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Vincitori Rock Targato Italia XXVIII edizione

Vincitori Rock Targato Italia XXVIII edizione

ROCK TARGATO ITALIA – XXVIII edizione
Milano LegendClub
19 – 20 – 21 settembre

Ecco i nomi degli artisti vincitori della XXVIII edizione di Rock Targato Italia: Gran Premio Rock Targato Italia, il Premio Compilation di Rock Targato Italia e dei Premi Speciali Stefano Ronzani e del Pubblico

Gran Premio Rock Targato Italia

CAPABRO (Ancona) e FLAT BIT (Pesaro)

i quali riceveranno il premio in palio, che consiste in una importante promozione a livello nazionale del loro progetto discografico e la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia che sarà pubblicata per il periodo natalizio

Premio Compilation di Rock Targato Italia

A seguire i nomi degli altri vincitori selezionati dalla giuria tecnica e protagonisti delle serate di Rock Targato Italia svolte a Milano il 19 – 20 – 21 settembre al LegendClub organizzate e promosse dalla società Divinazione Milano.
In palio la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia

In ordine Alfabetico:

12 BARS BLUES REVOLUTION (Palermo)
COMPAGNI DI CAPPIO (Mantova)
D-STORTA (Cagliari)
ETIMO (Torino)
INSIL3NZIO (Fermo)
I TRADITORI (Forlì)
MEROVINGI (Parma)
SOUND OF SOUL (Teramo)

Premio Stefano Ronzani

2ELEMENTI (Potenza)
DIEGO SWAN (Roma)

Premio Speciale del Pubblico 

è stato assegnato a
WATT BAND (Milano)


Tutti gli artisti parteciperanno con un loro brano alla prossima compilation di Rock Targato Italia, che sarà pubblicata per Natale 2016 dall’etichetta Terzo Millennio.

si ringrazia la GIURIA:
Filippo Broglia (Recmedia Promozione e Comunicazione) Presidente Giuria, Fausto Pirito (giornalista), Maryon Pessina, Andrea Vittori (MA9 Promotion), Claudio Formisano (Presidente Disma Musica), Alex Pierro (giornalista), Roberto Bonfanti (artista e scrittore), Monica Landro (giornalista, promotional manager), Marcello Zinno (RockGarage.it), Lorella Bartoccetti – NAR International), Elia Perboni (Giornalista), Alberto Riva (produttore discografico e Creatore Eventi Moda e Design)

Un augurio immenso e un grazie di cuore a TUTTI gli ARTISTI che hanno partecipato, dalle selezioni locali alle Finali Nazionali, a Rock targato Italia

 


 

PRESENTAZIONI ARTISTI VINCITORI a cura di ROBERTO BONFANTI (artista e scrittore)

Gran Premio Rock Targato Italia

CAPABRO (Ancona)

C'era una volta, in Italia, una cosa magnifica chiamata teatro canzone: un patrimonio culturale immenso e troppo spesso dimenticato creato da una ristrettissima cerchia di artisti di enorme spessore capaci di raccontare la realtà in modo incisivo ma al tempo stesso romantico, giocoso e surreale mischiando musica, teatro, ironia e uno sguardo lucidissimo sulla realtà. I CaPaBrò sembrano nascere proprio dalle spore di quel mondo, o quanto meno sembrano voler provare a raccogliere il testimone del lato più scanzonato di quell'eredità, reinterpretando gli insegnamenti del Gaber più ironico, dello Jannacci più surreale, ma anche di personaggi come Nanni Svampa, Paolo Rossi o il duo Cochi e Renato. Marcette sghembe, filastrocche surreali, valzer istrionici e canzoni trascinanti stracolme di ironia e condite da intermezzi teatrali sono la formula scelta dal trio anconetano per provare a raccontare la propria visione del mondo e dei rapporti umani in modo giocoso e irriverente. Servono talento e intelligenza per raccontare la realtà e gli uomini con un sorriso: i CaPaBrò, senza prendersi troppo sul serio, ci riescono in modo genuino con un gioco di richiami musicali e teatrali divertente e sinceramente divertito.

https://www.facebook.com/capabro

FLAT BIT (Persaro)

Quelle di quest'anno saranno probabilmente fra le finali di Rock Targato Italia più ricche di sempre, almeno per la quantità e la varietà dei gruppi in gara. I Flat Bit ci arrivano grazie alla vittoria nel contest gemellato Geometrie Sonore e in questo 2016 stanno davvero facendo incetta di premi e segnalazioni in molti dei più importanti concorsi nazionali. La band marchigiana sembra avere un solo obiettivo: far ballare e spremere sudore sotto al palco. Una vocazione che li porta a trasformarsi in una sorta di frullatore in cui i cinque musicisti, insieme a un'abbondanza di elementi power-pop, cercano di inglobare momenti più tipicamente rock, aperture sintetiche, slanci pop-punk, insegnamenti electro-pop e persino qualche intermezzo dal gusto hip-hop e una spruzzata di istrionismo da teatro canzone, per centrifugare tutto e ricavarne una miscela freschissima dai ritmi incalzanti e le melodie immediate che si sposa bene con i testi densissimi di un'ironia concreta e pungente. Una band giovane animata da una grande capacità di accarezzare generi diversi succhiando da ognuno la componente più esplosiva. Aspettiamo curiosi di vederli dal vivo.

https://www.facebook.com/Flat.Bit

 


 

Premio Compilation di Rock Targato Italia

12 BARS BLUES REVOLUTION (Palermo)

Qualche anno fa un critico musicale mi confidò di avere una piccola particolare perversione: quando riceveva il demo di un gruppo emergente, prima di ascoltarlo ne immaginava la recensione basandosi solo sugli elementi della copertina, poi inseriva il cd nel lettore e si divertiva a scoprire fino a che punto avesse visto giusto. I 12 Bars Blues Revolution giocano a carte completamente scoperte mettendo in chiaro già nel nome della band quanto le loro radici sonore risiedano nell'amore per tutto ciò che discende dalle derivazioni elettriche dei suoni del Delta del Mississippi. Un amore che si declina in un rock tagliente in cui, fra momenti che richiamano la polvere delle strade della Louisiana, altri  che portano all'immaginario urbano di Los Angeles e altri ancora venati di psichedelia, il quartetto siciliano rimiscela  gli insegnamenti di oltre tre quarti di secolo di figli, nipoti e pronipoti del blues, partendo dai vecchi Muddy Waters o John Leee Hooker per arrivare, dopo aver accarezzato i Doors, Hendrix e gli Stones, ad artisti contemporanei come Jack White o gli agli Artic Monkeys.“E' blues che viene giù come la grandine”, cantavano i Negrita in un brano dedicato a Robert Johnson, e da quella grandine i 12BBR non hanno paura di lasciarsi bagnare fino alle ossa.

https://www.facebook.com/12bbr

COMPAGNI DI CAPPIO (Mantova)

Sono freschi e scapigliati, i Compagni Di Cappio, e sembrano presentarsi sul palco con la genuina sfrontatezza di chi ha poco più di vent'anni e tanta voglia di gridare al mondo la propria verità.

Animati, tanto nei contenuti quanto nell'approccio a un rock libero e diretto, da uno spirito punk molto giovanile, il trio mantovano sembra però non volersi porre confini, contaminando il proprio sound tanto con riff di chitarra elettrica quanto con fraseggi funk e aperture pop, ma soprattutto giocando in modo intelligente con l'armonizzazione delle tre voci che finisce col diventare uno dei tratti distintivi della loro proposta. “Scusate tanto, signore e signori, ma voglio solo una vita a colori […] non sarò mai quello che vuoi tu” cantano nel loro singolo, e sembra davvero di vedere il candore di tanti ragazzi del '77 inglese reincarnarsi, seppur con una formula musicale più strutturata, in tre italiani della “generazione erasmus”.

https://www.facebook.com/CompagniDiCappio

D-STORTA (Cagliari)

“Cos'è l'eternità se gli anni '80 era tanto tempo fa?”: era l'alba degli anni '90, quando Giovanni Lindo Ferretti e Stefano Benni scrissero questa frase per una canzone degli esordienti Ustmamò, ma erano soprattutto i primi vagiti di un movimento rock enorme che nei due lustri successivi avrebbe segnato la vita di molti, inclusi evidentemente i D-Storta che dalla scena musicale di quel periodo devono avere imparato molto. Hanno i tastieroni in pieno stile Subsonica, le chitarre asciutte e taglienti, una voce aspra dal retrogusto post-wave e soprattutto una serie di canzoni serrate e dirette dai ritornelli trascinanti, questi musicisti sardi. Ciò che ne esce è una sorta di electro-rock graffiante dal buon potenziale radiofonico che probabilmente, nel cuore dell'epoca d'oro appena citata, avrebbe potuto ambire a un posto nel catalogo della Mescal o della BlackOut ma che anche oggi può certamente intrigare e dire la sua. Se poi gli anni '90 siano stati molto tempo fa oppure poco, forse, in fondo, non è poi così importante. Per fortuna, sotto molti aspetti, sembrano non essere ancora finiti.

https://www.facebook.com/Dstortaofficial

ETIMO (Torino)

Sembra incredibile, ma mancano poco più di tre anni a quel 2020 che i Timoria immaginavano in modo quasi profetico in una loro canzone del 1995. All'epoca, quel futuro che oggi è ormai quasi presente sembrava qualcosa di lontanissimo, quasi fantascientifico, e gli Etimo erano probabilmente ancora in fasce o poco più, eppure la band torinese sembra partire proprio da lì: dalla rabbia e dal senso di smarrimento generazionale che furono fra i capisaldi degli anni migliori della band di Omar Pedrini e che i quattro giovani musicisti piemontesi trasportano nel 2016 reinterpretandone le tematiche e gli umori con gli occhi dei ventenni di oggi. Per tradurre in musica i loro pensieri gli Etimo hanno scelto una formula senza fronzoli fatta di chitarre sanguinanti dal sapore hard-rock, di tastiere dagli echi anni '80 e di una sezione ritmica compatta, completando il tutto con una voce virtuosa ma al tempo stesso piena di grinta, capace di interpretare in modo impeccabile gli umori della band, partorendo così un rock viscerale che gronda sudore e richiami ai capisaldi dei suoni sporchi di fine anni '80 e inizio anni '90 ma non trascura la melodia. Un tempo lo chiamavano semplicemente "rock italiano", e questi cinque musicisti figli di una generazione che tutti dipingono come arresa e ancor più “senza vento” di quella cantata da Pedrini e soci hanno ancora voglia di suonarlo per dare corpo a una rabbia genuina e una sana voglia di fare i conti col proprio tempo.

https://www.facebook.com/ETIMOBANDTORINO

INSIL3NZIO (Fermo)

Credo che a fotterci veramente siano stati, fra gli altri, quelli che per anni ci hanno ripetuto che arrabbiarsi non serve mai a niente. Credo sia anche colpa loro se siamo diventati una generazione che ha come massima forma di ribellione lo scrivere post lamentosi su Facebook e se la scena indipendente è piena di cantautori impegnati a raccontare i propri aperitivi e gruppi rock intenti a cercare solo il modo per far sculettare il pubblico. Gli Insil3nzio sembra che questi soggetti, per loro fortuna, non li abbiano mai incontrati: se c’è una cosa che alla band fermana non manca per nulla è proprio la rabbia, insieme alla capacità di scaricarla nella propria musica nel modo più violento possibile, con canzoni in cui una sezione ritmica massiccia, delle chitarre taglienti e un’elettronica irrequieta sostengono una voce che snocciola parole furenti nei confronti del mondo che ci circonda alternando momenti cantati con altri rappati e ritornelli spesso urlati. Crossover? Nu-metal? Electro-core? Chiamiamolo un po’ come ci pare, tanto il concetto è chiaro: ci troviamo davanti a una macchina da guerra sonora capace di condensare una quantità enorme di rabbia sociale e farla esplodere nel modo più fragoroso.

https://www.facebook.com/insil3nzio

I TRADITORI (Forlì)

Parlare di musica indie è come discutere di ideologia gender: qualcuno dirà che è il principale male del mondo; qualcuno dirà che è la naturale risposta al crollo dei cliché mainstream e alternativi; i suoi più grandi sostenitori diranno che non esiste e che è solo un'etichetta inventata da qualche critico per dare un inquadramento al successo riscosso negli ultimi tre lustri da realtà sghembe lontane dalle figure tradizionali del rock o del pop; qualcuno dirà che è solo un trucco per vendere più gadget e aperitivi che musica. Sia come sia, I Traditori sembrano avere tutte le carte in regola per diventare dei beniamini del popolo indie: hanno l'immagine un po' sommessa e autoironica, fra disincanto e disimpegno, tipica dei cantautori “da cameretta” degli anni zero; hanno una serie di melodie trascinanti che strizzano l'occhio al pop più scanzonato contaminandolo con una spruzzatina di rock a bassa fedeltà e qualche momento minimale con la voce e il sintetizzatore a fare da traino; hanno una passione incontenibile per i suoni lo-fi; e hanno dei ritornelli killer da potenziali tormentoni che segnano testi capaci di dare vita con grande ironia a un immaginario popolato da nerd di provincia ed eterni precari. Che lo si voglia chiamare “indie” o in qualunque altro modo, la band romagnola può ambire a un proprio posto al sole nell'universo musicale dominato da artisti come I Cani, Lo Stato Sociale o Dente.

https://www.facebook.com/itraditoriband

MEROVINGI (Parma)

Ascoltando i Merovingi non posso fare a meno di immaginarli come potenziali discendenti della gloriosa famiglia di quel Consorzio Produttori Indipendenti che negli anni '90 ha tirato fuori alcune delle migliori produzioni italiane. Hanno belle idee e una forte personalità, questi musicisti emiliani, e lo dimostrano mettendo insieme una manciata di canzoni dall'atmosfera intima e crepuscolare in cui intrecciano sapientemente musica d'autore e rock alternativo, con un uso interessante del sax a fare da collante e aggiungere un tocco in più di originalità. A distinguerli ulteriormente ci sono anche i testi dallo spessore poetico non indifferente, intrisi da un immaginario fortemente spirituale e per nulla scontato capace di citare Maria Maddalena o San Francesco ma anche richiami alle religioni orientali o alla mitologia egizia. Discepoli ideali del maestro Lindo Ferretti (di cui, non a caso, riprendono anche una frase) ma anche lontani parenti di band come gli Estasia o altre produzioni dell'epoca, si dimostrano una bella scoperta che richiede e merita un ascolto estremamente attento.

https://www.facebook.com/merovingi.it

SOUND OF SOUL (Teramo)

Dicono che noi italiani siamo tornati a essere un popolo dall'anima migrante. Sembra che i ventenni di oggi siano tornati, come i loro trisnonni, a inseguire il sogno di fuggire all'estero per costruirsi un futuro diverso e diventare magari, un domani, gli zii d'Inghilterra o di Germania (non più d'America) di chi invece resta qui. I Sound Of Soul, in questo, sono stati fra i precursori: già nel 2005 sono saliti sul furgone e sono partiti per l'Irlanda dove hanno vissuto per cinque anni accumulando anche esperienze musicali non indifferenti, prima che la vita li riportasse nella loro Teramo per ricominciare ancora tutto da capo. Ascoltando le canzoni del quartetto abruzzese, l'esperienza nella terra di Albione sembra legarsi soprattutto all'evidente amore del gruppo per tutto ciò che ha a che vedere con il concetto di post-wave, oltre a trasparire da un gusto anglosassone per la melodia e per gli arrangiamenti capaci di unire l'asciuttezza del rock con sonorità curate e mai eccessivamente sporche, ma la band non può nascondere anche una certa passione per i suoni d'oltre oceano, per il rock newyorkese e per qualche apertura post grunge, miscelando il tutto in modo consapevole ed equilibrato. Quattro musicisti che non sono certo degli sbarbati alle prime armi e sanno mettere a frutto la loro esperienza miscelando con buona padronanza tutte le loro passioni musicali in un rock melodico coerente e pulito.

https://www.facebook.com/SoundOfSoulOfficial

 


 

Premio Stefano Ronzani

2ELEMENTI (Potenza)

La prima cosa che colpisce dei 2Elementi è la loro cura per i dettagli: dalla produzione artistica all'immagine, tutto sembra essere realizzato con un'attenzione per i particolari che, di questi tempi, può fare invidia a molti prodotti mainstream. Eppure non c'è solo questo: la band lucana, nei 4 singoli pubblicati finora, ha dimostrato di saper scrivere anche delle belle canzoni che sanno coniugare melodie limpide, capaci di strizzare l'occhio al miglior pop inglese ma anche di concedersi qualche richiamo a una delicatezza anni '60, con chitarre moderne e incisive che non lesinano le aperture psichedeliche, arricchendo il tutto con una voce cristallina che unisce una tecnica notevole con un'eccellente espressività. Una band che promette molto bene e che mostra già, accanto a ottime doti tecniche, un'invidiabile maturità nel proporre un pop-rock ricercato, solido e moderno dal suono internazionale. “Non seguiamo un percorso "ordinato", a vuole partiamo da un’idea di pianoforte, o da una linea vocale. Pensiamo che ogni brano sia un mondo a se e di conseguenza, abbiamo un approccio differente a seconda della situazione” …(2elementi)

https://www.facebook.com/2eLeMenti

DIEGO SWAN (Roma)

Quante chiacchiere si sentono sulla crisi del mercato discografico? Il download selvaggio, i servizi di streaming, la mancanza di educazione del pubblico, il disinteresse delle istituzioni e bla bla bla bla. Poi capita di imbattersi in un artista come Diego Swan e, nell'istante stesso in cui prendi atto che nessuna major l'ha ancora messo sotto contratto, capisci che qualche direttore artistico dovrebbe solo iniziare a farsi un serio esame di coscienza. Diego Swan è un talento che potrebbe potenzialmente mettere d'accordo tutti, dal pubblico degli show televisivi agli ascoltatori più esigenti. Il musicista romano propone infatti un pop d'autore molto intrigante, capace di sporcarsi di venature blues, di virare verso un rock istrionico, ma anche di sfoderare il ritornello da ricordare o giocarsi l'asso della ballatona romantica in grado di scatenare tsunami nelle mutandine delle giovani universitarie. Belle melodie, suoni che non hanno paura di contaminarsi con sfumature diverse ma mantengono sempre il giusto equilibrio fra ricerca e pulizia pop, e testi ben strutturati in cui si mischiano lampi di lucida ironia, momenti poetici e frasi capaci di catturare subito l'attenzione. Davvero: il motivo per cui nessuna major l'abbia ancora scoperto resterà forse un mistero impossibile da svelare.

https://www.facebook.com/diegoswanmusic

 


 

Premio Speciale del Pubblico

WATT BAND (Milano)

Si presentano come “la più giovane rock band italiana” e, considerato che parliamo di quattro musicisti sedicenni e una cantante dodicenne, c'è da credergli. Nonostante questo, negli ultimi mesi i Watt hanno accumulato una serie di esperienze che possono fare invidia a molti veterani, calcando i palchi più importanti del rock milanese, mettendosi in luce in diverse manifestazioni e portando in scena, oltre ai loro pezzi, anche uno spettacolo teatrale-musicale dedicato alla riscoperta della storia del rock. Cosa fanno i Watt? Difficile dirlo. La loro indole naturale sembra spingerli principalmente in territori crossover, con la voce maschile che si alterna a quella femminile e le aperture melodiche che s'intrecciano con altri momenti dalle ritmiche più serrate e le sonorità tendenti al metal, ma in realtà, come è giusto che sia per dei musicisti così giovani con ancora un'infinità di chilometri davanti, i cinque amano divertirsi a mettersi alla prova con generi diversi, giocando a inanellare riferimenti ai classici del rock ma anche concedendosi qualche momento pop e qualche strizzata d'occhio a sonorità più pesanti o ad atmosfere dal sapore gotico.

Cinque musicisti giovanissimi che sanno tenere gli strumenti in mano e, bruciando moltissime tappe, hanno imparato in fretta a reggere senza paura e con la giusta dose di sfacciataggine anche il confronto con palchi importanti. 

https://www.facebook.com/wattbandmilano

 

 

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