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CINQUANTA ANNI FA TRA CINQUANT’ANNI...

CINQUANTA ANNI FA TRA CINQUANT’ANNI,

OVVERO COME LA STORIA HA QUALCHE VOLTA IL SENSO DELL’UMORISMO.

Era il lontano 1970. Magari, non così lontano come possiamo immaginare. L’anno precedente finisce lasciando una fastidiosa coda di un’epidemia di influenza che alletterà tredici milioni di persone e ne ucciderà cinquemila circa. Ovviamente, arrivava dalla Cina. Un anniversario perfetto! Chi ha detto che la Storia non ha il senso dell’umorismo quando si impegna?

Sembra però che, allora, le psicosi non fossero concentrate su virus influenzali asiatici ma su altro. Alla fine del decennio precedente, era caduto il sipario sulla presunta innocenza dell’America, fino ad allora paladina disinteressata del “mondo libero”. La guerra in Vietnam la stavano perdendo (soprattutto) in casa e i movimenti (quelli giovanili in particolare) passavano da una colorata, a volte scanzonata, protesta a pretendere pace ed equità sociale con maggiore veemenza. Quindi, le piazze della protesta diventano quelle della violenza. Alcuni tra quelli più “incattiviti” si inabissano in clandestinità costituendo il flashpoint per le organizzazioni terroristiche che tanti lutti hanno provocato nell’Europa Occidentale. Non fu più tempo nemmeno per i grandi raduni musicali; quegli happening che sono stati consegnati al mito: Monterey, Ashbury Heights e Woodstock non avranno seguito.

A intristirci ulteriormente, è il fatto che quello fu l’ultimo anno con The Beatles anche se uscirà un LP dal titolo Let It Be e l‘ultimo singolo (solo in USA): The Long and Winding Road (la lunga strada tortuosa). La title track del disco uscirà sempre quest’anno e vedrà la prima e unica collaborazione di Linda McCartney con i Fab Four (nei cori). La canzone, scritta da Paul, racconta di un sogno in cui gli appare la madre (Mary), scomparsa per cancro quando lui era adolescente, che raccomanderà al figlio di prendere la vita come viene. Un invito che non è sbagliato accettare di questi tempi.

Il 1970 è anche un anno fecondo di produzioni musicali di pregio. Escono 4000 album ed oltre 5000 singoli. Questo pezzo è dedicato a tre album (di solito io li chiamo “Tre Pietre Miliari” nei miei “pezzi” dedicati) usciti in quell’anno così ricco dal punto di vista della produzione musicale. Ho scelto questi perché potrebbero essere stati realizzati nel 2070, tra altri cinquanta anni, e risultare comunque moderni. Insomma, sono dischi che non sono invecchiati e che raccontano non solo di un mercato (quello della musica, ma potremmo dire di tutto il comparto della cultura) florido, ricco di temi e di esperimenti ma, anche, di una grande fascinazione popolare per tutto quello che era musica, letteratura, cinema, teatro e musica … grande fermento e attenzione per i mezzi espressivi.

Primo, per un mio personalissimo affetto, un triplo album: All Things Must Pass di George Harrison. Una mole di materiale impressionante. L’album è sicuramente frutto di una vena compositiva che, nei Fab Four, era stata un po’ “soffocata”. E’ il suo terzo lavoro da solista ma il primo ad ottenere un grande successo di pubblico e, soprattutto, di critica. Quest’ultima aveva a lungo sottovalutato il talento di George a favore dei più “visibili” Paul e John (anche tutti gli altri Beatles escono nello stesso anno con lavori propri compreso Ringo). La leggenda narra che Harrison chiamò il produttore Phil Spector e lo fece andare da lui. Spector la raccontò così: “Andai da George a Friar Park e lui mi disse di avere qualcosa da farmi ascoltare. Non finiva più… Aveva centinaia di canzoni ed erano una meglio dell’altra.” L’album è pregno di contaminazioni americane, maturate anche per la sua collaborazione con Bob Dylan ma, direi, soprattutto per il “viaggio” compiuto negli USA, come testimoniano alcune esecuzioni effettuate con tecniche chitarristiche storicamente blues e contry/folk. Anche i temi trattati sono spesso quelli di una spiritualità alla moda del gospel di cui la canzone My Sweet Lord è testimonianza preziosissima, oltre che esserlo della sua svolta mistica orientale (infatti il coro canta un’invocazione vedica). Ogni pezzo là contenuto è pieno di originalità e poesia e i temi sono vari: alcuni legati alla fede nella spiritualità orientale abbracciata dal musicista, altri a relazioni umane che si stavano deteriorando (quella con Paul e John e con la moglie Patty Boyd), altri ancora all’inevitabilità della morte. L’esercizio avviene dentro ad un pop rock raffinato ed efficace che incorpora molti dei generi della musica popular USA, oltre a quelli già citati.

Il secondo album, l’ho citato mentre ero preso da una acutissima crisi di noia virale che dovevo sedare. Si tratta del monumentale John Barleycorn Must Die dei Traffic. E’ il quarto album della band che viene realizzato dopo la prima reunion. Il gruppo inglese ottiene molto più successo in USA che in Gran Bretagna. Questo fu probabilmente determinato da un pubblico che era meno avvezzo alla sperimentazione musicale rispetto ai sudditi di Sua Maestà e che visse il disco come molto originale. Ancora adesso l’album è stupefacente anche solo al primo ascolto, oltre ad essere un medicinale efficacissimo contro le stupidaggini dell’attuale situazione. Il titolo fa riferimento ad un personaggio del folclore anglosassone (Barleycorn è la personificazione inglese di birra e whisky) ma si può riferire anche al romanzo autobiografico di Jack London pubblicato nel 1913. London parla delle allucinazioni banali e senza costrutto di ubriachi senza immaginazione (tutt’al più vedranno elefanti rosa e topi blu) ma testimonia anche (da scrittore) la spinta a superare limiti sociali e di coscienza nel momento in cui l’alcol diventa innesco per “creare” mondi, per esplorare abissi. Veniamo al disco: eccezionale la ricchezza di suoni tra cui chitarra barocca, flauto, pianoforte e sassofoni. Mancano gli strumenti con i quali a questi Midlanders piaceva sperimentare, come mellotron e clavicembalo elettrico. Il disco sfugge, per lo più, a definizioni chiarificatrici. E’ un album progressive? Lo è certamente ma è ancora vagamente legato alla psichedelia del decennio precedente e, comunque, i Traffic mescolano sapientemente generi oltre che suoni trovando efficaci escursioni nel soul e nel jazz, dove ogni passaggio è una grande e gradevole sorpresa. In controtendenza con i critici, io non eleggo a miglior brano la bellissima Empty Pages bensì Stranger to Himself.

Ultimo ma solo in ordine di apparizione, Moondance di Van Morrison. Il cantautore di Belstaff è alla terza fatica in studio e al secondo capolavoro dopo Astral Weeks (di cui vi parlerò prima o poi perché merita). Esce il 28 febbraio negli USA, dopo che il nostro si è trasferito a vivere in California. Lontano anni luce dalle atmosfere malinconiche di Astral Weeks e da quel flusso di coscienza, Moondance è un album pieno di colore, intriso di musica black, solare e ottimista. La title track uscirà come singolo solo sette anni dopo e mai negli Stati Uniti. La side A di questo album venne definita dalla rivista Rolling Stone come la migliore di sempre. L’album è tutto bello ma io adoro l’esplosione R&B di Caravan, omaggio alla leggerezza del vivere privo di vincoli della cultura gypsy, da riscoprire vista la ormai manifesta fragilità di una civiltà sempre più egoista ed avviluppata in un buco nero esistenziale e completamente priva di sensibilità e di strumenti culturali per dirimere la questione.

Intanto che sprofondiamo nel gorgo di paura e incertezza, pieni di boriosa presunzione ma profondamente ignoranti del vivere, possiamo abbracciare questi tre straordinari capolavori come si fa con un relitto galleggiante salvifico durante un naufragio e pensare che questi artisti erano uomini come noi, rimboccarci le maniche, stabilire le priorità, e (dopo!) recuperare la speranza.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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In anteprima nazionale su ALL MUSIC ITALIA, POS? il videoclip de IL PESCE PARLA

https://www.allmusicitalia.it/news/anteprima-video-il-pesce-parla-pos.html

In anteprima nazionale su All Music Italia, è disponibile il videoclip di “POS?”, il singolo del debutto discografico de Il Pesce Parla, band vincitrice della 31^ edizione di Rock Targato Italia.

Il Pesce Parla ha voluto affrontare con un brano ironico e divertente il tema della condizione lavorativa giovanile. Il nuovo videoclip rappresenta con costumi e scene esilaranti il passaggio dall’infanzia all’età adulta, durante la quale si inizia ad affrontare le problematiche legate al mondo del lavoro.

Il ricordo del circo, invece, è metafora di un disincanto ormai perso, in un mondo, il nostro, dove gli animali feroci non sono addomesticabili e gli uomini cadono senza nessuno che tenda loro le mani.

Regia, montaggio, fotografia: @point_rar Riccardo Rossi e Doris Berisonzi; Sceneggiatura: Andrea Ettore Di Giovanni.

IL PESCE PARLA è una band pavese formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce), Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria).

Nel 2019 vincono la 31esima edizione di ROCK TARGATO ITALIA.  Il premio ha dato loro la possibilità di registrare il singolo “POS?” negli studi della Sony Music Italia RCA Recording Studios, avvalendosi della prestigiosa produzione di Alberto Riva.

Il singolo pubblicato dall’etichetta TERZO MILLENNIO RECORDS è in rotazione radiofonica ed è disponibile in tutti i digital store.

A causa delle differenze di influenze musicali personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, ma vi è sempre la costante ironica nei testi.

NEL WEB:

Sito: https://bit.ly/2UjGMJk

Facebook: https://www.facebook.com/pg/ilpesceparla/about/?ref=page_internal

Instagram: https://www.instagram.com/ilpesceparla/?hl=it

Spotify: https://spoti.fi/38HTmXn

 

 

ASIA BORSANI – CHIARA CALAMUSA – VALENTINA TRAVERSARI

 

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“QUANDO INIZIA UN AMORE” Il nuovo singolo di STEFANO SANTORO

Dal 31 gennaio 2020

In Radio e in tutti i web store

“QUANDO INIZIA UN AMORE”

Il nuovo singolo di

STEFANO SANTORO

Stefano Santoro anticipa l’uscita dell’album “Infinito non è” con il nuovo singolo “Quando inizia un Amore”, disponibile dal 31 gennaio in tutte le piattaforme digitali.

Il brano vuole raccontare una storia d’amore nella sua fase più forte: l’inizio.

La giovane coppia vive la bellezza dell'amore, che sembra regalare una certezza nel presente, ma che allo stesso tempo induce i due innamorati a riflettere sull'incertezza del futuro e sulla fragilità delle relazioni personali.

Ciò che rimane è la consapevolezza che la vita e il tempo darà loro le risposte che cercano.

Cosa sarà di noi, ora proprio non saprei

ma quando inizia un amore è così

stringi le mie mani e poi, lasceremo fare a noi”

STEFANO SANTORO

Stefano Santoro nasce a Milano nel 1984, sin da piccolo muove i suoi primi passi con la musica iniziando a suonare pianoforte e chitarra all'età di 6 anni. Molte sono state le sue influenze musicali, dai Pooh a Battisti, ai Beatles, Queen, Michael Jackson, Red Hot Chili Peppers fino ai Muse. Grande appassionato anche di cinema segue compositori come Ennio Morricone, John Carpenter e Hans Zimmer.

Inizia ad esibirsi molto presto grazie all'amico Mario Tessuto, e a soli 16 anni canta periodicamente nello storico locale "Lisa dagli occhi Blu", avendo l'opportunità e la fortuna di poter condividere l'ambiente e il palcoscenico con artisti del calibro di Don Backy, Jimmy fontanaLoredana Bertè e moltissimi altri.

Nel 2014 registra in un Album tributo ai Pooh insieme a Red Canzian.

Inizia a creare molto presto, compone, arrangia i suoi brani e ne scrive i testi, e all'età di 13 anni fu uno dei pochi ad incidere un intero concept Album registrandone tutti gli strumenti, dalle voci alle tastiere e pianoforte, chitarra elettrica e acustica fino a basso e batteria.

Quello che contraddistingue Stefano è la sua puntigliosa ricerca nella sperimentazione del suono, eseguendo lui stesso ogni parte musicale con ogni strumento, dando ai suoi dischi nel bene e nel male la sua totale impronta personale.

Ora è in fase di pre-produzione l'album "INFINITO NON È" in uscita nel 2020, disco che tratterà molto spesso il tema profondo dell'esistenza, con sfumature cariche ed eleganti che da sempre si porta con sé. 

NEL WEB:

Sito web:  www.stefanosantoro.net

 

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Da oggi in tutti i webstore la Compilation di ROCK TARGATO ITALIA 2019

 

Compilation

ROCK TARGATO ITALIA 2019

Da oggi in tutti i webstore

Ascoltala su DEEZER https://bit.ly/2rX80db

Ormai è tradizione da parecchi anni: si avvicina il Natale e, insieme alle luci colorate e i pacchi da scartare sotto l’albero, arriva anche la nuova compilation di Rock Targato Italia, da ormai 31 anni tra i più importanti concorsi musicali italiani e che, nel corso degli anni, ha fatto da trampolino di lancio per molti dei nomi di punta del rock nostrano. www.rocktargatoitalia.it

La nuova edizione vive in totale continuità con il nuovo percorso avviato lo scorso anno: da un lato ci sono, come sempre, gli otto artisti protagonisti dell’ultima edizione del contest e dall’altra il desiderio di scavare nella storia della musica italiana, completando la scaletta con cinque storici outsider del nostro rock. 

Nove artisti che fotografano ciò che si muove oggi nel più profondo sottobosco musicale italiano più cinque personaggi notissimi ma spesso sottovalutati o dimenticati a cui chiunque provi a fare musica fuori dal coro e dalle mode deve almeno un ringraziamento.  (A cura di Roberto Bonfanti – scrittore, artista)

La compilation è pubblicata dall’etichetta discografica Terzo Millennio. Dedicata alla memoria di Stefano Ronzani.

ARTISTI e BRANI:

Gabriella Ferri - Stornello dell’estate

La voce carismatica della nobilitazione della tradizione popolare e la stella polare di chi vuole fare musica scavando fra le proprie radici culturali. Un brano struggente firmato da Ennio Morricone.

Luigi Tenco - Vedrai... Vedrai... 

Uno dei più grandi in assoluto e soprattutto uno dei rarissimi casi in cui l'uomo e l'artista si fondono in modo tragicamente doloroso. Riascoltare oggi una delle sue canzoni più malinconiche e disilluse dà ancora i brividi.

 

Maurizio Arcieri - 5 minuti

Un artista dalla vita costantemente fuori dagli schemi e ai limiti dell'eccesso. Punk autentico, pioniere dell'elettronica e performer irriverente. Riascoltiamolo nella sua più celebre parentesi pop.

Gian Pieretti - Il vento dell’Est

Un personaggio spesso sottovalutato. Uno dei primi in Italia a tentare di far sposare beat, folk, canzone d'autore e impegno sociale, ma anche un autore capace di gioielli di malinconia come questo.

Little Tony - Il ragazzo con il ciuffo

Se il rock'n'roll è potuto sbarcare in Italia, il merito è anche di questo ragazzo che a 16 anni scappò in Inghilterra a respirare il cambiamento per tornare poi in patria traducendolo in un linguaggio popolare.

Tre Rose – L'alieno nel giardino

Una moderna fiaba pop. Melodia delicata, atmosfera trasognata e una voce lieve che accompagna per mano l’ascoltatore nel racconto di un amore inaspettato e diverso.

Educta Fais – Anna contro la gravità

Quando la musica diventa sperimentazione, teatro esistenziale e forse anche qualcos’altro. Un brano atipico, affascinante e inquieto che dà corpo a una storia di alienazione e poesia.

Evolve Alba – Rincorrimi

Atmosfere cupe e tese pronte ad esplodere in un ritornello liberatorio. Un brano rock moderno e intenso capace di coniugare potenza e immediatezza.

Mau Nera – Incudine

La dimostrazione di come il rock’n’roll possa essere ancora svago, movimento, sudore e divertimento. Una canzone da ballare scatenati sotto la luna.

Roofsize – Carta... forbice... pietra

Un quadretto ipnotico surreale. Intrecci ben calibrati di tastiere e batteria, elettronica minimale e melodia ossessiva trasportano l’ascoltatore in un viaggio psichedelico. 

Riccardo Autore – 5g

Un artista dalla personalità fuori dagli schemi con gli occhi aperti sul mondo. Una canzone destrutturata che racconta il futuro prossimo con ironia, realismo e disillusione.

Geyser – Come se niente fosse

Sapore da sala prove anni '90, chitarre stridenti, sezione ritmica incisiva, poetica viscerale e quintali di urgenza comunicativa. Autentico rock alternativo.

Anaconda – Santa

Chitarre ruvide, ritornello ammiccante, melodia ruffiana e le giuste dosi di sincerità e ironia per una canzone che viaggia dritta come un treno fra rock e pop.

Il Pesce Parla – POS?

Il teatro canzone sbarca nel tempo presente arricchendosi di un'anima sfacciatamente pop e raccontando con ironia l’era degli eterni stagisti.

La copertina è tratta da un’opera “Senza Titolo” dell’artista Cristiana Depedrini.

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI
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