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PLAYLIST DELL’APOCALISSE, SIDE A.

PLAYLIST DELL’APOCALISSE,

SIDE A.

Amici Visionari, pionieri dell’Armageddon, esploratori del Giudizio Finale, rieccoci! Il tentativo che, da parte nostra, proviamo a fare è quello di farvi sorridere, di sdrammatizzare, di allontanare la paura. Così continueremo con le Pillole ma volevamo concederci due momenti per raccomandarvi la compilation dei brani più idonei per una corretta colonna sonora della fine del mondo.

Nell’ideale vinile delle “Visioni”, sulla facciata A abbiamo messo solo pezzi italiani per chi, pregno di senso di appartenenza, vuole resistere con la musica di casa nostra. Il lato B sarà  invece dedicato a brani internazionali. Entriamo nel vivo.

#Trk. 1: Fai Rumore di Diodato , perché con queste nostre città sempre così operose e urlanti, ridotte a silenti piattaforme semi-deserte, se qualcuno facesse rumore, ci farebbe piacere. Il silenzio è troppo e questa è una supplica!

#Trk. 2: A che ora è la Fine del Mondo? di Luciano Ligabue. E’ la cover di un bel pezzo dei R.E.M. che lo Springsteen della Bassa Padana trasforma nel testo facendolo diventare una sarcastica satira della programmazione televisiva italiana. Profetico! Chi non sta incollato al video (ok… ora c’è il tablet, il PC, lo smartphone, etc.) a monitorare l’evolversi del Covid 19? Fino alla fine, come dicono gli juventini in Coppa.

#Trk. 3: Quello che Proteggiamo dei Messer DaVil. Band ligure che ci piace sempre. Filologicamente corretta, rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Ci ispira e ci spinge a stare lontani dai guai e anche dalla realtà! Perfetta per la segregazione obbligatoria. E’ il nuovo singolo tratto sempre da La Sindrome di Stoccolma e, se vi va, trovate il videoclip della canzone su YouTube.

#Trk. 4: Hanno Ucciso l’Uomo Ragno degli 883. Cos’è se non la metafora della fine della speranza? <<Nelle strade c’è il panico, ormai…>> E ci sarebbe, se per strada ci fosse qualcuno! Vorrei vedere come sta qualche borioso scienziato di quelli che appaiono in TV a reti unificate (invece di stare in laboratorio o in ospedale, dove i loro colleghi si stanno ammazzando di lavoro) con la calzamaglia blu e rossa.

#Trk. 5: Me Ne Frego di Achille Lauro. Il titolo potremmo dedicarlo a quelli che in barba ai divieti e agli inviti sono partiti alla chetichella per evitare la chiusura totale della Lombardia, tuttavia è l’ossessivo ripetersi nel testo di <<io sono qui>> che ci ha ispirato… Chissà dove cazzo dovevi essere… però se resti qui mettiti comodo e goditi la fine di tutto.

#Trk. 6: Io Voglio Vivere dei Nomadi. Un titolo per chi non si rassegna! Ok… la canzone parla di amore perduto ma l’opportunità era troppo ghiotta. Poi, ragazzi… <<mi sento vittima e carceriere>> è un verso preciso per raccontare come si sente un padre che fa smart working a casa con la figlia adolescente che lo odia e gli rivolge solo occhiate di disprezzo e il piccolino che lo prende a pallonate mentre è in videoconferenza con l’amministratore delegato.

#Trk. 7: La Solitudine di Laura Pausini. Eh sì! Marco se ne è andato col treno al paesello e non ritorna più. Magari fosse così! Tornano di sicuro da ovunque. L’ho scelta perché, oltre al tema del treno, il titolo esprime molto bene il nostro sentire. Noi che entriamo in uffici vuoti perché non possiamo lavorare da casa, noi che dobbiamo stare ad un metro e non sappiamo come fare a salutarci… Soprattutto quelli brevilinei come me! Ormai, io faccio come la Regina Elisabetta II. Tra l’altro, non è tra le prescrizioni dello Stato.

#Trk. 8: Non C’E’ Più Niente Da Fare di Bobby Solo. Intanto perché il cognome dell’artista fa il paio con il sostantivo della precedente traccia, poi perché il titolo è evocativo.

#Trk. 9: Mascherina dei Litfiba. Eh sì, perché conosciamo tutti la mascherina ma è esaurita. Quindi, visto che <<parlarsi in faccia>> è impossibile… Soprattutto perché serve un metro di distanza. Figuriamoci <<prendersi tra le braccia>>!

#Trk. 10: Luna di Gianni Togni. In fondo, ma non per importanza, questa canzone precorreva i tempi. Infatti, chi di noi non <<guarda il mondo da un oblò, si annoia un po’>>. E Gianni! Togliamolo pure quel po’! Ecco, magari puoi salire sul tetto ed urlare. Nessuno potrà mai biasimarti.

Come ho detto è per alleggerire, sperando che queste poche righe vi facciano passare qualche minuto a sorridere o a insultarmi. Per me, vale un’onorificenza, in ogni caso.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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PLAYLIST DELL’APOCALISSE, SIDE A.

PLAYLIST DELL’APOCALISSE,

SIDE A.

Amici Visionari, pionieri dell’Armageddon, esploratori del Giudizio Finale, rieccoci! Il tentativo che, da parte nostra, proviamo a fare è quello di farvi sorridere, di sdrammatizzare, di allontanare la paura. Così continueremo con le Pillole ma volevamo concederci due momenti per raccomandarvi la compilation dei brani più idonei per una corretta colonna sonora della fine del mondo.

Nell’ideale vinile delle “Visioni”, sulla facciata A abbiamo messo solo pezzi italiani per chi, pregno di senso di appartenenza, vuole resistere con la musica di casa nostra. Il lato B sarà  invece dedicato a brani internazionali. Entriamo nel vivo.

#Trk. 1: Fai Rumore di Diodato, perché con queste nostre città sempre così operose e urlanti, ridotte a silenti piattaforme semi-deserte, se qualcuno facesse rumore, ci farebbe piacere. Il silenzio è troppo e questa è una supplica!

#Trk. 2: A che ora è la Fine del Mondo? di Luciano Ligabue. E’ la cover di un bel pezzo dei R.E.M. che lo Springsteen della Bassa Padana trasforma nel testo facendolo diventare una sarcastica satira della programmazione televisiva italiana. Profetico! Chi non sta incollato al video (ok… ora c’è il tablet, il PC, lo smartphone, etc.) a monitorare l’evolversi del Covid 19? Fino alla fine, come dicono gli juventini in Coppa.

#Trk. 3: Quello che Proteggiamo dei Messer DaVil. Band ligure che ci piace sempre. Filologicamente corretta, rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Ci ispira e ci spinge a stare lontani dai guai e anche dalla realtà! Perfetta per la segregazione obbligatoria. E’ il nuovo singolo tratto sempre da La Sindrome di Stoccolma e, se vi va, trovate il videoclip della canzone su YouTube.

#Trk. 4: Hanno Ucciso l’Uomo Ragno degli 883. Cos’è se non la metafora della fine della speranza? <<Nelle strade c’è il panico, ormai…>> E ci sarebbe, se per strada ci fosse qualcuno! Vorrei vedere come sta qualche borioso scienziato di quelli che appaiono in TV a reti unificate (invece di stare in laboratorio o in ospedale, dove i loro colleghi si stanno ammazzando di lavoro) con la calzamaglia blu e rossa.

#Trk. 5: Me Ne Frego di Achille Lauro. Il titolo potremmo dedicarlo a quelli che in barba ai divieti e agli inviti sono partiti alla chetichella per evitare la chiusura totale della Lombardia, tuttavia è l’ossessivo ripetersi nel testo di <<io sono qui>> che ci ha ispirato… Chissà dove cazzo dovevi essere… però se resti qui mettiti comodo e goditi la fine di tutto.

#Trk. 6: Io Voglio Vivere dei Nomadi. Un titolo per chi non si rassegna! Ok… la canzone parla di amore perduto ma l’opportunità era troppo ghiotta. Poi, ragazzi… <<mi sento vittima e carceriere>> è un verso preciso per raccontare come si sente un padre che fa smart working a casa con la figlia adolescente che lo odia e gli rivolge solo occhiate di disprezzo e il piccolino che lo prende a pallonate mentre è in videoconferenza con l’amministratore delegato.

#Trk. 7: La Solitudine di Laura Pausini. Eh sì! Marco se ne è andato col treno al paesello e non ritorna più. Magari fosse così! Tornano di sicuro da ovunque. L’ho scelta perché, oltre al tema del treno, il titolo esprime molto bene il nostro sentire. Noi che entriamo in uffici vuoti perché non possiamo lavorare da casa, noi che dobbiamo stare ad un metro e non sappiamo come fare a salutarci… Soprattutto quelli brevilinei come me! Ormai, io faccio come la Regina Elisabetta II. Tra l’altro, non è tra le prescrizioni dello Stato.

#Trk. 8: Non C’E’ Più Niente Da Fare di Bobby Solo. Intanto perché il cognome dell’artista fa il paio con il sostantivo della precedente traccia, poi perché il titolo è evocativo.

#Trk. 9: Mascherina dei Litfiba. Eh sì, perché conosciamo tutti la mascherina ma è esaurita. Quindi, visto che <<parlarsi in faccia>> è impossibile… Soprattutto perché serve un metro di distanza. Figuriamoci <<prendersi tra le braccia>>!

#Trk. 10: Luna di Gianni Togni. In fondo, ma non per importanza, questa canzone precorreva i tempi. Infatti, chi di noi non <<guarda il mondo da un oblò, si annoia un po’>>. E Gianni! Togliamolo pure quel po’! Ecco, magari puoi salire sul tetto ed urlare. Nessuno potrà mai biasimarti.

Come ho detto è per alleggerire, sperando che queste poche righe vi facciano passare qualche minuto a sorridere o a insultarmi. Per me, vale un’onorificenza, in ogni caso.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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PILLOLE DALL’APOCALISSE.

PILLOLE DALL’APOCALISSE.

#1 11 marzo, leggo che è il compleanno di Nina Hagen e che corre il terzo anniversario della morte di George Martin. Quindi resto a guardare il soffitto indeciso se ascoltare Unbehagen o Revolver.

#2 Troveranno molto presto una cura ma quelli che sono fuggiti dalla Lombardia nottetempo dimostrando grande senso di responsabilità, rispetto e attenzione per gli altri non guariranno mai dalla loro malattia.

#3 Milano è strana e spettrale in questi giorni … Incontro solo persone a spasso con i cani, vedo passare tram e autobus vuoti. Molti sono in giro con le mascherine. Nessuno ti chiede più come va il lavoro … Ti domandano incredibilmente come stai … E questa, per Milano è una vera rivoluzione!

#4 Incredibilmente, è bastata una particella di pochi nanometri per non sentire più parlare di spread, di banche, di deficit, di debito e per trasformarci tutti da economisti a microbiologi.

#5 Qualcuno dirà che sono pazzo… Ma sono felice. Almeno, grazie al coronavirus cominceremo a fare i conti con la nostra fragilità e con la fragilità dei sistemi che abbiamo creato.

#6 Volevo solo rendervi noto che la temperatura in Antartide ha superato i 20 gradi. C’è nessuno?

 

di Paolo Pelizza

 

© 2020 Rock targato Italia

 

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"AN EVENING WITH" MANUEL AGNELLI

AN EVENING WITH 

MANUEL AGNELLI

Manuel Agnelli ha fatto la storia del rock italiano col progetto Afterhours, da cui si porta dietro il sodale Rodrigo D'Erasmo per questa nuova avventura teatrale, il tour che lo ha visto protagonista per una quindicina di date lo scorso anno: uno spettacolo acustico dove, per la prima volta, il nostro si cimenta nel ruolo del cantastorie, o storyteller, se si preferisce, oltre che in quello di musicista/cantante a cui ha abituato il pubblico italiano da ormai più di  30 anni.

Da questo spettacolo live è stato realizzato un album, stampato esclusivamente in vinile, di undici tracce, comprensive dei grandi classici della band, come "Male di Miele", "Quello che non c'è", "Strategie"... ma anche cover di respiro più anglosassone tra cui la curiosa scelta di "Video Games" di Lana Del Rey, suggerita, pare, dalla figlia quattordicenne dell'artista.

Agnelli racconta che questa nuova esperienza è stata dettata dalla volontà di un rapporto più viscerale col pubblico rispetto a quello televisivo persistente ormai da anni e che ha portato il capelluto cinquantatreenne a mettersi di nuovo in discussione in una nuova veste.

Il vinile ripercorre la scaletta ma esclude la parte "parlata". In esso si nota come l'artista inizia con un fare molto elegante, anche nei suoni e negli arrangiamenti, salvo poi percorrere maggiormente la via  "sporca" nei brani finali con parti cantate più  graffiate e meno aggraziate.

E grazie al cielo, ché di Rock ne abbiamo gran bisogno, di questi tempi.

Andrea E. Di Giovanni

Blog Rock Targato Italia

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