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“ESSELUNGA” nuovo singolo degli SPONDALADRA

Esselunga” è il secondo singolo estratto dall’album “Bella Topa”, con cui gli Spondaladra ripropongono al pubblico il loro stile frizzante, ironico e dall’impatto decisamente travolgente.

Anche questa volta il senso dell’ironia della band emerge in tutta la sua energia con una canzone che incarna una dichiarazione d’amore molto particolare e dalle sfumature inaspettate.

Vorrei sposarti all’Esselunga, dietro ai bancali del caffè, vorrei sposarti all’Esselunga e non tornarci nel weekend”. Queste le parole iniziali del ritornello, che inducono l’ascoltatore a pensare inizialmente che si tratti di un annuncio plateale romantico, per poi confermare lo stile demenziale che caratterizza gli Spondaladra sin dagli albori della loro carriera, senza cadere mai nella volgarità.

Il testo di “Esselunga”, interamente in italiano, vi farà sorridere e divertire, ritraendo episodi di vita quotidiana attraverso l’esaltazione cinica ed irriverente. Parole accattivanti e melodie piacevoli.

Spondaladra vuol dire divertimento puro, ballo, risate, musica energica ed ironia, il tutto condito dalla personalità ricca d’energia della band e tanto colore

Il debutto della band risale al 2011 tra il Lago Maggiore e Milano, cinque menti contorte ma sempre lucide, stanche delle solite cover e tribute band, sviluppano questo progetto, che  miscela capacità tecniche, goliardia, ironia e divertimento. 

Canzoni “ruffiane” all’orecchio del pubblico, ritmi sostenuti, abiti eccentrici, coreografie e gag esilaranti, sono le componenti essenziali dello spettacolo elaborato e proposto dagli Spondaladra in questi anni nei locali lombardi e del Canton Ticino.

Il genere musicale proposto dalla band si può definire, seppur con forzatura, demenziale, ma non risulta mai eccessivamente spinto o banale, e tocca sounds differenti che vanno dal Rock alla Disco, dallo Ska all'Heavy Metal, dal Blues allo Swing, fino a toccare i cuori con melodie tipiche del Tango. 

I componenti del gruppo sono: Luca Vigato (batteria), Lucio Ronchetti (basso e voce), Danilo Vigiani (chitarra e voce),Andrea Tovaglieri (chitarra e tastiera), Mauro Morgano (voce), Ilaria Garavaglia (voce).

Per richiedere la cartolina elettronica del singolo “ESSELUNGA” o copia dell’album “Bella Topa” da recensire: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per scaricare cartella stampa, biografia e foto band, singolo MP3 e liberatoria messa in onda: http://www.divinazionemilano.it/spondaladra.zip

 

Nel web: www.spondaladra.it

 

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“LA NUVOLA” nuovo singolo di MAXER

“LA NUVOLA” nuovo singolo di MAXER
Dal 9 settembre in rotazione radiofonica

La vivacità e o spirito creativo di MAXER vi conquisteranno dal primo ascolto del suo nuovo singolo “La Nuvola”, metafora emblematica di una storia d’amore ambientata idealmente sullo sfondo di un cielo fantastico, ma allo stesso tempo autentico e concreto.

La Nuvola” è frutto di un lavoro coltivato per anni ed alimentato dalle ispirazioni del tempo, quasi come fosse “stagionato”. La canzone inizialmente narra la storia d’amore tra il cielo e una nuvola, per poi rivelare attraverso il testo, che si tratta in realtà della dichiarazione d’amore di un ragazzo alla donna di cui è innamorato.

Il nuovo singolo di MAXER incarna un vero e proprio quadro dalle sfumature fini e romantiche, dipinto con pennellate di amore genuino, e decorato dalla voce inconfondibile dell’artista, che fa tesoro della sua capacità compositiva proponendo al pubblico il tema dell’amore sotto una chiave di lettura completamente nuova.

Nato a Parma nel 1971, Massimo Bonassera, in arte MAXER, coltiva la passione per la musica sin dalla giovane età. Il suo percorso di studi, dalle lezioni in conservatorio alla scuola di canto, lo hanno reso un artista a tuttotondo, cantautore dall’incessante voglia di scrivere.

Da maggio 2009 si affida a Giordano Mazzi per gli arrangiamenti dei suoi singoli ed album autoprodotti, come l’attuale “Allume di rocca”, che racconta come la musica, analogamente al cristallo di allume, possa aiutare a cicatrizzare le piccole ferite della vita, con le stesse qualità curative di un cicatrizzante naturale.

L’arrangiamento musicale si sposa perfettamente con l’idea dell’aria e della leggerezza che dovrebbero avere un cielo e una nuvola nell’immaginario collettivo, senza però perdere il senso ritmico e coinvolgente della canzone.

Con il nuovo singolo “La Nuvola” l’artista parmigiano offre all’ascoltatore un’esperienza trascendente in grado di trasportarlo ed elevarlo “lontano dalla realtà”, proprio come se si trovasse dentro ad un cielo dipinto d’amore e romanticismo.

Dal 9 settembre il singolo “La Nuvola” sarà in rotazione radiofonica e disponibile nei digital store.

Per richiedere la cartolina elettronica del singolo “La Nuvola”: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per scaricare cartella stampa, biografia e foto artista, singolo MP3 e WAV, liberatoria messa in onda: http://www.divinazionemilano.it/maxer_lanuvola.zip

Nel web: http://www.maxer.org/

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"Queensrÿche all’Electric Ballroom di Londra" di Roberto Boldrini

Perderli a Pistoia (o Roma) e trovarli all’Electric Ballroom di Londra. In effetti i Queensrÿche avevano avuto in luglio due date italiane mentre sono stati gli headliners di una serata di inizio agosto che il famoso locale di Camden ha dedicato al Metal americano della costa occidentale. Prima di loro, formatisi all’inizio degli Eighties a Seattle, hanno suonato “Death Angel” (California) e “Armored Saint” di Los Angeles. Dico subito che da molto tempo non assistevo ad un concerto metal e non seguo molto quella scena. Ma il piacere di ritrovare un repertorio consolidato di gesti e echi ormai classici è stato forte. Se uno ama il rock in generale va a vedere il metal come una subcultura (e questo termine non è assolutamente connotato in negativo) ormai compiuta, classica. Cioè: so cosa attendermi, mi godrò gli impasti delle chitarre, le acrobazie vocali, gli stop & go oppure starò attento alle sfumature innovative. Ho tentato la seconda alternativa: nel caso dei “Death Angel” mi ha dato emotivamente poco. Un chitarrista dai tratti orientali con una chitarra cattiva come la Rich che ci puoi solo fare metal, un bassista che sembrava più un surfer con un bellissimo basso Rickenbacker nero e argento, il cantante stile AC/DC calato benissimo nella parte. Però niente pugni allo stomaco. Altro discorso con gli “Armored Saint” che non conoscevo tranne che per il nome. Solidissimo gruppo di hard rock, quasi più che metal, con un cantante di grande versatilità e dai molti registri: John Bush, a lungo negli Anthrax, in precedenza. Mi hanno fatto ritrovare il collegamento con la California. Sì: gli “Armored Saint” hanno qualcosa di californiano. Cosa? Le chitarre più addomesticate dalla voce di Bush che sembra quasi guidarle e indicare loro la strada. Un leader. Non è possibile evitare una riflessione sulla California stessa: dal surf al metal. Come se lì un giorno gli artisti si fossero svegliati e avessero detto una cosa tipo gli anarchici di cento anni fa: Noi (un giorno) saremo tutto.
Poi arrivano i Queensrÿche, con il cantante Todd La Torre che dal 2012 ha preso il posto di Geoff Tate. Piccolo ma consapevole del suo ruolo, viene introdotto e accolto magistralmente dalla band e comincia a cantare toccando dei registri che lo avvicinano molto al metal europeo. Sempre grande armonia tra i due chitarristi, Michael Wilton e Parker Lundgren, altro recente ingresso nel gruppo. Il gruppo trova la sua misura nell’incedere del concerto e mi pare abbia raggiunto il meglio nel bis, sviluppando un riff in tutte le sue potenzialità, quasi analizzandolo e districandone ogni stilla di valore, in un gioco tra i due chitarristi molto apprezzato dal pubblico e che ha messo quasi in ombra il cantante. Grande professionalità.
La scaletta: Anarchy, Nightrider, Silence, Walk in the Shadows, The Whisper, Enforcer, Warning, Lucidity, X2, Where Dreams go to Die, The Needle lies, NM156, Arrow of Time, Eyes of a Stranger, Queen of the Reich, Take Hold of the Flame.

di Roberto Boldrini

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"VISIONS FESTIVAL LONDON" di Roberto Boldrini

Hackney: nord est di Londra. Un quartiere in progressiva via di gentrizzazione perché non troppo lontano dalla City. Così anche la cultura e l’arte si sono accorti di questa zona. La musica in particolare: per il terzo anno consecutivo vi si è svolto infatti il festival “Visions”, che sembra essersi inserito con successo nel ricco panorama dei festival londinesi. Questa ricchezza sembrerebbe un segnale positivo per la musica e la cultura in generale, tuttavia ci sono anche segnali con il verso opposto. Si può leggere infatti di numerose chiusure di locali negli ultimi tempi, lamentate dalla Night Time Industries Association (NTIA), il cui presidente, Alan Miller, ha lamentato che proprio il Council di Hackney, “dopo un decennio di trasformazioni vivaci e creative che hanno trasformato un quartiere con molti problemi sociali in una realtà riconosciuta come culturalmente ed economicamente dinamica, ha dichiarato che nuovi clubs non sono considerati appropriati”. Contro questa posizione la NTIA ha anche aperto un sito web: welovehackney.org.
Forse il festival avrà contribuito a una riflessione più approfondita degli amministratori. A me è sembrato molto interessante. Un numero notevole di gruppi e video artisti, distribuiti in 5 luoghi diversi, tra cui la chiesa, peraltro regolarmente officiata e concessa per l’occasione, di Saint John. Dalle 13 una trentina di acts fino alle 23.30. Una grossa occasione di scoperta.
Naturalmente le cose più attraenti si sono viste dal tramonto in poi e dico subito che il palco del “Laundry”, quello più psichedelico, per me è stato veramente entusiasmante. Non conoscevo né i “Toy” né “Fat White Family”. Dopo averli visti mi sento di dire che la psichedelia è viva e sta bene. Non è una formula chiusa che ammette solo imitatori. Vi si può agganciare per esempio la sofferenza esibita dalla voce del cantante dei “Fat White Family”, Lias Saudi, che trascina la musica del gruppo anche verso accenti post punk e psycho rockabilly, come ha rilevato il Guardian in una recensione del primo disco, anche se forse non così vicini ai Cramps, come la stessa recensione affermava. Il loro concerto è stato trascinato dall’energia, talvolta in forma di vera e propria preghiera musicale, del cantante, che alla fine non riusciva più a scendere dalle teste degli spettatori delle prime file.
Prima di loro i “Toy”, più tradizionalmente psichedelici e britannici: sviluppo ordinato delle canzoni guidate da una buona voce, senza le dissonanze di quella di Saudi. Un muro di suono senza soluzione di continuità che per 45 minuti si è rovesciato sugli spettatori con trame chitarristiche elaborate ma lineari seppure talvolta non prevedibili.
Nella chiesa di Saint John visti “The Antlers” da New York e “Camera Obscura”, pur essi statunitensi. I primi con chitarra, batteria e tastiere seguono una strada che parte dalla melodia e sfocia in una densificazione progressiva del rumore, uno schema efficace che si vale di una voce anche in questo caso dai netti accenti di sofferenza. Il gruppo sembra molto gradito alla comunità omosessuale.
“Camera obscura” sono invece un gruppo quasi-folk, non mi sono sembrati molto significativi, molto professionali ok, ma poco altro.
Una sorpresa al club The Moth: gli “Ho99o9” (il 9 sta a significare una r) da Chicago. Due artisti di colore accompagnati da un batterista e da una serie di basi punk violentissime sulle quali si inserivano con forza selvaggia in un rap mai sentito, rabbioso oltre ogni limite, dispiegato con un’energia che non avevo mai visto. Il pubblico non poteva fare a meno di arrampicarsi sulle aste delle luci. Potenti, valeva la pena vederli.

Roberto Boldrini

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S.O.S “NEGLI OCCHI” ANNIVERSARIO TOUR

Venerdì 21 agosto dalle ore 22 - ingresso libero - MEETING PUB -  Via Ram 1 Borno (BS)

NDS Music presenta il gradito ritorno sulla scena live degli S.O.S. (Save Our Souls), band lombarda rivelazione degli anni '90.

Vincitori delle importanti manifestazioni Rock Targato Italia nel 1993 e di Ritmi Globali nel 1995, pubblicano nello stesso anno il secondo album: “Negli Occhi”. Il Disco, che vede alla produzione artistica Paolo Fanzaga e alla consolle l'ingegnere del suono John Grimes (già al lavoro con gli U2), vende oltre 5000 copie ed ottiene entusiastici consensi da critica e pubblico. 

Gli S.O.S. sono: Marco Ferri "Bruco" (autore, voce), Simone Trevisàn (chitarra), Milly Fanzaga (batteria), Nicola Mazzucconi (basso).

NEGLI OCCHI ANNIVERSARIO TOUR che celebra i 20 anni dall'uscita del disco “Negli occhi” (di cui la versione “Remastered è disponibile in CD e sugli store digitali) prosegue il 21 agosto presso il MEETING PUB di BORNO (BS) a partire dalle ore 22.

Links di riferimento:

sosrock.band  (S.O.S. - Sito Ufficiale)

ndsmusic.com (NDS Music – Sito Ufficiale) 

https://www.facebook.com/ndsmusicitaly  (NDS Music - pagina Facebook)

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SPONDALADRA in concerto

16 agosto, Gambolò (PV), 29 agosto, Varallo Pombia (NO)

«Eccentricità, divertimento, ballo e…  Musica di grande impatto, questo è quello che troverai nei nostri spettacoli». La band più frizzante del panorama lombardo, gli SpondaLadra, vi propone due imperdibili appuntamenti

Domenica 16 agosto, ore 22:00, FESTA IN PIAZZA presso la suggestiva località di Gambolò (PV.

Sabato 29 agosto, ore 22:00, NOTTE SOTTO LE STELLE presso il comune di Varallo Pombia, in provincia di Novara. 

La band degli SpondaLadra, riconosciuta per la loro allegria fuori dalla norma, attraverso coreografie coinvolgenti regalerà ai numerosi visitatori e curiosi una serata musicale all’aperto senza precedenti. 

Punta di diamante del gruppo è l’incredibile capacità di sorridere ai problemi quotidiani in maniera assolutamente sarcastica e autoironica, come emerge in una delle frasi con cui si presentano all’interno del loro sito ufficiale: «Impariamo a ridere di noi, senza prenderci troppo sul serio, raccontando la vita di tutti i giorni».

Gli SpondaLadra sono un gruppo di spettacolo musicale, da pochi anni attivo tra il Lago Maggiore e Milano. Cinque menti contorte ma lucide - stanche ed annoiate dalle solite cover e tribute band - sviluppano una miscela musicale tra capacità tecniche, goliardia, ironia e divertimento coinvolgente fin dal primo ascolto.

Il genere musicale  si può definire, seppur con forzatura, demenziale, ma non risulta mai volgare e banale nei testi e nella musica, spaziando dal rock alla disco, dallo ska all'heavy Metal, dal Blues allo Swing, fino a toccare i cuori con il tango.

Componenti del gruppo: Alberto Elli (batteria), Lucio Ronchetti (basso e voce), Danilo Vigiani (chitarra e voce), Andrea Tovaglieri (chitarra e tastiera), Mauro Morgano (voce), Ilaria Garavaglia (voce).

Nel web: www.spondaladra.it

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SCHELETRI IN SACRESTIA

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
3 agosto 2015

SCHELETRI IN SACRESTIA


Se è vero che ognuno ha il suo scheletro nell’armadio, Santa Romana Chiesa ne ha sempre avuti parecchi; e per un lungo periodo li ha tenuti nascosti in sacrestia.
Poi non ce l’ha più fatta e a un certo punto (forse per far rabbia a Lutero, ai tempi della Contro-riforma), ha cominciato a piazzarli sulle tombe, sotto gli occhi di tutti, a scopo dimostrativo, ammaestrativo e, diremmo, anche terroristico.
Scheletri, mezzi scheletri e quando non c’era abbastanza spazio, teschi con tutti i ghigni possibili, coi femori incrociati o no, e coi simboli del tempo che passa e della fine che incombe: clessidre, falci e ossute dita puntate.
Per fortuna non sono mai mancati gli artisti che, magari all’insaputa del committente, o addirit-tura alle sue spalle si divertivano a infilare in queste rappresentazioni punitive imposte dall’alto qualcosa di ridanciano, di irrispettoso, anche di blasfemo.
Abbiamo fatto un istruttivo giretto nelle chiese di Roma.


SCHELETRI


S. Giacomo alla Lungara – Presentazione curriculum del defunto

S. Pietro in Vincoli – Impeccabili cerimonieri S. Lorenzo in Damaso – Portatore d’anima 

Gesù e Maria – Tormento (e dannazione?) S. Maria dell’Anima – Tempus fugit

S. Maria in Monterone – Riflessione S. Maria sopra Minerva – L’abbraccio

S. Pietro – Trionfo della morte (e del lusso)

S. Maria della Scala – C’è posta per te S. Maria del Popolo - Cucù

MEZZI SCHELETRI E SCHELETRINI

S. Maria della Vittoria – Ballerini a metà (il Cav. Bernini si diverte)

S. Marco uno S. Marco due

S. Pietro in Vincoli

TESCHI, TESCHIONI E TESCHIETTI

Realistico Sinistro Ridanciano

Pentiti, peccatore!

Chi, io?

Eccetera, eccetera E poi, oltre alle ossa di marmo, ci sono quelle vere:

Lo scheletro di Santa Francesca Romana nella sua chiesa al Palatino.

La “Sacra Testa” di S. Agnese nella sua chiesa a Piazza Navona.

Il non meno sacro cranio di S. Valentino alla Bocca della Verità…

…e lo scheletro, tutto intero, di S. Camillo de Lellis, ospite alla Maddalena.

 E per concludere:

“Questo è ciò che mi aspetta”

Buone vacanze.


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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

 

 

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Il concertone di Allevi! Un'occasione per qualche morso avvelenato, ma anche il riconoscimento della sua grandezza (non musicale, s'intende).

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi  27 luglio 2015

GENIO E REGOLATEZZA

Venerdì 24, concertone di Giovanni Allevi, pianoforte solo, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma.
In attesa dell’evento abbiamo pensato di piluccare qualche acino dal grappolo dei suoi pensieri, da un’intervista recente che il Maestro ha rilasciato ad Alessandro Sgritta.
Prima però vi riferiamo il titolo (non si capisce se deferente o ironico, propendiamo per la prima interpretazione) del paginone con cui Repubblica annuncia il concerto: “Allevi tra Vivaldi e Michael Jackson – Io, re di un popolo di sognatori”.
Nella sua sintesi casereccia, c’è tutto il genio del marketing del nostro maestro: riferimenti culturali quanto mai suggestivi per il pubblico che conosce appena questi nomi (il primo, almeno), quindi non può fare veri confronti; ma, quello che conta di più, l’invito a entrare in un reame di favola fatto di emozioni da Baci Perugina e, appunto, riferimenti alla musica seria talmente vaghi da non spaventare neanche la sciampista più sprovveduta.
Passiamo alle citazioni dall’intervista: siamo nel paese delle fiabe, dove, naturalmente non manca un riferimento alla sua solitudine di profeta della musica, all’inconoscibilità della nostra essenza di uomini, a Papa Francesco, all’albatros che vola alto sulla terra, al mistero dell’ispirazione musicale, e finalmente alla sottile ma ferrea identità che unisce l’artista al suo strumento.
Meravigliosa aria fritta che inevitabilmente piace a chi ci capisce poco.
“mi trovavo a Kanazawa in Giappone e avrei dovuto visitare l’emporio delle sete con le autorità locali, invece non ho potuto farlo, ma è come se lo avessi fatto perché le ho quasi sognate ad occhi aperti e ho immaginato anche delle storie passionali in quelle sete; improvvisamente è arrivata nella mia mente la musica di “Yuzen”, un tormento continuo che poi cerca di sfociare nell’estasi, la ricerca di una luce che poi improvvisamente arriva, lì ho preso il foglio pentagrammato, ho cominciato a scrivere le prime note dal letto della camera d’albergo… e ho capito che il tema centrale di questo lavoro sarebbe stato l’amore…”
“dovremmo fare un passo indietro e umilmente riconoscerci “misteriosi”, esseri umani incono-scibili (come ha detto Papa Francesco) e non categorizzabili e portatori di verità assolute…”
“io penso che noi tutti siamo degli albatros, ci sentiamo impacciati, lo siamo come esseri umani perché nel mondo di quaggiù non siamo abituati, noi siamo destinati a volare altissimo, ho voluto cogliere questo aspetto e lanciare questo messaggio di amore verso se stessi, di accettazione…”
“ancora una volta mi ritrovo a dire delle cose prima di altri…”
“mi sono trovato in una sala piena di pianoforti gran coda, però ognuno ha un’anima differente, un timbro particolare, fino a che lui ha scelto me, è stato quel pianoforte che mi ha chiamato…”


A questo punto, consumato il Negroni di ordinanza, scendiamo nella Cavea. La serata è tiepida, il cielo limpido, ogni tanto si intravvedono le luci di un aereo che passa alto e si sente il suo rombo lontano (che fa molto vacanza romantica). Il pubblico è numeroso: principalmente ragazze frementi e giovani coppie.
Per prima cosa, e per onestà intellettuale, dobbiamo riconoscere che il personaggio è simpatico. Molto. Col passare degli anni ha raffinato, asciugato e spettacolarizzato il suo canovaccio di scena.
Entra dalle quinte con una corsetta adolescenziale (mentre, ci dicono, e già vicino ai cinquanta), maglietta, jeans, scarpe da ginnastica e immensa parrucca di ricci.
Si ferma accanto al pianoforte, afferra con manine esitanti il microfono e dice, anzi, mormora un breve annuncio del brano che eseguirà (che sarà breve anch’esso). Spesso, dobbiamo riconoscerlo, l’annuncio è spiritoso; altrettanto spesso farcito di amore, vi voglio bene, stringervi a me, siete il mio grande abbraccio e simili ovvietà new age, di sicuro effetto per il pubblico, che applaude amo-rosamente.
E dopo l’esecuzione di ogni brano, che termina sempre con distacco veloce delle mani dalla tastiera e relativo svolazzo artistico in aria, lui reagisce con tremolante timidezza, con lancio di baci e manine protese verso la platea, come se ogni volta fosse sorpreso e nello stesso tempo infinitamente grato degli applausi.
Naturalmente in programma c’è “Ti scrivo” dedicato a un amico sacerdote morto in un incidente d’auto, o il tema ispiratogli dal “Bacio” di Klimt, riferimenti comprensibilissimi dai più. Poi però scherza sul titolo di un suo brano virtuosistico che si intitola, appunto, “Scherzo” e che, dice, non è uno scherzo suonarlo. Spiritoso.

Ci dispiace dover dire che neanche per un momento la sua musica ci ha emozionati, tanto meno interessati. Abbiamo visto dall’inizio alla fine uno studente del terz’anno di pianoforte che suonava passabilmente temini banali. Però…
Però, siccome il successo non nasce dal niente, dobbiamo fermarci un momento, sbarazzarci del nostro fastidioso snobismo e della nostra supponenza di musicisti navigati e riconoscere che Giovanni Allevi è un genio.
Proprio nel suo caso possiamo, anzi dobbiamo parlare di genio e regolatezza: non c’è un pensierino, un colore di voce, uno svolazzo delle dita sulla tastiera che non sia (forse naturalmente, forse calcolatamente, non lo sappiamo e non ci interessa) perfettamente regolato, perfettamente ca-librato per colpire al cuore la signorina della quarta fila, perfettamente confezionato per stregare il ragioniere frustrato dall’Iva e convincerlo che in realtà anche lui può essere un albatros che vola al-tissimo fra le nubi.
Chapeau! O, per dirla alla casereccia: tanto di cappello, Maestro!


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RED RING: on Line il video di LOOK AT ME

Disponibile On Line il LYRIC VIDEO di “LOOK AT ME” dei RED RING

https://youtu.be/dKSeIkhP1ps

L’energia travolgente dei Red Ring e il loro stile inconfondibile vi catturerà ancora una volta con il nuovo video di “Look at me”, secondo singolo estratto dall’album Knock Out disponibile in tutti gli store digitali.

La band marchigiana riconferma il proprio carattere, e lo fa attraverso un lyric video dal sapore estivo e penetrante, che vi farà rilassare mentre la voce della cantante Elisa Goffi intona le appassionanti parole del ritornello.

«I wanna stay with you all my life, for the rest of our time, I wanna stay with you all my life, every day and every night»

Con un testo interamente in inglese i Red Ring propongo una rock ballad dalle sfumature graffianti, ma a tratti anche più dolci. Nel video sono riportate le parole del brano, che vengono proiettate sull’emblematico e suggestivo sfondo che vede il susseguirsi di immagini di spiagge, tramonti, palme, ed elementi che ricordano l’estate e le vacanze.

"Look at me" è il secondo singolo estratto dall’EP "Knock out" dopo “You break down my soul” (https://youtu.be/taAUl-tTEls).

La band si compone di: Elisa Goffi (voce); Edoardo Sdruccioli (basso e cori); Juri Cucchi (batteria); Davide Landi (chitarra ritmica); Giacomo Lanari (chitarra solista).

Per vedere il videoclip: https://youtu.be/dKSeIkhP1ps

Sul Web: www.facebook.com/redringband

 

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The Kooks, concerto a Villa Arconati

The Kooks, il gruppo è di quelli tosti e non si misura solo dai dischi venduti, lo si intuisce a Villa Arconati di Castellazzo di Bollate al festival estivo di grande qualità alle porte di Milano. Tocca, infatti, alla band inglese,  chiudere questa bellissima edizione del festival.

Il pubblico tanto è quello delle belle occasioni è li a confermarlo. Tendenza: informato, sufficientemente easyvip, dalla scarpa bassa, semplice, di corda, che fa tanto barca anni '70. Prevalentemente femminile, hot pants con risvolto, abbondante colore kaki. Zero tatuati

Il concerto. Atmosfere ‘70/’80, funky, suoni essenziali si alternano sul palco, (dentro il parco della villa delle delizie) tra echi di Dylan e altri importanti maestri del rock. Il gruppo presta grande impegno, abbracciando vari stili musicali, regalando all'ascoltatore atmosfere diverse da brano a brano. Il pubblico gioisce 

Bowie serpeggia sulle teste di tutti. La scenografia essenziale richiama a certi lavori di Damien Hirst. Saper fare bene le cose esistenti lo trovo rivoluzionario, innovativo, contemporaneo. Concerto ben fatto e tutte le hit di rito eseguite. The Kooks, Giovani, Grande Professionalità. Bravi musicisti. Bel concerto

Furetto

Riflessione
Ma è mai possibile che solo da noi, sussista una sorta di controriforma musicale, anti contemporanea, da avere ancora, musicalmente un mainstream tradizionale e "convenzionale", rivolto al basso ventre senza una ragione a dispetto della sperimentazione, qualità, innovazione linguistica, cultura e dell'economia! 20/30 artisti sostenuti mediaticamente e ossessivamente, alcuni banali senza qualità, altri bravi ma da diversi anni propongono lo stesso pezzo, un brano ripetuto a mille con piccole variazione.

Potenza dei media cosi bravi ed efficaci da far apparire Joseph Goebbels una sega.

Risultato! sul campo, nella strada una moria di artisti annullati, depennati, cancellati, senza diritto di cittadinanza.
Conclusione un appiattimento culturale e sociale dirompente agghiacciante.
Meditiamo

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