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Nanni Balestrini, Ottobre Rosso

 

Nanni Balestrini

Ottobre Rosso

a cura di Gianluca Ranzi

 

Milano, Fondazione Mudima
25 ottobre – 10 novembre 2017

Inaugurazione: mercoledì 25 ottobre, ore 18.00

L'Ottobre Rosso di Nanni Balestrini ci fa rivivere intensamente quello del 1917. Balestrini ricombina immagini e parole dei protagonisti d'allora in nuovi composti, secondo morfologie e sensibilità inedite, rimescolando il serbatoio dell'arte e delle idee contro ogni forma di inerzia e di asfissia. Il punto di osservazione qui non è però storico ma ideale, come ideale fu l'arte sovietica d'avanguardia nel suo apogeo dal 1907 al 1917, con la sua profonda azione di rottura e poi di stimolo a investire con nuove forme ogni area della nascente vita sociale e proporre un'estetica rivoluzionaria estesa ad ogni livello. Questo voleva dire trascorrere senza soluzione di continuità dalla concretezza della tuta operaia e della stufa progettate da Tatlin nel 1918 al neospiritualismo suprematista di Malevič della seconda metà del 1915, e poi via via attraverso i manifesti, le locandine, le scenografie, il design, gli apparati per le feste rivoluzionarie e le fiere dell'industria.

Ecco l'esempio di una pratica dell'arte, qui e là, interdisciplinare e transnazionale, alta e bassa, che ascoltando il demone delle sue potenzialità ha mostrato sia l'indeterminatezza dei codici visivi quanto la loro infinità possibilità d'apertura, oltre la storia stessa, con la liquidazione staliniana dell'arte rivoluzionaria e i suoi recuperi successivi.

Oltre la storia vale sia per l'arte d'avanguardia russa che per Nanni Balestrini, perché un demone comune li abita entrambi: la continua mobilità delle piattaforme espressive con la loro costante interazione, che poi significa messa al bando della tradizione immutabile, della difesa oltranzista del passato e delle sue eredità. Per Balestrini il lavoro è in realtà un lavorìo, continuo e meticcio, ed è su questo terreno d'una tendenzialità plurilinguista che avviene il prodigio per cui oggi la fenice risorge. Ma che cosa risorge? Al di là di ogni processo di mitizzazione o demitizzazione storica qui riemerge una sorta di “categoria del politico”, un'intenzione profonda, per dirlo con Karl Mannheim, che al di là del comunismo storico  si riaggrega intorno al codice genetico particolare e distintivo della sinistra: l'egualitarismo, i valori di emancipazione e di libertà dell'uomo, e basta leggere i frammenti inseriti da Balestrini tra le immagini per rendersene conto. Se l'ideologia è il cimitero in cui vanno a morire le idee, l'Ottobre Rosso di Balestrini riporta le idee in prio piano, non più ammiccando all'utopia di una società in cui tutti siano uguali in tutto, ma rivendicando quell'esigenza insopprimibile a rendere più uguali i diseguali (Gianluca Ranzi).

Scheda della mostra

Titolo                                    Ottobre Rosso

A cura di                             Gianluca Ranzi

Sede                                     Fondazione Mudima | Via Tadino 26, Milano

Date                                      25 ottobre  – 10 novembre 2017

Inaugurazione                  mercoledì 25 ottobre, ore 18.00
Orario                                  lunedì – venerdì 11.00 - 13.00/15.00 - 19.00

Ingresso                             libero

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Tre album per questo primo squarcio d’autunno: Flavio Giurato, Giovanni Succi e Francesco Pelosi. Recensione di Roberto Bonfanti

Fra le tantissime uscite discografiche di questo primo squarcio d'autunno ce ne sono tre in particolare che non possono lasciare indifferenti: tre album estremamente diversi fra loro, figli di artisti provenienti da generazioni e storie fra loro lontane, eppure accomunati dalla capacità di muoversi all’interno del panorama della musica d’autore contemporanea in modo personale e sinceramente irrequieto.

Flavio Giurato non ha ovviamente bisogno di presentazioni e il suo nuovo album, “Le promesse del mondo”, è un'ennesima conferma dell’unicità del suo stile e della sua personalità: brani assolutamente destrutturati che ruotano attorno a parole crude e controverse le cui radici, intrecciando una sorta di spiazzante teatro a più anime, affondano più che mai nell'attualità e nella violenza della società odierna. Un lavoro e dolorosamente viscerale accompagnato da una ricerca sonora scarna e tesa che ne enfatizza l'effetto straniante.

Giovanni Succi, dopo essere stato negli ultimi vent'anni abbondanti l'anima di band di culto come i Madrigali Magri o i Bachi da Pietra, firma per la prima volta un'opera inedita a proprio nome, “Con ghiaccio”, e lo fa condensando il suo immaginario personale in una manciata di canzoni scarne e per nulla convenzionali in cui si fondono strafottenza punk, sporcizia blueseggiante, malinconie nebbiose, indolenza poetica e minuscoli frammenti di vita fatti esplodere fino a renderli scomodamente cinematografici.

Francesco Pelosi si era fatto finora notare come leader dei Merovingi, suggestiva realtà finalista dell'edizione 2016 di Rock Targato Italia. “Il rito della città”, suo esordio solista, affascina per il suo essere orgogliosamente fuori da ogni tempo: canzoni notturne dal sapore antico, rivestite da arrangiamenti minimali e suoni cupi, all'interno delle quali, in modo per nulla autocompiaciuto, aleggiano i fantasmi di eretici medievali o poeti russi, echi del secolo scorso, riferimenti alla cultura rock e istantanee disilluse di provincia.

Tre artisti di generazioni diverse, come detto in apertura (rispettivamente classe '49, '69 e '84), che scelgono di seguire ognuno il proprio percorso, la propria indole e le proprie inquietudini andando a comporre tre dischi diversissimi fra loro ma ognuno affascinante, coerente, viscerale e lontano dai cliché dei cantautori da osteria o di quelli da aperitivo. Tre album perfetti per immergersi nelle nebbie dell’autunno.

Roberto Bonfanti

www.robertobonfanti.com

 

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Lezioni di Volo

Lezioni di volo.

E’ il 3 ottobre scorso. La radiosveglia suona … sono le 07.40 di mattina. Uno speaker annuncia che lo sciopero del trasporto pubblico previsto per il venerdì successivo è confermato. Tutta la mia simpatia per la working class e i loro diritti si dissolve. Per un attimo. Mi precipita addosso il disagio che questo provocherà a me e a tutti i milanesi. Poi, mi pento … Mi ricordo che so essere meglio di così.

Il senso di colpa poi, si abbatte violentemente su di me quando, lo stesso annunciatore, comunica che il giorno precedente si è spento Tom Petty, stroncato da un infarto prematuramente. Mi deprimo ulteriormente, quando mi rendo conto che, in questi anni, non l’ho citato spesso …nonostante, credo di aver ascoltato il primo album Tom Petty and The Heartbreakers milioni di volte e di aver ascoltato il primo singolo di successo  Breakdown talmente tante volte da aver consumato molte puntine. Abbastanza, comunque, per trasformare l’acquisto di queste come la prima voce di costo del bilancio familiare.

Tom Petty è ed è stato un Numero Uno. Poco conosciuto in Europa per due ragioni, secondo me.

Credo che, nella seconda metà degli anni Settanta, l’affollamento di “roba buona” nel Regno Unito e nel resto dell’Europa continentale era assoluto. Provate a pensare: The Who, Led Zeppelin, David Bowie, Neu!, Kratwerk, Genesis, Yes, King Crimson, Emerson Lake and Palmer, Rolling Stones e tutti gli altri.

L’altra ragione, non meno importante, è che (io che  ho amato alla follia Damn The Torpedoes!) un LP super-popular non ce l’ha avuto … gli sono mancati album come … così per dire e senza fare paragoni, The River o Born To Run capaci di catturare un pubblico molto vasto e di gusti eterogenei (nella storia degli ultimi decenni, gli europei sono stati questo tipo di pubblico).

Negli Stati Uniti è stato un artista importante, seminale direi. Il suo rock molto contaminato da blues e folk ha un sound alternativo che a volte scala le classifiche e a volte no ma ha sempre elementi di grande interesse, quando non innovativi. A volte, sono i temi che lo penalizzano. Basti ricordare l’album The Last DJ. Il tema era una forte critica all’industria discografica (oramai alla fine dei giorni, siamo nel 2002 … tutti intrappolati nella “rete”) e che viene puntualmente massacrato.

Ricordiamo le sue molte importanti collaborazioni: Bob Dylan, Dave Stewart e George Harrison su tutte.

Potrei andare avanti con un bel “coccodrillone” per altre due pagine. Per fortuna, io non sono un giornalista;  sono solo un appassionato amante della materia. Voglio solo significare che, dall’inizio dell’anno passato, abbiamo perso i più grandi musicisti che il Novecento ci aveva fatto ereditare. Oramai, con cadenza bimestrale assistiamo a morti a volte premature, a volte inspiegabili, a volte attese o annunciate dall’età o dalle condizioni di salute. Qualcuno può dire che è il normale ciclo della vita. Ha ragione. Tuttavia alcune morti, come quella di Tom Petty, sono molto più che colonne di cronaca più o meno lunghe.

Per me, Tom Petty è stato un compagno di viaggio non la soundtrack dell’autoradio. Lui, così come molti altri.

Per questo, dalle 07.45 del 2 ottobre mi si accende in testa Learning to fly e così comincio a scrivere questo pezzo, sapendo che non sarà né quello più ispirato, né il migliore e, forse, nemmeno il più letto. Fino a stamattina (15/10/2017 N.d.A), non sono nemmeno convinto che riuscirò a finirlo. Ho già completato la trilogia di Generazioni di cui ho pubblicato già la prima parte … mando la seconda, penso.

Altri sensi di colpa.

Prendo tempo.

Finalmente, intuisco che il brano che suona dentro la mia testa, non lo sta facendo a caso. Tom (e gli altri) ci hanno dato lezioni di volo.

E’ attraverso la loro musica che è cominciato e abbiamo continuato il nostro viaggio di scoperta.

Grazie Tom per averci insegnato a provare a volare.

La cosa più difficile, adesso, è tornare giù.

N.d.A.: la seconda parte di Generazioni uscirà la prossima settimana. In coda, come promesso, vi renderemo conto della pieces teatrale A Night in Kingshasa di Federico Buffa e Maria Elisabetta Marelli che abbiamo visto e, ci scuserete se, per ora, non vogliamo anticipare nulla.

di Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia.

 

 

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Grazie a tutti per aver partecipato

Grazie a tutti i partecipanti che hanno contribuito alla buona riuscita delle finali della 29/a edizione di Rock Targato Italia!

Un ringraziamento particolare alle band: Falsi Moralisti, La Via, Pietranuda, Collectin'Sparks, Overflowing e Moyo, protagoniste dell'evento, giunte a Milano da ogni parte d'Italia per far conoscere la propria musica. Continuate a coltivare la vostra passione per la musica!

#sympathyforrocktargatoitalia

 

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PREMIO UN LIBRO AL CINEMA - X EDIZIONE Conservatorio L. Campiani di Mantova - 18/21 ottobre 2017

IL PREMIO FESTEGGIA DIECI ANNI
Un importante traguardo per l’evento che premia la migliore trasposizione cinematografica di un’opera letteraria. Nato ad Ostiglia nel 2008, per il decimo anniversario l’evento approda a Mantova, città per eccellenza della letteratura e presenta anche quest'anno tre importanti produzioni cinematografiche del 2016, ispirate a testi letterali, in gara per l’ambito primo premio. 

IL PROGRAMMA 

I film saranno proiettati mercoledì 18, giovedì 19 e venerdì 20 ottobre presso l'Auditorium del Conservatorio L. Campiani di Mantova ad ingresso libero per il pubblico. Sabato 21 si terrà la Cerimonia di Premiazione alla presenza di importanti ospiti, registi, scrittori e attori dei tre binomi in gara.  

GLI OSPITI

Sabato verrà svelata la classifica finale. Saranno con noi Cristina Comencini, Barbara Ronchi, Giuseppe Piccioni e Marta Bertini, un'occasione speciale per conoscere da vicino le peculiarità del mondo del cinema e della letteratura. Consegneranno i premi Walter Veltroni e Maria Sole Tognazzi, in giuria con Veronica Pivetti in questa nuova edizione del Premio Un libro al cinema. 

LA SCENA scritto da Cristina Comencini

QUALCOSA DI NUOVO diretto da Cristina Comencini

MERCOLEDì 18 OTTOBRE - ORE 21

Lucia e Maria si conoscono da sempre. Due amiche che più diverse non si può. Lucia ha chiuso col genere maschile, Maria invece non riesce proprio a farne a meno. Una sera nel suo letto capita (finalmente!) l'Uomo perfetto. Bello, sensibile, appassionato, maturo. Il mattino però porta con sé incredibili sorprese e tra equivoci, grandi bugie e piccoli abbandoni, Lucia e Maria si prenderanno una bella vacanza da se stesse. 
Con Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti,

Eduardo Valdarnini, Eleonora Danco.
93’, Italia, 2016 - 01 Distribution

COLOR BETULLA GIOVANE scritto da Marta Bertini

QUESTI GIORNI diretto da Giuseppe Piccioni

GIOVEDì 19 OTTOBRE - ORE 21

Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell'incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto.
Con Margherita Buy, Maria Roveran, Marta Gastini,
Caterina Le Caselle, Laura Adriani.
120’, Italia, 2016 - 01 Distribution

FAI BEI SOGNI scritto da Massimo Gramellini

FAI BEI SOGNI diretto da Marco Bellocchio

VENERDì 20 OTTOBRE - ORE 21

Massimo, un bambino di nove anni, perde la madre in circostanze misteriose, rifiutandosi di accettare tale brutale scomparsa. Nel 1990 Massimo è divenuto un giornalista realizzato ma il suo passato continua a perseguitarlo. Così, quando deve vendere l'appartamento dei genitori, le ferite della sua infanzia si trasformano in ossessione. Tratto dal bestseller da un milione e mezzo di copie di Massimo Gramellini.
Con Barbara Ronchi, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni,
Guido Caprino, Linda Messerklinger, Nicolò Cabras.
134’, Italia, 2016 - BIM Distribuzione

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SEBASTIAO SALGADO: KUWAIT, UN DESERTO IN FIAMME

Venerdì 20 Ottobre 2017 alle ore 11,30 ci sarà un incontro pubblico con Sebastiao Salgado, in occasione dell'inaugurazione della mostra. Quest'ultima sarà aperta dalle ore 17 di venerdì 20 Ottobre fino a domenica 28 Gennaio 2018, in via Meravigli, 5. L'ingresso è libero fino esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione.

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