Menu

L'album di Francesco Di Giacomo

La Parte Mancante e quella manchevole. 

C’è una parte meravigliosamente poetica nella tecnologia verso la quale sono sempre critico, devo ammetterlo. E’ quella che ci permette anni dopo la scomparsa di un grande artista di recuperare le sue performance e mettercele a disposizione, in modo che la sua opera non vada perduta. Recuperare quella memoria, quella sensibilità, quello stimolo al pensiero, alla riscoperta del talento sono necessarie condizioni della crescita individuale e collettiva. Non serve un grande pensatore per sostenerlo e, per evitare di essere molto noioso, vi spiego subito di cosa sto parlando.

Francesco di Giacomo, il gigante buono del Banco di Mutuo Soccorso (importantissima band prog italiana), deceduto nel 2014, “esce” con un nuovo album dal titolo “La Parte Mancante”.

Il lavoro comprende dieci brani realizzati da dallo stesso Di Giacomo e Paolo Sentinelli (sodalizio artistico che coincide con la fine della sua avventura nel Banco nel 2004 e la sua scomparsa), la produzione è curata dalla moglie Antonella Caspoli e dallo stesso Sentinelli.

Il cantante, con la sua voce calda e potente, ci porta dentro alla parte mancante di ognuno di noi: quella che si alimenta delle nostre solitudini. I testi sono lirici ed emozionanti, sono quelli di un poeta che conosce nel profondo l’animo umano e possiede gli strumenti per raccontarlo dentro ai suoi miracoli ma, anche, nella sua disperata desolazione. Non vi illudete, siamo molto lontani dal progressive rock  del Banco, anche da quella svolta più melodica che avvenne negli anni Ottanta inoltrati per il gruppo.

Forse, questa è l’estate delle uscite “raffinate” … forse  è perché c’è troppo rumore fuori. Troppa musica ovunque, di scarsa fattura con contenuti imbecilli. E’, evidentemente, necessaria una resurrezione dei giganti perché di nani ne abbiamo abbastanza. Pensate che, nonostante, l’uscita sia molto recente (21 febbraio 2019) ne è già stata disposta una ristampa di circa 3.000 copie a fronte delle 6.000 già vendute … Alla faccia delle piattaforme digitali, Di Giacomo lo si vuole possedere, girare tra le mani, guardare le immagini, leggere i testi e ricordare …

Ricordare … quando il mio editore mi ha chiesto se avevo voglia di recensire questo album, mi è tornato in mente un ragazzino che veniva preso in giro perché non molto bravo a giocare a pallone (in realtà era una chiavica in tutti gli sport con palle o palline) … A questo povero disgraziato, veniva cantato “Paolo Pa” in chiave ironica!

Così ha cominciato ad ascoltare il Banco, scoprendo capolavori come Darwin e Banco IV. Anzi, è grazie a quella presa in giro bonaria che ha scoperto il prog italiano che tanto ha affascinato e ispirato i britannici. E’ anche questa la ragione per la quale, in seguito, si è dedicato a coinvolgervi nei suoi sproloqui delle Visioni.

Ma, torniamo al lavoro postumo di Di Giacomo. Lo strumento principe è il pianoforte. Non mancano suites con archi e fiati e brani più cattivi o più mossi con batteria e percussioni. In alcuni brani, molto presente la sapiente  chitarra di Adriano Viterbini.

Il disco si approvvigiona anche della collaborazione di Elio, ex Storie Tese, e di Rocco Tanica.

 

La Parte Mancante è un lavoro in cui si mescolano sincerità, durezza, dolore e ironia. Ci fa pensare a quello che viviamo in tempi dove l’egoismo imperante è il nostro unico maestro. A vivere ineluttabilmente senza possibilità di scelta, soli come cani malati tra i milioni di “amici” virtuali, incapaci di reagire … Ma, nella continua e incrollabile speranza che qualcosa cambi. Anche per Di Giacomo, arriverà sotto forma di un nuovo amore, di una composizione, di un’idea per un testo, per un quadro o quattro macchie su di un pentagramma.

Francesco Di Giacomo ci lascia anche un monito: non cambierà finché non cambieremo noi. Dobbiamo recuperare la parte mancante e smetterla di essere manchevoli con noi stessi e gli altri, recuperando empatia e senso critico, abbandonando il concetto che questa vita preconfezionata e precotta sia l’unica possibile.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

 

Miglior Album dell'Anno - Rock Targato Italia 

L'album "La Parte mancante" di Francesco Di Giacomo si aggiudica il Premio nella categoria Miglior Album dell'Anno per Rock Targato Italia. La targa sarà consegnata a Milano nel mese di settembre durante le Finali Nazionali della rassegna 

Il premio è stato conferito da una giuria composta da operatori del settore musica cinema moda e letteratura affini al mondo di Rock Targato Italia il contest di scouting tra i più longevi d’Italia, ideato da Francesco Caprini, Franco Sainini e Stefano Ronzani (giornalista musicale)  

 

 

 

Leggi tutto...

Tre album per giugno 2019: Giovane Giovane, La Municipàl e Psicologi.

Tre album per giugno 2019: Giovane GiovaneLa Municipàl e Psicologi.
articolo di Roberto Bonfanti

Non tutto l’indie viene per nuocere. In mezzo alla marea di uscite che il calderone modaiolo del così detto “it pop” di questi anni propone quotidianamente, di tanto in tanto può capitare anche qualche piacevole sorpresa e giugno, col suo bisogno di leggerezza, può essere il mese giusto per parlarne

Giovane Giovane, a un ascolto distratto, potrebbe essere etichettato come l’ennesimo esordiente del filone post-Calcutta. Sarebbe un peccato però liquidare così frettolosamente un album come il suo “Jugoslavija”. L’artista toscano utilizza infatti strumenti comunicativi sicuramente affini alla gran parte dei cantautori “indie”, ma riesce a portare quel linguaggio su un piano decisamente più affascinante grazie a una scrittura efficace e alla capacità di filtrare la quotidianità attraverso uno sguardo personale e disincantato.

Volendo ridurre ogni discorso ai minimi termini, “Bellissimi difetti” de La Municipàl si potrebbe definire come un disco che si stacca dal pop indie di oggi per provare ad abbracciare quello più ricercato e cantautoriale dei Baustelle o dei Virginiana Miller. Una dozzina di canzoni che puntano dritte al sodo raccontando in modo riuscito, con un suono asciutto ma corposo e un approccio narrativo altrettanto diretto, un collage di storie di provincia, amori in decadenza e dubbi esistenziali alla soglia dei trent’anni.

Gli Psicologi sono giovanissimi e sembrano il fenomeno musicale alla moda di queste ultime settimane. Hanno la capacità di miscelare elementi trap, approccio orgogliosamente lo-fi e immediatezza pop tratteggiando, con il loro EP “2001”, una manciata di schizzi di puro disagio adolescenziale con la stessa grezza autenticità che poteva avere il Vasco Brondi degli esordi. Sono punk nell’anima ma forse non lo sanno, e si può solo augurargli di riuscire nell’impresa impossibile di non perdere la loro sporca genuinità.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

Leggi tutto...

“Non so dei vostri buoni propositi” - Giovanni Lindo Ferretti

“Non so dei vostri buoni propositi” - Giovanni Lindo Ferretti al Live di Trezzo D’Adda.
articolo di Roberto Bonfanti

Ci sono canzoni che mi ero ripromesso che non avrei mai più cantato perché mi sembrava non avessero più senso. Ogni tanto è bello ammettere di essersi sbagliato: oggi farei un concerto in cui canto solo “Emilia Paranoica” per tutto il tempo”. É probabilmente racchiuso tutto in questa frase pronunciata prima dei conclusivi, il senso del concerto di Giovanni Lindo Ferretti al Live Club di Trezzo d’Adda il 9 maggio 2019. Certo, il tour “A cuor contento” va avanti ormai da otto anni, ma è evidente che nel corso del tempo la scaletta sia cambiata continuamente, dando sempre più spazio al repertorio dei CCCP e facendo sparire del tutto i PGR, e con essa sia cambiato anche l’approccio di Ferretti che solo oggi, dopo essersi riappacificato già qualche anno fa con le proprie radici, sembra avere trovato anche la leggerezza per reinterpretare il proprio passato più punk con sincero divertimento. D’altro canto, per capirlo, basta vedere la naturalezza con cui Ferretti lascia che ad aprire le danze sia una serie di brani storici come “Morire”, “Tu menti”, Tomorrow”, “Mi ami?”, “Oh! Battagliero” e “Valium Tavor Serenase”, tutte interpretate con un piglio decisamente anni ‘80 con chitarra sferragliante e batteria elettronica.

Dopo una prima parte di concerto dedicata a rendere omaggio alle radici dei CCCP, con l’ingresso del violino lo spettacolo, pur mantenendo arrangiamenti scarni e un approccio minimale, si apre anche ad altre sfumature: “Stati di agitazione” diventa una cavalcata ipnotica che toglie il fiato, “Liberame domine” e “Madre” inducono a un momento mistico di intenso raccoglimento, “Intimisto” , “Annarella”, “Irata”,  “Brace”, “Guardali negli occhi” e “Inch'Allah - Ça va” si avventurano in territori fortemente psichedelici, “And the radio play” e “Guerra e pace” strizzano l’occhio al pop, “Del mondo”, “Unità di produzione”, “Pons tremolas” e “Barbaro” vengono disidratate e ridotte all’osso della forma canzone, prima che “Per me lo so” chiuda il set principale con un ritorno al punk più grezzo. Il finale, poi, è una vera e propria chiusura del cerchio con una “Emilia paranoica” trascinata in territori più che mai visionari e una tanto divertita quanto devastante “Spara Jurij” introdotta ironicamente da un accenno a “Bang bang” di Dalida.

Un concerto lungo, intenso, pieno di sfumature ma intimamente punk nell’essenza, che ci mostra un Giovanni Lindo Ferretti divertito, in piena forma e perfettamente a proprio agio, grazie al supporto dei due Üstmamò Ezio Bonicelli e Luca Alfonso Rossi, nel confrontarsi con tutte le sfumature della propria storia. Anche se, certo, di questi tempi sarebbe molto bello poter ascoltare il suo pensiero in qualche nuova canzone.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?