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"Queensrÿche all’Electric Ballroom di Londra" di Roberto Boldrini

Perderli a Pistoia (o Roma) e trovarli all’Electric Ballroom di Londra. In effetti i Queensrÿche avevano avuto in luglio due date italiane mentre sono stati gli headliners di una serata di inizio agosto che il famoso locale di Camden ha dedicato al Metal americano della costa occidentale. Prima di loro, formatisi all’inizio degli Eighties a Seattle, hanno suonato “Death Angel” (California) e “Armored Saint” di Los Angeles. Dico subito che da molto tempo non assistevo ad un concerto metal e non seguo molto quella scena. Ma il piacere di ritrovare un repertorio consolidato di gesti e echi ormai classici è stato forte. Se uno ama il rock in generale va a vedere il metal come una subcultura (e questo termine non è assolutamente connotato in negativo) ormai compiuta, classica. Cioè: so cosa attendermi, mi godrò gli impasti delle chitarre, le acrobazie vocali, gli stop & go oppure starò attento alle sfumature innovative. Ho tentato la seconda alternativa: nel caso dei “Death Angel” mi ha dato emotivamente poco. Un chitarrista dai tratti orientali con una chitarra cattiva come la Rich che ci puoi solo fare metal, un bassista che sembrava più un surfer con un bellissimo basso Rickenbacker nero e argento, il cantante stile AC/DC calato benissimo nella parte. Però niente pugni allo stomaco. Altro discorso con gli “Armored Saint” che non conoscevo tranne che per il nome. Solidissimo gruppo di hard rock, quasi più che metal, con un cantante di grande versatilità e dai molti registri: John Bush, a lungo negli Anthrax, in precedenza. Mi hanno fatto ritrovare il collegamento con la California. Sì: gli “Armored Saint” hanno qualcosa di californiano. Cosa? Le chitarre più addomesticate dalla voce di Bush che sembra quasi guidarle e indicare loro la strada. Un leader. Non è possibile evitare una riflessione sulla California stessa: dal surf al metal. Come se lì un giorno gli artisti si fossero svegliati e avessero detto una cosa tipo gli anarchici di cento anni fa: Noi (un giorno) saremo tutto.
Poi arrivano i Queensrÿche, con il cantante Todd La Torre che dal 2012 ha preso il posto di Geoff Tate. Piccolo ma consapevole del suo ruolo, viene introdotto e accolto magistralmente dalla band e comincia a cantare toccando dei registri che lo avvicinano molto al metal europeo. Sempre grande armonia tra i due chitarristi, Michael Wilton e Parker Lundgren, altro recente ingresso nel gruppo. Il gruppo trova la sua misura nell’incedere del concerto e mi pare abbia raggiunto il meglio nel bis, sviluppando un riff in tutte le sue potenzialità, quasi analizzandolo e districandone ogni stilla di valore, in un gioco tra i due chitarristi molto apprezzato dal pubblico e che ha messo quasi in ombra il cantante. Grande professionalità.
La scaletta: Anarchy, Nightrider, Silence, Walk in the Shadows, The Whisper, Enforcer, Warning, Lucidity, X2, Where Dreams go to Die, The Needle lies, NM156, Arrow of Time, Eyes of a Stranger, Queen of the Reich, Take Hold of the Flame.

di Roberto Boldrini

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"VISIONS FESTIVAL LONDON" di Roberto Boldrini

Hackney: nord est di Londra. Un quartiere in progressiva via di gentrizzazione perché non troppo lontano dalla City. Così anche la cultura e l’arte si sono accorti di questa zona. La musica in particolare: per il terzo anno consecutivo vi si è svolto infatti il festival “Visions”, che sembra essersi inserito con successo nel ricco panorama dei festival londinesi. Questa ricchezza sembrerebbe un segnale positivo per la musica e la cultura in generale, tuttavia ci sono anche segnali con il verso opposto. Si può leggere infatti di numerose chiusure di locali negli ultimi tempi, lamentate dalla Night Time Industries Association (NTIA), il cui presidente, Alan Miller, ha lamentato che proprio il Council di Hackney, “dopo un decennio di trasformazioni vivaci e creative che hanno trasformato un quartiere con molti problemi sociali in una realtà riconosciuta come culturalmente ed economicamente dinamica, ha dichiarato che nuovi clubs non sono considerati appropriati”. Contro questa posizione la NTIA ha anche aperto un sito web: welovehackney.org.
Forse il festival avrà contribuito a una riflessione più approfondita degli amministratori. A me è sembrato molto interessante. Un numero notevole di gruppi e video artisti, distribuiti in 5 luoghi diversi, tra cui la chiesa, peraltro regolarmente officiata e concessa per l’occasione, di Saint John. Dalle 13 una trentina di acts fino alle 23.30. Una grossa occasione di scoperta.
Naturalmente le cose più attraenti si sono viste dal tramonto in poi e dico subito che il palco del “Laundry”, quello più psichedelico, per me è stato veramente entusiasmante. Non conoscevo né i “Toy” né “Fat White Family”. Dopo averli visti mi sento di dire che la psichedelia è viva e sta bene. Non è una formula chiusa che ammette solo imitatori. Vi si può agganciare per esempio la sofferenza esibita dalla voce del cantante dei “Fat White Family”, Lias Saudi, che trascina la musica del gruppo anche verso accenti post punk e psycho rockabilly, come ha rilevato il Guardian in una recensione del primo disco, anche se forse non così vicini ai Cramps, come la stessa recensione affermava. Il loro concerto è stato trascinato dall’energia, talvolta in forma di vera e propria preghiera musicale, del cantante, che alla fine non riusciva più a scendere dalle teste degli spettatori delle prime file.
Prima di loro i “Toy”, più tradizionalmente psichedelici e britannici: sviluppo ordinato delle canzoni guidate da una buona voce, senza le dissonanze di quella di Saudi. Un muro di suono senza soluzione di continuità che per 45 minuti si è rovesciato sugli spettatori con trame chitarristiche elaborate ma lineari seppure talvolta non prevedibili.
Nella chiesa di Saint John visti “The Antlers” da New York e “Camera Obscura”, pur essi statunitensi. I primi con chitarra, batteria e tastiere seguono una strada che parte dalla melodia e sfocia in una densificazione progressiva del rumore, uno schema efficace che si vale di una voce anche in questo caso dai netti accenti di sofferenza. Il gruppo sembra molto gradito alla comunità omosessuale.
“Camera obscura” sono invece un gruppo quasi-folk, non mi sono sembrati molto significativi, molto professionali ok, ma poco altro.
Una sorpresa al club The Moth: gli “Ho99o9” (il 9 sta a significare una r) da Chicago. Due artisti di colore accompagnati da un batterista e da una serie di basi punk violentissime sulle quali si inserivano con forza selvaggia in un rap mai sentito, rabbioso oltre ogni limite, dispiegato con un’energia che non avevo mai visto. Il pubblico non poteva fare a meno di arrampicarsi sulle aste delle luci. Potenti, valeva la pena vederli.

Roberto Boldrini

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S.O.S “NEGLI OCCHI” ANNIVERSARIO TOUR

Venerdì 21 agosto dalle ore 22 - ingresso libero - MEETING PUB -  Via Ram 1 Borno (BS)

NDS Music presenta il gradito ritorno sulla scena live degli S.O.S. (Save Our Souls), band lombarda rivelazione degli anni '90.

Vincitori delle importanti manifestazioni Rock Targato Italia nel 1993 e di Ritmi Globali nel 1995, pubblicano nello stesso anno il secondo album: “Negli Occhi”. Il Disco, che vede alla produzione artistica Paolo Fanzaga e alla consolle l'ingegnere del suono John Grimes (già al lavoro con gli U2), vende oltre 5000 copie ed ottiene entusiastici consensi da critica e pubblico. 

Gli S.O.S. sono: Marco Ferri "Bruco" (autore, voce), Simone Trevisàn (chitarra), Milly Fanzaga (batteria), Nicola Mazzucconi (basso).

NEGLI OCCHI ANNIVERSARIO TOUR che celebra i 20 anni dall'uscita del disco “Negli occhi” (di cui la versione “Remastered è disponibile in CD e sugli store digitali) prosegue il 21 agosto presso il MEETING PUB di BORNO (BS) a partire dalle ore 22.

Links di riferimento:

sosrock.band  (S.O.S. - Sito Ufficiale)

ndsmusic.com (NDS Music – Sito Ufficiale) 

https://www.facebook.com/ndsmusicitaly  (NDS Music - pagina Facebook)

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SPONDALADRA in concerto

16 agosto, Gambolò (PV), 29 agosto, Varallo Pombia (NO)

«Eccentricità, divertimento, ballo e…  Musica di grande impatto, questo è quello che troverai nei nostri spettacoli». La band più frizzante del panorama lombardo, gli SpondaLadra, vi propone due imperdibili appuntamenti

Domenica 16 agosto, ore 22:00, FESTA IN PIAZZA presso la suggestiva località di Gambolò (PV.

Sabato 29 agosto, ore 22:00, NOTTE SOTTO LE STELLE presso il comune di Varallo Pombia, in provincia di Novara. 

La band degli SpondaLadra, riconosciuta per la loro allegria fuori dalla norma, attraverso coreografie coinvolgenti regalerà ai numerosi visitatori e curiosi una serata musicale all’aperto senza precedenti. 

Punta di diamante del gruppo è l’incredibile capacità di sorridere ai problemi quotidiani in maniera assolutamente sarcastica e autoironica, come emerge in una delle frasi con cui si presentano all’interno del loro sito ufficiale: «Impariamo a ridere di noi, senza prenderci troppo sul serio, raccontando la vita di tutti i giorni».

Gli SpondaLadra sono un gruppo di spettacolo musicale, da pochi anni attivo tra il Lago Maggiore e Milano. Cinque menti contorte ma lucide - stanche ed annoiate dalle solite cover e tribute band - sviluppano una miscela musicale tra capacità tecniche, goliardia, ironia e divertimento coinvolgente fin dal primo ascolto.

Il genere musicale  si può definire, seppur con forzatura, demenziale, ma non risulta mai volgare e banale nei testi e nella musica, spaziando dal rock alla disco, dallo ska all'heavy Metal, dal Blues allo Swing, fino a toccare i cuori con il tango.

Componenti del gruppo: Alberto Elli (batteria), Lucio Ronchetti (basso e voce), Danilo Vigiani (chitarra e voce), Andrea Tovaglieri (chitarra e tastiera), Mauro Morgano (voce), Ilaria Garavaglia (voce).

Nel web: www.spondaladra.it

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SCHELETRI IN SACRESTIA

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
3 agosto 2015

SCHELETRI IN SACRESTIA


Se è vero che ognuno ha il suo scheletro nell’armadio, Santa Romana Chiesa ne ha sempre avuti parecchi; e per un lungo periodo li ha tenuti nascosti in sacrestia.
Poi non ce l’ha più fatta e a un certo punto (forse per far rabbia a Lutero, ai tempi della Contro-riforma), ha cominciato a piazzarli sulle tombe, sotto gli occhi di tutti, a scopo dimostrativo, ammaestrativo e, diremmo, anche terroristico.
Scheletri, mezzi scheletri e quando non c’era abbastanza spazio, teschi con tutti i ghigni possibili, coi femori incrociati o no, e coi simboli del tempo che passa e della fine che incombe: clessidre, falci e ossute dita puntate.
Per fortuna non sono mai mancati gli artisti che, magari all’insaputa del committente, o addirit-tura alle sue spalle si divertivano a infilare in queste rappresentazioni punitive imposte dall’alto qualcosa di ridanciano, di irrispettoso, anche di blasfemo.
Abbiamo fatto un istruttivo giretto nelle chiese di Roma.


SCHELETRI


S. Giacomo alla Lungara – Presentazione curriculum del defunto

S. Pietro in Vincoli – Impeccabili cerimonieri S. Lorenzo in Damaso – Portatore d’anima 

Gesù e Maria – Tormento (e dannazione?) S. Maria dell’Anima – Tempus fugit

S. Maria in Monterone – Riflessione S. Maria sopra Minerva – L’abbraccio

S. Pietro – Trionfo della morte (e del lusso)

S. Maria della Scala – C’è posta per te S. Maria del Popolo - Cucù

MEZZI SCHELETRI E SCHELETRINI

S. Maria della Vittoria – Ballerini a metà (il Cav. Bernini si diverte)

S. Marco uno S. Marco due

S. Pietro in Vincoli

TESCHI, TESCHIONI E TESCHIETTI

Realistico Sinistro Ridanciano

Pentiti, peccatore!

Chi, io?

Eccetera, eccetera E poi, oltre alle ossa di marmo, ci sono quelle vere:

Lo scheletro di Santa Francesca Romana nella sua chiesa al Palatino.

La “Sacra Testa” di S. Agnese nella sua chiesa a Piazza Navona.

Il non meno sacro cranio di S. Valentino alla Bocca della Verità…

…e lo scheletro, tutto intero, di S. Camillo de Lellis, ospite alla Maddalena.

 E per concludere:

“Questo è ciò che mi aspetta”

Buone vacanze.


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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

 

 

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Il concertone di Allevi! Un'occasione per qualche morso avvelenato, ma anche il riconoscimento della sua grandezza (non musicale, s'intende).

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi  27 luglio 2015

GENIO E REGOLATEZZA

Venerdì 24, concertone di Giovanni Allevi, pianoforte solo, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma.
In attesa dell’evento abbiamo pensato di piluccare qualche acino dal grappolo dei suoi pensieri, da un’intervista recente che il Maestro ha rilasciato ad Alessandro Sgritta.
Prima però vi riferiamo il titolo (non si capisce se deferente o ironico, propendiamo per la prima interpretazione) del paginone con cui Repubblica annuncia il concerto: “Allevi tra Vivaldi e Michael Jackson – Io, re di un popolo di sognatori”.
Nella sua sintesi casereccia, c’è tutto il genio del marketing del nostro maestro: riferimenti culturali quanto mai suggestivi per il pubblico che conosce appena questi nomi (il primo, almeno), quindi non può fare veri confronti; ma, quello che conta di più, l’invito a entrare in un reame di favola fatto di emozioni da Baci Perugina e, appunto, riferimenti alla musica seria talmente vaghi da non spaventare neanche la sciampista più sprovveduta.
Passiamo alle citazioni dall’intervista: siamo nel paese delle fiabe, dove, naturalmente non manca un riferimento alla sua solitudine di profeta della musica, all’inconoscibilità della nostra essenza di uomini, a Papa Francesco, all’albatros che vola alto sulla terra, al mistero dell’ispirazione musicale, e finalmente alla sottile ma ferrea identità che unisce l’artista al suo strumento.
Meravigliosa aria fritta che inevitabilmente piace a chi ci capisce poco.
“mi trovavo a Kanazawa in Giappone e avrei dovuto visitare l’emporio delle sete con le autorità locali, invece non ho potuto farlo, ma è come se lo avessi fatto perché le ho quasi sognate ad occhi aperti e ho immaginato anche delle storie passionali in quelle sete; improvvisamente è arrivata nella mia mente la musica di “Yuzen”, un tormento continuo che poi cerca di sfociare nell’estasi, la ricerca di una luce che poi improvvisamente arriva, lì ho preso il foglio pentagrammato, ho cominciato a scrivere le prime note dal letto della camera d’albergo… e ho capito che il tema centrale di questo lavoro sarebbe stato l’amore…”
“dovremmo fare un passo indietro e umilmente riconoscerci “misteriosi”, esseri umani incono-scibili (come ha detto Papa Francesco) e non categorizzabili e portatori di verità assolute…”
“io penso che noi tutti siamo degli albatros, ci sentiamo impacciati, lo siamo come esseri umani perché nel mondo di quaggiù non siamo abituati, noi siamo destinati a volare altissimo, ho voluto cogliere questo aspetto e lanciare questo messaggio di amore verso se stessi, di accettazione…”
“ancora una volta mi ritrovo a dire delle cose prima di altri…”
“mi sono trovato in una sala piena di pianoforti gran coda, però ognuno ha un’anima differente, un timbro particolare, fino a che lui ha scelto me, è stato quel pianoforte che mi ha chiamato…”


A questo punto, consumato il Negroni di ordinanza, scendiamo nella Cavea. La serata è tiepida, il cielo limpido, ogni tanto si intravvedono le luci di un aereo che passa alto e si sente il suo rombo lontano (che fa molto vacanza romantica). Il pubblico è numeroso: principalmente ragazze frementi e giovani coppie.
Per prima cosa, e per onestà intellettuale, dobbiamo riconoscere che il personaggio è simpatico. Molto. Col passare degli anni ha raffinato, asciugato e spettacolarizzato il suo canovaccio di scena.
Entra dalle quinte con una corsetta adolescenziale (mentre, ci dicono, e già vicino ai cinquanta), maglietta, jeans, scarpe da ginnastica e immensa parrucca di ricci.
Si ferma accanto al pianoforte, afferra con manine esitanti il microfono e dice, anzi, mormora un breve annuncio del brano che eseguirà (che sarà breve anch’esso). Spesso, dobbiamo riconoscerlo, l’annuncio è spiritoso; altrettanto spesso farcito di amore, vi voglio bene, stringervi a me, siete il mio grande abbraccio e simili ovvietà new age, di sicuro effetto per il pubblico, che applaude amo-rosamente.
E dopo l’esecuzione di ogni brano, che termina sempre con distacco veloce delle mani dalla tastiera e relativo svolazzo artistico in aria, lui reagisce con tremolante timidezza, con lancio di baci e manine protese verso la platea, come se ogni volta fosse sorpreso e nello stesso tempo infinitamente grato degli applausi.
Naturalmente in programma c’è “Ti scrivo” dedicato a un amico sacerdote morto in un incidente d’auto, o il tema ispiratogli dal “Bacio” di Klimt, riferimenti comprensibilissimi dai più. Poi però scherza sul titolo di un suo brano virtuosistico che si intitola, appunto, “Scherzo” e che, dice, non è uno scherzo suonarlo. Spiritoso.

Ci dispiace dover dire che neanche per un momento la sua musica ci ha emozionati, tanto meno interessati. Abbiamo visto dall’inizio alla fine uno studente del terz’anno di pianoforte che suonava passabilmente temini banali. Però…
Però, siccome il successo non nasce dal niente, dobbiamo fermarci un momento, sbarazzarci del nostro fastidioso snobismo e della nostra supponenza di musicisti navigati e riconoscere che Giovanni Allevi è un genio.
Proprio nel suo caso possiamo, anzi dobbiamo parlare di genio e regolatezza: non c’è un pensierino, un colore di voce, uno svolazzo delle dita sulla tastiera che non sia (forse naturalmente, forse calcolatamente, non lo sappiamo e non ci interessa) perfettamente regolato, perfettamente ca-librato per colpire al cuore la signorina della quarta fila, perfettamente confezionato per stregare il ragioniere frustrato dall’Iva e convincerlo che in realtà anche lui può essere un albatros che vola al-tissimo fra le nubi.
Chapeau! O, per dirla alla casereccia: tanto di cappello, Maestro!


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RED RING: on Line il video di LOOK AT ME

Disponibile On Line il LYRIC VIDEO di “LOOK AT ME” dei RED RING

https://youtu.be/dKSeIkhP1ps

L’energia travolgente dei Red Ring e il loro stile inconfondibile vi catturerà ancora una volta con il nuovo video di “Look at me”, secondo singolo estratto dall’album Knock Out disponibile in tutti gli store digitali.

La band marchigiana riconferma il proprio carattere, e lo fa attraverso un lyric video dal sapore estivo e penetrante, che vi farà rilassare mentre la voce della cantante Elisa Goffi intona le appassionanti parole del ritornello.

«I wanna stay with you all my life, for the rest of our time, I wanna stay with you all my life, every day and every night»

Con un testo interamente in inglese i Red Ring propongo una rock ballad dalle sfumature graffianti, ma a tratti anche più dolci. Nel video sono riportate le parole del brano, che vengono proiettate sull’emblematico e suggestivo sfondo che vede il susseguirsi di immagini di spiagge, tramonti, palme, ed elementi che ricordano l’estate e le vacanze.

"Look at me" è il secondo singolo estratto dall’EP "Knock out" dopo “You break down my soul” (https://youtu.be/taAUl-tTEls).

La band si compone di: Elisa Goffi (voce); Edoardo Sdruccioli (basso e cori); Juri Cucchi (batteria); Davide Landi (chitarra ritmica); Giacomo Lanari (chitarra solista).

Per vedere il videoclip: https://youtu.be/dKSeIkhP1ps

Sul Web: www.facebook.com/redringband

 

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The Kooks, concerto a Villa Arconati

The Kooks, il gruppo è di quelli tosti e non si misura solo dai dischi venduti, lo si intuisce a Villa Arconati di Castellazzo di Bollate al festival estivo di grande qualità alle porte di Milano. Tocca, infatti, alla band inglese,  chiudere questa bellissima edizione del festival.

Il pubblico tanto è quello delle belle occasioni è li a confermarlo. Tendenza: informato, sufficientemente easyvip, dalla scarpa bassa, semplice, di corda, che fa tanto barca anni '70. Prevalentemente femminile, hot pants con risvolto, abbondante colore kaki. Zero tatuati

Il concerto. Atmosfere ‘70/’80, funky, suoni essenziali si alternano sul palco, (dentro il parco della villa delle delizie) tra echi di Dylan e altri importanti maestri del rock. Il gruppo presta grande impegno, abbracciando vari stili musicali, regalando all'ascoltatore atmosfere diverse da brano a brano. Il pubblico gioisce 

Bowie serpeggia sulle teste di tutti. La scenografia essenziale richiama a certi lavori di Damien Hirst. Saper fare bene le cose esistenti lo trovo rivoluzionario, innovativo, contemporaneo. Concerto ben fatto e tutte le hit di rito eseguite. The Kooks, Giovani, Grande Professionalità. Bravi musicisti. Bel concerto

Furetto

Riflessione
Ma è mai possibile che solo da noi, sussista una sorta di controriforma musicale, anti contemporanea, da avere ancora, musicalmente un mainstream tradizionale e "convenzionale", rivolto al basso ventre senza una ragione a dispetto della sperimentazione, qualità, innovazione linguistica, cultura e dell'economia! 20/30 artisti sostenuti mediaticamente e ossessivamente, alcuni banali senza qualità, altri bravi ma da diversi anni propongono lo stesso pezzo, un brano ripetuto a mille con piccole variazione.

Potenza dei media cosi bravi ed efficaci da far apparire Joseph Goebbels una sega.

Risultato! sul campo, nella strada una moria di artisti annullati, depennati, cancellati, senza diritto di cittadinanza.
Conclusione un appiattimento culturale e sociale dirompente agghiacciante.
Meditiamo

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Insalatina Estiva

 IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
20 luglio 2015

INSALATINA ESTIVA

Fa troppo caldo per i cibi sostanziosi; questa settimana vi offriamo solo un’insalatina estiva, di quelle con un pomodorino, un cetriolino, una fogliolina di lattuga…


Una serata al buio
A essere superstiziosi avremmo dovuto richiamare in anticipo l’attenzione degli organizzatori sulla data dell’evento: venerdì 17.
Ecco di che si tratta.
Sulla più bella terrazza di Roma (in proposito ci siamo dilungati poco più di un mese fa, sbavan-do dall’invidia), quella della Fondazione Scelsi, con vista sul Foro Romano e sul Palatino, era in programma una serata musicale: “Le danze di Shiva”.
Complice la notte calda, la piacevolezza del posto e la curiosità sul programma, ci siamo pre-sentati in più di quanti avremmo dovuto. Appollaiati su cornicioni, scalette, addirittura vasi da fiori. Noi privilegiati sul tetto del lucernario che dava sul pozzo dell’ascensore (di cui abbiamo temuto il crollo tutta la serata).
L’inizio serata è stato animato da due giovani tecnici totalmente inefficienti, che sgambettavano fra le sedie degli spettatori, mentre gli artisti aspettavano di cominciare, cercando di collegare spine, spinotti, cavi a un proiettore. E non ci sono riusciti. Poi hanno tentato di accendere un precario faretto per illuminare la scena. E non ci sono riusciti. Evviva la professionalità romana. Una piccola prova prima, no, eh?
Lo spettacolo vero e proprio è cominciato con una danza del ballerino Raghunath Manet. O meglio, è quello a cui presumiamo di aver assistito, perché il poveruomo, scurissimo di carnagione, con indumenti altrettanto scuri, al buio risultava completamente invisibile. I suoi movimenti ce li hanno comunicati solo uno strusciare di piedi nudi e numerosi sospiri, alternati a emissioni sonore, in hindi, supponiamo.
Siamo sicuri, per averlo sentito, ma rigorosamente senza vederlo, che in seguito ha anche suonato la veena, e qualche percussione. Sempre nella più profonda oscurità. Insomma, come ai bei tempi andati, tutti riuniti ad ascoltare (al buio contro le zanzare) la radio in terrazza.
Poi per fortuna c’erano gli altri: flauto, Ceccomori; cello, de Saram; Brizi, tastiere e Reis, voce. Loro, fortunati, avevano una lucina sul leggio, e noi, altrettanto fortunati, li abbiamo visti.
Hanno suonato e vocalizzato a lungo, alternando melopee in latino a stridori del miglior contemporary sound.
Suggestivo; talvolta piacevole, talvolta meno, comunque interessante.
A chiudere, buon prosecco fresco.


Accessori da sera (per musicisti)

Ultimamente siamo stati a parecchi concerti all’aperto e nel nostro ancora latente (secondo gli amici), manifesto (secondo i nemici) squilibrio mentale abbiamo immaginato una linea di design per gli accessori professionali indispensabili in queste occasioni. 

Spesso c’è una brezza che fa volare via la musica dal leggio. E si assiste al patetico fai da te dei suonatori che armeggiano con orride mollette da bucato colorate, naturali, di legno, di plastica, per bloccare i fogli.
Basta con questa attrezzatura da massaie. Fidanzate, attivatevi! Quello che ci vuole è una pratica confezione di mezza dozzina di mollette in elegante bachelite o altro materiale nero lucido, con la molla argentata o dorata. O magari tempestata di strass (solo per il repertorio vintage).
E le squallide bottigliette di acqua minerale che infestano i palcoscenici ai piedi dei maestri? Uniamo l’utile al dilettevole. Ai musicisti bisogna fornire quei contenitori termos che si trovano senza difficoltà dai migliori casalinghi; i quali non solo mantengono fresco il liquido, ma nascondono le etichette e i coloracci della bottiglia. Naturalmente anche loro rigorosamente neri. Con bordino come sopra (argento, oro o strass).
Per non parlare dei panni di mille colori con cui i più calorosi si asciugano il sudore, sacrosanto ma antiestetico, delle esecuzioni. Anche quelli, da sostituire con eleganti salviette di fiandra o di spugna finissima, comunque scure.
Sull’abbigliamento casual e generalmente antiestetico (per il cattivo gusto, e spesso anche per l’inadeguatezza al fisico di chi lo indossa) ci siamo già espressi in passato, e temiamo che non ci sia niente da fare. Evidentemente nella mente dei performers il look casual (spesso anche dirty) è sinonimo di modernità e disinvoltura talentuosa. Insomma: jazz, uguale musica del diavolo. E il rock? Peggio. Inutile forse tirare fuori le foto degli americano, da Ellington a Sinatra, che, anche se in smoking, ce li ricordiamo piuttosto bravi, vivaci e per niente antiquati. Erano altri tempi, d’accordo, ma perché cambiare?


I panzerini in marcia
Sonno estivo più leggero e finestre aperte. All’alba o nel mezzo della notte più profonda sen-tiamo sui sampietrini sotto casa lo sferragliare delle rumorosissime ruote dei trolley. Una colonna di panzerini in marcia verso un bus, un taxi, un pulmino che porterà a ore impossibili i loro proprietari su un volo economico con rotta verso terre esotiche.
Povera gente che parte per le vacanze e comincia le settimane di passione (altro che relax) con questa massacrante odissea.
Noi ci giriamo dall’altra parte. E non li invidiamo.


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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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concerti di Paolo Nutini e Muse visti da Dario Bascì

Ok....tornato da questo weekend di concerti tiro due somme...Paolo Nutini voto 10! Come dicevo, a questo ragazzo gli si può dare da cantare anche l'etichetta del Cif! Rende tutto magico! Ma sopratutto a distanza di anni dall'ultima volta che l'ho visto è maturato come un ottima bottiglia di vino! Riesce a rendere un'intera piazza piccola come il salottino di un appartamento da quanta "intimità" riesce a sprigionare! NUMERO UNO!....andiamo quindi al concerto dei Muse....che dire...forse il concerto più brutto che abbia mai visto....forse mi aspettavo troppo? O forse Bellamy ha perso l'equilibrio fra tamarraggine e Cuore facendo così sovrastare solo l'aspetto scenografico fatto di Led,luci psichedeliche e una moltitudine di chitarre personalizzate dal costo credo incomprensibile per noi piccoli uomini che conosciamo la fatica di un acquisto anche solo esso sia un piccolo effetto per chitarra....vedere un artista (soprattutto de suo calibro) che DEMOLISCE una delle sue tante chitarre contro un amplificatore per cercare qualche urlo in più fra la folla mi ha un po deluso....ripeto forse mi aspettavo troppo...o per lo meno un concerto degno del nome...magari avevano tante date sulle spalle...magari 69,00 € per un biglietto gli sono sembrati pochi visto che praticamente ha cantato solo il pubblico per buona parte del concerto....o magari semplicemente doveva andare così...di tre cose sono certo! Nutini ha spaccato! I Muse....vabè.....ritenterò sarò più fortunato....e in fine voglio segnalare questa Band coi contropalli che ha aperto il concerto dei Muse http://youtu.be/dRdCdCtdMiU oserei quasi dire che non mi sarebbe dispiaciuto far andare avanti loro a suonare per tutta la sera! Hanno spaccato! Detto ciò forse sono io che sono troppo abituato ai mie cari piccoli ma "sentiti" concerti da ARCI....dove il cuore dell'artista lo tocchi con mano!!!come le pentole di mastrotta!!! Ciao!


Dario Bascì

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