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Quattro Cavalieri, l’Apocalisse Zombie e l’Amore ai Tempi del Virus, ovvero Cronache dalla Zona Rossa.

Tranquilli amici visionari che vivete fuori dalla Zona Rossa, qui non stanno vedendo militari che rastrellano chi tossisce o starnutisce e, per ora, nemmeno Dustin Hoffman alla ricerca di scimmie “zero” in elicottero. Inoltre, non credo che bombarderanno la Lombardia per tenere circoscritto il contagio.

Vero è che Milano sembra la New York di Io Sono Leggenda o la Londra di 28 Giorni Dopo … Bé, non proprio così ma con i mezzi pubblici semivuoti e i locali chiusi perde gran parte della sua vivacità. Aperte solo le Poste … alla faccia dell’evitare assembramenti.

Anche sulle peculiarità del virus ormai c’è unità di opinioni. Lui, è opinione condivisa, non mangia nei ristoranti ma si è particolarmente appassionato all’aperitivo milanese. Quindi, chiudere i bar alle 18.00 è molto efficace per tenere lontano il contagio che, al contrario, non avviene al ristorante, alla tavola calda o in pizzeria. Ma, evidentemente, è un virus nottambulo e alcolista!

Pericolosissimi per il contagio sono scuole, biblioteche e musei! E’ opinione comune che l’aggregazione di genitori e figli nei parchi giochi (complici le giornate miti e soleggiate di questo febbraio per niente invernale) siano, invece, situazioni molto sicure. Pare che il Covid-19 odi i mocciosi chiassosi. Così come quelle delle frotte di adolescenti innamorati che limonano durissimo nei parchi e sulle panchine dei giardini. Ah. L’Amore! Nemmeno, il flagello del secolo riesce a fermarlo!

Anche qui, come nel 1990 (Prima Guerra del Golfo), si  è deciso di dare retta alle Autorità che consigliavano comportamenti prudenti ma di non drammatizzare. Infatti, una mole di centinaia di persone si è riversata nei supermercati ad accaparrarsi rifornimenti per l’Apocalisse. Come ho già detto, oltre un secolo di scolarizzazione di massa non è servita a nulla. Eppure, è stato smentito, anche, chi ha visto i Quattro Cavalieri! Sembra fossero solo nuvole in transito. I supermercati hanno già per lo più riassortito. E poi la punizione divina per essere un pianeta di Sodome e Gomorre senza soluzione di continuità, non era già arrivata con l’AIDS negli Anni Ottanta? Sto spulciando il Libro delle Rivelazioni cercando segni ma non ne trovo di adatti. Oddio, forse ho intravisto la Bestia … Ma era solo il solito giornalista tuttologo che dopo aver risolto il problema dell’eliminazione del VIP di turno dal Grande Fratello adesso si sta dedicando al Grande Fardello del Corona Virus. Ringraziamo sentitamente.

E’ la tempesta perfetta. Come al solito, nel bicchiere. Intanto al Polo Nord la temperatura è di 27 gradi ma non fa più notizia. Ovviamente, scherzo. Ma sono convinto che tutto questo esercizio sia eccessivo, non tanto nelle energie spese per arginare il contagio (e ci mancherebbe!) ma nel solito circo che si innesta sempre in questi casi …

Passiamo da The Day After alla Sindrome Cinese … Se prima davamo tutti insieme la caccia al cinese ora la si dà al lombardo. Ma, intanto, c’è chi pensa che chi cerca trovi.

Forse, non è un caso che qui si siano “trovati” più casi … Ma questa è inutile dietrologia. E l’ipotesi del complotto non regge… mah … Da dove sia uscito questo virus non si sa. Serpente, pesce, pipistrello, laboratorio di Wuhan con diverse sfumature di autorevolezza di fonti. Il problema è che questa situazione farà più morti e feriti nella vita quotidiana dei cittadini (di tutti quelli italiani visto quanto conta la Lombardia per il Paese) e lì sì che ci si ritroverà davvero tutti dentro The Day After Tomorrow.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock Targato Italia

 

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… “Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un’impresa”… J.P. Sartre

Anteprima nazionale su  MUSIC.IT MAGAZINE

il secondo capitolo del videoclip di  Daniele Chiarella

“HO BISOGNO DI TE” (Capitolo 2: IL RIFLESSO)

Guarda: https://bit.ly/2SJBkhP

Il singolo è pubblicato dall’etichetta discografica Terzo Millennio Records:

Doppio video per il singolo “Ho biSogno di te” di  Daniele Chiarella: Questa volta, il protagonista del video è un uomo, il suo doppio.

L’uomo è geneticamente mutato ma generatore delle stesse e immutate paure, ansie ed emozioni.

Una intensa e prolungata ripresa propone in tre minuti l’alienante condizione del vuoto che si crea nella frattura di una relazione, il BiSogno di amare qualcuno ed essere felici si spezza in un frangente. Crack, la spaccatura è violenta.

Cosa rimane se non una intensa nausea esistenziale? Cosa cercare nell’incomunicabilità uomo/donna che porta entrambi alla tristezza e all’indifferenza del vuoto cosmico? Le domande non hanno risposta, nemmeno i pensieri interminabili.

“Ho bisogno di te” è la carezza perduta nel vuoto, è l’aria irrespirabile del nostro appartamento, l’odore di una sigaretta appena consumata, l’espulsione dal gioco, un cattivo arbitraggio che il destino ci ha fatto incontrare.

… “Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un’impresa”… J.P. Sartre

Il video 2, al maschile, riprende i temi del precedente video 1 che aveva per protagonista la persona femminile. L’ambiente e il contesto è volutamente desolante, minimale, privo di arricchimenti tecnici sonori, estetici.  La sottrazione fotografica delle riprese rende maggiormente amaro il testo della canzone, amplificandolo.

“Ho bisogno di te” è un brano fortunato, un video audace; ha il coraggio di sposare stili cinematografici borderline. Infatti solo cosi sperimentando, ricercando, creando si incontrano strade che vanno oltre il nostro s/confortevole salotto.

Per chi conosce Daniele Chiarella non è una novità.

Artista indipendente, situazionista, amante delle letture e spericolato sperimentatore dei linguaggi musicali. Nella sua “criptonicchia” esistenziale si presenta in diverse versioni artistiche in maniera molto naturale; ora leader del gruppo Fanali di Scorta in altre occasioni semplicemente Daniele Chiarella, spesso esclusivamente come musicista in collaborazione con diversi protagonisti della scena torinese.

Una vera perla che brilla di luce propria nello stantio panorama musicale nostrano. Un artista che osa, sperimenta, che ricerca con coraggio, con amore, passione e ironia, soluzioni inaspettate, seducenti e intriganti per dare maggiore forza, contemporaneità e comunicazione alla sua produzione artistica.

Un gioco impegnativo, ricco di imprevisti e non sempre portatore di nuovi orizzonti, anzi a volte le scelte estreme, che hanno esaltato la sua produzione artistica, sono fallimentari. Ma si va avanti.

Cosi come Fontana nello Spazialismo e Klein con il monocromatico aprono nuove frontiere alla pittura, nella musica racconta Daniele Chiarella “…oggi c’è tanto bisogno di togliere e non aggiungere per creare… “.

Un minimalismo impressionante, estremo che a tratti ricorda la poetica di Bukowski

Daniele Chiarella nel web:

https://www.facebook.com/danielechiarellaartist/

 

FRANCESCO CAPRINI – VALENTINA TRAVERSARI

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APOLOGIA DI VIRUS E CANZONETTE.

APOLOGIA DI VIRUS E CANZONETTE.

Bentrovati alle Visioni … Alcuni di voi (molti, in realtà) mi hanno duramente bacchettato perché non rilasciavo il mio pezzo su Sanremo 2020. Festival di cui, come promesso, ho visto ogni minuto, cluster pubblicitari compresi. Ora, intanto, consentitemi di approfittare della vostra indulgenza ancora una volta. Il “pezzo” è stato di difficilissima stesura per molte ragioni. Per brevità, ne elenco giusto un paio … Ragazzi!!! Sapete cosa sono, per uno come me, cinque-serate-cinque davanti alla TV? Di solito mi addormento! Metteteci sopra anche il carico delle 02.00 am di media e saprete perché da una settimana giro con il fuso orario delle isole Paracels. Non è tutto! Questo Festival, a parte le gaffes preparate di Amadeus per farne un programma dedicato a sensibilizzare sulla condizione delle donne (operazione riuscitissima e di cui ho già parlato), è stato pieno di eventi ed argomenti. Difficile scegliere di cosa parlare se hai una rubrica sul web e la metà della gente che ti legge vorrebbe che tu fossi più sintetico …

Poi, anche la volontà di capire come si componevano i voti tra giurie demoscopiche, i Professori dell’Orchestra, il televoto e la Sala Stampa. Operazione che devo ammettere non è molto riuscita. Infatti, pur avendo letto il regolamento, non ci ho capito niente. Ma è colpa mia!

Last but not least, un periodo di fastidiosa influenza virale, divenuta poi bronchite e adesso trasformatasi in uno stato di rincoglionimento generale … Ok, più del solito!

Cominciamo con il vincitore. Diodato canta un pezzo progettato, carrozzato, armonizzato e con un modo di interpretare che sono perfetti per Sanremo. Indovinate? Ha vinto! Congratulazioni. A completare l’operazione “perfetta” l’ammissione che il brano era dedicato alla sua ex (anche lei in concorso a Sanremo) che sembra facesse un tifo straordinario proprio per lui. Perdonate la mia delusione … Ma io sono abituato agli ex che fanno volare le stoviglie, che lanciano i coltelli, che rilasciano post al vetriolo… Niente! Non c’è niente da fare!!! Qui solo buoni sentimenti. Una situazione noiosa tanto quanto la canzone. Grazie Bugo e Morgan!!!

Diodato, tra l’altro, non era l’unico che aveva la canzone sanremese perfetta. Anche Francesco Gabbani ne sciorinava una che non ha niente da invidiare alla “Fai Rumore” di Diodato. Il brano s’intitola “Viceversa” ed è forse ancora più sanremese e ancora più noiosa ma, probabilmente, migliore nella scelta dei suoni e nel testo vagamento ironico. Essendo troppo “nel contesto” arriverà solo secondo.

Sul gradino basso del podio arrivano i Pinguini Tattici Nucleari. Il loro pezzo “Ringo Starr” è davvero ironico e divertente. Ci ricorda che la nostra vita non è niente di speciale e che, alla fine, una vita da gregari non è necessariamente brutta, se non ci pensi! Supposto che il batterista dei Beatles lo sia stato davvero, un gregario. Io non ne sono sicuro.

C’è anche il vincitore di Sanremo Giovani. E’ Leo Gassmann, nipote di uno dei miei più grandi miti e figlio di un attore. Il brano si chiama “Va Bene Così” e ci credo … testo un po’ banalotto, modo di cantare dejà vu, vince con una bella faccia maschia ma ancora gentile per via della giovane età. Avrei fatto un’altra scelta, decisamente, ma io non sono demoscopico abbastanza!

A questo Festival non manca la rissa! Niente Ultimo vs. Sala Stampa, questa volta sono Morgan e Bugo che se le suonano. Pare anche sul serio. Verranno squalificati. Sono già state scritte versioni, contro-versioni, sono state realizzate interviste di uno e dell’altro. Alla fine di una rissa di portineria, un generoso compenso per andare a fare un’ulteriore brutta figura urbi et orbi non lo si nega a nessuno. Mi limiterò a dire che il loro brano a me piaceva.

Così come nelle mie personalissime prime posizioni c’è Piero Pelù. Scusatemi, ma anche su questo palco è un gigante e non per il titolo della canzone! Al nostro Iggy Pop bastava camminare sul palco per impreziosire la manifestazione. Ok … La canzone non era la più imperdibile di sempre ma tra le sue fauci funzionava! Eccome.

Un altro che abbiamo sempre mal sopportato e che qui ci ha stupito è stato Achille Lauro. Come sapete io non amo molto gli hippoppari de’noiarti. Già l’anno scorso il suo pezzo così pieno di contaminazioni ce lo aveva fatto considerare rivedibile. Qui dimostra di essere l’artista/performer che non t’aspetti. Non brilla per facilità o virtuosismo nel canto.  Tuttavia, è il vero fenomeno della kermesse! Con i suoi outfit (ammetto che il riferimento al San Francesco di Giotto non lo avevo capito) così bizzarri e simbolici e la sua mimica ci ha regalato delle suggestioni e ci ha fatto riflettere più che scioccarci. Il suo messaggio forte e chiaro parla di libertà. Un diritto inalienabile al quale sembriamo aver abiurato perché ci hanno terrorizzato con i virus globali, con il terrorismo, con la minaccia della povertà, con un diritto naturale artefatto e inesistente, con l’ostilità dei benpensanti che baciano pile sugli altari del pensiero unico e sempre più vogliono che noi si viva come desiderano loro. Grazie Achille Lauro.

Un altro rapper che ci ha fatto battere il cuore è stato Anastasio. L’anno scorso, fresco della vittoria a X Factor, si è esibito in una pantomima “padre-figlio” con Claudio Bisio. La performance ci aveva strappato una decina di sbadigli. Quest’anno presenta un bel pezzo crossover, “Rosso di Rabbia”. Forse un po’ troppo in bilico tra l’hip hop a cui sono abituati qui in Riviera e un genere che non è sicuramente il più praticato a Ponente. Bravo e coraggioso!

La carrellata di rapper, invitati a svecchiare il Festival e renderlo fruibile per teenagers, finisce con Rancore e Junior Cally. Il primo porta una bella canzone in cui usa la metafora delle varie “mele” della Storia: da Adamo ed Eva a quella al cianuro di Alan Turing, a quella di Jobs e della Apple. Se il testo metaforico è abbastanza interessante, il pezzo non toglie e non aggiunge nulla a roba già sentita e risentita nel genere. Il pezzo del secondo, invece, non ha nemmeno il testo, purtroppo. E così diciamo con lui: no, grazie.

Due menzioni di merito: Paolo Jannacci e Raphael  Gualazzi. Il primo ha una canzone elegante che esegue da figlio di tanto padre e che ci riconcilia con uno spirito, un modo di esprimersi e un mondo di artisti eleganti, profondi e garbati. Il secondo ci diverte con un pezzo che si districa efficacemente tra la musica caraibica e il jazz.  Non cambierà il mondo ma è ben fatto e divertente.

In fondo alla mia personalissima classifica, ci sono loro due … e, credetemi, mi dispiace! Ok, forse, non troppo, ma un po’ sì. Elodie arriva con un’immagine pazzesca ma quello che riesce a dimostrare è che è la fidanzata di Marracash (noto rapper italiano, N.d.R.). Pochino, direi. La canzone sarebbe stato un bel pezzo commerciale della Premiata Ditta Cecchetto e Radio Dee Jay nell’86, oggi ha un sapore stantio non classico. La seconda è Elettra Lamborghini. E qui, le mani nei capelli si sprecano. Al di là della simpatia … qui la povertà tecnica e artistica è un mare magnum dove la musica scompare! Chi l’ha fatta giudice in un talent show, evidentemente dovrebbe occuparsi di musica come io dovrei occuparmi di meccanica quantistica.

Destinata a diventare virale più del Coronavirus, la polemica su una presunta deriva anti-cristiana del Festival. Questo allarme arrivato da varie parti suona un po’ come quando si voleva la scomunica di Harry Potter o del Codice Da Vinci e dei rispettivi autori. La pietra dello scandalo sembra che sia stata la lettura del Cantico dei Cantici (in una versione non censurata) da parte di Benigni. Una lettura laica sicuramente, molto diversa da quella che avrebbe fatto un teologo. Mi viene da dire che a Sanremo ci mancava solo il teologo e poi a che ora mi mandavate a letto? … Aggiungeteci Achille Lauro /San Francesco, la benedizione del “parroco” Fiorello e apriti cielo! Tutti i nostalgici del Medioevo alla ricerca di una facile ribalta (come le signore del sindacato che erano pronte a boicottare il Festival presunto sessista ma non sono pervenute quando si approvava il Job’s Act) si sono scatenati!!! Cosa dire? Io non ho bisogno di leggere la nostra Carta Costituzionale per sapere cosa è giusto e cosa no. Viviamo ancora in uno Stato laico dove è garantito il diritto ad esprimersi liberamente. Questo è ancora più importante se succede sulla televisione di Stato dove, mi pare, proliferino come bacilli di virus di origine asiatica trasmissioni a tema religioso quando non dichiaratamente atte a fare proselitismo. E non mi pare che ce ne siano dedicate a buddisti, induisti, ebrei, musulmani, etc.

Semmai, se al Festival si può muovere una critica è quella di un reiterato e stucchevole nazionalismo bonario. Si vede che quest’anno si poteva scherzare con i Santi ma non con i Fanti.

Troppa pompa magna nel parlare del nostro Paese e dei suoi meriti, di canzoni del passato che sono state successi internazionali (quest’anno Sanremo ha celebrato Sanremo con una sessione di cover che dovevano essere state in gara nel passato). Gabbani ha cantato “L’Italiano” di Toto Cutugno vestito da astronauta a celebrare la fine della missione di un italiano che fa l’astronauta (io avrei cantato i Jalisse!) con sbandieratori dotati di tricolore …  Capisco il fascino del tipo di professione …. Ma ho trovato l’orgoglio esposto, eccessivo. Stiamo passando dal nazional popolare al nazionalistico? Forse, anche se in una maniera un po’ ingenua e (sono convinto) in buona fede, non staremo accreditando un clima che è già abbondante e ha già prodotto dei guasti importanti?

Detto questo, siete ancora convinti che non ci sia bisogno di vigilare sui nostri diritti e sulle nostre libertà conquistate sul corpo e sul sangue di un sacco di gente che ha compiuto l’estremo sacrificio?

Intanto, mi rendo conto che il “pezzo” è lungo.

Lo ammetto, è la mia vendetta perché mi avete mandato a letto per una settimana alle due del mattino (quando andava bene!).

Adesso vi tocca leggerlo e pensare che proverò un sentimento di sottile crudeltà nel sapervi intenti a farlo.

Coraggio ragazzi, questa edizione è stata meno peggio delle altre e non è detto che per la prossima edizione magari parleremo solo di Festival di Remo, perché il San glielo toglieranno!

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

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In radio e in tutti i webstore POS? Il nuovo singolo di IL PESCE PARLA

Da oggi
In radio e in tutti i webstore
POS?
Il nuovo singolo di
IL PESCE PARLA


Debutto discografico per IL PESCE PARLA, vincitori della 31^ edizione di Rock Targato Italia. Il premio ha dato la possibilità alla band di registrare il singolo “POS?” negli studi della Sony Music Italia RCA Recording Studios, avvalendosi della prestigiosa produzione di Alberto Riva.


Il singolo pubblicato dall’etichetta TERZO MILLENNIO RECORDS è ora disponibile in tutti i digital store e in rotazione radiofonica.


Il Pesce Parla ha voluto affrontare con un brano ironico e divertente il tema della condizione lavorativa giovanile.
“…Si tratta di due vite contrapposte. Da un lato Giampy, giovane giustizialista rampante, paladino della fattura elettronica, ma ironicamente sfruttato dal padre, che pretende di pagarlo solo tramite POS. Dall’altra parte Danilo che ha ereditato il banco frutta di famiglia e lavora tutto il giorno. Fare un po’ di “nero” è l’unico modo per sopravvivere. Una cosa però li accomuna: entrambi, da piccoli, amavano l’incanto del circo. Ora se lo possono sognare…”

IL PESCE PARLA è una band pavese formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce), Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria).
Nel 2019 vincono la 31esima edizione di ROCK TARGATO ITALIA.
A causa delle differenze di influenze musicali personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, ma vi è sempre la costante ironica nei testi.

NEL WEB:
Sito: https://bit.ly/2UjGMJk
Facebook: https://www.facebook.com/pg/ilpesceparla/about/?ref=page_internal
Instagram: https://www.instagram.com/ilpesceparla/?hl=it

ANDREA FERRARA
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Due concerti in due giorni per i NYLON

 

NYLON IN CONCERTO
Venerdì 14 febbraio al MONTANA’S ATELIER
(Largo Garibalbi 7, Zibido San Giacomo)
Sabato 15 febbraio al GARAGE MOULINSKI
(Via Pacinotti 4, Milano)

 

 

I Nylon colgono l’occasione di San Valentino per esibirsi in un House Concert nello studio del pittore Carlo Montana, a Zibido San Giacomo (Largo Garibalbi 7)
L’evento inizierà alle 21:30 di venerdì 14 febbraio e prevederà una performance dall’atmosfera più intima, dove la band proporrà alcuni brani che solitamente non trovano spazio all’interno della scaletta degli spettacoli full band. Non mancheranno anche delle sorprese.

Prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Prezzo: 20 euro (tutto compreso).
Programma:
ore 20,00 Atelier L'Altromondo Mostra opere Rock di Carlo Montana
ore 20,30 Ricco buffet e piatto caldo
ore 21,30 Concerto Nylon
ore 23,30 Torte, spumante e caffè


I Nylon si presenteranno invece con la formazione “Full-Band” all’evento di sabato 15 febbraio al Garage Moulinski di Milano (via Pacinotti 4).
Filippo Milani (voce e sex-appeal), Davide Montenovi (chitarre e sobrietà), Adriano Cancro (CelloBello), Roberto Re (Basso altissimo), Fabio Minelli (Batteria - anche di pentole) interpreteranno i brani tratti dall’ultimo album “Quasi fosse una tempesta” e alcune canzoni inedite che faranno parte del prossimo disco.
Il concerto milanese dei NYLON è l’occasione per scoprire una della band più interessanti della nuova scena cantautoriale italiana. Un viaggio attraverso il teatro canzone il Folk, il Jazz Manouche e il Rock.
… “È un vero e proprio teatro magico per anime solitarie, quello che portano in scena i pavesi Nylon. Un teatro in cui, sotto lo sguardo benevolo di Tom Waits, fra chitarre e violoncello, s’intrecciano rock, folk e canzone d’autore per raccontare storie che odorano di smarrimento, sbronze, artisti derelitti, bettole di provincia e nottate infinite.”…
(Roberto Bonfanti, giornalista).

Il concerto sarà aperto dal gruppo pop-rock MaLaVoglia.
Ingresso 5 euro.

NYLON

ll progetto Nylon prende vita nel 2014 dalla collaborazione fra Filippo Milani (voce), Davide Montenovi (chitarra) e Adriano Cancro (violoncello).
La band vanta una stretta collaborazione con Roberto Re (basso) e Fabio Minelli (batteria), strumentisti noti della scena lombarda. Le diverse estrazioni dei musicisti creano un repertorio originale, in cui il genere cantautorato trova sostegno in arrangiamenti più elaborati che spesso hanno riferimenti ai generi più disparati (jazz, classica, manouche, folk, rock e hard rock).
Lo spettacolo ha una forte impronta teatrale, che mira a coinvolgere in modo diretto il pubblico per non lasciarlo semplice spettatore.
La band si fa conoscere al pubblico aprendo i concerti di artisti quali Max Manfredi, le Luci della Centrale Elettrica, Roberto Angelini, Omar Pedrini, Alessandro Grazian.
Nel 2016 è stato pubblicato un EP di straculto “Antipasto Crudo”. Nel 2018 la band vince Rock Targato Italia. Nel 2019 il Premio della Fondazione Estro Musicale.
Nel Gennaio 2019 è stato, infine, pubblicato il primo album dal titolo: “Quasi fosse una tempesta”. Il disco è anticipato dalla pubblicazione del singolo e videoclip “L’indecente”. A maggio 2019 è stato pubblicato il secondo singolo e videoclip dal titolo “Irene”. A ottobre 2019 è uscito su YouTube il videoclip del terzo singolo “Niente da Aggiungere”.
Tutti i videoclip sono stati pubblicati in anteprima nazionale da All Music Italia.

NEL WEB:
Facebook: https://www.facebook.com/nylonproject/
Youtube: https://www.youtube.com/user/nylonduo
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"QUALCUNO TI PENSA ANCORA" il nuovo singolo di FRANCESCO BELLUCCI

“QUALCUNO TI PENSA ANCORA”
il nuovo singolo di
FRANCESCO BELLUCCI
dal 14 febbraio in radio

dal 21 febbraio in tutti i digital store su etichetta
TERZO MILLENNIO RECORDS

 

Francesco Bellucci inaugura il 2020 con un nuovo singolo, “Qualcuno ti pensa ancora”, in rotazione radiofonica dal 14 febbraio e in tutti i digital store da venerdì 21, anticipando l’uscita dell’album “Situazioni Sconvenienti”, prevista per il 20 Marzo.


Qualcuno ti pensa ancora” è una canzone che colpisce profondamente. Dove le parole finiscono, inizia la musica, ed è proprio grazie ad essa che Francesco riesce ad esprimere la frustrazione verso la realtà che ha portato una persona a lui cara a compiere una decisione estrema.
Questa canzone è un grido di sfogo verso un mondo difficile, sbagliato, che finisce per portarsi via le vittime delle sue ingiustizie.


Rimangono i ricordi, che riaffiorano in alcuni semplici dettagli, come “Le sigarette e un accendino, una camicia a fiori blu, una tua foto da bambina, un tuo diario della scuola, la tua tazza preferita”. “Qualcuno ti pensa ancora” fa pensare che non tutto è perduto e che il ricordo lasciato rimarrà indelebile.

Francesco Bellucci è riuscito ad affrontare un tema delicato con un brano forte, coinvolgente, che non getta nello sconforto, ma che emoziona e commuove.
"Qualcuno Ti Pensa Ancora” è una canzone da ascoltare. Una mia mancanza, forse, ma le parole non mi bastano a esprimerla come vorrei che fosse percepita! – Francesco Bellucci

Il singolo è pubblicato dall’etichetta discografica Terzo Millennio Records.

 

FRANCESCO BELLUCCI

Francesco Bellucci è nato a Modena il 20 Settembre 1989. Debutta musicalmente nel 2013 partecipando alla Prima Edizione del Premio Pierangelo Bertoli classificandosi al secondo posto con la canzone “Io Ci Credo Ancora”, pubblicata nel Maggio del 2014. Nell’Ottobre 2014 ci riprova al Premio Bertoli conquistando ancora il secondo posto con la canzone “Forse”.
Nel 2017 pubblica il primo album “Siamo Vivi” con 13 brani inediti, anticipato dal singolo “Vivere Davvero” e dall’omonimo videoclip presentato in anteprima da L’Espresso.Con la canzone raggiunge la prima posizione della classifica “Absolute Beginners” stilata da Radio Airplay Italia per il quotidiano online Rockol e vi resterà per sei settimane consecutive.
Selezionato da Radio Deejay per partecipare al Deejay On Stage il 14 Agosto si esibisce a Riccione in apertura al concerto di Francesco Gabbani.Autunno 2017 esce il secondo singolo "Il Mondo Sta Girando” estratto dall’album d’esordio è accompagnato da un videoclip che viene presentato in anteprima su Fanpage.it.
Nel 2018 pubblica il singolo "Che Sfiga Però”, presentato durante la serata finale del Poesia Festival di Modena prima del concerto di Ghemon.
Il 20 settembre 2019 esce il singolo “20 Lt. di Benzina” di cui l’omonimo videoclip viene presentato in anteprima da All Music Italia.
Nel novembre 2019 viene pubblicato il singolo “Vuoto”, seguito dal videoclip.

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L’Ignoranza e le Scuse.

L’Ignoranza e le Scuse.

Passata la prima serata di Sanremo, il “sessista” Amadeus ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che le gaffes eseguite con maestria durante la conferenza stampa, erano propedeutiche alla dimostrazione del contrario: cioè che lui sessista non è. Anzi … che il Festival 2020, ha un’attenzione per le donne che raramente abbiamo riconosciuto.

Le sindacaliste arrabbiate che hanno lanciato l’hashtag #iononguardosanremo possono mettersi tranquille e godersi un Festival che è certamente più “al femminile” di molti altri. Semmai, possono prendersela con l’eccessiva untuosità di un “padrone di casa” che, alla fine, sembra un po’ finta.

Bello e coraggioso il monologo di Rula Jebreal sull’argomento: non è stato (come troppo spesso succede in questi tempi di buio della ragione) un attacco indiscriminato agli uomini, alla bellezza o alla femminilità. Equilibrata e toccante, ha citato canzoni (più o meno) sul tema. Molto emozionante il passaggio sulla madre. Mi sarebbe piaciuto se avesse parlato anche della condizione di chi vive nella sua terra di origine ma gli organizzatori hanno voluto evitare polemiche che non potessero governare.

Non vi preoccupate … Non vi renderò conto di tutte le puntate della kermesse. Mi piaceva raccontare questo antefatto, perché mentre Rula ci raccontava composta ed emozionata di donne coraggiose, ferite e uccise da esseri che non posso chiamare uomini, leggevo che in Italia, i nostri civilissimi concittadini si lasciavano andare ad atteggiamenti non potabili, per non dire criminali.

Nell’evoluto Piemonte, è stata spinta a scendere da un autobus una ragazza cinese perché potenzialmente infetta. Al di là del fatto che certi giornalisti e politici dovrebbero stare attenti a come danno le notizie e a come gestiscono emergenze supposte, io credo che questo sia un fatto di una gravità assoluta. Racconta di un popolo che ha abiurato ad essere “brava gente”.

C’è di più, un ragazzino filippino è stato preso a calci da un padre perché si stava avvicinando a suo figlio.

Chissà se a Sanremo diranno una parola su queste vicende vergognose … Visto che in questo periodo in TV non c’è altro, spero proprio di sì.

Siamo alla follia. Io ricordo la gigantesca ed inutile macchina messa in moto per la SARS … E’ morta più gente in Italia per le comuni influenze che nel mondo per SARS. Sono d’accordo che le Autorità debbano gestire cose di questo genere con attenzione ma, troppo spesso, si tratta di tempeste nel bicchiere. E i danni, le epidemie li fanno non a livello di emergenza sanitaria…

Sono inutili scuse o giustificazioni: chi ha compiuto questi gesti abominevoli non ha alcuna scusa e dovrebbe studiare. Studiare tantissimo. La paura è figlia dell’ignoranza e, evidentemente, un secolo di scolarizzazione di massa, non è bastato. Bisogna fare meglio.

Le Autorità dovrebbero occuparsi di questo invece che di conti e banche o di diffondere paure ingiustificate.

E, comunque, preferisco ammalarmi del coronavirus che della malattia di quei passeggeri e di quel padre. Da quella di certo non si guarisce, non facilmente.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

PS: del Festival farò il resoconto alla fine, come promesso alla moda del vostro amichevole visionario di quartiere… Lo so, la citazione dall’Uomo Ragno mi piace troppo e ne abuso.

 

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HOTEL MONROE “Corpi Fragili Tour” fa tappa a Sanremo 70 – incontra MEI 25

5 febbraio 2020 – ore 19.00

Birreria Mamely - Sanremo

Continua il tour degli Hotel Monroe che dopo la partecipazione al MEI25 come testimonial di Rock Targato Italia, tornano “a fianco” del Meeting degli Indipendenti mercoledì 5 febbraio per uno  showcase alla Birreria Mamely di Sanremo durante la  70^ edizione del Festival.

Da settembre la band parmigiana sta portando sul palco i brani che compongono l’ultimo album “Corpi Fragili”, pubblicato il 12 aprile scorso e accompagnato in questi mesi da molti commenti positivi in rete e non solo.

Prodotto da Roberto Drovandi (Stadio) e pubblicato dall’etichetta Twins 104/Believe Digital, il disco è valso alla band diversi riconoscimenti: Miglior Band al Mirano Summer Festival 2018 grazie al singolo “L’ultima cosa che”; presentazione del singolo “Ho visto l’amore cambiare colore” a Casa Sanremo 2019; Miglior Band 2019 al Beer & Music Festival di Castegnato (Brescia).

CORPI FRAGILI, il nuovo ALBUM: https://backl.ink/1775316

NEL WEB: 

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Maroccolo, Mariposa, Il Buio, Corsi e Osaka Flu.

4 album + 1per febbraio 2020

Maroccolo, Mariposa, Il BuioCorsi e Osaka Flu.

articolo di Roberto Bonfanti

Sono stanco di vedere mandrie di artisti ribelli schierati compatti sempre dalla parte “giusta”, eternamente nascosti nel gregge senza mai prendere in prima persona una posizione che esca dal coro e li esponga a un qualunque contraddittorio. Sono stanco di artisti presenzialisti ovunque, dai vaffaday alla festa dell’erasmus passando per i talent e le celebrazioni dei boyscout, senza mai portare un contenuto che provi a scuotere lo scatolone. Sono stanco. Dunque, in questo mese bisesto, proviamo ad andare oltre.

Gianni Maroccolo non ha bisogno di presentazioni e il suo progetto “Alone”, giunto già al terzo capitolo, è una delle avventure musicali più autenticamente indipendenti che si possano immaginare: una serie di album, pubblicati con cadenza semestrale, in cui il musicista toscano dà sfogo al suo desiderio di sperimentare e vivere la propria creatività nel modo più libero possibile slegandosi da ogni vincolo di forma, di struttura o di contenuto. Il risultato è un progetto suggestivo, coraggioso e visionario che delinea paesaggi sonori inusuali dal grande impatto emotivo.

Chi ha seguito con un minimo di attenzione la scena indipendente di inizio millennio ricorderà sicuramente i Mariposa come un’autentica scheggia impazzita capace di sfuggire a ogni catalogazione. “Liscio Gelli”, album che segna la ricomparsa sulle scene della band dopo un lungo silenzio e qualche cambio di formazione, mantiene vivo in tutto e per tutto lo spirito del gruppo: canzoni eccentriche e variopinte in cui il prog e la psichedelìa si contaminano col pop, con la canzone d’autore e con il liscio romagnolo dando vita a un vero e proprio trascinante teatro visionario in cui nulla è mai come appare.

Non può certo passare inosservata la mole di rabbia, disillusione e urgenza di metterci la faccia urlando al mondo la propria visione delle cose che i vicentini Il Buio hanno saputo riversare fra le tracce del loro nuovo album intitolato “La città appesa”: un lavoro sanguigno e diretto, intriso di catrame di periferia e senso di straniamento, che si lancia sull’ascoltatore come un rullo compressore di chitarre distorte, ritmica massiccia e sfuriate post-hardcore capaci di alternarsi ad aperture inquiete dal sapore post-rock.

Lucio Corsi sembra un giovane hippie di fine anni ‘60 catapultato nel tempo presente da chissà quale cortocircuito temporale. “Cosa faremo da grandi?” è una bella conferma del talento genuino già visto nei suoi precedenti lavori: un cantautore autentico capace di esprimersi in modo semplice ma estremamente efficace, fra fiabe surreali, giochi di parole e riflessioni attente.

Per il mese più corto dell’anno, aggiungiamo in quinto album ai quattro consigli abituali:
Pur non amando i dischi di cover, bisogna riconoscere che l’atteggiamento con cui gli Osaka Flu si sono confrontati con alcune delle menti più importanti e libere della nostra storia musicale all’interno del loro “La strana famiglia” è qualcosa di intrigante e intelligente. Un approccio smaccatamente cazzone per rileggere in chiave punk scanzonata e per nulla celebrativa brani di Rino Gaetano, De André, Gaber, ma anche gli Afterhours, gli Skiantos, i Diaframma e i CCCP, andando così a costruire un interessante, irriverente e inusuale bigino degli ultimi cinquant’anni di rock italiano.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

blog rocktargatoitalia.it

Divinazione Milano

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Fumetti. La Galleria Tega omaggia Achille Perilli, a Milano

Achille Perilli - Fumetti - 1960-1966

Galleria Tega (via Senato 20, Milano)

Inaugurazione lunedì 3 febbraio 2020 dalle ore 18:00 alle ore 21:00

4 febbraio - 13 marzo 2020

 

In concomitanza con l’uscita del Catalogo Generale dei dipinti e delle sculture (1945 - 2016) di Achille Perilli edito da Silvana Editoriale, la Galleria Tega rende omaggio al maestro romano con una mostra dedicata al periodo dei suoi “fumetti”. Dal 4 febbraio al 13 marzo (inaugurazione lunedì 3 febbraio dalle ore 18:00 alle ore 21:00).

Nel 1957 Achille Perilli sulle pagine dell’“Esperienza Moderna” esprimeva la sua volontà di sostituire un informale che aveva esaurito il proprio tempo, con un segno spontaneo ed immediato capace di comunicare all’osservatore emozioni dirette ed istintive promosse dall’inconscio. Così sono nati i suoi “fumetti” dipinti materici con piccole ideali sequenze che recuperano e rinnovano quella grafia attivata dalla gestualità di Joan Miró e con il tratto graffito tipico di Paul Klee.

Achille Perilli - Lo scopo della vita, 1962 - tecnica mista su tela 100x80 cmvAchille Perilli - Lo scopo della vita, 1962 - tecnica mista su tela 100x80 cm

La Galleria Tega presenta un percorso espositivo di una trentina di opere eseguite nei primi anni Sessanta. L’esposizione parte cronologicamente da una grande composizione del 1960, intitolata “Tradotto dall’assiro” un ripetuto segno grafico che attraversa lo spazio e lo determina. Nei lavori successivi come “Il Lamento dell’ultimo menestrello” del 1962 e “Visibile e invisibile” del 1963 si levano dalla tela figure in sospensione aerea creando dipinti di ironica allusione formale, frazionati da ritmiche e suggestive emozioni orizzontali separate da riquadri di colore.

Nel 1967 Perilli approda all’ultima decisiva svolta: le forme informi si aggregano e tendono a costruire uno sviluppo geometrico che gli consentirà di entrare in una nuova misura concettuale. La mostra si ferma su questa soglia concentrandosi sul momento creativo dei “fumetti” che qui si conclude con due significative prove del 1965 e del 1966 intitolate rispettivamente “Il culto della dissipazione” e “La retorica irreale”.

BLOG: www.rocktargatoitalia.eu

 

ANDREA FERRARA
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