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Tre album per maggio 2018: Alessio Bonomo, Paolo Saporiti e Mèsa

Tre album per maggio 2018: Alessio Bonomo, Paolo Saporiti e Mèsa

Tre album per maggio 2018: Alessio BonomoPaolo Saporiti e Mèsa.

articolo di Roberto Bonfanti

Ci sono percorsi artistici che si snodano in modo particolarmente contorto. Alessio Bonomo, per esempio, è ancora nella memoria di molti come il ragazzo dall’aria allucinata che nel 2000 dette una scossa alla platea sonnolenta del Festival di Sanremo con il suo brano “La croce”. Nei 18 anni successivi però le sue apparizioni sono state piuttosto discontinue e anche la sua discografia tutt’altro che prolifica, il che è un peccato perché “La musica non esiste”, il suo nuovo album nato dalla collaborazione con il compianto Fausto Mesolella (venuto a mancare prima di ultimare le registrazioni del disco), riporta alla luce un artista pieno di talento capace di esprimersi attraverso una poesia delle piccole cose tanto obliqua e fuori dagli schemi quanto toccante. “La musica non esiste: esiste un’altra cosa, di cui la musica è una serva e come tale va trattata. Infatti io non suono, faccio tutta un’altra cosa” canta Bonomo nella canzone manifesto che chiude l’album, e forse è tutto racchiuso in quelle parole il succo di un album che si muove nel territorio della più classica canzone d’autore ma lo fa in modo fortemente personale, delicato e poetico.

Ben pochi momenti di pausa sembra invece essersi sempre concesso Paolo Saporiti: artista, ormai da diversi anni, sempre attivissimo fra lavori a proprio nome e collaborazioni come quella con Giorgio Prette e Xabier Iriondo all’interno del progetto Todo Modo. “Acini”, il suo nuovo lavoro solista, è un album inquieto dagli arrangiamenti scarnificati quasi fino all’osso, le atmosfere intime e le sonorità asciutte e notturne che si lascia andare con passo dolente fra un’anima folk di matrice americana e una voce dai forti echi buckleyani. Un disco a cui abbandonarsi in silenzio come di fronte alle confidenze più intime di un vecchio amico in una notte particolarmente buia.

È solo agli esordi ma promette bene, la romana Mèsa. Il suo album “Touché” sembra infatti staccarsi dagli stereotipi dei cantautori indie che vanno di moda in questi anni per andare a ripescare una poetica più vicina alla musica alternativa di fine anni ’90, grazie anche a una vocalità che ricorda l’approccio di Carmen ConsoliCristina Donà o Sara Mazo degli Scisma e a un sound chitarristico piacevolmente deviato che non ruba però mai la centralità della scena alle parole dell’autrice. Canzoni introspettive costruite su immagini evocative ma immediate al tempo stesso che portano alla luce una sensibilità musicale che ama svelarsi con garbo.

Roberto Bonfanti

[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

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