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Nuova puntata della rubrica  "AVERE ANNI 20"  di Andrea Ettore di Giovanni

guarda il video https://youtu.be/I-RLvjczoyU 

nel canale Youtube di Rock Targato Italia

Siamo giunti alla quinta puntata della video-rubrica “Avere Anni 20” curata da Andrea Ettore Di Giovanni. Nei vari video, commenta una selezione (personale e soggettiva) di brani e rispettivi artisti della scena musicale italiana odierna (e a venire) tramite una playlist aggiornata settimanalmente.  

Questa volta, il cantante de Il Pesce Parla commenta tre nuovi brani selezionati.

Il primo è Stato di natura, di Francesca Michielin con i Maneskin, che propongono un brano rock, incisivo e con un video particolare grazie all’uso dell’effetto anni Novanta.

Segue Sempre la stessa di Joan Thiele. La cantautrice, secondo Andrea, ha il merito di portare nella musica italiana un genere poco conosciuto, con un brano che sta già avendo molto successo nelle radio.

Infine Avvocato di YOUNGGUCCI e MR Rizzus. Nonostante la tematica che può far discutere, secondo Andrea il brano è ben strutturato e i due artisti hanno svolto un buon lavoro tecnico.

Biografia

Andrea Ettore Di Giovanni è un commediografo, artista, uomo di teatro e cantante del gruppo “Il Pesce Parla”, con il quale ha vinto la 31 edizione di Rock Targato Italia.  

IL PESCE PARLA è una band pavese formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce),

Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria).

A causa delle differenze di influenze musicali personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, ma vi è sempre la costante ironica nei testi.

 

NEL WEB:

Facebook: https://www.facebook.com/andrea.e.giovanni

Instagram: https://www.instagram.com/teucoblonde/

 

CHIARA CALAMUSA – VALENTINA TRAVERSARI

Divinazione Milano S.r.l.
Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network
Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 – 392 5970778
web: www.divinazionemilano.it

Francesco Caprini

 

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CINQUANTA ANNI FA TRA CINQUANT’ANNI...

CINQUANTA ANNI FA TRA CINQUANT’ANNI,

OVVERO COME LA STORIA HA QUALCHE VOLTA IL SENSO DELL’UMORISMO.

Era il lontano 1970. Magari, non così lontano come possiamo immaginare. L’anno precedente finisce lasciando una fastidiosa coda di un’epidemia di influenza che alletterà tredici milioni di persone e ne ucciderà cinquemila circa. Ovviamente, arrivava dalla Cina. Un anniversario perfetto! Chi ha detto che la Storia non ha il senso dell’umorismo quando si impegna?

Sembra però che, allora, le psicosi non fossero concentrate su virus influenzali asiatici ma su altro. Alla fine del decennio precedente, era caduto il sipario sulla presunta innocenza dell’America, fino ad allora paladina disinteressata del “mondo libero”. La guerra in Vietnam la stavano perdendo (soprattutto) in casa e i movimenti (quelli giovanili in particolare) passavano da una colorata, a volte scanzonata, protesta a pretendere pace ed equità sociale con maggiore veemenza. Quindi, le piazze della protesta diventano quelle della violenza. Alcuni tra quelli più “incattiviti” si inabissano in clandestinità costituendo il flashpoint per le organizzazioni terroristiche che tanti lutti hanno provocato nell’Europa Occidentale. Non fu più tempo nemmeno per i grandi raduni musicali; quegli happening che sono stati consegnati al mito: Monterey, Ashbury Heights e Woodstock non avranno seguito.

A intristirci ulteriormente, è il fatto che quello fu l’ultimo anno con The Beatles anche se uscirà un LP dal titolo Let It Be e l‘ultimo singolo (solo in USA): The Long and Winding Road (la lunga strada tortuosa). La title track del disco uscirà sempre quest’anno e vedrà la prima e unica collaborazione di Linda McCartney con i Fab Four (nei cori). La canzone, scritta da Paul, racconta di un sogno in cui gli appare la madre (Mary), scomparsa per cancro quando lui era adolescente, che raccomanderà al figlio di prendere la vita come viene. Un invito che non è sbagliato accettare di questi tempi.

Il 1970 è anche un anno fecondo di produzioni musicali di pregio. Escono 4000 album ed oltre 5000 singoli. Questo pezzo è dedicato a tre album (di solito io li chiamo “Tre Pietre Miliari” nei miei “pezzi” dedicati) usciti in quell’anno così ricco dal punto di vista della produzione musicale. Ho scelto questi perché potrebbero essere stati realizzati nel 2070, tra altri cinquanta anni, e risultare comunque moderni. Insomma, sono dischi che non sono invecchiati e che raccontano non solo di un mercato (quello della musica, ma potremmo dire di tutto il comparto della cultura) florido, ricco di temi e di esperimenti ma, anche, di una grande fascinazione popolare per tutto quello che era musica, letteratura, cinema, teatro e musica … grande fermento e attenzione per i mezzi espressivi.

Primo, per un mio personalissimo affetto, un triplo album: All Things Must Pass di George Harrison. Una mole di materiale impressionante. L’album è sicuramente frutto di una vena compositiva che, nei Fab Four, era stata un po’ “soffocata”. E’ il suo terzo lavoro da solista ma il primo ad ottenere un grande successo di pubblico e, soprattutto, di critica. Quest’ultima aveva a lungo sottovalutato il talento di George a favore dei più “visibili” Paul e John (anche tutti gli altri Beatles escono nello stesso anno con lavori propri compreso Ringo). La leggenda narra che Harrison chiamò il produttore Phil Spector e lo fece andare da lui. Spector la raccontò così: “Andai da George a Friar Park e lui mi disse di avere qualcosa da farmi ascoltare. Non finiva più… Aveva centinaia di canzoni ed erano una meglio dell’altra.” L’album è pregno di contaminazioni americane, maturate anche per la sua collaborazione con Bob Dylan ma, direi, soprattutto per il “viaggio” compiuto negli USA, come testimoniano alcune esecuzioni effettuate con tecniche chitarristiche storicamente blues e contry/folk. Anche i temi trattati sono spesso quelli di una spiritualità alla moda del gospel di cui la canzone My Sweet Lord è testimonianza preziosissima, oltre che esserlo della sua svolta mistica orientale (infatti il coro canta un’invocazione vedica). Ogni pezzo là contenuto è pieno di originalità e poesia e i temi sono vari: alcuni legati alla fede nella spiritualità orientale abbracciata dal musicista, altri a relazioni umane che si stavano deteriorando (quella con Paul e John e con la moglie Patty Boyd), altri ancora all’inevitabilità della morte. L’esercizio avviene dentro ad un pop rock raffinato ed efficace che incorpora molti dei generi della musica popular USA, oltre a quelli già citati.

Il secondo album, l’ho citato mentre ero preso da una acutissima crisi di noia virale che dovevo sedare. Si tratta del monumentale John Barleycorn Must Die dei Traffic. E’ il quarto album della band che viene realizzato dopo la prima reunion. Il gruppo inglese ottiene molto più successo in USA che in Gran Bretagna. Questo fu probabilmente determinato da un pubblico che era meno avvezzo alla sperimentazione musicale rispetto ai sudditi di Sua Maestà e che visse il disco come molto originale. Ancora adesso l’album è stupefacente anche solo al primo ascolto, oltre ad essere un medicinale efficacissimo contro le stupidaggini dell’attuale situazione. Il titolo fa riferimento ad un personaggio del folclore anglosassone (Barleycorn è la personificazione inglese di birra e whisky) ma si può riferire anche al romanzo autobiografico di Jack London pubblicato nel 1913. London parla delle allucinazioni banali e senza costrutto di ubriachi senza immaginazione (tutt’al più vedranno elefanti rosa e topi blu) ma testimonia anche (da scrittore) la spinta a superare limiti sociali e di coscienza nel momento in cui l’alcol diventa innesco per “creare” mondi, per esplorare abissi. Veniamo al disco: eccezionale la ricchezza di suoni tra cui chitarra barocca, flauto, pianoforte e sassofoni. Mancano gli strumenti con i quali a questi Midlanders piaceva sperimentare, come mellotron e clavicembalo elettrico. Il disco sfugge, per lo più, a definizioni chiarificatrici. E’ un album progressive? Lo è certamente ma è ancora vagamente legato alla psichedelia del decennio precedente e, comunque, i Traffic mescolano sapientemente generi oltre che suoni trovando efficaci escursioni nel soul e nel jazz, dove ogni passaggio è una grande e gradevole sorpresa. In controtendenza con i critici, io non eleggo a miglior brano la bellissima Empty Pages bensì Stranger to Himself.

Ultimo ma solo in ordine di apparizione, Moondance di Van Morrison. Il cantautore di Belstaff è alla terza fatica in studio e al secondo capolavoro dopo Astral Weeks (di cui vi parlerò prima o poi perché merita). Esce il 28 febbraio negli USA, dopo che il nostro si è trasferito a vivere in California. Lontano anni luce dalle atmosfere malinconiche di Astral Weeks e da quel flusso di coscienza, Moondance è un album pieno di colore, intriso di musica black, solare e ottimista. La title track uscirà come singolo solo sette anni dopo e mai negli Stati Uniti. La side A di questo album venne definita dalla rivista Rolling Stone come la migliore di sempre. L’album è tutto bello ma io adoro l’esplosione R&B di Caravan, omaggio alla leggerezza del vivere privo di vincoli della cultura gypsy, da riscoprire vista la ormai manifesta fragilità di una civiltà sempre più egoista ed avviluppata in un buco nero esistenziale e completamente priva di sensibilità e di strumenti culturali per dirimere la questione.

Intanto che sprofondiamo nel gorgo di paura e incertezza, pieni di boriosa presunzione ma profondamente ignoranti del vivere, possiamo abbracciare questi tre straordinari capolavori come si fa con un relitto galleggiante salvifico durante un naufragio e pensare che questi artisti erano uomini come noi, rimboccarci le maniche, stabilire le priorità, e (dopo!) recuperare la speranza.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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"AN EVENING WITH" MANUEL AGNELLI

AN EVENING WITH 

MANUEL AGNELLI

Manuel Agnelli ha fatto la storia del rock italiano col progetto Afterhours, da cui si porta dietro il sodale Rodrigo D'Erasmo per questa nuova avventura teatrale, il tour che lo ha visto protagonista per una quindicina di date lo scorso anno: uno spettacolo acustico dove, per la prima volta, il nostro si cimenta nel ruolo del cantastorie, o storyteller, se si preferisce, oltre che in quello di musicista/cantante a cui ha abituato il pubblico italiano da ormai più di  30 anni.

Da questo spettacolo live è stato realizzato un album, stampato esclusivamente in vinile, di undici tracce, comprensive dei grandi classici della band, come "Male di Miele", "Quello che non c'è", "Strategie"... ma anche cover di respiro più anglosassone tra cui la curiosa scelta di "Video Games" di Lana Del Rey, suggerita, pare, dalla figlia quattordicenne dell'artista.

Agnelli racconta che questa nuova esperienza è stata dettata dalla volontà di un rapporto più viscerale col pubblico rispetto a quello televisivo persistente ormai da anni e che ha portato il capelluto cinquantatreenne a mettersi di nuovo in discussione in una nuova veste.

Il vinile ripercorre la scaletta ma esclude la parte "parlata". In esso si nota come l'artista inizia con un fare molto elegante, anche nei suoni e negli arrangiamenti, salvo poi percorrere maggiormente la via  "sporca" nei brani finali con parti cantate più  graffiate e meno aggraziate.

E grazie al cielo, ché di Rock ne abbiamo gran bisogno, di questi tempi.

Andrea E. Di Giovanni

Blog Rock Targato Italia

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Due concerti in due giorni per i NYLON

 

NYLON IN CONCERTO
Venerdì 14 febbraio al MONTANA’S ATELIER
(Largo Garibalbi 7, Zibido San Giacomo)
Sabato 15 febbraio al GARAGE MOULINSKI
(Via Pacinotti 4, Milano)

 

 

I Nylon colgono l’occasione di San Valentino per esibirsi in un House Concert nello studio del pittore Carlo Montana, a Zibido San Giacomo (Largo Garibalbi 7)
L’evento inizierà alle 21:30 di venerdì 14 febbraio e prevederà una performance dall’atmosfera più intima, dove la band proporrà alcuni brani che solitamente non trovano spazio all’interno della scaletta degli spettacoli full band. Non mancheranno anche delle sorprese.

Prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Prezzo: 20 euro (tutto compreso).
Programma:
ore 20,00 Atelier L'Altromondo Mostra opere Rock di Carlo Montana
ore 20,30 Ricco buffet e piatto caldo
ore 21,30 Concerto Nylon
ore 23,30 Torte, spumante e caffè


I Nylon si presenteranno invece con la formazione “Full-Band” all’evento di sabato 15 febbraio al Garage Moulinski di Milano (via Pacinotti 4).
Filippo Milani (voce e sex-appeal), Davide Montenovi (chitarre e sobrietà), Adriano Cancro (CelloBello), Roberto Re (Basso altissimo), Fabio Minelli (Batteria - anche di pentole) interpreteranno i brani tratti dall’ultimo album “Quasi fosse una tempesta” e alcune canzoni inedite che faranno parte del prossimo disco.
Il concerto milanese dei NYLON è l’occasione per scoprire una della band più interessanti della nuova scena cantautoriale italiana. Un viaggio attraverso il teatro canzone il Folk, il Jazz Manouche e il Rock.
… “È un vero e proprio teatro magico per anime solitarie, quello che portano in scena i pavesi Nylon. Un teatro in cui, sotto lo sguardo benevolo di Tom Waits, fra chitarre e violoncello, s’intrecciano rock, folk e canzone d’autore per raccontare storie che odorano di smarrimento, sbronze, artisti derelitti, bettole di provincia e nottate infinite.”…
(Roberto Bonfanti, giornalista).

Il concerto sarà aperto dal gruppo pop-rock MaLaVoglia.
Ingresso 5 euro.

NYLON

ll progetto Nylon prende vita nel 2014 dalla collaborazione fra Filippo Milani (voce), Davide Montenovi (chitarra) e Adriano Cancro (violoncello).
La band vanta una stretta collaborazione con Roberto Re (basso) e Fabio Minelli (batteria), strumentisti noti della scena lombarda. Le diverse estrazioni dei musicisti creano un repertorio originale, in cui il genere cantautorato trova sostegno in arrangiamenti più elaborati che spesso hanno riferimenti ai generi più disparati (jazz, classica, manouche, folk, rock e hard rock).
Lo spettacolo ha una forte impronta teatrale, che mira a coinvolgere in modo diretto il pubblico per non lasciarlo semplice spettatore.
La band si fa conoscere al pubblico aprendo i concerti di artisti quali Max Manfredi, le Luci della Centrale Elettrica, Roberto Angelini, Omar Pedrini, Alessandro Grazian.
Nel 2016 è stato pubblicato un EP di straculto “Antipasto Crudo”. Nel 2018 la band vince Rock Targato Italia. Nel 2019 il Premio della Fondazione Estro Musicale.
Nel Gennaio 2019 è stato, infine, pubblicato il primo album dal titolo: “Quasi fosse una tempesta”. Il disco è anticipato dalla pubblicazione del singolo e videoclip “L’indecente”. A maggio 2019 è stato pubblicato il secondo singolo e videoclip dal titolo “Irene”. A ottobre 2019 è uscito su YouTube il videoclip del terzo singolo “Niente da Aggiungere”.
Tutti i videoclip sono stati pubblicati in anteprima nazionale da All Music Italia.

NEL WEB:
Facebook: https://www.facebook.com/nylonproject/
Youtube: https://www.youtube.com/user/nylonduo
Instagram: https://www.instagram.com/nylonofficial/

ANDREA FERRARA
Divinazione Milano S.r.l.
Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network
Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano
Tel. 0258310655 Mob. 3925970778
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
web: www.divinazionemilano.it

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