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20 giugno – Villa Arconati - Concerto di Patti Smith, visto da Claudia Capra

20 giugno – Villa Arconati - Concerto di Patti Smith per celebrare i 40 anni di Horses –
Si apre con Gloria ed è subito chiaro che non è solo amarcord , ma che 40 anni dopo Patti trascina ancora, è carismatica, magnetica, intensa, tiene il palco come pochi altri (per quanto mi riguarda solo Nick Cave e Bruce Springsteen) , è totalmente immersa in quello che canta, mescolando rock reading e poesia trasmette vibrazioni potenti. Horses viene proposta per intero, i ragazzi vicino a me sono totalmente catturati. Bellissimo concerto. Si chiude con l’immancabile “People have the power” e una travolgente versione di My Generation degli Who, poi Patti ci saluta così :“Use your voice, don’t have fear!”. Ecco sì, così.
Il 27 luglio si replica a Gardone Riviera.

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Che dire? Le mutande non sono un capo molto chic, ma hanno la loro importanza.

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
15 giugno 2015

IN MUTANDE

Archeo inferno. Malgrado tutta la prosopopea del nostro passato imperiale di SPQR, della Veneziana Serenissima Repubblica, dei Magnifici Medici Toscani, del Primato Spirituale del Papato, di Leonardo, Michelangelo, Bernini, eccoci qua, noi italiani eredi di tanta gloria: in mutande.
Ce lo ha confermato un tristissimo “tour del brutto” che abbiamo seguito domenica 14, sotto la guida di Mario Tozzi, commissario del Parco dell’Appia Antica, e Roberto Ippolito, giornalista, nell’archeo inferno della Via Appia. Domenica, abbiamo detto. Ci sarebbe un rigoroso divieto di transito, tutti i giorni festivi, dalle 9 alle 18. Naturalmente neanche un vigile in vista, e traffico da terzo mondo, con i poveri turisti, come noi sfiorati da auto e moto a tutta velocità, perfino ambulan-ze a sirena spiegata sui sampietrini sconnessi e rumorosi.

E’ ovvio che non possiamo aspettarci pecore, pastorelli e la romantica solitudine della campagna romana dei secoli passati, ma non sembra giusto né intelligente trovarci addosso, nello spazio di neanche un miglio un’autocarrozzeria, un deposito di carburante, due orridi viadotti, uno ferroviario, l’altro automobilistico, mucchi di immondezza dappertutto, muri pericolanti o crollati, ristoranti annidiati dentro sepolcri imperiali, proprietà private sotto esproprio da decenni, che rimangono priva-te; e così via sottolineando il disprezzo di elementi che, presi da soli, sarebbero sufficienti per attirare carovane di turisti, figuriamoci tutti insieme.
Alla stupidità di chi dovrebbe rendere fruttuosa questa magnificenza di arte, natura e storia (un capitale che con due colpi di scopa, un dipendente in divisa a sorvegliare il traffico e il buon esempio da mettere sotto gli occhi dei cittadini maleducati, potrebbe diventare un conto in banca sempre in nero per la città) si aggiungono obiettive difficoltà: vere, questa volta. Due soprintendenze, tre comuni, l’onnipresente naso del Vaticano ficcato in mezzo alle mappe, competenze sovrapposte, servitù militari, Comune, Provincia, Regione, e così via burocratizzando quello che con un po’ di buon senso potrebbe essere semplicissimo.
In più, e questo ci sembra talmente meschino da poterlo definire quasi criminale, ci è stato raccontato da Tozzi in persona che la soprintendenza archeologica non ha gradito, anzi ha dichiarato che “l’Appia Antica non ha bisogno del tour del brutto”.
Come dire che i panni sporchi si lavano in famiglia. Nobile pensiero di tipo mafioso.

In mutande (segue). Visto che siamo in argomento (mutande e scempiaggini), abbiamo notato che si ricomincia a parlare di olimpiadi a Roma nel 2024. Evidentemente non basta come esempio la bancarotta in cui è precipitata la Grecia a causa delle spese folli per le sue del olimpiadi.
Recentemente sono spuntati dal mondo dello sport tutti quei bei casi di onestà e correttezza che ci fanno ben sperare, come cittadini italiani, che i pochi spiccioli che ci rimangono in tasca sarebbero, appunto, in buonissime mani se affidati a quel magico mondo dove l’unica cosa che conta è la fratellanza e la partecipazione. Mica i soldi.
L’altro giorno passeggiavamo per il Foro Italico, magnifico (lo diciamo sul serio) monumento costruito dal fascismo per celebrare lo sport italiano.
Le strutture sportive, insieme a quelle civili: uffici postali, municipi, città della bonifica, case dei mutilati, università e ospedali sono davvero la dimostrazione che ogni tanto anche i regimi, se sanno scegliere bene i propri uomini, sono capaci di produrre un’arte coerente, omogenea, moderna; in-somma, bella.
Poi, mentre facevamo il giro dello Stadio dei Marmi, alzando gli occhi, neanche poi tanto, ci siamo trovati davanti un campionario infinito dei protagonisti della nostra giornata: uomini in mu-tande.
Mutande di marmo, di bronzo, di corda, o addirittura inesistenti.
E ci è venuto in mente che questi magnifici omoni, opera di tanti scultori, alcuni più bravi o famosi di altri, ma tutti graditi al regime e quindi conniventi con questo stile imperiale e retorico, è possibile che siano stati usati, all’insaputa, appunto, del regime, il quale, assordato dal rumore dei suoi stivali e accecato dallo scintillio delle sue baionette, di nulla si accorgeva, come messaggeri per gli italiani: “Attenti: rischiate di finire in mutande!”
Il che è poi puntualmente accaduto.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

 

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SPONDALADRA in concerto

sabato 13 giugno, dalle 22:00 - Marano Young ‘015  - via Sempione 29 (Marano Ticino)

Eccentricità, allegria fuori dalla norma, gag frizzanti e coreografie coinvolgenti: gli SpondaLadra daranno il meglio di sé per una serata musicale all’aperto tutta da scoprire.

A Marano Ticino, in occasione del Marano Young ‘015, sabato 13 giugno l’irriverente band degli SpondaLadra si esibirà live a partire dalle ore 22:00. Dopo una giornata di giochi, “attacchi d’arte” e aperitivi jamaicani, ci si continuerà a divertire con la band lombarda, i loro richiami con doppio (o quasi senza) senso e le loro melodie “ruffiane” all’orecchio ma del tutto piacevoli e dal ritmo esilarante.

Link evento: https://www.facebook.com/events/1614982728759884/

SPONDALADRA è il gruppo di spettacolo musicale, da pochi anni attivo tra il Lago Maggiore e Milano. Cinque menti contorte ma lucide - stanche ed annoiate dalle solite cover e tribute band - sviluppano una miscela musicale tra capacità tecniche, goliardia, ironia e divertimento coinvolgente fin dal primo ascolto.

Il genere musicale  si può definire, seppur con forzatura, demenziale, ma non risulta mai volgare e banale nei testi e nella musica, spaziando dal rock alla disco, dallo ska all'heavy Metal, dal Blues allo Swing, fino a toccare i cuori con il tango.

I testi sono in italiano e ritraggono alcuni episodi di vita quotidiana, con l’esaltazione cinica ed irriverente di chi li ha già vissuti e non ha più nulla da perdere. 

Dopo l’uscita e la rotazione su numerose radio del loro primo singolo “Manina”, accompagnato da un ironico videoclip tra sole, amici e balli di gruppo, da maggio 2015 è in vendita il loro album dall’irriverente titolo “Bella topa”, un mix di freschezza e colori che proietta in un’altra dimensione dai richiami quasi ipnotici, per sfuggire alla triste monotonia quotidiana.

Componenti del gruppo:

Alberto Elli (batteria), Lucio Ronchetti (basso e voce), Danilo Vigiani (chitarra e voce), Andrea Tovaglieri (chitarra e tastiera), Mauro Morgano (voce), Ilaria Garavaglia (voce).

Nel web: http://www.spondaladra.it/home.asp (sito ufficiale)

https://www.facebook.com/Spondaladra (pagina Facebook ufficiale) 

https://www.youtube.com/user/spondaladra (pagina Youtube ufficiale)

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The Kolors: È bene tutto ciò che favorisce la qualità, la passione e la professionalità

THE KOLORS
È bene tutto ciò che favorisce la qualità, la passione e la professionalità.

Ciao Giordano Sangiorgi (responsbile MEI, MEI - Sangiorgi),

ho avuto modo di vedere diverse volte, in concerto la band alle Scimmie Milano. Era il gruppo fisso, i ragazzi hanno fatto per molto tempo andata e ritorno Napoli/Milano.

Conosco bene Francesco Sarcina e il lavoro che ha fatto con la band. Ricordo, quando ci siamo incontrati allo Zoe, l'entusiasmo che ci ha messo nel raccontarmi la fatica e l'impegno e di come fosse coinvolto dalla bravura di questi ragazzi.

Se il male non esiste ma è solo la mancanza di bene, mi ritornano in mente le numerose polemiche sulla presenza dei Timoria, Subsonica, NegramaroCarmen Consoli, Francesco Sàrcina al Festival di Sanremo ma pochi ricordano i benefici che queste presenze diedero alla scena rock italiana.

Recentemente ci sono stati al Festival altri artisti rock con risultati differenti, ma questa è un'altra storia.

Salviamo la qualità della proposta: il mezzo di comunicazione per arrivare a far conoscere meglio il valore artistico deve essere onestamente il più efficace, non il più grande ma il più adatto.

Capire cosa serve per ogni progetto per emergere è cosa di assoluta priorità e importanza. Gli abusi, le forzature, le "spintarelle", fanno male dando risultati contrari.

Questo è il vero tema, la comunicazione abbinata alla preparazione e al talento.
THE KOLORS, dopo anni di gavetta, sono arrivati lì preparati con tanta esperienza live e molte relazioni, fortificati al punto e al momento giusto centrando l'obiettivo.
Quest'anno hanno vinto tutti: la qualità e ancor di più la Maria. (Amici di Maria De Filippi). È così che doveva andare, non poteva essere diversamente. Davanti c'era il fallimento, dopo anni di insulse vittorie di personaggi inutili con sprechi di intelligenza e di tanta economia. Non è solo spettacolo e i risultati operativi, indipendentemente dallo share, non sono stati così confortanti.
Mi piace ricordare che il bene che regola la nostra attività, come sempre, ha creato gli anticorpi giusti.
Sarebbe bene ricordarselo.

Francesco Caprini - Rock Targato Italia

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Perfidie di Stefano Torossi 8 giugno 2015: INVIDIA

Questa settimana ci siamo fatti travolgere da un'ondata lirico-turistica.
E veramente non ce ne saremmo mai andati da lassù
IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
8 giugno 2015

INVIDIA


Proprio così, l’invidia è stata il primo inconfessabile sentimento che ci è montato nella strozza quando, giovedì 4, siamo approdati sulla terrazza della Fondazione Scelsi a Via San Teodoro. E non è difficile capire perché. Quello che appare nelle foto è solo metà del panorama che si vede da lassù. A sinistra, niente di meno che il tempio di Antonino e Faustina, quello dei Dioscuri, quello di Romolo e la Basilica di Massenzio. A destra, niente di meno che la chiesa di San Teodoro e la rupe del Palatino, con mura dirute e cipressi. L’altra metà del panorama è dietro le nostre spalle, e comprende, sempre niente di meno che, il Campidoglio, l’Altare della Patria, e poi il Foro e la colonna di Traiano, l’arco di Settimio Severo, tetti, cupole, campanili, terrazze fiorite e rondini in volo.
Da schiattare, perché, per di più, il sole tramonta nel quadrante giusto e così facendo illumina di quella speciale luce dorata di Roma i monumenti. E il relatore.
Eccolo: Giancarlo Schiaffini, esimio compositore, trombonista e tubista, da sempre compromesso con la Musica Contemporanea. Ci aspettava per parlarci di “Improvvisazione per scrivere, scrivere per improvvisare, improvvisare per improvvisare”. L’uomo è un paradossale (come si può facilmente dedurre dal titolo dell’incontro), garbato e interessante affabulatore. Ci ha tenuti incatenati alle sedie per quasi due ore, con l’aiuto del panorama, certo, ma anche di quella che Alessandra Carlotta Pellegrini, direttrice della Fondazione, ha definito presentandolo, la sua capacità di “snocciolare con semplicità tutta la sua conoscenza ed esperienza”.
Ci ha offerto un bel ripasso di storia dell’improvvisazione nella musica colta occidentale: dalla pratica sei-settecentesca del basso numerato con il solista al timone di comando, poi decaduta e pas-sata dalla totale libertà di prima all’imbalsamazione di tutto l’ottocento, alla rinascita a inizio nove-cento nel jazz, e al definitivo riemergere, a metà del secolo, nella Contemporanea.
Da buon maestro ci ha messo in guardia contro la faciloneria degli incompetenti e ci ha ricordato che anche in musica puoi avere grandi idee, ma se non hai la tecnica in mano non farai certo grandi cose. Neanche se improvvisi.
E poi ha imbracciato un euphonium (una specie di basso tuba in formato ridotto) e ci ha suonato “Maknongan” un brano di Giacinto Scelsi, il padrone di casa, da tempo dipartito, a cui la fondazione è intitolata.
Il glorioso tramonto romano, sui cui colori ci siamo già soffermati, avvolgeva il solista abbracciato al suo lucido strumento. Il quale, e non ce ne voglia l’amico Schiaffini, per sua natura (dello strumento, non di Schiaffini), e specialmente come solista (sempre lo strumento), non può che emettere, sotto il soffio dell’esecutore, sonore, talvolta vellutate, magari anche melodiose pernacchie.
Tutto intorno alla terrazza, nel dorato tramonto, volteggiavano sghignazzando i gabbiani.
Anche su questo termine, non fraintendeteci. Il verso del gabbiano, scientificamente chiamato “Larus cachinnans”, uccello sghignazzante, non ha evidentemente alcuna connotazione critica. E’ nella natura del larus emettere un richiamo che alle nostre orecchie suona come una sghignazzata.
Lui, ne siamo certi, non se ne rende conto. E soprattutto è garantito che non ha alcuna competenza sull’improvvisazione nella musica contemporanea.
A fine esecuzione si è alzato l’immancabile ponentino (altra pregiata esclusiva di Roma), e la fondazione Scelsi, oltre al panorama, di cui non ci stancheremmo mai di parlare, (che nel frattempo si era tinto di lilla, e poi di ombre azzurre) ci ha fatto omaggio di qualche calice di ottimo prosecco ben gelato.
Non volevamo più andarcene.


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Nuova data SOS "Negli occhi anniversario tour

S.O.S “NEGLI OCCHI” ANNIVERSARIO TOUR

Domenica 14 giugno dalle ore 21.00 c/o HAPPENING 2015 LAZZARETTO Bergamo

NDS Music presenta il gradito ritorno sulla scena live degli S.O.S. (Save Our Souls), band lombarda rivelazione degli anni '90.

Vincitori delle importanti manifestazioni Rock Targato Italia nel 1993 e di Ritmi Globali nel 1995, pubblicano nello stesso anno il secondo album: “Negli Occhi”. Il Disco, che vede alla produzione artistica Paolo Fanzaga e alla consolle l'ingegnere del suono John Grimes (già al lavoro con gli U2), vende oltre 5000 copie ed ottiene entusiastici consensi da critica e pubblico. Gli S.O.S. sono: Marco Ferri "Bruco" (autore, voce), Simone Trevisàn (chitarra), Milly Fanzaga ( batteria),Nicola Mazzucconi (basso).

Dopo gli appuntamenti di maggio presso Triantan e Beerghem, domenica 14 giugno la festa della cooperazione HAPPENING 2015 a Bergamo attende la nuova tappa di NEGLI OCCHI ANNIVERSARIO TOUR che celebra, i 20 anni dall'uscita del disco “Negli occhi” (di cui verrà presentato il CD nella versione “Remastered”, già disponibile sugli store digitali). 

Band di supporto, SCAREMEN, capitanati alla voce dalla bravissima Asia Pascal.

Domenica 14 giugno procederà anche NDS Music DEMO Tour: gli endorsers di NDS Music (Cristian Rocco e Simone Trevisàn alla chitarra - Nicola Mazzucconi al basso), prima dell’inizio del concerto, presenteranno una gamma di strumenti ed accessori musicali, rimanendo a disposizione di coloro che vorranno toccare con mano il mondo di NDS.

Links di riferimento:

sosrock.band  (S.O.S. - Sito Ufficiale)

ndsmusic.com (NDS Music – Sito Ufficiale)  

https://www.facebook.com/events/381368135396501/ (evento NDS)

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IL VOLUME DELLA SONISPHERE.

IL VOLUME DELLA SONISPHERE.
Due eventi in qualche modo collegati mi hanno spinto, partendo dalla musica, a esplorare altre discipline.
Il primo è costituito dall’incursione de “l’italiano” che più italiano non c’è, nella Chinatown milanese … Ora, la cosa mi ha interessato dal punto vista antropologico. L’esperimento, dotato di una buona dose di coraggioso empirismo, è (come volevasi dimostrare) fallito. A parte che chi conosce l’idioma del popolo lunare non capisce nulla del mandarino mediterraneo di Cutugno… L’operazione televisiva, ma quella musicale, in particolare, è figlia del nostro tempo. Cerchiamo di spacciare un po’ di orpelli che abbiamo in magazzino … chissà che non possano interessare ai nuovi padroni del mondo, che non ci facciano entrare nel loro immenso mercato interno con roba che era in saldo trent’anni fa e che (magari) non ce la paghino per nuova anche se abbondantemente tarmata. Non si butti via niente!
Non c’è nessun dubbio che con i nuovi padroni dagli occhi a mandorla, ci si debba fare i conti. Il confronto deve essere anche e soprattutto culturale; proprio per questo, dovremmo mostrare le cose più belle e importanti del nostro Paese e quel fermento che è l’unica occasione per andare avanti, per dimostrare di non essere un popolo stanco e ancorato ai fasti del passato ma ancora vivi e pieni di idee e energia. Non credo che, al di là della simpatia per l’artista, si sia scelto l’alfiere giusto per rappresentare la forma artistica più universale. Qualcuno potrebbe eccepire che ragionare del “lancio” di un reality show come fosse una cosa importante sia eccessivo. Personalmente, devo rilevare che proprio sul “POP” si gioca una partita importante. In questo caso, non ci siamo cimentati con qualità. All’amico Toto, spero che sia stato corrisposto un compenso parametrato alla tenerezza che ci suscita e cioè molto alto.
Dall’antropologia alle discipline scientifiche. Il 2 giugno, Festa della Repubblica, il popolo del Rock è ad Assago. Causa attesa di un’amica ritardataria perdo le performance di Meshuggah, Gojira, We Are Harlot e Hawk Eyes. Sono dispiaciuto soprattutto di essermi perso la band francese …
Sono i Faith No More a consolarmi. Patton si cimenta in divertenti monologhi in ottimo italiano. A sorpresa la band di San Francisco esegue un classico dei Commodores: Easy. Il popolo del Metal attonito e divertito viene apostrofato dal vocalist poliedrico. “Cantate, cazzo!” è l’invito che viene proposto rigorosamente in italiano. Il popolo obbedisce timidamente. La performance finisce con l’invito alla trattoria di fronte. Il conto lo paga lui … per quarantamila.
La pausa in attesa dei Metallica si consuma tra una coda interminabile per una birra e un panino con la salamella. Assago è il premiato zanzarificio di Milano e uno straordinario stormo di vampiri mi danno l’assalto.
Mentre pensi a quanti Natali passerai in compagnia della salamella, la band di Hammet parte. E parte forte. L’effetto è quello della Citrosodina. La salamella è domata nel tempo di una intro.
Dopo l’omaggio a Morricone, è Fuel il primo brano. A proposito di discipline scientifiche, ripasso mentalmente la tavola degli elementi. Spero che Mendeleev mi aiuti a capire di cosa si tratta. Certo, è metallo. Ed è pesante.
Grande la performance, tra i loro cavalli di battaglia. Il climax esplode in One, aiutata dai laser e dalle macchine del fumo che evocano i tristi cieli di Iraq e Afghanistan delle più stupide e recenti guerre. I Metallica sono straordinari. Sostenuti da una base ritmica poderosa, granitica e precisa come la lama di un bisturi, si concedono generosi anche al pubblico … Hammet fa chiudere un “solo” ai fans oltre le transenne, Ulrich alla fine del concerto fa battere le pelli ad un ragazzo. Tre i bis, tra cui Nothing Else Matters e Enter Sandman. Sincera la dichiarazione d’amore per il popolo italiano di James Hetfield.
Potrei ammorbarvi con disamine tecniche, ad esempio sull’uso sapiente dei feedbacks (Hendrix sarebbe orgoglioso di questi ragazzi!). Non lo farò. Mi basta farvi sapere che chi vorrebbe il prepensionamento per questi artisti non ha idea di quale stato di grazia ancora li accompagni, quale energia riescano ancora a trasmettere e quanto ancora si divertano a calpestare il palco.
Stavolta, l’organizzazione non è stata male. Voto sei e mezzo di incoraggiamento. I bagni chimici sufficienti, discreta, rassicurante e non invasiva la presenza dei Carabinieri. Ancora qualche sbavatura nella gestione di accessi e vie di fuga e (soprattutto) troppo pochi i posti di ristoro per le bevande, visto anche il caldo tropicale.
Otto al personale di servizio. Cauti, autorevoli e tranquilli quando devono far scendere alcuni ambiziosi spettatori arrampicati sul tetto dei bagni chimici, alla caccia di un punto di vista privilegiato. Sempre sicura e incruenta la loro azione.
Dieci e lode al pubblico della Sonisphere! I concerti Rock sono il posto dove si trova la gente più educata del mondo. Nessuna paura o problema per alcuni disabili, i molti bambini e alcune donne incinta. Il Rock non conosce barriere, nemmeno architettoniche!
Mentre cammino verso la metropolitana penso a quanto mi ha assorbito la musica, alle emozioni che ancora riesce a darmi, a come mi ha avvolto.
Mi viene in mente la mia professoressa di algebra e geometria del liceo. Chissà come calcolerebbe il volume della Sonisphere.

Paolo Pelizza

Rock Targato Italia

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Traduttori

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
25 maggio 2015

TRADUTTORI

A parte il gusto discutibile, non si può negare a questa vetrinetta entomologica un suo tono irri-spettosamente divertente (osservare con attenzione l’esemplare spillato al centro).
E’ uno dei giochetti (arte?) che abbiamo visto esposti alla mostra “I Belgi, barbari e poeti” inaugurata il 14 maggio al MACRO. Ridere, i giochetti fanno ridere, o magari solo sorridere. Stupire, stupiscono (ci sono scheletri che ballano il tango, quarti di bue appesi, inquietanti teste di gufi impagliate). Insomma, se uno non va proprio a cercare l’appagamento estetico, si può ac-contentare. (Fra le piacevolezze offerte, c’erano all’ingresso due ragazze della Ferrero che por-gevano, anche a chi come noi è entrato, uscito, rientrato e riuscito più volte spinto dalla gola, deli-ziosi cioccolatini).
Poi però, più che sorridere, abbiamo sghignazzato delle didascalie scritte in grande sui muri, in un italiano da peracottari. Ci corre l’obbligo civile e morale di denunciare i responsabili, traduttori, presumiamo, dal francese. Ecco i nomi, ripresi dal catalogo: Nicole Gesché-Koning e Lorenzo Van Elsen. Complimenti! Se il MACRO si fosse rivolto a un qualsiasi italiano di passaggio a Via Nizza, l’operazione sarebbe riuscita meglio.

“Art” in francese è maschile. “Arte” in italiano, invece no. Lo sanno un po’ tutti. Tranne, evidentemente, i Sigg. Gesché-Koning e Van Elsen.

Qui viene fuori la grandeur: “Noi non ci facciamo parlare dietro da nessuno. Nella parola “disagio” basterebbe una sola “g”? E noi ce ne mettiamo due, crepi l’avarizia e vive la France!”

Di fronte a questo ermetico “se tant’è”. Siamo rimasti senza parole.
Certo che per essere una mostra ufficiale, ospitata in un grande museo italiano, un bel quattro meno meno per le prodezze linguistiche se lo meritano.

Il povero Carravagio
Tanto per rimanere in argomento, qualche giorno fa, fendendo eroicamente le transumanze turistiche, spinti dal desiderio di rifarci gli occhi, ci siamo intrufolati nella chiesa di San Luigi dei Francesi che ospita in una cappella defilata uno dei cicli più famosi di Michelangelo Merisi, la Conversione di Matteo.
Sono tre capolavori da cui la chiesa trae giusto orgoglio, tanto che per illuminare il buio vano che li ospita (senza elettricità sono praticamente invisibili), e per trarne anche un certo utile, fa pagare un euro per pochi secondi.

Per l’acculturamento dei visitatori hanno piazzato nei pressi tre grandi pannelli (in inglese, francese, italiano) che spiegano la struttura, il significato e la simbologia delle opere.
Purtroppo le traduzioni nella nostra lingua sono anonime, altrimenti sapremmo chi ringraziare per queste perle; tante che a infilarle ci verrebbe fuori un bel girocollo.
Ecco il primo pannello, con il nome del famoso artista scritto in una grafia che possiamo senz’altro definire fantasiosa.

E, nel secondo pannello, il futuro santo che esita a presentarsi con l’altra mano, il dubbio che il personnaggio sia bene quello di Matteo, e la scena che si svolge nell’instante, eh!?

Nel terzo, poi, abbiamo addirittura un nuovo elemento: la finestra a crociata a forma di croce.

Dalla gran folla che ci stava intorno, facile calcolare che ogni giorno questi capolavori letterari finiscono sotto gli occhi di qualche migliaio di persone. Una bella figura davvero.

La biscia striscia. Alla Dante Alighieri, 20 maggio ore 18. Presentazione, nella magnifica Galleria del Primaticcio, di “L’ospedale della lingua italiana – Dove le parole usurpate dalle omologhe americane trovano cura e conforto”, libretto di Roberto Nobile.
Nobile iniziativa, scherziamo sul cognome dell’autore, e anche divertente; però si tratta di un al-tro (il milionesimo?) tentativo di demonizzare l’uso di parole straniere nella nostra lingua.
E’ inutile brontolare. La lingua non è una mummia e per rimanere viva (sia quella in bocca, sia quella sulla tastiera, o, per i più stagionati, nel pennino) deve continuare a guizzare come una biscia. Lo ha sempre fatto. E guizzando, inevitabilmente molla la pelle vecchia e sfoggia quella nuova che, se poi le rimane addosso, vuol dire che è abbastanza elastica e confortevole da durare.
Muffa rimpiangere le vecchie espressioni, snob e sciocco ridere di quelle nuove.
Tanto, e per fortuna, la biscia striscia senza dar retta ai lamenti di nessun saccentone.


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25 ANNI CON I SENZA TETTO A SOS STAZIONE CENTRALE: Eventi e concerti

25 ANNI CON I SENZA TETTO A SOS STAZIONE CENTRALE

Nel maggio del 1990 grazie alle FERROVIE DELLO STATO è stato aperto alla Stazione di Milano il servizio per i senza tetto, voluto da DON ANTONIO MAZZI per andare incontro a chi si trovava in difficoltà, SOS STAZIONE CENTRALE.
Da allora il centro ha offerto ininterrottamente aiuto alle persone che si trovano in condizioni di grave emarginazione sociale a Milano.

Tutte le migrazioni sono passate da lì: dall’est europeo, le donne che a migliaia volevano fare le badanti, le persone che fuggivano dall’ex Jugoslavia e dai teatri bellici, la costante migrazione dal Maghreb, i flussi dai paesi di più recente inserimento in Europa, per arrivare ad oggi con i migranti dai paesi critici dell'Asia e dal centro Africa.
Oltre agli italiani senza dimora che avevano eletto la propria dimora nello scalo.

Un servizio di aiuto diretto alle persone, che ha consentito a molti di trovare modi e ponti per uscire alla vita di strada e che ha sempre combattuto il degrado che queste fasce di popolazione ai margini ed in condizioni di disagio introducevano nel tessuto della stazione, nella vita dei cittadini, della zona e della città.

“Nei primi anni 90 la stazione era un girone dantesco: centinaia di tossicodipendenti, spacciatori, mortalità per overdose e Aids. Solo nei primi dieci anni avevamo preso contatti con circa 3000 persone con problemi di droga. A parte poche risorse e la buonanima di Fratel Ettore allora non c’era nulla. Oggi la situazione è decisamente migliorata pur se ancora molto c’è da fare. La nostra presenza c’è stata sempre costituendo per i senza tetto, nelle varie epoche e con etnie diverse, un costante punto di riferimento. Festeggiare 25 anni è un momento importante per noi e per condividere nella festa la vicinanza fra cittadini, volontari, senza tetto e amici; per superare le barriere e riaffermare la necessità di un servizio di prima accoglienza come SOS, portato avanti con tenacia in tutti questi anni, nonostante le gravi difficoltà economiche, che solo grazie al sostegno della FONDAZIONE EXODUS e di don Mazzi sono state finora superate” dice MAURIZIO ROTARIS, responsabile del centro.

Festa, proiezioni, concerto e pranzo con amici, volontari e senza tetto.
Il pranzo per 200 persone sarà offerto dalla FONDAZIONE PROGETTO ARCA, mentre la parte musicale e artistica vedrà la presenza di numerosi musicisti ed artisti di strada, con un ricco programma: oltre alla storica BAR BOON BAND, nata nello scalo ferroviario a SOS fra i senza tetto, ci saranno MATTEO TERZI in arte “SOLTANTO”, MANU ONE WOMAN BAND, MARINA MADREPERLA cantante e artista di strada, EDWIN ONE MAN BAND, MILTON FERNANDEZ scrittore, MAURO RAMERIO attore e recitatore

Sabato 23 maggio 2015 ore 10
SOS Stazione Centrale
Sottopasso Mortirolo 6
20124 Milano
Per info: 0266984543

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25 ANNI CON I SENZA TETTO A SOS STAZIONE CENTRALE: Eventi e concerti

25 ANNI CON I SENZA TETTO A SOS STAZIONE CENTRALE

Nel maggio del 1990 grazie alle FERROVIE DELLO STATO è stato aperto alla Stazione di Milano il servizio per i senza tetto, voluto da DON ANTONIO MAZZI per andare incontro a chi si trovava in difficoltà, SOS STAZIONE CENTRALE.
Da allora il centro ha offerto ininterrottamente aiuto alle persone che si trovano in condizioni di grave emarginazione sociale a Milano.

Tutte le migrazioni sono passate da lì: dall’est europeo, le donne che a migliaia volevano fare le badanti, le persone che fuggivano dall’ex Jugoslavia e dai teatri bellici, la costante migrazione dal Maghreb, i flussi dai paesi di più recente inserimento in Europa, per arrivare ad oggi con i migranti dai paesi critici dell'Asia e dal centro Africa.
Oltre agli italiani senza dimora che avevano eletto la propria dimora nello scalo.

Un servizio di aiuto diretto alle persone, che ha consentito a molti di trovare modi e ponti per uscire alla vita di strada e che ha sempre combattuto il degrado che queste fasce di popolazione ai margini ed in condizioni di disagio introducevano nel tessuto della stazione, nella vita dei cittadini, della zona e della città.

“Nei primi anni 90 la stazione era un girone dantesco: centinaia di tossicodipendenti, spacciatori, mortalità per overdose e Aids. Solo nei primi dieci anni avevamo preso contatti con circa 3000 persone con problemi di droga. A parte poche risorse e la buonanima di Fratel Ettore allora non c’era nulla. Oggi la situazione è decisamente migliorata pur se ancora molto c’è da fare. La nostra presenza c’è stata sempre costituendo per i senza tetto, nelle varie epoche e con etnie diverse, un costante punto di riferimento. Festeggiare 25 anni è un momento importante per noi e per condividere nella festa la vicinanza fra cittadini, volontari, senza tetto e amici; per superare le barriere e riaffermare la necessità di un servizio di prima accoglienza come SOS, portato avanti con tenacia in tutti questi anni, nonostante le gravi difficoltà economiche, che solo grazie al sostegno della FONDAZIONE EXODUS e di don Mazzi sono state finora superate” dice MAURIZIO ROTARIS, responsabile del centro.

Festa, proiezioni, concerto e pranzo con amici, volontari e senza tetto.
Il pranzo per 200 persone sarà offerto dalla FONDAZIONE PROGETTO ARCA, mentre la parte musicale e artistica vedrà la presenza di numerosi musicisti ed artisti di strada, con un ricco programma: oltre alla storica BAR BOON BAND, nata nello scalo ferroviario a SOS fra i senza tetto, ci saranno MATTEO TERZI in arte “SOLTANTO”, MANU ONE WOMAN BAND, MARINA MADREPERLA cantante e artista di strada, EDWIN ONE MAN BAND, MILTON FERNANDEZ scrittore, MAURO RAMERIO attore e recitatore

Sabato 23 maggio 2015 ore 10
SOS Stazione Centrale
Sottopasso Mortirolo 6
20124 Milano
Per info: 0266984543

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