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Roberto Bonfanti, scrittore e musicista, Ospite a Rock Targato Italia

Roberto Bonfanti, scrittore e musicista, è tra gli ospiti delle Finali Regionali dell'Emilia Romagna di Rock Targato Italia il programma il 7 aprile al Circolo Arci Zerbini. La performance letteraria prende spunto da "Storie Contromanouna serie di racconti di Roberto Bonfanti da leggere e scaricare gratis

Ufficio stampa DivinazioneMilano

FISCHIO FINALE

La storia di un ideale antieroe del calcio di provincia inaugura

"Storie contromano": una serie di racconti di Roberto Bonfanti da leggere e scaricare gratis

C’è un calciatore in uno spogliatoio. Ha quasi quarant’anni e, dopo una vita trascorsa a mangiare polvere sui campi di provincia, quella che sta per giocare è l’ultima partita della sua carriera. “Fischio finale” racconta i pensieri di questo antieroe minore in un delicato momento della sua esistenza: i pensieri di uno dei tanti che forse, almeno agli occhi distratti del mondo, non ce l’hanno fatta.

“Fischio finale” è un racconto di Roberto Bonfanti disponibile gratuitamente da oggi sul sito dello stesso autore. Con questo racconto si inaugura il progetto “Storie contromano”.

 

Leggi il racconto, scaricalo gratis e condividilo con chi vuoi:

  1. robertobonfanti.com/content/fischio-finale.html

 

STORIE CONTROMANO

Storie contromano è una serie di racconti firmati da Roberto Bonfanti e pubblicati uno per volta, con cadenza non troppo regolare, in download gratuito sul sito dello stesso autore. Storie brevi ma pulsanti di vita. Storie di personaggi comuni alle prese, come tutti noi, con se stessi o con il mondo che li circonda. Storie che viaggiano contromano rispetto ai paradigmi umani di quest’epoca di vincenti e che per questo hanno scelto di staccarsi dalla carta stampata e da ogni dinamica editoriale per poter correre libere, senza nessun prezzo e nessun vincolo, verso chiunque avrà voglia di dedicargli qualche minuto di attenzione.

Storie contromano” è un work in progress: sappiamo da dove si parte ma non abbiamo la più pallida idea di dove si andrà a finire né quali incontri si potranno fare lungo il percorso. Ma siamo certi che di incontri ce ne saranno parecchi e che varrà la pena ascoltarle, queste storie.

 

Roberto Bonfanti

Roberto Bonfanti, scrittore e artista, è nato nell'anno in cui morì Piero Ciampi. Ha pubblicato finora cinque romanzi e un progetto musicale. Da sempre ama raccontare storie che frantumino i confini fra vita e poesia.

 

Sul web:
www.robertobonfanti.com
www.facebook.com/robertobonfanti
www.instagram.com/rob.bonfanti
www.twitter.com/robbonfanti

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Nuju, Casablanca e Francesca Michielin - articolo di Roberto Bonfanti

Tre album per marzo 2018: NujuCasablanca e Francesca Michielin.
articolo di Roberto Bonfanti

È iniziato sotto la neve, questo mese di marzo, ma è destinato a concludersi con i prati fioriti. Probabilmente anche per questo è il mese che più si presta a rimbalzare fra umori diversi e, di conseguenza, anche a spaziare fra ascolti lontani fra loro.

I Nuju, a otto anni dall'esordio, sono ormai una realtà consolidata del folk italiano e con il loro ultimo album, “Storie vere di una nave fantasma”, sembrano voler rimarcare la propria indole naturale mettendo in fila una dozzina di canzoni trascinanti in cui si mischiano calore mediterraneo, impatto folk-rock, atmosfere da festa in piazza, verve teatrale, storie da ascoltare e ritmiche da ballare senza tregua. Un mix esplosivo che concede ben pochi attimi di respiro.

I Casablanca fondati dagli ex Deasonika Max Zanotti e Stefano Facchi, con la pubblicazione del loro secondo album, dimostrano di volere essere più di un side-project. “Pace, violenza o costume” si presenta come un album viscerale, irrequieto e compatto in cui sonorità distorte orientate allo stoner rivestono una scrittura rock che non trascura mai la melodia ma che ama lasciarsi travolgere da una poetica ricca di inquietudine. Un album rock intenso dal gusto anni ‘90 che non tradisce il passato dei musicisti coinvolti.

Francesca Michielin sembra avere trovato la formula per muoversi nel mondo del music business in modo oculato senza lasciarsi fagocitare dal calderone della musica da supermercato, e con 2640 si presenta come una cantautrice capace di interpretare un pop intelligente e attuale in cui elettronica, melodia, ricerca e momenti intimi sanno alternarsi mettendo a nudo con grande naturalezza i pensieri e il mondo della giovane autrice. Un disco pop genuino che merita di essere ascoltato senza pregiudizi.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

 

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miart, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea

miart, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea è lieta di annunciare l’apertura della prevendita dei biglietti della manifestazione che si svolgerà a fieramilanocity dal 13 al 15 aprile 2018.

Acquistando il biglietto online potrai beneficiare della tariffa speciale di 12€ anziché 15€ ed evitare la coda grazie all’ingresso diretto dai tornelli “Fast Lane”. Per acquistare il tuo biglietto clicca qui.

Grazie alla collaborazione con Fidenza Village nasce quest’anno miarteducational, un nuovo servizio di mediazione a disposizione del pubblico sotto forma di visite guidate gratuite su prenotazione nei giorni 13, 14 e 15 aprile 2018 alle ore 14, 15.30 e 17. Le visite sono concepite per approfondire i contenuti artistici e storici degli stand, con particolare attenzione alle sezioni curate Generations e Decades.

Prenota la tua visita guidata scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e specificando il giorno e l’orario prescelti.

miart educational è un progetto reso possibile grazie al rafforzato coinvolgimento di Fidenza Village, uno degli 11 Villaggi di The Bicester Village Shopping Collection di Value Retail, già partner dal 2017 del Premio Fidenza Village per Generations. Fidenza Village affianca miart in questa nuova iniziativa di formazione ispirata a una concezione dell’arte come occasione di crescita individuale e collettiva e al desiderio di pensare la fiera come promotore di conoscenza e cultura.

“Fidenza Village è entusiasta di continuare la partnership con miart – sottolinea Desirée Bollier, Chair and Global Chief Merchant – Value Retail Management. Il nostro esclusivo supporto all’iniziativa miart educational riflette la nostra passione nel promuovere tutte le forme di creatività e l’impegno nel far conoscere gli artisti più interessanti. Da oltre un decennio sosteniamo a livello internazionale le nuove generazioni nell’arte e nel design, catturando l’immaginazione degli ospiti nei nostri Villaggi con artisti e designer emergenti e iconici. miarteducational, insieme al Premio Fidenza Village per Generations, rappresenta il nostro impegno a supporto dei talenti e al contempo la celebrazione della cultura del passato, per costruire insieme un’eredità solida e sostenibile per il futuro”.
Per ulteriori informazioni su miart educational powered by Fidenza Village clicca qui.

miart vi aspetta a Milano dal 13 al 15 aprile 2018 (con anteprima VIP il 12 aprile).
Scoprite il ricco programma di eventi, inaugurazioni e aperture speciali durante la Milano Art Week.

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miart 2018

13 – 15 aprile 2018
fieramilanocity
gate 5, pad. 3
www.miart.it

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TANIA FIACCADORI: SEA-MONKEYS CULT

Nuova mostra d'arte a cura di DIMORA ARTICA:

 

Inaugurazione: mercoledì 7 marzo ore 18.30

Apertura mostra: dal 7 marzo al 7 aprile 2018 su appuntamento

Luogo: DIMORA ARTICA, via Matteo Maria Boiardo 11 – Milano (MM1 Turro)

 

Dimora Artica presenta Sea-Monkeys Cult di Tania Fiaccadori, mostra personale che riflette sul concetto di sopravvivenza (Nachleben) in relazione al potere simbolico degli oggetti e delle immagini e al suo eterno ritorno attraverso la storia. Le opere, che si ispirano agli strumenti magici delle antiche tradizioni italiane, ripropongono una forma espressiva rituale riveduta attraverso il filtro della contemporaneità, come fossero parte di un culto a noi alieno.

Come in passato, nella contemporaneità permane il valore prodigioso ed identitario associato agli oggetti che, traslati dalla quotidianità alla dimensione magica, hanno il potere di trasportare in un altrove emancipativo. Tale dimensione ha sempre rivestito un ruolo di primaria importanza nell'agire umano, e si è spesso manifestata in ritualità che sfuggivano alle norme religiose dominanti. Nella cultura europea molte antiche tradizioni sono state dimenticate, ma altre perdurano nella memoria popolare: echi di queste usanze persisterebbero nelle superstizioni o in semplici riti tramandati di generazione in generazione. Un insieme assimilabile alle vestigia di un'Europa e di un'Italia pagane, in grado di sopravvivere in clandestinità nonostante l'avvento della religione cristiana, del medioevo, del tentativo di cancellarne la memoria bollandone i rituali come culti demonici. L'antropologo C. G. Leland raccolse a fine '800 alcune di queste tradizioni nel libro Aradia, o il Vangelo delle Streghe, a partire dalla corrispondenza con una strega fiorentina, a suo dire di ascendenza etrusca, che ancora ricordava i frammenti di questa antica devozione: figura centrale nel racconto era Aradia, figlia della dea Diana e regina delle streghe.

In Sea-Monkeys Cult il racconto di Aradia funge da manifesto suggestivo di una modalità di operare che si avvale di oggetti di uso quotidiano a cui vengono attribuiti significati “altri”, non dissimile appunto da quella che interviene nella pratica rituale, la quale rifiuta la logica procedendo per similitudini e correlazioni occulte fra elementi diversi e gesti significatori dell'operatore. Nella mostra quindi i singoli elementi fanno parte di un processo che porta al compimento del rituale secondo una precisa simbologia (esemplificata dallo stendardo). Dimora Artica diventa l'ambiente in cui operare segretamente con questi strumenti magici, una sorta di antro della strega, trasfigurato però attraverso il filtro della contemporaneità.

Per compiere i riti tradizionali si utilizzavano spesso oggetti semplici, facilmente reperibili: il sale deteneva un grande potere protettivo ed era ritenuto in grado di bandire le forze del male; mentre un'operazione magica poteva essere compiuta anche con l'utilizzo di un semplice indumento, ad esempio sottraendo le scarpe a una persona e inserendovi in alcuni casi degli oggetti consacrati, o una formula: in questo modo si poteva lanciare il malocchio o compiere un incantesimo di altro genere sul possessore dell'oggetto. Anche ai denti era attribuita grande importanza: perderli e gettarli era un segno di sventura, per questo si usava conservarli, anche in reliquiari – come ancora si fa coi denti da latte. Questi oggetti si caricavano di significati spesso estranei alla loro funzione pratica, e nel sentire della gente che ne faceva uso erano ammantati di un'energia inspiegabile. Così in Sea-Monkeys Cult le opere rappresentano una possibile serie di strumenti magici trasfigurati, parte di un culto a noi alieno. L'insieme della mostra suggerisce come ancora, ipotizzando nell'oggi una sopravvivenza del pensiero magico, certi oggetti che di per sé non avrebbero nulla di speciale acquistino invece un certo potere, ad esempio nelle sottoculture, esprimendo una libera trascendenza. Come se fossero investiti da un’aura magica, strumenti, indumenti firmati, accessori sportivi, ma anche certe immagini, loghi e simboli, diventano elementi “di culto”.

Il potere simbolico degli oggetti (o delle immagini) ritorna quindi nella storia sotto altre forme, e si rimanifesta in contesti diversi mantenendo intatta un’energia ineffabile, mai morto ma sempre “sopravvissuto”. Warburg chiama questa sopravvivenza Nachleben, non tanto una rinascita dopo un'estinzione, ma una non-morte fantasmatica, una continuità: similmente a quanto accaduto agli antichi riti perdurati fino ad oggi, attraverso metamorfosi sotterranee.

In Sea-Monkeys Cult il rito che si compie, esemplificato dalle opere, ricalca il ciclo vitale dell'Artemia salina, un millenario fossile vivente volgarmente chiamato scimmia di mare e divenuto gioco educativo per bambini (incidentalmente l'Artemia è l'unico essere della famiglia delle Artemiidae, dal nome greco di Diana): un organismo quasi immortale, le cui uova possono apparire come morte per centinaia d'anni, e poi, in condizioni ambientali favorevoli, schiudersi come per miracolo. Il sale è lo strumento magico che, unito all'acqua, funge da attivatore; e che insieme alla luce - seconda chiave - determina la rinascita dopo una morte apparente di questa divinità infinitesimale.

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ZIBBA presenta LE COSE. Nuovo allbum

ZIBBA presenta LE COSE.

LE COSE,  l’ottavo album del cantautore ligure, ci piace per diversi motivi 

1) la sperimentazione 

2) l’energia

3) la qualità  

ma è soprattutto la filosofia culturale operativa,  atipica nel piccolo provinciale mondo italiano, che spinge il nostro, a collaborare con artisti diversi tra loro musicalmente e artisticamente. Una sfida importante ma, che per quel che conosciamo di Zibba, sfida non è! Se non un naturale approccio professionale dettato da uno sconfinato amore per la musica, in tutte le sue forme espressive, nei rapporti umani e il desiderio personale di stare bene con tutti. ZIBBA ricerca, con i suoi compagni di viaggio, cose nuove: suoni, espressioni linguistiche, immagini non tradizionali. Un’ espressione artistica, poetica, libera ed anticonvenzionale che lo rende unico in Italia. L’album LE COSE, Un viaggio intimo che regala a tutti noi, nuovi straordinari orizzonti

Basta questo, e non è poco,  di questi tempi

Eccellenti collaborazioni da tutto l’universo musicale italiano Marco Masini, Elodie, Alex Britti e  non  solo

L’album contiene dodici brani, molti dei quali nati da collaborazioni con artisti di primo piano provenienti da realtà musicali diverse e distanti, ma che Zibba ha saputo avvicinare esaltando ogni loro sfumatura: in ordine di apparizione Elodie, Erica Mou, Chantal, David Blank, Alex Britti, Marco Masini e Diego Esposito.

LE COSE è un album concepito e cresciuto nel tempo, passando attraverso diverse fasi produttive tra la Liguria e Milano. La produzione è stata curata in prima persona da Zibba, assistito da Simone Sproccati: la scrupolosa ricerca sonora ha permesso di cucire intorno alle voci dei tanti artisti che compaiono nel disco la giusta atmosfera.

…“Ho cercato il suono di questo disco. Attraverso gli ascolti, i viaggi con gli amici a parlare di musica. A cercarla. Sentirla. A trovare ispirazione dalle cose che ti arrivano addosso enormi anche se piccolissime, dalla strada come dalle più lontane periferie di internet”…

Le collaborazioni provengono da diversi pianeti dell’universo musicale italiano. Quando Stiamo Bene, seconda traccia dell’album, unisce la splendida voce di Elodie al beat tra nu soul e urban di Mace; in Le cose inutili compare invece l’inconfondibile chitarra di Alex Britti, su quello che è uno degli episodi più̀ funk del disco. Le linee vocali di Zibba s’intrecciano a quelle del giovane David Blank in un brano scritto insieme a BigFish, Niente. Dall’underground proviene anche il featuring con Diego Esposito in un brano scritto di nuovo con Mace. La voce di Marco Masini è prestata invece a Sesto Piano, una ballata soul in cui quello che è uno dei timbri graffiati più celebri d’Italia impressiona ed emoziona. Inoltre per la prima volta Zibba accoglie in un suo disco un brano non suo, scritto da Erica Mou e cantato insieme a lei.

“Ho messo da parte tutto e ho pensato a divertirmi. Cercando di capire al meglio le sfumature, la mia voce stessa e il suo ruolo nelle cose che scrivo e scriverò. Fare l’autore e soprattutto produrre per altri mi ha ispirato a lavorare liberamente anche sulle mie canzoni, sul mio disco. La musica vive un momento bellissimo e sono felice di fare musica oggi, di produrre musica oggi, di credere in quello che si sta costruendo, e di aver condiviso questo disco con persone che stimo profondamente.”

Francesco Caprini

Rock Targato Italia

 

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A volte ritornano, quasi sempre.

A volte ritornano, quasi sempre.

Scusatemi per l’ennesima volta … Purtroppo, nelle passate settimane ho dovuto stropicciarmi gli occhi spesso e, ancor più spesso darmi dei pizzicotti per verificare se stessi sognando o meno. La notizia è che, no… non stavo sognando. Buona, non saprei.

E’ che sono stato assalito da un passato che credevo definitivamente tramontato nelle modalità e nei testimoni e che, per dirla tutta, non mi mancava.

Nella musica mainstream e nella politica, qui nulla si crea e nulla si distrugge ma, a differenza della principale legge della fisica, neanche si trasforma. E’ un eterno ritorno in un divenire più spaventoso del film di Tom McLoughlin che cito nel titolo di questo pezzo.

Siamo specializzati in resurrezioni? … Uhm, forse, più in riesumazioni.

E così, che so… Si fa l’apologia di un assassino che ha nostalgia di un’epoca in cui ad andare in Africa a rompere i cristalli in casa altrui, eravamo noi. Come lui, ci andavamo armati pesantemente e dall’alto della nostra bellica superiorità eravamo riusciti ad averne ragione facilmente. Loro erano praticamente disarmati e li abbiamo aggrediti a sorpresa. Un passato che non passa … Cambiano solo i vocaboli: se sei italiano sei un pazzo, se sei nord-africano un terrorista. Anche questo è uguale a sempre, nel nostro Paese: due pesi e due misure.

In politica sembra di essere tornati agli anni Novanta (ne parleremo nel nuovo Generazioni VI), con un giovane outsider di quasi novant’anni in testa ai sondaggi e la sinistra (esiste ancora? Boh …) che resta vittima di un altro scisma per eccesso di autocritica . Come sempre, nelle ultime competizioni elettorali, la montagna partorirà il topolino di un governo di larghe intese che il popolo sovrano non avrà eletto. Credo che si debba e si possa fare di meglio. L’Europa così come si è configurata nella sua costruzione e gestione dal 2002 è un comitato di affaristi e banchieri più interessati al profitto o a rimanere sopra la linea di galleggiamento, che ad un reale progresso e alla formazione di una cultura condivisa. Continuando così andrà incontro ad un fallimento annunciato. Sembra che ci sia la volontà di mantenere questo pericoloso status quo, anche dopo quello che è successo in Polonia e, nelle  ultime tornate in Germania e Francia, con le forze populiste, nazionaliste e xenofobe che avanzano stabilmente. Anche questo non l’avevamo già visto nel secolo scorso? Ricordate come è finita?

All’insegna dei ritorni (grandi, non so) è stato anche questo ultimo Festival della Canzone Italiana. Oddio, non che ci sia stato da trattenere il fiato per la suspence: tutti gli anni è la stessa cosa. Ha le sue polemicucce sui cachet di ospiti e conduttori, gli ospiti internazionali che vengono, gli outfit di conduttori e artisti, il “temino banalino” da lacrimuccia nazional-popolare e, infine, il riassuntino su tutti i telegiornali e i rotocalchi del regno. Insomma, è lui immutabilmente. Unica assente ingiustificata: la musica as usual.

Sono tornate alcune star o semi-star del passato. Alcune dal passato remoto. Più che spaventarci, ci hanno fatto tenerezza. Avremmo preferito ricordarle come le ricordavamo ed, invece, adesso quei ricordi sono stati cancellati per sempre, sostituiti da questi nuovi, non particolarmente edificanti.

Forse sono troppo caustico. Perché vedete, è difficile organizzare un programma progettato per seguire la demografia. Gli ascolti aumentano perché la popolazione invecchia e Sanremo è Sanremo. Anni fa avevo scritto un pezzo che si intitolava “Sanremo e i Dinosauri”. Mi sbagliavo a separare le due categorie: gli spettatori di Sanremo sono i Dinosauri.

Spettatori inerti come quelli che allo show partecipano, che si trascinano tra emozioni a buon mercato (neanche tanto!) e temi semplificati per farci sentire un po’ carogne, salvo poi investire il migrante fastidioso con l’automobile, già dal lunedì dopo. Giusto il tempo di farsi seccare il liquido salato sulla guancia.

Mi direte: c’è Sanremo Young! Avete ragione … Adesso si chiama young e non più Sanremo Giovani. Così sembra ringiovanito di un decennio, che diavolo!

Come se volendo spacciare la ricotta ai ragazzi, la si pubblicizzasse con il nuovo nome di “Raicotz” cambiandone la percezione o la sostanza.

In questi tempi, di sostanza, ne vediamo poca. Troppo poca, e sappiamo quanto ne abbiamo bisogno.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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JOVANOTTI - CONCERTO MILANO

“Come posso io
Non celebrarti vita?
Oh vita
Oh vita”

Vita. Sicuramente questa è la parola che può descrivere al meglio il concerto di Jovanotti che si è tenuto questo 12 febbraio al Mediolanum Forum di Assago di Milano, prima data di un tour che comprende ben 12 appuntamenti in questa città, di cui molti sold out. Un’esplosione di energia, una carica incredibile caratterizzava l’inarrestabile cantante, che si è esibito con una performance ricca di brani nuovi e successi senza tempo. Una celebrazione dell’amore, come lo stesso Jovanotti ha affermato verso la fine del concerto, e degli innamorati, di coloro che amano la musica, ma, soprattutto, la vita. Un’ode a tutti coloro che vivono senza pregiudizi, ascoltando sempre il proprio cuore e seguendo le proprie passioni, proprio le stesse che hanno portato Jovanotti ad esibirsi sul palco del Mediolanum Forum.

Passione. Non c’è stato un attimo durante il concerto in cui non si poteva notare la passione del cantante, che non si è fermato un attimo, neanche quasi per riprendere fiato, ma che ha continuato per più di due ore con il microfono in mano e tanta voglia di ballare. Da non dimenticare anche la passione del suo pubblico, che riempiva completamente il Mediolanum Forum, fans ma anche famiglie, persino bambini, che insieme, dalle prime file alle ultime ballavano incessantemente sulle note di “L’ombelico del mondo”, “Ti porto via con me” e “Tutto l’amore che ho”. Non solo balli ma anche lacrime, di gioia, di emozione, durante i brani più dolci come “A te” o “Mi fido di te”.

Un vero e proprio spettacolo, più che un concerto, messo in scena da una persona che, oltre ad essere un validissimo cantante, capace di coinvolgere e di far emozionare, è anche un bravissimo performer. Inaspettato e toccante il momento in cui, attraverso la pedana centrale che, proprio come il musicista, non era fatta per stare ferma, Jovanotti si è ricongiunto con le sue origini, avvicinandosi alla consolle e diventando il dj della serata.

Uno show non solo improntato sulla buona musica ma anche sull’ironia e, soprattutto, sulla cultura grazie ai numerosi video che comparivano sul maxischermo, alternando momenti in cui veniva raffigurato il musicista in mezzo al pubblico e momenti in cui comparivano monologhi o spezzoni di telegiornali, come durante “Penso positivo”.

Un inno alla libertà, citata più volte durante il concerto e alla fine celebrata attraverso l’ultima canzone “Viva la libertà”. Un continuo gioco di luci, di colori, di effetti speciali, con tanto di coriandoli, di lampadari che si alzavano e si abbassavano illuminandosi, di passerelle che proprio non volevano rimanere ferme. Un concerto pieno anche dal punto di vista musicale, che spaziava dal pop, all’hip hop, alla techno, rimanendo sempre originale e creando nel complesso una grande festa.

Ma, soprattutto, la celebrazione di un uomo che ama la musica. Non c’è bisogno che lui lo ammetta, lo si vede dal modo in cui si muove, da come balla, dal sorriso finale, guardando i suoi fans, quando ormai il concerto era finito e tutti stavano per andare a casa, dal camminare per breve tempo in mezzo al pubblico, cosa che solo pochi farebbero. Il racconto della vita di un uomo che 30 anni fa ha deciso di entrare nel mondo della musica e che da allora non si è mai fermato, creando sempre nuovi successi e non abbandonando mai quell’energia che rende le sue performance live tanto uniche.

FRANCESCA ROMANO

Rock Targato Italia

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BEST BEFORE di Giada Fiorindi Federico Floriani @Dimora Artica, fino al 28 febbraio

Novità nel campo dell'arte per il mese di febbraio: fino alla fine del mese sarà possibile visitare la mostra d'arte BEST BEFORE di Giada Fiorindi e Federico Floriani presso Dimora Artica, Milano:

DIMORA ARTICA
Via Matteo Maria Boiardo 11 - Milano
Tel +39 380 5245917
www.dimoraartica.com

Aprendo il seguente link è possibile scaricare la cartella stampa con immagini ad alta risoluzione e comunicato stampa.

BEST BEFORE Giada Fiorindi Federico Floriani

 

 

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Tre album per febbraio 2018: Paolo Cattaneo, Dunk e Priscilla Bei.

Tre album per febbraio 2018: Paolo CattaneoDunk e Priscilla Bei.
articolo di Roberto Bonfanti

Archiviata l'annuale settimana in cui tentare di parlare di musica diventa come versare un bicchiere d’acqua fresca in uno stagno, torniamo come ogni mese a guardarci attorno per scoprire qualche interessante novità discografica di quest'ultimo periodo.

Paolo Cattaneo è un artista che si muove ormai da diversi anni nel sottobosco musicale italiano, anche se a volte si ha l'impressione che lo faccia a fari spenti, quasi sottovoce, con la stessa delicatezza e discrezione delle sue canzoni. “Una piccola tregua live”, suo primo disco dal vivo, non può che fotografare l'essenza della musica del cantautore bresciano: un universo sonoro in cui un'elettronica raffinata dalle tinte ombrose ma dal volto umano accompagna una scrittura elegante e poetica dando vita a canzoni intime da cui lasciarsi cullare chiudendo gli occhi e allontanandosi da ogni distrazione.

Un progetto che nasce dall'unione fra la voce e la penna di Ettore Giuradei, la batteria di Luca Ferrari dei Verdena, la chitarra di Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi e le tastiere di Marco Giuradei non può che destare quanto meno un pizzico di curiosità. Ciò che esce da quest'unione è un supergruppo chiamato Dunk che ha da poco pubblicato un album eponimo: una macchina sonora esplosiva e piacevolmente instabile all'interno della quale, pur mantenendo ben riconoscibile il background musicale di ognuno dei componenti e la scrittura visionaria e introspettiva di Ettore, si mischiano rock d'autore, aperture prog, cavalcate punk, richiami folk e svisate psichedeliche.

Fra i nomi nuovi colpisce piacevolmente Priscilla Bei, cantautrice romana esordiente che si presenta con album intitolato “Facciamo finta che sia andato tutto bene”: un lavoro che sembra avere fatto propri gli insegnamenti del trip-hop della Bristol degli anni ‘90 ricucendoli all'interno di un pop d’autore moderno, immediato ma mai banale, incentrato soprattutto su atmosfere elettroniche irrequiete che, insieme a una produzione estremamente curata, valorizzano una serie di canzoni dall’indole riflessiva.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

 

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ELECTAJUNIOR- STORIE DI ARIA, DI TERRA E DI MARE - Roberto Piumini - illustrazioni di Paolo d’Altan

Ispirate agli elementi, Storie di aria, di terra e di mare di Roberto Piumini, pubblicate da Mondadori Electa, mettono in scena le contraddizioni umane dentro a mondi fantastici. I personaggi sono come noi: a volte sognatori, generosi, coraggiosi, ma talvolta anche meschini, codardi e prepotenti.

Un uomo si lancia col paracadute e atterra su una nuvola.

È soffice e abitata da tre ragazze.

Lungo le coste africane un bastimento di pirati fugge inseguito da navi spagnole, finché a bordo non sale Zineb, una donna misteriosa che cambierà le sorti di quel viaggio.

Durante la guerra un contadino nasconde la bella figlia per proteggerla dal nemico, che ha fama di essere spietato. La seppellisce in terra, lasciandole fuori solo la testa. Ma si rivela un vigliacco, e per questo perderà tutto: la figlia, la terra e la pace.

Nelle cinque storie raccolte nel volume ed ambientate tra cielo, terra e mare, Roberto Piumini immagina situazioni e scenari visionari che sempre trovano un aggancio con la realtà. Proprio per questo le sue storie stimolano la riflessione del giovane lettore che riesce a cogliere, dietro alle vicende e ai personaggi, spunti e riferimenti in cui riconoscersi.

I racconti sono illustrati da Paolo d’Altan, illustratore per ragazzi pluripremiato, le cui tavole interpretano visivamente gli scenari originalissimi di Roberto Piumini.

 

Roberto Piumini, (Brescia, 1947) è tra gli autori per ragazzi più amati in Italia. Dal 1978 ha pubblicato moltissimi libri di fiabe, racconti corti e lunghi, romanzi, filastrocche, poesie, testi teatrali, traduzioni, adattamenti, testi parascolastici, presso circa 70 editori italiani. Alcuni suoi libri sono stati pubblicati in Francia (Gallimard, Bayard), in Spagna (Obelisco), negli USA (Body Mills Press), in Polonia e in Brasile.

Paolo d'Altan ha vinto due ori all’Art Directors Club Italiano per l’illustrazione pubblicitaria (1991 e 1995). La sua passione per l’immagine disegnata lo avvicina al mondo dell’editoria e dei libri per ragazzi ottenendo numerosi riconoscimenti. È stato selezionato in diversi annual tra i quali Illustratori Italiani-Annual, Communication Arts Illustration Annual e 3×3 Children Illustration Annual, e in numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 2011 gli viene assegnato il Premio Andersen come migliore illustratore italiano e nel 2012 il premio White Ravens. È tra i primi illustratori italiani a utilizzare e promuovere l'illustrazione digitale. Vive e lavora a Milano.

 

Indice

La bella seta

Il vecchio sulla terra

Zineb e i pirati

La ragazza interrata

Il mare verde

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