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Nicolò Marangoni e la sua delicata nostalgia: l'intervista

La tua stanza piena di fiori” è un delicatissimo singolo firmato da Nicolò Marangoni: dopo Flaubert e La bellezza non si nota, il cantautore restituisce uno sguardo profondo sul vissuto anche più quotidiano. Sulle note di una ballad d’amore racconta l’importanza dei ricordi, come fiori da proteggere e di cui prendersi cura.

Come hai fatto sempre

Abbi cura dei ricordi è la tua stanza piena di fiori

Entravo in punta di piedi ed uscivo con due occhi nuovi

Abbiamo deciso di intervistare il cantautore vicentino per conoscere meglio il suo progetto musicale.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Per istinto da piccolo, ricordo che c’è stato un momento in cui ho voluto iniziare a suonare la chitarra e poi da li è seguito tutto il resto.

Quali sono gli artisti che più hanno segnato il tuo percorso?

Per citarne solo alcuni ti dico De Andrè, Vecchioni, Bob Dylan, Leonard Cohen.

Come nasce un tuo brano? Qual è il processo artistico che segui?

La scrittura della canzone parte sicuramente dall’intuizione che mi può arrivare in qualsiasi momento, da qui se scrivo una canzone che mi convince la porto in studio dove con il mio team lavoriamo sulla produzione.

La tua stanza piena di fioriè una canzone molto personale: com’è condividere con il tuo pubblico questa parte più intima?

Molto bello, perché credo che tutte le canzoni siano un regalare qualcosa di strettamente tuo a gli altri che ti ascolteranno e a me questa cosa mi rende molto grato nei confronti di chi mi ascolta.

In “Flaubert” racconti una storia d’amore legata dalle pagine di uno stesso libro. Cosa ti affascina del poeta naturalista?

Credo che Flaubert debba essere letto da tutti, sa scrivere, sa dirti cos’è la bella nostalgia e sa fartela provare attraverso il linguaggio e le sue immagini. Che dire, non potevo non metterlo in una canzone.

Come concili il tuo progetto musicale con gli studi accademici? È stimolante a livello creativo?

È difficile senz’altro portare avanti anche i miei studi accademici, ma cerco sempre di ricavare anche da i miei studi spunti per scrivere e questo mi fa andare avanti.

Hai altri singoli in uscita? Vuoi darci qualche anticipazione?

Ci saranno altri due singoli prima dell’estate, il primo che uscirà verso aprile molto intimo e suggestivo, mentre il secondo è una canzone molto d’impatto e forse avrà una partecipazione speciale.

Biografia

Nicolò Marangoni nasce a Noventa Vicentina il 5/2/1999. Il suo percorso artistico ha inizio con lo studio della chitarra acustica e successivamente del pianoforte all’età di 14 anni. Con questi due strumenti inizia così a scrivere le sue prime canzoni. Nel 2016 inizia la collaborazione con il produttore Simone d’Eusanio (noto turnista e arrangiatore per molti cantanti italiani) con cui cresce sia artisticamente che personalmente. Partecipa a diversi concorsi e in questi anni ha tenuto molti concerti con un buon riscontro di pubblico e critica. Sempre nel 2016 partecipa alla scrittura del libro collettaneo “La mia prima volta con Fabrizio De Andrè”, con prefazione di Dori Ghezzi. Attualmente sta lavorando su diversi brani in direzione di un primo album con lo studio Take Away, di Benji e Fede. Le canzoni per Nicolò sono una resistenza al disordine, uno sguardo profondo sulle cose e sulle situazioni di ogni giorno. Il progetto che presenta vuole unire il cantautorato della nostra tradizione con le sonorità pop più moderne. In contemporanea al suo percorso artistico sta studiando “Scienze dello spettacolo” presso l’università di Padova, dove attualmente vive. Preceduto dal singolo “Flaubert” lo scorso ottobre, il nuovo brano di Nicolò Marangoni dal titolo “La tua stanza piena di fiori” è disponibile in digitale dal 27 novembre e in radio dal 4 dicembre.

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Di: Nadia Mistri

 

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Sex Pistols: borchie, spille da balia, provocazione

Sono bastati tre anni e un solo album per segnare la storia della musica: i Sex Pistols hanno sconvolto, e scandalizzato, rendendosi indimenticabili. Hanno scardinato le regole del rock’n’roll classico, imponendo un nuovo genere, il punk rock. Non solo ritmiche veloci, suoni violenti, grezzi, a tratti sgradevoli, e testi dal contenuto provocatorio e volgare: la subcultura punk era contraddistinta anche da un’estetica precisa, fatta di spille da balia, pantaloni di pelle e t-shirt strappate. I Sex Pistols, insieme al loro manager Malcolm McLaren, hanno fatto da apripista al movimento punk, creando un precedente che ancora oggi influenza artisti e designer.

La storia

Tutto ha inizio al civico 430 di Kings Road, nella boutique Too Fast To Live Too Young To Die, di proprietà di Malcolm McLaren e della compagna Vivienne Westwood. Aperto nel 1971, in pochi anni era diventato un luogo di ritrovo per i londinesi più alternativi e ribelli. Ed è proprio qui che due anni dopo Steve Jones, Paul Cook e Wally Nightingale, della neonata band The Strand, incontrano il loro futuro manager.

Malcolm McLaren, fresco dall’esperienza con i New York Dolls, inizia subito a lavorare per la band: trova una sala prove, nel pub Crunchy Fog, e, dopo che Nightingale decide di lasciare il gruppo, provina e inserisce Johnny Rotten e Glen Matlock - commesso nella sua stessa boutique - rispettivamente come bassista e come cantante. Così, il 6 novembre 1975, debuttano a un concerto organizzato al St. Martin’s College of Art di Londra, ma con un nuovo nome: Sex Pistols. Il concerto si chiude dopo soli quindici minuti: un’impiegata della scuola non poteva sopportare un altro secondo di quei suoni caotici e violenti, per di più a massimo volume. Il pubblico però ne è rimasto affascinato ed entusiasta. Il punk rock e la musica dei Sex Pistols non avevano niente a che vedere con il rock progressivo e il pop degli anni Settanta: mentre gli Emerson, Lake & Palmer e Rick Wakeman erano in rotazione su tutte le radio, i Sex Pistols finivano sulle copertine dei giornali per aver dato vita a un movimento ribelle, selvaggio, rivoluzionario.

La loro attitudine aveva attirato l’attenzione di molti. Grazie al successo riscosso riescono a organizzare il loro primo tour inglese e a firmare un contratto discografico con la EMI. Questa fama improvvisa ha portato la band a adottare comportamenti sempre più estremi, causando anche tensioni interne; infatti, in occasione dell’ultima data Glen Matlock lascia il gruppo, sostituito poco dopo da Sid Vicious.

Nel 1977 l’ennesimo affronto agli inglesi più conservatori: God Save The Queen. A soli quattro giorni dall’uscita la BBC l’aveva bandita per “cattivo gusto” a causa del suo testo estremo e irriverente, ma non solo. L’oltraggio più grande riguardava le tempistiche: era stato pubblicato durante l’anno del giubileo d’argento, ossia il venticinquesimo anniversario dall’ascesa al trono della Regina Elisabetta. Le critiche non erano in grado di fermare il movimento, ma, al contrario, lo alimentavano. Infatti, cavalcando l’onda del successo, pubblicano il loro primo e unico album Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols: con oltre 200.000 copie, è stato il disco più venduto nel Regno Unito nel 1977.

La band però era arrivata a un punto di non ritorno. Durante il tour negli Stati Uniti si erano ripresentate le vecchie tensioni, accentuate dai problemi di tossicodipendenza di Sid Vicious. Dopo l’abbandono di Rotten, i Sex Pistols erano rimasti senza un frontman. Sid aveva così deciso di intraprendere la carriera da solista, incidendo il suo primo e ultimo album: pochi mesi dopo l’accusa e l’arresto per l’omicidio della compagna Nancy Spungen, il 2 febbraio 1979 muore a causa di un’overdose. Paul Cook e Steve Jones invece hanno continuato la loro carriera come turnisti e - insieme ad altri due componenti - hanno fondato gli Sham Pistols, progetto durato solo pochi mesi.

Sex Pistols Experience | The Sex Pistols Experience performi… | Flickr

Vivienne Westwood: la madrina del punk

I Sex Pistols sono passati alla storia per la loro musica, arrabbiata e violenta, che risultava ancora più incisiva e radicale attraverso la loro estetica: capelli colorati, spille da balia, svastiche, pantaloni di pelle, t-shirt strappate. La mente creativa dietro a tutto questo era Vivienne Westwood, compagna di Malcolm McLaren. I due avevano deciso di aprire una boutique nel quartiere di Chelsea, allo storico 430 di Kings Road, che cambierà diversi nomi e stili nel corso degli anni. Nasce come Let it rock, passando poi a Too Fast To Live, Too Young To Die e successivamente SEX. Nella sua prima versione la boutique vendeva abbigliamento per teddy boys, ma, nel 1972, dopo che il compagno era diventato il manager della band glam punk New York Dolls, la Westwood aveva iniziato a disegnare abiti eccentrici e provocatori.

Infatti, grazie alla breve ma intensa collaborazione con il gruppo statunitense, i due avevano imparato molto; dopo poco tempo, infatti, Malcolm aveva reinterpretato in chiave inglese quello stile sovversivo e irruento che avrebbe contraddistinto l’estetica dei Sex Pistols prima e del movimento punk poi. Gli stessi componenti erano stati scelti tra i frequentatori più fedeli di SEX: Glen Matlock era un commesso, John Lydon si era fatto notare grazie al suo stile e, in particolare, con una maglietta home made che riportava la scritta “I hate Pink Floyd”. Anche Sid Vicious era stato selezionato da McLaren tra i frequentatori della boutique, non tanto per le sue abilità musicali quanto per il suo stile e la sua personalità.

I capi indossati dalla band erano firmati Vivienne Westwood, la quale assimilava e fondeva influenze diverse. Il chiodo in pelle, adottato in precedenza da band rock come Led Zeppelin e Rolling Stones, veniva personalizzato con catene, scritte spray e spille da balia sopra a pantaloni in latex o PVC, provenienti dal mondo del BDSM.

Le stampe sulle t-shirt, che riportavano parole violente, svastiche o seni femminili, erano considerate volgari e immorali, in perfetto stile Sex Pistols. La loro musica influenzava e veniva influenzata a sua volta dalla moda: ad esempio, lo stesso nome “Sex Pistols” era stato ispirato a una maglietta venduta in boutique; d’altra parte la canzone God Save The Queen era stata la chiave di interpretazione per le t-shirt con il ritratto della regina.

File:Vivienne Westwood by Mattia Passeri BnW.jpg - Wikimedia Commons

Lo stile punk oggi

L’estetica punk ha subito alcune modifiche nel corso degli anni successivi, mutando e diversificandosi in ulteriori sottocategorie: hardcore punk, skate punk, anarcho punk. A partire dai Novanta si è sviluppato poi il movimento grunge, caratterizzato da camice di flanella, anfibi Dr. Martens, Converse All Star, capelli lunghi.

E Vivienne Westwood? Dopo l’avventura con i Sex Pistols, ha deciso di abbandonare il mondo del punk. Con la collezione Pirate, presentata nel marzo del 1981, ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo, dedicato alla riscoperta della storia della moda e della tradizione.

Nonostante la conclusione del progetto, la designer, così come i Sex Pistols e Malcolm McLaren sono stati in grado di segnare la storia della musica e della moda in pochissimi anni, aprendo la strada a nuove subculture e ispirando le band di oggi, sia nella musica che in termini di stile.


Blog: Rocktargatoitalia.eu

Di: Nadia Mistri

 

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Quattro chiacchere con Lorenzo Vizzini

Esce oggi "SUXMARIO", il nuovo album di Manuel Vizzini, cantante e autore per grandi artisti come Renato Zero, Ornella Vanoni, Anna Tatangelo. Nel suo ultimo lavoro racconta il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, mostrandone le sue diverse facce: il romanticismo di Inverno, la nostalgia di + Niente, l'allegria e la leggerezza di Karma

Abbiamo deciso di intervistarlo per conoscere meglio il suo percorso artistico: 

Come ti sei avvicinato al mondo della musica? A chi ti ispiri principalmente?

É successo da bambino, molto istintivamente. Per me la musica è stata ed è la compagnia principale, non c’è stato un momento decisivo in cui ho deciso che facesse parte della mia vita, perché c’è sempre stata. Le vie maestre sono infinite e non comincio con l’elenco perché altrimenti finisco domattina. Credo che la somma di tutti gli artisti che ho amato e che amo, che sono tantissimi, mi ha ispirato e continua ad ispirarmi.

Quando hai scritto il tuo primo brano?

A 5 anni, mi trovavo in macchina e mi era venuta una melodia con delle parole e mi son messo a canticchiarla. Così, ho chiesto di chi fosse quella canzone, ma non la conosceva nessuno. Appena ho capito di averla immaginata io, è diventato il mio gioco preferito e non ho più smesso, anzi fortunatamente continuo a giocarci fino ad oggi.

Qual è il processo creativo che segui per scrivere le tue canzoni?

Sono molto anarchico in questo, non ho mai una regola. Quasi sempre scrivo musica e testo insieme, ma a volte nasce prima la musica, altre il testo, altre ancora - quando scrivo per altri artisti - lavoro a volte solo ad una delle due cose, altre invece lavoro prima alla produzione o parto da un’immagine o un concetto e sviluppo prima il film che voglio vedere e le sue immagini e poi la canzone.

C’è differenza tra i brani che scrivi per gli altri artisti rispetto a quelli che componi per te stesso? Quali preferisci scrivere?

C’è molta differenza, onestamente non privilegio nessuna delle due. Sono due cose molto diverse che mi divertono tanto. Scrivere per altri sicuramente dedica la maggior parte del mio tempo ed ogni volta è un’esperienza diversa e nuova, che mi fa crescere molto, scrivere per me invece è un po’ il mio spazio d’anarchia, il retrobottega dove fare un po’ quello che mi pare senza rifletterci troppo.

Come hai vissuto il periodo di lock-down a livello creativo?

A livello creativo meravigliosamente, forse è stata una delle poche cose buone che mi ha portato. Come tutte le situazioni nuove e inedite, mi ha ispirato tantissimo e ho scritto e lavorato a tante nuove canzoni.

Quest’anno il festival di Sanremo 2021 vanta un cast giovanissimo: come vedi il futuro del cantautorato italiano?

Penso che i cantautori in Italia siano sempre stati in ottima forma, magari cambiavano solo i linguaggi e gli spazi d’esposizione. Forse ora c’è più attenzione verso progetti che fino a meno di 10 anni fa sarebbero stati relegati alla nicchia e questo mi fa un sacco di piacere. L’altro lato della medaglia, forse, è che come tutte le cose che fanno scuola e successo, sento un appiattimento in generale di argomenti e tante cose si somigliano. A volte sento certi ragazzi che mi sembra cantino fotocopie sbiadite di canzoni scritte meglio da altri, senza nessuna urgenza di scrittura e penso che forse 10 anni fa, quando i cantautori vendevano tre dischi e facevano concerti con quattro spettatori in croce, non le avrebbero mai scritte. Mi piacerebbe sentire più progetti con una personalità definita e singolare. Fortunatamente comunque continuano ad essercene tanti, quindi in ogni caso penso il futuro sia in ottime mani: penso a Lucio Corsi, ai Pinguini Tattici Nucleari, a Margherita Vicario, i Selton, Giovanni Truppi, Il quadro di Troisi, Emma Nolde, Andrea Laszlo De Simone, a Bianconi che ha esordito adesso da solista, ma è un maestro assoluto e quanti altri ne dimentico.

Negli ultimi anni hai collaborato con grandi artisti come Renato Zero, Laura Pausini, Ornella Vanoni: cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere la tua carriera?

Penso che un consiglio valido per tutti non esista, quindi ti dico un po’ quello che è utile a me. Scrivere tanto, fino all’ossessione, questo per me è fondamentale. Leggere ovviamente è molto importante, io privilegio la poesia più che la narrativa, perché ci sento una cura delle parole che spesso è meno contemplata nei romanzi. Però ecco, dopo tutte queste cose, secondo me il consiglio più valido è sempre uno ed è vivere il più possibile, viaggiare per il mondo, buttarsi in tutte le situazioni, sperimentare più versioni possibili di sé stessi. Per scrivere canzoni interessanti non c’è trucco migliore che vivere una vita interessante.

“Karma”, “La sera di Natale” e “Inverno” sono i singoli estratti da “SUXMARIO”, il tuo nuovo album: perché hai scelto questo nome? A cosa ti sei ispirato?

Mi sono ispirato all’eroe della Nintendo. Volevo raccontare quella fase di passaggio fra la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta. E Mario mi sembrava la sintesi perfetta, visto che non ho mai capito se è un bambino con i baffi o un signore di 70 anni agilissimo.

“A me ricordi l’inverno”: cosa significa per te?

Per me l’inverno rappresenta quella pigrizia domestica che amo tanto, il calore della casa e lo stare sotto le coperte mentre fuori c’è freddo. É la sensazione di intimità che immaginavo, quando vedevo la ragazza per cui l’avevo scritta.

Cosa ti aspetti per il futuro?

L’inaspettato.

Lorenzo Vizzini “Inverno” - RTM

BIOGRAFIA

Lorenzo Vizzini nasce a Ragusa nel 1993. Comincia a scrivere le sue canzoni sin da bambino, imparando a suonare chitarra e pianoforte fra le pareti di casa. A 18 anni, dopo essersi trasferito a Milano, firma la sua prima importante collaborazione: scrive infatti otto brani dell'ultimo disco di Ornella Vanoni, Meticci, tra i quali i singoli Basta poco e Non è questa casa mia. Negli anni successivi collabora a diversi brani, come compositore e autore, alcuni dei quali per Renato Zero (Quanto ti amo), Laura Pausini (200 note), Emma (A mano disarmata), Mr.Rain (Fiori di Chernobyl), Raphael Gualazzi (Mondello Beach), Giordana Angi (Chiedo di non chiedere). Nel 2019 firma i due brani in gara per il Festival di Sanremo di Arisa (Mi sento bene) ed Anna Tatangelo (Le nostre anime di notte), mentre nel 2020 partecipa alla scrittura di “Fiori di Chernobyl” con Mr.Rain, certificato disco di platino e firma otto dei brani di “Zerosettanta”, ultimo lavoro di Renato Zero. Vincitore del Premio Siae, indetto per premiare gli autori under 30 distinti nel panorama nazionale, segue parallelamente alla carriera di autore, quella di cantautore e produttore. Nel 2015 esce il suo primo disco di inediti, Il Viaggio, prodotto artisticamente da Iacopo Pinna e dallo stesso cantautore siciliano, mentre nel 2018 è la volta del secondo disco, L’aria di casa.

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Di: Nadia Mistri

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"Emozioni incartate nel cellophane": intervista a Manuel Finotti

Dal 19 febbraio è disponibile in rotazione radiofonica “Cellophane”, l’ultimo singolo di Manuel Finotti in collaborazione con il rapper italiano Zoda. Il brano racconta della paura di rischiare, di buttarsi in una nuova avventura amorosa: quest’ansia ci costringe a lasciare le proprie emozioni incartate nel cellophane.

Ma tu non vuoi più sentirmi
Ti giuro che l'amore è come un pezzo indie
Non devi capirci niente
Ti rimane in testa e ne parli tra la gente

Abbiamo deciso di intervistarlo per scoprire qualche dettaglio in più sul suo progetto musicale:

Come ti sei avvicinato al mondo della musica? A quali artisti ti ispiri principalmente?                                                                                   

Se ti dovessi riassumere la musica presente nel mio vecchio iPod ti direi: David Bowie, Justin Timberlake, Daniele Silvestri, Jannacci, Dargen D’amico (con cui mi piacerebbe moltissimo duettare).

Quali sono per te gli emergenti della tua generazione da tenere d’occhio?

LE ORE, Tananai, Laura Di LenolaGinevra e Pappa.

Come nascono i tuoi pezzi? Questo periodo difficile ha rappresentato un ostacolo per la tua creatività?

Nella prima quarantena no, non avevo ancora metabolizzato bene la situazione, da settembre in poi è stato molto difficile avere una leggerezza tale da scrivere e raccontare. L'attitudine è un hater molto difficile da far stare buono.

Cellophane racconta della paura di rischiare nel buttarsi in nuove relazioni: tu quali emozioni lasci incartate?

A volte sono troppo "pensante" e a volte il contrario: sarebbe bello raggiungere un equilibrio tra queste due parti così da non lasciare nessuna delle due da parte a guardare l'altra divertirsi.

Come nasce la tua collaborazione con Zoda?

Ci conosciamo da tanti anni, dal 2014 quando abbiamo cominciato a scrivere le prime canzoni insieme e quando ci siamo ritrovati in studio insieme è stato molto istintivo e divertente chiudere questo brano insieme.

L’anno scorso hai scritto insieme a Giordana AngiCome mia madreper il Festival di Sanremo: come hai vissuto questo debutto? Cosa ne pensi della kermesse di quest’anno? 

É stata l'esperienza più importante e difficile allo stesso tempo che rifarei assolutamente con più leggerezza ma queste cose si capiscono sempre dopo, alla fine. Sanremo è la Champions League della musica, ed il palco più importante per presentare un progetto musicale.

Come pensi di proseguire nel tuo progetto musicale? Hai altri singoli in uscita?

Sì assolutamente e non vedo l'orda di farli uscire, e chissà, magari quando questa situazione terribile finirà tornare a suonare dal vivo.

BIOGRAFIA

Manuel Finotti nasce il 21 marzo del 1995 a Roma; è un polistrumentista , cantautore e autore. Nonostante la giovane età i suoi testi hanno una poetica d’altri tempi, in cui ci si può ritrovare per la sincerità, punto di forza dell’artista romano. Tra le attività live ha all’attivo diversi concerti e manifestazioni in tutta Italia, dall’Auditorium Parco della Musica di Roma al Premio Lunezia, rassegna d’autore. Tra gli ultimi lavori nel 2019 ha collaborato con diversi artisti di fama nazionale, tra cui Giordana Angi, un sodalizio artistico che li vede scrivere insieme diversi brani pubblicati nell’album d’esordio “Casa” che ha conquistato due dischi d’oro e nella partecipazione al Festival di Sanremo 2020 con il brano “Come mia madre”.
Il nuovo brano di Manuel Finotti “Cellophane” (feat. Zoda) è disponibile in digitale dal 7 gennaio e in radio dal 19 febbraio 2021

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Di: Nadia Mistri

 
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