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Gli ascolti di gennaio 2022. articolo di Roberto Bonfanti

"Consapevoli sterminatori, accorti nel distruggere, attenti nell'arricchire. […] Siccome sanno quello che fanno, non li perdono, non li perdonerò." cantava un quarto di secolo fa il sempre lungimirante Giovanni Lindo Ferretti in una canzone intitolata “Buon anno, ragazzi” che, riascoltata oggi, suona come la colonna sonora ideale per il capodanno spettrale appena passato. Prima di gettarci a capofitto nel caos di questa notte senza fine, però, mi sembra giusto iniziare il nuovo anno parlando di cose belle e dando, come ogni mese, la meritata attenzione ad alcuni dischi importanti usciti di recente.

Pur simpatizzando istintivamente un certo approccio idealista, devo ammettere che mi dispiace che “Il deserto la notte il mare” di Andrea Chimenti sia stato distribuito solo in formato “fisico”. Mi dispiace perché il nuovo album dell’ex voce dei Moda è un lavoro davvero affascinante e ispirato che racchiude la summa della poetica che ha accompagnato Chimenti in tutti questi anni e che non sarebbe giusto considerare come un prodotto “di nicchia”. Un disco crepuscolare e tremendamente evocativo, intriso della canzone d’autore più introspettiva, di qualche ombra neofolk o qualche apertura a un pop d’alta scuola e di una vena rock tanto intima quanto irrequieta. Un lavoro fatto di pensieri notturni ed eleganza che merita di essere ricordato fra le prove più significative della lunga carriera di una delle voci più raffinate della nostra musica alternativa.

Se si vuole parlare di commistione fra musica e letteratura, “L’altra faccia della luna” dei Carver è uno degli esempi più sfrontati di come si possa tentare di percorrere questa strada in modo realmente privo di compromessi e per nulla consolatorio. Il nuovo album della band lombarda è infatti un percorso apocalittico in cui un’elettronica distorta cupissima e pregna di inquietudine ci accompagna alla scoperta di storie crude, dolorose e spesso disturbanti nel senso più poetico e caustico del termine. Un disco per stomaci forti e menti molto aperte che non concede nessun appiglio a un ascolto rilassato o superficiale ma che proprio da questa sua estrema coerenza trae un fascino tutt’altro che trascurabile.

Quello di Max Manfredi è un nome che, per gli amanti della musica d’autore più pura e pregiata, rimane sempre una certezza e il suo nuovo album intitolato “Il grido della fata” non fa certo eccezione. Dodici canzoni sognanti e poetiche, ricche di riferimenti letterari e deliziose acrobazie linguistiche, che vanno a innestarsi su sonorità limpide e molto ben calibrate che uniscono con grande naturalezza tradizione e innovazione. Un album fuori dal tempo e forse anche dallo spazio che, regalando a piene mani grazia e conferme, appare come una bella boccata d’aria pulita capace di coniugare, tanto nei suoni quanto nelle tematiche, sano classicismo e modernità.

A ormai quasi vent’anni dal brillante esordio e dalle relative attese, Babalot continua a rappresentare una strana anomalia nella musica italiana. Un personaggio sfuggente che scompare e riappare a proprio piacimento regalando piccole perle di cantautorato sghembo e visionario. “Coso”, il nuovo split album condiviso con Pootsie, si presenta come una vera e propria scheggia impazzita in cui i due artisti si divertono a mischiare la vena cantautorale sporcata da una poetica surreale di Babalot con il rock a bassa fedeltà pregno di ironia del compagno d’avventura. Un disco spontaneo, divertito e piacevolmente fuori dagli schemi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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Un nuovo video per salutare l'anno che se ne va

 

 

Un nuovo video per salutare l'anno che se ne va


Un saluto a tutte e tutti

Sono molto contento di come vanno le cose qui sulla rete. In tantissime e tantissimi aprite le mail, guardate i video e seguite il podcast. Questa volta vi regalo un nuovo video a cui pensavo da parecchio tempo.

Le sfocature in fotografia non sono una semplice questione tecnica, ma a volte ci dicono quanto sia importante affrontare le cose con le mille possibili conseguenze, oppure cercare dove una tinta scolora nell'altra. Il passaggio tra il pomeriggio e la notte è un buon simbolo, dalla confusione che si crea può nascere qualcosa di nuovo, di inaspettato, si possono aprire nuove e inattese porte.

Ne parlo nel video di questa settimana.

Dalle 20,30 in avanti lo trovate sul mio canale YouTube e poi anche sulle pagine Facebook.

Mi ero ripromesso di arrivare a 100 iscritti sul canale per la fine dell'anno e ne mancano pochi per raggiungere questo traguardo, quindi se vi iscrivete mi fate un grande regalo e questo sta a significare che in tanti condividete l'idea di costruire una rete di persone che si interessano, e credono, in un uso sostenibile e culturale di internet e dei social. Che poi è una delle grandi vocazioni di questi strumenti. Sono cresciuto tantissimo grazie alla rete, soprattutto negli ultimi tempi, e si stanno creando dei momenti intensi e forti tra persone lontane, lontanissime fisicamente ma con interessi uguali, ne sono testimonianza le chat, gli incontri su zoom e queste piccoli momenti legati ai video.

Vi aspetto questa sera e vi saluto con un grande augurio per il nuovo anno.

Alla prossima,
roberto

 

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