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Quattro album per settembre 2019: Tv Lumière, Megàle, Frigo e Phomea.

Quattro album per settembre 2019: Tv Lumière, MegàleFrigo e Phomea.
articolo di Roberto Bonfanti

Settembre. È ancora estate ma, al tempo stesso, in qualche modo, non lo è già più. Proviamo a lavarci via la sabbia e la salsedine con un’ondata di sana inquietudine.

Avrei dovuto odiarti”, nuovo album dei Tv Lumière, è un lavoro che sembra nascere nel punto esatto in cui il post-rock più malinconico incontra la new wave più irrequieta. Canzoni crepuscolari dalle atmosfere suadenti, dalle sonorità scure e dalle ritmiche dilatate che sanno prendere per mano l’ascoltatore e accompagnarlo in un viaggio affascinante fra ombre e intimismo.

C’è una dose importante di inquietudine, nell’esordio dei Megàle, duo bolognese dalla voce femminile dedito a un intreccio molto personale di minimalismo elettronico e canzone d’autore. “Imperfezioni” è un album coraggioso ed elegante fatto di un’elettronica irrequieta ed evocativa che accompagna una serie di riflessioni intime intessute su trame vocali raffinate e per nulla scontate.

Può esserci inquietudine anche nel pop. Ce lo dimostra Frigo con il suo “Non importa”: un disco di canzoni orecchiabili che strizzano spudoratamente l’occhio all’indie-pop più alla moda con tanto di richiami agli anni ‘80 ma che, a un ascolto più attento, non riescono a nascondere una vena narrativa malinconica e a tratti amara che rende tutto decisamente più vero e interessante.

Ama scavarsi dentro, il toscano Phomea. E ama mettere in musica i suoi umori nel modo più diretto possibile, miscelando approccio lo-fi e anima rock. Il risultato è un disco grezzo che trae fascino proprio dalle imperfezioni che non nasconde e dalla ruvida visceralità con cui è composto, concepito e realizzato mettendo a nudo una poetica sporca e sincera.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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Quattro album per agosto 2019: Jena Lu, Di Marco & Donà, Lettera 22 e L’Equilibrio.

Quattro album per agosto 2019: Jena Lu, Di Marco & Donà, Lettera 22 e L’Equilibrio.
articolo di Roberto Bonfanti

Si fanno ancora, nel 2019, i falò di Ferragosto? I ventenni di oggi cantano ancora di notte sulla spiaggia, nell’era della trap e della ricerca ossessiva del tormentone da stabilimento balneare?

Le canzoni dell’abruzzese Jena Lu e del suo “Le dita nelle costole” sarebbero probabilmente perfette da cantare attorno a un falò in un paesaggio post-atomico o sulla famosa spiaggia deturpata di Vasco Brondi. Canzoni in cui gli arrangiamenti semi-acustici non addolciscono minimamente lo spirito rock dolente dell’autore, reso invece ancora più evidente dalla sua voce aspra e dalla chitarra acustica orgogliosamente grezza spesso in evidenza. Brani crudi che, come suggerisce già il titolo dell’album, puntano dritto al sodo sbattendo in faccia all’ascoltatore i pensieri inquieti dell’artista e la sua poetica disillusa.

Ginevra Di Marco e Cristina Donà non hanno ovviamente bisogno di presentazioni. Nonostante questo, la naturale complicità con cui le due artiste sono riuscite a fondere i rispettivi mondi nell’album intitolato semplicemente con l’unione dei loro nomi è una piacevole ed affascinante sorpresa. Il risultato è un disco fortemente femminile nel senso più puro, profondo e delicato del termine, lontano dal femminismo alla moda di questi ultimi anni. Un disco pieno di grazia in cui si miscelano canzone d’autore, pop e fascinazioni folk mettendo al centro di tutto le voci delle due artiste e una scrittura resa intrigante proprio dall’estrema pulizia.

I marchigiani Lettera 22 sono fondamentalmente un gruppo pop. Il loro pop però ha fortunatamente poco a che vedere con quello che in questi giorni bombarda gli stabilimenti balneari. Il loro “Radio televisione italiana” è un album fatto di canzoni orecchiabilissime e immediate, anche estive, ma al tempo stesso dotate della giusta dose di eleganza e di un approccio narrativo personale bagnato da un immaginario retrò inusuale e intelligente. Un pop d’autore che si sposa bene con il bisogno di melodia di queste giornate afose ma che al tempo stesso riesce a girare al largo di cliché.

Sincerità e genuinità sembrano le vere e proprie bandiere del bergamasco L’Equilibrio. “Per quando saremo tristi”, ep d’esordio del cantautore, è una raccolta di cinque canzoni che camminano fra indie-pop e intimismo d’autore intrecciando ricordi d’infanzia e riflessioni personali. Un lavoro capace di coniugare la giusta dose di leggerezza con una delicata e onnipresente malinconia. Anche lui, attorno al falò, ci starebbe bene. Magari a ridosso dell’alba.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

Quattro album per agosto 2019: Jena Lu, Di Marco & Donà, Lettera 22 e L’Equilibrio.
articolo di Roberto Bonfanti

Si fanno ancora, nel 2019, i falò di Ferragosto? I ventenni di oggi cantano ancora di notte sulla spiaggia, nell’era della trap e della ricerca ossessiva del tormentone da stabilimento balneare?

Le canzoni dell’abruzzese Jena Lu e del suo “Le dita nelle costole” sarebbero probabilmente perfette da cantare attorno a un falò in un paesaggio post-atomico o sulla famosa spiaggia deturpata di Vasco Brondi. Canzoni in cui gli arrangiamenti semi-acustici non addolciscono minimamente lo spirito rock dolente dell’autore, reso invece ancora più evidente dalla sua voce aspra e dalla chitarra acustica orgogliosamente grezza spesso in evidenza. Brani crudi che, come suggerisce già il titolo dell’album, puntano dritto al sodo sbattendo in faccia all’ascoltatore i pensieri inquieti dell’artista e la sua poetica disillusa.

Ginevra Di Marco e Cristina Donà non hanno ovviamente bisogno di presentazioni. Nonostante questo, la naturale complicità con cui le due artiste sono riuscite a fondere i rispettivi mondi nell’album intitolato semplicemente con l’unione dei loro nomi è una piacevole ed affascinante sorpresa. Il risultato è un disco fortemente femminile nel senso più puro, profondo e delicato del termine, lontano dal femminismo alla moda di questi ultimi anni. Un disco pieno di grazia in cui si miscelano canzone d’autore, pop e fascinazioni folk mettendo al centro di tutto le voci delle due artiste e una scrittura resa intrigante proprio dall’estrema pulizia.

I marchigiani Lettera 22 sono fondamentalmente un gruppo pop. Il loro pop però ha fortunatamente poco a che vedere con quello che in questi giorni bombarda gli stabilimenti balneari. Il loro “Radio televisione italiana” è un album fatto di canzoni orecchiabilissime e immediate, anche estive, ma al tempo stesso dotate della giusta dose di eleganza e di un approccio narrativo personale bagnato da un immaginario retrò inusuale e intelligente. Un pop d’autore che si sposa bene con il bisogno di melodia di queste giornate afose ma che al tempo stesso riesce a girare al largo di cliché.

Sincerità e genuinità sembrano le vere e proprie bandiere del bergamasco L’Equilibrio. “Per quando saremo tristi”, ep d’esordio del cantautore, è una raccolta di cinque canzoni che camminano fra indie-pop e intimismo d’autore intrecciando ricordi d’infanzia e riflessioni personali. Un lavoro capace di coniugare la giusta dose di leggerezza con una delicata e onnipresente malinconia. Anche lui, attorno al falò, ci starebbe bene. Magari a ridosso dell’alba.

Roberto Bonfanti
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Lenostrepaure, N.A.N.O., Leda, I Rumori Di Via Silvio Pellico.

Quattro album per luglio 2019: Lenostrepaure, N.A.N.O., Leda, I Rumori Di Via Silvio Pellico.
articolo di Roberto Bonfanti

Nel luglio di vent’anni fa finivo gli esami di maturità. Nell’aria, in quei giorni, si respirava un’energia pazzesca accompagnata, tra l’altro, dall’uscita di grandi dischi. Credo che in quel momento nessuno sospettasse quanto, nel giro di un tempo realmente breve, il mondo sarebbe completamente cambiato. E credo ancora di più che nessuno immaginasse che quello che è stato uno dei cicli musicali più floridi e vitali che il nostro Paese abbia mai vissuto si sarebbe esaurito senza alcun preavviso di lì a qualche mese.

I giovanissimi Lenostrepaure nel 1999 facevano probabilmente l’asilo, eppure nella loro musica sembra essere filtrato molto di ciò che è stata la scena alternative-rock degli anni ’90, tanto nell’attitudine quanto nelle sonorità. “Nessuno accanto”, nuovo EP della band, è un lavoro che viaggia dritto come un treno: chitarre dal sapore post-rock, arrangiamenti essenziali dall’approccio emo-core e una voce fresca che scandisce riflessioni intime o urla pensieri viscerali nel modo più diretto possibile. Il risultato è un rock graffiante e sincero illuminato da una poetica spontanea e personale.

Emanuele Lapiana, in quel 1999, stava invece promuovendo con i suoi C.O.D. un bellissimo album intitolato “La velocità della luce” ed era considerato a ragione uno dei talenti emergenti più puri in circolazione. A distanza di due decenni il N.A.N.O. (sigla che accompagna da una dozzina d’anni i suoi progetti solisti) è ancora in pista con un nuovo disco dal titolo “Bionda e disperata”: una commistione riuscitissima di pop dilatato ed elettronica deviata che si traduce in un insieme di canzoni oniriche e imprevedibili in cui il talento introspettivo dell’artista trentino non tradisce sé stesso ma si avventura lungo nuove strade inconsuete, affascinanti ed estremamente personali.

Serena Abrami nel ’99 era poco più di una bambina e nell’ultimo decennio ha attraversato un percorso musicale inconsueto, partendo dai talent per passare poi da Sanremo e da esperienze lontanissime fra loro, prima di fondare i Leda e immergersi con loro in sonorità che affondano le radici proprio nel rock più puro degli anni ’90. “Memorie dal futuro”, album d’esordio della nuova band guidata dalla cantautrice marchigiana, è un concentrato di chitarre distorte e atmosfere claustrofobiche all’interno delle quali la voce della Abrami naviga come una lucina nel buio disegnando melodie intriganti e incisive. Un progetto dallo spirito puro che viaggia in perfetto equilibrio fra stoner e rock d’autore.

I bresciani I Rumori Di Via Silvio Pellico, infine, della scena musicale degli anni ’90 credo si siano nutriti in tempo reale almeno quanto il sottoscritto e continuano evidentemente ad averla tatuata nel proprio DNA. Il loro “Puzzle” è infatti un insieme di cinque canzoni in cui i fantasmi più underground di quegli anni vengono rievocati e riproposti con un’attitudine personale fra sonorità distorte, un minimalismo di fondo che tende al lo-fi, indolenza poetica, attitudine da sala prove polverosa, atmosfere che cambiano colore di continuo e melodie destrutturate che si alternano a momenti parlati dall’approccio narrativo irrequieto e introspettivo.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

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L'album di Francesco Di Giacomo

La Parte Mancante e quella manchevole. 

C’è una parte meravigliosamente poetica nella tecnologia verso la quale sono sempre critico, devo ammetterlo. E’ quella che ci permette anni dopo la scomparsa di un grande artista di recuperare le sue performance e mettercele a disposizione, in modo che la sua opera non vada perduta. Recuperare quella memoria, quella sensibilità, quello stimolo al pensiero, alla riscoperta del talento sono necessarie condizioni della crescita individuale e collettiva. Non serve un grande pensatore per sostenerlo e, per evitare di essere molto noioso, vi spiego subito di cosa sto parlando.

Francesco di Giacomo, il gigante buono del Banco di Mutuo Soccorso (importantissima band prog italiana), deceduto nel 2014, “esce” con un nuovo album dal titolo “La Parte Mancante”.

Il lavoro comprende dieci brani realizzati da dallo stesso Di Giacomo e Paolo Sentinelli (sodalizio artistico che coincide con la fine della sua avventura nel Banco nel 2004 e la sua scomparsa), la produzione è curata dalla moglie Antonella Caspoli e dallo stesso Sentinelli.

Il cantante, con la sua voce calda e potente, ci porta dentro alla parte mancante di ognuno di noi: quella che si alimenta delle nostre solitudini. I testi sono lirici ed emozionanti, sono quelli di un poeta che conosce nel profondo l’animo umano e possiede gli strumenti per raccontarlo dentro ai suoi miracoli ma, anche, nella sua disperata desolazione. Non vi illudete, siamo molto lontani dal progressive rock  del Banco, anche da quella svolta più melodica che avvenne negli anni Ottanta inoltrati per il gruppo.

Forse, questa è l’estate delle uscite “raffinate” … forse  è perché c’è troppo rumore fuori. Troppa musica ovunque, di scarsa fattura con contenuti imbecilli. E’, evidentemente, necessaria una resurrezione dei giganti perché di nani ne abbiamo abbastanza. Pensate che, nonostante, l’uscita sia molto recente (21 febbraio 2019) ne è già stata disposta una ristampa di circa 3.000 copie a fronte delle 6.000 già vendute … Alla faccia delle piattaforme digitali, Di Giacomo lo si vuole possedere, girare tra le mani, guardare le immagini, leggere i testi e ricordare …

Ricordare … quando il mio editore mi ha chiesto se avevo voglia di recensire questo album, mi è tornato in mente un ragazzino che veniva preso in giro perché non molto bravo a giocare a pallone (in realtà era una chiavica in tutti gli sport con palle o palline) … A questo povero disgraziato, veniva cantato “Paolo Pa” in chiave ironica!

Così ha cominciato ad ascoltare il Banco, scoprendo capolavori come Darwin e Banco IV. Anzi, è grazie a quella presa in giro bonaria che ha scoperto il prog italiano che tanto ha affascinato e ispirato i britannici. E’ anche questa la ragione per la quale, in seguito, si è dedicato a coinvolgervi nei suoi sproloqui delle Visioni.

Ma, torniamo al lavoro postumo di Di Giacomo. Lo strumento principe è il pianoforte. Non mancano suites con archi e fiati e brani più cattivi o più mossi con batteria e percussioni. In alcuni brani, molto presente la sapiente  chitarra di Adriano Viterbini.

Il disco si approvvigiona anche della collaborazione di Elio, ex Storie Tese, e di Rocco Tanica.

 

La Parte Mancante è un lavoro in cui si mescolano sincerità, durezza, dolore e ironia. Ci fa pensare a quello che viviamo in tempi dove l’egoismo imperante è il nostro unico maestro. A vivere ineluttabilmente senza possibilità di scelta, soli come cani malati tra i milioni di “amici” virtuali, incapaci di reagire … Ma, nella continua e incrollabile speranza che qualcosa cambi. Anche per Di Giacomo, arriverà sotto forma di un nuovo amore, di una composizione, di un’idea per un testo, per un quadro o quattro macchie su di un pentagramma.

Francesco Di Giacomo ci lascia anche un monito: non cambierà finché non cambieremo noi. Dobbiamo recuperare la parte mancante e smetterla di essere manchevoli con noi stessi e gli altri, recuperando empatia e senso critico, abbandonando il concetto che questa vita preconfezionata e precotta sia l’unica possibile.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

 

Miglior Album dell'Anno - Rock Targato Italia 

L'album "La Parte mancante" di Francesco Di Giacomo si aggiudica il Premio nella categoria Miglior Album dell'Anno per Rock Targato Italia. La targa sarà consegnata a Milano nel mese di settembre durante le Finali Nazionali della rassegna 

Il premio è stato conferito da una giuria composta da operatori del settore musica cinema moda e letteratura affini al mondo di Rock Targato Italia il contest di scouting tra i più longevi d’Italia, ideato da Francesco Caprini, Franco Sainini e Stefano Ronzani (giornalista musicale)  

 

 

 

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