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CARO PINO, SCUSAMI ... di Paolo Pelizza

Caro Pino,

tante persone che seguono le "Visioni" insistono a chiedermi di scrivere qualcosa su di te. E' doveroso, mi dicono.
Così seppur riluttante ho deciso di scrivere, anzi di scriverti.
Innanzitutto volevo spiegarti. Io non sono giornalista, non mi piacciono i "coccodrilli" e quella profondissima violazione del dolore di amici e familiari di artisti importanti che, sempre, si accompagna alla loro scomparsa. Provo un enorme fastidio quando poi la vicenda sfocia nel gossip, nello scontro tra ex mogli e attuali compagne. Infine, trovo stucchevole la glorificazione di facciata perché sono sempre i migliori quelli che se ne vanno.
Adesso che l'orgia mediatica sembra scemata, posso provare. Scusami se ho ritardato.

Devo, per onestà, dirti che non conosco molto bene il tuo lavoro. Il mio "viaggio" tra le diverse forme espressive e artistiche mi ha portato in luoghi e tempi diversi. C'è stata e c'è la volontà di tornare ad esplorare musica ed artisti italiani ma, ho subito una deriva tra culture differenti, altri posti ed altri orizzonti. Tra classica, colta contemporanea, jazz e rock.
So che condividi che sotto i cieli di questo pianeta c'è tanta, tantissima bellezza e, mi scuso per essermi un po' perso.
Qualche volta, però, sono inciampato in tue performance live, interviste e show case. Ho ascoltato e conosco la tua produzione, quantomeno quella dei brani più noti.
Penso, oltre ad aver apprezzato, di averci capito qualcosa. Scusami anche per la presunzione.
Credo, prima di tutto, di aver compreso perché i più grandi musicisti internazionali siano stati rapiti da una fascinazione importante nei confronti delle tue canzoni, del tuo modo di interpretare, della mano che avevi sulla chitarra. Quel cocktail fatto della tradizione melodica contaminato da altre di altre latitudini.
I piedi piantati come radici nella tua terra, nelle tue origini e lo sguardo ad esplorare quello che c'è oltre, lontano. Tra blues e canzone napoletana, l'esperienza e le novità che hai generato non potevano passare sotto traccia.
Non si potevano, né si possono ignorare ora.
Così come la tua caparbia coerenza nel voler fare musica tua e non per un mercato sempre più volubile e affamato di nuovo vacuo e di facciata, per un pubblico sempre più interessato a cose che non c'entrano nulla con la musica.
Semmai, nel grande gioco, si immatricola chi la fa facile, chi non alza il livello, chi non inventa nulla. Vince chi non vuole crescere e far crescere.
Solo pochi sopravvivono orgogliosamente nel deserto, facendo germogliare fiori di rara e incredibile bellezza. In questo, tutto italiano, non è un caso che tu sia tra quelli che ci hanno maggiormente stupito ed emozionato. E non erano emozioni facili o banali: i mille colori della tua città e delle note delle tue canzoni. I mille colori dei fiori del deserto.
Un gigante tra i nani.

Un amico (tuo fan) mi ha detto che adesso suonerai per gli angeli. Io sono ateo ma, gli ho chiesto ugualmente di pregare che, almeno, ti permettano di permutare l'arpa per una Fender.

Grazie Pino e scusa ancora.

Sinceramente,

Paolo

© 2015 rock targato Italia

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countdown per J-AX

Il 27 gennaio esce il nuovo disco di J-AX "Il bello d'esser brutti" prodotto e pubblicato da Newtopia e distribuito dalla Sony Music Italy.

Già online il clip del singolo estratto dal disco "Uno di quei giorni": https://www.youtube.com/watch?v=_3LD72LzN8w.

Il disco contiene 20 tracce ed è stato registrato con la presenza di numerosi ospiti: Weedo, Il Cile, Neffa, Fedez, Valerio Jovine, EmilianoM Valverde, Club Dogo.

Il nuovo tour di J-Ax partira' il 12 marzo da Roma e a Milano tocchera' per sei volte l'Alcatraz.

Nel web: http://www.j-ax.it/

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Il Cavalier Serpente: ASSENTI (IN)GIUSTIFICATI & ALZHEIMER

Un grande cantautore un po' in ritardo, tre personalità del tutto assenti, e finalmente un bel granchio preso dal vostro
Cavalier Serpente

Perfidie di Stefano Torossi 

19 gennaio 2015

ASSENTI (IN)GIUSTIFICATI & ALZHEIMER

James Taylor
Questo signore, che sembra un contabile americano sulla sessantina, è uno che ha scritto parecchie belle canzoni, ha venduto cento milioni di dischi, ha vinto non si sa quanti premi, e ci aspettava al Parco della Musica lunedì 12 per parlare del suo prossimo tour in Italia. Per la verità siamo noi che abbiamo aspettato lui, e dopo oltre mezz’ora, eravamo ben bene irritati, anche perché siamo abituati alla puntualità degli americani. Poi è apparso, si è garbatamente scusato, ha esordito dichiarando il suo grande amore per l’Italia e ha parlato dei suoi frequenti viaggi e dei molti amici che ha da queste parti. Ma l’unica cosa italiana che è riuscito a dire è stata “grazi”.
Come mai questi che ci amano tanto, poi non imparano neanche una parola nella nostra lingua?
Comunque è stato molto carino. Ha parlato lento e ponderato come uno zio saggio (forse per farci capire tutto), ha detto cose sensate, anche politiche, senza sbilanciarsi, ha affrontato serenamente le domande. A Molendini che gli chiedeva se per lui era più facile scrivere musica negli anni ’70 che adesso, ha risposto: “Sì, ma non perché il mondo di adesso è diverso da quello degli anni ’70, è perché sono diverso io”. E poi se n’è andato.

Assenti (in)giustificati
Martedì 13, Auditorium dell’Ara Pacis (qui vista attraverso l’anello di Beverly Pepper). “Descriptio Romae – Banca dati sulla Roma sette-ottocentesca”, presentazione di un progetto di grande interesse: mettere a disposizione sul web una summa di tutte le carte catastali e topografiche di Roma prima dell’unità d’Italia.
Appello per i saluti d’apertura. Prof. Panizza, Rettore di Roma Tre: “Assente!” Lo sostituisce un signore noioso che va un po’ per le lunghe. Prof. Parisi Presicce, Sovrintendente Capitolino: “Assente!” Lo rimpiazza uno noiosissimo che, dichiarando a ogni passo: “Ho parlato anche troppo”, va avanti per interminabili minuti a base di ehm, che dire, però, che, che, che, ma, ma, ma, fino a consegnarci stremati fra le braccia di un terzo signore che fa le veci dell’Assessore Marinelli, assente anche lei, il quale, per fortuna, promette e mantiene il classico “Sarò breve”.
Una bella lista di lavativi. A scuola li avrebbero bocciati tutti.
Finalmente arriva il documentario dell’amico Raffaele Buranelli. Molto ben fatto, chiaro, informato, poetico. Una boccata d’aria, aria de Roma, ma…
Ma, proprio qui, nella colonna sonora (garantiamo sulla non colpevolezza del regista), abbiamo trovato un esempio di quella che si può giustamente chiamare la maledizione del marchio. Presto spiegata: dal commento musicale spunta l’adagetto della Quinta Sinfonia di Mahler, un tema di straziante bellezza, qui benissimo usato per commentare le immagini di Roma distesa e fascinosa.
Se non che, come molti certamente ricordano, questo brano, di sicuro il più felice di quel noioso compositore, emergeva da protagonista in una delle sequenze più tragiche di “Morte a Venezia” di Visconti; dopo di che, oltre che famosissimo anche fra i profani, è diventato il marchio musicale di atmosfere decadenti e funeree, come quella del racconto. E così ormai è bruciacchiato: bello, certo, ma utilizzabile a rischio perché associato per sempre a quel mondo, a quella storia. Forse un destino ingiusto, ma, come dire, mal comune…: la sigla di Quark (Bach, aria sulla quarta corda), Arancia Meccanica (Beethoven) il detersivo Ajax (la Carmen di Bizet), eccetera eccetera.

I mercoledì dell’Alzheimer
14 gennaio. Appena ci arriva la segnalazione di questo incontro mensile alla Libreria Fandango, ci precipitiamo sul posto ridacchiando sotto i baffi. Convinti che si tratti di una burla, ci affacciamo alla sala, preparati a incontrare un bel gruppo di anziani intellettuali occupati a sfoggiare le loro brillanti doti con la scherzosa copertura di quel nome che un po’ fa ridere, e un po’, comunque, fa paura.
Una delle organizzatrici ci saluta: “Lei è un accompagnatore, o…?” Facile immaginare come questo esordio ci abbia prima chiarito la situazione, poi suggerito non pochi dubbi sulla vivacità della nostra espressione.
E ci siamo trovati in una vicenda seria, organizzata dalla ABC per la Regione Lazio, in cui l’Alzheimer era un fatto vero, e non uno scherzo. Un bel numero di figli e nipoti impegnati con un altrettanto folto numero di vecchi smarriti, a cui togliere il cappotto o farli sedere a comando, con quel tono tra il condiscendente e il bamboleggiante che si usa spesso con i bambini e con i vecchi per farli stare tranquilli. Ci è venuto in mente che nei loro panni noi reclameremmo il diritto di essere tranquillamente furiosi, ma poi ci siamo anche detti che in quelle condizioni non si è mica più tanto autonomi né di fare né di pensare.
Te, pasticcini e intrattenimento artistico. Consistente nella presenza di un bravo musicista curdo-persiano, che ha dimostrato gli strumenti ed eseguito musiche tradizionali del suo paese, di cui l’animatrice continuava a sottolineare il carattere meditativo e il potenziale ipnotico (a un pubblico che di essere invitato all’ipnosi meditativa ci è sembrato non avesse mica tanto bisogno).
Forse un bicchiere di vino e una bella mazurka di Casadei, chissà…

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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"POETESSA DEI NAVIGLI" I RICORDI DI ALDO COLONNELLO

Ritornano gli appuntamenti di Meravigli Edizioni.

Sabato 24 Gennaio – ore 15,30
c/o Oratorio di S. Protaso al Lorenteggio
via Lorenteggio, 31
tel. 331 38 75 299

Aldo Colonnello
presenta, con parole e immagini
Alda Merini la Poetessa dei Navigli

La complessa figura della “Poetessa dei Navigli” raccontata attraverso i ricordi di Aldo Colonnello, intellettuale che si occupa d’arte, la cui profonda amicizia con Alda Merini diede vita a un sodalizio, affettivo e culturale, destinato a durare per sempre.

Ingresso libero, fino ad esaurimento posti

L'incontro offrirà anche l'occasione
per (ri)scoprire il magnifico
Oratorio di S. Protaso (Gesa di Lusert),
che risale all'incirca all'anno Mille
e che è la più piccola chiesa di Milano

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Verdena tour e nuovo disco

VERDENA annunciata la tournee e alcune date di presentazione del nuovo disco "Endkadenz Vol.1", in uscita il 27 Gennaio per Universal:

show case

26/01 Milano - piazza Piemonte, 2
27/01 Roma - via Appia Nuova, 427
28/01 Napoli - via Santa Caterina a Chiaia, 23
29/01 Bari - via Melo, 119

le date del tour

27/02/2015 Rimini Velvet Club & Factory
28/02/2015 Marghera (VE) RivoltaPvc
02/03/2015 Milano Alcatraz
03/03/2015 Firenze Obihall Teatro di Firenze
05/03/2015 Bari Demodè Disco Club
06/03/2015 Catania Barbara Disco Lab
08/03/2015 Napoli Casa della Musica "Federico I" - c/o Teatro Palapartenope
09/03/2015 Roma Atlantico Live!
10/03/2015 Bologna Estragon Club

www.verdena.com

 

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MAI CONTENTI - IL CAVALIER SERPENTE

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
12 gennaio 2015

MAI CONTENTI

Mai contenti
La settimana scorsa ci siamo lamentati: prima a Piazza Navona c’erano troppe bancarelle per la Befana; poi troppo poche e misere. Bruttissimi spettacolini su un bruttissimo palcoscenico. Oggi, 9 gennaio, c’è un bel sole, finalmente se ne sono andati tutti, però…
Però, siccome siamo a Roma, dove è improbabile fare qualcosa di normale in tempi normali, se ne sono andati tutti, sì, ma hanno lasciato indietro questo solitario albero di Natale, che con la sua pendenza mette in dubbio la competenza del Cavalier Bernini quando decise di infilare l’obelisco sulla Fontana dei Quattro Fiumi.
Perché è rimasto? Forse era di pertinenza di un servizio comunale diverso da quello che si occupa delle bancarelle (si sa, tra Befana e Natale c’è sempre stata un po’ di ruggine). Forse è scattata una nuova contestazione contro Marino proprio quando gli operai stavano per spostarlo, e così si sono bloccati. C’è da aspettarsi di tutto da queste parti. Forse c’entra addirittura il racket delle feste. Vediamo quanto ci mettono a portarlo via.


Caravaggio e i francesi (anzi, i francesi e Caravaggio)
Nella chiesa di S. Luigi de’ Francesi i Caravaggio sono addirittura tre, fra cui quello celeberrimo della vocazione di S. Matteo. Stanno infognati nel buio di una cappella risicata, messi in castigo dai committenti, probabilmente insoddisfatti o addirittura scandalizzati, come quasi tutti i clienti del pittore per la eccessiva umanità e verismo dei suoi quadri.
A noi naturalmente piacciono proprio per questo. Però per vederli illuminati bisogna sborsare un euro, che non è poco, anche perché dopo non troppi secondi la luce inesorabilmente si spegne e le tenebre calano di nuovo.
Ma non sono i quadri che ci interessano, è la magnifica indifferenza, propria dei francesi, verso tutto quello che non è français: in questo caso la lingua italiana.
Intorno alla cappella Contarelli ci sono parecchi cartelli di spiegazione, naturalmente in francese e, probabilmente nella traduzione di qualche sprovveduto sacrestano, anche in italiano.
Vorremmo richiamare la vostra attenzione su “Matteo che con l’altra mano esita a presentarsi”, su “questo personnaggio sia bene quello di Matteo”, “sull’instante dove passa la grazia”, “su gli uomini coi piedi nudi che esprimono la loro povertà (gli uomini o i piedi?)”.
Mica male, no? In fondo abitiamo in una insignificante cittadina dove per caso la Francia ha la più bella ambasciata del mondo a Palazzo Farnese, e la più sontuosa Académie dell’universo a Villa Medici.

Al risparmio di accordi
Chiariamo subito: il concerto ci è molto piaciuto, quindi questa nostra punzecchiatura non ha nulla a che fare con la qualità dell’esecuzione. Vogliamo solo divertirci a fare le pulci alla musica mediterranea contaminata, a quella araba, alla pizzica, eccetera.
26 dicembre 2014, concerto all’Aracoeli. Una ecumene musicale. Mesolella, Raiz, De Sio, Sepe, Cinque, Coen hanno eseguito una quantità di brani multietnici e non. Ci ha colpito un “’O sole mio” con Mesolella da solo alla chitarra, eccezionalmente bravo, intercalato a un canto arabo suggestivamente ipnotico, ma, come è tipico di quella musica, al risparmio armonico: trovi un accordo, gliene metti vicino un altro e, avanti e indietro, hai risolto il pezzo. Niente complicazioni alla Mozart. Certo, c’è il ritmo, ma forse non basta. Stiamo scherzosamente banalizzando, eh! Non vorremmo vedere qualcuno sotto casa nostra con il kalashnikov.
Strana chiesa l’Aracoeli, una delle più antiche di Roma, e anche delle più importanti. Ma sembra tirata su in economia e di corsa: colonne e capitelli diversi uno dall’altro, il pavimento: una confusione di pietre tombali, di frammenti di lapidi romane, di parti cosmatesche, eppure, data l’antichità dell’edificio, la scelta del materiale di spoglio doveva essere ancora abbondante.
Basterebbe fare il confronto con la chiesa di S. Pietro in Vincoli, più o meno dello stesso peri-odo, che ha una fila di venti colonne tutte uguali e di una bellezza senza pari. Magari, anzi di sicuro i ruderi da cui rapinarle erano più vicini, più comodi per il trasporto. Perché, davvero, con i mezzi di allora (siamo all’epoca dello sfacelo dell’Impero Romano) anche trascinare una colonna su per un colle doveva essere un’impresa quasi impossibile.

PS. Imbarazzante
La trasmissione di RaiTre “Che fuori tempo che fa”, in passato e con un titolo leggermente più sintetico, ci aveva tratti in inganno presentandosi come l’incontro di una rete intelligente con i suoi spettatori intelligenti. Sabato sera hanno gettato la maschera servendoci, alternati a dosi massicce (prima erano solo omeopatiche) delle pillole di saggezza di Gramellini, una scalcinata serie di sipa-rietti da Trieste.
Si trattava della cronaca dei festeggiamenti organizzati da un’imbarazzante banda di fans di Fantozzi in onore di Paolo Villaggio (che non sappiamo neanche se era presente, perché poi abbiamo spento). Un’imbarazzante recita da oratorio durante la quale il parroco Fazio, per niente imbarazzato, dirigeva ridacchiando l’imbarazzata performance del sagrestano Fabio Volo al comando dei suddetti fans nell’imbarazzante imitazione delle scene più famose dei film del Rag. Fantozzi.
Un esempio di bassissima televisione. Imbarazzante. Ci mancava.

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“Vdb23/Nulla è andato perso” di Fausto Pirito

Martedì 13 gennaio è stato un giorno importante per la musica italiana: è uscito “Vdb23/Nulla è andato perso”, il cd prodotto dal bassista Gianni Maroccolo (ex Litfiba, CSI, PGR, oggi con i Deproducers) e da Claudio Rocchi, pioniere del “rock progressivo” targato Anni '70, scomparso nell’estate del 2013.

L'album, pubblicato nel 2013 in tiratura limitata (mille copie) grazie a una operazione di “crowdfunding” (finanziamento collettivo), finalmente oggi ha anche una distribuzione tradizionale e capillare curata da Alkemi/Ala Bianca e Kiver.
Un disco davvero unico e importante, l’ultimo a cui ha lavorato Rocchi... in pratica, il suo testamento artistico.

Numerosi i musicisti di rango che hanno collaborato a questa opera e tutti legati alla storia di Maroccolo: dai Litfiba Piero Pelù e Ghigo Renzulli a Massimo Zamboni, Cristina Donà, Franco Battiato, fino al cantante, chitarrista e scrittore Cristiano Godano.

Collegandovi al link qui sotto, potrete vedere e ascoltare tutti i videomessaggi che una serie di artisti e amici ha dedicato a questa iniziativa e al ricordo di Rocchi: https://www.youtube.com/user/maroccologianni.

Troverete i “contributi” di: Francesco Caprini (ideatore di Rock Targato Italia), Giorgio Canali (chitarrista), Mario Luzzatto Fegiz (giornalista), Bruno Casini (giornalista, scrittore, promoter e primo manager dei Litfiba), Eugenio Finardi, Alberto Fortis, Tito Schipa Jr (cantautore, compositore, regista, attore e produttore), Alice, Massimo Zamboni, Ernesto Assante (giornalista), Peppo Delconte (giornalista), Mauro Pagani, Franco Battiato, Giordano Casiraghi (giornalista), Stefano Senardi (discografico), Beppe Brotto (musicista) e tanti altri ancora.


Fausto Pirìto

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I punkreas celebrano i 25 anni di attività

I PUNKREAS celebrano i 25 anni di attività con una tournee e un cofanetto "XXV Paranoia domestica" che contiene i primi quattro album della band.

Il Paranoia Domestica tour parte il 17 gennaio 2015 dal Leocavallo di Milano, per l'occasione tanti amici come ospiti: Gerson Gerson, Sebi dei Derozer, Morgana Dj e molti altri. Evento unico e grande festa per celebrare i 25 anni di palchi, festival, poghi, stage diving, autogrill, birre della Band imprescindibile del Punk/Rock italiano!

Le date

17 gennaio – Milano, Leoncavallo
22 gennaio – Catania, Industrie
24 gennaio – Marghera (Ve, Rivolta
31 gennaio – Brindisi, Dopolavoro
14 febbraio – Firenze, Flog
28 febbraio – Perugia, Urban
7 marzo – Cesena, Vidia
14 marzo – Genova, Zapata
20 marzo – Fontaneto d’Agogna (No), Phenomenon
21 marzo – Brescia, Magazzino 47

Nel web: https://www.facebook.com/punkreasofficial

 

 

 

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Le strane guerre di Chris e Alan.

BENTROVATI ALLE VISIONI.
Amici visionari, oggi parliamo di due film che abbiamo visto per voi. Sono l'eastwoodiano "AMERICAN SNIPER" e "THE IMITATION GAME" di Morten Tyldum. Si tratta di due biopic.

Bradley Cooper (anche produttore) mette in scena il personaggio di Chris Kyle, il più letale cecchino dei Navy Seals e della storia bellica americana. Il film tratto dalla biografia di Kyle è esattamente come ce lo si aspetta: lineare e ben girato. Cede pochissimo a idee avanguardiste e a guizzi artisticio presunti tali. Perfetto nella struttura e straordinario da un punto di vista cinematografico, il lungometraggio si sviluppa attraverso la storia del protagonista e delle sue vicende dentro e fuori l'Iraq più recente. Due note di merito: una per l'inossidabile Michael Owens (supervisore agli effetti speciali già utilizzato da Eastwood per Hereafter e da Spielberg per il suo sbarco a Omaha Beach di Save Private Ryan), l'altra per l'interpretazione intensa e misurata di Cooper. Sia gli effetti più veri e credibili del vero, sia la bravura dell'attore impreziosiscono un film americano che qualche volta ti viene di scriverlo con la kappa!
Non sempre, per fortuna. Perché fuori dalle vicende belliche (durissima la sequenza delle prime due uccisioni) è la storia di un uomo che, convinto dall'educazione che gli è stata impartita e dal patriottismo un po' pret-a-porter della provincia sudista, parte per la guerra con l'idea di essere un cane da pastore e di proteggere il suo gregge dai lupi. La guerra (nella pellicola) è la vera e indiscussa protagonista. Si insinua sotto pelle e diventa un grave sull'anima di protagonisti e spettatori. Ci arrivi dentro e non riesci ad uscirne. Neanche quando torni a casa. Neanche quando giochi con i tuoi figli.
Kyle diventa una sorta di "war addicted" assuefatto a pericolo e violenza, incapace di uscire dal vortice. Nella pace di casa, tornare ad occuparsi di altri reduci meno fortunati ed integri di lui diventa la chiave per un ritorno alla vita. Ultima nota per la co-protagonista Sienna Miller. L'abbiamo trovata in forma soprattutto quando appare per la prima volta. Una classica ragazza della provincia degli USA molto bella e un po' tamarra. Dove dovrebbe farci entrare nella sua angoscia per la sorte del marito che parte per l'ennesimo turno di servizio, lascia la porta socchiusa. Ci invita ma nonriesce a farci varcare la soglia. Un piccolo neo per un film perfetto.

THE IMITATION GAME è il biopic del matematico britannico Alan Turing. Lui e un pool di cervelli vengono chiamati per decifrare il codice della macchina Enigma: missione impossibile per il numero di combinazioni che si devono provare. Così Turing progetta e costruisce una macchina per processarlo e trova la chiave permettendo agli alleati di vincere la guerra contro il nazismo.
Il regista nordico ci consegna una ricostruzione senza sbavature, né frills. La struttura è asimmetrica ma assolutamente comprensibile anche nei passaggi temporali tra le età e i periodi della vita di Turing. Il film ha ritmo ed è emozionante. Molto del merito va all'attore protagonista Benedict Cumberbatch. Lontano dalle atmosfere e dal mood insensibile e misantropico di Holmes nella riuscita serie TV "Sherlock", il Turing di Cumberbatch è da stropicciarsi gli occhi: tridimensionale, gioca tra stati emotivi, stravaganza e un vago e leggero autismo. Sarebbe una vera ingiustizia non dargli l'Oscar! come da Oscar è Keira Knightley: la sua Joan Clarke è tantissima roba e la parte non è facile. I due protagonisti sono certamente aiutati da tutto il cast che funziona come un orologio svizzero. THE IMITATION GAME è un organismo complesso che gira impeccabilmente.
I dialoghi sono sempre sagaci e interessanti e la vicenda che sulla carta potrebbe essere noiosa (cinque geni che costruiscono una macchina) è un mix di ironia, disperazione, disagio esistenziale e gioia sullo sfondo della più grande tragedia della Storia umana.
Una piccola divagazione sul regista, concedetemela. Tyldum è nordico di nascita e statunitense di formazione cinematografica (New York non L.A.). L'unico altro suo film che il sottoscritto è riuscito a vedere è Headhunters, tratto dall'omonimo romanzo di Jo NesbØ. Il libro è uno dei più riusciti thriller della storia della letteratura di genere e lo scrittore e musicista norvegese che ne è l'autore è probabilmente il più grande di sempre dopo il maestro Ellroy. Insomma, il materiale c'era. Tuttavia, (seppur ci rendiamo conto che l'intreccio fosse complicato da tradurre in immagini in movimento) il film era venuto fuori un po' algido e stanco. Questo ultimo è talmente riuscito da farci urlare al capolavoro e, già che ci siamo, diamo un Oscar pure a lui! Crepi l'avarizia.

Due guerre diverse e due personaggi diversissimi e di epoche diverse. Una cosa in comune ce l'hanno: sono guerrieri che combattono in modo strano, non canonico. Uno, la guerra (e la morte che provoca) la vede da molte centinaia di metri di distanza attraverso il mirino telescopico di un fucile di alta precisione. L'altro dentro un laboratorio tra una modifica e l'altra alla macchina.
Tutti e due hanno ucciso. Hanno ucciso per vincere la guerra. Uno senza essere visto, da lontano e al sicuro. Un colpo, un morto. L'altro per non dare alcun vantaggio al nemico, ha lasciato che molte persone morissero, senza fare nulla. Si sono assunti responsabilità che nessuno dovrebbe assumersi e ne hanno pagato il prezzo. Tutti e due scomparsi: Kyle è stato ucciso da un reduce che cercava di aiutare e che soffriva della sua stessa sindrome, Turing (sembra ...) muore suicida dandoun morso ad una mela avvelenata con il cianuro. In particolare, pensando alla parabola dell'eroico matematico non posso fare a meno di darvi conto del fatto che Turing è davvero il padre dell'intelligenza artificiale e che dovrebbe essere studiato nei corsi di filosofia avendo superato l'assioma cartesiano per il quale le macchine non possano pensare. Penso, quindi sono una macchina. Le sue scoperte sono paragonabili a quelle di Darwin e Freud, ma più importanti per come hanno cambiato il nostro modo di vivere.
Il matematico britannico è stato oggetto di molti libri e di qualche pellicola. Consentitemi di rivelarvi che c'è stata anche una rappresentazione in teatro qualche anno fa (Stagione 2012/2013 al Teatro Piccolo di Milano): TURING STAGED CASE HISTORY. Per chi volesse approfondire: www.turingcasehistory.net Lo spettacolo di Maria Elisabetta Marelli è (per quanto concerne la mia esperienza) il miglior esempio di arte multimediale. Il matrimonio tra tecnologia e mezzi espressivi ha reso con la dignità drammaturgica necessaria, l'essenza del lavoro e del pensiero del matematico.
Ma, anche, debolezze e paure senza cedere mai ad una freddezza che (spesso) questo genere di rappresentazioni hanno intrinsecamente. Sarebbe bello poterlo rivedere in scena, vista anche la spinta che questo film sta ridando al personaggio e i riconoscimenti che la pellicola ha avuto e quelli che (ne sono certo) arriveranno.

Un'ultima nota di servizio per i "visionari". Molti mi hanno sollecitato a scrivere un pezzo su PINO DANIELE che tutti abbiamo amato e amiamo. Qualcuno vorrebbe che scrivessi, anche, un ricordo della EKBERG. Non voglio nemmeno provare a giustificarmi sono argomenti che meritano cura,
attenzione e spazio anche alle Visioni ... tuttavia, tutti questi eventi sono capitati in un momento terribile. L'attacco vigliacco a CHARLIE HEBDO e alla libertà di espressione, stampa e pensiero ci hanno scossi intimamente. Alla fine su Pino Daniele ha scritto una canzone un suo amico talentuoso e credo che fare meglio di ERIC CLAPTON sia difficile!

Je suis Charlie.

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VASCO - L'album più venduto dello scorso anno

VASCO
“SONO INNOCENTE”
L’ALBUM PIU’ VENDUTO DELL’ANNO 2014


Da quando è uscito, il 4 Novembre, il nuovo album di Vasco - “Sono Innocente” – è sempre ai vertici delle classifiche e il video del singolo “Come vorrei”, top air play, girato in bianco nero presso la diga di Ridracoli, viaggia oltre le 3.500.000 visualizzazioni.
Già 4 volte di Platino per aver superato le 200.000 copie di vendita è, in meno di due mesi, l’album più venduto dell’anno!

Il 2014, un’annata d’eccezione per Vasco Rossi che, dopo 3 singoli di Platino (“L’uomo più semplice”, “Cambia menti” e “Dannate Nuvole”), ha trionfato l’estate scorsa con i 7 pluripremiati concerti evento tra Roma, stadio Olimpico e Milano, stadio SanSiro.

“Sono Innocente”, 17esimo album di studio per Vasco che, nell’ultima recente intervista con Red Ronnie, lo ha definito “L’album più bello della mia vita. Ricco di chiaroscuri e soprattutto di canzoni una diversa dall’altra”.
Come nella sua migliore tradizione, un album sorprendente che i fan hanno accolto con grande entusiasmo.

In tour la prossima estate con il Live Kom ‘015 nei maggiori stadi italiani.
I biglietti messi in vendita da Live Nation si sono esauriti in così poco tempo da richiedere il raddoppio in 6 città su 8 con un totale di 14 concerti a oggi.
Dopo i raddoppi degli stadi di Bari, Bologna, Milano, Torino, Padova e Firenze.

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