo da sé stesso. Ecco così “Lucertola”, un album intimo, poetico e meditativo in cui le canzoni (4 inediti più 5 rivisitazioni di brani del repertorio di Giuradei) vagano fra malinconie e riflessioni solitarie vestendosi poi di arrangiamenti minimali dalle atmosfere sospese e stranianti date dall’intreccio di synth e chitarra acustica.

Pieralberto Valli sembra destinato a essere una delle gemme nascoste del sottobosco musicale italiano. Da ormai una dozzina d’anni si muove in punta di piedi, prima con i Santo Barbaro e successivamente da solista, ai margini della scena alternativa proponendo sempre progetti di grande fascino e spessore. “Numen”, seconda prova solista dell’artista romagnolo, è un lavoro estremamente evocativo, a tratti persino mistico, fatto di atmosfere eteree e sonorità ombrose in cui elettronica e strumenti analogici si sposano a meraviglia creando un universo sonoro in cui musica e voce diventano un tutt’uno da cui lasciarsi assorbire in totale silenzio. Quindici canzoni di difficile catalogazione, che partono da un approccio “radioheadiano” alla sperimentazione e alla scrittura ma che sanno andare altrove mettendo in mostra una sensibilità musicale importante e fuori dagli schemi.

Roberto Bonfanti
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