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I Rolling Stones in Tournee, ancora!

007 - I Rolling Stones in Tournee, ancora!

di Antonio Chimienti

Come è possibile che tutta la musica dagli anni 70 ai 90 risulti ancora appetibile e oggetto di attenzione da parte di tutto il mondo? Quale è il suo segreto?

Possibile che i provini  (alias le “idee”) di quell’epoca siano ancora nella top ten di acquisto e consumo delle generazioni attuali?

Ovviamente sé distribuita gratis anche l’ultima uscita di Sanremo viene consumata, ma sé ci sono da spendere 15€ per un contenuto state certi che ed essere venduto sarà una produzione di quegli anni. Un disco di Michael Jackson piuttosto che un disco rimasterizzato di Pino Daniele, degli ACDC piuttosto che di Vasco Rossi. Perché?

Anche sul fronte dello show dal vivo le cose non cambiano. Ci sono le eccezioni, ma che confermano la regola… null’altro. Poco conta che la scorsa estate qualcuno abbia riempito le spiagge…. o che il Concorso di Sanremo abbia totalizzato grandi ascolti. In entrambi i casi la musica non c'era, nessuno sé lì ricorda più ed in entrambi i casi ed essere acquistata non era la musica ( il contenuto) , ma il contenitore. Il primo grazie al monopolio della Rai, il secondo grazie a qualche organizzazione che ha occupato le spiagge e non solo, con non so quali permessi piovuti dal “cielo”. Per essere più chiari anche io avrei fatto il botto sé mi avessero permesso di organizzare una festa di compleanno dentro il Louvre. 

Chiaro no?

Perché , perché, perché?

Poi tra parentesi sé parli con dei musicisti questa domanda diventa un tarlo perché ovviamente nella mente di una persona che ha studiato , sì è applicata, sì è evoluta , magari ha anche fatto esperienza viaggiando e suonando con tante persone , culture e scenari differenti non vedesi immersa in quella gloria che viceversa ha abbracciato delle altre persone che apparentemente sono solo vissute in un’altra epoca... bene tutta questa realtà diventa devastante e frustrante

Procediamo per paradossi.

Nel 1970 i musicisti possedevano dei super poteri?

Una cometa aveva instillato la magia negli abitanti del pianeta?

Era stato somministrato un qualche farmaco oggi assente?

Gli strumenti musicali scrivevano musica autonomamente?

Il pubblico era meno critico?

La tecnologia musicale era superiore a quella di oggi?

I dischi erano regalati?

Le persone venivano pagate per assistere ad un concerto?

Ma certo che no:) E allora, come la mettiamo? Quali sono le evidenti differenze tra allora e oggi.

La più eclatante è l’emarginazione. Risalendo troviamo le regole ed ancora più su il controllo. E ad ombrello su tutto la paura.

C'è un bellissimo sketch della Mannino (una cabarettista siciliana) che recita come nel 1970 o giù di lì ( quando lei era piccola) sé la merendina cadeva nella pozzanghera, la mamma diceva di mangiarla lo stesso che al massimo aveva preso un pò di “sughetto”. e la comicità  scatta quando poi lei racconta che oggi sé la merendina sì appoggia sul tavolo senza una protezione la mamma urla isterica invocando alla infezione batterica. Quello che oggi non accade è che i bambini giochino a pallone fra due panchine ai giardinetti per ore sudando come spugne e sfidando qualsivoglia legge naturale legate allo scambio termico degli elementi. per non parlare della libera irruenza, ribellione e liberazione degli istinti senza alcun paracadute sociale come la Buona Educazione sana di ieri , ma oggi alienata dall’apparire per cui in nome di qualcosa a me oscuro l’istinto dovrebbe nella mente di un bambino essere dominato e sconfitto dal bambino stesso. Ma dico ci sono adulti che non riescono  ed avere un equilibrio maturo ed un bambino dovrebbe soffocare il proprio istinto con cosa? Con l’esperienza ed il senso umanitario che semmai riuscirà a mettere insieme proprio sugli errori ed esperienze che farà da bambino? Ma è meglio che impari ed usare le sue risorse limite come la forza e la resistenza da bambino con altri bambini , nel suo tempo che comunque possiede una rete protettiva sulla quale potrà impattare senza creare danni permanenti a sé e agli altri, ma al tempo stesso fare esperienza piuttosto che ritrovarsi castrato e da adulto non sapere come difendersi o amare. Siete d’accordo? E invece cosa accade oggi? Accade che tutta questa esperienza la sì chiede alla Playstation della Sony o a qualche pedagogo che dovrebbe saperne quanto madre natura. A tutto c’è una misura , ma non solo nel sapere , ma anche nell’ammettere quanto non sì sa.

Veniamo alla musica.

Quando 4 o 5 di quei ragazzini che giocavano al pallone, maciati e senza fiato, tutti con lesioni alle ginocchia e quel piglio da leoni nello sguardo avessero scoperto che gli piaceva una chitarra o una batteria… secondo voi che qualità di musica sì sarebbe potuto sentire partorita dalle loro menti? Una qualità degna di uno che ha coltivato sé stesso su un social di internet.

Uno per cui il proprio successo è legato alla capacità di piacere su internet? Ma ci siete? Siete connessi?

Ma secondo voi uno che sì chiama Leonardo Da Vinci, con tutte le cose che doveva partorire quanto tempo avrebbe potuto trascorrere al computer a chattare? Ve lo immaginate? Anche oggi i veri artisti non hanno tempo sé non per inseguire i propri pensieri e più sono puri  e meno sono connessi alla quantità ed alla folla. Non lì trovate su facebook o instagram.

Sapete cosa state ascoltando quando sentite uno come Jim Morrison? Jim Morrison come lo conosce la propria madre. E questo vale per tutti quelli che accettereste di fare vostri attraverso l'acquisto di una loro registrazione. L’autenticità ha un valore commerciabile. 

Tutta questa connessione di oggi significa emarginazione. Il preferire una telefonata ed una citofonata indica accettare la distanza ed i suoi limiti. Non affrontare una persona ascoltandone il ruggito ed odorandone gli ormoni significa non voler avvicinarsi alla verità quanto servirebbe perché non interessa più abbastanza. Non affrontare di persona vuol dire nascondersi. Anche dirsi di non avere tempo per andare a trovare una persona vuol dire inventarsi una scusa per qualcosa che parrebbe più importante, ma qualora non lo fosse che senso ha volerla andare a trovare? Molte più cose appaiono possibili in questa epoca, ma di fatto , in questa grande confusione , nella quantità , la qualità viene calpestata. Quando in un pomeriggio potevi andare a trovare e parlare con un solo amico a causa della distanza era facile capire quale fosse questo amico e con lui che significato avesse l’amicizia. Oggi spesso chiedo a qualcuno con cui sto chattando , notando dei ritardi nella risposta, sé per caso non lo stia disturbando e lui mi risponde che sta chattando contemporaneamente con altre persone…. ma vaffanculo! Ma quale qualità può erogare nelle sue risposte una persona che sì sta dividendo con altre tre? la musica è un'arte, una manifestazione dell’anima e come tale riflette l’anima di chi la esterna. ecco negli anni 70/90 le persone avevano un ‘anima più tosta. Le persone di oggi molto addormentata. E poi non avendola , ma bramandola questa magia ce la facciamo servire su un piatto di plastica dall’ultimo sclerato vestito con una maschera di brillantini e facendo finta che ci piaccia fingiamo di deglutirla per tre giorni o una estate finchè ancora per fortuna i nostri anticorpi ce la fanno vomitare non senza prima aver inoculato un antibiotico a suon di Beatles o Rolling Stones.

E’ facile dire svegliamoci, ma sé uno sta dormendo da troppo tempo al punto da sognare la realtà o peggio farsi raccontare le emozioni nel presente da degli anziani, per quanto banale possa essere resta l’unica cosa sensata da consigliare: svegliamoci!.

Antonio Chimienti

Blog Rock Targato Italia 

 

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Maroccolo, Mariposa, Il Buio, Corsi e Osaka Flu.

4 album + 1per febbraio 2020

Maroccolo, Mariposa, Il BuioCorsi e Osaka Flu.

articolo di Roberto Bonfanti

Sono stanco di vedere mandrie di artisti ribelli schierati compatti sempre dalla parte “giusta”, eternamente nascosti nel gregge senza mai prendere in prima persona una posizione che esca dal coro e li esponga a un qualunque contraddittorio. Sono stanco di artisti presenzialisti ovunque, dai vaffaday alla festa dell’erasmus passando per i talent e le celebrazioni dei boyscout, senza mai portare un contenuto che provi a scuotere lo scatolone. Sono stanco. Dunque, in questo mese bisesto, proviamo ad andare oltre.

Gianni Maroccolo non ha bisogno di presentazioni e il suo progetto “Alone”, giunto già al terzo capitolo, è una delle avventure musicali più autenticamente indipendenti che si possano immaginare: una serie di album, pubblicati con cadenza semestrale, in cui il musicista toscano dà sfogo al suo desiderio di sperimentare e vivere la propria creatività nel modo più libero possibile slegandosi da ogni vincolo di forma, di struttura o di contenuto. Il risultato è un progetto suggestivo, coraggioso e visionario che delinea paesaggi sonori inusuali dal grande impatto emotivo.

Chi ha seguito con un minimo di attenzione la scena indipendente di inizio millennio ricorderà sicuramente i Mariposa come un’autentica scheggia impazzita capace di sfuggire a ogni catalogazione. “Liscio Gelli”, album che segna la ricomparsa sulle scene della band dopo un lungo silenzio e qualche cambio di formazione, mantiene vivo in tutto e per tutto lo spirito del gruppo: canzoni eccentriche e variopinte in cui il prog e la psichedelìa si contaminano col pop, con la canzone d’autore e con il liscio romagnolo dando vita a un vero e proprio trascinante teatro visionario in cui nulla è mai come appare.

Non può certo passare inosservata la mole di rabbia, disillusione e urgenza di metterci la faccia urlando al mondo la propria visione delle cose che i vicentini Il Buio hanno saputo riversare fra le tracce del loro nuovo album intitolato “La città appesa”: un lavoro sanguigno e diretto, intriso di catrame di periferia e senso di straniamento, che si lancia sull’ascoltatore come un rullo compressore di chitarre distorte, ritmica massiccia e sfuriate post-hardcore capaci di alternarsi ad aperture inquiete dal sapore post-rock.

Lucio Corsi sembra un giovane hippie di fine anni ‘60 catapultato nel tempo presente da chissà quale cortocircuito temporale. “Cosa faremo da grandi?” è una bella conferma del talento genuino già visto nei suoi precedenti lavori: un cantautore autentico capace di esprimersi in modo semplice ma estremamente efficace, fra fiabe surreali, giochi di parole e riflessioni attente.

Per il mese più corto dell’anno, aggiungiamo in quinto album ai quattro consigli abituali:
Pur non amando i dischi di cover, bisogna riconoscere che l’atteggiamento con cui gli Osaka Flu si sono confrontati con alcune delle menti più importanti e libere della nostra storia musicale all’interno del loro “La strana famiglia” è qualcosa di intrigante e intelligente. Un approccio smaccatamente cazzone per rileggere in chiave punk scanzonata e per nulla celebrativa brani di Rino Gaetano, De André, Gaber, ma anche gli Afterhours, gli Skiantos, i Diaframma e i CCCP, andando così a costruire un interessante, irriverente e inusuale bigino degli ultimi cinquant’anni di rock italiano.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

blog rocktargatoitalia.it

Divinazione Milano

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“QUANDO INIZIA UN AMORE” Il nuovo singolo di STEFANO SANTORO

Dal 31 gennaio 2020

In Radio e in tutti i web store

“QUANDO INIZIA UN AMORE”

Il nuovo singolo di

STEFANO SANTORO

Stefano Santoro anticipa l’uscita dell’album “Infinito non è” con il nuovo singolo “Quando inizia un Amore”, disponibile dal 31 gennaio in tutte le piattaforme digitali.

Il brano vuole raccontare una storia d’amore nella sua fase più forte: l’inizio.

La giovane coppia vive la bellezza dell'amore, che sembra regalare una certezza nel presente, ma che allo stesso tempo induce i due innamorati a riflettere sull'incertezza del futuro e sulla fragilità delle relazioni personali.

Ciò che rimane è la consapevolezza che la vita e il tempo darà loro le risposte che cercano.

Cosa sarà di noi, ora proprio non saprei

ma quando inizia un amore è così

stringi le mie mani e poi, lasceremo fare a noi”

STEFANO SANTORO

Stefano Santoro nasce a Milano nel 1984, sin da piccolo muove i suoi primi passi con la musica iniziando a suonare pianoforte e chitarra all'età di 6 anni. Molte sono state le sue influenze musicali, dai Pooh a Battisti, ai Beatles, Queen, Michael Jackson, Red Hot Chili Peppers fino ai Muse. Grande appassionato anche di cinema segue compositori come Ennio Morricone, John Carpenter e Hans Zimmer.

Inizia ad esibirsi molto presto grazie all'amico Mario Tessuto, e a soli 16 anni canta periodicamente nello storico locale "Lisa dagli occhi Blu", avendo l'opportunità e la fortuna di poter condividere l'ambiente e il palcoscenico con artisti del calibro di Don Backy, Jimmy fontanaLoredana Bertè e moltissimi altri.

Nel 2014 registra in un Album tributo ai Pooh insieme a Red Canzian.

Inizia a creare molto presto, compone, arrangia i suoi brani e ne scrive i testi, e all'età di 13 anni fu uno dei pochi ad incidere un intero concept Album registrandone tutti gli strumenti, dalle voci alle tastiere e pianoforte, chitarra elettrica e acustica fino a basso e batteria.

Quello che contraddistingue Stefano è la sua puntigliosa ricerca nella sperimentazione del suono, eseguendo lui stesso ogni parte musicale con ogni strumento, dando ai suoi dischi nel bene e nel male la sua totale impronta personale.

Ora è in fase di pre-produzione l'album "INFINITO NON È" in uscita nel 2020, disco che tratterà molto spesso il tema profondo dell'esistenza, con sfumature cariche ed eleganti che da sempre si porta con sé. 

NEL WEB:

Sito web:  www.stefanosantoro.net

 

ASIA BORSANI

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Da OGGI nei digital store “HO BISOGNO DI TE” di Daniele Chiarella

Da OGGI nei digital store

e dal 10 gennaio in rotazione radiofonica

Il nuovo singolo 

“HO BISOGNO DI TE”

di Daniele Chiarella

Ascoltalo anche su spotify: https://spoti.fi/36yFMEO

 

HO BISOGNO DI TE” il brano è un disperato “urlo” cantato a bassa voce, minimale.

Una relazione “distratta” e “banale”, nell’abbandono, diventa una storia di solitudine di ansia e di amore. Il vuoto diventa fisico.

La canzone di Daniele Chiarella “HO BISOGNO DI TE” è l’urlo, un importante segnale di vita che noi tutti ci portiamo appresso. La canzone diventa comunicazione, una poesia disperata, che per sua natura non può mediare, non può diventare commerciale ma può diventare famosa.

“HO BISOGNO DI TE” è un bisogno d’amore importante. Il brano diventa un urlo che non si può masterizzare, arrangiare. E’ solo un urlo!

Un suono primordiale che arriva dalla montagna, che arriva dal mare, dalla terra. E’ fuoco che brucia dentro quando siamo disperatamente soli, quando vogliamo comunicare con altri. Quest’urlo è  segno di vita, di proposta, di incontri. Incontro con la solitudine disperata, in un letto disperato, in un frigorifero vuoto, in un bagno deserto, in una cucina dove il caffè non sale mai.

Nella semplicità del suono primordiale il racconto si fa diretto senza masterizzazione, libero da arrangiamenti per avere una maggiore carica emotiva e trasmettere sensazioni, seduzioni, informazioni, forza.

«…La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.»

(C. Bukowski, Hollywood, Hollywood!)

Per chi conosce Daniele Chiarella non è una novità.

Artista indipendente, situazionista, amante delle letture e spericolato sperimentatore dei linguaggi musicali. Nella sua criptonicchia esistenziale si presenta in diverse versioni artistiche in maniera molto naturale; ora leader del gruppo Fanali di Scorta in altre occasioni semplicemente Daniele Chiarella, spesso semplicemente come musicista in collaborazione con diversi protagonisti della scena torinese.

Una vera perla che brilla di luce propria nello stantio panorama musicale nostrano. Un artista che osa, sperimenta, che ricerca con coraggio con amore, passione e ironia, soluzioni inaspettate seducenti intriganti per dare maggiore forza, contemporaneità e comunicazione alla sua produzione artistica.

Un gioco impegnativo, ricco di imprevisti e non sempre portatore di nuovi orizzonti, anzi a volte le scelte estreme che hanno esaltato la sua produzione artistica, sono fallimentari. Ma avanti si va.

Cosi come Fontana nello Spazialismo e Klein con il monocromatico aprono nuove frontiere alla pittura, nella musica racconta Daniele Chiarella “…oggi c’è tanto bisogno di togliere e non aggiungere per creare… “

Un minimalismo impressionante, estremo che a tratti ricorda la poetica di Bukowski

Copertina di Marica Vizzuso

Registrato c/o Freakone, Torino

https://www.facebook.com/danielechiarellaartist/

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

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