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“Non so dei vostri buoni propositi” - Giovanni Lindo Ferretti

“Non so dei vostri buoni propositi” - Giovanni Lindo Ferretti al Live di Trezzo D’Adda.
articolo di Roberto Bonfanti

Ci sono canzoni che mi ero ripromesso che non avrei mai più cantato perché mi sembrava non avessero più senso. Ogni tanto è bello ammettere di essersi sbagliato: oggi farei un concerto in cui canto solo “Emilia Paranoica” per tutto il tempo”. É probabilmente racchiuso tutto in questa frase pronunciata prima dei conclusivi, il senso del concerto di Giovanni Lindo Ferretti al Live Club di Trezzo d’Adda il 9 maggio 2019. Certo, il tour “A cuor contento” va avanti ormai da otto anni, ma è evidente che nel corso del tempo la scaletta sia cambiata continuamente, dando sempre più spazio al repertorio dei CCCP e facendo sparire del tutto i PGR, e con essa sia cambiato anche l’approccio di Ferretti che solo oggi, dopo essersi riappacificato già qualche anno fa con le proprie radici, sembra avere trovato anche la leggerezza per reinterpretare il proprio passato più punk con sincero divertimento. D’altro canto, per capirlo, basta vedere la naturalezza con cui Ferretti lascia che ad aprire le danze sia una serie di brani storici come “Morire”, “Tu menti”, Tomorrow”, “Mi ami?”, “Oh! Battagliero” e “Valium Tavor Serenase”, tutte interpretate con un piglio decisamente anni ‘80 con chitarra sferragliante e batteria elettronica.

Dopo una prima parte di concerto dedicata a rendere omaggio alle radici dei CCCP, con l’ingresso del violino lo spettacolo, pur mantenendo arrangiamenti scarni e un approccio minimale, si apre anche ad altre sfumature: “Stati di agitazione” diventa una cavalcata ipnotica che toglie il fiato, “Liberame domine” e “Madre” inducono a un momento mistico di intenso raccoglimento, “Intimisto” , “Annarella”, “Irata”,  “Brace”, “Guardali negli occhi” e “Inch'Allah - Ça va” si avventurano in territori fortemente psichedelici, “And the radio play” e “Guerra e pace” strizzano l’occhio al pop, “Del mondo”, “Unità di produzione”, “Pons tremolas” e “Barbaro” vengono disidratate e ridotte all’osso della forma canzone, prima che “Per me lo so” chiuda il set principale con un ritorno al punk più grezzo. Il finale, poi, è una vera e propria chiusura del cerchio con una “Emilia paranoica” trascinata in territori più che mai visionari e una tanto divertita quanto devastante “Spara Jurij” introdotta ironicamente da un accenno a “Bang bang” di Dalida.

Un concerto lungo, intenso, pieno di sfumature ma intimamente punk nell’essenza, che ci mostra un Giovanni Lindo Ferretti divertito, in piena forma e perfettamente a proprio agio, grazie al supporto dei due Üstmamò Ezio Bonicelli e Luca Alfonso Rossi, nel confrontarsi con tutte le sfumature della propria storia. Anche se, certo, di questi tempi sarebbe molto bello poter ascoltare il suo pensiero in qualche nuova canzone.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

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Tre album per maggio 2019: RCCM, Murubutu e Morose.

Tre album per maggio 2019: RCCMMurubutu e Morose.
articolo di Roberto Bonfanti

A volte, ascoltando ciò che passa nelle radio o pescando a caso fra le proposte più in voga nel mondo “indie”, viene quasi il dubbio che i musicisti del 2019 provino un gusto particolare nel bearsi del proprio sentirsi innocui. Eppure, scavando fra le miriadi di dischi che escono quotidianamente, ci si rende conto che invece ci sono ancora artisti capaci di scrivere storie importanti.

Frasi per tatuaggi” degli RCCM è un lavoro che trasuda urgenza comunicativa, disillusione e una rabbia lucidissima. Un album rock fatto di suoni spigolosi, figli di cupi echi post-rock o post-noise, che accompagnano una voce recitante dolente capace di dare corpo a pensieri privi di compromessi. Parole che affondano le mani nelle ferite della nostra epoca, nel degrado esistenziale della società dei consumi e nei drammi troppo spesso taciuti dell’era delle dittature finanziarie e del neo liberismo sfrenato. Un disco necessario e tragicamente attuale.

Murubutu è un artista che è limitante definire semplicemente “rapper”, specie dopo un album maturo e compiuto come il suo ultimo “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Un autentico narratore che sa giocare con le parole in modo incisivo costruendo storie affascinanti dalle tinte fosche in cui si avvicendano elementi storici, fantasmi letterari e personaggi densi di significati e di vita. La dimostrazione palese che, quando si hanno contenuti e sensibilità, il mezzo usato per veicolare il proprio pensiero diventa quasi secondario e anche il rap può andare oltre gli stereotipi.

Il nome dei Morose non suonerà certo nuovo a chi segue con attenzione ciò che si muove nel sottobosco musicale del nostro Paese. “Sopra il tetto sotto terra”, album che segna il ritorno della band dopo un lungo silenzio, è una prova di pura classe: nove canzoni elegantissime dal sapore notturno, quasi sussurrato, e dall’andamento ipnotico completate da testi capaci di risultare evocativi e poetici pur senza rinunciare agli aspetti narrativi. Un progetto suadente e affascinante, fra post rock minimale e musica d’autore crepuscolare, da gustare ad occhi chiusi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 blog @rocktargatoitalia.eu

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Tre album per maggio 2019: RCCM, Murubutu e Morose.

Tre album per maggio 2019: RCCMMurubutu e Morose.
articolo di Roberto Bonfanti

A volte, ascoltando ciò che passa nelle radio o pescando a caso fra le proposte più in voga nel mondo “indie”, viene quasi il dubbio che i musicisti del 2019 provino un gusto particolare nel bearsi del proprio sentirsi innocui. Eppure, scavando fra le miriadi di dischi che escono quotidianamente, ci si rende conto che invece ci sono ancora artisti capaci di scrivere storie importanti.

Frasi per tatuaggi” degli RCCM è un lavoro che trasuda urgenza comunicativa, disillusione e una rabbia lucidissima. Un album rock fatto di suoni spigolosi, figli di cupi echi post-rock o post-noise, che accompagnano una voce recitante dolente capace di dare corpo a pensieri privi di compromessi. Parole che affondano le mani nelle ferite della nostra epoca, nel degrado esistenziale della società dei consumi e nei drammi troppo spesso taciuti dell’era delle dittature finanziarie e del neo liberismo sfrenato. Un disco necessario e tragicamente attuale.

Murubutu è un artista che è limitante definire semplicemente “rapper”, specie dopo un album maturo e compiuto come il suo ultimo “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Un autentico narratore che sa giocare con le parole in modo incisivo costruendo storie affascinanti dalle tinte fosche in cui si avvicendano elementi storici, fantasmi letterari e personaggi densi di significati e di vita. La dimostrazione palese che, quando si hanno contenuti e sensibilità, il mezzo usato per veicolare il proprio pensiero diventa quasi secondario e anche il rap può andare oltre gli stereotipi.

Il nome dei Morose non suonerà certo nuovo a chi segue con attenzione ciò che si muove nel sottobosco musicale del nostro Paese. “Sopra il tetto sotto terra”, album che segna il ritorno della band dopo un lungo silenzio, è una prova di pura classe: nove canzoni elegantissime dal sapore notturno, quasi sussurrato, e dall’andamento ipnotico completate da testi capaci di risultare evocativi e poetici pur senza rinunciare agli aspetti narrativi. Un progetto suadente e affascinante, fra post rock minimale e musica d’autore crepuscolare, da gustare ad occhi chiusi.

Roberto Bonfanti
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Tre album per maggio 2019: RCCM, Murubutu e Morose.

Tre album per maggio 2019: RCCMMurubutu e Morose.
articolo di Roberto Bonfanti

A volte, ascoltando ciò che passa nelle radio o pescando a caso fra le proposte più in voga nel mondo “indie”, viene quasi il dubbio che i musicisti del 2019 provino un gusto particolare nel bearsi del proprio sentirsi innocui. Eppure, scavando fra le miriadi di dischi che escono quotidianamente, ci si rende conto che invece ci sono ancora artisti capaci di scrivere storie importanti.

Frasi per tatuaggi” degli RCCM è un lavoro che trasuda urgenza comunicativa, disillusione e una rabbia lucidissima. Un album rock fatto di suoni spigolosi, figli di cupi echi post-rock o post-noise, che accompagnano una voce recitante dolente capace di dare corpo a pensieri privi di compromessi. Parole che affondano le mani nelle ferite della nostra epoca, nel degrado esistenziale della società dei consumi e nei drammi troppo spesso taciuti dell’era delle dittature finanziarie e del neo liberismo sfrenato. Un disco necessario e tragicamente attuale.

Murubutu è un artista che è limitante definire semplicemente “rapper”, specie dopo un album maturo e compiuto come il suo ultimo “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Un autentico narratore che sa giocare con le parole in modo incisivo costruendo storie affascinanti dalle tinte fosche in cui si avvicendano elementi storici, fantasmi letterari e personaggi densi di significati e di vita. La dimostrazione palese che, quando si hanno contenuti e sensibilità, il mezzo usato per veicolare il proprio pensiero diventa quasi secondario e anche il rap può andare oltre gli stereotipi.

Il nome dei Morose non suonerà certo nuovo a chi segue con attenzione ciò che si muove nel sottobosco musicale del nostro Paese. “Sopra il tetto sotto terra”, album che segna il ritorno della band dopo un lungo silenzio, è una prova di pura classe: nove canzoni elegantissime dal sapore notturno, quasi sussurrato, e dall’andamento ipnotico completate da testi capaci di risultare evocativi e poetici pur senza rinunciare agli aspetti narrativi. Un progetto suadente e affascinante, fra post rock minimale e musica d’autore crepuscolare, da gustare ad occhi chiusi.

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