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Da domani in RADIO Sogni e Bisogni il singolo della band torinese NOT

Lo scontro eterno tra i desideri e realtà: la scelta di rimanere legati alle abitudini e alle comodità, vivendo di sogni, anziché affrontare i rischi che la realtà ci pone ogni volta che dobbiamo vivere i bisogni, fare delle scelte.

Sogni e Bisogni” narra di amanti che non trovano il punto di contatto, il linguaggio necessario per viversi e scoprirsi senza barriere o sotterfugi. I due si avvicinano e si allontanano incapaci, di fronte ad un sogno che non si ha la forza di rendere reale.

Sogni e Bisogni” un brano delicato, elegante, pop dagli arrangiamenti internazionali, é il nuovo singolo dei NOT, dal 27 aprile in rotazione radiofonica.

Il brano anticipa il nuovo album, della band, che porta lo stesso titolo “Sogni e Bisogni”. Una raccolta di canzoni dagli arrangiamenti musicali intriganti, raffinati dal sapore universale e tematiche quotidiane non banali, realizzato con cura e particolare attenzione ai testi, sarà pubblicato a maggio.  

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Sogni e Bisogni, il nuovo singolo dei NOT dal 27 aprile in radio

Lo scontro eterno tra i desideri e realtà: la scelta di rimanere legati alle abitudini e alle comodità, vivendo di sogni, anziché affrontare i rischi che la realtà ci pone ogni volta che dobbiamo vivere i bisogni, fare delle scelte.

Sogni e Bisogni” narra di amanti che non trovano il punto di contatto, il linguaggio necessario per viversi e scoprirsi senza barriere o sotterfugi. I due si avvicinano e si allontanano incapaci, di fronte ad un sogno che non si ha la forza di rendere reale.

Sogni e Bisogni” un brano delicato, elegante, pop dagli arrangiamenti internazionali, é il nuovo singolo dei NOT, dal 27 aprile in rotazione radiofonica.

Il brano anticipa il nuovo album, della band, che porta lo stesso titolo “Sogni e Bisogni”. Una raccolta di canzoni dagli arrangiamenti musicali intriganti, raffinati dal sapore universale e tematiche quotidiane non banali, realizzato con cura e particolare attenzione ai testi, sarà pubblicato a maggio.  

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LEI CHE COSA FAREBBE? LA VITA DI 25 DONNE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO KAY WOODWARD

La vita non è facile per nessuno di noi. E allora? Dobbiamo perseverare e soprattutto avere fiducia in noi stessi. Dobbiamo credere nel nostro talento e dobbiamo fare tutto il possibile per svilupparlo.

Marie Curie

 

Leader mondiali, grandi scienziate, artiste: Lei che cosa farebbe? racconta la vita di 25 donne speciali, donne coraggiose, eroine che hanno superato ogni ostacolo e realizzato grandi cose.

Scritto da Kay Woodward, scrittrice affermata per bambini, il libro è illustrato da artisti riconosciuti internazionalmente che hanno disegnato a mano per l’occasione le tavole che danno un volto alle 25 icone.

Le donne raccontate nel libro provengono da tutti i continenti e coprono diversi campi della vita, dallo sport, alla politica dalla cultura popolare all’arte e le scienze.

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L Ultima Cosa Che (feat. Dank), il nuovo singolo degli HOTEL MONROE dal 27 aprile in radio e in tutti gli stores digitali

L'Ultima Cosa Che (feat. Dank)” il nuovo singolo degli Hotel Monroe, prodotto da Roberto Drovandi (Stadio) sarà in rotazione radiofonica a partire dal 27 aprile e pubblicato in tutti gli stores digitali dall’etichetta Twins104/Believe Digital.

Il brano racconta il pensiero di un uomo che si trova a dover scegliere tra libertà e rimpianto. Può restare fermo e decidere di non scegliere, ma il tempo non conosce soste, il conto finale sarà troppo caro. Oppure prendere in mano il proprio destino, ed osare, fare qualcosa per cambiare la propria vita.

ll singolo, di matrice alternative rock, è caratterizzato da un tocco di freestyle grazie al featuring di Dank, considerato uno dei migliori freestylers del panorama nazionale. Finalista e vincitore di numerose competizioni, Dank è un cultore della pura improvvisazione.

Il testo nasce da una idea di Roberto Mori e scritto insieme ad Alberto Pioppi (autore anche di alcuni testi di RAF, Noemi, Stadio, Elodie).

Il singolo è realizzato con il contributo di professionisti noti nel mondo musicale tra cui  l’ingegnere del suono Roberto Barillari (che ha collaborato con artisti del calibro di Vasco Rossi, Lucio Dalla, Zucchero, Guccini, Conte, Finardi, e tanti altri).

La canzone anticipa il nuovo album in uscita entro fine anno.

Brano Prodotto e Arrangiato da Roberto Drovandi per Hotel Monroe

Musica: N. Pellinghelli, R. Drovandi

Testo: A. Pioppi, N. Pellinghelli

Mix e Mastering: R. Barillari

 

HOTEL MONROE

Gli Hotel Monroe sono una band di Parma composta da Roberto Mori (voce e percussioni), Nicola Pellinghelli (sintetizzatori, programmazione, chitarra, cori), Enrico Manini (chitarra elettrica, chitarra acustica), Luca Sardella (basso, cori) e Marco Barili (batteria).

La band emiliana, ha all’attivo un EP dal titolo “Alchemica EP” (2016), preceduto dal singolo e videoclip “Cyberia” che ha ottenuto ottimi riscontri sul piano della comunicazione radiofonica e della critica musicale tra cui la recensione di All Music Italia e la partecipazione negli studi di Red Ronnie alla trasmissione Optima Red Alert.

“Alchemica Tour” ha portato gli Hotel Monroe a esibirsi su numerosi e importanti palchi in tutta Italia, tra cui l’opening a Zen Circus, la partecipazione a Pistoia Blues 2016 e in qualità di ospite a Rock Targato Italia 2016. Numerosi anche i riconoscimenti e le collaborazioni (Timothy & Ostetrika Gamberini, Divinazione Milano, Time Machine, ecc.). 

NEL WEB:

Official site: www.hotelmonroe.it

Facebook: https://www.facebook.com/hotelmonroe

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCs2qt5qWkdkwbwoSX7yOcjg

Soundcloud: https://soundcloud.com/hotelmonroe

Instagram: https://instagram.com/hotel_monroe/

Twitter: https://twitter.com/hotel_monroe

 

 

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PARMA 360 Festival della creatività contemporanea Parma, sedi varie 14 aprile – 3 giugno 2018

III edizione – LA NATURA DELL’ARTE
Mostre, installazioni, eventi, concorsi, workshop

Per il terzo anno consecutivo PARMA 360 Festival della creatività contemporanea anima la primavera culturale parmigiana con un ricco programma di mostre, iniziative ed eventi che mostrano uno sguardo a 360° sul sistema della creatività contemporanea italiana e un focus sulla creatività emergente.

Dal 14 aprile al 3 giugno 2018, in diversi spazi istituzionali e privati della città, si svolgono mostre di pitturafotografiaarte digitalescultura alternate a concertiperformance e attività formative e laboratoriali che annoverano alcuni tra i nomi più rilevanti dell’arte contemporanea italiana, come Davide Coltro, Francesco Diluca, Franco Fontana, Giovanni Frangi, Pietro Geranzani, Carlo Mattioli, Ernesto Morales, Barbara Nati e Daniele Papuli.
Nella città che è stata designata Capitale italiana della Cultura per il 2020, il Festival PARMA 360 – uno dei 32 progetti del dossier di candidatura – ha il duplice obiettivo di recuperare la naturale vocazione culturale e artistica di Parma, facendone vivere in modo nuovo e sinergico gli spazi espositivi, e di sviluppare la comunità creativa del territorio attraverso l’arte, intesa come motore di crescita e trasformazione sociale.
Alla base della progettualità di PARMA 360, ci sono inoltre i concetti di rigenerazione urbana e di rifunzionalizzazione degli spazi cittadini per un coinvolgimento attivo della cittadinanza.
Il Festival, infatti, mette in rete e promuove il patrimonio artistico già esistente in un vero e proprio museo diffuso sul territorio, valorizzando attraverso l’arte contemporanea chiese sconsacrate, palazzi storici e spazi di archeologia industriale non sempre conosciuti dagli abitanti della città, come il gioiello storico dell’Ospedale Vecchio, le ex Chiese di San Quirino e San Tiburzio e l’area industriale dell’ex SCEDEP.
L’iniziativa, che vede la direzione artistica e la curatela di Camilla Mineo e Chiara Canali, è organizzata dalle associazioni 360° Creativity Events ed Art Company, con il sostegno del Comune di Parma e di “Parma, io ci sto!” e un’ampia rete di partner pubblici e privati.

Il tema
Da diversi anni l’arte contemporanea riflette sui temi della salvaguardia ambientale e del rapporto tra l’uomo e la terra che abita in linea con il crescente senso di responsabilità che l’individuo sta sviluppando nei confronti dell’ambiente in cui vive.
Per questo, attraverso le opere di alcuni dei più autorevoli autori italiani e di artisti emergenti, il Festival PARMA 360 dà vita a un percorso esplorativo visionario e poetico sul tema della sostenibilità ambientale e del rapporto tra uomo, natura e paesaggiofil rouge che unisce tutte le mostre, le installazioni e gli eventi dell’iniziativa.

Le mostre
Tra i progetti di punta della terza edizione del Festival, la mostra Terre Piane, a cura di Chiara Canali, allestita nella Chiesa di San Quirino, mette a confronto le ricerche del maestro della fotografia di paesaggio Franco Fontana (Modena, 1933) e dell’inventore del quadro elettronico Davide Coltro (Verona, 1967).
Nello spazio ottagonale della chiesa le fotografie di Fontana esaltano l’espressione astratta del colore e le strutture geometriche trasformando i paesaggi in quadri astratti. Il colore diventa rivelazione, linguaggio attraverso cui esprimere paesaggi puri, dell’anima.
System di Coltro sono quadri elettronici che propongono un flusso visivo di icone digitali catturate dal mondo e direttamente trasmesse dallo studio dell’artista al fruitore via etere. L’analisi del paesaggio ripercorre luoghi e spazi della natura alla ricerca della “vertigine orizzontale” con immagini caratterizzate dal cosid­detto “colore medio”, risultante dalla media matematica di tutti gli elementi cromatici presenti all’interno di un’immagine.

In occasione del Festival si riaprono le porte di un altro gioiello cittadino: la crociera dell’Ospedale Vecchio in Oltretorrente, monumento dal riconosciuto valore storico, dove sono raccolti i progetti espositivi di quattro importanti autori italiani:

Lotteria Farnese è il titolo della mostra di Giovanni Frangi (Milano, 1959) costituita da venti teleri di grandi dimensioni con motivi paesaggistici disegnati su stoffa, che richiamano il famoso ciclo degli arazzi D’Avalos presenti nella Collezione Farnese al Museo di Capodimonte. Un paesaggio visto a volo d’uccello, una fila di alberi che si rispecchia in un fiume, una serie di ninfee nere sono i riferimenti naturali da cui Frangi trae motivo di ispirazione. I colori dei tessuti cuciti e il segno aspro ci portano invece in una dimensione artificiale in cui le immagini sembrano riflettersi tra loro.

Il pittore argentino Ernesto Morales (Montevideo, 1974) con il progetto La Forma e le Nuvole, a cura di Chiara Canali, riflette sulla natura ambivalente delle nuvole, elemento insieme celeste e terrestre, materiale e simbolico, metaforico e reale. Emblema dell’impermanenza delle cose e dell’incessante divenire del tempo, le nuvole sono testimoni di una temporalità lenta, quasi immobile, dalla lunghissima durata. Ernesto Morales, senza essere un naturalista, parla di natura e di nuvole. Lavora per accumuli e sovrapposizioni di colate e al tempo stesso per sottrazioni e dispersioni di pennellate, in dialogo costante con i pittori del passato come Friedrich, Constable, Turner, Richter, Kiefer e con tutti gli altri disegnatori e contemplatori di nuvole e di cieli.

Le complesse composizioni digitali di Barbara Nati (Roma, 1980), nella mostra Alla Deriva curata da Camilla Mineo, pongono all’attenzione dell’osservatore la drammatica disparità tra le straripanti strutture realizzate dall’uomo con cemento, ferro e asfalto, e i malinconici ritagli di spazio dedicati alla natura. Immagini e paesaggi consueti sono alterati attraverso l’intervento digitale, fino a creare mondi nuovi, affascinanti e insieme inquietanti. Queste opere ci ammoniscono per le storture del presente e al contempo ci indicano una diversa prospettiva per il prossimo futuro. Il linguaggio è sempre teso tra l’ironico e il poetico, senza dimenticare lo studio di temi di carattere sociale, soprattutto in relazione all’ambiente.

Sotto la volta centrale della crociera capeggiano le misteriose figure scultoree di Francesco Diluca (Milano, 1979), rappresentazioni dell’uomo contemporaneo spogliato da ogni orpello e ridotto in estrema sintesi al sistema circolatorio. Figure solo abbozzate, la cui struttura fisica è caratterizza dal dettaglio degli organi interni che si stanno sviluppando, formati da un turbinio di farfalle dorate che, vorticando, vanno a creare ciò che giace all’interno. Le venti figure umane della grande installazione Germina, a cura di Davide Caroli, sono come i germogli di una nuova vita, ci raccontano una nuova storia.

Nella Chiesa di San Tiburzio, che fa parte del palazzo dell’Asp Ad Personam, sono presenti le opere di Pietro Geranzani (Londra, 1964) e Daniele Papuli (Maglie, 1971). L’esplosione dell’Uovo Cosmico di Geranzani cambia la nostra percezione del soggetto. L’uovo è ed è stato in tutte le culture simbolo di perfezione e di vita. Nell’iconografia cristiana evoca la nascita e la rinascita ciclica, la vita nuova che Cristo ha portato. La pittura che ne è portavoce è sinonimo della ri-creazione, del rimescolamento delle forme che ci porta a immaginare una nuova vita.
Nella mostra Visioni Daniele Papuli sperimenta la produzione di carte a mano e dà vita a una grande installazione site-specific con diverse tipologie di materiale cartaceo. La continua indagine intorno alla materia e la sperimentazione di nuovi materiali naturali e di riciclo, affini alla carta, proposti per le loro potenzialità strutturali e tattili, lo portano a continue interconnessioni, dalla scultura al design, all’installazione, agli impianti scenografici.

Presso lo Studio Mattavelli Dottori Commercialisti Associati si svolge la mostra Carlo Mattioli nelle collezioni di Parma, a cura di Alberto Mattia Martini e Anna Zaniboni, in collaborazione con l’Archivio Carlo Mattioli. La mostra attraverso le opere di Carlo Mattioli, evidenzia il legame a doppio filo che l’artista ha sempre instaurato con la città di Parma e il conseguente rapporto privilegiato con i collezionisti parmigiani. Le opere selezionate appartengono ad alcuni dei più significativi collezionisti di Carlo Mattioli, descrivendone ed indagando le tematiche affrontate dallo stesso artista durante gli anni della sua produzione: le nature morte, i nudi, i paesaggi, gli alberi, le vedute di Parma ed i ritratti.

Riqualificazione culturale dell’Ex SCEDEP, via Pasubio 3
Nell’area dell’ex SCEDEP, in via Pasubio 3, nel Quartiere San Leonardo verrà attivato e sviluppato un percorso di riqualificazione urbana e rigenerazione culturale,attraverso un processo di recupero degli spazi e di valorizzazione mediante l’organizzazione di mostre, iniziative, concerti.
In collaborazione con gallerie, enti culturali e associazioni della città di Parma, il Festival organizza e coordina presso lo spazio ex SCEDEP mostre ed eventi, mercatini e wall painting, performance, video arte, nel rispetto del tema della Natura e della sostenibilità ambientale. In contemporanea avrà luogo un programma di concerti ed eventi che permettano l’affluenza di un pubblico nuovo e trasversale.
Di particolare interesse è il progetto Temporary Show Lab che si propone di trasformare lo spazio dell’ex Factory di Via Pasubio 3/b in un punto d’incontro tra le varie attività artistiche, artigianali, produttive e progettuali già esistenti in città creando un nuovo spazio multifunzionale particolarmente attivo in una struttura ora non utilizzata e rilanciando la vocazione produttiva di questi spazi attraverso l’artigianato, la cultura e l’arte.

Tra gli obiettivi del progetto di rivalutazione e riqualificazione dell’area ex SCEDEP ci sono quelli di favorire le relazioni tra il «Sistema Cultura» e il «Sistema Impresa» come azione strategica per il nostro Paese e per i nostri territori.
PARMA 360 rappresenta in questo senso un esempio che coniuga impresa e cultura attraverso la promozione e la valorizzazione di progetti delle aziende partner, con progetti artistici e creativi a loro dedicati. 

360 VIRAL: il circuito off
PARMA 360 è un Festival virale, disseminato in tutta la città: la sezione 360 VIRAL si propone di coinvolgere il pubblico in un percorso artistico diffuso nel centro storico, con l’obiettivo di rilanciare e promuovere la cultura artistica più vitale e presente nel territorio. All’appello sono stati chiamati tutti gli spazi creativi di Parma: gallerie, studi professionali, coworking, enolibrerie, negozi per una ricca e curiosa offerta espositiva.
Il circuito off si concentra soprattutto nella zona dell’Oltretorrente, dove è presente anche la sede espositiva dell’Ospedale Vecchio, un quartiere che negli ultimi anni ha evidenziato azioni di riappropriazione e di partecipazione attiva da parte dei cittadini.
Per offrire un’adeguata ricezione turistica in città, nel periodo della manifestazione verranno attivati speciali sconti e convenzioni con alberghi, ristoranti e bar della città, che a loro volta parteciperanno con iniziative a tema.

Call to Illustrators presso l’Edicola di Piazza della Steccata
La terza edizione del Festival dà il via a una Call to Illustrators intitolata “Parmalat e la sostenibilità ambientale” destinata a creativi, illustratori, grafici, disegnatori e artisti chiamati a proporre un’immagine che interpreti l’attenzione di Parmalat nei confronti delle tematiche della sostenibilità ambientale.
Al concorso è dedicato uno spazio espositivo privilegiato nel centro della città: la storica Edicola ottocentesca di Piazza della Steccata che verrà rivestita, nel periodo del Festival, con le grafiche delle tre opere decretate vincitrici da una giuria di esperti.

PARMA 360 e i suoi partner
Oltre all’importante sostegno del Comune di Parma e dell’Associazione “Parma, io ci sto!”PARMA 360 si avvale del generoso contributo di sponsor privati e aziende delle città, come Chiesi Farmaceutici, Autocentro Baistrocchi, Dodo Gioielli, Parmalat, Confimi Industria, Poliambulatorio Dalla Rosa Prati, Ascom, Studio Livatino e Bedogni Egidio spa.
Per la terza edizione del Festival viene riconfermata l’importanza di attivare una rete sul territorio, creando nuove sinergie con le Associazioni, i Centri di Ricerca, gli Enti della città, al fine di coinvolgere in maniera sempre più attiva tutta la cittadinanza, avvicinandola in modo vitale all’arte contemporanea.

 

Info:
PARMA 360 Festival della creatività contemporanea
Parma, sedi varie
dal 14 aprile al 3 giugno 2018
 
Direzione artistica:
Camilla Mineo, Chiara Canali

Programma mostre:

  • Chiesa di San Quirino, Borgo Romagnosi 1a

FRANCO FONTANA | DAVIDE COLTRO
Terre Piane
A cura di Chiara Canali

  • Ospedale Vecchio, Strada Massimo D’Azeglio 45

GIOVANNI FRANGI
Lotteria Farnese

ERNESTO MORALES
La Forma e le Nuvole
A cura di Chiara Canali
In collaborazione con Area 35 Art Gallery, Milano

BARBARA NATI
Alla Deriva
A cura di Camilla Mineo
In collaborazione con Cubo Gallery

FRANCESCO DILUCA
Germina
A cura di Davide Caroli

  • Chiesa di San Tiburzio, Borgo Palmia 6/a

PIETRO GERANZANI
L’Uovo Cosmico
In collaborazione con Area 35 Art Gallery, Milano

DANIELE PAPULI
Visioni

  • Studio Mattavelli, Str. della Repubblica 66

Carlo Mattioli nelle collezioni di Parma
A cura di Alberto Mattia Martini e Anna Zaniboni
In collaborazione con l’Archivio Carlo Mattioli
Orari dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 18.30
Negli altri giorni previo appuntamento chiamando 348/5823569.

Orari (per tutte le sedi espositive eccetto Studio Mattavelli):
dal venerdì al lunedì, ore 11- 20
Aperture straordinarie: 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno

Ingresso libero

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La recensione di Massimiliano Morelli - VIRTUE dei THE VOIDZ

VIRTUE (THE VOIDZ, Cult Records / RCA – 30 marzo 2018)

Ho deciso di affrontare questa recensione –la mia prima in dieci anni, se non erro– mettendo in discussione in tutto e per tutto il fatto ch'io creda fermamente che sia pubblico che critica abbiano molti più debiti che crediti nei confronti di Julian Casablancas; ho fatto quindi almeno cinque passi indietro e da quando "Virtue" è uscito (30 marzo 2018), cuore, cervello, e timpani lavorano contro di me ogni qualvolta lo ascolto— per intero, da capo a coda, senza soste. Il secondo disco dei The Voidz –e non più Julian Casablancas + The Voidz– è un labirinto in cui è facile perdersi felici e non voler più trovar la via d'uscita; ma, se impreparati, il dedalo sonico-concettuale diventa labirintite pura, tanto che è ancor più facile non (ri)trovarsi proprio e chiedersi straniti cosa stia succedendo e perché. Viene quindi spontaneo, viste anche le recenti dichiarazioni al fulmicotone di Casablancas stesso sull'apparente stato di degrado e confusione culturale del mondo oggi, provare a domandarsi se davvero detto stato possa in qualche modo giustificare una proposta musicale e nondimeno, per estensione, artistica che usufruita senza precauzioni rischia di condannare l'utente al baratro dell'incertezza piuttosto che salvarlo dal mondo e da sé stesso. A complicare ulteriormente le cose è l'apparente disamore dell'(ex?) leader dei The Strokes (ora congelati in favore dei consolidati e più infuocati che mai The Voidz) per i suoi contemporanei, quasi a voler dar ragione a quei cinquanta-sessantenni di oggi –il Nostro ne compirà 40 a luglio di quest'anno– che si ostinano a rimpiangere e venerare Faraoni e Semiramidi, se non mummie e cariatidi, di un mo(n)do –il Rock– le cui epoca e rilevanza hanno conseguito un'onorevole e meritata estinzione secoli orsono ma che vedono proprio in Casablancas e la sua stirpe, in quanto pionieri e luminari della rock renaissance che li portò a una precoce e feroce ribalta agli albori del nuovo millennio, il nemico pubblico numero uno... Quale la via d'uscita— quale la precauzione, quale il rimedio, dunque? Virtute e canoscenza; o meglio, «knowledge» & Virtue, l'album dei The Voidz, appunto, qui recensito. Decidere di aprire un disco partendo dai presupposti di cui sopra con un singolo come "Leave It In My Dreams" –le cui semplicità, autoironia, e spensieratezza di fondo, in fondo, non sono dissimili dai tratti distintivi del volto imbronciato da cherubino di Casablancas–, la dice lunga sul fatto che lo scenario nel 2018 può anche essere tutto fuorché privo di speranza. Certo, bisogna averne voglia e pazienza, e le successive "QYURRYUS", "Pyramid Of Bones" (... avevamo appena detto Faraoni?), "AlieNNatioN" e "One of the Ones" –giustappunto intervallate dalla più docile e affidabile "Permanent High School"– pretendono molto dall'incauto e giovane avventore e non è escluso che suonino come una pernacchia – nell'accezione di deliberato e mirato sfottò– alle orecchie dei più virtuosi (scusate) e smaliziati  ascoltatori d'epoca, ma erudizione e calma alla fine (ri)pagano tanto quanto le più verdi avventatezza e curiosità: i The Voidz suonano, eccome se lo fanno; compongono e arrangiano con gusto, cognizione e sapienza; sperimentano e rischiano come chi prima di loro e tra cambi di tempo, stile, e dinamica repentini quanto ben coniugati (e si noti bene come i testi non facciano che dar voce agli stessi percorsi / intenti), la susseguente "All Wordz Are Made Up" (irriverente nelle trame delle tastiere e dei sintetizzatori ma soprattutto nell'uso volutamente "out of tune" dell'autotune, e mi perdonerete il gioco di parole) chiarisce in maniera diretta e irresistibilmente danzereccia una nozione fondamentale: i Nostri non scrivono rebus o tranelli pestiferi finalizzati ad aumentare le emicranie dell'utente contemporaneo –più giovane o adulto che sia– ma gran belle canzoni, spesso anche molto fruibili, composte da e per esseri pensanti e intelligenti che hanno ancora a cuore il dovere e il piacere di dire qualcosa e dirlo bene. Dopo "Think Before You Drink", spartiacque al limite del folk-rock newyorkese che tanto caro fu a Lou Reed e pari, "Wink" (folle), "My Friend The Walls" (Punk progressivo), "Pink Ocean" (crequscolare tra il liquido e l'abrasivo), "Black Hole" (lo-fi e strafottente), "Lazy Boy" (Pop d'eccellenza e bravura), e la penultima "We're Where We Were" (Punk allucinato), ci introducono e accompagnano, mantenendo e sottolineando il delicato equilibrio fra presente, passato, e futuro, lungo la seconda metà del labirinto (il "Lato B", per chi come il sottoscritto non ha mai smesso di collezionare vinili...) la cui meta –la via d'uscita, finalmente!–, in puro stile Casablancas, porta non a caso il titolo di Pointlessness e suona come un gran finale apocalittico e senza soluzione in cui lo stesso si dichiara perduto ma pronto e si chiede, fino alla fine dei nostri giorni, "What does it matter?". Importa eccome, Julian, oggi più di prima, e Virtue ne è una delle tante prove.

Il Rock è morto (da un po', per carità, e meno male...), evviva i The Voidz.

Massimiliano Morelli

Per Rock Targato Italia

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Negrita, Zen Circus e Volwo: Tre album per aprile 2018

Tre album per aprile 2018: Negrita,  Zen CircusVolwo
[avere vent’anni ieri, oggi e forse mai]
articolo di Roberto Bonfanti

L’ultima volta che ho visto i Negrita in concerto è stato nel 2000 ad Arezzo Wave: io avevo vent’anni e loro, nello stadio della loro città natale, celebravano il culmine del periodo d’oro che aveva seguito l’uscita di “Reset”. Probabilmente hanno ragione Pau e compagni quando cantano che “la rivoluzione è avere vent’anni” e che molte cose non potranno più tornare, tanto è vero che il primo passo per poter apprezzare il nuovo lavoro della band è proprio dimenticarsi di quegli anni, di quell’energia e di quel sound. Una volta liberata la mente da possibili paragoni col passato, “Desert Yacht Club” si fa apprezzare per quello che è: un disco dal gusto metropolitano in cui i Negrita mettono a nudo i propri pensieri in modo onesto ma soprattutto vanno alla ricerca di nuove strade espressive per nulla prevedibili miscelando elettronica, pop inquieto, folk e molte altre contaminazioni che arrivano fino al reggae e al funky.

I ventenni del 2018 sembrano invece il pubblico di riferimento a cui hanno scelto di rivolgersi gli Zen Circus con il loro rock fresco e sbarazzino che, nonostante l’introduzione degli archi in diversi brani, mantiene pressoché inalterato l’approccio musicale a cui la band toscana ci ha abituato negli ultimi anni. Il fuoco in una stanza si presenta come un disco discontinuo ma estremamente sincero in cui Appino e compagni riescono a raccontare in modo immediato un mondo fatto di drammi familiari, tormenti tardo adolescenziali filtrati attraverso l’occhio di chi ha qualche anno in più e riflessioni personali intergenerazionali a cavallo della nuova linea d’ombra dei quarant’anni (“a vent’anni pensavo che non sarei stato mai come voi […] poi un gran mal di testa e gli amici drogati si sposano”).

Il nome dei Volwo difficilmente potrà ricordare qualcosa ai ventenni di oggi, considerato che Pasquale Defina ci ha messo quasi sedici anni a dare un seguito all’esordio del progetto pubblicato nel 2002. “Dieci viaggi veloci” è un disco spigoloso e denso di sostanza che sfugge a ogni etichetta e che, fra loop, sax e chitarre, scorre indolente affascinando con classe e personalità, lasciandosi arricchire anche dalle collaborazioni preziose ma mai invadenti di personaggi come Paolo BenvegnùLuca Gemma e Rachele Bastreghi. Si racconta di viaggi e migrazioni, ma lo si fa in modo disincantato e dolente, con un approccio che non ha per fortuna nulla a che vedere con la melassa riversata abitualmente sul tema dalla “generazione erasmus” ma che, al contrario, sembra richiamare l’immaginario dei narratori del ‘900 e la poesia di Emanuel Carnevali.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

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Appuntamenti con i Reading di ROBERTO BONFANTI

7 aprile Arci Zerbini - Parma

16 aprile LegendClub - Milano

22 aprile Greenwich Pub - Curtarolo (PD) 

ROBERTO BONFANTI

FISCHIO FINALE

La storia di un ideale antieroe del calcio di provincia inaugura

"Storie contromano": una serie di racconti di Roberto Bonfanti da leggere e scaricare gratis

C’è un calciatore in uno spogliatoio. Ha quasi quarant’anni e, dopo una vita trascorsa a mangiare polvere sui campi di provincia, quella che sta per giocare è l’ultima partita della sua carriera. “Fischio finale” racconta i pensieri di questo antieroe minore in un delicato momento della sua esistenza: i pensieri di uno dei tanti che forse, almeno agli occhi distratti del mondo, non ce l’hanno fatta.

“Fischio finale” è un racconto di Roberto Bonfanti disponibile gratuitamente da oggi sul sito dello stesso autore. Con questo racconto si inaugura il progetto “Storie contromano”.

Leggi il racconto, scaricalo gratis e condividilo con chi vuoi: www.robertobonfanti.com/content/fischio-finale.html

STORIE CONTROMANO

“Storie contromano” è una serie di racconti firmati da Roberto Bonfanti e pubblicati uno per volta, con cadenza non troppo regolare, in download gratuito sul sito dello stesso autore. Storie brevi ma pulsanti di vita. Storie di personaggi comuni alle prese, come tutti noi, con se stessi o con il mondo che li circonda. Storie che viaggiano contromano rispetto ai paradigmi umani di quest’epoca di vincenti e che per questo hanno scelto di staccarsi dalla carta stampata e da ogni dinamica editoriale per poter correre libere, senza nessun prezzo e nessun vincolo, verso chiunque avrà voglia di dedicargli qualche minuto di attenzione.

“Storie contromano” è un work in progress: sappiamo da dove si parte ma non abbiamo la più pallida idea di dove si andrà a finire né quali incontri si potranno fare lungo il percorso. Ma siamo certi che di incontri ce ne saranno parecchi e che varrà la pena ascoltarle, queste storie.

Roberto Bonfanti

Roberto Bonfanti, scrittore e artista, è nato nell'anno in cui morì Piero Ciampi. Ha pubblicato finora cinque romanzi e un progetto musicale. Da sempre ama raccontare storie che frantumino i confini fra vita e poesia.

Sul web:

www.robertobonfanti.com
www.facebook.com/robertobonfanti
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www.twitter.com/robbonfanti

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“IL GILET” il nuovo singolo e videoclip di SIMON

“IL GILET” il nuovo singolo e videoclip di SIMON

 

in tutti i webstore e su YouTube

Pubblicato dall’etichetta SAAR Records

Il videoclip del brano, da oggi sul canale YouTube della SAAR Records (https://youtu.be/HTLNbimadHs), è stato girato a Genova per la regia di Marco D’Andragora, con la partecipazione dei ballerini Matteo Torriglia, Davide Bellomo, Greta Buccola e Marta Tuttorosa.

Ideato da Simone Sfriso e Marco D’Andragora.

Il Gilet”, il nuovo singolo di Simon è disponibile in tutti i webstore e in rotazione radiofonica da oggi 26 marzo,

“L’attesa di un concerto. 

Di un possibile incontro. 

Luci soffuse in una camera bianca. 

Il tempo sembra non passare ma è l’attesa il più grande piacere. 

Per diversi motivi non ci sei, quindi inganno il tempo con un caffè.

La tensione aumenta. 

Sei qui.

E facendo finta di non averti vista ti aspetto nel priveé”.

SIMON

Simon - pseudonimo di Simone Sfriso – è un nome di origine ebraica derivante dal termine “shama”, che significa “ascoltare”.

Il suo percorso artistico inizia partecipando a vari concorsi, tra cui il Festival di Saint Vincent, e vincendo il Festival Radio Babboleo, Golden Disc e Voci D'oro, grazie al quale ha guadagnato un contratto discografico con la Tam Record International per la realizzazione del singolo intitolato "Camouflage" prodotto da Tony Amodio negli Stati Uniti.

Ha inoltre vinto un prestigioso corso di canto alla Venice Voice Academy a Los Angeles e ha partecipato a “The Voice UK”.

Il suo primo singolo “Hard Time" è in tutti gli webstore ed in Italia in esclusiva per Mondadori Shop. Insieme a “Prima o poi” entra nelle classifiche di Radio Airplay arrivando in Top10.

Simon è attualmente prodotto da Chiarabruno, due cantanti degli anni ‘80 che hanno partecipato a vari programmi televisivi, tra cui Domenica In, Salsomaggiore, il Festival di Venezia e Telemontecarlo. Il duo ha venduto un milione e mezzo di dischi in Germania. 

Nel Web:

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/simone_sfriso/
FACEBOOK: https://www.facebook.com/SimonHardTime/

 

https://www.facebook.com/simone.sfriso

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Incanti Disincantati, De Profundis anticipati e Cocktails Bar.

Incanti Disincantati, De Profundis anticipati e Cocktails Bar.

Per questo periodo di silenzio, ho qualche giustificazione … sono rimasto vittima di un’influenza che tra bassi e alti mi si è trascinata fino ad ora e ho avuto alcuni impegni.  Chiedo scusa e voglio rassicurarvi che ora sto bene.

Tra questi impegni, ho tenuto alcune lezioni (sul linguaggio cinematografico e la sua evoluzione) in alcune scuole superiori. Un paio di queste avevano come indirizzo l’audiovisivo, in altre mi sono prestato per quella che, oggi, viene chiamata “co-gestione” … credo con il trattino.

Nell’ambito di queste, chiacchierando con studenti e professori ho avuto due rivelazioni: una che mi ha piacevolmente colpito e un’altra, strana e spiacevole. Partiamo dai dati positivi. I giovani di oggi sono molto lontani dagli stereotipi che ci vogliono far digerire media e benpensanti. Sono bravi, preparati e, umanamente, dritti. Per giunta, non sono bulli (esistono, e non dovrebbero, solo sporadicamente…  naturalmente, si parla di loro più di quelli che, magari, si buttano sui binari del metrò per salvare una bambina), non sono pigri, non sono stupidi e non sono neanche integralisti come me alla loro età. Ascoltano e ragionano. Spesso ti stupiscono per la maturità che dimostrano. Quindi, mi tolgo il cappello e chiedo umilmente perdono se, qualche volta, ho ceduto anche io a facili ed erronei giudizi.

Nella serie de Le Visioni intitolata Generazioni, ho spesso positivamente accennato a quei movimenti che ispirati ed ispiratori di artisti di tutti i linguaggi si sono spesi per un cambiamento. La serie continuerà. Tuttavia, ho pensato di fermarmi per parlare di questa generazione che ho avuto la possibilità di conoscere, seppur fugacemente. Così ho deciso di dedicare questo pezzo a loro senza fare apologia e cercando di essere razionale.

Quei movimenti giovanili non esistono più. E’ avanzata, di questi, la parte più deteriore e ideologica. Strumento aulico e inadatto nel mondo odierno è l’ideologia … Una bussola smagnetizzata dalla Storia. Eppure, io e molti della mia età sentiamo il bisogno di forze giovani che provino a generare un cambiamento dove noi abbiamo fallito. Samuel Beckett ha scritto: prova, fallisci, prova ancora, fallisci meglio …

I ragazzi che ho conosciuto sono sfiduciati. Si sono arresi ad una vita che sarà difficile e basta. Avere sogni è stupido, figuriamoci averne e cercare di realizzarli. Meglio il concorso pubblico che, ancora per poco, garantirà il posto fisso. Meglio arrendersi prima di combattere che andare incontro alla sconfitta. D’altra parte, il mondo che conoscono è questo: fatto di disoccupazione, incertezza, terrorismo e guerre, stritolato dalla finanza, basato sulle regole dell’economia per cui siamo numeri. Siamo numeri tutti quanti, però: chi si arrende e chi no.

Certo, il mondo fa schifo o quasi ma è governato da uomini. Uomini che quelle regole hanno fatto, cambiando quelle precedenti e provando a progredire. Io appartengo ad una generazione di sconfitti. Quelli che si sono arresi per primi sono seduti sugli scranni più alti delle Università, della ricerca, dei giornali, della politica e delle banche. Loro hanno avuto più fortuna di me (nella scelta dei tempi) ma, forse, io riesco a guardarmi nello specchio senza avere conati di vomito. Dato e non concesso che a molti di loro sia avanzato un pezzettino di coscienza.

Se sono qui ancora e scrivo è perché io credo ancora in un cambiamento. Credo che musicisti, scrittori, pittori, scultori, street artist, registi, etc. siano professioni quanto mai necessarie. Oggi per cambiare bisogna alzare il tono ed il livello. Spiegare ai contemporanei che la musica è una cosa seria e che non c’entra nulla con talent show pilotati o con le star del web costruite a tavolino. Bisogna avere il coraggio di dire che il cinema non è il video della gara di scoregge incendiate che si trova in rete. Che scrivere non è sapere usare word o pages … Che, al di là delle ultime evidenze di cronaca, non ci siamo mai confusi né sbagliati sul fatto che i social sono mezzi di condizionamento di massa e non uno spazio dove ognuno è libero di esprimersi.

Per cambiare serve impegno, serve partecipazione, servono visioni (non le mie), servono sogni e la volontà di realizzarli. Non potete recitare il De Profundis prima ancora di aver provato a scontrarvi con la vita. Tanto, sarà dura lo stesso. Allora, tanto vale vivere per le proprie illusioni e soffrire che soffrire punto. Mi rendo conto che non sia colpa dei giovani. La colpa è nostra. Siamo stati incapaci di incantarli, di spronarli a seguire la loro natura e le loro inclinazioni. Siamo stati maestri svogliati e, nella peggiore delle ipotesi, non abbiamo insegnato loro nulla. Non siamo stati chiari sul fatto che servono passione e competenza, non esiste una senza l’altra.

Vi racconterò una storia. Negli anni Ottanta, Milano era la città “da bere”. Fiorivano in ogni zona locali disegnati da architetti di grido, i proprietari si contendevano offrendo compensi incredibili i migliori barman, quelli con il gagliardetto dell’AIBES, quelli che vincevano i premi. I clienti conoscevano i cocktails ed erano esigenti e attenti. Così si servivano molti intrugli mescolati o shakerati. Ogni comanda era diversa: cocktail Martini, Rusty Nail, cocktail Bacardi, Beetween the Sheets, Alexander, i Flips e i Fizz, etc. I clienti, appassionati e sapienti, avevano costretto i gestori dei locali a fare un lavoro di qualità, alzando il livello se volevano sopravvivere alla concorrenza. Voi siete i clienti del mondo di domani e quella qualità di vita, equità, giustizia sociale e verità la dovete pretendere e perseguire. Non rassegnatevi come i poveri avventori di oggi che si accontentano di Mojitos e Moscow Mule preparati da gestori improvvisati barman.

Coltivate le vostre passioni, vivetevi bene quest’incertezza, i fallimenti, le gioie, non arrendetevi mai ma, soprattutto, bevete con moderazione … che detto da me …

di Paolo Pelizza

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