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Mozart e Beethoven: Teatro dal verme

IL CLASSICISMO VIENNESE DI MOZART E BEETHOVEN PER IL RITORNO SUL PODIO DEI POMERIGGI MUSICALI DI DIEGO FASOLIS NELLA 77a STAGIONE “RACCONTI SENZA PAROLE”

Per il ciclo Connessioni, Cristina Dell’Acqua dialoga con Michela Fregona su Perché siamo stati tutti a Nasso ovvero di quanto il mito non se ne sia mai andato. 

Teatro Dal Verme

giovedì 17 febbraio ore 10.00 – anteprima concerto

giovedì 17 febbraio ore 18.00 “Connessioni”

giovedì 17 febbraio ore 20.00 concerto

sabato 19 febbraio ore 17.00 concerto

Vendita online www.ticketone.it

Atteso ritorno sul podio dei Pomeriggi Musicali di Diego Fasolis, uno dei più celebri interpreti di oggi del repertorio barocco e classico, personalità di riferimento per la musica storicamente informata e capace di unire virtuosismo, rigore e versatilità, e con cui l’orchestra milanese ha un rapporto costante nel tempo.

Per questo nuovo appuntamento al Teatro Dal Verme, per la 77a Stagione dei Pomeriggi Musicali giovedì 17 febbraio (anteprima ore 10 – concerto ore 20) e sabato 19 febbraio (ore 17) il programma musicale è focalizzato sul grande Classicismo viennese con la celebre  Sinfonia n. 41 in do maggiore “Jupiter” K551 di Wolfgang Amadeus Mozart incorniciata da Le creature di Prometeo, ouverture op. 43 e dalla Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36 di Ludwig van Beethoven, ideale prosecuzione del concerto del 2021 (con la Sinfonia n. 40 di Mozart e la Prima di Beethoven).

Sempre giovedì 17 febbraio ma alle ore 18, prosegue al Teatro Dal Verme (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su ipomeriggi.it), il ciclo di conversazioni “Connessioni fuori foyer” ideato e condotto da Michela Fregona. Perché siamo stati tutti a Nasso è il titolo di questo incontro che ha come ospite la grecista Cristina Dell’Acqua, autrice del volume Il nodo magico (Mondadori, 2021) in cui parla di Ulisse e dei suoi legami, del suo essere naufrago e del ritorno a casa costruito sull’amore, sull’amicizia e sull’ospitalità ma anche del dolore e della nostalgia, fondamenta indispensabili per la ricostruzione della memoria di chi è stato e di chi diventerà. Il mondo classico ancora una volta illumina il presente.

Il programma del concerto si apre con Le creature di Prometeo, ouverture op. 43 di Beethoven, scritto per l’omonimo balletto messo in scena nel 1801 da Salvatore Viganò, allora coreografo responsabile alla corte viennese. «Il soggetto – ricorda Raffaele Mellace nelle note del programma di sala – ha per protagonista il mito classico del titano che si cimenta nel conferire vita fisica e intellettuale a due statue da lui plasmate (le creature del titolo), mobilitando in Parnaso Apollo, Bacco, Orfeo, le Muse e altre figure mitologiche perché le educhino alla bellezza. Beethoven risponde alla commissione con una partitura – ouverture e sedici numeri – dominata da una cifra di elegante, classico nitore e ispirato lirismo, la cui pagina introduttiva apre il nostro concerto con prorompente, teatrale vitalità». 

A seguire la Sinfonia n. 41 in do maggiore “Jupiter” K551 di Mozart. Il riferimento alla divinità classica, attribuitole probabilmente da un impresario londinese, è certamente dovuto alla grandiosità dei suoi temi e alla maestosa struttura musicale. Insieme alle altre due sinfonie composte nello stesso periodo del 1788, costituisce il vertice artistico del sinfonismo settecentesco. La Sinfonia “Jupiter” è epica e monumentale: «con la Jupiter – scrive ancora Mellace – Mozart non ci offre però solo un capolavoro di abbacinante, mirabile ingegneria compositiva, una “grandiosa apoteosi, paragonabile a un vertiginoso trionfo tiepolesco” (Massimo Mila), ma eleva un messaggio tutto interiore di serena, olimpica utopia che trascende qualsiasi dolore: messaggio che troverà nel Flauto magico, al limitare della morte, il sigillo definitivo».

Infine, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36 di nuovo di Beethoven. Composta tra il 1800 e il 1802, durante gli anni della scoperta della malattia che lo porterà alla sordità, riflette due stati d’animo contrastanti – la gioia e il dolore – indotti dalle proprie esperienze personali e già indice della sua “sofferenza” e innovazione romantica. Nella Seconda Sinfonia i contemporanei avvertirono subito qualcosa di eccessivo e sorprendente rispetto alle loro abitudini di ascolto; sulla “Allgemeine Musikalische Zeitung” si legge: «troviamo il tutto troppo lungo, certi passaggi troppo elaborati; l'impiego troppo insistito degli strumenti a fiato impedisce a molti bei passi di sortire effetto. Il Finale è troppo bizzarro, selvaggio e rumoroso. Ma ciò è compensato dalla potenza del genio che in quest'opera colossale si palesa nella ricchezza dei pensieri nuovi, nel trattamento del tutto originale e nella profondità della dottrina».

Biglietti disponibili (da euro 9 a euro 20) sul sito ipomeriggi.it e in biglietteria.

Teatro Dal Verme

giovedì 17 febbraio ore 10.00

giovedì 17 febbraio ore 20.00

sabato 19 febbraio ore 17.00

Orchestra I Pomeriggi Musicali

Direttore Diego Fasolis

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Le creature di Prometeo, ouverture op. 43

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Sinfonia n. 41 in do maggiore "Jupiter" K 551

Allegro vivace 

Andante cantabile 

Minuetto e trio. Allegretto 

Molto Allegro 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36

Adagio molto - Allegro con brio

Larghetto

Scherzo. Allegro

Allegro molto

Diego Fasolis direttore

Riconosciuto nel mondo come uno degli interpreti di riferimento per la musica storicamente informata, unisce rigore stilistico, versatilità e virtuosismo. Ha studiato a Zurigo, Parigi e Cremona, conseguendo quattro diplomi con distinzione. Ha iniziato poi la sua carriera come concertista d’organo, eseguendo più volte l’integrale di Bach, Mozart, Mendelssohn, Liszt. Nel 1993 è stato nominato Direttore stabile dei complessi vocali e strumentali della Radiotelevisione svizzera. Dal 1998 dirige I Barocchisti, ensemble con strumenti storici da lui fondato insieme alla moglie Adriana Brambilla, prematuramente scomparsa, alla quale ha dedicato nel 2013 una Fondazione benefica per il sostegno di giovani musicisti. Ha collaborato con Cecilia Bartoli in registrazioni audio e video e importanti tournée internazionali. Nel 2016 la Scala gli ha affidato la creazione di un’orchestra con strumenti originali, che ha diretto nel Trionfo del Tempo e del Disinganno. Sempre nel 2016 ha raccolto l’eredità di Nikolaus Harnoncourt, eseguendo tre volte la Sinfonia n. 9 di Beethoven al Musikverein di Vienna. Nel 2011 Papa Benedetto XVI gli ha conferito un dottorato honoris causa per il suo impegno nell’interpretazione di musica sacra. Vanta un’imponente discografia comprendente più di cento titoli con cui ha ottenuto numerosi dischi d’oro nomination ai Grammy Awards.

Teatro Dal Verme

Connessioni Fuori Foyer

giovedì 17 febbraio ore 18.00

Perché siamo stati tutti a Nasso ovvero di quanto il mito non se ne sia mai andato

Cristina Dell’Acqua, Il nodo magico (Mondadori)

Il nodo magico. Ulisse, Circe e i legami che rendono liberi parla di Ulisse e dei suoi legami. Nel suo lungo viaggio di ritorno da Troia, Ulisse è uomo vittorioso, ma solo. Non più un eroe ma un naufrago. Il senso e la direzione non sa più dove siano. Saranno alcuni incontri speciali ad aiutarlo a ritrovare una forza che non è scritta in nessuna guerra. Nausicaa, Circe, Calipso, Penelope, Anticlea, Atena sono le figure che lo guidano in un percorso che non è solo un ritorno a casa, ma tracciano la mappa della sua educazione sentimentale. Il ritorno di Ulisse è costruito sui nodi dell’amore, dell’amicizia e dell’ospitalità ma anche del dolore e della nostalgia, fondamenta indispensabili per la ricostruzione della memoria di chi è stato e di chi diventerà. Al pari di Ulisse, tutti noi siamo le nostre relazioni. Cristina dell’Acqua torna a sondare il mondo classico a caccia di domande e riposte che illuminino anche il nostro presente. «In questo nuovo viaggio» scrive «ci guideranno la fantasia di Omero, le donne, gli amici, le anime che Ulisse incontrerà e il nodo intricato e magico, che scopriremo legato a doppio filo a noi. Per ricordare, oggi e sempre, che è nei legami che è riposta la nostra libertà».

Cristina Dell'Acqua, laureata in Lettere Classiche all'Università degli Studi di Milano, insegna latino e greco ed è vicepreside al Collegio San Carlo di Milano. Da sempre appassionata di sperimentazione didattica, si è specializzata in Arts Integration ad Annapolis, USA. È coautrice di Il futuro è antico. L'uso del teatro classico nell'educazione e nella formazione (2011) e autrice di Una Spa per l'anima. Come prendersi cura della vita con i classici greci e latini (Mondadori 2018). Da diversi anni è organizzatrice di incontri di lingua e cultura greca per adulti appassionati.

Michela Fregona (www.michelafregona.it)

È nata e vive a Belluno; giornalista, è laureata in lettere antiche a Venezia e diplomata in flauto traverso. Insegna nelle scuole serali dal 2000. Ha pubblicato per la Postcart di Roma Tangomalia (2004) e Buenos Aires Café (2008), reportage di vite e luoghi (premio Marco Bastianelli 2009), con fotografie di Lucia Baldini. Dal 2018 si prende cura della pagina della “Letteratura” della rivista online «Cultweek». È tra le fondatrici di “Scrittori a domicilio”, la prima rete di presentazioni virtuali degli scrittori italiani, nata nel marzo del 2020. Ha collaborato con l’Accademia dei Lincei. Il suo romanzo d’esordio, La classe degli altri, segnalato nel 2017 dal Comitato di lettura del Premio Italo Calvino, è stato pubblicato da Apogeo Editore (Adria) nel settembre del 2019. Nel novembre del 2020 è uscito Riscossa, primo volume della collana Vocabolario dell’Arca – parole in caso di diluvio, pubblicato da Anima Mundi (Otranto). 

Informazioni e biglietteria

Teatro Dal Verme

via San Giovanni sul Muro, 2 - 20121, Milano

Tel. 02 87 905 – www.ipomeriggi.it

Il servizio informazioni presso il Teatro Dal Verme è aperto dal martedì al sabato dalle 11 alle 19

Per “Connessioni” l’ingresso è gratuito con prenotazione su eventbrite

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-perche-siamo-stati-tutti-a-nasso-225783433327 

I biglietti per i concerti della 77a Stagione hanno un costo da 9 a 20 euro.

La biglietteria del Teatro Dal Verme è aperta da martedì a venerdì ore 10:30 – 18:30; sabato ore 10:30 – 14:00

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / tel 02 87905201

In ottemperanza alle normative vigenti, gli abbonamenti e i biglietti sono nominativi; all’ingresso viene controllato il Super Green Pass ed rilevata la temperatura corporea; è obbligatorio disinfettare le mani, indossare sempre le mascherine FFP2 e seguire le indicazioni del personale e della segnaletica.

 

 

 

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teatro dal verme: Concerto di Schumann e la Sinfonia n. 40 di Mozart

IL PIANISTA PIETRO DE MARIA OSPITE DEI CONCERTI DELLA 77a STAGIONE DEI POMERIGGI MUSICALI E DELL’INCONTRO CON GLI UNDER30

Sul podio torna James Feddeck; in programma il Concerto di Schumann e la Sinfonia n. 40 di Mozart

Teatro Dal Verme

giovedì 3 febbraio ore 10.00 – anteprima

giovedì 3 febbraio ore 20.00 – concerto

venerdì 4 febbraio ore 19.30 – Altri pomeriggi under30

sabato 5 febbraio ore 17.00 - concerto

L’Orchestra I Pomeriggi Musicali torna al Teatro Dal Verme per i consueti due concerti settimanali della 77a Stagione dei Pomeriggi Musicali intitolata “Racconti senza parole: la musica tra mito, letteratura e poesia” e preparata dal direttore artistico e generale Maurizio Salerno.

Appuntamento quindi giovedì 3 febbraio (anteprima ore 10 – concerto ore 20) e sabato 5 febbraio (ore 17) ma con un cambio di interpreti: a causa di una improvvisa indisponibilità di Louis Lortie, il concerto avrà sul podio il direttore principale James Feddeck, mentre solista del previsto Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op. 54 di Robert Schumann sarà Pietro De Maria. A completare il programma la Sinfonia in sol minore n. 40 K550 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Biglietti disponibili (da euro 9 a euro 20) sul sito ipomeriggi.it e in biglietteria.

Pietro De Maria, considerato fra i più importanti interpreti della scuola pianistica italiana di Maria Tipo – premio della critica al Concorso Čajkovskij di Mosca, Primo Premio al Concorso Internazionale Dino Ciani di Milano e al Géza Anda di Zurigo, oggi docente al Mozarteum e Accademico di Santa Cecilia – sarà protagonista dell’incontro con i giovani under30, nuovo appuntamento venerdì 4 febbraio (ore 19.30) della rassegna Altri Pomeriggi. Si tratta di un’attività nata per aprire sempre più il teatro e la programmazione dell’Orchestra ai giovani di età inferiore ai 30 anni, per fargli vivere un’esperienza musicale insolita, conoscendo gli artisti da vicino, dialogando con loro in un clima conviviale e rilassato. Per questo incontro che, secondo le normative vigenti non potrà concludersi con il consueto aperitivo, l’ingresso è gratuito con prenotazione su eventbrite. Per ulteriori dettagli Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il programma musicale col più romantico dei concerti pianistici, quello in la minore op. 54 di Robert Schumann, la cui moglie, straordinaria pianista Clara Weick, si dichiarò subito entusiasta preparando il debutto nel 1845: «Com’è ricco di invenzione, com’è interessante dal principio alla fine; com’è fresco, e quale insieme ben connesso! Studiandolo, provo un vero piacere». Con queste parole il compositore informava l’amico Mendelssohn del lavoro compiuto: «Il mio Concerto in la minore si divide in allegro affettuoso, andantino e rondò. I due ultimi brani vanno eseguiti senza interruzione; forse lei potrebbe indicarlo nel programma di sala» e così scriveva anche alla moglie «Quanto al concerto, ti ho già detto che si tratta di un qualcosa a metà tra sinfonia, concerto e grande sonata». Oggi il Concerto in la minore è universalmente riconosciuto come una delle espressioni più autentiche della personalità, della qualità e varietà di invenzione di Schumann. È una delle sue opere più dense, il tentativo più ardito di fondere in una singola composizione tutte le emozioni e le ansie espressive che lo assillavano: la creazione finale è di vaste proporzioni, costretta a confrontarsi con la tradizione classica ma, allo stesso tempo, a superarla e trascenderla. La scrittura pianistica amplifica le possibilità tecniche ed espressive già inventate e utilizzate prima e tende ad accentrare su di sé il peso del dialogo con l'orchestra, nello spirito di una reciproca libertà.

Penultima pagina sinfonica mozartiana, la Sinfonia in sol minore n. 40 K550 è scritta nell’estate del 1788 insieme alla n. 39 e alla n. 41 “Jupter”. Nelle note di sala, Raffaele Mellace ricorda che «già nel 1793 la si giudicava “una delle più belle di questo maestro”: titolo meritato per l’intensità espressiva, l’imprevedibilità armonica, il cromatismo, l’ambiguità del significato e pertanto della collocazione estetica, in seno a un classicismo dalle insopprimibili tensioni preromantiche. […] La Sinfonia è prodotto di quel laboratorio viennese di idee ed esperienze umane e culturali che fruttò i capolavori della maturità mozartiana».

Teatro Dal Verme

giovedì 3 febbraio ore 20.00

sabato 5 febbraio ore 17.00

Orchestra I Pomeriggi Musicali 

Direttore James Feddeck

Pianoforte Pietro De Maria

Robert Schumann (1810-1856)

Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op. 54

Allegro affettuoso, intermezzo, andantino grazioso.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Sinfonia in sol minore n. 40 K550, molto allegro, andante.

Manuetto: allegretto

Pietro De Maria pianoforte

Dopo aver vinto il Premio della Critica al Concorso Čajkovskij di Mosca nel 1990, Pietro De Maria ha ricevuto il Primo Premio al Concorso Internazionale Dino Ciani di Milano (1990), al Géza Anda di Zurigo (1994). Nel 1997 gli è  stato assegnato il Premio Mendelssohn ad Amburgo. La sua intensa attività concertistica lo vede solista con prestigiose orchestre e con direttori quali Roberto Abbado, Gary Bertini, Myung-Whun Chung, Vladimir Fedoseyev, Daniele Gatti, Alan Gilbert, Eliahu Inbal, Marek Janowski, Ton Koopman, Michele Mariotti, Ingo Metzmacher, Gianandrea Noseda, Corrado Rovaris,Yutaka Sado, Sándor Végh. Nato a Venezia nel 1967, De Maria ha iniziato lo studio del pianoforte con Giorgio Vianello e si è diplomato sotto la guida di Gino Gorini al Conservatorio della sua città, perfezionandosi successivamente con Maria Tipo al Conservatorio di Ginevra, dove ha conseguito nel 1988 il Premier Prix de Virtuosité con distinzione. Il suo repertorio spazia da Bach a Ligeti ed è il primo pianista italiano ad aver eseguito pubblicamente l’integrale delle opere di Chopin in sei concerti. Recentemente ha realizzato un progetto bachiano, eseguendo i due libri del Clavicembalo ben temperato e le Variazioni Goldberg. Ha registrato l’integrale delle opere di Chopin, il Clavicembalo ben temperato e le Variazioni Goldberg per la Decca, ricevendo importanti riconoscimenti dalla critica specializzata, tra cui Diapason, International Piano, Music Web-International e Pianiste. Ha inciso inoltre le tre Sonate op. 40 di Clementi per l’etichetta Naxos, un recital registrato dal vivo al Miami International Piano Festival per la VAI Audio, l’integrale delle opere di Beethoven per violoncello e pianoforte con Enrico Dindo per la Decca e un cd con opere di Fano per Brilliant Classics. Pietro De Maria è Accademico di Santa Cecilia e insegna al Mozarteum di Salisburgo. È nel team di docenti del progetto “La Scuola di Maria Tipo” organizzato dall’Accademia di Musica di Pinerolo.

James Feddeck direttore  

Nato a New York e acclamato dal Chicago Tribune come “un talentuoso direttore di cui si sentirà parlare per molto tempo”, James Feddeck è stato vincitore del Solti Conducting Award, dell’Aspen Conducting Prize ed è ex-Assistant Conductor della Cleveland Orchestra. La stagione attuale comprende debutti con la BBC Scottish Symphony Orchestra, con la Filarmonica di Varsavia, con la Staatskapelle di Weimar e con la Oregon Symphony Orchestra, oltre a collaborazioni con l’Orchestre Symphonique de Montreal, l’Orchestre Natrional de Belgique, la Residentie Orkest, la Bournemouth Symphony Orchestra e l’Orquestra Sinfónica de Tenerife. Le ultime stagioni hanno visto performance con molte delle più importanti orchestre europee e americane, tra le quali la Sinfonica della Radio di Vienna, la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino, l'Orchestre National de France, la BBC Symphony Orchestra, la BBC Philharmonic, la Royal Philharmonic di Liverpool, la Sinfonica di Barcellona, la Royal Stockholm Philharmonic, la Filarmonica di Helsinki, l’Orchestra Sinfonica della città di Birmingham, la Hallé Orchestra, la Sinfonica di Chicago, la Cleveland Orchestra, la Sinfonica di San Francisco, la Sinfonica di Seattle, la Sinfonica di Detroit e la Sinfonica di Toronto. Esperto organista, James Feddeck si è esibito in recital in Europa e Nord America. Ha studiato oboe, pianoforte, organo e direzione al Conservatorio di Musica di Oberlin ed è stato il primo vincitore del loro Outstanding Young Alumni Award.

Informazioni e biglietteria

Teatro Dal Verme

via San Giovanni sul Muro, 2 - 20121, Milano

Tel. 02 87 905 – www.ipomeriggi.it

Il servizio informazioni presso il Teatro Dal Verme è aperto dal martedì al sabato dalle 11 alle 19

Per “Altri pomeriggi” l’ingresso è gratuito con prenotazione su eventbrite 

Per ulteriori dettagli Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I biglietti per i concerti della 77a Stagione hanno un costo da 9 a 20 euro.

La biglietteria del Teatro Dal Verme è aperta da martedì a venerdì ore 10:30 – 18:30; sabato ore 10:30 – 14:00

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / tel 02 87905201

In ottemperanza alle normative vigenti, gli abbonamenti e i biglietti sono nominativi; all’ingresso viene controllato il Super Green Pass ed rilevata la temperatura corporea; è obbligatorio disinfettare le mani, indossare sempre le mascherine e seguire le indicazioni del personale e della segnaletica. In servizio bar è momentaneamente sospeso. 

Vendita online

 

 

 

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teatro fontana: Stagione 2022

TEATRO FONTANA: STAGIONE 2022

TUTTI GLI SPETTACOLI

ALDST: Al limite dello sputtanamento totale

2-4 febbraio, da mercoledì a venerdì alle ore 20.30

Di e con Viola Marietti
Regia Matteo Gatta, Viola Marietti
Dramaturg/Supervisione artistica Gabriele Gerets Albanese

Compagnia Tristeza Ensemble

Un manifesto generazionale con innesti da stand-up comedy

Figlia d’arte e diplomata al Piccolo Teatro di Milano, Viola Marietti dà corpo a un monologo polifonico popolato da diversi personaggi, quelli che abitano la quotidianità di tutti i suoi coetanei. Familiari che fanno da specchio distorto, amici dentro la doccia e amori sghembi prendono vita attraverso l’attrice, acccompagnata sul palco solo da pochissimi, essenziali, oggetti di scena: una sedia, qualche lucina, alcol e sigarette.

LE RANE

Fino al 30 gennaio

Da Aristofane, progetto®ia Marco Cacciola, con (in o.a.) Giorgia Favoti, Matteo Ippolito, Lucia Limonta, Claudia Marsicano, Francesco Rina e un coro di cittadini ogni giorno diverso. Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatri di Bari, Solares Fondazione delle Arti.

Spettacolo inserito in abbonamento Invito a Teatro

Le Chicche Fontana Kids: SONATA PER TUBI

5-6 febbraio

Spettacolo tout public per bambini e famiglie

Di e con Ferdinando D’Andria, Maila Sparapani, Marilù D’Andria
Scenografie Ferdinando D’Andria
Produzione Compagnia Nando e Maila ETS

LA GRANDE ABBUFFATA

10-20 febbraio

Dall’omonimo film Di Marco Ferreri
Drammaturgia Francesco Maria Asselta, Michele Sinisi
Regia Michele Sinisi
Scenografie Federico Biancalani
Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale/teatro Metastasio di Prato
Spettacolo inserito in abbonamento Invito a Teatro

LIVORE. Mozart e Salieri

24-27 febbraio

Con Michele Altamura, Francesco d’Amore, Gabriele Paolocà
Drammaturgia Francesco d’Amore
Regia Michele Altamura e Gabriele Paolocà
Produzione VicoQuartoMazzini, Gli Scarti, Festival delle Colline Torinesi
Con il sostegno di Armunia e Teatri associati di Napoli/C.Re.A.Re Campania

IL TEATRO FONTANA APPLICA - PER QUANTO POSSIBILE E IN BASE ALLA DISPONIBILITÀ DI POSTI - IL DISTANZIAMENTO TRA NUCLEI DIVERSI. SEGNALATECI LE VOSTRE PREFERENZE IN FASE DI PRENOTAZIONE.

 

 

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Un giorno da ricordare: da Mozart, per Monet, a Mandela

Un giorno decisamente intriso di storia quello di oggi, che vede la perdita di personalità che hanno rivoluzionato il mondo della musica, dell’arte e della politica a livello globale.

Ma partiamo con ordine.

Sono quasi le una del mattino quando, nel 1791, muore a Vienne il compositore e bambino prodigio Wolfgang Amadeus Mozart.

Componendo la sua prima opera a soli 6 anni, con un genio oltre natura per la musica e una predisposizione intrinseca al divertimento, viene considerato il precursore della riabilitazione del mestiere di musicista e compositore. Anche se, infatti, sarà Beethoven il primo vero “libero professionista”, è Mozart ha dare uno scossone alla tradizione quando, già affermato artista, abbandona il servizio alla corte dell’arcivescovo di Salisburgo nel 1781, a 25 anni. La sua è una battaglia persa in partenza, possiamo dire da posteri, essendo la sua Vienna non ancora pronta al cambiamento come invece quella di Beethoven. La lista delle opere da lui composte risulta, comunque, pressoché infinita, spaziando da un genere all’altro con estrema disinvoltura, come attraverso i generi, con una bravura eccezionale ed irraggiungibile. Mozart viene considerato l’emblema e la rappresentazione ai massimi livelli della cosiddetta “musica classica” nonché il “primo autore” dei concerti per pianoforte, come compositore ed esecutore degli stessi, essendo egli in prima persona ad aver fatto da modello di bravura e genialità il futuro talento Beethoven. Ed è a lui che si deve il rinnovamento del genere del concerto, dove esso diviene un dialogo paritario fra orchestra e solista. Chiarezza, equilibrio e trasparenza la fanno da padroni, ma la sua grazia e la sua delicatezza lasciano anche il posto alla potenza eccezionale dei capolavori. Il mito della bravura di Mozart, da bambino prodigio, a genio indiscusso della composizione, a protagonista di una morte precoce e misteriosa, è di certo amplificato dagli aneddoti e dalle leggende che coronano la sua vita, rendendo quasi la leggenda della sua storia più famosa delle sue opere. E proprio per questo il film del 1984 “Amadeus”, di Milos Forman, ispirato all’opera teatrale di Peter Shaffer, ha romanzato molto della vita del genio settecentesco, seppur abbia il merito di aver dato modo a più di una generazione di conoscere meglio Mozart, e fornisca ancora oggi un primo approccio considerevole per chiunque si chieda “chi era Mozart?”.

È invece quasi alle una del pomeriggio che, nel 1926, muore a Giverny il padre del movimento impressionista Claude Monet.

Inizia a dipingere a 18 anni, sotto la direzione di Boudin, che lo conduce alla rappresentazione di un paesaggio en plain air, dopo aver avuto una formazione composita ed aver tratto ispirazione dai più grandi artisti del tempo. Ma la vera spinta viene dagli incontri, da quei grandi artisti che incontra a Parigi, come Pissarro, Sisley, Renoir, Bazille, anche se è Courbet, insieme alla Scuola di Barbizon, ad influenzarlo maggiormente. Passano quasi dieci anni da quando, nel 1863, vede per la prima volta “Colazione sull’erba” di Manet, prima che il suo stile e la psicologia d’arte prenda forma e si realizzi in quello che diviene il dipinto che darà il nome all’intero gruppo di artisti che seguirà le sue orme: “Impression. Soleil levant”, e che verrà esposto durante la prima mostra impressionista della storia, nel 1874. Personalissimo è il modo in cui quasi in maniera asfissiante egli riproduce il medesimo soggetto un numero infinito di volte per riuscire a coglierne ogni sfumatura di colore e luce, come accade con la rappresentazione della facciata della cattedrale di Rouen. La chiesa è ogni volta nuova, diversa, riconoscibile solo come un’entità evanescente sempre simile ma sempre profondamente diversa, a causa delle ore del giorno, delle condizioni atmosferiche e dei periodi diversi in cui essa viene rappresentata dal pittore. Ed anche quando ormai l’impressionismo viene superato, quando ormai l’avanguardia perde il proprio nome e diviene solo passato, il grande artista matura ed evolve la propria tecnica ma egli resta sempre lo stesso, legato indissolubilmente alla propria anima impressionista con cui torna ormai nel primo ventennio del 1900 a dar vita a “Le ninfee”, dove sintetizza la sua ricerca e la anima di artista.

Ed infine solo due anni fa, nel 2013, si spegne a Johannesburg il premio Nobel ed ex presidente del Sudafrica Nelson Mandela.

Se fino ad ora è stato decisamente complesso sintetizzare in pochi punti la storia di grandi artisti che hanno cambiato drasticamente l’arte come Mozart e Monet, riuscire a fare lo stesso per la vita di un simbolo come Nelson Mandela sembra impossibile.

Fin da giovanissimo egli combatte contro l’apartheid, per garantire agli esseri umani pari diritti che andassero il colore della pelle, la nazionalità e, se vogliamo rendere ancora più moderna la sua lotta, il genere e gusto sessuale e la religione. Maestro di vita e cambiamento, che insegna ai governi e ai popoli di tutto il mondo che con la perseveranza è possibile arrivare ad una svolta, e non a caso risulta essere ad oggi l’uomo che la maggioranza dei giovani italiani considera come l’uomo a cui ispirarsi, da seguire come esempio di vita. Forse il modo migliore di ricordare il grande uomo che è stato Nelson Mandela è quello di ripercorrere il suo credo, la sua essenza, le sue convinzioni. Come il non perdere mai la speranza, cosa che egli mai ha fatto, nonostante i lunghi anni di reclusione causati dalla sua lotto anti-apartheid, e che si lega indissolubilmente all’invito a ridere, a prendere con leggerezza e con il sorriso la vita, per il semplice fatto di poterla vivere. Ma anche gli estremamente ancora attuali inviti a non cadere vittime del razzismo, a non discriminare gli altri e quindi a non essere discriminati, a rifiutare l’oppressione, a combatterla migliorando in primo luogo noi stessi ricordandoci di lasciare sempre alle spalle il passato, a non portarlo dietro di noi, con noi, come un fardello, e vivere così il presente per poter rivolgerci con ottimismo al futuro. Gentilezza, solidarietà, bontà, perdono, fiducia e confronto costruttivo, infine, si sommano ai suoi consigli che ancora possiamo trovare nelle frasi da lui pronunciate e raccolte nei libri, o più semplicemente in giro per internet, per arrivare all’ultima, grande, verità per la quale Mandela si è fatto paladino insieme a Gandhi: il rifiuto della violenza, anche, e soprattutto, come risposta.

Rock Targato Italia oggi non poteva proprio far a meno di rinunciare a nessuno di questi nomi della storia, e vi augura un buon week-end accompagnando l’articolo con la canzone dedicata proprio al leader politico sudafricano composta pubblicata una settimana prima della sua morte dal gruppo inglese U2: Ordinary Love.

Ordinary Love - U2

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