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Tre album per maggio 2019: RCCM, Murubutu e Morose.

Tre album per maggio 2019: RCCMMurubutu e Morose.
articolo di Roberto Bonfanti

A volte, ascoltando ciò che passa nelle radio o pescando a caso fra le proposte più in voga nel mondo “indie”, viene quasi il dubbio che i musicisti del 2019 provino un gusto particolare nel bearsi del proprio sentirsi innocui. Eppure, scavando fra le miriadi di dischi che escono quotidianamente, ci si rende conto che invece ci sono ancora artisti capaci di scrivere storie importanti.

Frasi per tatuaggi” degli RCCM è un lavoro che trasuda urgenza comunicativa, disillusione e una rabbia lucidissima. Un album rock fatto di suoni spigolosi, figli di cupi echi post-rock o post-noise, che accompagnano una voce recitante dolente capace di dare corpo a pensieri privi di compromessi. Parole che affondano le mani nelle ferite della nostra epoca, nel degrado esistenziale della società dei consumi e nei drammi troppo spesso taciuti dell’era delle dittature finanziarie e del neo liberismo sfrenato. Un disco necessario e tragicamente attuale.

Murubutu è un artista che è limitante definire semplicemente “rapper”, specie dopo un album maturo e compiuto come il suo ultimo “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Un autentico narratore che sa giocare con le parole in modo incisivo costruendo storie affascinanti dalle tinte fosche in cui si avvicendano elementi storici, fantasmi letterari e personaggi densi di significati e di vita. La dimostrazione palese che, quando si hanno contenuti e sensibilità, il mezzo usato per veicolare il proprio pensiero diventa quasi secondario e anche il rap può andare oltre gli stereotipi.

Il nome dei Morose non suonerà certo nuovo a chi segue con attenzione ciò che si muove nel sottobosco musicale del nostro Paese. “Sopra il tetto sotto terra”, album che segna il ritorno della band dopo un lungo silenzio, è una prova di pura classe: nove canzoni elegantissime dal sapore notturno, quasi sussurrato, e dall’andamento ipnotico completate da testi capaci di risultare evocativi e poetici pur senza rinunciare agli aspetti narrativi. Un progetto suadente e affascinante, fra post rock minimale e musica d’autore crepuscolare, da gustare ad occhi chiusi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 blog @rocktargatoitalia.eu

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Tre album per maggio 2019: RCCM, Murubutu e Morose.

Tre album per maggio 2019: RCCMMurubutu e Morose.
articolo di Roberto Bonfanti

A volte, ascoltando ciò che passa nelle radio o pescando a caso fra le proposte più in voga nel mondo “indie”, viene quasi il dubbio che i musicisti del 2019 provino un gusto particolare nel bearsi del proprio sentirsi innocui. Eppure, scavando fra le miriadi di dischi che escono quotidianamente, ci si rende conto che invece ci sono ancora artisti capaci di scrivere storie importanti.

Frasi per tatuaggi” degli RCCM è un lavoro che trasuda urgenza comunicativa, disillusione e una rabbia lucidissima. Un album rock fatto di suoni spigolosi, figli di cupi echi post-rock o post-noise, che accompagnano una voce recitante dolente capace di dare corpo a pensieri privi di compromessi. Parole che affondano le mani nelle ferite della nostra epoca, nel degrado esistenziale della società dei consumi e nei drammi troppo spesso taciuti dell’era delle dittature finanziarie e del neo liberismo sfrenato. Un disco necessario e tragicamente attuale.

Murubutu è un artista che è limitante definire semplicemente “rapper”, specie dopo un album maturo e compiuto come il suo ultimo “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Un autentico narratore che sa giocare con le parole in modo incisivo costruendo storie affascinanti dalle tinte fosche in cui si avvicendano elementi storici, fantasmi letterari e personaggi densi di significati e di vita. La dimostrazione palese che, quando si hanno contenuti e sensibilità, il mezzo usato per veicolare il proprio pensiero diventa quasi secondario e anche il rap può andare oltre gli stereotipi.

Il nome dei Morose non suonerà certo nuovo a chi segue con attenzione ciò che si muove nel sottobosco musicale del nostro Paese. “Sopra il tetto sotto terra”, album che segna il ritorno della band dopo un lungo silenzio, è una prova di pura classe: nove canzoni elegantissime dal sapore notturno, quasi sussurrato, e dall’andamento ipnotico completate da testi capaci di risultare evocativi e poetici pur senza rinunciare agli aspetti narrativi. Un progetto suadente e affascinante, fra post rock minimale e musica d’autore crepuscolare, da gustare ad occhi chiusi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog @rocktargatoitalia.eu

 

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Tre album per maggio 2019: RCCM, Murubutu e Morose.

Tre album per maggio 2019: RCCMMurubutu e Morose.
articolo di Roberto Bonfanti

A volte, ascoltando ciò che passa nelle radio o pescando a caso fra le proposte più in voga nel mondo “indie”, viene quasi il dubbio che i musicisti del 2019 provino un gusto particolare nel bearsi del proprio sentirsi innocui. Eppure, scavando fra le miriadi di dischi che escono quotidianamente, ci si rende conto che invece ci sono ancora artisti capaci di scrivere storie importanti.

Frasi per tatuaggi” degli RCCM è un lavoro che trasuda urgenza comunicativa, disillusione e una rabbia lucidissima. Un album rock fatto di suoni spigolosi, figli di cupi echi post-rock o post-noise, che accompagnano una voce recitante dolente capace di dare corpo a pensieri privi di compromessi. Parole che affondano le mani nelle ferite della nostra epoca, nel degrado esistenziale della società dei consumi e nei drammi troppo spesso taciuti dell’era delle dittature finanziarie e del neo liberismo sfrenato. Un disco necessario e tragicamente attuale.

Murubutu è un artista che è limitante definire semplicemente “rapper”, specie dopo un album maturo e compiuto come il suo ultimo “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Un autentico narratore che sa giocare con le parole in modo incisivo costruendo storie affascinanti dalle tinte fosche in cui si avvicendano elementi storici, fantasmi letterari e personaggi densi di significati e di vita. La dimostrazione palese che, quando si hanno contenuti e sensibilità, il mezzo usato per veicolare il proprio pensiero diventa quasi secondario e anche il rap può andare oltre gli stereotipi.

Il nome dei Morose non suonerà certo nuovo a chi segue con attenzione ciò che si muove nel sottobosco musicale del nostro Paese. “Sopra il tetto sotto terra”, album che segna il ritorno della band dopo un lungo silenzio, è una prova di pura classe: nove canzoni elegantissime dal sapore notturno, quasi sussurrato, e dall’andamento ipnotico completate da testi capaci di risultare evocativi e poetici pur senza rinunciare agli aspetti narrativi. Un progetto suadente e affascinante, fra post rock minimale e musica d’autore crepuscolare, da gustare ad occhi chiusi.

Roberto Bonfanti
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Tre album per aprile 2019: Tersø, Ultimo Attuale Corpo Sonoro e Krank.

 

Tre album per aprile 2019: Tersø, Ultimo Attuale Corpo Sonoro e Krank.

articolo di Roberto Bonfanti

Non so se sia solo una mia impressione, ma in questo inizio di primavera sembra aleggiare nell’aria un senso di inquietudine generale. Una sensazione diffusa che, a dispetto del verde che inizia a rifiorire, filtra anche fra le uscite discografiche più interessanti.

I bolognesi Tersø sembrano avere le idee molto chiare e, con il loro album “Fuori dalla giungla”, riescono a raccontare il tempo presente in modo personale, riflessivo e per nulla banale. Un album in cui le parole scorrono in modo ipnotico su un tappeto elettronico dalle tinte scure e dal gusto decisamente metropolitano che attualizza il concetto di trip-hop con un approccio intrigante e moderno.

Giunti ormai al quarto album, i veneti Ultimo Attuale Corpo Sonoro continuano a fare dell’intransigenza una bandiera. “Il male accade”, la loro ultima uscita discografica, è un lavoro che trasuda passione, rabbia, lirismo e disillusione, fra sonorità asciutte, attitudine post-noise schiettissima, chitarre che sanguinano e una voce più che mai disperata. Un lavoro non per tutti dalla visceralità spiazzante.

È uscito qualche mese fa, “Un posto dove nasconderci” dei Krank, ma l’indolenza poetica di cui è intriso sembra accordarsi benissimo con l’atmosfera di questa primavera. Dodici canzoni in cui elettronica e chitarre elettriche si fondono creando un paesaggio sonoro straniante, dilatato e apparentemente glaciale su cui scivola una voce che scandisce malinconie, riflessioni intime, aperture narrative e lampi poetici.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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