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Intervista a Luca Gemma per Rock Targato Italia

In occasione dell’uscita del suo nuovo album “La felicità di tutti, il cantautore Luca Gemma si racconta per Rock Targato Italia.

D: Puoi parlarmi del tuo nuovo album?

R: Il nuovo album si chiama “La felicità di tutti”, è uscito pochi giorni fa (il 29 settembre). È uscito anche in vinile, cosa che avevo abbandonato con il primo disco pubblicato con i Rossomaltese nel 1993, da allora sempre e solo CD e adesso c’è stato questo. Viene venduto in formato vinile con dentro il CD, non esiste in commercio il CD da solo. “La felicità di tutti” arriva a due anni di distanza dal mio album precedente che era diverso dagli altri poiché è stato il mio primo scritto in inglese perché volevo andare a suonare all’estero. Un po’ ero stanco di scrivere in italiano, non mi veniva più tanto semplice e insieme al produttore Paolo Iafelice abbiamo deciso di farlo in inglese.

D: Quali sono le differenze tra cantare in inglese e in italiano? Con l’inglese c’è una maggiore difficoltà?

R: Un po’ sì. Considera che io ascolto per il 90% musica in inglese perché le cose prodotte in Inghilterra sono spesso belle e interessanti, le cose prodotte in Italia sono una piccola fetta. Mi piace la canzone d’autore italiana ci mancherebbe, ma ho nell’orecchio sempre questo idioma e quindi anche quando scrivo, dal momento che mi dedico prima alla musica e poi al testo, le prime parole che nascono per creare la linea melodica sono o in finto inglese o proprio in inglese quindi il lavoro viene fatto sul suono delle parole ed è anche una lingua che ha determinate difficoltà metriche. Due anni fa mi ero un po’ stufato, quindi abbiamo fatto questo disco in inglese, siamo andati a suonare in Francia e in Australia, quest’esperienza ha fatto tornare in me la voglia di esprimermi attraverso la nostra lingua e subito dopo ho ripreso abbastanza automaticamente senza forzarmi a scrivere in italiano e sono venute fuori queste canzoni.

D: Preferisci suonare all’estero o in Italia?

R: Se avessi un’assiduità potrei rispondere più facilmente. Io sono gran parte del tempo in Italia. Suono parecchio in Francia, dal 2013, e si sta aprendo sempre di più. Mi piacerebbe suonare in più posti perché l’Italia è un po’ piccola.

D: Lì ci sono anche ambienti musicali diversi. Sono migliori?

R: Un pochino si, però certi paesi li conosco solo perché me li raccontano. Conosco dei club solo perché ho amici, non ho suonato recentemente in Germania o in Svezia per poterti dire come sono. Posso dirti che ho la sensazione che in Francia vi sia un’attitudine del pubblico che in Italia si è in parte un po’ persa, la stessa cosa in Australia dove, per quanto sia un posto assurdo e lontanissimo, c’è una grossa attenzione verso l musica.

D: Il tuo nuovo CD è in vinile ma anche in streaming. Cosa pensi del ritorno del vinile in Italia? E quanto pensi siano importanti le piattaforme online rispetto al CD?

R: Forse, di tutti quelli che abbiamo nominato, il CD è il formato in cui la musica si sente meglio. Il vinile ha un sapore particolare, ha bisogno di determinate compressioni e non si sente tutto quello che hai suonato, anche se ha un sapore retrò. Lo streaming lasciamolo perdere perché viene tutto compresso e l’ascolto di Spotify, secondo me è demenziale dal punto di vista dell’importante lavoro svolto da tecnici, fonici e musicisti. Pertanto posso dirti che CD di per sé ha l’ascolto più ricco in assoluto però in questo momento non lo vuole più nessuno.

D: Quindi è necessario anche l’uso delle piattaforme?

R: Assolutamente. Direi che molte persone lo ascoltano solo sulle piattaforme senza comprare né l’uno né l’altro, né l’LP perché il piatto ce l’hanno ancora in pochi, è solo per collezionisti.

D: Quindi pensi che il vinile sia solo per collezionisti?

R: Si, diciamo che ultimamente questa nicchia è tornata ad essere una quota piuttosto interessante e si sono aperte proprio le sale di produzione del vinile. Ha una sua fettina di mercato.

D: Come è nata la tua passione per la musica?

R: È nata con i cantautori italiani e con Elvis Presley a fine anni ’70. Io avevo 10 anni quando nel ’77 era appena morto Elvis e nella mia classe, allora abitavo in Germania, tutte le ragazze, le mie compagne di classe, che erano poco più grandi di me, erano pazze di lui e quindi io credo di essermi avvicinato a questa cosa per interessare a loro e ho comprato due LP che erano due raccolte di lui appena defunto. Poi mi ricordo che uscì “Burattino senza fili” di Bennato e, tornando in Italia per le feste di Natale, comprai questo album con i miei soldi e da lì cominciai. Un anno prima ero stato obbligato a fare lezione di chitarra dai miei genitori ma non mi interessava molto, mi piaceva più giocare a pallone, invece questi dischi, soprattutto “Burattino senza fili” mi hanno portato a cominciare a scrivere canzoni brutte perché avevo 12 anni e ho cominciato con la prima chitarra e mi ricordo che erano terribili però ho avuto subito la voglia di scrivere canzoni.

D: Pensi che questi artisti ti abbiamo influenzato?

R: Si, assolutamente.

D: Tu pensi che sia più importante la piena conoscenza tecnica di uno strumento musicale o la performance dal vivo?

R: In realtà, è un mix. Ti risponderei la seconda perché io non sono un musicista tecnico, nel senso che a parte quelle prime lezioni, ho studiato da autodidatta, ad esclusione del canto che a più riprese ho studiato con una cantante lirica prima e poi con una vocal coach, cosa che mi è servita anche per la performance dal vivo, per mantenere la voce, per utilizzarla e per non rovinarla. Sul resto, non mi sono mai appassionato alla tecnica musicale, infatti non faccio il turnista però un minimo… Poi ognuno ha il suo equilibrio. La storia della musica è piena di performance grandiose fatte da persone che non sapevano suonare bene i propri strumenti, come i Clash che sono stati una band gigantesca dal vivo ed erano quattro zampone presi al loro strumento quindi non è quello, ci sono tanti esempi. Nel rock credo che sia proprio una combinazione, un po’ devi saper suonare e un po’ ci vuole la cazzimma.

D: Cosa provi quando sali sul palco?

R: Io provo un misto di timidezza, nonostante sia passato tanto tempo, di adrenalina, narcisismo e compiacimento. Mi piace molto ma c’è sempre quella sensazione nell’attesa, un po’ di farfalle allo stomaco perché è una cosa che mi piace fare, bisogna essere concentrato per fare una performance dal vivo, non è come fare una passeggiata.

D: Ritornando al tuo CD, cosa vuoi esprimere con le tue canzoni?

R: Partendo dal titolo, che è lo stesso della title track del pezzo che apre il disco, non è un concept ma c’è un filo conduttore, cioè questo mio desiderio, un po’ ingenuo, un po’ un’utopia, che parte dalla costatazione dalla realtà, in cui non c’è la felicità per tutti e forse è proprio un’utopia, però vedo invece molta cattiveria ed egoismo nei rapporti interpersonali, nei massimi sistemi, nelle regole del mondo e dei paesi. C’è questa voglia che la felicità, che poi sia anche momentanea dato che non può essere una condizione eterna di benessere, si espanda e raggiunga più persone perché avere dentro di sé l’idea che sia importante solo la propria e che tutto il resto possa andarsi a farsi fottere non ha nessun senso quindi è questo il filo conduttore. Il mio desiderio è che le cose siano migliori.

D: Dal punto di vista musicale, con quale stile ti definiresti?

R: Io sono sicuramente un cantautore perché scrivo musica e parole, sia perché come la maggior parte dei cantautori, cerco di avere un mio stile, non sono vocalmente il cantante che spettina il pubblico, cosa che è una caratteristica più spesso di chi ha tecnica vocale, quindi mi accompagno con chitarra o pianoforte, scrivo le canzoni e mischio la canzone d’autore, che per me è quella degli anni ’70, con la musica black, che a me piace molto, come quella di James Brown, insieme ai Beatles, gli Stones, la musica folk americana e qualcosa di tropicale. Su questo disco, per esempio, c’è un pezzo di Caetano Veloso che ho arrangiato in italiano. Queste sono le mie influenze.

D: Tu scrivi per te ma anche per altri personaggi nel mondo della musica ma anche in quello della televisione, pensi che ci siano delle differenze fra questi due mondi?

R: Si. Scrivere per altri cantanti è più vicino a quando scrivo per me con un certo grado di immedesimazione comunque. Quando scrivo, quando mi viene commissionata una canzone, so per chi la sto scrivendo e quindi cerco entrare proprio in quel mondo che non è per forza il mio. Se invece la scrivo senza conoscere chi la canterà, mentre scrivo capisco se sarà una cosa adatta a me come Luca Gemma cantante oppure no e anche lì comincio ad immaginare chi potrebbe cantarla. Molto spesso, per esempio, sono state cantanti donne quindi cerco di avere un approccio diverso. Per quanto riguarda le cose fatte per la tv e per il cinema, quella è musica funzionale che metti al servizio di un altro mezzo di comunicazione che in quel momento è più importante e la musica diventa di servizio e ti mette dei paletti.

D: Tu preferisci scrivere per te o per altri?

R: La cosa che mi piace fare di più è fare i dischi miei e suonarli dal vivo però man mano che passa il tempo mi piace anche scrivere per altri, siamo quasi lì.

D: Cosa pensi della scena indipendente italiana?

R: Io ascolto anche tante cose nuove, anche  di artisti più giovani di me che hanno 25-30 anni anche se preferisco la musica dei miei coetanei, come il disco di Niccolò Fabi , che apprezzo di più rispetto a quello di Motta e di Calcutta. Credo sia sfumata questa distinzione che c’era negli anni ’90 quando ho iniziato io con i Rossomaltese dove i due mondi, major e indipendente, erano molto separati, anche dal punto di vista produttivo. Ora mi sembra tutto più sfumato per cui non sto più a badare all’etichetta, sia che sia major o indipendente o dal punto di vista giornalistico. Sento, invece, se una cosa mi arriva con la dovuta forza e verità. Siccome ne ho ascoltata tanta di musica, seleziono in base a quello che mi arriva, deve essere una cosa vera e autentica quella che sento sennò non me ne frega niente.

D: Puoi dirmi qualche nome nella scena contemporanea che apprezzi particolarmente?

R: Come ti dicevo, il disco di Motta, prodotta da Riccardo Sinigallia, mi è piaciuto molto e ce l’ho in macchina e gira in continuazione, ma anche parecchi brani del disco di Calcutta e anche il singolo, quindi questi nuovi cantautori romani e dei dintorni mi piacciono. Ci sono sicuramente altri che adesso non mi vengono in mente.

D: Pensi che per i nuovi musicisti sia facile inserirsi nel mondo della musica rispetto al passato?

R: Secondo me, da un certo punto di vista, con i nuovi mezzi digitali, è certamente più facile. Prima dovevi fare i dischi in studio, per affittare uno studio dovevi andarci sapendo i pezzi a menadito e costava tantissimo. Adesso i dischi li puoi fare in casa con un computer e poco più e quindi non c’è il problema dei costi e puoi anche affacciarti alla distribuzione grazie ai social. L’altra faccia della medaglia è che in questo modo le produzioni sono aumentate tantissimo. Quelli che una volta erano forse dei demo che potevano diventare dischi, adesso automaticamente sono dischi, tutti fanno dischi, ed è difficile in questo mare magnum riuscire a distinguersi quindi quando riesci a distinguerti vuol dire che devi essere bravo secondo me.

D: Quindi per distinguersi bisogna basarsi sulla bravura o anche su altro?

R: Sull’avere qualcosa da dire. In quel senso la bravura esiste perché la musica leggera, pop, rock…Non sei un concertista di musica sinfonica che devi essere tecnicamente meglio degli altri. In questo genere di musica, invece, la bravura è individuare bene il modo in cui vuoi dire le cose e avere qualche cosa da dire, quello è sostanziale.

D: In occasioni delle finali di Rock Targato Italia che si sono tenute in questi giorni, che consiglio daresti agli artisti emergenti? Come possono nuovi artisti che hanno qualcosa da dire arrivare al pubblico?

R: Il mio consiglio è cercare di capire, anche ragionandoci sopra e parlando con qualcuno, con altri musicisti, che cosa veramente vuoi dalla musica e cosa vuoi dare alla musica, se lo vuoi fare di lavoro non deve essere un passatempo. La musica è bellissima anche come passatempo ma sono due cose diverse, se vuoi che sia il tuo lavoro, cosa che molto difficilmente è remunerativo, devi darci dentro parecchio, devi individuare che cosa vuoi essere e cosa vuoi comunicare e farlo al meglio, trovare uno stile personale, è l’unica cosa che conta.

D: L’intervista è finita, ti ringrazio.

FRANCESCA ROMANO

E ora un breve saluto di Luca a coloro che leggeranno questo articolo.

 

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ROCK TARGATO ITALIA Premio Compilation di Rock Targato Italia

Oltre ai nomi dei vincitori del Gran Premio, del premio dedicato a Stefano Ronzani e il premio del pubblico, sulla compilation Rock Targato Italia parteciperanno anche 10 artisti scelti dalla giuria di settore. Prodotta dall’etichetta Terzo Millennio, in collaborazione con l’ufficio stampa Divinazione Milano, la compilation sarà pubblicata nel periodo pre-natalizio. Sarà presente negli store e sulle principali piattaforme digitali come Youtube, Spotify e Amazon.

Ecco i nomi degli artisti vincitori della 29/a edizione di Rock Targato Italia svolta a Milano il 2 - 3 - 4 ottobre, organizzata e promossa dalla società Divinazione Milano.

In ordine Alfabetico:

ARTEMIO (Milano)

BLOOP (Milano)

BRUSCHETTA BROTHERS (Trento)

DOVE I PESCI AFFOGANO (Roma)

ESSENZA 55 (Siena)

HARD HORNS (Palermo)

MOTETTE (Ascoli Piceno)

PINGUINO IMPERATORE (Perugia)

THE BRONZE BANANAS (Forli)

VELAUT (Agrigento)

Tutti gli artisti vincitori dei Premi parteciperanno con un loro brano alla prossima compilation di Rock Targato Italia, che sarà pubblicata per Natale 2017 dall’etichetta Terzo Millennio. La copertina è curata dall’artista e pittore Leonida by Italian Factory Magazine.

Un ringraziamento speciale alle coordinatrici dell’Area Social di Rock Targato Italia: Valentina Folco (Comunicazione Media e Pubblicità Università IULM) e Francesca Romano (Marketing Management Università Commerciale L. Bocconi)

Un augurio immenso e un grazie di cuore a TUTTI gli ARTISTI che hanno partecipato, alla 29/a edizione di Rock Targato Italia, dalle selezioni locali alle Finali Nazionali.

Per vedere i video dei gruppi in compilation, è possibile seguire il canale Rock Targato Italia su Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC0rqO2XRmJVI-FyOKLQxC4Q

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla nuova edizione di Rock Targato Italia (30/a). Per richiedere il regolamento scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nel web: www.rocktargatoitalia.eu

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ROCK TARGATO ITALIA Premio Speciale del Pubblico: Rising Age

Ecco il nome dell’ artista vincitore del premio speciale del pubblico della 29/a edizione di Rock Targato Italia svolta a Milano il 2 - 3 - 4 ottobre, organizzata e promossa dalla società Divinazione Milano.

RISING AGE (Torino)

Premio Compilation di Rock Targato Italia

In palio la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia. In ordine Alfabetico:

ARTEMIO (Milano)

BLOOP (Milano)

BRUSCHETTA BROTHERS (Trento)

DOVE I PESCI AFFOGANO (Roma)

ESSENZA 55 (Siena)

HARD HORNS (Palermo)

MOTETTE (Ascoli Piceno)

PINGUINO IMPERATORE (Perugia)

THE BRONZE BANANAS (Forli)

VELAUT (Agrigento)

Tutti gli artisti vincitori dei Premi parteciperanno con un loro brano alla prossima compilation di Rock Targato Italia, che sarà pubblicata per Natale 2017 dall’etichetta Terzo Millennio. La copertina è curata dall’artista e pittore Leonida by Italian Factory Magazine.

Un ringraziamento speciale alle coordinatrici dell’Area Social di Rock Targato Italia: Valentina Folco (Comunicazione Media e Pubblicità Università IULM) e Francesca Romano (Marketing Management Università Commerciale L. Bocconi)

Un augurio immenso e un grazie di cuore a TUTTI gli ARTISTI che hanno partecipato, alla 29/a edizione di Rock Targato Italia, dalle selezioni locali alle Finali Nazionali.

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla nuova edizione di Rock Targato Italia (30/a). Per richiedere il regolamento scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nel web: www.rocktargatoitalia.eu

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ROCK TARGATO ITALIA Premio Stefano Ronzani

Ecco il nome dell’ artista vincitore del premio Stefano Ronzani della 29/a edizione di Rock Targato Italia svolta a Milano il 2 - 3 - 4 ottobre al Legend Club, organizzata e promossa dalla società Divinazione Milano.

Premio Stefano Ronzani

Il premio viene consegnato all’artista che si caratterizza maggiormente per originalità, presenza scenica, capacità tecnica e testo (in italiano). Il premio è stato istituito in memoria di Stefano Ronzani, giornalista e critico musicale del “Mucchio Selvaggio” e “Tutto Musica”, che ha collaborato fin dall’inizio con la rassegna Rock Targato Italia mantenendo il ruolo di Direttore Artistico per dieci anni. Una figura importante per la scena musicale italiana, autore di libri (LITFIBA) e attento sostenitore e promotore della scena italiana che l’ha visto collaborare con artisti quali I TIMORIA, LIGABUE (al quale ha dedicato la canzone “Il giorno di dolore che uno ha”), DIAFRAMMA, CCCP.

MASSIMO FRANCESCON BAND (Treviso)

Premio Compilation di Rock Targato Italia

In palio la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia. In ordine Alfabetico:

ARTEMIO (Milano)

BLOOP (Milano)

BRUSCHETTA BROTHERS (Trento)

DOVE I PESCI AFFOGANO (Roma)

ESSENZA 55 (Siena)

HARD HORNS (Palermo)

MOTETTE (Ascoli Piceno)

PINGUINO IMPERATORE (Perugia)

THE BRONZE BANANAS (Forli)

VELAUT (Agrigento)

Tutti gli artisti vincitori dei Premi parteciperanno con un loro brano alla prossima compilation di Rock Targato Italia, che sarà pubblicata per Natale 2017 dall’etichetta Terzo Millennio. La copertina è curata dall’artista e pittore Leonida by Italian Factory Magazine.

Un ringraziamento speciale alle coordinatrici dell’Area Social di Rock Targato Italia: Valentina Folco (Comunicazione Media e Pubblicità Università IULM) e Francesca Romano (Marketing Management Università Commerciale L. Bocconi)

Un augurio immenso e un grazie di cuore a TUTTI gli ARTISTI che hanno partecipato, alla 29/a edizione di Rock Targato Italia, dalle selezioni locali alle Finali Nazionali.

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla nuova edizione di Rock Targato Italia (30/a). Per richiedere il regolamento scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nel web: www.rocktargatoitalia.eu

 

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ROCK TARGATO ITALIA Premi e Vincitori 29/a edizione Milano

Ecco i nomi degli artisti vincitori della 29/a edizione di Rock Targato Italia svolta a Milano il 2 - 3 - 4 ottobre al Legend Club, organizzata e promossa dalla società Divinazione Milano.

Gran Premio Rock Targato Italia

GOLASECA (Cagliari) e KILLING DODO (Rimini)

Il premio in palio, consiste in una importante promozione a livello nazionale del loro progetto discografico e la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia che sarà pubblicata per il periodo natalizio.

Premio Stefano Ronzani

MASSIMO FRANCESCON BAND (Treviso)

Premio Speciale del Pubblico

è stato assegnato a

RISING AGE (Torino)

Premio Compilation di Rock Targato Italia

In palio la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia. In ordine Alfabetico: 

ARTEMIO (Milano)

BLOOP (Milano)

BRUSCHETTA BROTHERS (Trento)

DOVE I PESCI AFFOGANO (Roma)

ESSENZA 55 (Siena)

HARD HORNS (Palermo)

MOTETTE (Ascoli Piceno)

PINGUINO IMPERATORE (Perugia)

THE BRONZE BANANAS (Forli)

VELAUT (Agrigento)

Tutti gli artisti vincitori dei Premi parteciperanno con un loro brano alla prossima compilation di Rock Targato Italia, che sarà pubblicata per Natale 2017 dall’etichetta Terzo Millennio. La copertina è curata dall’artista e pittore Leonida by Italian Factory Magazine.

Un ringraziamento speciale alle coordinatrici dell’Area Social di Rock Targato Italia: Valentina Folco (Comunicazione Media e Pubblicità Università IULM) e Francesca Romano (Marketing Management Università Commerciale L. Bocconi)

Un augurio immenso e un grazie di cuore a TUTTI gli ARTISTI che hanno partecipato, alla 29/a edizione di Rock Targato Italia, dalle selezioni locali alle Finali Nazionali.

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla nuova edizione di Rock Targato Italia (30/a). Per richiedere il regolamento scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Nel web: www.rocktargatoitalia.eu

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La figlia della memoria: Il nuovo romanzo di Adele Desideri

La narrativa contemporanea è stata la protagonista dell'appuntamento settimanale, sulla frequenza 96,400 FM e in diretta su live streaming multimedia del sito Internet www.radiopnr.it

Nella trasmissione Caleidoscopio di Nuova Radio Pieve, andata in onda alle ore 20,30 di domenica 10 settembre 2017, Andrea Bobbio ha proposto la lettura di alcune pagine tratte dal romanzo La figlia della memoria di Adele Desideri, edito da Moretti & Vitali nel 2016, con la prefazione di Davide Rondoni e una nota critica di Franco Loi. 

La trasmissione è stata replicata martedì 12 settembre 2017, alle ore 20,30.

In collegamento telefonico con lo studio di Andrea Bobbio, Adele Desideri, già ospite in precedenza della trasmissione, ha introdotto e letto alcuni brani tratti dai vari capitoli del romanzo. 

L’autrice ringrazia Davide Calabria, Assessore alla Cultura, Turismo e Pari opportunità del Comune di Sesta Godano (La Spezia), che l’ha gentilmente ospitata negli uffici del Comune per effettuare il collegamento telefonico.

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Generazioni, I Parte.

Generazioni, I Parte. Ovvero Cuba, la Guerra Fredda e quella sporca, due happening musicali, un incontro di boxe,  Coleotteri e Pietre Rotolanti (con gli altri).

La calda estate è stata piena di stimoli, motivazioni e lavoro. Lavoro su un pezzo che per la quantità di appunti e suggestioni è diventato un pamphlet abbondante. Troppo abbondante per poter essere consumato in un solo articolo ma, anche in due o in tre. Così è partita una frenetica e difficile operazione di riduzione  e, come sapete, sottrarre è molto più difficile che addizionare …

La causa scatenante è stata la scomparsa di Chester Bennington. Una fine fotocopia di quella del suo amico (e, in parte, mentore) Chris Cornell. Una fine che si è consumata due mesi dopo, il giorno che sarebbe dovuto essere il 53° compleanno proprio di Cornell. Il leader dei Linkin Park si toglie la vita, dopo aver letto l’elogio funebre del cantante di Soundgarden e Audioslave. Sappiamo che i due hanno avuto parabole diverse e che la vita di Chester era stata più difficile e sofferta. Tuttavia, la questione è che, a chi come noi è nato da qualche parte negli anni Sessanta, non è estranea una certa ipersensibilità rispetto al mondo contemporaneo, una sorta di amarezza … un senso di fallimento.

Così ho provato a guardare dentro alle generazioni, alla storia e alla musica di quegli anni e sono arrivato fino a oggi. Un’analisi da “uomo della strada” senza nessuna velleità sociologica, storiografica o musicologica.

Alla fine degli Anni Cinquanta, negli Stati Uniti, la musica è divisa in due filoni fondamentali: la musica melodica e la black music. Non mancano contaminazioni che progrediscono e si diffondono (pensiamo al Re, il grande Elvis Presley).

Alle radici del blues, del soul e del funky non vi è solo l’evoluzione di suoni e melodie di musicisti afroamericani ma, un ritorno alle origini, alla terra che è stata culla dell’umanità e della civiltà: l’Africa. Sull’Africa, torneremo ma, per ora, facciamo un salto nel Vecchio Continente, in Gran Bretagna. Qui nascono, quasi contemporaneamente, le due band più famose della storia della musica contemporanea: The Beatles e Rolling Stones. I primi partono dalla melodica per rielaborare e inventare generi e sottogeneri della popular music, i secondi fanno loro sonorità e temi propri del blues e della tradizione “nera” di Oltreoceano e li personalizzano. Sono artisti antagonisti: il pubblico si divide tra chi ama gli uni o gli altri … Oggi, possiamo dire (prima stilla di amarezza) che avevano problemi di abbondanza.

Il mondo degli anni Sessanta e dei primi Settanta è quello ereditato da Yalta, diviso per “sfere di influenza”. Di qua, l’Occidente (detto anche impropriamente “il mondo libero”), di là i Paesi della Cortina di Ferro sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. Tra i due mondi o, meglio, tra le due Superpotenze  l’equilibrio è basato sull’escalation degli armamenti atomici e la minaccia perenne di un olocausto nucleare: in pratica, la fine del mondo.

C’è da dire che dopo la conferenza di Yalta le cose non erano andate sempre male. Il Segretario di Stato per gli Affari Economici Clayton Hall nel 1944, appena prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, mette a punto un piano per aiutare gli alleati (tra cui l’Unione Sovietica) e anche, le nazioni uscite sconfitte dal conflitto. Quella amministrazione e quelle successive si impegneranno molto per l’Italia (Clayton Hall rimise in piedi l’industria tessile in Nord Italia, un po’ perché era un filantropo ma, di certo, perché era partner della più grande impresa cotoniera del pianeta) all’insegna della realpolitik.

Il piano di Hall si scontra con la chiusura del regime di Stalin e con la dottrina dell’universalismo socialista. Di lì ai decenni successivi, la Guerra Fredda è destinata a riscaldarsi. Nel 1961, la CIA mette in atto un maldestro tentativo di rovesciare il regime filo-sovietico di Fidel Castro. Il fallimento e lo stanziamento di missili americani in Italia e Turchia spingono Nikita Chrushev ad appoggiare la richiesta di Castro di posizionare missili balistici a Cuba. Sappiamo che quella che è nota come la “Crisi di Ottobre” si risolse positivamente (siamo ancora qui, no?) per il lavoro diplomatico del fratello del Presidente Kennedy e dell’ambasciatore sovietico a Washington. Chissà cosa penserebbero il pragmatico Chruscev e l’idealista Kennedy del ripetersi di insulti e minacce sui social media di Trump e di Kim Jong-un… (altra amarezza).

Tuttavia, sempre nel 1961, lo stesso anno della Baia dei Porci, viene eretto il “Muro di Berlino” chiamato “Barriera di Protezione Antifascista” che, di fatto, isola Berlino Ovest dal resto del mondo facendone la più straordinaria oasi di libertà che si sia conosciuto nell’Età Moderna. Lì nasce e si forma un’avanguardia artistica che, nella musica, crea l’elettronica e che ispira artisti importantissimi come Bowie, Iggy Pop e Lou Reed tra gli altri. E’ la “scuola tedesca”: il Krautenrock con  Neu!, Krautwerk, Tangerine Dream, Nina Hagen, etc.

Il Muro creato per impedire la libera circolazione delle persone dalla parte Est e quella occidentale, non impedisce che le idee circolino liberamente. Viene, anche, occasionalmente violato da spie e dissidenti. Negli anni Settanta, pare che Iggy Pop e David Bowie siano riusciti grazie a travestimenti ad andare e tornare da Berlino Est.

Nel 1965 la Guerra Fredda si scalda di nuovo. Il casus belli è un paese dell’Indocina, smembrata dalla conferenza del ’54 e in guerra contro l’occupazione francese dal ’55: il Vietnam. Nessuno allora ne aveva sentito parlare negli Stati Uniti ma, negli anni Sessanta, con l’incremento di uomini e mezzi militari a supporto del governo filo-occidentale del Vietnam del Sud e a protezione del 17° parallelo che separava il Sud dal Vietnam del Nord filo-sovietico, assurge all’onore delle cronache per rimanerci a lungo anche dopo il 1975. Dopo lo smacco di Cuba, gli Stati Uniti hanno voglia di rivincita. Comincia così un’ escalation che li porterà alla più bruciante sconfitta della loro storia militare ma, anche, ad un nuovo corso politico e sociale. Studenti, intellettuali, atleti e artisti contestano quella guerra. La sporca guerra, la chiamano e chiamano assassini i militari che tornano dal Paese asiatico.

A Woodstock, nel 1969, per protesta (anche se non lo ha mai ammesso, sostenendo che era più bello interpretato così) Jimi Hendrix suona un acidissimo inno nazionale. Bob Dylan scrive canzoni contro la guerra e per i diritti civili dei neri come Blowin’in The Wind. I Creedence Clearwater Revival con Fortunate Son denunciano il fatto che solo i poveri vanno a morire nelle risaie indocinesi e lungo il Mekong, mentre i figli dei ricchi si imboscano. Cassius Clay-Alì viene condannato e multato come renitente alla leva. Dichiarerà che i vietcong non gli avevano fatto niente. A proposito di Alì vi segnaliamo lo spettacolo che si terrà al Teatro Carcano dall’11 al 15 ottobre prossimi. Lo spettacolo intitolato A Night in Kingshasa è scritto da Federico Buffa (che ne è anche interprete) e da una vecchia conoscenza de “Le Visioni” Maria Elisabetta Marelli di cui abbiamo scritto  per il suo lavoro teatrale su Alan Turing, un esempio di qualità e di come fare teatro in modo originale e moderno.

La piece racconta dell’incontro per il titolo mondiale dei massimi tra Foreman e Alì e delle implicazioni politiche, sociali e culturali che ebbe per il luogo dove si svolse (in Zaire, Africa) e di come Alì divenne campione del mondo ed eroe dei diritti civili. Su di lui abbiamo scritto in occasione della sua scomparsa.

L’incontro doveva essere contemporaneo ad un concerto con i più grandi musicisti dell’epoca nella scena black: tra gli altri B.B. King, James Brown e The Spinners insieme ad artisti africani in un ideale riunione, un rituale ritorno all’origine della musica nera. Il concerto si svolse come previsto mentre, il match di boxe venne rinviato per un incidente in allenamento occorso a George Foreman.

Crediamo che i più importanti happening musicali tra il 1962 e il 1972 siano stati proprio Woodstock e quello a Kingshasa. Forse i più importanti nella storia della musica. Almeno, di quella che parla di valori, che ispira e fa evolvere intelletti e culture. Quella che muove singoli e società. La domanda è: esiste anche adesso? Non solo quella musica ma, anche una società che vuole progredire? Una società che non si chiude su sé stessa? Una società che non è aggrappata con le unghie e i denti a quel mondo che, negli anni Sessanta e Settanta, si voleva cambiare? Società non è forse, un termine desueto (come questo aggettivo)?

Per quanto riguarda lo spettacolo teatrale di Buffa e Marelli, andremo a vederlo e ve ne renderemo conto. Per il resto, continueremo la prossima settimana e proveremo a dare delle risposte, sempre senza presunzione. Siamo “visionari” non studiosi.

di Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia

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