Menu
Francesco Caprini

Francesco Caprini

Qualcosa da tacere di Massimo Ansaldo

"Qualcosa da tacere" di Massimo Ansaldo

 - In una Genova definita da uno dei protagonisti 'impalpabile e perennemente distratta', la famiglia Sperlinghi viene sconvolta dallo stupro della figlia minore Michelle. Il padre, l'ingegner Giorgio, erede di una delle dinastie più influenti e facoltose della città, scatena la caccia ai colpevoli, aiutato dal suo uomo di fiducia Gualtiero. Sospetta che i mandanti siano da ricercare tra gli imprenditori rivali nei traffici internazionali, interessati a sottrargli il lucroso commercio delle Terre Rare.

Michelle, sconvolta dall’accaduto, è in grado di ricordare e di riconoscere i suoi aggressori.

Nel frattempo, due giovani balordi, Andrea Giuppini e Giulio Senese, insieme ad alcuni personaggi underground dei vicoli di Genova, si rendono presto conto di essere diventati inconsapevoli pedine di un gioco più grande di loro.

I carabinieri Andusi, Scoglio e Romanazzi conducono le indagini ufficiali, rallentati da esasperati protagonismi e sospetti reciproci con la Procura.

Finalmente la verità emergerà a poco a poco, in una alternanza di colpi di scena; rimescolando le certezze che tutti i protagonisti credevano di aver acquisito.

Sarà per loro l’occasione di afferrare l'ultimo barlume di speranza, alla condizione, però, che rimanga qualcosa da tacere di sè e del proprio passato.

 

Accetta questo eBook acquistato per te utilizzando il link riportato di seguito: 

https://www.amazon.it/kindle/redeem/?t=GS9ADUX96VYDCW8 

Puoi leggere gli eBook su qualsiasi dispositivo con l'app Kindle gratuita per iPhone, iPad, telefoni e tablet Android, PC e Mac, sugli e-reader Kindle e sui tablet Fire. Maggiori informazioni su https://www.amazon.it/kindle-dbs/fd/kcp

Hai bisogno di aiuto? Visita l'Assistenza Kindle all'https://www.amazon.it/help/kindle/prepaidbooks/accept per informazioni sugli eBook Kindle prepagati.

blog rocktargatoitalia

IL VENTO” Il nuovo singolo degli ARMODIA

Il singolo è pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio

- Freschi del successo ottenuto nella “Rassegna Abilità dei Talenti Invisibili” organizzata dall’Associazione Culturale Milano in Musica in collaborazione con Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, il Centro Culturale Paolo Bentivoglio di Milano, https://www.facebook.com/talentinvisibili, il duo aostano ARMODIA  presenta un nuovo singolo “IL VENTO

Dopo la spensieratezza del brano precedente, “Le Golose”, gli Armodia tornano con un singolo di maggiore introspezione. Prendendo le strofe più significative dell’omonimo componimento della simbolista Luisa Giaconi, il duo aostano continua ad attingere a piene mani dal repertorio della produzione poetica a cavallo tra Ottocento e Novecento con “Il Vento”.

Dai temi più leggeri e giocosi si passa ad un’atmosfera più esistenziale, dove il vento si fa portatore di tematiche più profonde: la sofferenza, il dolore, l’ansia e l’attesa della fine.

Centrale è la personificazione: l’attribuzione di caratteristiche e comportamenti umani al protagonista del componimento, che si leva, ci cerca, ci chiama, ci incalza.

“Ei volta al libro le profonde pagine violento, / e straccia come in una vana ansia della fine, / e abbassa e spegne la tremante lampada alla fine.../ e abbassa e spegne la tremante lampada alla fine”

“Il Vento” fa parte del progetto del duo Armodia, nato nel 2010 dall’incontro dei due musicisti Aostani Luca Casella (voce e pianoforte) e Riccardo Sabbatini (chitarra).

Fondamentale per la nascita di questo progetto molto particolare è stato Francesco Caprini, fondatore di Rock Targato Italia, al quale è venuta l’idea di musicare dei testi poetici di autori vissuti a cavallo tra il 1800 e il 1900.

https://www.facebook.com/Armodia-101966018366887/

 

NADIA MISTRI – GIOVANNI TAMBURINO

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 20135 Milano

Tel. 0258310655 mob.3925970778 – 393 2124576

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

 

 

MEDICINA A MEZZANOTTE.

di Paolo Pelizzia - 

  Sì, lo confesso! Parto dal titolo del nuovo attesissimo nuovo album dei Foo Fighters … Attesa che, ahimé, durerà fino gli inizi di febbraio 2021.

La buona notizia è che la band ha rilasciato il primo singolo: Shame Shame. L’album prodotto da Greg Kurstin e dagli stessi Foo Fighters verrà accompagnato da un tour internazionale previsto per l’estate prossima.

Shame Shame mi è piaciuta, devo dire. Può essere definito uno “standard rock” contaminato di new romantic  (genere nato e morto negli anni Ottanta) con parti più spigolose che si alternano a parti più orchestrali. Se la si ascolta con attenzione si può percepire anche un po’ di Prince (soprattutto nell’intro). Sono molto curioso di ascoltare tutto il disco che è accreditato di nove tracce che sembra siano state realizzate in molti mesi di lavoro. Alcuni giornalisti, che hanno avuto già la fortuna di ascoltare l’LP, scrivono che potrebbero essere nove singoli, tanto è buono il lavoro fatto da Grohl e soci. Quando sarà, come al solito, ve ne daremo conto!

Comunque, la “medicina a mezzanotte” è effettivamente arrivata. Quella miracolosa medicina che arriva in extremis, quando tutto sembra perduto, quando nulla ci può più salvare …  Ma non ne è arrivata una sola! Ce ne sono un certo quantitativo di questa o quella nazione, di questa o quella multinazionale.

Vista la situazione e la pericolosità del virus perché, invece che competere nella ricerca del vaccino (e/o delle cure che pur esistono), non si sia scelto di cooperare, è cosa misteriosa. Come ho già detto e scritto ci sono cose che sfuggono come in un romanzo di Le Carré.

Lo chiederemo al nuovo Agente 007 che pare sarà donna e di colore, con mia grande soddisfazione e non per il politically correct ma, più per il cambiamento: il “machismo” di James Bond mi aveva un po’ stufato.

A proposito di donne, il 25 novembre scorso si è celebrata la Giornata Contro la Violenza sulle Donne. Come è già stato detto da più parti, si evitano cose terribili educando le persone più che punendole. Io non sono d’accordo, però, che questo tipo di educazione (ho avuto modo di scriverlo più volte) possa essere interamente delegata alla famiglia. Sapete qual è la percentuale degli abusi che avvengono in famiglia?   Sono la maggior parte e la maggior parte di questi eventi (a maggior ragione) abominevoli non viene denunciata. Quindi, questa educazione al rispetto, a riconoscerci tra pari, uomini e donne, deve succedere a scuola dalla primaria alla fine del ciclo delle superiori. Aggiungo che una partecipazione più paritaria nelle professioni, nell’esercizio pubblico, nel lavoro sia un’evoluzione vantaggiosa da ogni punto di vista: antropologico, sociale ed economico in primis.

Infine, restando sul tema, volevo esprimere la nostra solidarietà (è poca cosa ma, tant’è …) a quella maestra di Torino che, vittima di porn revenge da parte di un ex, si è ritrovata ad essere (anche) licenziata dalla scuola in cui insegnava perché, invece, di essere ritenuta vittima di un crimine vergognoso è stata ritenuta artefice di uno scandalo (a proposito di culture spaventose che vanno sradicate). Io spero che qualcuno faccia seriamente qualcosa perché venga reintegrata e rimborsata (se è possibile essere rimborsati quando ti succedono cose del genere …) dell’umiliazione subita incolpevolmente.

Mi auguro anche che chi l’ha così frettolosamente licenziata dal suo lavoro, venga al più presto rimosso. Quella persona ha dimostrato oltre ogni dubbio di non ha avere la cultura e la sensibilità necessarie per occuparsi di educazione.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

Storie di ragazzi. Marco Ambrosi racconta “L’altro allo specchio”

articolo di Roberto Bonfanti

Marco Ambrosi è un personaggio sensibilissimo che naviga nel mondo della musica e della cultura italiana ormai da diversi anni e che molti conoscono probabilmente come chitarrista dei Nuju e dei La Rosta, oltre che come curatore delle storiche compilation del Mucchio Selvaggio dedicate alle cover dei maggiori cantautori italiani. Ciò che non molti sanno è che, oltre che musicista, è anche insegnante di italiano e proprio partendo dal suo ruolo di docente ha avuto una splendida idea: ha intervistato alcuni adolescenti originari di ogni angolo del mondo che stanno cercando di integrarsi nel nostro Paese e ha poi inviato il contenuto di ognuno di questi dialoghi a un diverso scrittore chiedendogli di prenderne libera ispirazione per un racconto. È nata così l’antologia “L’altro allo specchio”, recentemente pubblicata da Compagnia Editoriale Aliberti e impreziosita da una prefazione di Dacia Maraini.

Partiamo dall’inizio: come nasce l’idea di “L’altro allo specchio”? Cosa ti ha smosso a voler raccogliere le storie di questi ragazzi e a cercare di farle trasformare in veri e propri racconti? E cosa vorresti comunicare con questo progetto?

Partendo dall’inizio, devo presentarmi e spiegare che sono insegnante di italiano e storia presso l’Istituto Tecnico e Professionale L. Nobili di Reggio Emilia. Nella mia scuola, a parte il lavoro con le classi, mi occupo anche dei corsi di italiano per i ragazzi neoarrivati in Italia da varie parti del mondo.

Passando molto tempo con questi studenti mi è venuto in mente di dare maggiore rilievo alle loro storie, a quello che mi hanno raccontato riguardo il loro arrivo nel nostro paese, i loro sogni e le loro speranze. Così è nato il progetto che si è sviluppato attraverso una serie di incontri con ragazzi e ragazze non di origine italiana, durante i quali ho fatto delle interviste che hanno spinto gli studenti a raccontare delle storie. L’obiettivo principale era comprendere insieme il loro processo di integrazione in un nuovo paese, in una nuova scuola e, in generale, le loro esperienze di adolescenti. Infatti il volume parla principalmente di questo, perché chi vede tutti i giorni questi ragazzi non può fare a meno di notare che sono semplicemente degli adolescenti costretti a vivere delle situazioni nuove, spesso difficili, per poter diventare un giorno cittadini italiani. Un po’ come avveniva ai ragazzi meridionali, che dagli anni ’50 in avanti hanno seguito i genitori che andavano a lavorare nelle fabbriche del Nord Italia, spesso senza conoscere altra lingua se non il dialetto.

Questi adolescenti arrivano in un altro paese con dei sogni che molto spesso vanno a sbattere contro il muro della lingua. Per loro è come rinascere di nuovo. Già l’adolescenza è inevitabilmente un periodo in cui bisogna fare un percorso di formazione nella costruzione di se stessi, per questi giovani c’è una difficoltà in più da superare. Così ho pensato che immaginare dei racconti che partissero dalle loro poche parole potesse dare voce a chi ancora non può raccontare la sua storia, non solo come testimonianza ma anche come augurio.

Vorrei che passasse il messaggio che questi studenti sono dei semplici ragazzi che cercano di costruire la propria vita in paese nuovo. Non solo loro a essere stranieri, è il paese che è straniero.

Come hai scelto gli autori da invitare e che logica hai seguito per assegnare a ogni scrittore una specifica intervista?

Parto dicendoti che dopo aver trascritto tutte le interviste, avendo già davanti a me la lista completa degli autori coinvolti, ho pensato molto a come distribuirle. Poi mi sono lasciato guidare dall’istinto e ho cominciato a smistare una, due o tre interviste per ognuno degli scrittori. Quando sentivo di conoscere meglio l’autore, o di persona o per i suoi libri, sono stato più sicuro nell’assegnare una storia, in altri casi invece ho lasciato mi guidassero le sensazioni che avevo provato facendo l’intervista. Anche perché gli scrittori non hanno mai conosciuto i ragazzi, quindi la mia mediazione doveva essere il più possibile distaccata, per evitare di influenzare la storia che sarebbe nata. In ogni caso sono molto soddisfatto della distribuzione delle interviste. So che ogni autore ha dato davvero voce allo studente intervistato.

Per quanto riguarda la scelta degli autori ho proceduto in diversi modi. Il primo è stato rivolgermi a degli amici che hanno più esperienza di me nel mondo della letteratura e dell’editoria. Primo su tutti Gianluca Morozzi, che mi ha aiutato a trovare altri autori disponibili a scrivere un racconto. Poi ho scritto anche ad autori che leggo spesso ma che non conoscevo di persona, come Marco Vichi. Anche lui mi ha aiutato ad allargare la cerchia degli autori coinvolti. In ogni caso tutti coloro che sono stati contattati si sono posti con buona disposizione verso “L’altro allo specchio”, consigliandomi e mettendosi in gioco. La stessa Dacia Maraini che ha scritto la prefazione si è dimostrata subito molto entusiasta del progetto. Dovrei citarli davvero tutti per dire quanto sono stati disponibili, anche perché, vorrei ricordare, l’intero ricavato delle vendite andrà per la costituzione di corsi di italiano L2 nell’Istituto Nobili di Reggio Emilia. Quindi davvero ognuno di loro ha voluto farci un regalo. Così come la Compagnia editoriale Aliberti, che ha sposato da subito la mia idea e ha deciso di pubblicare il libro. Ma anche Lorenzo Menini, che ha disegnato la copertina. Insomma, ogni persona coinvolta nel progetto ha messo del suo per rendere questo libro migliore.

Nel progetto hai coinvolto anche diversi artisti provenienti dal mondo della musica. Hai notato qualche differenza, a livello di approccio, fra chi si occupa abitualmente di scrittura e chi invece viene dalla musica?

Non ho trovato una differenza, sinceramente. Probabilmente ci sono differenze nello stile, ma non nell’approccio. Alla fine i musicisti che hanno scritto i racconti si sono approcciati alle interviste per trasporle attraverso un mezzo che è lo stesso di tutti gli altri autori coinvolti. Sicuramente ho notato nei loro racconti il loro modo di scrivere canzoni trasferito in narrazione, ma credo che l’approccio sia stato uguale a quello degli altri scrittori.

I ragazzi intervistati hanno avuto modo di leggere i racconti? Come hanno reagito?

No, ancora non ho avuto modo di fare una restituzione con loro del percorso che abbiamo fatto. Causa covid è più difficile incontrarli, soprattutto perché non sono studenti delle classi che io vedo tutti i giorni. Per il momento sono riuscito a consegnargli il libro e ho chiesto di leggerlo e trovare la loro storia tra le pagine. Spero in primavera di incontrarli di persona e leggere con loro i racconti.

Che effetto ti fa rileggere il libro per intero? Quale credi sia la sensazione o la tematica che ritorna più spesso fra i racconti?

Leggendo interamente il libro ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un’unica storia. Sono soddisfatto del risultato, di come tutti gli autori siano riusciti a entrare dentro le vite di questi ragazzi.

Mi sembra che il tema ricorrente sia l’accettazione di una nuova condizione, poi declinata in diversi modi. In ogni storia una parte importante ce l’ha il viaggio, o dei ragazzi o dei loro genitori, ma soprattutto il loro viaggio intimo verso lo sviluppo della propria personalità. Per me “L’altro allo specchio” è un romanzo di formazione corale.

Parliamo anche un po’ di te: nasci come musicista, suoni tutt’ora nei Nuju, hai curato alcune compilation, e ora ti sei lanciato in questa avventura sia ideando e coordinando l’antologia che partecipando attivamente con un tuo racconto. Cosa ci possiamo aspettare dal tuo futuro? Hai già nuovi progetti in cantiere?

La scrittura e la letteratura in genere sono sempre state tra le mie passioni. Come dici tu in passato avevo già curato diverse compilation e anche un libro di racconti (“Ad esempio e me piace – un viaggio in Calabria”), ma effettivamente questa è la prima volta che appaio ufficialmente anche come scrittore di un racconto. Mi piacerebbe un giorno poter pubblicare qualcosa di mio, magari un romanzo, vedremo. Per il momento sto continuando a lavorare a dei brani nuovi dei Nuju che usciranno prima dell’estate e stiamo ultimando il disco dei La Rosta, progetto che condivido con Massimo Ghiacci e Andrea Rovacchi. Poi in cantiere ci sono anche altre idee e progetti. Per esempio mi piacerebbe fare un secondo volume di “L’altro allo specchio”, ma questa volta sotto forma di graphic novel.

Chiudiamo con uno sguardo al presente: da insegnante e da musicista, come stai vivendo questo 2020 così complicato? E i ragazzi -specie quelli che vengono da realtà diverse dalla nostra- come ti sembra stiano reagendo a questo periodo di restrizioni e regole in continuo cambiamento?

Io questo periodo molto complicato lo sto vivendo con grande tranquillità, senza angosciarmi troppo, con senso di accettazione e profonda speranza di vedere presto la fine. Sto lavorando molto per stare al passo con tutti i continui cambiamenti e fin da febbraio ho cercato di circondarmi di cose belle, di ascolti, letture e visioni, ma soprattutto cercando di rendere comunque piena la vita delle mie figlie, visto che a un tratto ci siamo trovati svuotati della socialità. Si resiste meglio se si vive meglio.

Ai miei studenti cerco di trasmettere questa serenità in un momento così poco sereno. In molti si sono trovati tutto a un tratto soli dentro casa a dover gestire una situazione nuova. Ho visto molti deprimersi, confondere il giorno con la notte e non riuscire a stare al passo con le lezioni on line. Ma la scuola c’è sempre stata, è la loro boa in questo momento, per questo non è un bel messaggio chiudere gli istituti scolastici, soprattutto dopo il grande lavoro fatto in estate per renderli sicuri. I ragazzi, soprattutto quelli più fragili, hanno bisogno della scuola e la scuola si è fatta trovare pronta e preparata. Poi le cose stanno andando diversamente, ma secondo me è giusto difendere il lavoro di presidi e insegnanti di questi mesi e riaffermare l’importanza della scuola nella nostra società. Soprattutto al fianco dei ragazzi più svantaggiati.

Domandona finale: l’Italia è un Paese razzista?

La risposta migliore a questa domanda credo stia in un’intervista fatta a un mio studente per “L’altro allo specchio”.

Lui ha raccontato che certe volte girando per la città si sentiva «osservato come un negro». Quando però era vestito con la tuta dell’importante società sportiva con cui gioca, questa sensazione svaniva. Il suo colore della pelle era sempre lo stesso, ma lo sguardo degli altri cambiava.

Non so se siamo razzisti o meno, ma sicuramente questa storia prova quanto spesso siamo opportunisti e ipocriti.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia

 

 

Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?