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Roberto Vecchioni in concerto a Loano (SV). Articolo di Roberto Bonfanti

Roberto Vecchioni in concerto a Loano (SV). Articolo di Roberto Bonfanti

“Forse non lo sai ma pure questo è amore” – Roberto Vecchioni in concerto a Loano (SV).

articolo di Roberto Bonfanti

Verso Roberto Vecchioni è difficile non nutrire un affetto particolare. Un affetto che va al di là dell’ammirazione per un monumento della musica italiana, al di là dell’essere o meno d’accordo con tutto ciò che dice, e forse anche al di là dei ricordi che ognuno può avere legato alle sue canzoni. È un affetto che si comprende a fondo solo nel momento in cui lo si vede salire sul palco con l’approccio del vecchio zio che al pranzo di Natale tiene banco snocciolando vecchi aneddoti di famiglia, sviscerando la sua visione critica sul mondo moderno o parlando con una naturalezza disarmante tanto di poesia quanto di argomenti leggerissimi.

In questa estate 2018, Vecchioni ha scelto di portare avanti l’ennesima tranche del suo lunghissimo tour “La vita che si ama” facendosi accompagnare da due soli elementi. Guai però ad aspettarsi qualcosa di scarno o minimale: Massimo Germini è un chitarrista virtuoso capace di riempire il palco anche da solo e Lucio Fabbri, saltando come un folletto fra pianoforte, violino e mandolino elettrificato, spesso cambiando strumento anche all’interno dello stesso pezzo, è praticamente un’intera orchestra condensata in un solo uomo, per cui la completezza sonora non manca assolutamente e, al tempo stesso, non manca l’eclettismo che consente rivestire le canzoni di arrangiamenti completamente nuovi o di improvvisare un paio di brani fuori programma.
La scaletta, nella serata ligure del 23 agosto, si apre con “Stranamore” per poi attraversare nell’arco di due ore tutti i temi cari da sempre al professore. C’è spazio per una serie di brani in omaggio all’universo femminile, da “La mia ragazza” a “Le mie ragazze”, al termine del quale sbuca anche un’inaspettata “Il tuo culo e il tuo cuore” ripescata provocatoriamente per sottolineare il fatto che, come dice lo stesso Vecchioni introducendola, “le donne sono bellissime dentro ma sono belle anche fuori, e sarebbe ora di rompere l’ipocrisia di non poterlo dire”. C’è spazio per i sempre sentitissimi ricordi di famiglia che Vecchioni ha il dono di saper rendere universali con brani come “Le rose blu”, “Figlia” o “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”. C’è spazio per la malinconia con “Dentro gli occhi”, una “Vorrei” reinterpretata a sorpresa con toni quasi rabbiosi o le ancora più inattese “Pagando, s’intende” e “Velasquez” improvvisate per rispondere alle richieste del pubblico. C’è spazio per i riferimenti letterari con “Le lettere d’amore” o per riflettere amaramente sulla società contemporanea con “Io non appartengo più” o “El bandolero stanco”. E in chiusura c’è ovviamente spazio per i classici di sempre, da “Sogna, ragazzo, sogna” alla sanremese “Chiamami ancora amore”, prima di mandare tutti a nanna, come da copione, con “Luci a San Siro” e “Samarcanda”.

Questo è oggi Roberto Vecchioni: un artista che ha scritto alcune delle pagine più belle e importanti della storia della musica d’autore italiana ma che, a settantacinque anni, dopo quasi cinquant’anni di carriera, ha l’umiltà e la forza di presentarsi sul palco senza pose, raccontandosi con una spontaneità che non lascia scampo. Un uomo capace di far commuovere una platea gremita raccontando un vecchio aneddoto su suo padre, di tenerla incollata alle sue labbra mentre parla di Saffo o Pessoa, ma anche di farla ridere rispolverando la storia surreale di un suo incontro da bambino con Eugenio Montale, parlando di bottigliette lassative, lanciandosi in un’invettiva contro la moda di certe diete pseudo salutiste o spiegando ironicamente che “le canzoni d’amore sono tutte stronzate, perché sono capaci tutti di scrivere «morirei per te», ma alla fine nessuno muore mai davvero”. Un artista dal repertorio sconfinato e senza tempo, ma anche e soprattutto un uomo prezioso che continua orgogliosamente il suo percorso eternamente in bilico fra la vita e la poesia.

Roberto Bonfanti, scrittore e artista

per www.rocktargatoitalia.eu

 

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