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Parente, Anatrofobia, Giurato e Il Silenzio Delle Vergini. articolo di Roberto Bonfanti

4 album per agosto: 

Parente, AnatrofobiaGiurato e Il Silenzio Delle Vergini.
articolo di Roberto Bonfanti

Ogni anno, quando si arriva a ridosso delle ferie, non riesco a scrollarmi di dosso quella bellissima vecchia canzone dei Diaframma che recita: “Caldo! Non vale la pena ricominciare con questo caldo.
Intanto il caldo è arrivato davvero e i pensieri si fanno sempre più lenti e indolenti. Il che forse non è poi un grosso problema, in un periodo storico in cui pensare sembra essere diventato un reato. Le possibili soluzioni, all’interno di questo spazio dedicato ai consigli discografici, sono comunque due: abbandonarsi a una selezione musicale giovane ed estiva oppure fuggirne il più lontano possibile.
Dunque, vada per la seconda.

Marco Parente non ha bisogno di presentazioni. Il suo lunghissimo percorso all’insegna della purezza e dell’eterna ricerca di nuove strade espressive è qualcosa di prezioso e unico nel nostro panorama musicale. “I passi della cometa”, suo nuovo progetto discografico e secondo passo di un discorso più ampio (intitolato “Poe3 is not dead”) iniziato qualche settimana fa con il particolare lavoro psichedelico “American buffet” e destinato a concludersi in autunno con la pubblicazione di un nuovo album di canzoni, è qualcosa di affascinante e assolutamente in linea con la storia dell’artista toscano. “Marco Parente suona Dino Campana” recita il sottotitolo del disco, ma stiamo attenti a non aspettarci le classiche letture musicate: quello realizzato da Parente è infatti un lavoro tanto stratificato e complesso quanto suggestivo in cui parole e musica diventano un tutt’uno intrecciando ritmi, atmosfere e colori. Un modo per lasciarsi ispirare dalla poesia e al tempo stesso provare a trasformarla in qualcos’altro, trasportandola in un altro tempo e in un altro mondo.

Anche gli Anatrofobia, per chi ha seguito con un minimo di attenzione la scena più polverosamente underground di inizio millennio, non sono certo un nome nuovo. A distanza di 13 anni dall’ultima prova in studio, la band piemontese torna sulle scene con un album intitolato “Canto fermo” che, nonostante l’introduzione di una voce all’interno del suono storicamente solo strumentale della band, mantiene tenacemente fede a quelle che sono da sempre le coordinate del gruppo: atmosfere cupe e inquiete, indole autenticamente anarchica sempre pronta a sfuggire a qualunque cliché, e momenti di calma apparente che si alternano in modo imprevedibile a trame sonore spigolose impastate di jazz-core, free-jazz e spirito punk.

Con “Nuovo Marco Polo” di Flavio Giurato continuiamo a girare lontanissimi dalla forma canzone. Il nuovo lavoro dello storico eclettico cantautore è infatti incentrato su un lunghissimo spoken word che, come si può facilmente immaginare dal titolo, prende ispirazione dalla figura di Marco Polo e dai suoi viaggi in Cina ma si arricchisce della visione dell’artista laziale, della sua sensibilità e della sua capacità di andare sempre oltre. Un progetto senza dubbio personalissimo in cui la lunga e suggestiva narrazione si conclude con un’unica canzone altrettanto imprevedibile e lontana dalle forme più canoniche.

Suona come un insieme di colonne sonore, “Fiori recisi” de Il Silenzio Delle Vergini: un album che si muove in territori suadenti dal gusto decisamente post-rock ma in cui ogni brano si sposa con frammenti di dialoghi cinematografici che ne completano la carica emotiva. Un lavoro che ci presenta una band interessante, che ha saputo abbeverarsi alla fonte dei maestri del post-rock di fine anni ’90 ma che al tempo stesso ha saputo rielaborare quanto assimilato e soprattutto guardare oltre, intessendo un interessante gioco di rimandi fra musica e suggestioni cinematografiche.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.it

 

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La Divina - Ricordo di Maria Callas

"L'emozione di quel suono... la sua voce, che udivo per la prima volta, giungeva attraverso i timpani fino ai nervi, alle cellule più segrete e recondite della mente, del cuore.”━━━━ Zeffirelli

Maria Callas, di origine greca ma nata a New York nel 1923, compirebbe oggi 92 anni. Secondo Bernstein ella è stata la più grande cantante drammatica del suo tempo, tanto che viene appositamente per lei coniato il genere del soprano drammatico d’agilità. Di lei rimane e sempre rimarrà quella voce sentita da Zeffirelli, capace di intrappolare nel proprio magnetismo e nella propria intensità emotiva l’ascoltatore. È ancora oggi la cantante lirica più nota ed amata al mondo, incarnando con la propria arte e la propria vita la bellezza eterna delle eroine del melodramma che ha incarnato, riuscendo anche a riportare il genere a un’epoca d’oro, facendone un genere di attualità capace di attirare un vasto pubblico giovanile nei teatri, oltre a reinserirlo a pieni titoli tra le espressioni artistiche più alte.

La voce ribelle e non facile della donna, una voce che viene da alcuni descritta quasi come una trinità di voci capaci di spostarsi su più sfumature, era sopperita dal fraseggio, dai colori e dalla musicalità straordinaria. La caratteristica più conosciuta resta la pervicacia e la volontà della Callas di applicare in modo maniacale, e stressante per l’interprete, il metodo belcantistico di ascendenza barocca al mondo protoromantico, verdiano e verista, scolpendo così personaggi indimenticabili. La sua filologia ha, infatti, scrostato dal manierismo e dall’invecchiamento i maggiori ruoli di repertorio, rendendoli moderni e conosciuti non solo dalla nicchia.

Restaura completamente e totalmente il concetto di “belcanto”, andando oltre alla voce, al fraseggio, alla recitazione, alla postura, arrivando fino al trucco, alla capigliatura, oltre che alla sua interiorità. Arriva perfino, per prima, a far interessare registi cinematografici e teatrali conosciuti nel mondo all’opera.

La vita privata della cantante lirica non è però stata semplice, nonostante il padre godesse di una disponibilità economica tale da riuscire a superare il crollo della borsa del ’29 e a farla studiare sia in ambito generale che canoro. È il 1931, a 8 anni, quando Maria prende le prime lezioni di canto e il ’37 quando a causa della separazione dei genitori è costretta a lasciare l’America per volare in Grecia, con la madre. È proprio ad Atene che si sviluppano le sue qualità all’interno del conservatorio, ed è da lì che quasi dieci anni dopo torna a New York dal padre, prima di approdare nel ’47 in Italia, dove troverà la propria consacrazione grazie a Toscanini e all’approdo alla Scala di Milano. È in Italia che trova il successo artistico e il primo amore che si corona in matrimonio con Meneghini, nonostante i ben 37 anni di differenza. Sono questi gli anni in cui si guadagna gli appellativi di “Diva” e “Divina” che rimarranno per sempre accostati al suo nome, anche dopo i 30 kg persi e il leggero cambiamento per questo subito dalla sua voce. È il 57, quando ormai la sua carriera e la sua fama sono alle stelle che incontra Onassis, definito dalla mondanità e dal gossip (e anche da Montale in più di un’intervista) “Il Greco”. Passano due anni, durante i quali ha anche subito un malore, prima di arrivare al divorzio con il marito proprio a causa dell’amore violento e brutto con e per Onassis, dal quale avrà anche un figlio, Omero, morto a poche ore di vita. Quando Onassis la lascia, invaghitosi di Jacqueline Kennedy, il declino già galoppante di Maria, sia psicologico che professionale, si sviluppa totalmente, la sua voce perde smalto e intensità e la cantante abbandona le rappresentazioni e i contratti. Anche il suo lavoro con Pier Paolo Pasolini per la “Medea” cinematografica risulta un insuccesso, e si riprende solo grazie alla tournée mondiale insieme a Giuseppe Di Stefano, con il quale intrattiene l’ultima e deludente storia sentimentale della sua vita. Si spegne poi, a soli 53 anni, a Parigi, il 16 settembre 1977.

La musica e la sua voce entravano dentro il cuore, lei produceva melodia. Aveva dentro di sé, dentro la sua voce, la vita." ━━━━ Corelli

Rock Targato Italia è così fiero di onorare la memoria e la grandezza della Divina e indimenticabile Maria Callas con una delle sue emozionanti e intense incisioni.

Casta Diva - Maria Callas - 1958

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