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A volte ritornano, quasi sempre.

A volte ritornano, quasi sempre.

Scusatemi per l’ennesima volta … Purtroppo, nelle passate settimane ho dovuto stropicciarmi gli occhi spesso e, ancor più spesso darmi dei pizzicotti per verificare se stessi sognando o meno. La notizia è che, no… non stavo sognando. Buona, non saprei.

E’ che sono stato assalito da un passato che credevo definitivamente tramontato nelle modalità e nei testimoni e che, per dirla tutta, non mi mancava.

Nella musica mainstream e nella politica, qui nulla si crea e nulla si distrugge ma, a differenza della principale legge della fisica, neanche si trasforma. E’ un eterno ritorno in un divenire più spaventoso del film di Tom McLoughlin che cito nel titolo di questo pezzo.

Siamo specializzati in resurrezioni? … Uhm, forse, più in riesumazioni.

E così, che so… Si fa l’apologia di un assassino che ha nostalgia di un’epoca in cui ad andare in Africa a rompere i cristalli in casa altrui, eravamo noi. Come lui, ci andavamo armati pesantemente e dall’alto della nostra bellica superiorità eravamo riusciti ad averne ragione facilmente. Loro erano praticamente disarmati e li abbiamo aggrediti a sorpresa. Un passato che non passa … Cambiano solo i vocaboli: se sei italiano sei un pazzo, se sei nord-africano un terrorista. Anche questo è uguale a sempre, nel nostro Paese: due pesi e due misure.

In politica sembra di essere tornati agli anni Novanta (ne parleremo nel nuovo Generazioni VI), con un giovane outsider di quasi novant’anni in testa ai sondaggi e la sinistra (esiste ancora? Boh …) che resta vittima di un altro scisma per eccesso di autocritica . Come sempre, nelle ultime competizioni elettorali, la montagna partorirà il topolino di un governo di larghe intese che il popolo sovrano non avrà eletto. Credo che si debba e si possa fare di meglio. L’Europa così come si è configurata nella sua costruzione e gestione dal 2002 è un comitato di affaristi e banchieri più interessati al profitto o a rimanere sopra la linea di galleggiamento, che ad un reale progresso e alla formazione di una cultura condivisa. Continuando così andrà incontro ad un fallimento annunciato. Sembra che ci sia la volontà di mantenere questo pericoloso status quo, anche dopo quello che è successo in Polonia e, nelle  ultime tornate in Germania e Francia, con le forze populiste, nazionaliste e xenofobe che avanzano stabilmente. Anche questo non l’avevamo già visto nel secolo scorso? Ricordate come è finita?

All’insegna dei ritorni (grandi, non so) è stato anche questo ultimo Festival della Canzone Italiana. Oddio, non che ci sia stato da trattenere il fiato per la suspence: tutti gli anni è la stessa cosa. Ha le sue polemicucce sui cachet di ospiti e conduttori, gli ospiti internazionali che vengono, gli outfit di conduttori e artisti, il “temino banalino” da lacrimuccia nazional-popolare e, infine, il riassuntino su tutti i telegiornali e i rotocalchi del regno. Insomma, è lui immutabilmente. Unica assente ingiustificata: la musica as usual.

Sono tornate alcune star o semi-star del passato. Alcune dal passato remoto. Più che spaventarci, ci hanno fatto tenerezza. Avremmo preferito ricordarle come le ricordavamo ed, invece, adesso quei ricordi sono stati cancellati per sempre, sostituiti da questi nuovi, non particolarmente edificanti.

Forse sono troppo caustico. Perché vedete, è difficile organizzare un programma progettato per seguire la demografia. Gli ascolti aumentano perché la popolazione invecchia e Sanremo è Sanremo. Anni fa avevo scritto un pezzo che si intitolava “Sanremo e i Dinosauri”. Mi sbagliavo a separare le due categorie: gli spettatori di Sanremo sono i Dinosauri.

Spettatori inerti come quelli che allo show partecipano, che si trascinano tra emozioni a buon mercato (neanche tanto!) e temi semplificati per farci sentire un po’ carogne, salvo poi investire il migrante fastidioso con l’automobile, già dal lunedì dopo. Giusto il tempo di farsi seccare il liquido salato sulla guancia.

Mi direte: c’è Sanremo Young! Avete ragione … Adesso si chiama young e non più Sanremo Giovani. Così sembra ringiovanito di un decennio, che diavolo!

Come se volendo spacciare la ricotta ai ragazzi, la si pubblicizzasse con il nuovo nome di “Raicotz” cambiandone la percezione o la sostanza.

In questi tempi, di sostanza, ne vediamo poca. Troppo poca, e sappiamo quanto ne abbiamo bisogno.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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JOVANOTTI - CONCERTO MILANO

“Come posso io
Non celebrarti vita?
Oh vita
Oh vita”

Vita. Sicuramente questa è la parola che può descrivere al meglio il concerto di Jovanotti che si è tenuto questo 12 febbraio al Mediolanum Forum di Assago di Milano, prima data di un tour che comprende ben 12 appuntamenti in questa città, di cui molti sold out. Un’esplosione di energia, una carica incredibile caratterizzava l’inarrestabile cantante, che si è esibito con una performance ricca di brani nuovi e successi senza tempo. Una celebrazione dell’amore, come lo stesso Jovanotti ha affermato verso la fine del concerto, e degli innamorati, di coloro che amano la musica, ma, soprattutto, la vita. Un’ode a tutti coloro che vivono senza pregiudizi, ascoltando sempre il proprio cuore e seguendo le proprie passioni, proprio le stesse che hanno portato Jovanotti ad esibirsi sul palco del Mediolanum Forum.

Passione. Non c’è stato un attimo durante il concerto in cui non si poteva notare la passione del cantante, che non si è fermato un attimo, neanche quasi per riprendere fiato, ma che ha continuato per più di due ore con il microfono in mano e tanta voglia di ballare. Da non dimenticare anche la passione del suo pubblico, che riempiva completamente il Mediolanum Forum, fans ma anche famiglie, persino bambini, che insieme, dalle prime file alle ultime ballavano incessantemente sulle note di “L’ombelico del mondo”, “Ti porto via con me” e “Tutto l’amore che ho”. Non solo balli ma anche lacrime, di gioia, di emozione, durante i brani più dolci come “A te” o “Mi fido di te”.

Un vero e proprio spettacolo, più che un concerto, messo in scena da una persona che, oltre ad essere un validissimo cantante, capace di coinvolgere e di far emozionare, è anche un bravissimo performer. Inaspettato e toccante il momento in cui, attraverso la pedana centrale che, proprio come il musicista, non era fatta per stare ferma, Jovanotti si è ricongiunto con le sue origini, avvicinandosi alla consolle e diventando il dj della serata.

Uno show non solo improntato sulla buona musica ma anche sull’ironia e, soprattutto, sulla cultura grazie ai numerosi video che comparivano sul maxischermo, alternando momenti in cui veniva raffigurato il musicista in mezzo al pubblico e momenti in cui comparivano monologhi o spezzoni di telegiornali, come durante “Penso positivo”.

Un inno alla libertà, citata più volte durante il concerto e alla fine celebrata attraverso l’ultima canzone “Viva la libertà”. Un continuo gioco di luci, di colori, di effetti speciali, con tanto di coriandoli, di lampadari che si alzavano e si abbassavano illuminandosi, di passerelle che proprio non volevano rimanere ferme. Un concerto pieno anche dal punto di vista musicale, che spaziava dal pop, all’hip hop, alla techno, rimanendo sempre originale e creando nel complesso una grande festa.

Ma, soprattutto, la celebrazione di un uomo che ama la musica. Non c’è bisogno che lui lo ammetta, lo si vede dal modo in cui si muove, da come balla, dal sorriso finale, guardando i suoi fans, quando ormai il concerto era finito e tutti stavano per andare a casa, dal camminare per breve tempo in mezzo al pubblico, cosa che solo pochi farebbero. Il racconto della vita di un uomo che 30 anni fa ha deciso di entrare nel mondo della musica e che da allora non si è mai fermato, creando sempre nuovi successi e non abbandonando mai quell’energia che rende le sue performance live tanto uniche.

FRANCESCA ROMANO

Rock Targato Italia

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BEST BEFORE di Giada Fiorindi Federico Floriani @Dimora Artica, fino al 28 febbraio

Novità nel campo dell'arte per il mese di febbraio: fino alla fine del mese sarà possibile visitare la mostra d'arte BEST BEFORE di Giada Fiorindi e Federico Floriani presso Dimora Artica, Milano:

DIMORA ARTICA
Via Matteo Maria Boiardo 11 - Milano
Tel +39 380 5245917
www.dimoraartica.com

Aprendo il seguente link è possibile scaricare la cartella stampa con immagini ad alta risoluzione e comunicato stampa.

BEST BEFORE Giada Fiorindi Federico Floriani

 

 

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Tre album per febbraio 2018: Paolo Cattaneo, Dunk e Priscilla Bei.

Tre album per febbraio 2018: Paolo CattaneoDunk e Priscilla Bei.
articolo di Roberto Bonfanti

Archiviata l'annuale settimana in cui tentare di parlare di musica diventa come versare un bicchiere d’acqua fresca in uno stagno, torniamo come ogni mese a guardarci attorno per scoprire qualche interessante novità discografica di quest'ultimo periodo.

Paolo Cattaneo è un artista che si muove ormai da diversi anni nel sottobosco musicale italiano, anche se a volte si ha l'impressione che lo faccia a fari spenti, quasi sottovoce, con la stessa delicatezza e discrezione delle sue canzoni. “Una piccola tregua live”, suo primo disco dal vivo, non può che fotografare l'essenza della musica del cantautore bresciano: un universo sonoro in cui un'elettronica raffinata dalle tinte ombrose ma dal volto umano accompagna una scrittura elegante e poetica dando vita a canzoni intime da cui lasciarsi cullare chiudendo gli occhi e allontanandosi da ogni distrazione.

Un progetto che nasce dall'unione fra la voce e la penna di Ettore Giuradei, la batteria di Luca Ferrari dei Verdena, la chitarra di Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi e le tastiere di Marco Giuradei non può che destare quanto meno un pizzico di curiosità. Ciò che esce da quest'unione è un supergruppo chiamato Dunk che ha da poco pubblicato un album eponimo: una macchina sonora esplosiva e piacevolmente instabile all'interno della quale, pur mantenendo ben riconoscibile il background musicale di ognuno dei componenti e la scrittura visionaria e introspettiva di Ettore, si mischiano rock d'autore, aperture prog, cavalcate punk, richiami folk e svisate psichedeliche.

Fra i nomi nuovi colpisce piacevolmente Priscilla Bei, cantautrice romana esordiente che si presenta con album intitolato “Facciamo finta che sia andato tutto bene”: un lavoro che sembra avere fatto propri gli insegnamenti del trip-hop della Bristol degli anni ‘90 ricucendoli all'interno di un pop d’autore moderno, immediato ma mai banale, incentrato soprattutto su atmosfere elettroniche irrequiete che, insieme a una produzione estremamente curata, valorizzano una serie di canzoni dall’indole riflessiva.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

 

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ELECTAJUNIOR- STORIE DI ARIA, DI TERRA E DI MARE - Roberto Piumini - illustrazioni di Paolo d’Altan

Ispirate agli elementi, Storie di aria, di terra e di mare di Roberto Piumini, pubblicate da Mondadori Electa, mettono in scena le contraddizioni umane dentro a mondi fantastici. I personaggi sono come noi: a volte sognatori, generosi, coraggiosi, ma talvolta anche meschini, codardi e prepotenti.

Un uomo si lancia col paracadute e atterra su una nuvola.

È soffice e abitata da tre ragazze.

Lungo le coste africane un bastimento di pirati fugge inseguito da navi spagnole, finché a bordo non sale Zineb, una donna misteriosa che cambierà le sorti di quel viaggio.

Durante la guerra un contadino nasconde la bella figlia per proteggerla dal nemico, che ha fama di essere spietato. La seppellisce in terra, lasciandole fuori solo la testa. Ma si rivela un vigliacco, e per questo perderà tutto: la figlia, la terra e la pace.

Nelle cinque storie raccolte nel volume ed ambientate tra cielo, terra e mare, Roberto Piumini immagina situazioni e scenari visionari che sempre trovano un aggancio con la realtà. Proprio per questo le sue storie stimolano la riflessione del giovane lettore che riesce a cogliere, dietro alle vicende e ai personaggi, spunti e riferimenti in cui riconoscersi.

I racconti sono illustrati da Paolo d’Altan, illustratore per ragazzi pluripremiato, le cui tavole interpretano visivamente gli scenari originalissimi di Roberto Piumini.

 

Roberto Piumini, (Brescia, 1947) è tra gli autori per ragazzi più amati in Italia. Dal 1978 ha pubblicato moltissimi libri di fiabe, racconti corti e lunghi, romanzi, filastrocche, poesie, testi teatrali, traduzioni, adattamenti, testi parascolastici, presso circa 70 editori italiani. Alcuni suoi libri sono stati pubblicati in Francia (Gallimard, Bayard), in Spagna (Obelisco), negli USA (Body Mills Press), in Polonia e in Brasile.

Paolo d'Altan ha vinto due ori all’Art Directors Club Italiano per l’illustrazione pubblicitaria (1991 e 1995). La sua passione per l’immagine disegnata lo avvicina al mondo dell’editoria e dei libri per ragazzi ottenendo numerosi riconoscimenti. È stato selezionato in diversi annual tra i quali Illustratori Italiani-Annual, Communication Arts Illustration Annual e 3×3 Children Illustration Annual, e in numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 2011 gli viene assegnato il Premio Andersen come migliore illustratore italiano e nel 2012 il premio White Ravens. È tra i primi illustratori italiani a utilizzare e promuovere l'illustrazione digitale. Vive e lavora a Milano.

 

Indice

La bella seta

Il vecchio sulla terra

Zineb e i pirati

La ragazza interrata

Il mare verde

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SEX STORY LA PRIMA STORIA DEL SESSO A FUMETTI

 

MONDADORI pubblica

SEX STORY

LA PRIMA STORIA DEL SESSO A FUMETTI

Philippe Brenot, Laetitia Coryn

Mondadori Electa pubblica Sex Story. La prima storia del sesso a fumetti, di Philippe Brenot, Laetitia Coryn: un volume che  svela la grande storia del sesso e dell’amore svelando tutto quello che i libri non osano raccontare.

A quando risale la prima coppia? Come nascono il pudore e l’erotismo? E l’amore, ovvero il grande tormento di tutti gli esseri umani? In che modo la sessualità è collegata ai rapporti fra uomo e donna e alla condizione femminile nelle varie culture? Siete senza parole? Sex Story risponde a tutte queste domande  ripercorrendo l’evoluzione dei costumi sessuali in Occidente, dalle origini fino ai nostri giorni con simpatici e ironici fumetti.

All’inizio del secondo millennio la sessualità ci sembra onnipresente, viene affrontata con disinvoltura, mostrata sugli schermi, i media ne parlano ma, paradossalmente, è poco spiegata e quasi mai insegnata. Nelle scuole non esiste alcuna vera educazione sessuale, al massimo un’informazione sulla contraccezione e poco altro. Niente che permetta di comprendere la natura dei rapporti intimi, le difficoltà legate alla loro costruzione, la necessaria relazione di rispetto e di uguaglianza con il (la) compagno(a), gli interrogativi sull’orientamento sessuale…

E in assenza di informazioni, internet e il porno sono elevati a modelli onnipotenti. Sex Story dà spazio a rivelazioni che aiuteranno a comprendere meglio quella dimensione

essenziale dell’intimità tra esseri umani che è la sessualità.

Il volume ribalta i tabù legati al sesso e, attraverso un racconto che mescola rigore storico e umorismo, propone un nuovo punto di vista senza usare mezzi termini.

Il frutto proibito, la sessualità degli dei, il risveglio dei sensi, i doveri coniugali…, ma anche i comportamenti poco noti di personaggi illustri: dalle stravaganze di Cleopatra all’orientamento sessuale di Michelangelo, passando per il libertinaggio di Luigi XV, quello che si compone davanti ai vostri occhi è un appassionante affresco storico e antropologico.

200 pagine per vedere la storia sotto una luce diversa!

Philippe Brenot è psichiatra e antropologo, direttore del dipartimento di sessuologia dell’università Paris Descartes.

Laetitia Coryn è autrice di fumetti. Lavora in particolare per la rivista “AAARG!” e ha firmato diversi fumetti umoristici.

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Generazioni V parte.

Generazioni V parte.

Ovvero: l’eredità degli anni Ottanta, la fine della Storia, le opportunità (perse) della globalizzazione, la genesi della Rete.

Si sono fatte molte ipotesi sull’eredità degli Ottanta. Sono stati anni densi di avvenimenti e tendenze. E’ molto complicato decidere su quale criterio basare un giudizio.

In musica, è il decennio del pop universale: facile e comprensibile per le  masse. E’ il decennio di forme artistiche pret-a-porter, della diffusione di un edonismo leggero (per non dire, frivolo), della misura del successo misurato dal denaro acquisito, della conclusione della Guerra Fredda e, alla fine, dell’istituzione del “pensiero unico”. Il comunismo aveva fallito e, bocciato dalla Storia, aveva lasciato il campo libero per il successo del capitalismo, dell’economia di mercato. Tutto vero ma, è stato anche il decennio della speranza di una pace stabile. Si poteva intravvedere, in prospettiva, l’idea dei guaranì (nativi del Paraguay) di una “Terra senza Male”.

L’ipotesi di un mondo reso più piccolo e unito decadrà immediatamente. La spinta verso un’economia globale diventerà da grande opportunità per tutti ad una sorta di nuovo colonialismo. Saranno gli interessi degli Stati più forti ad influire sulle dinamiche politiche di quelli più poveri, riducendo ulteriormente le loro possibilità in termini di pace, equità sociale e benessere.

Tuttavia, si moltiplicheranno gli appelli e le azioni per i diritti umani e civili. Ci saranno concerti, eventi, risoluzioni politiche (in particolare, in Gran Bretagna) per contrastare efficacemente la fame nel Terzo Mondo e si intraprenderanno missioni che andranno in quella direzione.

Nel 1988 i più grandi musicisti partiranno effettueranno un tour mondiale per festeggiare il 40° anniversario della Carta dei Diritti dell’Uomo. Nel mirino, soprattutto, il regime dell’Apartheid in Sud Africa, con gli accendini accesi e gli stadi in silenzio ad ascoltare “Biko” di Peter Gabriel. Prima, nell’85 (dopo Live Aid) artisti occidentali e africani danno vita al progetto Sun City (l’allora equivalente della Las Vegas americana dove tra casinò e hotel di lusso si consumava la tragedia dei sudafricani neri). Molti artisti partecipano dal rock, dal folk, dal reggae, dal jazz e dalla musica africana. Nascerà da qui l’humus che darà vita alla cosiddetta world music … un nuovo genere dove le varie forme, i generi e le tradizioni si mescolano per trovare nuove composizioni e nuove armonie.  Ne parleremo.

 L’apartheid non durerà ancora a lungo: nel 1990 Mandela verrà liberato dalla iniqua prigionia e nel 1991 cesserà ufficialmente.

Steve Van Zandt più noto come Little Steven, per essere uno storico ed eminente membro della E Street Band, dichiarerà che fare musica equivale a fare politica e non dire nulla (sull’apartheid) fosse già un messaggio.

E’ stato, anche, il decennio durante il quale la Chiesa ha scoperto i mass media. Papa Woijtila era in tv a reti unificate, tutti i giorni. Modalità divenuta di uso comune anche per i successori con l’aggiunta di rete e social media.

Alla fine degli Ottanta, scongiurato il pericolo di olocausto nucleare, si cominciano a diffondere sistemi per collegare i computer. L’invenzione di reti dedicate viene da lontano: Arpanet era la rete militare che collegava i siti per il lancio di missili balistici negli USA. Diventerà massiva negli anni Novanta con la diffusione del world-wide-web. Da lì arriverà fino ad oggi per prosperare tra luci e ombre, tra vantaggi e sinistri, tra beatificazione e puzza di zolfo.

Sì, gli anni Ottanta si sono consumati tra yuppismo e impegno sociale, tra leggerezza e condanna, tra la fine di una Guerra e l’inizio di molte altre su piccola scala, tra promesse di pace stabile e genocidi. Credo che siano stati anni in cui (come oggi) si fosse impossibilitati a vedere oltre, ad immaginare un futuro tra le luci illusorie di una nuova Città del Sole ed una lunga gita all’Inferno.

Una breve nota: ricordo a tutti i nostri lettori, amici, detrattori etc. l’incontro di domenica prossima ventura 11 febbraio 2018 presso Spazio Ligera in Via Padova, 133 a Milano dalle 19.00: con la gustosa scusa di presentare il libro di poesie “Pandora in poi andrà meglio” di Massimiliano Morelli, ci inerpicheremo in discussioni sulle nuove e vecchie forme espressive e quale futuro per queste. A fare da guastatore ci sarà il vostro amichevole visionario di quartiere. A presto.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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Generazioni V parte.

Generazioni V parte.

Ovvero: l’eredità degli anni Ottanta, la fine della Storia, le opportunità (perse) della globalizzazione, la genesi della Rete.

Si sono fatte molte ipotesi sull’eredità degli Ottanta. Sono stati anni densi di avvenimenti e tendenze. E’ molto complicato decidere su quale criterio basare un giudizio.

In musica, è il decennio del pop universale: facile e comprensibile per le  masse. E’ il decennio di forme artistiche pret-a-porter, della diffusione di un edonismo leggero (per non dire, frivolo), della misura del successo misurato dal denaro acquisito, della conclusione della Guerra Fredda e, alla fine, dell’istituzione del “pensiero unico”. Il comunismo aveva fallito e, bocciato dalla Storia, aveva lasciato il campo libero per il successo del capitalismo, dell’economia di mercato. Tutto vero ma, è stato anche il decennio della speranza di una pace stabile. Si poteva intravvedere, in prospettiva, l’idea dei guaranì (nativi del Paraguay) di una “Terra senza Male”.

L’ipotesi di un mondo reso più piccolo e unito decadrà immediatamente. La spinta verso un’economia globale diventerà da grande opportunità per tutti ad una sorta di nuovo colonialismo. Saranno gli interessi degli Stati più forti ad influire sulle dinamiche politiche di quelli più poveri, riducendo ulteriormente le loro possibilità in termini di pace, equità sociale e benessere.

Tuttavia, si moltiplicheranno gli appelli e le azioni per i diritti umani e civili. Ci saranno concerti, eventi, risoluzioni politiche (in particolare, in Gran Bretagna) per contrastare efficacemente la fame nel Terzo Mondo e si intraprenderanno missioni che andranno in quella direzione.

Nel 1988 i più grandi musicisti partiranno effettueranno un tour mondiale per festeggiare il 40° anniversario della Carta dei Diritti dell’Uomo. Nel mirino, soprattutto, il regime dell’Apartheid in Sud Africa, con gli accendini accesi e gli stadi in silenzio ad ascoltare “Biko” di Peter Gabriel. Prima, nell’85 (dopo Live Aid) artisti occidentali e africani danno vita al progetto Sun City (l’allora equivalente della Las Vegas americana dove tra casinò e hotel di lusso si consumava la tragedia dei sudafricani neri). Molti artisti partecipano dal rock, dal folk, dal reggae, dal jazz e dalla musica africana. Nascerà da qui l’humus che darà vita alla cosiddetta world music … un nuovo genere dove le varie forme, i generi e le tradizioni si mescolano per trovare nuove composizioni e nuove armonie.  Ne parleremo.

 L’apartheid non durerà ancora a lungo: nel 1990 Mandela verrà liberato dalla iniqua prigionia e nel 1991 cesserà ufficialmente.

Steve Van Zandt più noto come Little Steven, per essere uno storico ed eminente membro della E Street Band, dichiarerà che fare musica equivale a fare politica e non dire nulla (sull’apartheid) fosse già un messaggio.

E’ stato, anche, il decennio durante il quale la Chiesa ha scoperto i mass media. Papa Woijtila era in tv a reti unificate, tutti i giorni. Modalità divenuta di uso comune anche per i successori con l’aggiunta di rete e social media.

Alla fine degli Ottanta, scongiurato il pericolo di olocausto nucleare, si cominciano a diffondere sistemi per collegare i computer. L’invenzione di reti dedicate viene da lontano: Arpanet era la rete militare che collegava i siti per il lancio di missili balistici negli USA. Diventerà massiva negli anni Novanta con la diffusione del world-wide-web. Da lì arriverà fino ad oggi per prosperare tra luci e ombre, tra vantaggi e sinistri, tra beatificazione e puzza di zolfo.

Sì, gli anni Ottanta si sono consumati tra yuppismo e impegno sociale, tra leggerezza e condanna, tra la fine di una Guerra e l’inizio di molte altre su piccola scala, tra promesse di pace stabile e genocidi. Credo che siano stati anni in cui (come oggi) si fosse impossibilitati a vedere oltre, ad immaginare un futuro tra le luci illusorie di una nuova Città del Sole ed una lunga gita all’Inferno.

Una breve nota: ricordo a tutti i nostri lettori, amici, detrattori etc. l’incontro di domenica prossima ventura 11 febbraio 2018 presso Spazio Ligera in Via Padova, 133 a Milano dalle 19.00: con la gustosa scusa di presentare il libro di poesie “Pandora in poi andrà meglio” di Massimiliano Morelli, ci inerpicheremo in discussioni sulle nuove e vecchie forme espressive e quale futuro per queste. A fare da guastatore ci sarà il vostro amichevole visionario di quartiere. A presto.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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Generazioni V parte.

Generazioni V parte.

Ovvero: l’eredità degli anni Ottanta, la fine della Storia, le opportunità (perse) della globalizzazione, la genesi della Rete.

Si sono fatte molte ipotesi sull’eredità degli Ottanta. Sono stati anni densi di avvenimenti e tendenze. E’ molto complicato decidere su quale criterio basare un giudizio.

In musica, è il decennio del pop universale: facile e comprensibile per le  masse. E’ il decennio di forme artistiche pret-a-porter, della diffusione di un edonismo leggero (per non dire, frivolo), della misura del successo misurato dal denaro acquisito, della conclusione della Guerra Fredda e, alla fine, dell’istituzione del “pensiero unico”. Il comunismo aveva fallito e, bocciato dalla Storia, aveva lasciato il campo libero per il successo del capitalismo, dell’economia di mercato. Tutto vero ma, è stato anche il decennio della speranza di una pace stabile. Si poteva intravvedere, in prospettiva, l’idea dei guaranì (nativi del Paraguay) di una “Terra senza Male”.

L’ipotesi di un mondo reso più piccolo e unito decadrà immediatamente. La spinta verso un’economia globale diventerà da grande opportunità per tutti ad una sorta di nuovo colonialismo. Saranno gli interessi degli Stati più forti ad influire sulle dinamiche politiche di quelli più poveri, riducendo ulteriormente le loro possibilità in termini di pace, equità sociale e benessere.

Tuttavia, si moltiplicheranno gli appelli e le azioni per i diritti umani e civili. Ci saranno concerti, eventi, risoluzioni politiche (in particolare, in Gran Bretagna) per contrastare efficacemente la fame nel Terzo Mondo e si intraprenderanno missioni che andranno in quella direzione.

Nel 1988 i più grandi musicisti partiranno effettueranno un tour mondiale per festeggiare il 40° anniversario della Carta dei Diritti dell’Uomo. Nel mirino, soprattutto, il regime dell’Apartheid in Sud Africa, con gli accendini accesi e gli stadi in silenzio ad ascoltare “Biko” di Peter Gabriel. Prima, nell’85 (dopo Live Aid) artisti occidentali e africani danno vita al progetto Sun City (l’allora equivalente della Las Vegas americana dove tra casinò e hotel di lusso si consumava la tragedia dei sudafricani neri). Molti artisti partecipano dal rock, dal folk, dal reggae, dal jazz e dalla musica africana. Nascerà da qui l’humus che darà vita alla cosiddetta world music … un nuovo genere dove le varie forme, i generi e le tradizioni si mescolano per trovare nuove composizioni e nuove armonie.  Ne parleremo.

 L’apartheid non durerà ancora a lungo: nel 1990 Mandela verrà liberato dalla iniqua prigionia e nel 1991 cesserà ufficialmente.

Steve Van Zandt più noto come Little Steven, per essere uno storico ed eminente membro della E Street Band, dichiarerà che fare musica equivale a fare politica e non dire nulla (sull’apartheid) fosse già un messaggio.

E’ stato, anche, il decennio durante il quale la Chiesa ha scoperto i mass media. Papa Woijtila era in tv a reti unificate, tutti i giorni. Modalità divenuta di uso comune anche per i successori con l’aggiunta di rete e social media.

Alla fine degli Ottanta, scongiurato il pericolo di olocausto nucleare, si cominciano a diffondere sistemi per collegare i computer. L’invenzione di reti dedicate viene da lontano: Arpanet era la rete militare che collegava i siti per il lancio di missili balistici negli USA. Diventerà massiva negli anni Novanta con la diffusione del world-wide-web. Da lì arriverà fino ad oggi per prosperare tra luci e ombre, tra vantaggi e sinistri, tra beatificazione e puzza di zolfo.

Sì, gli anni Ottanta si sono consumati tra yuppismo e impegno sociale, tra leggerezza e condanna, tra la fine di una Guerra e l’inizio di molte altre su piccola scala, tra promesse di pace stabile e genocidi. Credo che siano stati anni in cui (come oggi) si fosse impossibilitati a vedere oltre, ad immaginare un futuro tra le luci illusorie di una nuova Città del Sole ed una lunga gita all’Inferno.

Una breve nota: ricordo a tutti i nostri lettori, amici, detrattori etc. l’incontro di domenica prossima ventura 11 febbraio 2018 presso Spazio Ligera in Via Padova, 133 a Milano dalle 19.00: con la gustosa scusa di presentare il libro di poesie “Pandora in poi andrà meglio” di Massimiliano Morelli, ci inerpicheremo in discussioni sulle nuove e vecchie forme espressive e quale futuro per queste. A fare da guastatore ci sarà il vostro amichevole visionario di quartiere. A presto.

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Dimora Artica @FRUIT art book fair Bologna

Dimora Artica partecipa a FRUIT art book fair dove presenta una selezione di pubblicazioni e multipli d'artista.

FRUIT si svolgerà in concomitanza con Artefiera, al Palazzo Re Enzo, con i seguenti orari:

Venerdì 2 febbraio ore 17.00 / 24.00

Sabato 3 febbraio ore 15.00 / 01.30

Domenica 4 febbraio ore 12.00 / 20.00

fruitexhibition.com

Fruit Exhibition è la fiera di pubblicazioni d’Arte di Bologna.
Aperta al pubblico raccoglie pubblicazioni cartacee e digitali indipendenti tra cui libri d’artista, cataloghi, progetti di graphic design, periodici e zines.

La prossima edizione si terrà dal 2 al 4 Febbraio 2018, Palazzo Re Enzo – Bologna

INGRESSO
6€ valido per le tre giornate escluso:

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tel. 02.58310655
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