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MANINA il singolo e video degli Spondaladra

In radio e TV il singolo e video “MANINA” brano di debutto degli SPONDALADRA

Tratto dall’album “BELLA TOPA” il singolo “MANINA”, in programmazione radiofonica e TV a partire dalla prossima settimana, è il brano di presentazione degli SPONDALADRA ed anticipa l’uscita dell’album prevista per il 22 maggio.

Una ritmica reggae, una melodia semplice e molto orecchiabile, citazioni proverbiali miscelate ad affermazioni dantesche, sono gli ingredienti del primo singolo degli SpondaLadra che stimola da subito curiosità, ascolto attento e coinvolgimento sin dalle prime battute.

Nei richiami quasi senza senso, ma ben scanditi, alcuni scorgono reconditi doppi sensi o addirittura significati sociali. Ma forse non è tutto questo! Solo divertimento e grande autoironia? Il videoclip che accompagna questo brano può rivelare il mistero (https://youtu.be/CWo_XqSqtbU). 

SPONDALADRA è il gruppo di spettacolo musicale, da pochi anni, attivo tra il Lago Maggiore e Milano. Cinque menti contorte ma lucide - stanche ed annoiate dalle solite cover e tribute band - sviluppano una miscela musicale tra capacità tecniche, goliardia, ironia e divertimento coinvolgente fin dal primo ascolto.

Il genere musicale  si può definire, seppur con forzatura, demenziale, ma non risulta mai volgare e banale nei testi e nella musica, spaziando dal Rock alla Disco, dallo Ska all'Heavy Metal, dal Blues allo Swing, fino a toccare i cuori con il Tango. 

I testi sono in italiano e ritraggono alcuni episodi di vita quotidiana, con l’esaltazione cinica ed irriverente di chi li ha già vissuti e non ha più nulla da perdere. Parole accattivanti e melodie piacevoli, “ruffiane” all’orecchio del pubblico che le canta subito, ritmi sostenuti, abiti eccentrici, coreografie e gag esilaranti, sono le componenti dello spettacolo elaborato e proposto dagli Spondaladra negli ultimi due anni nei locali lombardi e del Canton Ticino.

Componenti del Gruppo Alberto Elli Batteria, Lucio Ronchetti Basso e Voce 3, Danilo Vigiani Chitarra 1 e Voce 4, Andrea Tovaglieri Chitarra 2 e Tastiera, Mauro Morgano Voce 1, Ilaria Garavaglia Voce 2. 

Per richiedere la cartolina elettronica del singolo “Manina”: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per scaricare cartella stampa, biografia e foto band, singolo MP3 e liberatoria messa in onda. http://www.divinazionemilano.it/spondaladra.zip

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Perfidie di Stefano Torossi: IL MESIODENS

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
11 maggio 2015

IL MESIODENS


Visto che la nostra non è una rubrica medica, questo titolo esige un’immediata spiegazione. Eccola. L’abbiamo sceneggiata un po’.
E’ un afoso pomeriggio di anticipatissima estate, il 6 maggio, e noi ci stiamo recando alla Sala della Crociera per affrontare il rischio di una conferenza, con mostra, su Michelangelo e Vittoria Colonna.
Contrariamente alle aspettative, la nostra sete di sapere e la speranza di un buono spunto per le perfidie del Cav. Serpente saranno entrambe appagate in pieno.
La sala è magnifica, come tutte le biblioteche della Roma barocca. E’ annidata dentro il grande isolato costruito quattro secoli fa dai gesuiti per ospitare l’immensa chiesa di S. Ignazio, il Collegio Romano, sale, alloggi e uffici vari (oggi Ministero dello Spettacolo), e la specola piazzata in una torretta alta sul tetto, dalla quale Roma, fino a non molto tempo fa, riceveva ogni giorno l’ora esatta.
La mostra è fatta di incisioni piccole, libretti piccolissimi, e medaglioni minuscoli in bacheche; roba che con la poca luce a disposizione (si sa che per non danneggiare i libri secolari, le biblioteche storiche sono ambienti in perenne penombra) praticamente non si vede.
Ma non importa. Perché quello che rende impagabile la nostra partecipazione all’evento è la presentazione da parte del professor Marco Bussagli, titolare della cattedra di Anatomia Artistica all’Accademia di Belle Arti di Roma (poi capiremo l’importanza di questo ruolo), del suo libro “I denti di Michelangelo”. E’ un testo di quasi duecento pagine tutto avvitato su una scoperta del pro-fessore: Michelangelo dipinge i personaggi che lui ritiene predestinati (al bene o al male, e non tutti i suoi soggetti, certo) con un dente in più: il mesiodens.
Si tratta di un’anomalia fisiologica, conosciuta fin dai tempi di Savonarola, e da quest’ultimo, insieme ai suoi superstiziosi contemporanei considerata una manifestazione del sovrannaturale, tendenzialmente maligno. Come altri simili difetti congeniti (rovinosi per la simmetria, simbolo della perfetta presenza del divino nell’umano) di cui il portatore non ha naturalmente nessuna colpa.
Il mesiodens, ovvero il dente di mezzo, è un incisivo supplementare che cresce dove non dovrebbe, cioè fra i regolamentari due superiori. Niente di grave, o forse anche sì: il suo possessore ha 33 denti, e siccome ci nasce è ritenuto un predestinato. Una delle prime esternazioni di questa simbologia, che il Maestro mantenne sempre segreta (per farla scoprire mezzo millennio più tardi dal professore) è sulla Sibilla Delfica. La quale, se uno va proprio a scrutarla maleducatamente da vicino, ha effettivamente un dentone supplementare che appare sotto la punta del labbro, in mezzo ai due incisivi a cui tutti siamo abituati.
Sul libro c’è la lista dei mesiodentati di Michelangelo: da Giona ai diavolacci, ai dannati, ai ri-sorgenti, ai predestinati. Sono centinaia; perfino il Cristo della pietà Vaticana mostra fra le labbra dischiuse nella morte il mesiodens. Anche qui bisogna andare scortesemente vicino per vederlo, e probabilmente ci arresterebbero. E’ una scoperta importante? Un’inutile scemenza? Non siamo in grado di dirlo. A occhio e croce saremmo per la seconda ipotesi, ma, per citare qualcuno più in alto, chi siamo noi per giudicare?
Riconosciuto a Bussagli il ruolo di star indiscussa di questo pomeriggio, nulla ci impedisce di procedere con l’aggiunta di qualche nuovo elemento al ritratto che andiamo completando dell’altro oratore che ha preso e fatto buon uso della parola dopo di lui: Claudio Strinati.
Studioso, storico, ricercatore: di lui siamo da sempre ammiratori per come parla. Le cose che dice sono interessanti, si sa, ma nel suo modo di raccontarle abbiamo intravisto un nuovo dettaglio. Lui gesticola poco, parla pacato, a tratti rallentando pensoso come se non riuscisse a trovare qualcosa: esita, si ferma quasi; poi eccola, la parola, che più giusta non potrebbe essere, esce da sola e sul suo volto si distende un’espressione quasi di stupore, quasi di piacere per il parto così ben riuscito.
Che naturalmente si trasmette al pubblico rinnovando l’attenzione e rinfrescando il discorso.
Dono naturale, abilissima tecnica affabulatoria? Non lo sappiamo e non ce ne importa. Certo l’effetto è quello di un’esitazione musicale, quasi un accenno di pericolosa deviazione che crea un sottile disagio in chi ascolta, per poi portarlo al condiviso sollievo della perfetta risoluzione.

Fiorenzo Carpi. 7 maggio, Parco della Musica. Presentazione del libro “Ma mi” su lui, la sua vita, la sua musica. Ci uniamo agli altri per rendere omaggio a un compositore raffinato e colto, morto poco meno di vent’anni fa e poi man mano svanito, molto immeritatamente, nella penombra.
Testimonianze piene di ammirazione e amicizia da parte di colleghi: Mazzocchetti, Piovani, Morricone; di Gregoretti che ha raccontato con la consueta arguzia qualche aneddoto, di Rigillo che ha letto bene, di Stella Casiraghi e della figlia Martina Carpi, cocuratrici del libro.
E poi finalmente, noi e il pubblico dei meno informati ci siamo chiariti il mistero delle due famose canzoni della tradizione popolare, portate al successo da Ornella Vanoni e Gabriella Ferri, e sempre vagamente associate (da noi meno informati) al suo nome, senza che nessuno sapesse pre-cisamente come e perché.
“Ma mi”: canzone tradizionale della mala milanese? “Nossignùr, t’el dis mi!”
“Le mantellate”: canzone tradizionale della mala romana? “Manco pe’ gnente!”
In realtà sono brani originali, su testo di Giorgio Strehler, composti da Carpi nel ‘52 e nel ‘59.
Ma talmente giusti che sembrano la vera voce del passato popolare.

P.S. Una nostra attenta lettrice ci ha scritto a proposito della somiglianza fra il Papa e Stan Laurel a cui avevamo accennato, anche se proprio non serviva, nell’articolo della scorsa settimana. E’ un’osservazione che vorremmo avere fatto noi, e di cui la ringraziamo per la finezza e la poesia. “Stanlio e Francesco sono uguali. Hanno anche la stessa ingenuità di "spalla": uno di Ollio, l'altro di Dio”.

 

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Perfidie di Stefano Torossi: IL MESIODENS

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
11 maggio 2015

IL MESIODENS


Visto che la nostra non è una rubrica medica, questo titolo esige un’immediata spiegazione. Eccola. L’abbiamo sceneggiata un po’.
E’ un afoso pomeriggio di anticipatissima estate, il 6 maggio, e noi ci stiamo recando alla Sala della Crociera per affrontare il rischio di una conferenza, con mostra, su Michelangelo e Vittoria Colonna.
Contrariamente alle aspettative, la nostra sete di sapere e la speranza di un buono spunto per le perfidie del Cav. Serpente saranno entrambe appagate in pieno.
La sala è magnifica, come tutte le biblioteche della Roma barocca. E’ annidata dentro il grande isolato costruito quattro secoli fa dai gesuiti per ospitare l’immensa chiesa di S. Ignazio, il Collegio Romano, sale, alloggi e uffici vari (oggi Ministero dello Spettacolo), e la specola piazzata in una torretta alta sul tetto, dalla quale Roma, fino a non molto tempo fa, riceveva ogni giorno l’ora esatta.
La mostra è fatta di incisioni piccole, libretti piccolissimi, e medaglioni minuscoli in bacheche; roba che con la poca luce a disposizione (si sa che per non danneggiare i libri secolari, le biblioteche storiche sono ambienti in perenne penombra) praticamente non si vede.
Ma non importa. Perché quello che rende impagabile la nostra partecipazione all’evento è la presentazione da parte del professor Marco Bussagli, titolare della cattedra di Anatomia Artistica all’Accademia di Belle Arti di Roma (poi capiremo l’importanza di questo ruolo), del suo libro “I denti di Michelangelo”. E’ un testo di quasi duecento pagine tutto avvitato su una scoperta del pro-fessore: Michelangelo dipinge i personaggi che lui ritiene predestinati (al bene o al male, e non tutti i suoi soggetti, certo) con un dente in più: il mesiodens.
Si tratta di un’anomalia fisiologica, conosciuta fin dai tempi di Savonarola, e da quest’ultimo, insieme ai suoi superstiziosi contemporanei considerata una manifestazione del sovrannaturale, tendenzialmente maligno. Come altri simili difetti congeniti (rovinosi per la simmetria, simbolo della perfetta presenza del divino nell’umano) di cui il portatore non ha naturalmente nessuna colpa.
Il mesiodens, ovvero il dente di mezzo, è un incisivo supplementare che cresce dove non dovrebbe, cioè fra i regolamentari due superiori. Niente di grave, o forse anche sì: il suo possessore ha 33 denti, e siccome ci nasce è ritenuto un predestinato. Una delle prime esternazioni di questa simbologia, che il Maestro mantenne sempre segreta (per farla scoprire mezzo millennio più tardi dal professore) è sulla Sibilla Delfica. La quale, se uno va proprio a scrutarla maleducatamente da vicino, ha effettivamente un dentone supplementare che appare sotto la punta del labbro, in mezzo ai due incisivi a cui tutti siamo abituati.
Sul libro c’è la lista dei mesiodentati di Michelangelo: da Giona ai diavolacci, ai dannati, ai ri-sorgenti, ai predestinati. Sono centinaia; perfino il Cristo della pietà Vaticana mostra fra le labbra dischiuse nella morte il mesiodens. Anche qui bisogna andare scortesemente vicino per vederlo, e probabilmente ci arresterebbero. E’ una scoperta importante? Un’inutile scemenza? Non siamo in grado di dirlo. A occhio e croce saremmo per la seconda ipotesi, ma, per citare qualcuno più in alto, chi siamo noi per giudicare?
Riconosciuto a Bussagli il ruolo di star indiscussa di questo pomeriggio, nulla ci impedisce di procedere con l’aggiunta di qualche nuovo elemento al ritratto che andiamo completando dell’altro oratore che ha preso e fatto buon uso della parola dopo di lui: Claudio Strinati.
Studioso, storico, ricercatore: di lui siamo da sempre ammiratori per come parla. Le cose che dice sono interessanti, si sa, ma nel suo modo di raccontarle abbiamo intravisto un nuovo dettaglio. Lui gesticola poco, parla pacato, a tratti rallentando pensoso come se non riuscisse a trovare qualcosa: esita, si ferma quasi; poi eccola, la parola, che più giusta non potrebbe essere, esce da sola e sul suo volto si distende un’espressione quasi di stupore, quasi di piacere per il parto così ben riuscito.
Che naturalmente si trasmette al pubblico rinnovando l’attenzione e rinfrescando il discorso.
Dono naturale, abilissima tecnica affabulatoria? Non lo sappiamo e non ce ne importa. Certo l’effetto è quello di un’esitazione musicale, quasi un accenno di pericolosa deviazione che crea un sottile disagio in chi ascolta, per poi portarlo al condiviso sollievo della perfetta risoluzione.

Fiorenzo Carpi. 7 maggio, Parco della Musica. Presentazione del libro “Ma mi” su lui, la sua vita, la sua musica. Ci uniamo agli altri per rendere omaggio a un compositore raffinato e colto, morto poco meno di vent’anni fa e poi man mano svanito, molto immeritatamente, nella penombra.
Testimonianze piene di ammirazione e amicizia da parte di colleghi: Mazzocchetti, Piovani, Morricone; di Gregoretti che ha raccontato con la consueta arguzia qualche aneddoto, di Rigillo che ha letto bene, di Stella Casiraghi e della figlia Martina Carpi, cocuratrici del libro.
E poi finalmente, noi e il pubblico dei meno informati ci siamo chiariti il mistero delle due famose canzoni della tradizione popolare, portate al successo da Ornella Vanoni e Gabriella Ferri, e sempre vagamente associate (da noi meno informati) al suo nome, senza che nessuno sapesse pre-cisamente come e perché.
“Ma mi”: canzone tradizionale della mala milanese? “Nossignùr, t’el dis mi!”
“Le mantellate”: canzone tradizionale della mala romana? “Manco pe’ gnente!”
In realtà sono brani originali, su testo di Giorgio Strehler, composti da Carpi nel ‘52 e nel ‘59.
Ma talmente giusti che sembrano la vera voce del passato popolare.

P.S. Una nostra attenta lettrice ci ha scritto a proposito della somiglianza fra il Papa e Stan Laurel a cui avevamo accennato, anche se proprio non serviva, nell’articolo della scorsa settimana. E’ un’osservazione che vorremmo avere fatto noi, e di cui la ringraziamo per la finezza e la poesia. “Stanlio e Francesco sono uguali. Hanno anche la stessa ingenuità di "spalla": uno di Ollio, l'altro di Dio”.

 

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NDS MUSIC alla NDS MUSIC demo tour dal 15 al 17 maggio - FIM Fiera Internazionale della Musica - Genova

NDS MUSIC demo tour dal 15 al 17 maggio - FIM Fiera Internazionale della Musica - Genova 

La città di Genova si prepara per dare il via al consueto e atteso appuntamento con la Fiera Internazionale della Musica (FIM). Presente fra gli espositori l’azienda NDS Music con i suoi strumenti ed accessori musicali di elevata qualità e professione.

La Fiera Internazionale della musica di Genova promuove con grande entusiasmo musica e cultura. L’atteso evento si qualifica, fin dal suo esordio, come l’unica manifestazione culturale in Italia che dal 2013 racchiude in unico grande evento le maggiori attività musicali, organizzando seminari e incontri che mettono in relazione aziende e professionisti. 

L’edizione di quest’anno si svolgerà durante le giornate del 15, 16 e 17 maggio e vedrà, fra i numerosi espositori, l’azienda NDS Music che presenterà ai tanti visitatori gli strumenti musicali e gli accessori di cui è distributrice esclusiva europea e dei prodotti Made in Italy di cui cura la progettazione e/o la distribuzione in Europa e in Asia.

Durante la giornata di sabato 16 maggio, NDS Music proporrà due seminari di grande interesse (http://www.fimfiera.it/seminari/aula-fuxia):

  • Dalle 12:00 alle 13:00: “Musica nella scuola Italiana. Dai laboratori Ministeriali ai Progetti di Formazione: idee e obiettivi per lavorare con i giovani 2.0” a cura di Gabriele Medeot;
  • Dalle 16:00 alle 17:00: “Fiati in sezione. Come suonare in sezione la musica funk e moderna” a cura di Paolo Favini e Fabio Bau. 

Nel pomeriggio di domenica 17 maggio, sarà poi possibile assistere a due showcases di NDS Music attraverso le esibizioni live di due band endorsers presso il Palco Rosso:

  • Ore 16:00: FIXFORB (Diego Arrigoni, Stefano Forcella, Milly Fanzaga);
  • Ore 17:00: S.O.S Save Our Souls (Marco “Bruco” Ferri, Simone Trevisan, Nicola Mazzucconi, Milly Fanzaga).

Per info sull’evento: https://www.facebook.com/events/1409637309357709/

Le prossime date disponibili per provare i prodotti e presenziare alle presentazioni dei Musical Instruments di NDS Demo Tour saranno:

  • 29 maggio - 2 giugno: Beerghem 2015 – San Pellegrino Terme (BG)
  • 12 giugno: La Tana degli Elfi - Brescia
  • 14 giugno: Happening 2015 – Bergamo
  • 20 giugno Monfalcone (GO)
  • 4 luglio: Festa delle Associazioni - Morengo (BG)
  • 8-10 agosto: Fosch Fest - Bagnatica (BG)

Sul web:

NDS Music sito ufficiale: https://ndsmusic.com 

Pagina facebook: https://www.facebook.com/ndsmusicitaly 

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“KNOCK OUT” IL NUOVO EP DEI RED RING

Knock out” è il titolo accattivante del nuovo lavoro dei Red Ring. Un Ep dalla travolgente anima rock, di sei tracce. 

I brani, dai testi interamente in inglese, colpiscono per la loro carica energica e hanno quell’autentica freschezza che sa trascinare lontano. Si parte da mondi più aggressivi dalle sonorità taglienti e decise, ci si incammina nel viaggio accompagnati dalle chitarre e dalla voce accattivante della cantante Elisa Goffi,  fino ad arrivare in un’atmosfera di profonda riflessione.

Il disco, pubblicato il 22 aprile 2015, è disponibile in tutti gli store digitali (iTunes, Google Play, Amazon, ecc.).

Knock out” è stato anticipato dal singolo “You break down my soul”, ballad rock dal gusto melodico contagioso (attualmente in rotazione in diverse radio), di cui si può già guardare il videoclip ufficiale sul sito Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=taAUl-tTEls

Il nuovissimo EP è stato già presentato dalla band in occasione del Release Party di Ostra (AN), come anche durante le finali marchigiane di Rock Targato Italia, di cui i Red Ring sono stati ospiti.

Red Ring (ex Last Minute) sono una rock band marchigiana di giovani ed energici musicisti. Vantano già un Ep di brani inediti pop-rock in lingua italiana, “Senza tempo”, autoprodotto e inciso nel 2009, un lavoro composto e arrangiato interamente dalla band. 

Nel tempo il gruppo ha collezionato una numerosità di riconoscimenti in ambito musicale: il loro talento è stato premiato dal concorso romano “Sapori d’autore” come anche  dal “Maccheroni Rocking Contest” organizzato dal comune di Fano (PU), vincendo la registrazione di un Ep. Vinti ulteriori due Premi città di Loreto, i Red Ring hanno avuto l’opportunità di esibirsi sullo stesso palco dei Nomadi, in apertura del loro concerto. 

Tutto il loro periodo di attività è stato costellato di intense esibizioni live in locali, sagre, feste cittadine e piazze delle Marche e delle altre regioni centrali, riscuotendo un grande successo di pubblico con la proposta dei loro inediti e di altri brani del rock classico o del pop internazionale rivisitati nel loro unico stile. 

La band si compone di: Elisa Goffi (voce); Edoardo Sdruccioli (basso e cori); Juri Cucchi (batteria); Davide Landi (chitarra ritmica); Giacomo Lanari (chitarra solista). 

Per richiedere la cartolina elettronica del singolo “You break down my soul”: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per scaricare cartella stampa, copertina EP, biografia e foto band, singolo MP3 e liberatoria messa in onda. http://www.divinazionemilano.it/redring.zip

Sul web e links:  

https://www.facebook.com/redringband

http://www.youtube.com/redringband 

https://twitter.com/redringband

http://instagram.com/redringband#

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Milano l’autrice Vanna Vinci e Balthazar Pagani di 24 ORE Cultura presentano la Graphic Novel TAMARA DE LEMPICKA graphic novel di Vanna Vinci pubblicata da 24 ORE C

Mercoledì 6 maggio 2015 alle 19.30
presso Spazio b**k
via Porro Lambertenghi, 20 – Milano
l’autrice Vanna Vinci e Balthazar Pagani di 24 ORE Cultura
presentano
la Graphic Novel

TAMARA DE LEMPICKA
graphic novel di Vanna Vinci
pubblicata da 24 ORE Cultura
a seguire booksigning

“Tamara de Lempicka sarebbe felicissima di questa graphic novel di Vanna Vinci: era una vera star dalla vita spericolata, ora è una popstar, un’affascinante trasgressiva elegante eroina da fumetto!”
Gioia Mori

Tamara nasce in una ricca famiglia di Varsavia – nel 1898, dicono i suoi biografi, ma le date non sono fatte per le signore: Tamara è sempre giovane e sempre moderna, sempre bella e spregiudicata. Imparò a conoscere la bellezza viaggiando giovanissima a Firenze, Roma e Venezia; il giorno dopo le nozze con un nobile playboy, si lasciò corteggiare da un diplomatico siamese; incontrò Marinetti e con lui decise di andare a bruciare il Louvre; frequentò assiduamente festini omo ed etero sessuali, non negando nulla al suo erotismo, ma si trovò anche costretta a fuggire prima dalla rivoluzione bolscevica, poi dall’Europa delle persecuzioni naziste, per ricrearsi una esistenza negli Stati Uniti.
La sua vita, dunque, ben si presta al racconto e la matita di Vanna Vinci ne restituisce tutta l’avvincente e appassionante vicenda in questa graphic noverl che 24 ORE Cultura pubblica in occasione della mostra monografica in programma a Palazzo Chiablese di Torino (19 marzo – 30 agosto 2015).
Protagonista del bel mondo di San Pietroburgo, Parigi, Hollywood e New York, Tamara fu donna elegante, sfrontata e di una sensualità irrequieta; amante di uomini del mondo intellettuale del tempo e di donne della società bene, trasferì tutta la sua passione per la vita e l’erotismo nella sua arte.
La mano di Vanna Vinci restituisce ai lettori un appassionato ritratto di questa straordinaria donna e artista, in un’avvincente biografia a fumetti che ben illustra l’esistenza trasgressiva della grande Tamara de Lempicka.

VANNA VINCI – autrice e illustratrice, ha cominciato la sua carriera sulle pagine della storica rivista di fumetti “Nova Express”. Da allora le sue storie e le sue graphic novel sono state pubblicate dalle migliori case editrici italiane e straniere. L’arte e il personaggio di Tamara de Lempicka e gli anni leggendari in cui ha vissuto sono stati per Vanna una fonte inesauribile d’ispirazione.


Ingresso gratuito
Per informazioni: Spazio b**K Telefono: 02 8706 3126

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Domenica 24 Maggio 2015, La Tana del Coniglio

Domenica 24 Maggio 2015, alle h. 19.00 al termine della giornata/fiera dedicata ai fiori, organizzata dal Comune di Pieve Albignola,

La Tana del Coniglio Vi aspetta alla Pizzeria "Il Fermento" di Pieve Albignola

L'evento è dedicato alla presentazione dell'ultimo romanzo "Il Libro della Vita" della scrittrice Debora De Lorenzi.

Non la solita presentazione ma una " danza che vi avvolgerà, di occhi, mani, parole, suoni per portarvi dentro questo romanzo, complici
scrittori, scrittrici, artisti e musicisti".....

Vi aspettiamo !
Daniela


La Tana del Coniglio
L’Officina delle Idee
Dott.ssa Daniela Bellomi
Via Marconi, 44
27020 Dorno (PV)
Tel e Fax 0382.84065
Phone 335224415
Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.latanadelconiglio.it

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Di sicuro qualcuno se la prenderà con noi perché ridiamo delle cose serie. Ma ridere di quelle buffe è troppo facile, no?

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
4 maggio 2015

BARBECUE SUL GANGE

In un bell’articolo del 30 aprile Giampaolo Visetti descrive le migliaia di pire accese in riva al fiume Bagmati, sotto il tempio di Shiva, per le esequie dei nepalesi morti nel terremoto. Incenso, fiori, legni odorosi, olii essenziali versati sulle braci, offerte di cibo e monete, insieme ai profumi della cremazione, per accompagnare il morto e le sue ceneri nel viaggio sulle acque verso l’aldilà. In un silenzio rispettoso e drammatico.
A proposito di profumi: 1973, eravamo appena arrivati a Benares, la città più santa dell’India. Quella dove ogni buon fedele desidera concludere il suo viaggio terreno. Schiere di dignitosi vecchi santoni, ma anche di mendicanti, storpi, malati dei più ributtanti morbi: lebbra, elefantiasi, infezioni; moribondi che si trascinavano verso l’accesso alla vita futura, il Sacro Fiume dei roghi. Un’orda orribile, forse troppo identificabile con lo stereotipo, eppure vera (di sicuro non era uno spettacolo messo su per noi stranieri) e drammaticamente angosciosa.
Ci mettemmo a seguire il flusso. Ormai vicini al Gange ci salì al naso un certo qual profumino di braciolette alla griglia (piuttosto fuori luogo secondo il nostro pensiero di impreparati fricchettoni, oltretutto obnubilati da fumi di altro genere, in un paese principalmente vegetariano e impla-cabilmente affamato) che aumentava sempre più. Finché, arrivati ai ghat ci rendemmo conto che effettivamente c'erano fuochi accesi e carni che bruciavano, ma non si trattava di un barbecue all’aperto, bensì dello spazio riservato alle pire funebri dei bramini. Membri di casta alta, quindi meglio nutriti degli altri indiani; superiore la qualità della legna delle cataste e anche quella degli olii rituali, le braci ben calde: ecco spiegato l’equivoco olfattivamente appetitoso.
Naturalmente sempre con tutto il rispetto per le credenze altrui.


Da che pulpito… Titolo su La Repubblica, pagina 28: “La battaglia di Francesco per la parità delle donne – Scandaloso pagarle meno”. Siamo tutti d’accordo, è ovvio, sull’argomento, sull’ingiustizia della situazione e sulla necessità di trovare una soluzione.
Un po’ meno nel constatare che questo accorato appello viene dal capo di una istituzione che le donne non pensa nemmeno a lasciarle entrare, se non con qualifiche di bassissimo livello. Probabilmente il massimo a cui una femmina può aspirare in Vaticano è il ruolo di cuoca di qualche cardinale, di cameriera che rifà il letto al Santo Padre o, vogliamo esagerare? di segretaria in ufficio. Non ci pare un gran che.
NB. I due signori in fotografia non sono la stessa persona.


Fuori tempo massimo. Facciamo un passo indietro (di calendario) e scendiamo un gradino (di argomento). MACRO, 16 aprile, inaugurazione di una mostra di Nakis Panayotidis “Guardando l’invisibile”. Opere degli ultimi dieci anni. Vetri rotti, sedie coperte di stracci e questa bella carriola piena di sveglie.
Presentazione fantozziana: microfono spento con conseguente vana agitazione degli addetti, incapaci di farlo funzionare; infelice ubicazione dell’evento sul pianerottolo accanto a un ascensore che fa din don a ogni apertura di porta. E altre piacevolezze tipiche della nazionale incapacità di organizzare anche un piccolissimo evento. In compenso, buone le cibarie e le bevande del rinfresco (almeno questo…)
Il perché del nostro titolo? Queste trovate ce le presentavano già anni fa, raggiungendo spesso l’obiettivo di scandalizzare il pubblico dei benpensanti per aprire la strada a nuove correnti. Riesu-marle oggi come frutti tardivi di inizio terzo millennio: questo ci sembra fuori tempo massimo.
Come obsolete erano le numerose, canute code di cavallo (maschili) in giro per le sale.


Quotazioni. Tanto per rimanere nel campo, abbiamo fatto un salto ai magnifici Musei di S. Salvatore in Lauro: chiostri, saloni, sotterranei, scale e scalette, per finire in un giardino segretissimo chiuso da alte mura.
Cocktail di presentazione dei quadri in vendita all’asta dalla Christie’s.
Non facciamo parte del mercato dell’arte, e questo di sicuro spiega la nostra ignoranza, ma ci hanno davvero stupito gli abissi che separano l’una dall’altra le quotazioni di artisti italiani più o meno contemporanei e per noi più o meno dello stesso valore estetico, e quindi (ingenui!) anche commerciale.
600.000 euro per un taglio di Fontana, media grandezza, 150.000 per un Severini più grande (e più bello). Inspiegabili 300.000 euro per un Paolo Scheggi (mai coverto), e 30.000 ciascuno per due oli di Vedova e Capogrossi. Mah!
Non avendo né il contante né l’intenzione di acquistare, per fortuna ci è rimasto, come in molte altre situazioni simili a Roma, il piacere di andare in giro per spazi bellissimi e spesso inaccessibili al pubblico.
E gratis.


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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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le Perfidie di Stefano Torossi. Anastilosi

Perfidie di Stefano Torossi
27 aprile 2015

ANASTILOSI

Anastilosi: s.f. In archeologia, ricostruzione di edifici ottenuta mediante la ricomposizione, con i frammenti originali, delle antiche strutture.
21 aprile, Natale di Roma. Brezza tiepida, sole scintillante. Notizie lette qua e la ci dicono di un programma di anastilosi sulle colonne del Tempio della Pace, due delle quali dovrebbero essere visibili proprio oggi.
L’idea di ritrovare in piedi monoliti che giacciono da secoli sdraiati e a pezzi ci fa saltare sulla sedia, e usciamo di corsa.
Folla di turisti chiassosi e distratti. Incomprensibile attenzione dei più su insignificanti scemenze: il ragazzotto accovacciato a terra con musica tecno che dipinge orribili paesaggi con le bombolette spray, il chitarrista che rifà a modo suo i Pink Floyd, e poi, se avanza qualche neurone, un’occhiata al Colosseo.
Di anastilosi si intravvede appena un accenno. C’è un’impalcatura con un alto tendone che co-pre e scopre, a seconda della brezza, un paio di cilindri di granito che potrebbero essere le famose colonne, e da cui provengono rumori di attività.
Suoni artigianali che fanno pensare alla bottega di Mastro Geppetto piuttosto che a un cantiere in grande stile, ma in ogni caso qualcosa si muove e prima o poi porterà a un risultato.
In compenso ci sono i papaveri nuovi che a nostro parere stanno benissimo insieme ai marmi vecchi. Della brezza abbiamo parlato, del sole anche. Ci pare proprio che per festeggiare il compleanno di Roma non serva altro.


Un concerto informale “.in my life.” 23 aprile, Parco della Musica
Un evento di Contemporanea è normalmente considerato un’occasione molto seriosa (e spesso molto noiosa). Noi invece ci siamo fatti un sacco di risate.
In primo luogo perché siamo arrivati alla biglietteria già dotati del propedeutico Negroni che al bar dell’Auditorium preparano così bene. Poi perché l’atmosfera che ci ha accolto era davvero informale: l’amico Enrico Marocchini, compositore in forza a Nuova Consonanza, anche senza Ne-groni era al meglio delle sue caratteristiche di sublime cazzeggiatore. Fausto Sebastiani, uno degli autori in programma, inappuntabile e garbato maestro di cerimonie, è stato capace, durante la performance del suo bel pezzo per chitarra ed elettronica, di buttarsi a sedere sul pavimento per manovrare le manopole del cassone tecnologico.
Il decano Marcello Panni presentando il suo brano che chiudeva la manifestazione, scritto, come usava negli anni Sessanta in forma di gioco colorato ad arbitraria disposizione degli esecutori (omaggio alla Settimana Enigmistica) ne ha dette tante, e divertenti, fra cui una che facciamo nostra per la sua indiscutibile, sorprendente verità. “La musica aleatoria è l’unica veramente fedele al pensiero del suo compositore. Perché, se un mezzoforte scritto da Beethoven in partitura sarà inevitabilmente interpretato dall’esecutore in un modo forse giusto per lui stesso, ma non necessa-riamente corrispondente all’intenzione dell’autore, l’esecuzione, appunto aleatoria, proprio perché ogni volta diversa, coincide esattamente con quanto indicato dal compositore con l’uso di questo termine“.
A noi è sembrato ineccepibile. Forse il Negroni?


Risotto al barrito. Abbiamo gustato questo insolito piatto al tramonto di lunedì 20 nella sede dell’Associazione dei Veneti a Roma.
Eravamo invitati a un incontro su Ercole Venetico e l’eredità politica di Ottaviano Augusto, nonché alla presentazione di un libro; il tutto seguito da una degustazione.
L’argomento im¬pegnativo e la temperatura tropicale in sala (finestre ermeticamente chiuse: pubblico in età) a un certo punto ci hanno suggerito di sgattaiolare fuori e rifugiarci nella adiacente magnifica ter¬razza con affaccio sulla jungla (vedi foto).
Dal folto della quale hanno cominciato a salire terrificanti barriti, ruggiti paurosi e altri inquietanti richiami non identificabili, ma di sicuro esotici e primordiali.
Finita la conferenza (noi sempre in esterno e colpevolmente assenti agli applausi), è apparso il rinfresco promesso: pentoloni fumanti di risotto tipico veronese. Mentre i selvaggi ululati aumentavano, uno dei cuochi ci ha soccorso nel nostro smarrimento: “Nol se preocupi, siòr, xe l’ora del pasto e i animali del zoo, che i ga fame come noialtri, i fa un gran bacàn”.
Insomma, niente Salgari, siamo a Roma: sul retro del terrazzo e precisamente in Via Al¬drovandi ci passa il tram, e, di fronte, la foresta pluviale altro non è che gli alberi rigogliosi di Villa Borghese.
E le bestie feroci ci sono, sì, ma nelle gabbie del Giardino Zoologico.


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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

 

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L'ultima risposta


L’ultima risposta.
Dentro a un pomeriggio solitario e uggioso, lontano dall’eco delle celebrazioni si sente solo silenzio (e buona musica). E’ in quei momenti che nascono le domande. Alcune sono le solite, altre sono nuove.
Fuori dalla finestra che si affaccia sul cortile, alcune piante di una vicina che non conosco, sono fiorite. Un albero nel parco ha le foglie di uno strano rosso ruggine più adatto ad un autunno incombente che alla primavera inoltrata. Un ragno lavora febbrilmente per costruire la sua trappola accanto ad una crepa nel muro. E’ davvero bello rimanere immobile a guardarlo lavorare.
Tutto sembra fermo e in pace. E’ calma apparente sottolineata dalla voce calda di Lou Reed.
E’ così che, quando l’orizzonte è più vicino, quando ci si accorge di aver passato il punto di non ritorno, ci si guarda indietro.
I nativi del Paraguay “Guarani” credono nel mito della Terra senza Male, io non più. Siamo passati attraverso troppi conflitti, troppa stupidità e troppe speranze infrante. Ci siamo passati in mezzo nel nostro quotidiano, nel pezzo di Storia che abbiamo attraversato e, ora, non ci resta che un lungo rassegnato addio.
Dalla guerra globale a quelle più piccole e prosaiche del Ventesimo Secolo a questa nuova senza soluzione di continuità, abbiamo gettato nell’immondizia l’immane sacrificio di sangue che oggi si celebra con i soliti discorsi infarciti di retorica vuota e con corone di alloro che domani inizieranno a rinsecchire.
Sappiamo dove stiamo andando ma non riusciamo a fermarci. Aristotele, se ci avesse conosciuto adesso, avrebbe rivisto la sua definizione dell’uomo come animale ragionevole …
Eppure non ci possiamo fare niente. Anzi, non ci dobbiamo fare niente perché se facessimo qualcosa saremmo giudicati pazzi o peggio. Una volta ci avrebbero chiamati eroi.
Oggi siamo solo residuati anacronistici, filosofi da bar, rivoluzionari da operetta, sognatori offuscati dalla musica del diavolo. Chi non accetta lo stato dell’arte è ridicolo … forse drogato o alcolizzato (mi viene da dire “da che pulpito” vivendo in un Paese che ha nello Stato il grande biscazziere!).
Mi accorgo che ho solo domande e nessuna risposta. Cerco di sforzarmi di trovarne almeno una …
Raccolgo una foglia che ha un disegno strano. Penso … godiamoci la Festa della Liberazione, domani continueremo a essere schiavi dei padroni del rating.
di Paolo Pelizza
© 2015 Rock targato Italia

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