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AEROSMITH in concerto. MILANO 25 Giugno 2014


AEROSMITH in concerto. MILANO 25 Giugno 2014


Show mozzafiato, fantastico, straordinario, sorprendente. Un concerto tra i migliori dell’anno a Milano Arena Rho Fiera, 25 giugno 2014. Steven Tyler e Joe Perry una serata magica. Punto a capo
Un po di ritardo fastidioso. La band sul palco alle ore 22. Frizzi e lazzi, effetti speciali e il gruppo americano da via allo show. Tyler in forma, Aerosmith, la band, pure. Due accordi, tre mosse ed il pubblico, di già estasiato, perdona.
Fuoco, luci e potenti ventilatori rendono ancora più fascinoso Steven Tyler con un vezzoso fiocco di capelli grigio sulla fronte, avvolto in foulard e lustrini. Non di meno Joe Perry (figlio naturale musicalmente parlando del Divino Keith Richard) in giacca rossa, dalla personalità straripante musicista di razza dalla bravura immensa, gran gusto e tecnica. Dal palco il r’n’r dilaga nell'Arena di Rho, Fiera compresa. Si ascolta, si fanno foto, impazzano gli I-Pad la festa è già esplosa al terzo brano. Resistenza niente, è giusto cosi, la loro storia è il metro di misura. Lasciamoci trasportare dalle emozioni.
Un concerto di forza, prepotente, intelligente, dall’estetica hippie, contaminata ’70 e glam. Show spaziale, le onde (sonore) dall’Atlantico arrivano piene di luce e cariche di pura energia. Manca il contemporaneo, completamente assente il suono del Terzo Millennio, ma ci sta, anzi è bene cosi. A volte, anzi quasi sempre, la rivoluzione è fare bene l’esistente
L’esistente in casa Aerosmith è tanto, tantissimo. I “ragazzi” suonano benissimo, si sculetta meno, ma il live è perfetto, meglio anche del CD (si dice anche cosi per rendere più efficace il pensiero). La loro forza sta proprio nel proporre con lo spirito autentico ed originale le canzoni (amate da diverse generazioni) cosi come sono nate e, nel tempo, rese immortali. Con il blues nelle vene e la strada sempre in salita, i nostri eroi ultrasessantenni, dal suono inconfondibile, dai sogni sterminati e grandi orizzonti ci deliziano con riff ed assoli emozionanti; SHOW MOZZAFIATO.
Di strada, i cappelloni d’argento e mogano ne hanno fatta ma la sensazione che ha Milano sia stata una tappa di un meraviglioso infinito viaggio.
Lunga vita al r’n’r’ e grandi Aerosmith
Siparietto Video - Joe Perry ripreso in piazza Duomo a Milano, nelle vesti di un artista da strada suona nella piazza per racimolare qualche soldino. Il video, trasmesso durante il concerto, è stato accolto da un boato dal pubblico.
Ironia, bravura, sapersi prendere in giro. Bravi tutti
Furetto

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Nuovo romanzo di Roberto Bonfanti: "Alice"

nelle librerie dall’11 marzo 2015
Edizioni del Faro

Sono i fili di una complicità antica, quelli che Alice e Francesco si sorprendono a riannodare in una notte di neve. Ma quella notte sarà anche l'inizio di un pugno di settimane destinate a rimettere in discussione molte cose.
Alice e Francesco: due esistenze irrequiete che si sono incrociate di sfuggita in un passato ormai lontanissimo e che, a distanza di dodici anni, si ritrovano a guardarsi nuovamente negli occhi facendo i conti con il tempo che è passato, con le cose che sono cambiate, con ciò che è rimasto immutato e con le decisioni importanti verso cui la vita li sta inevitabilmente spingendo.
Un romanzo fragile e sincero che diventa quasi un doppio autoritratto in cui le schegge di malinconia al sapore di whisky di Francesco si innestano fra le riflessioni attente, i dubbi e i ricordi di Alice che, in una sorta di lunga lettera, mette a nudo la propria storia e il lato più intimo della propria anima.

Roberto Bonfanti è nato in un paesino ai margini della provincia lombarda in un sabato pomeriggio di fine giugno dell'anno in cui morirono Piero Ciampi, Henry Miller e Riccardo Mannerini.
Dopo una serie di esperienze legate al mondo della musica indipendente (come redattore del webmagazine Kronic e all'interno dell'etichetta discografica Ilrenonsidiverte), ha esordito come scrittore nell'ottobre del 2007 dando alle stampe la raccolta di racconti “Tutto passa invano” (ed. Uni Service).

L'incontro con Falzea Editore è stata la molla per dedicarsi seriamente alla scrittura e lavorare ai suoi primi due romanzi, “L'uomo a pedali” e “In fondo ai suoi occhi”, usciti rispettivamente nel maggio 2009 e nell'ottobre 2010, a cui ha fatto seguito, nel novembre 2012, “Suonando pezzi di vetro", pubblicato da Edizioni del Faro in collaborazione con il collettivo Neverlab.

Malinconico per indole, testardo per vocazione, sognatore per dna, disilluso per puro caso, incostante e incoerente per necessità, il suo primo tentativo di scrivere un racconto risale all'età di sette anni.
Gira spesso l'Italia per leggere e raccontare le sue storie in ogni tipo di contesto, dalle librerie ai bar e dai circoli culturali ai locali rock. Fra il 2010 e il 2012 è stato responsabile del progetto “Nella mia ora di libertà”, che si poneva l'obiettivo di far conoscere ai detenuti del carcere di San Vittore, a Milano, la storia della canzone d'autore italiana, e nel 2014 ha prestato la voce al tour del reading-concerto ispirato a “Nicovid” di Miky Marrocco.

Il suo nuovo romanzo, "Alice", uscirà l'11 marzo 2015 per Edizioni del Faro.

Web: www.robertobonfanti.com
Facebook: www.facebook.com/bonfantiroberto

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Perfidie di Stefano Torossi: Indagine Psico-Zoologica


IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
9 febbraio 2015

INDAGINE PSICO-ZOOLOGICA

Sironi e il Criticus Constrictor
Tutti abbiamo visto nei documentari l’elegante e ipnotico boa constrictor che si avvicina alla preda inspiegabilmente indifferente al pericolo (è qui che lavora l’ipnosi), la cattura nelle sue spire, la stritola e poi se la pappa in un boccone.
Martedì 3 al Vittoriano, presentazione del libro “Mario Sironi, la grandezza dell’arte, le tragedie della storia”. Il boa, anzi il Criticus Constrictor è Claudio Strinati, uno dei più pericolosi intellettuali ipnotizzatori in circolazione; la preda: l’autrice del libro, Elena Pontiggia. Noi, i testimoni.
Non c’è niente da fare. La facondia inarrestabile, la proprietà di linguaggio, la elastica concatenazione dei contenuti stemperata nella civetteria di ripetizioni, pause sapienti e finte amnesie, è ipnotizzante come dovevano esserlo le leggende dello sciamano accanto al fuoco.
Ecco la depressione cronica, l’artrite, l’incapacità di Sironi a mantenere gli impegni con il suo gallerista, con conseguente causa persa e obbligo di risarcimento da parte del poverissimo artista, che diventa ancora più povero, ma a un certo punto riceve una piccola eredità che lo mantiene a galla per un po’. E poi incontra la Sarfatti che gli spiega quello che sta facendo. Ma continua a essere perseguitato dalle tasse (dietro c’è la mano del bieco Farinacci.)
Arrivati a questo punto della storia sono passati senza che ce ne accorgessimo 58 minuti (cro-nometro alla mano). Quasi un’ora di ipnoterapia.
Strinati momentaneamente rinsavisce e ammette che all’inizio aveva progettato un dialogo con l’autrice, ma poi, com’è come non è, è scivolato nel monologo. Si dichiara pentito. Subito dopo però, trascinato da se stesso, e trascinando anche noi, riattacca con il denso racconto di tutti gli altri tormenti esistenziali e artistici del pittore che non piaceva a certi critici i quali trovavano la sua pro-duzione antipatica e monotona. Un uomo nato deluso, che muore deluso il 13 agosto; e al funerale naturalmente non c’è nessuno. Come nelle sue desolate periferie.
Sono passati altri venti minuti. Qualche mormorio fra il pubblico, e finalmente le spire del Cri-ticus Constrictor si allentano e l’autrice rifiata e chiude l’incontro con poche frasi che ci sono sem-brate un po’ stremate e forse anche un po’ risentite.
Possiamo dire che non ce ne importa un gran che? Stiamo leggendo il libro, e la Pontiggia at-traverso le pagine ci parlerà con il tempo che ci vuole. In compenso abbiamo vissuto il grande piacere di farci (se pure a distanza di sicurezza) anche noi incantare.

Un grande timido?

Mercoledì 4 alla Fandango Incontri. Presentazione del libro di Alberto Tovaglieri: “La dirom-pente illusione, il cinema Italiano e il ’68”. Naturalmente, ospite d’onore è il figlio di quell’epoca: Marco Bellocchio. Non lo riconosciamo nelle prime immagini: ha sempre la faccia nascosta dalle mani. Per la foto segnaletica è stato necessario aspettare che gli dessero un microfono. Ma anche con quell’attrezzo a disposizione è tutto un mmmm, beh, mah; e in coda ad alcuni suoi interventi chiude con un forse timido, certo poco comunicativo “basta”.
Magari lui non è proprio così. E’ che di sicuro è passato attraverso questo tipo di routine chissà quante volte e deve averne fin sopra i capelli. I tre che lo circondano, oltre all’autore del libro, che lo sommerge di domande ingarbugliate e un po’ pedanti, sono Stefania Parigi, che modera dietro il sorrisetto forse saccente, forse mondano, di sicuro compiaciuto e complice di chi ne sa qualcosa di più perché fa parte del gruppo degli eletti. Il terzo, Christian Uva, è sobrio.
Una tripletta di quel genere di critici che, dopo aver approfondito il personaggio, sono sicuri di saperne di più di lui e gli attribuiscono valori e intenzioni che forse non si è mai sognato di avere. Insomma, che un po’ si bagnano nel riflesso della star.
Con il bel sottotono di chi non ha bisogno di mettersi in mostra, Bellocchio racconta, fra tante altre cose, di aver fatto, nel ’65, “I pugni in tasca” solo seguendo il suo estro senza chiedersi a quale movimento o tendenza fare riferimento. Poi, insieme al ’68, è arrivato tutto il resto: l’attribuzione a movimenti e tendenze, il successo, l’ingresso nella storia del cinema, i trattati, ecc. ecc.

P.S. Impossibile sottrarci all’irresistibile tentazione di segnalare un paio di delizie serviteci, come si suol dire, su un vassoio d’argento da stampa e TV negli ultimi giorni.
Ventuno. I colpi di cannone che hanno accompagnato l’elezione del Presidente della Repub-blica. Forse ci avete fatto caso, forse no ed è un peccato: tutti, ma proprio tutti, giornalisti, cronisti, commentatori sono stati ben attenti a specificare che i colpi erano a salve. Ma secondo loro qualcuno di noi poteva pensare che i cannoni del Gianicolo fossero caricati a proiettili perforanti, o magari incendiari? Tanto più che, dato l’alzo, risultavano puntati precisamente sul Palazzo del Quirinale.
No, l’oroscopo no! La faccia di Renzi, quando, a metà della sua brillantissima e implacabile ospitata a Porta a Porta, gli hanno fatto l’oroscopo! Si è trattenuto, naturalmente, nascosto dietro il suo solito sorrisetto, ma a guardarlo bene sembrava che avesse davanti Vanna Marchi. La vecchia Italia credulona pilotata da quel furbacchione di Vespa e il giovane manager efficiente e perplesso di fronte a tanta scempiaggine. Impagabile.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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Zèugma: parlare e lagrimar vedrai insieme

Zèugma: parlare e lagrimar vedrai insieme
Progetto a cura di Patrizia Emma Scialpi /// Testi di Valeria Raho

Nico Angiuli / The Cool Couple
Stefano Urkuma De Santis / Martino Nencioni


Inaugurazione: martedì 10 febbraio ore 18.30

Apertura mostra: dal 10 al 21 febbraio 2015 (su appuntamento)

Luogo: DIMORA ARTICA, via Matteo Maria Boiardo 11 – Milano (MM1 Turro)

In occasione del Festival Studi, Dimora Artica presenta un progetto dell’artista Patrizia Emma Scialpi: Zèugma, rassegna a cadenza irregolare che accoglie al suo interno opere sonore e video presentate simultaneamente. Svincolata da uno spazio fisico prestabilito, questa rassegna ha una natura fluida, versatile e dal carattere progettuale: in questa prima tappa i video dell’artista Nico Angiuli e del collettivo The Cool Couple si intrecceranno con i suoni delle composizioni di Martino Nencioni e Stefano “Urkuma” De Sanctis. Le opere, concepite e realizzate da ogni artista per vivere in maniera indipendente, saranno messe nella condizione di intersecarsi e dialogare generando nuove e inaspettate modalità di lettura.

Dal 10 al 21 febbraio 2015 Zèugma sarà presentato presso Dimora Artica in via Boiardo 11 (M1 Turro).

Info:

DIMORA ARTICA

Via Matteo Maria Boiardo 11 (MM1 Turro) – Milano

Tel. +39 380 5245917

www.dimoraartica.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Le visioni di Paolo: L’EREDITA’ DEGLI DEI

L’EREDITA’ DEGLI DEI.

Nessun uomo è un'Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d'uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all'Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.

John Donne

Nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad un’offensiva mediatica su questioni relative alle principali religioni monoteiste ed alle differenze rituali ed etiche. La moda collaudata che segue sempre un’offensiva terroristica di secolarizzati sedicenti islamici. La gamma delle discussioni sui giornali e nei salotti televisivi andava dalla garbata ignoranza (in senso etimologico) al becero delirio integralista (e parlo di persone intrise a chiacchiere di carità cristiana …).
Mi rendo conto che tra due interlocutori che pensino entrambi di essere depositari della verità, sia difficile il dialogo. Se non impossibile. Per chi vi scrive esistono solo le verità e non la verità.
Tuttavia, dentro al quadro della Storia, è facile intuire il perché di alcuni precetti e dogmi dell’Islam come del Cristianesimo. Ad esempio, il divieto di consumare carne di maiale (nell’Islam e nell’Ebraismo) è un’esigenza sanitaria che acquisiva, in una società in cui le questioni relative al benessere erano di derivazione prettamente empirica, la funzione di evitare malattie potenzialmente letali. La carne di maiale deteriorava molto rapidamente facendo proliferare una schiera di batteri che aumentavano con la frollatura; frollatura spesso effettuata sotto la sella del cavallo o del cammello con quaranta gradi all’ombra e a contatto con il pelo dell’animale. Anche, solo per il semplice contatto ci si poteva ammalare. Stessa cosa per il consumo di bevande alcoliche. Chi si sbronza al bar in Egitto a Sharm-el-Sheick e poi esce, senza il conforto dell’aria condizionata, sa di cosa parlo.
Il quadro della Storia, appunto. Sembra che sia l’ambito meno interessante per chiunque e non soltanto per i volgari tagliagole dell’ISIS. Sembra che ci sia un rigurgito di Medioevo anche nel nostro “libero Occidente”. Stiamo tornando ad essere come i Crociati che uccidevano e saccheggiavano all’urlo: Dio lo vuole!
Ho sentito applausi per chi, di fronte alla barbara uccisione di un proprio cittadino, abbia attuato un’ulteriormente barbara rappresaglia. Scusatemi ma, se una cosa è sbagliata e ne rimaniamo vittima, diventa giusta se rispondiamo nello stesso modo? O stiamo negando i nostri princìpi?
Ho scritto di come viene tradotto il termine “progresso” nel mondo dell’oggi. Più vado avanti e più mi convinco di essere dalla parte della ragione: stiamo diventando integralisti con lo smartphone. Tutti. Siamo circondati da talebani di tutte le risme e convinzioni: anche, atei e agnostici, purtroppo. Persone che pensano che giustizia sia sinonimo di vendetta, che la vita e i modi di vivere degli altri contino meno dei loro, che rispettano solo quelli del proprio clan. C’era una tribù nell’Africa centrale di cannibali che si rivolgevano a loro stessi come agli “uomini” ed agli altri come al “cibo”. Stiamo diventando così anche noi?
Sì, inappellabilmente. E se esiste un’eredità che la Storia e lo studio delle religioni ci hanno lasciato è che non ci sono Dei vendicativi e crudeli, solo destini avversi. Non c’è nessun Dio o Demonio che possa gestire la nostra vita. Non esiste nessun Dio che lo vuole. Esistono solo uomini piccoli e sadici, affamati di sangue e potere. Esistono solo uomini deboli e ignoranti che li seguono.
Per quanto mi riguarda, ho apprezzato e apprezzo molto il soprannaturale. L’eredità che mi ha lasciato il diavolo, ad esempio, quando fa un patto con Robert Johnson o quando ispira Iron Maiden e Ac Dc. Gli Dei pagani del Nord Europa quando esplodono nel misticismo dei pezzi di Robert Plant e sulle corde della Gibson di Page.
E’ un gioco naturalmente. Anche se dobbiamo ammettere che, tornando di moda, molte religioni neo-pagane possono ancora insegnarci qualcosa in termini di rispetto e di vita armonica con la natura.
La cosa seria è che siamo già su posizioni uguali e contrarie di assassini di massa e ne siamo orgogliosi. Per favore, prendiamo coscienza del fatto che Dio è morto ma, noi siamo ancora qui.

Paolo Pelizza

© 2015 Rock targato Italia

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In radio “SCUSA NO” il singolo degli SFIGHER

Dalla prossima settima sarà in rotazione radiofonica “Scusa No” il singolo degli SFigher. Il brano, scritto da Marco Coruzzi e Danilo Lazzari, parla principalmente del malessere interiore che si prova quando, nel relazionarsi con gli altri, si trova un muro a causa della diversa percezione della realtà che ognuno di Noi ha. Si tratta di un testo che mette in discussione i canoni del pensiero moderno che tende ad omologarsi ed uniformarsi alla società a prescindere dal fatto che lo ritenga giusto oppure sbagliato.

E’ online il videoclip del brano realizzato dal regista Sebastian Corradi http://youtu.be/-nWKKdzTa0I

Per richiedere la cartolina elettronica contattare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
PressKit: http://www.divinazionemilano.it/sfigher.zip

Gli SFigher sono una band parmigiana nata nel 2009 su idea di Marco Coruzzi e Danilo Lazzari. Dopo anni passati a comporre canzoni e a suonarle per gli amici decidono che non basta più e che è giunta l'ora di fare sul serio: vanno alla ricerca di musicisti per fondare un gruppo. Le difficoltà non si contano per trovare compagni musicali che condividano lo stesso sogno e che credano alle loro idee strampalate. La scarsa considerazione di se stessi nelle fasi iniziali li porta a coniare il nome "SFigher". Nasce quindi lo “SFigher-Pensiero” che si riflette nei testi delle loro canzoni.
Dopo due anni di sperimentazione inizia l'avventura vera con Nicola Balestrieri al basso che col suo stile insolito porta originalità alla band. Nel 2012 entrano a far parte del progetto il chitarrista Eros Scasciamacchia e Francesco Ollari alla batteria.
Inizia così la vera avventura che li porta in giro per feste e locali. Arrivato l'autunno i ragazzi si chiudono in studio e dopo cinque mesi di intensa attività danno vita al loro primo album “Quello che ho”. E', infatti, nella primavera del 2013 che avviene la maturazione artistica con un lavoro da dieci tracce che tocca generi ed emozioni diverse con il quale riscuotono un discreto successo. Nell'estate 2013 la band si arricchisce ulteriormente con l'entrata del batterista Paolo Leo che porta con sé favolose ritmiche. Ad oggi “SFigher” è un gruppo composto da: Danilo Lazzari alla voce e chitarra, Marco Coruzzi alle tastiere, Nicola Balestrieri al basso, Eros Scasciamacchia alla chitarra elettrica e Paolo Leo alla batteria. Le musiche e i testi sono interamente composte da Marco e Danilo mentre gli arrangiamenti sono merito dell'intera band. Il 13 dicembre 2013 è un'altra data importante per gli “SFigher” perchè esce il primo videoclip “Pericolosa” che proietta i ragazzi nel mondo visivo della musica.
L'11 Aprile 2014 gli SFigher vincono la prima edizione del "ParmAwards" come band più votata dal pubblico ed il 27 Giugno 2014 è la volta di "Sono", nuovo singolo corredato da un videoclip diretto da Sebastian Corradi. A Novembre '14 fa il suo debutto Giuseppe Cirrito come chitarra ritmica in aggiunta alla Band.

Nel web:www.sfigher.it

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In radio “SCUSA NO” il singolo degli SFIGHER

Dalla prossima settima sarà in rotazione radiofonica “Scusa No” il singolo degli SFigher. Il brano, scritto da Marco Coruzzi e Danilo Lazzari, parla principalmente del malessere interiore che si prova quando, nel relazionarsi con gli altri, si trova un muro a causa della diversa percezione della realtà che ognuno di Noi ha. Si tratta di un testo che mette in discussione i canoni del pensiero moderno che tende ad omologarsi ed uniformarsi alla società a prescindere dal fatto che lo ritenga giusto oppure sbagliato.

E’ online il videoclip del brano realizzato dal regista Sebastian Corradi http://youtu.be/-nWKKdzTa0I

Per richiedere la cartolina elettronica contattare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
PressKit: http://www.divinazionemilano.it/sfigher.zip

Gli SFigher sono una band parmigiana nata nel 2009 su idea di Marco Coruzzi e Danilo Lazzari. Dopo anni passati a comporre canzoni e a suonarle per gli amici decidono che non basta più e che è giunta l'ora di fare sul serio: vanno alla ricerca di musicisti per fondare un gruppo. Le difficoltà non si contano per trovare compagni musicali che condividano lo stesso sogno e che credano alle loro idee strampalate. La scarsa considerazione di se stessi nelle fasi iniziali li porta a coniare il nome "SFigher". Nasce quindi lo “SFigher-Pensiero” che si riflette nei testi delle loro canzoni.
Dopo due anni di sperimentazione inizia l'avventura vera con Nicola Balestrieri al basso che col suo stile insolito porta originalità alla band. Nel 2012 entrano a far parte del progetto il chitarrista Eros Scasciamacchia e Francesco Ollari alla batteria.
Inizia così la vera avventura che li porta in giro per feste e locali. Arrivato l'autunno i ragazzi si chiudono in studio e dopo cinque mesi di intensa attività danno vita al loro primo album “Quello che ho”. E', infatti, nella primavera del 2013 che avviene la maturazione artistica con un lavoro da dieci tracce che tocca generi ed emozioni diverse con il quale riscuotono un discreto successo. Nell'estate 2013 la band si arricchisce ulteriormente con l'entrata del batterista Paolo Leo che porta con sé favolose ritmiche. Ad oggi “SFigher” è un gruppo composto da: Danilo Lazzari alla voce e chitarra, Marco Coruzzi alle tastiere, Nicola Balestrieri al basso, Eros Scasciamacchia alla chitarra elettrica e Paolo Leo alla batteria. Le musiche e i testi sono interamente composte da Marco e Danilo mentre gli arrangiamenti sono merito dell'intera band. Il 13 dicembre 2013 è un'altra data importante per gli “SFigher” perchè esce il primo videoclip “Pericolosa” che proietta i ragazzi nel mondo visivo della musica.
L'11 Aprile 2014 gli SFigher vincono la prima edizione del "ParmAwards" come band più votata dal pubblico ed il 27 Giugno 2014 è la volta di "Sono", nuovo singolo corredato da un videoclip diretto da Sebastian Corradi. A Novembre '14 fa il suo debutto Giuseppe Cirrito come chitarra ritmica in aggiunta alla Band.

Nel web:www.sfigher.it

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In radio “SCUSA NO” il singolo degli SFIGHER

Dalla prossima settima sarà in rotazione radiofonica “Scusa No” il singolo degli SFigher. Il brano, scritto da Marco Coruzzi e Danilo Lazzari, parla principalmente del malessere interiore che si prova quando, nel relazionarsi con gli altri, si trova un muro a causa della diversa percezione della realtà che ognuno di Noi ha. Si tratta di un testo che mette in discussione i canoni del pensiero moderno che tende ad omologarsi ed uniformarsi alla società a prescindere dal fatto che lo ritenga giusto oppure sbagliato.

E’ online il videoclip del brano realizzato dal regista Sebastian Corradi http://youtu.be/-nWKKdzTa0I

Per richiedere la cartolina elettronica contattare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
PressKit: http://www.divinazionemilano.it/sfigher.zip

Gli SFigher sono una band parmigiana nata nel 2009 su idea di Marco Coruzzi e Danilo Lazzari. Dopo anni passati a comporre canzoni e a suonarle per gli amici decidono che non basta più e che è giunta l'ora di fare sul serio: vanno alla ricerca di musicisti per fondare un gruppo. Le difficoltà non si contano per trovare compagni musicali che condividano lo stesso sogno e che credano alle loro idee strampalate. La scarsa considerazione di se stessi nelle fasi iniziali li porta a coniare il nome "SFigher". Nasce quindi lo “SFigher-Pensiero” che si riflette nei testi delle loro canzoni.
Dopo due anni di sperimentazione inizia l'avventura vera con Nicola Balestrieri al basso che col suo stile insolito porta originalità alla band. Nel 2012 entrano a far parte del progetto il chitarrista Eros Scasciamacchia e Francesco Ollari alla batteria.
Inizia così la vera avventura che li porta in giro per feste e locali. Arrivato l'autunno i ragazzi si chiudono in studio e dopo cinque mesi di intensa attività danno vita al loro primo album “Quello che ho”. E', infatti, nella primavera del 2013 che avviene la maturazione artistica con un lavoro da dieci tracce che tocca generi ed emozioni diverse con il quale riscuotono un discreto successo. Nell'estate 2013 la band si arricchisce ulteriormente con l'entrata del batterista Paolo Leo che porta con sé favolose ritmiche. Ad oggi “SFigher” è un gruppo composto da: Danilo Lazzari alla voce e chitarra, Marco Coruzzi alle tastiere, Nicola Balestrieri al basso, Eros Scasciamacchia alla chitarra elettrica e Paolo Leo alla batteria. Le musiche e i testi sono interamente composte da Marco e Danilo mentre gli arrangiamenti sono merito dell'intera band. Il 13 dicembre 2013 è un'altra data importante per gli “SFigher” perchè esce il primo videoclip “Pericolosa” che proietta i ragazzi nel mondo visivo della musica.
L'11 Aprile 2014 gli SFigher vincono la prima edizione del "ParmAwards" come band più votata dal pubblico ed il 27 Giugno 2014 è la volta di "Sono", nuovo singolo corredato da un videoclip diretto da Sebastian Corradi. A Novembre '14 fa il suo debutto Giuseppe Cirrito come chitarra ritmica in aggiunta alla Band.

Nel web:www.sfigher.it

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Il Cavalier Serpente: Tre tipi Tosti

Perfidie di Stefano Torossi
2 febbraio 2015

TRE TIPI TOSTI

Harold Bradley
Lunedì 26 gennaio. Sul jazz, Adriano Mazzoletti è senza dubbio l’archivio vivente più completo che abbiamo in Italia. Saggi, libri, un’immensa enciclopedia, innumerevoli trasmissioni radio e TV; insomma, come lui non c’è nessuno.
Sua l’iniziativa di riunire in una serata al Teatro dell’Angelo alcuni vecchi leoni di cui sentiamo parlare da sempre. Praticamente un revival degli anni 80, ma anagrafici, non da calendario.
Harold Bradley (appunto 85 anni) cantante di blues e gospel, nero americano che vive dalle nostre parti da più di mezzo secolo ma quando parla ha ancora un accento da macchietta.
Dino Piana (anche lui 85 anni), trombonista di grande livello, rappresentante di quell’eleganza all’inglese che caratterizzava i jazzisti italiani della sua generazione: giacchetta attillata, colletto alto e cravatta, scarpe lucide e impeccabile piega ai pantaloni.
Gianni Coscia (un po’ più giovane, solo 84) fisPerfidie di Stefano Torossi armonicista piemontese, come ha tenuto a rimarcare più volte, e molto più pittoresco. Due secoli e mezzo in tre. E poi c’erano colleghi normalmente cinquantenni, e perfino un trio il cui pianista di anni ne ha solo diciassette.
Il teatro un po’ sgangherato, la fonica piuttosto avventurosa e le poltrone tutt’altro che anatomiche, non hanno impedito all’evento di diventare una piacevole riunione fra vecchi amici.
Raccontando al microfono la storia della segregazione e della successiva emancipazione dei musicisti di colore, Mazzoletti ha prodotto un’interessante riflessione, non musicale ma sociale.
La ragione, ha detto, per cui l’America è riuscita a scegliersi oggi un presidente nero, sta (non solo, naturalmente, ma anche) nel suono non domestico del nome di Barack Obama. Se si fosse chiamato, mettiamo Tommy Williams, questo nome anglosassone avrebbe richiamato in modo ancora troppo vicino e sensibile la sua discendenza da antenati schiavi, i quali al momento dell’emancipazione prendevano appunto il nome dai loro padroni. Non ci avevamo mai pensato, ma ci sembra sensato.

Mauro Ottolini da Bussolengo (Vr)
Martedì 28, mattina, Spazio Ascolto del Parco della Musica. Mauro Ottolini presenta il suo CD “Musica per una società senza pensieri”, prodotto dalla PdM Records.
Il maestro Ottolini, gesticolante a sinistra (una sorprendente somiglianza con Alexandre Dumas, a destra), è un superentusiasta del suo lavoro di contaminatore musicale, tanto è vero che nel CD ci sono brani cantati in dodici lingue, dall’arabo al finlandese, suonati su strumenti normali, etnici o immaginati per l’occasione: conchiglie, pietre sonore, sax di bambù e simili, articolati in modi e scale di ogni genere, con audaci artifizi (sfuggitici) per aggirare l’ostacolo dei microintervalli.
Il problema di questi entusiasmi è la tendenza, evidentemente irrinunciabile a debordare. I brani sono tutti lunghissimi, farciti di ogni genere di sonorità e colori, pieni di cambiamenti di atmosfere, di invenzioni, di salti d’umore. Bulimia musicale.
La conferenza stampa è durata quasi un’ora e mezzo, con gli ascolti, che sono indispensabili quando si parla di musica, protratti per troppi compiaciuti minuti (con il rischio di bruciare il CD), durante i quali abbiamo sorpreso più di un giornalista con lo sguardo perso nel vuoto, sbadigli soffocati o, peggio, sbirciate neanche tanto furtive agli orologi, mentre il maestro se ne stava adagiato in poltrona, in preda a una legittima beatitudine e inconsapevole di questi limiti temporali.
Tutta roba bella e interessante, intendiamoci, ma l’indigestione è sempre in agguato.
(Piccola digressione da Wikipedia, che volendo si può anche saltare: l’odierna Bussolengo, patria di Mauro Ottolini, era, intorno all’anno mille, conosciuta come Gussilingus, e il suo signore era il nobile Garzapane. Fa ridere, ma pare che sia storia vera).

Sandro Cappelletto
Martedì 28, pomeriggio, Sala Casella, Filarmonica Romana. Qui si vola alto.
“Fortissimo nel mio cuore”, Schubert, l’ultimo anno. Titolo e sottotitolo del recente libro di Cappelletto, presentato dall’autore, il quale, oltre a essere un sopraffino musicologo, è un perfetto entertainer. Bella voce profonda, pause e accenti giusti, senso dell’umorismo e della misura. Doti sconosciute al direttore dell’Istituto Austriaco di Cultura che gli sedeva a fianco e che ha letto, manifestando a ogni parola le carenze di cui sopra, un lungo discorso con una bella cadenza crucca.
Inutile entrare nei dettagli: c’è solo da aprire il libro. Sul palco si è raccontata l’omosessualità, non dichiarata ma più che probabile, di Schubert, vissuta come un male vergognoso nella Vienna dell’epoca; la sifilide contratta certo in modo peccaminoso che di lì a poco lo avrebbe ammazzato; il caratteraccio, e la difficoltà per gli amici a portarlo in società, data la sua tendenza a ubriacarsi e a puzzare per la scarsa igiene. Però si è anche evocata una fratellanza con Leopardi, suo sfortunato (e, si dice, altrettanto puzzolente) coetaneo e contemporaneo.
Ha chiuso l’incontro l’amico Marco Scolastra squisitamente sfiorando, o robustamente percuotendo a seconda della necessità artistica, la tastiera per noi.
Ma non finisce qui. Con il suo consueto sense of humour, Cappelletto, in coda allo sterminato numero di opere dedicate al musicista, ha citato quella che vince il premio del kitsch: il film “Angeli senza paradiso”, anno 1970, del giustamente dimenticato regista Ettore Fizzarotti, con Al Bano nella parte di Franz e Romina in quella della contessina Anna. Se ne trovano pezzi su You Tube. Noi siamo andati a guardarceli, e ve li consigliamo. Meritano.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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Cucina Naturale: In edicola il numero di febbraio.

Cucina Naturale
In edicola il numero di febbraio
con il libro Cucina metropolitana

La rivista

La fine dell’inverno si veste di allegria. Il Carnevale, certo, lo festeggiamo a modo nostro, con dei dolcetti light e colorati del servizio Ricette leggere di Giuseppe Capano e con i ravioli dolci fritti di Simone Salvini del Dulcis in fundo.
I cavoli nelle tante forme e combinazioni continuano a proteggere la nostra salute, come ci spiega Marco Bianchi, ma soprattutto ad arricchire la nostra cucina: il servizio di Ricette di stagione della cuoca Diletta Poggiali sono originali combinazioni di cavoli e legumi.
Questo numero offre tantissime ricette di primi piatti, pasta, riso e non solo.
Chi vuole iniziare un percorso di depurazione ha a disposizione il servizio di Scuola di cucina sulle verdure amare, oltre alla dieta di stagione settimanale, questo mese sul tema del piccante.
Emanuele Patrini ha realizzato un doppio, romantico menu per festeggiare in coppia San Valentino, anche se... non è obbligatorio essere giovani fidanzatini per realizzare quelle splendide ricette!
Federico Francesco Ferrero è il nostro ospite del mese.

 

Il libro: Cucina metropolitana di Emanuele Patrini

Nell’immaginario collettivo cucina e metropoli non corrono sempre sullo stresso binario: si pensa infatti che la preparazione dei piatti richieda sempre tempo e dedizione, debba quindi essere lenta, mentre la città ha un ritmo frenetico, è veloce...
Ma la metropoli è anche il luogo dell’incontro e della commistione di culture e cucine diverse, da cui possiamo trarre vantaggio e idee nuove.
Blogger e nostro autore di ricette, Emanuele Patrini, nel volume che sarà in vendita col prossimo numero della rivista, spiega come si può realizzare una cucina metropolitana di qualità, salutare e buona, mettendo in tavola piatti gustosi e invitanti in poco tempo, sia per i pasti quotidiani sia per occasioni particolari come una cena per gli amici o un aperitivo, senza ripiegare necessariamente su qualcosa di acquistato già pronto.
Ecco allora 80 ricette da preparare in soli 20 minuti, molte delle quali corredate di foto per aiutarvi anche visivamente nell’esecuzione dei piatti proposti.

L'autore

Emanuele Patrini, classe 1975, manager di una multinazionale, si occupa di consulenza nel mondo della sanità. Terzo classificato alla prima edizione di Bake Off Italia ha aperto per gioco il blog di cucina Cravatte ai fornelli che sta diventando sempre più importante nella sua vita e nella sua professione. Adora sperimentare in cucina e applicare in casa le tecniche della grande ristorazione. Da due anni collabora con Cucina naturale ed è uno degli autori di GQ per la sezione Food & drinks.

 

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