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Playlist “I COLORI DELLA PRIMAVERA 2020“

Playlist “I COLORI DELLA PRIMAVERA 2020“

La musica indipendente, by Rock Targato Italia

SPOTIFY: https://spoti.fi/2wvAb5f

Realizzata da: Divinazione Milano e Roberto Bonfanti (scrittore/artista)

Primavera non bussa, lei entra sicura”, cantava De André.

Quest’anno forse dell’arrivo della primavera ce ne stiamo accorgendo meno che mai però, proprio per questo motivo, mentre il mondo impazzisce sempre di più, ci sembra doveroso mantenere salde le nostre consuetudini e proporre anche questa volta, come a ogni cambio di stagione, una playlist che provi a fotografare lo stato di salute della nostra musica. Una playlist che questa volta pesca più che mai a piene mani nel calderone della musica d’autore in ogni sua sfumatura. Roberto Bonfanti (scrittore/artista)

TRACKLIST:

Non Voglio Che Clara - Liquirizia

Un piccolo romanzo condito con malinconia, eleganza e un inconfondibile retrogusto anni ’60.

En Roco - Ho chiuso casa

La canzone d’autore più classicamente genovese va a nozze con un pizzico di acidità rock

Sudestrada - Bazar

Quando il pop sintetico incontra la canzone d’autore e il vento del Nordafrica.

Paolo Benvegnù - Pietre

Paolo Benvegnù. Basta il nome. Una delle poche certezze che continuiamo ad avere.

Olden - Aquilone

Una canzone che non fa sconti. Come un pugno in faccia dato con un guanto elegantissimo.

Lucio Corsi – Cosa faremo da grandi?

Andamento da filastrocca, giochi di parole riusciti e pensieri in fermento.

Cmqmartina – Carne per cani

Si possono raccontare pensieri e storie anche ballando sulla pista di una discoteca.

Pay - Giganti

Un nome storico del punk italiano non perde mai freschezza e ironia.

Mariposa - Licio

Un caleidoscopio di contaminazioni, creatività e desiderio di andare sempre oltre.

Il Mare Verticale - Mezzo secolo di luce

Un pugno di ricordi si rincorrono sul filo di una melodia cristallina genuinamente pop d’autore.

L’avversario - La città sta male

Fra nebbia e ombre notturne si fa largo un brano rock d’autore moderno e riflessivo.

Diodato – La lascio a voi questa domenica

Una fotografia in chave pop degli strani tempi che viviamo.

Fabrizio Tavernelli - Lune Cinesi

Senza porsi confini, si parte dal rock d’autore, si sfiora il prog e si vola verso oriente.

I Rumori Di Via Silvio Pellico - Io non so

Echi anni ’90 e lampi di poesia sussurrata in una canzone atipica e destrutturata.

Massimo Zamboni - Lunghe d’ombre

Oltre vent’anni dopo “T.R.E.” dei C.S.I., Zamboni riassapora in modo diverso la Mongolia.

 

Nel web:

  1. rocktargatoitalia.eu

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Ufficio Stampa DIVI IN AZIONE

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio 16 – 20135 Milano

Tel. 02 58310655 – 392 5970778 – 393 212456

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PLAYLIST DELL’APOCALISSE SIDE B

PLAYLIST DELL’APOCALISSE

SIDE B.

“Dunque così finirà il mondo,

non con uno schianto ma

con un lamento.”

  1. S. Eliot

Surfisti dell’ultima onda, teorici del complotto definitivo, sommelieres dell’ultimo calice, cuochi dell’ultima cena, runners del menefreghismo spinto, cuccioli in affitto, musicisti da balcone, cultori di Nostradamus, interpreti di segni, catastrofisti improvvisati, virologi da prime time,  voi che aspettate anche l’asteroide, presidenti di banche centrali che la fanno grossa (ripetendo il pensiero del membro tedesco del board ma in pubblico), commissari europei coraggiosi (si fa per dire!), voi che portate il bambino al parco giochi perché lui ha diritto e gli altri che stanno chiusi in casa come prescritto sono idioti, bentrovati alle Visioni!

Come promesso ecco la facciata B della playlist per la fine di tutto. Rispondendo alle molte richieste arrivate includerò (con piacere) alcuni brani che mi sono stati suggeriti da voi. Se siete rimasti fuori da questa compilation, non disperate. Infatti, secondo il profeta (Nostradamus, N.d.R.) dopo il virus ci sarà un bella Guerra Mondiale, quindi avremo tutto il tempo di farci anche un triplo o quadruplo album dell’Apocalisse.

Entriamo nel vivo! O meglio, nel vivo ancora per poco!

# Trk. 1 Dust in the Wind dei Kansas. Così, giusto per ricordarci che polvere eravamo e polvere torneremo. Pubblicato nel 1978 ed estratto dall’album Point of Know Return (notate il gioco di assonanza con Point of No Return!). Il testo è: <<tutto ciò che siamo è polvere nel vento>>, <<solo una goccia in un mare infinito>>. Rende bene l’idea della nostra piccolezza di fronte ad un nemico che è molto più piccolo di noi! Ed è proprio così che si propaga, il nostro microscopico Covid 19, attraverso l’aria. Ma, forse questa canzone può essere ascoltata e “letta” anche con una presa di coscienza della nostra estrema fragilità.

# Trk. 2 The End dei The Doors. Cosa ve lo dico a fare?!?!?!?!

# Trk. 3 Heroes di David Bowie. Title track del secondo album della cosiddetta “trilogia berlinese”, noto per essere l’unico dei tre nel quale Brian Eno riesce ad imporre le sue idee (in Low è David a tenere la barra a dritta e in Lodger arriverà Robert Fripp). La voglio dedicare a quelli che per senso civico, rispetto ed empatia si sono sottoposti alle regole di questo difficile periodo. Questa è per tutti quelli che hanno obbedito non perché costretti ma perché partecipi dell’umanità. Purtroppo non sarete eroi solo per un giorno!!! Il sacrificio durerà più a lungo ma quando finirà anche a voi bisognerà dire grazie.

# Trk. 4 Isolation dei Joy Division. A parte alcuni versi calzanti come <<arreso all’autoconservazione>> e <<nella paura di ogni giorno>>, è il titolo che è evocativo della nostra situazione odierna: è un mantra, una condizione quotidiana per noi. Sperando di poterlo spezzare al più presto (l’isolamento) arrendiamoci anche noi cercando di non ammalarci e di non contagiare nessuno.

TrK. 5 Under The Bridge dei Red Hot Chilli Peppers. Questa è stata suggerita da un amico che mi spiega che è il posto dove finiremo tutti se va avanti così! Sul brano: pietra dello scandalo nella vicenda che portò Joe Frusciante fuori dalla band, il pezzo traghettò i RHCP definitivamente fuori dall’ambito dell’underground (ambito che Frusciante preferiva). Il testo tratta, fondamentalmente, degli effetti della droga, del senso di straniamento ma anche della solitudine che si prova. La città di Los Angeles fa da corollario e contesto a questo senso di scollamento dalla realtà.

Trk. 6 Lonely Day dei System of a Down. <<Un giorno così solitario/ed è mio/è un giorno a cui sono contento/di essere sopravvissuto>>. Come per Daron Malakian, anche per noi saranno giorni solitari, i più solitari della nostra vita. Ballata bella, ipnotica nel suo malinconico evolversi, è ottima per una serata di scoramento con alcune avvertenze. Ad esempio: state lontani dalle finestre! Potreste sentirla in un mix infernale con Azzurro cantata in modo molto molto approssimativo, seppur tenero.

Trk. 7 Time of Your Life dei Green Day. Il trio di Berkeley si augura che noi si abbia vissuto i migliori momenti della nostra vita perché il tempo ti <<afferra>> e ti <<porta dove vuole lui, lasciandoti solo la possibilità di fare del tuo meglio>>. E così, in questi tempi strani e diversi, facciamo del nostro meglio per mantenerci integri e non parlo della nostra salute fisica (non solo).

Trk. 8 End of The Beginning dei Black Sabbath. Scritta da Osbourne e Butler con Iommi, che ne cura anche l’arrangiamento, con essa il gruppo si domanda se è la fine dell’inizio o l’inizio della fine. Incredibile, la coincidenza dell’affermazione con la domanda che si fanno in molti in questi giorni e/o con la sottile banalità della stessa. Ma poi procede “marzullianamente” a domandarsi se <<la vita è reale o solo finzione>>. Infine, invita a <<liberare la mente>> e qui noi abbiamo un sacco di pirla che se la sono liberata per davvero (tanto che qualcuno suggerisce che l’avessero avuta vuota da sempre), ma alla fine fa vincere la saggezza, dice di <<restare dentro finché non ti renderanno libero>>. Questo brano me lo ha suggerito la mia amica Miriam che credo mi scuserà se ho un po’ giocato con il suo testo… E’ davvero un gran pezzo, in realtà.

Trk. 9 The Sound Of Silence dei Disturbed. Cover della celebre, straordinaria ballad di Simon & Garfunkel, la band di Chicago la trasforma in un crescendo ossessivo che proietta le immagini evocate nel testo. Anche noi allunghiamo le mani per raggiungere altri che non possiamo (aggiungerei che, per ora, non dobbiamo) raggiungere. E, a differenza dell’autore (Paul Simon, N.d.R.), noi vorremmo disturbare il suono del silenzio che avvolge le nostre città che hanno smesso di correre e così ferme e silenti sembrano enormi cimiteri.

TrK. 10 Stranger in Strange Land degli Iron Maiden. Singolo estratto dall’album Somewhere in Time, uscì con un’illustrazione che si riferiva vagamente a Guerre Stellari e con un ghigno disegnato sul viso di Eddie (la mascotte orrorifica della band) che voleva “citare” ironicamente il sorriso di Clint Eastwood. L’album non è il migliore di sempre del gruppo britannico ma è interessante perché, per la prima volta, usano bass e guitar synth e pick up esafonici (vi risparmio la spiegazione di cosa siano, vi basti sapere che erano le novità tecnologiche per fare musica allora e che creavano suoni molto di moda presso i teenagers dell’86). La canzone scritta dal solo Adrian Smith tratta di una spedizione artica realmente accaduta. L’autore ha deciso di scrivere il brano dopo aver parlato con uno dei superstiti. Ora, nel nostro caso, qui abbiamo due temi interessanti: il tema dell’essere sopravvissuti (finora) e quello dell’essere stranieri su un pianeta straniero che è in grado di polverizzare tutte le nostre certezze, di spazzarci via con la grandezza di uno tsunami oppure di falcidiarci con una particelle microscopica, a sua scelta.

Per concludere, agli amici che mi hanno mandato molti suggerimenti rinnovo la promessa (viste anche le notizie che stanno arrivando) di dare soddisfazione, includendo i loro suggerimenti nel prossimo “pezzo” de Le Visioni che tratterà dei migliori album per godersi l’Apocalisse.

State a casa che per fare Woodstock al parco giochi c’è tempo e godetevi il viaggio.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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PLAYLIST DELL’APOCALISSE, SIDE A.

PLAYLIST DELL’APOCALISSE,

SIDE A.

Amici Visionari, pionieri dell’Armageddon, esploratori del Giudizio Finale, rieccoci! Il tentativo che, da parte nostra, proviamo a fare è quello di farvi sorridere, di sdrammatizzare, di allontanare la paura. Così continueremo con le Pillole ma volevamo concederci due momenti per raccomandarvi la compilation dei brani più idonei per una corretta colonna sonora della fine del mondo.

Nell’ideale vinile delle “Visioni”, sulla facciata A abbiamo messo solo pezzi italiani per chi, pregno di senso di appartenenza, vuole resistere con la musica di casa nostra. Il lato B sarà  invece dedicato a brani internazionali. Entriamo nel vivo.

#Trk. 1: Fai Rumore di Diodato , perché con queste nostre città sempre così operose e urlanti, ridotte a silenti piattaforme semi-deserte, se qualcuno facesse rumore, ci farebbe piacere. Il silenzio è troppo e questa è una supplica!

#Trk. 2: A che ora è la Fine del Mondo? di Luciano Ligabue. E’ la cover di un bel pezzo dei R.E.M. che lo Springsteen della Bassa Padana trasforma nel testo facendolo diventare una sarcastica satira della programmazione televisiva italiana. Profetico! Chi non sta incollato al video (ok… ora c’è il tablet, il PC, lo smartphone, etc.) a monitorare l’evolversi del Covid 19? Fino alla fine, come dicono gli juventini in Coppa.

#Trk. 3: Quello che Proteggiamo dei Messer DaVil. Band ligure che ci piace sempre. Filologicamente corretta, rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Ci ispira e ci spinge a stare lontani dai guai e anche dalla realtà! Perfetta per la segregazione obbligatoria. E’ il nuovo singolo tratto sempre da La Sindrome di Stoccolma e, se vi va, trovate il videoclip della canzone su YouTube.

#Trk. 4: Hanno Ucciso l’Uomo Ragno degli 883. Cos’è se non la metafora della fine della speranza? <<Nelle strade c’è il panico, ormai…>> E ci sarebbe, se per strada ci fosse qualcuno! Vorrei vedere come sta qualche borioso scienziato di quelli che appaiono in TV a reti unificate (invece di stare in laboratorio o in ospedale, dove i loro colleghi si stanno ammazzando di lavoro) con la calzamaglia blu e rossa.

#Trk. 5: Me Ne Frego di Achille Lauro. Il titolo potremmo dedicarlo a quelli che in barba ai divieti e agli inviti sono partiti alla chetichella per evitare la chiusura totale della Lombardia, tuttavia è l’ossessivo ripetersi nel testo di <<io sono qui>> che ci ha ispirato… Chissà dove cazzo dovevi essere… però se resti qui mettiti comodo e goditi la fine di tutto.

#Trk. 6: Io Voglio Vivere dei Nomadi. Un titolo per chi non si rassegna! Ok… la canzone parla di amore perduto ma l’opportunità era troppo ghiotta. Poi, ragazzi… <<mi sento vittima e carceriere>> è un verso preciso per raccontare come si sente un padre che fa smart working a casa con la figlia adolescente che lo odia e gli rivolge solo occhiate di disprezzo e il piccolino che lo prende a pallonate mentre è in videoconferenza con l’amministratore delegato.

#Trk. 7: La Solitudine di Laura Pausini. Eh sì! Marco se ne è andato col treno al paesello e non ritorna più. Magari fosse così! Tornano di sicuro da ovunque. L’ho scelta perché, oltre al tema del treno, il titolo esprime molto bene il nostro sentire. Noi che entriamo in uffici vuoti perché non possiamo lavorare da casa, noi che dobbiamo stare ad un metro e non sappiamo come fare a salutarci… Soprattutto quelli brevilinei come me! Ormai, io faccio come la Regina Elisabetta II. Tra l’altro, non è tra le prescrizioni dello Stato.

#Trk. 8: Non C’E’ Più Niente Da Fare di Bobby Solo. Intanto perché il cognome dell’artista fa il paio con il sostantivo della precedente traccia, poi perché il titolo è evocativo.

#Trk. 9: Mascherina dei Litfiba. Eh sì, perché conosciamo tutti la mascherina ma è esaurita. Quindi, visto che <<parlarsi in faccia>> è impossibile… Soprattutto perché serve un metro di distanza. Figuriamoci <<prendersi tra le braccia>>!

#Trk. 10: Luna di Gianni Togni. In fondo, ma non per importanza, questa canzone precorreva i tempi. Infatti, chi di noi non <<guarda il mondo da un oblò, si annoia un po’>>. E Gianni! Togliamolo pure quel po’! Ecco, magari puoi salire sul tetto ed urlare. Nessuno potrà mai biasimarti.

Come ho detto è per alleggerire, sperando che queste poche righe vi facciano passare qualche minuto a sorridere o a insultarmi. Per me, vale un’onorificenza, in ogni caso.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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PLAYLIST DELL’APOCALISSE, SIDE A.

PLAYLIST DELL’APOCALISSE,

SIDE A.

Amici Visionari, pionieri dell’Armageddon, esploratori del Giudizio Finale, rieccoci! Il tentativo che, da parte nostra, proviamo a fare è quello di farvi sorridere, di sdrammatizzare, di allontanare la paura. Così continueremo con le Pillole ma volevamo concederci due momenti per raccomandarvi la compilation dei brani più idonei per una corretta colonna sonora della fine del mondo.

Nell’ideale vinile delle “Visioni”, sulla facciata A abbiamo messo solo pezzi italiani per chi, pregno di senso di appartenenza, vuole resistere con la musica di casa nostra. Il lato B sarà  invece dedicato a brani internazionali. Entriamo nel vivo.

#Trk. 1: Fai Rumore di Diodato, perché con queste nostre città sempre così operose e urlanti, ridotte a silenti piattaforme semi-deserte, se qualcuno facesse rumore, ci farebbe piacere. Il silenzio è troppo e questa è una supplica!

#Trk. 2: A che ora è la Fine del Mondo? di Luciano Ligabue. E’ la cover di un bel pezzo dei R.E.M. che lo Springsteen della Bassa Padana trasforma nel testo facendolo diventare una sarcastica satira della programmazione televisiva italiana. Profetico! Chi non sta incollato al video (ok… ora c’è il tablet, il PC, lo smartphone, etc.) a monitorare l’evolversi del Covid 19? Fino alla fine, come dicono gli juventini in Coppa.

#Trk. 3: Quello che Proteggiamo dei Messer DaVil. Band ligure che ci piace sempre. Filologicamente corretta, rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Ci ispira e ci spinge a stare lontani dai guai e anche dalla realtà! Perfetta per la segregazione obbligatoria. E’ il nuovo singolo tratto sempre da La Sindrome di Stoccolma e, se vi va, trovate il videoclip della canzone su YouTube.

#Trk. 4: Hanno Ucciso l’Uomo Ragno degli 883. Cos’è se non la metafora della fine della speranza? <<Nelle strade c’è il panico, ormai…>> E ci sarebbe, se per strada ci fosse qualcuno! Vorrei vedere come sta qualche borioso scienziato di quelli che appaiono in TV a reti unificate (invece di stare in laboratorio o in ospedale, dove i loro colleghi si stanno ammazzando di lavoro) con la calzamaglia blu e rossa.

#Trk. 5: Me Ne Frego di Achille Lauro. Il titolo potremmo dedicarlo a quelli che in barba ai divieti e agli inviti sono partiti alla chetichella per evitare la chiusura totale della Lombardia, tuttavia è l’ossessivo ripetersi nel testo di <<io sono qui>> che ci ha ispirato… Chissà dove cazzo dovevi essere… però se resti qui mettiti comodo e goditi la fine di tutto.

#Trk. 6: Io Voglio Vivere dei Nomadi. Un titolo per chi non si rassegna! Ok… la canzone parla di amore perduto ma l’opportunità era troppo ghiotta. Poi, ragazzi… <<mi sento vittima e carceriere>> è un verso preciso per raccontare come si sente un padre che fa smart working a casa con la figlia adolescente che lo odia e gli rivolge solo occhiate di disprezzo e il piccolino che lo prende a pallonate mentre è in videoconferenza con l’amministratore delegato.

#Trk. 7: La Solitudine di Laura Pausini. Eh sì! Marco se ne è andato col treno al paesello e non ritorna più. Magari fosse così! Tornano di sicuro da ovunque. L’ho scelta perché, oltre al tema del treno, il titolo esprime molto bene il nostro sentire. Noi che entriamo in uffici vuoti perché non possiamo lavorare da casa, noi che dobbiamo stare ad un metro e non sappiamo come fare a salutarci… Soprattutto quelli brevilinei come me! Ormai, io faccio come la Regina Elisabetta II. Tra l’altro, non è tra le prescrizioni dello Stato.

#Trk. 8: Non C’E’ Più Niente Da Fare di Bobby Solo. Intanto perché il cognome dell’artista fa il paio con il sostantivo della precedente traccia, poi perché il titolo è evocativo.

#Trk. 9: Mascherina dei Litfiba. Eh sì, perché conosciamo tutti la mascherina ma è esaurita. Quindi, visto che <<parlarsi in faccia>> è impossibile… Soprattutto perché serve un metro di distanza. Figuriamoci <<prendersi tra le braccia>>!

#Trk. 10: Luna di Gianni Togni. In fondo, ma non per importanza, questa canzone precorreva i tempi. Infatti, chi di noi non <<guarda il mondo da un oblò, si annoia un po’>>. E Gianni! Togliamolo pure quel po’! Ecco, magari puoi salire sul tetto ed urlare. Nessuno potrà mai biasimarti.

Come ho detto è per alleggerire, sperando che queste poche righe vi facciano passare qualche minuto a sorridere o a insultarmi. Per me, vale un’onorificenza, in ogni caso.

di Paolo Pelizza

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