Menu

Atom For Peace - Milano estate 2013

 

Gli Atoms for peace non deludono, nemmeno dal vivo. Ieri in concerto al City Sound Festival a Milano il supergruppo, nato nel 2009 dal sodalizio tra Thom Yorke, il leader dei Radiohead, e Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, ha riscaldato il palco a suon di elettrorock e fatto ballare e sognare l'intera platea dell'Ippodromo del Galoppo. La band anglo-americana ha superato a tuttotondo il banco di prova meneghino.
Pochi erano i dubbi. D'altronde presi uno a uno gli Atoms for peace sono un marchio di garanzia. Thom Yorke sa come muoversi sul palco. Alla voce ammaliante, il cantante sa accompagnare fascino (i movimenti sinuosi durante la performance sono da capogiro) e competenza artistica. Sul palco del suo ce l'ha messo anche Flea, il bassista dei RHCP, che con il suo tocco virtuoso, con apparente facilità, riesce a infondere energia da tutte le corde. L'intesa tra i due artisti è comprovata. Ma nessuno è stato da meno. Né Joey Waronker, già batterista di Beck e dei Rem, né Nigel Godrich, produttore dei Radiohead, che era dietro le tastiere e i synth, né Mauro Refosco, percussionista brasiliano apprezzato da mezzo mondo. Il tutto è stato accompagnato a livello visivo da due schermi ai lati del palco che inquadravano da vicino i componenti del gruppo e sullo sfondo da un schermo illuminato da forme geometriche fatte coi led.

Dal vivo gli AFP hanno accontentato tutti. La poetica di Yorke caratterizza anche Amok, da cui prende nome il disco di debutto che è stato presentato appunto alla platea milanese. L'impianto rock, infatti, è ammorbidito e disteso dai suoni elettronici che rendono l'atmosfera sonora profonda e dalla quale emerge e incanta la voce a tratti salvifica e a tratti tormentata di Yorke. Il significato di Amok è guerriero, ma anche follia rabbiosa, ossessiva, esplosiva. Una fusione nucleare ben riuscita quindi quella degli AFP dove il dionisiaco caos istintuale della passione degli artisti si trasforma in perfetta resa apollinea grazie alla tecnica e alla loro bravura.
Per dirla con Nietzsche "bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi".
E Yorke e i suoi ci sono riusciti.
Furetto

Leggi tutto...

City Sound Milano 28 luglio 2013 Concerto BLUR

BLUR - Confusione

Davanti a 12.000 estasiati, impossibile essere diversamente. Sulle carte d'identità, l’age d’or dei presenti va dal '66 al '75. Quarantenni irriducibili. Gli altri praticamente non esistono

Ecco la band per eccellenza ...ai Soon piacevano un sacco. Ma per tutti i musicisti e critici del pianeta i Blur sono sempre dei musicisti molto stimati e amati. Siamo nei '90. Il mondo musicale sembra aver trovato gli eredi dei grandi artisti '60. Sullo sfondo la disputa Beatles vs Rolling, al presente Oasis e Blur.

Il britpop inglese dominava le scene mondiali, ma anche Suede, My Bloody Valentine, Verve ed altri gruppi indie e non solo. Radiohead, Muse (appena dopo) ultimi fuochi della aggressiva ed efficace organizzazione industriale della musica inglese.

Passato il periodo dei "tastieroni" e dei suoni "da studio" ritorna la musica rock nella sua forma più diretta, semplice ed immediata. Il rock, il mostro delle mille teste, sa rigenerarsi quando meno non te lo aspetti, cosi il pubblico sembra aver ritrovato nuove energia ed esigenza di suoni nuovi, per racconti più ravvicinati e concreti.

I Blur sono protagonisti assoluti con un suono particolare e testi di maggior spessore nei contenuti che, spesso, sono incentrati sui problemi della gente comune.

Atipici, con atteggiamenti culturali e caratteriali forti, i Blur, non hanno legato con l'industria, con il sistema. La loro idea musicale è troppo lontana da quel tipo di organizzazione che è anche troppo lontana dal luogo della loro fantasia.

La voglia, l'urgenza della sperimentazione, la necessità dei singoli musicisti di collaborazioni importanti e diverse, anima la loro attività. Gli eventi, sullo sfondo internet in arrivo, la generazione Blair, il disagio sociale e la società che cambia nevriticamente, ricamano un percorso altalenante alla band.

I Blur, amati in modo straordinario, non hanno cercato una risposta musicale continuativa: pochissimi album all'attivo. Il che potrebbe essere anche un pregio

Tante collaborazioni e progetti collaterali tra i quali: Gorillaz, Elastica. Progetti approssimativi rispetto alla linea guida esistente, oppure embrionale rispetto ai Blur, fatto si che molte di queste iniziative, pur pregevoli e artisticamente genuine, siano rimaste al palo.

Oggi tornano, in concerto, in Italia.
C'è imprecisione, qualche scordatura e stonatura, BLUR - confusione. Irritante la brevità del concerto. Qualcosa del magico mondo dei ragazzi è cambiato, l'età spegne i sogni, il progetto musicale segna il tempo. Forse è il sintomo di qualcosa che non va, di un mondo che non c'e più forse non ce mai stato, o che sarà eterno! Dipende dall'amore e dalla passione che si ha per la band.

Fragilità e disordine (copy Sainini)
La penso cosi: semplici troppo semplici, qualcosa non ha retto alla distanza, (divertente il siparietto del latte) lontano dalle forti emozioni del rock, ma 12.000 persone all 'Ippodromo di Milano e il loro entusiasmo dicono il contrario.

La mia opinione è in netta minoranza

FURETTO

Leggi tutto...

BON JOVI - Concerto a San Siro Milano

BON JOVI - Concerto a San Siro 2013

29 giugno, all'imbrunire San Siro si presta ad essere il palco più importante ed imponente del mondo musicale. In questo caso il rock di BJ è show predestinato, allora, armi e bagagli, si prende parte, come i devoti di San Pietro, al rito straordinario! BonJovi musico principe senza regno (ancora in mano al suo amico/rivale conterraneo) sa colpire le giuste corde delle emozioni e sentimenti, frillazzando (neologismo) non solo i corpi. Paolo mi racconta per filo e per segno l'impossibile sulla star americana, Non c'è Richie Sambora, da profano non mi cambia nulla, per i fans l'assenza è una sottrazione pesante. (le pre/Visioni di Paolo sono ancora più pessimistiche).

La sera scende su Milano, i motori della Buick del 1960 si accendono il viaggio ha inizio (una metafora bellissima che evoca il sogno americano con efficacia) sale intensamente il boato del pubblico, le luci ed il suono sono la misura della forza dello spettacolo. San Siro trema. La forza dei 50.000 riscaldati da You give a love a bad name, anno di grazia 1986, stordisce. Sul palco BJ è generoso, il performer a cinque stelle non si risparmia, una scaletta interminabile, interrotto dall''emozione quando compare la scenografia preparata dai fan, un enorme mosaico di bandiere italiane e a stelle e strisce. La macchina corre veloce verso il suo destino, tra verdi praterie, città infuocate, (riprodotte da gigantesche immagini cinematografiche, una coreografia eccezionale) al ritmo del suono "veramente americano" (lontano anni luce dal "melodico napoletano"), tra rock, blues, ballad, PURO MAINSTREAM. Non poteva mancare il lentone giusto con le candeline, tutti in piedi.
Dopo tre ore di musica, ecco la chiusura trionfale su Have a nice day, Livin' on a Prayer, Always, sigillo sentimentale su una serata specialissima, e un attimo prima della conclusione con These Days, un accenno, ironico, a O' sole mio e infine l'urlo ..."Amo questa città”

Le luci a San Siro si spengono dopo 3 ore e un'infinita di Bis. Sfinito provato emozionato Bon Jovi resta ancora sul palco a guardare il pubblico. Una catarsi metropolitana senza inibizioni.

FURETTO
www.rocktargatoitalia.com

PS
L'assenza di Richie Sambora, (ufficialmente non stava bene) sostituito dal canadese Philip Theofilis Xenidis alias Phil X (già al fianco di Alice Cooper), non si è fatta sentire troppo.

 

Leggi tutto...

KETTY PASSA & TOXIC TUNA

KETTY ha tanta energia e cuore.
Rock’n’roll di Milano pieno, tanta gente, al concerto di presentazione dell’album “#CANTAKETTYPASSA”, (103 Records), autoprodotto da Ketty Passa & Toxic Tuna, e che contiene 11 brani.
Alterna brani pop rock, reggae, jazz, ama il cambiamento, il turbamento, KETTY dai capelli blu elettrico.
Dosa brani in perfetta armonia, un territorio che spazia da Winehouse a GPalma, le melodie immediate coinvolgono. Per KETTY, ossessionata dal cambiamento, gli orizzonti sono comunque luminosi. Un tango argentino è il leggero passo verso il funk.
Canzoni per chi ama, per chi vuole reinventarsi al tramonto e, giocare con il proprio destino. Semplicità, amore e tolleranza sono le cose che canta con un’energia contagiosa
La notte, dopo una giornata affannata, si riprende tutto. I sogni hanno il sopravento ma, le storie d’amore, importanti, restano vanno vissute, cantakettypassa nelle diverse declinazioni musicali.
Concerto per chi ama l’avvolgente calore del rock club, KETTY sa creare l’atmosfera giusta perfetta tra erotismo anni ’60 e fuga dal presente massificato e noioso. Bella serata.

Concerto da vedere, il cd da ascoltare

Furetto

Leggi tutto...

TOTO – Milano Sound City Festival  20 giugno 2013

I ToTo non sudano, suonano.

Davanti a me La Perfezione. Un concerto completo 
I ToTo suonano e tengono la posizione sul palco senza distrazioni.

Maniacali nell'esecuzione, gusto musicale immenso, generosità, energia totale i ToTo hanno il dono del grande gesto e la semplicità dell'artigiano. L'età aiuta loro maggiormente 

La mano lenta implacabile crea accordi e scale impossibili, tutto sembra cosi facile semplice elementare. È il risultato di anni di lavoro serio, fatto con passione e tenacia, ammirato da tutti i grandi musicisti e produttori.

I brani sono la colonna sonora di oltre trent'anni di storia contemporanea, Il clima dei particolari è molto suggestivo, Coinvolge, emoziona. 

Voci armoniose si alternano ad attimi di rara vivacità strumentale, momenti rigorosi di virtuosismo individuale ad infuocati ritmi di forte intensità corale. Straordinario ed emozionante evento musicale all'Ippodromo di Milano nell'ambito del City Sound Festival.

Bravissimi. 

Concerto esaltante, muscolare, armonioso, di musicisti per musicisti, intenditori e per chi, nella testa, vuole crescere, capire. 

Nell'Agorà i saggi erano ascoltati, la loro esperienza e maturità erano fonte di vita e di illuminazione. 

Oggi con la televisione si tende ad inibire le ragioni, confondere le emozione e proporre, con la forza mediatica, i nanetti dell'ignoranza. 

Sugli schermi una scena musicale devastata.

Nelle piazze e nelle strade i musicisti veri si prendono le loro belle soddisfazioni. Tutti in piedi!!

Una gioia immensa

FURETTO

Leggi tutto...

ZZ TOP Milano 30 giugno 2014 City Sound Festival

Straordinariamente Longevi, dal Texas ai Navigli, ZZ TOP sanno ancora emozionare. Diverse migliaia di persone al loro concerto al City Sound Festival, nel cuore di Milano nell’Ippodromo che ha visto Delfo, Belino II, Varenne, che non sono musicisti ma, grandissimi purosangue di razza equina protagonisti di memorabili giornate in tempi ormai remoti.

Che dire dei ZZ TOP pregiati musicisti, eroi di una serata meravigliosa, dal blues dai potenti motori, racconti di ordinaria quotidianità e donne perfette. Ironici e maliziosi, trasmettono storia, gusto, divertimento e buona musica. Good

1) Palco semplice, 2) luci essenziali, 3) suono pulito.
Giu dal palco, nella vita reale, il gruppo si distingue, anche e soprattutto, per aver mantenuto la formazione originale per più di 40 anni

1) Billy Gibbons, voce e chitarra; 2) Dusty Hill, basso e voce; 3) Frank Beard, batteria).

Tre da sempre, Un numero perfetto! ..e che God, uno e trino, abbia per loro riguardo.
Tante anime blues ringraziano, compreso la mia, quella di Franco e di Elia.

Furetto

 

Leggi tutto...

LINKIN PARK Milano 10 giugno City Sound 2014

Non è il mio pubblico non mi riconosco. nel fango e nella polvere, file kilometriche per una birra, cessi intasati e si fa fatica a stare seduti. 

Migliaia di persone stipate nell’area live sotto il sole di giugno caldo che più non si può, ad aspettare la band. Grande afflusso, inaspettato o no, di migliaia di persone all’Ippodromo di Milano.

Il palco sembrava piccolo, forse lo era con tutta questa gente, i monitor laterali terribilmente bassi, un inferno per chi stava dietro e voleva vedere la band. 

Milano è grande, la serata è li oltre l'orizzonte, pronta a dare il massimo. Le luci naturali lasciano lo spazio a quelle elettriche.
Show LINKIN PARK: suoni, preludio di qualcosa di straordinario e spettacolare. Monitor Video come scenografia, idea interessante ma non originale, rendono il palco in maniera tecnologica attuale contemporaneo. Il risultato è qualcosa di freddo, ma efficace ed aiuta a rendere visibile la band a migliaia di persone presenti al concerto. (sopperendo ai monitor laterali)

Tra litri di birra industriale, suoni duri, salamelle feste unità oriented mi prendo una pausa di riflessione.
I ragazzi, sporchi fuori puliti dentro, sono perfetti nel ruolo di star internazionali, un po meno nel ruolo di musicisti.
Ma questo è il nostro tempo, un tempo musicale riprodotto tecnologicamente. Ce lo dicono i Linkin Park dal palco, con una musica dance a tratti anni '90. C’è della simpatia in quel che fanno. Tra quadri alla U2 e echi alla EMF la serata, alle migliaia di persone presenti, piace e piace tantissimo. L'empatia si è creata immediatamente cantando con i loro beniamini tutte le canzoni.

Un grande fantasma felice si aggira nel prato dell'ippodromo, la dance elettronica dalla presa facile dal suono giusto, a tratti piacevole ma priva di fantasia. Un mantra già sentito, con un acido in meno e, tre televisioni in più.
È cosi che funziona nella società delle comunicazioni. Non ho detto azioni.

Baci e abbracci per tutti.

FURETTO

PS, la seconda parte è maggiormente crossover rap e rock, sarebbe la parte street quella cattiva della band ? La gente è ancora più entusiasta. A me aumentano i dubbi.

Ogni brano una hits.
Tankyou ciao

Leggi tutto...

AEROSMITH in concerto. MILANO 25 Giugno 2014


AEROSMITH in concerto. MILANO 25 Giugno 2014


Show mozzafiato, fantastico, straordinario, sorprendente. Un concerto tra i migliori dell’anno a Milano Arena Rho Fiera, 25 giugno 2014. Steven Tyler e Joe Perry una serata magica. Punto a capo
Un po di ritardo fastidioso. La band sul palco alle ore 22. Frizzi e lazzi, effetti speciali e il gruppo americano da via allo show. Tyler in forma, Aerosmith, la band, pure. Due accordi, tre mosse ed il pubblico, di già estasiato, perdona.
Fuoco, luci e potenti ventilatori rendono ancora più fascinoso Steven Tyler con un vezzoso fiocco di capelli grigio sulla fronte, avvolto in foulard e lustrini. Non di meno Joe Perry (figlio naturale musicalmente parlando del Divino Keith Richard) in giacca rossa, dalla personalità straripante musicista di razza dalla bravura immensa, gran gusto e tecnica. Dal palco il r’n’r dilaga nell'Arena di Rho, Fiera compresa. Si ascolta, si fanno foto, impazzano gli I-Pad la festa è già esplosa al terzo brano. Resistenza niente, è giusto cosi, la loro storia è il metro di misura. Lasciamoci trasportare dalle emozioni.
Un concerto di forza, prepotente, intelligente, dall’estetica hippie, contaminata ’70 e glam. Show spaziale, le onde (sonore) dall’Atlantico arrivano piene di luce e cariche di pura energia. Manca il contemporaneo, completamente assente il suono del Terzo Millennio, ma ci sta, anzi è bene cosi. A volte, anzi quasi sempre, la rivoluzione è fare bene l’esistente
L’esistente in casa Aerosmith è tanto, tantissimo. I “ragazzi” suonano benissimo, si sculetta meno, ma il live è perfetto, meglio anche del CD (si dice anche cosi per rendere più efficace il pensiero). La loro forza sta proprio nel proporre con lo spirito autentico ed originale le canzoni (amate da diverse generazioni) cosi come sono nate e, nel tempo, rese immortali. Con il blues nelle vene e la strada sempre in salita, i nostri eroi ultrasessantenni, dal suono inconfondibile, dai sogni sterminati e grandi orizzonti ci deliziano con riff ed assoli emozionanti; SHOW MOZZAFIATO.
Di strada, i cappelloni d’argento e mogano ne hanno fatta ma la sensazione che ha Milano sia stata una tappa di un meraviglioso infinito viaggio.
Lunga vita al r’n’r’ e grandi Aerosmith
Siparietto Video - Joe Perry ripreso in piazza Duomo a Milano, nelle vesti di un artista da strada suona nella piazza per racimolare qualche soldino. Il video, trasmesso durante il concerto, è stato accolto da un boato dal pubblico.
Ironia, bravura, sapersi prendere in giro. Bravi tutti
Furetto

Leggi tutto...

Nuovo romanzo di Roberto Bonfanti: "Alice"

nelle librerie dall’11 marzo 2015
Edizioni del Faro

Sono i fili di una complicità antica, quelli che Alice e Francesco si sorprendono a riannodare in una notte di neve. Ma quella notte sarà anche l'inizio di un pugno di settimane destinate a rimettere in discussione molte cose.
Alice e Francesco: due esistenze irrequiete che si sono incrociate di sfuggita in un passato ormai lontanissimo e che, a distanza di dodici anni, si ritrovano a guardarsi nuovamente negli occhi facendo i conti con il tempo che è passato, con le cose che sono cambiate, con ciò che è rimasto immutato e con le decisioni importanti verso cui la vita li sta inevitabilmente spingendo.
Un romanzo fragile e sincero che diventa quasi un doppio autoritratto in cui le schegge di malinconia al sapore di whisky di Francesco si innestano fra le riflessioni attente, i dubbi e i ricordi di Alice che, in una sorta di lunga lettera, mette a nudo la propria storia e il lato più intimo della propria anima.

Roberto Bonfanti è nato in un paesino ai margini della provincia lombarda in un sabato pomeriggio di fine giugno dell'anno in cui morirono Piero Ciampi, Henry Miller e Riccardo Mannerini.
Dopo una serie di esperienze legate al mondo della musica indipendente (come redattore del webmagazine Kronic e all'interno dell'etichetta discografica Ilrenonsidiverte), ha esordito come scrittore nell'ottobre del 2007 dando alle stampe la raccolta di racconti “Tutto passa invano” (ed. Uni Service).

L'incontro con Falzea Editore è stata la molla per dedicarsi seriamente alla scrittura e lavorare ai suoi primi due romanzi, “L'uomo a pedali” e “In fondo ai suoi occhi”, usciti rispettivamente nel maggio 2009 e nell'ottobre 2010, a cui ha fatto seguito, nel novembre 2012, “Suonando pezzi di vetro", pubblicato da Edizioni del Faro in collaborazione con il collettivo Neverlab.

Malinconico per indole, testardo per vocazione, sognatore per dna, disilluso per puro caso, incostante e incoerente per necessità, il suo primo tentativo di scrivere un racconto risale all'età di sette anni.
Gira spesso l'Italia per leggere e raccontare le sue storie in ogni tipo di contesto, dalle librerie ai bar e dai circoli culturali ai locali rock. Fra il 2010 e il 2012 è stato responsabile del progetto “Nella mia ora di libertà”, che si poneva l'obiettivo di far conoscere ai detenuti del carcere di San Vittore, a Milano, la storia della canzone d'autore italiana, e nel 2014 ha prestato la voce al tour del reading-concerto ispirato a “Nicovid” di Miky Marrocco.

Il suo nuovo romanzo, "Alice", uscirà l'11 marzo 2015 per Edizioni del Faro.

Web: www.robertobonfanti.com
Facebook: www.facebook.com/bonfantiroberto

Leggi tutto...

Perfidie di Stefano Torossi: Indagine Psico-Zoologica


IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
9 febbraio 2015

INDAGINE PSICO-ZOOLOGICA

Sironi e il Criticus Constrictor
Tutti abbiamo visto nei documentari l’elegante e ipnotico boa constrictor che si avvicina alla preda inspiegabilmente indifferente al pericolo (è qui che lavora l’ipnosi), la cattura nelle sue spire, la stritola e poi se la pappa in un boccone.
Martedì 3 al Vittoriano, presentazione del libro “Mario Sironi, la grandezza dell’arte, le tragedie della storia”. Il boa, anzi il Criticus Constrictor è Claudio Strinati, uno dei più pericolosi intellettuali ipnotizzatori in circolazione; la preda: l’autrice del libro, Elena Pontiggia. Noi, i testimoni.
Non c’è niente da fare. La facondia inarrestabile, la proprietà di linguaggio, la elastica concatenazione dei contenuti stemperata nella civetteria di ripetizioni, pause sapienti e finte amnesie, è ipnotizzante come dovevano esserlo le leggende dello sciamano accanto al fuoco.
Ecco la depressione cronica, l’artrite, l’incapacità di Sironi a mantenere gli impegni con il suo gallerista, con conseguente causa persa e obbligo di risarcimento da parte del poverissimo artista, che diventa ancora più povero, ma a un certo punto riceve una piccola eredità che lo mantiene a galla per un po’. E poi incontra la Sarfatti che gli spiega quello che sta facendo. Ma continua a essere perseguitato dalle tasse (dietro c’è la mano del bieco Farinacci.)
Arrivati a questo punto della storia sono passati senza che ce ne accorgessimo 58 minuti (cro-nometro alla mano). Quasi un’ora di ipnoterapia.
Strinati momentaneamente rinsavisce e ammette che all’inizio aveva progettato un dialogo con l’autrice, ma poi, com’è come non è, è scivolato nel monologo. Si dichiara pentito. Subito dopo però, trascinato da se stesso, e trascinando anche noi, riattacca con il denso racconto di tutti gli altri tormenti esistenziali e artistici del pittore che non piaceva a certi critici i quali trovavano la sua pro-duzione antipatica e monotona. Un uomo nato deluso, che muore deluso il 13 agosto; e al funerale naturalmente non c’è nessuno. Come nelle sue desolate periferie.
Sono passati altri venti minuti. Qualche mormorio fra il pubblico, e finalmente le spire del Cri-ticus Constrictor si allentano e l’autrice rifiata e chiude l’incontro con poche frasi che ci sono sem-brate un po’ stremate e forse anche un po’ risentite.
Possiamo dire che non ce ne importa un gran che? Stiamo leggendo il libro, e la Pontiggia at-traverso le pagine ci parlerà con il tempo che ci vuole. In compenso abbiamo vissuto il grande piacere di farci (se pure a distanza di sicurezza) anche noi incantare.

Un grande timido?

Mercoledì 4 alla Fandango Incontri. Presentazione del libro di Alberto Tovaglieri: “La dirom-pente illusione, il cinema Italiano e il ’68”. Naturalmente, ospite d’onore è il figlio di quell’epoca: Marco Bellocchio. Non lo riconosciamo nelle prime immagini: ha sempre la faccia nascosta dalle mani. Per la foto segnaletica è stato necessario aspettare che gli dessero un microfono. Ma anche con quell’attrezzo a disposizione è tutto un mmmm, beh, mah; e in coda ad alcuni suoi interventi chiude con un forse timido, certo poco comunicativo “basta”.
Magari lui non è proprio così. E’ che di sicuro è passato attraverso questo tipo di routine chissà quante volte e deve averne fin sopra i capelli. I tre che lo circondano, oltre all’autore del libro, che lo sommerge di domande ingarbugliate e un po’ pedanti, sono Stefania Parigi, che modera dietro il sorrisetto forse saccente, forse mondano, di sicuro compiaciuto e complice di chi ne sa qualcosa di più perché fa parte del gruppo degli eletti. Il terzo, Christian Uva, è sobrio.
Una tripletta di quel genere di critici che, dopo aver approfondito il personaggio, sono sicuri di saperne di più di lui e gli attribuiscono valori e intenzioni che forse non si è mai sognato di avere. Insomma, che un po’ si bagnano nel riflesso della star.
Con il bel sottotono di chi non ha bisogno di mettersi in mostra, Bellocchio racconta, fra tante altre cose, di aver fatto, nel ’65, “I pugni in tasca” solo seguendo il suo estro senza chiedersi a quale movimento o tendenza fare riferimento. Poi, insieme al ’68, è arrivato tutto il resto: l’attribuzione a movimenti e tendenze, il successo, l’ingresso nella storia del cinema, i trattati, ecc. ecc.

P.S. Impossibile sottrarci all’irresistibile tentazione di segnalare un paio di delizie serviteci, come si suol dire, su un vassoio d’argento da stampa e TV negli ultimi giorni.
Ventuno. I colpi di cannone che hanno accompagnato l’elezione del Presidente della Repub-blica. Forse ci avete fatto caso, forse no ed è un peccato: tutti, ma proprio tutti, giornalisti, cronisti, commentatori sono stati ben attenti a specificare che i colpi erano a salve. Ma secondo loro qualcuno di noi poteva pensare che i cannoni del Gianicolo fossero caricati a proiettili perforanti, o magari incendiari? Tanto più che, dato l’alzo, risultavano puntati precisamente sul Palazzo del Quirinale.
No, l’oroscopo no! La faccia di Renzi, quando, a metà della sua brillantissima e implacabile ospitata a Porta a Porta, gli hanno fatto l’oroscopo! Si è trattenuto, naturalmente, nascosto dietro il suo solito sorrisetto, ma a guardarlo bene sembrava che avesse davanti Vanna Marchi. La vecchia Italia credulona pilotata da quel furbacchione di Vespa e il giovane manager efficiente e perplesso di fronte a tanta scempiaggine. Impagabile.

------------------------------------------

L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?