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CRLN: "MAGONE" il nuovo singolo

Fuori oggi il video ufficiale di “Magone”, il nuovo singolo di CRLN!

Da oggi disponibile il video ufficiale di “Magone”, realizzato da Giovani Elettrici Film (Andrea Speca & Chiara Gualterio). Il singolo segna il ritorno di CRLN sulla scena dopo 3 anni dall’ultimo album.

Il video vede CRLN nella sua cameretta in un susseguirsi di ricordi e luoghi indefiniti raggiunti solo con la mente. Mentre la stanza come il grembo di una madre la protegge e la trattiene, i suoi tentativi di fuga con l'immaginazione somigliano a prove di volo per prepararsi ad uscire davvero.

A più di tre anni dall’uscita del suo ultimo album, CRLN torna con un singolo che è il manifesto di un periodo di evoluzione e maturazione tanto personale, quanto stilistica: “Magone” rappresenta infatti un nuovo inizio, la prima tappa di un percorso che scandirà il 2022 della giovane artista.

La vita non è una poesia // Questa camera è la mia? // Sembra tutta una bugia // Vorrei scomparire, magia 

Il singolo vede per la prima volta CRLN lavorare direttamente alla produzione, insieme a gheesa e Macro Marco. Il risultato è un brano che abbraccia a pieno le atmosfere sognanti e incalzanti del pop alternativo, con elementi elettronici che rendono ancor più dinamica la produzione. La penna di CRLN sfrutta il tappeto sonoro per raccontarsi e raccontare tanto di questi ultimi tre anni, per ribadire la direzione di questo nuovo viaggio.

“Magone”, finalizzato negli studi Macro Beats di Milano, è stato mixato e masterizzato da Mirko "Kiave" Filice.

BIOGRAFIA CRLN:

CRLN è una cantautrice classe '93 originaria di San Benedetto del Tronto, un'artista dal sound internazionale in bilico tra indie pop ed elettronica. Si avvicina alla musica a dodici anni, quando abbandona la danza classica per dedicarsi agli studi di canto e chitarra classica. Dopo alcune esperienze al fianco di piccole band della sua città, decide di mettersi in proprio cominciando a scrivere pezzi originali. Riesce a farsi conoscere in rete grazie ai social su cui pubblica video di cover eseguite con l’ukulele: viene così notata dall’etichetta Macro Beats con cui produce il primo EP "CAROLINE" (2016). Un buon inizio che porta CRLN all’attenzione della stampa specializzata in veste di nuova promessa dell'alternative pop. Anticipato dai singoli "Blu", "In un mare di niente" e "Da Capo" (con Dutch Nazari), il debutto sulla lunga distanza arriva, invece, nel 2018 con l'Album "PRECIPITAZIONI", a cui fa seguito un lungo tour sui palchi di tutt’Italia. Dopo un periodo di silenzio discografico, interrotto solo da collaborazioni su progetti di alcuni colleghi, “Magone” è il singolo che segna un nuovo inizio nel percorso solista di CRLN.

 

 

Blog: Rock Targato Italia

 

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Senza titolo e Architettura Utopica: Le Case Sussurranti

Architettura Utopica: Le Case Sussurranti

In occasione della mostra In the Garden of Eden. A landscape of things with Alessandro Mendini and firends, siamo lieti di annunciare il lancio di due litografie in edizione limitata, tratte da uno stilema e da un disegno di Alessandro Mendini.

Senza titolo e Architettura Utopica: Le Case Sussurranti
Sono state prodotte dalla galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea con Alessandro Mendini. Cose, un progetto seguito e curato da Elisa e Fulvia Mendini.
Le edizioni limitate di 50 esemplari sono realizzate interamente a mano da artigiani specializzati. Numerate e timbrate da Antonio Colombo Arte Contemporanea e Alessandro Mendini. Cose, Senza titolo e Architettura Utopica: Le Case Sussurranti sono ora disponibili nel nostro shop online.

 

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Lettera a Milano: Galleria Previtali

LETTERA A MILANO, Jaca Book Edizioni

volume a cura di Lorenzo Valentino - opere di Marina Previtali.

giovedì 2 dicembre 2021, ore 17.30.

PALAZZO REALE, Piazza Duomo 14, Milano, Sala Conferenze, 3° piano.

L'ingresso è autorizzato solo con green pass; obbligatorio l'uso della mascherina. INGRESSO GRATUITO fino a esaurimento posti. Seguirà rinfresco.

 

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In Radio e in tutti i Digital Stores “49 FALENE” il singolo di THEFT GIACOMO GRASSO

  - Il nuovo singolo di THEFT GIACOMO GRASSO

Pubblicato dall’Etichetta: Terzo Millennio Records https://www.terzomillenniorecords.com/

… “Libertà è partecipazione”, cantava un trentaquattrenne Giorgio Gaber nel pieno dell’entusiasmo politico degli anni ‘70. “La libertà è una forma di disciplina”, salmodiava Giovanni Lindo Ferretti nell’inquieto rigore dei sui trentasette anni proprio a cavallo fra il tramonto degli anni ’80 e l’alba dei ’90. Nel 2021, a un passo dai cinquant’anni d’età, il genovese Giacomo “Theft” Grasso ci dice invece che “la libertà è solitudine che incatena il coraggio.”

“49 falene”, nuovo singolo dell’artista genovese, è un affascinante e irrequieto mantra elettronico a bassa fedeltà. Un brano pieno di ombre e di disillusione, accompagnato da una base elettronica tanto minimale quanto distorta con un retrogusto anni ’80 e un approccio fra il post-punk e l’alt-rock molto anni ’90, che scorre su una melodia cadenzata capace di diventare ipnotica.

All’origine di tutto questo c’è però una riflessione dolente sul susseguirsi degli anni che si bruciano uno dopo l’altro come falene e soprattutto sul senso più intimo della libertà che va al di là degli aspetti prettamente sociali e politici per farci scoprire che “nessuno è libero” ma anche che la ricerca della libertà, nella sua accezione più individuale e personale, è una condanna alla solitudine (concetto peraltro vicino a quello espresso da un altro genovese, Fabrizio De André, nel suo “Anime Salve”) e che a volte questa solitudine può trasformarsi in una forma di difesa o in una gabbia (in un senso però diverso rispetto a quanto evocato da Gaber con la sua “Libertà obbligatoria”, per tornare al maestro milanese) che impedisce al singolo individuo di provare a uscire dal guscio delle proprie sicurezze e quindi di evolversi… (Roberto Bonfanti scrittore e musicista www.robertobonfanti.com)

BIOGRAFIA

Giacomo Grasso, in arte “Theft”, nasce a Genova il 21 marzo 1972. Dopo essersi diplomato alla Scuola d’Arte Paul Klee della sua città ed essersi specializzato in nuove tecnologie e video arte, ha lavorato come grafico, designer, musicista e videomaker, riuscendo dunque ad unire molte delle sue passioni.

Durante la sua carriera, ha lavorato per aziende quali Sony, Apple, Elea, Midiware, Steinberg e Roland e ha affinato le sue capacità tecniche fino a diventare un formatore Steinberg e Presonus qualificato per applicazioni multimediali audio e video, tenendo anche lezioni sulle nuove tecnologie in studi di registrazione e al Conservatorio di Genova.

La musica è sempre stata una delle sue passioni più importanti, oltre che sua compagna di crescita personale. Sa suonare il basso, il contrabbasso, la chitarra acustica ed elettrica, il mandolino, il bouzuki greco e l’ukulele. Le sinfonie di tutti questi strumenti si uniscono alla sua passione per l’elettronica, attraverso l’uso di sintetizzatori e del theremin (manipolatorie di suoni che utilizza un hardware).

Oltre che di musica, Giacomo si occupa anche di produzione, registrazione e del mixaggio delle canzoni presso il suo studio a Genova, dove si occupa anche di riprese e montaggio video.

Si è esibito in Italia, Francia, Germania e Svizzera. A Genova è stato chiamato a suonare nei locali più importanti della città e in prestigiose location, come la sala mercato Teatro Modena, il Museo d’arte moderna Villa Croce, le Cisterne del Palazzo Ducale, il Palazzo della Commenda di Prè e il teatro Gustavo Modena.

Ha suonato prima insieme a gruppi locali e poi come solista, o come lui stesso afferma “One man band”. Ultimamente collabora con Fabrizio Repetto, clarinettista e suo amico di lunga data, con cui cura anche alcuni progetti multimediali. Si sono esibiti insieme a Firenze, presso le Murate per il festival di musica contemporanea “Diffrazioni” e al festival della luce “Novi Light”.

Nel 2012 Giacomo torna a scrivere musica e testi in forma di canzone, mettendo in pausa la sperimentazione sonora e visiva che lo ha accompagnato per 15 anni, facendo uscire il singolo “Cometa

NEL WEB:

Instagram: https://www.instagram.com/giacomograssotheft/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UC8uOoRlm4iSBPLvub6FSUlg

FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.  Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano 

Tel. 02 5831 0655  mob. 3925970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

web: www.divinazionemilano.it

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ADAM ABITA ANCORA QUI.

 

Esistono anche nella musica dei funamboli. Artisti che si barcamenano con generi e sottogeneri più o meno antichi ma che, con una certa maestria, riescono a farli risultare originali. Così dopo il Grammy vinto nel 2018 con A Deeper Understanding torna Adam Granduciel e i suoi The War On Drugs con un nuovo album dal titolo I Don’t Live Here Anymore.

Così, come si era già capito dal primo singolo rilasciato (Living Proof N.d.R.), la band della Pennsylvania si dedica ad un amarcord più intimista e profondo dei lavori precedenti. The War on Drugs degli anni Venti del secondo millennio, dosano con saggezza la loro fascinazione per sette decenni del Novecento, chitarre evocative e stratificate, tastiere eteree, dentro e fuori da un folk psichedelico, tra Dylan, Petty e Springsteen portandoci un cocktail tanto gustoso quanto retrò.

Il disco, targato Atlantic Records, dividerà ancora di più il pubblico tra quelli che adorano queste composizioni così melodiche e struggenti, questi paesaggi fatti di tastiere molto Eighties e di una ritmica che ricorda molto un menestrello canadese del pop rock di quel decennio sicuramente più mainstream di loro e, al contrario, quelli che odieranno ancora di più quelle sonorità che sentiranno così antiquate.

Una cosa, rispettando le opinioni di tutti, è che questo sestetto suona e lavora con grande profitto. Oltre alla band, in studio vanno altri dieci musicisti. All’opera va riconosciuta una fattura attenta e pregiata che pochi dischi possono vantare. A differenza del pluripremiato album precedente, qui si indugia su una dimensione più intima ed emotiva con una certa indulgenza verso la ballad introspettiva. Magari qualche brano più tirato in più l’avremo apprezzato. In I Don’t Wanna Wait, ad esempio, abbiamo una ritmica che, al netto delle belle frasi di chitarra e della voce molto diversa, sembra importata da quella degli Spandau Ballet del 1984 ma che, invece di disturbare, trova una armoniosa amalgama nel brano (che è uno di quelli che ho preferito del disco).

O, magari, la molto Tom Petty e Bob Dylan oriented, Old Skin che indugia in una intro di keyboards per poi stendersi in un AOR di maniera ma perfetto.

Infine, arriva il pezzo per chiudere. Occasional Rain è un capolavoro di chitarre sovrapposte che ti racconta che tu e la musica siete ancora vivi (l’altra delle mie preferite).

Qualcuno li vorrebbe più coraggiosi e sporchi ma The War On Drugs non sono Neil Young anche quando cantano degli stessi temi, degli stessi mondi. Viaggi e fughe per i grandi spazi con uno sguardo all’orizzonte sconfinato e un altro in profondità dentro sé stessi. I luoghi dove perdersi e ritrovarsi.

Certo è che il 5 aprile prossimo saremo tutti all’Alcatraz a Milano a sentirli nell’unico appuntamento live in Italia. Certo è, anche, che forse loro e noi avremmo meritato un’arena con un’acustica migliore.

I Don’t Live Anymore è sicuramente il disco meglio confezionato di questo anno tormentato ma per me è anche tra le tre migliori uscite di questi Anni Venti con buona pace per chi li consideri desueti e di plastica. Adam e i suoi abitano ancora qui tra i musicisti veri in questa era di musichette e starlet usa e getta, di artisti da consumo e di major gigantesche che hanno budget striminziti, poco coraggio e fragili piedi di argilla. Non è da tutti restare in equilibrio, camminare sul filo sottile e non cadere mai.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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Edizioni Meravigli: Libri e Calendari dell'avvento

EDIZIONI MERAVIGLI

Con i suoi 86,35 metri, è quello della chiesa di San Carlo in corso Vittorio Emanuele II. 

Fino al 1840, il primato era però detenuto dal campanile della Basilica di Sant’Eustorgio, la cui torre campanaria raggiunge i 75 metri.

E la chiesa cittadina più grande dopo il Duomo? Lo scoprirai… nella prossima puntata.

Ma, nel frattempo, puoi approfittare del "Meraviglioso Friday": 2 libri regalati a scelta in omaggio!

Sconto del 5% su un ordine minimo di 29€.

(consegna gratuita e corriere veloce)

Per i tuoi acquisti online sul nostro sito scegli 2 libri rilegati in omaggio che preferisci!

Trovi i meravigli-osi calendari anche in LIBRERIA-EDICOLA-CARTOLERIA.

 

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Book signing con Maurizio Cattelan: Giovedì 2 dicembre 2021, dalle ore 19.30

Maurizio Cattelan alla presenza del pubblico firma in esclusiva le copie della sua ultima pubblicazione INDEX (Pirelli HangarBicocca, Milano, Marsilio Editori, Venezia 2021),una raccolta inedita di tutte le sue conversazioni con altri artisti, intellettuali, creativi e personaggi del mondo dello spettacolo, realizzate nel corso di vent’anni.

Alquanto sfuggente nel rilasciare interviste, Maurizio Cattelan riveste perfettamente il ruolo di intervistatore: dal 2001 ha tenuto costantemente conversazioni con altri artisti – a volte direttamente, talvolta per interposta persona, o qualche volta in spirito – ora raccolte in un’unica pubblicazione, INDEX. Secondo volume realizzato in occasione della personale “Breath Ghosts Blind”, l’antologia riunisce oltre 130 testi apparsi originariamente su riviste e quotidiani – tra cui Flash Art, Purple Magazine, Vogue e Il Manifesto – o su cataloghi monografici e di mostre.

Presentando tutte le conversazioni in copia anastatica, mantenendone il testo e il layout originale, INDEX dà vita a un vero e proprio caleidoscopio di voci e immagini, oltre che a un album di famiglia sui generis. Come le tessere di un mosaico, le interviste concorrono a creare un ritratto unico e inedito della cultura visiva degli ultimi decenni, così come della pratica di Maurizio Cattelan e della sua ricerca sull’identità, la società in cui viviamo e il potere delle immagini.

Scorrendo i nomi degli intervistati e leggendo i testi, prende forma un coro strabiliante di voci, tra artisti giovani ed emergenti, altri affermati o passati alla storia e ormai deceduti, incluse figure creative come architetti, designer, chef, pensatori, scrittori, editori, truccatori, celebrità di Instagram o personaggi del mondo della moda e dello spettacolo.

A partire da giovedì 25 novembre è possibile pre-acquistare sull’e-shop di Pirelli HangarBicocca una delle 200 copie a disposizione per la firma:

  • La copia pre-acquistata deve essere ritirata in Pirelli HangarBicocca dalle 18.30 alle 20.30 del giorno dell’evento – giovedì 2 dicembre, e sarà firmata dall’artista in loco
  • Al ritiro della copia sarà chiesto di autenticarsi con nome e cognome di chi ha effettuato l’acquisto
  • Potrà partecipare all’evento solo chi ha acquistato la copia tramite l’e-shop di Pirelli HangarBicocca

In occasione dell’evento le mostre saranno aperte fino alle 21.30
La Certificazione verde Covid-19 è richiesta a tutti i visitatori di età superiore ai 12 anni compiuti


INDEX
Maurizio Cattelan con Marta Papini e Michele Robecchi
A cura di Roberta Tenconi e Vicente Todolí con Fiammetta Griccioli
Pirelli HangarBicocca, Milano e Marsilio Editori, Venezia, 2021

Inglese, con interviste in lingua originale (inglese, italiano, francese, tedesco, cinese)
21 × 29 cm, 672 pagine
ISBN 9788829713943
44 €

ACQUISTA ORA LA TUA COPIA: https://bit.ly/3nPB6W0

 

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IMPRESSIONI DI NOVEMBRE, ANCORA.

IMPRESSIONI DI NOVEMBRE, ANCORA.

E’ un anno che non è più novembre. Eppure, combattiamo con gli stessi demoni dell’anno scorso, indulgiamo su questioni per cui siamo in ritardo di vent’anni e cazzeggiamo su sacrosanti diritti civili e libertà. Oggi, siamo alla transizione green perché la finanza ha deciso che lì c’è un’opportunità di indebitare le prossime dieci generazioni, quelle che non avranno ancora finito di pagare i debiti della pandemia. Tra l’altro, questa cosa ha poco a che vedere con la riduzione delle emissioni, con l’invertire la tendenza del cambiamento climatico e con la lotta all’inquinamento. E’ la solita storia: le strade dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni e di ottime scuse.

Chi governa il mondo, però, non fa bene i conti con la storia e con le storie. Per questo, nel mese di novembre che è uno dei miei preferiti (chi segue questa rubrica lo sa!) succedono cose interessanti o meglio, si possono raccontare cose interessanti tra i primi freddi e la bruma, tra i primi bolliti e le minestre calde, tra la storia e le storielle.

La prima storia di novembre inizia a giugno del 1987. No, tranquilli non mi sono bevuto il cervello, abbiate un po’ di pazienza e capirete. Siamo Berlino (Berlino Ovest per la precisione), davanti a quello che era stato il Reichstag a poche decine di metri dal più famoso ed infame Muro della Storia. Da un lato è stato allestito il palco per un concerto, dall’altra parte le forze di sicurezza hanno schierato uomini armati e cani contro chi avrebbe potuto organizzare delle proteste.

Da una parte su quel palco c’è David Bowie che tanto deve alla musica dei berlinesi e ai berlinesi, per la sua trilogia (registrata lì agli Hansa Studios), per aver ospitato i suoi musicisti come Carlos Alomar, Robert Fripp, Brian Eno, Iggy Pop e gli altri. Dall’altra parte uomini armati e preoccupati cercano di controllare una folla di persone determinate e pacifiche, decise a sfidare i propri oppressori.

Bowie, in lingua tedesca, saluta gli amici dall’altro lato del Muro. Poi parte Heroes. E succede l’imponderabile: tutti urlano “giù il Muro”. Serviranno altri due anni e uno splendido novembre perché quel simbolo divisivo, quell’orrendo orpello liberticida, quel totem dell’infamia venga abbattuto e che fratelli dai due lati possano tornare a vivere insieme, ad abbracciarsi.

Se siete convinti che la musica non serva a niente, fatevi curare perché avete un grosso problema.

Altra piccola storia. In questo novembre che chiude un anno terribile e che non fa sperare in un prossimo futuro migliore, il quarto album in studio dei Led Zeppelin (qualcuno lo ha battezzato IV, qualcun altro “the unnamed album”) è disco di platino. La stranezza è che è un disco di cinquant’anni fa ed è “solo” la ventiquattresima volta che succede. Forse, sbaglio ad avere così poche speranze nel futuro.

Terza ed ultima storia. Mi sono trovato a provare a spiegare il successo dei Maneskin varie volte a pubblici molto diversi. Una delle ultime volte che è successo mi è venuta in mente una metafora che poi ho riciclato altre volte con un discreto successo. Come ho detto, a novembre sono ispirato.

Ricordate i western? Intendo quelli epici, quelli di Ford. Ecco quei film avevano migliaia di cavalieri del Settimo Cavalleggeri e migliaia di Apache a cavallo pure loro, erano produzioni opulente che si permettevano di dare agli autori mezzi, tempi e uomini. Ora pensate agli spaghetti western. Produzioni povere, due pistoleri nella main street con gocce di sudore che scendono lungo la fronte dei contendenti per lunghissimi secondi, il dettaglio degli occhi semi serrati a contrastare la luce del giorno, nessuno in giro … un cespuglio di rovi secco che rotola davanti ai contendenti intenti a studiarsi negli attimi prima dell’evento fatale. Non mille cavalieri in divisa ma un poncho, un panciotto e due cinturoni. Certo … gli occhi di Lee Van Cleef e quelli di Clint Eastwood valgono da soli il prezzo del biglietto, così come quei pistoleri così sporchi, poveri, quei due poveri cavalli spelacchiati e quella tensione così palpabile, così reale. Infatti, così il genere western italiano conquista gli Stati Uniti, patria di cowboys e indiani, di fuorilegge, saloon e giocatori d’azzardo. Perché? Perché il nostro cinema è un cinema di trovate, di geniali soluzioni per sopperire alla mancanza di denaro. Un altro esempio? Per fare l’effetto cinemascope, il grande Sergio Leone modifica il pattino pressore di una macchina da presa 35mm perché non può permettersi di girare in quel formato 65mm.

E’ la stessa cosa dei Maneskin. Loro hanno ricordato che esiste un genere anglosassone di nascita agli anglosassoni: il rock. Hanno ricordato loro (e anche a noi) che è più utile e attuale oggi di quanto lo sia mai stato dai tempi della guerra del Vietnam. Oggi che si ragiona solo di vacuità, che si deroga su libertà fondamentali, che si misura tutto col metro del denaro, del potere e del sesso. Oggi che contano i catenoni d’oro, le auto di lusso e le fidanzate trofeo. I Maneskin, invece, ci hanno fatto tornare ai diritti civili e alle libertà, all’introspezione, alla musica suonata, ai palchi.

La cosa migliore che hanno fatto è stato spiegarlo ai giovani con il loro linguaggio passando dall’endorsement dei più grandi della musica. Lo hanno raccontato soprattutto a quelli che non hanno manifestato per il clima contro i potenti del mondo, a quelli che coltivano il sogno di essere vuoti e ricchi come l’ultimo rapper de noiartri o beceri come il più pomposo e inutile dei soloni.

Come diceva, l’immenso Jimi Hendrix: “noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull'anima in modo da aprirla”.

Lunga vita al rock ‘n roll e alle persone che partecipano e si impegnano per un mondo migliore. E’ vero, scusate … è la stessa cosa.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

 

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Gli ascolti di novembre 2021. articolo di Roberto Bonfanti

Ho sempre dedicato questo spazio ad album ed EP. Dopotutto vengo dalla generazione convinta che ascoltare un album sia un po’ come leggere un libro e che quindi per comprendere un discorso artistico non basti una singola canzone. Questa volta però voglio fare un’eccezione e, prima di dare spazio ai dischi del mese, voglio parlare di tre singoli. Il primo di questi è “Montanari e Montesano” del rapper Freezer: un brano rap vecchia scuola che, quasi a voler rilanciare la profezia fin qui mai avverata secondo cui i rapper sarebbero dovuti andare a occupare lo spazio sociale che un tempo era dei cantautori, porta in musica la voce dei movimenti che in queste settimane stanno affollando le piazze italiane. Il secondo s’intitola “7 ottobre 2021” ed è una suite strumentale stridente, dal gusto decisamente alternative rock anni ’90, che rappresenta purtroppo il canto del cigno degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro: una band che per vent’anni ha riversato in musica tonnellate di rabbia sociale ma che proprio in questi giorni ha annunciato la fine del proprio percorso. L’ultimo è invece “Anima e colpa” della promettente Rituàl: una canzone dolorosa e sensuale che ci presenta una cantautrice autentica dall’indole scura e introspettiva.

Chiusa questa parentesi estemporanea dedicata a tre singoli che, per motivi diversi, mi sembrava giusto segnalare, torniamo a parlare di album ed EP:

Ci sono una forte visceralità, un approccio sfrontato e uno spirito genuinamente rock’n’roll alla base della poetica dei lombardi Il Vuoto Elettrico. “Radice”, il terzo album della band, si presenta così come un piacevole pugno in faccia all’ascoltatore, fra chitarre taglienti e una voce acida che affonda con rabbia le unghie in un senso di smarrimento post moderno e decisamente attuale.

La dote più evidente dei milanesi Bloop è l’intrigante gusto melodico. Una peculiarità che, come confermano le quattro canzoni del loro nuovo EP intitolato “Ex – demo fatta in casa”, gli consente di confezionare con garbo canzoni in cui il pop s’intreccia con un approccio lo-fi casalingo e una bella propensione cantautorale a raccontare storie.

C’è la modernità del trip-hop che incontra il calore della musica mediterranea, nella ricerca sonora dei romagnoli Sudestrada. L’ascolto del loro ultimo “Radio Laleh” si presenta così come un vero e proprio viaggio onirico fra atmosfere calde dal retrogusto etnico, sonorità elettroniche e una scrittura introspettiva dalle affascinanti sfaccettature letterarie.

Vengono da Matera, i Gaze Of Lisa, ma sembrano nati al crocevia fra la Berlino degli anni ’70 e la Monza di fine anni ’90. “Sinonimi contrari”, il primo album della band, è un interessante insieme di elettronica dalle tinte fosche, new-wave, aperture pop e testi meditativi, il tutto ben miscelato fino a rendere il fiume sonoro estremamente coerente e compatto.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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