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LA FINE DEL NOVECENTO.

LA FINE DEL NOVECENTO.

Tra la fine del mese scorso e l’inizio di questo, siamo stati troppo impegnati a guardare reality show popolari e ci siamo troppo appassionati al dibattito sulla manovra finanziaria dividendoci tra chi sostiene che ci salverà e chi, invece, ha preventivamente profetizzato la fine di ogni cosa.

In realtà, anche il vostro servizievole Visionario si è distratto, rapito come un bambino da quello che ha visto e ascoltato durante Rock Targato Italia. Purtroppo, ora, la ricreazione è finita e siamo obbligati a tornare alla vita quotidiana.

Il primo obbligo che sento è quello di celebrare la parabola di vita e opere di due grandi della musica: Marty Balin e Charles Aznavour. Il primo scomparso il 27 settembre scorso, il secondo il 1 ottobre.

Marty Balin nasce a Cincinnati in Ohio nel 1942 e nel 1965 è fondatore dei  Jefferson Airplane, poi dei Jefferson Starship concludendo, infine, la carriera da solita.

I Jefferson Airplane nasceranno  a San Francisco e saranno un gruppo seminale della scena psichedelica statunitense. Saranno un gruppo di grande successo, probabilmente, quello più importante di quel movimento che culminò nella Summer of Love del ‘67 che nella Baia portò il movimento a partecipate manifestazioni di contro-cultura per via della dissoluzione del sogno americano e della consapevolezza di aver perduta l’innocenza, dopo il Vietnam .  Hippy e bohemian si concentreranno a Haight-Ashbury per ascoltare musica, usare stupefacenti (è il periodo di maggior splendore dell’LSD) e fantasticare di  nuovi ideali di amore e spiritualità.

La musica psichedelica diventa la colonna sonora del movimento hippy. Insieme agli Airplane ci sono altre band di successo e pregio come Grateful Dead e Quicksilver Messenger Service. E’, però, la band di Balin ad avere la maggiore visibilità. Il grande successo porterà i Jefferson Airplane in tour sulla East Coast e in Europa dove ispireranno altri artisti e altre band.

Surrealistic Pillow, il secondo album del gruppo è certamente uno dei  più importanti “documenti” fondanti del movimento psichedelico. La musica di Balin e soci condizionerà gruppi come The Who, Led Zeppelin, etc.

Per Charles Aznavour, il discorso è diverso. Nato nel 1924 da esuli armeni, è per sua stessa ammissione un uomo da palcoscenico. Partecipa a una cinquantina o più di pellicole cinematografiche, canta in sette lingue e ha collaborazioni illustrissime … non si priva nemmeno di una carriera da diplomatico. Grazie alla doppia cittadinanza (francese e armena) sarà insignito sia della Legion d’Onore che del titolo di Eroe del Popolo Armeno.

Aznavour è un istrione (come dal brano omonimo di Giorgio Calabrese di cui lui è co-autore ed interprete) che si concede di lavorare con Edith Piaf che sarà l’artista che lo scoprirà ma, anche, con Liza Minnelli, Compay Segundo, Celine Dion e molti altri. Alcuni suoi brani sono stati reinterpretati da musicisti e compositori del calibro di Elton John, Bob Dylan, Placido Domingo e Sting.

In Italia, per vicinanza geografica e culturale, collaborerà con (praticamente) tutti per oltre quattro decadi da Mia Martini a Laura Pausini, passando attraverso Gino Paoli e Domenico Modugno.

Charles sarà ambasciatore armeno in Svizzera e gli sarà dedicato un personaggio nella saga a cartoni animati: Mobile Suite Gundam. Come attore ha lavorato con registi come  Truffaut, Petri, Lelouch  e Chabrol.

Per quanto lontano dai mondi musicali che frequento, la pienezza della lunga vita di Aznavour mi ha sempre affascinato. Anzi, quella delle “vite” che ha vissuto sempre a calcare il palcoscenico … quello dei teatri, quello del cinema o quello della diplomazia internazionale.

La sua origine, figlio di esuli armeni, figlio di un popolo che è stato così crudelmente colpito e che, tuttora, deve subire l’onta di non vedersi riconosciute le scuse e il ristabilimento della verità storica di un genocidio tanto abominevole quanto negato, mi ha appassionato e ispirato.

E’ il Novecento che comincia: con rivoluzioni, stragi e guerre globali … ma che coltiva il seme di un sogno: quello di un mondo più libero e giusto.

La scomparsa di questi grandi personaggi del secolo scorso che continua (per ragioni anagrafiche, per lo più) ci allontana sempre di più da quel sogno e crea un distacco sempre più grande tra quel mondo e questo. Il Novecento è un secolo che finisce in ritardo tra le nebbie della tecnocrazia e la mancanza di memoria storica. Un secolo longevo che sta finendo vent’anni dopo la sua naturale conclusione, senza averci insegnato niente. Senza lasciare traccia come una piuma su uno specchio.

Oggi potrebbe essere il momento di ricominciare a sognare come e con i ragazzi della Baia, come e con  i popoli colpiti che vogliono solo che venga riconosciuta la verità. Ma, forse, non ne siamo più capaci.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

 

 

 

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Tra la fine del mese scorso e l’inizio di questo, siamo stati troppo impegnati a guardare reality show popolari e ci siamo troppo appassionati al dibattito sulla manovra finanziaria dividendoci tra chi sostiene che ci salverà e chi, invece, ha preventivamente profetizzato la fine di ogni cosa.

In realtà, anche il vostro servizievole Visionario si è distratto, rapito come un bambino da quello che ha visto e ascoltato durante Rock Targato Italia. Purtroppo, ora, la ricreazione è finita e siamo obbligati a tornare alla vita quotidiana.

Il primo obbligo che sento è quello di celebrare la parabola di vita e opere di due grandi della musica: Marty Balin e Charles Aznavour. Il primo scomparso il 27 settembre scorso, il secondo il 1 ottobre.

Marty Balin nasce a Cincinnati in Ohio nel 1942 e nel 1965 è fondatore dei  Jefferson Airplane, poi dei Jefferson Starship concludendo, infine, la carriera da solita.

I Jefferson Airplane nasceranno  a San Francisco e saranno un gruppo seminale della scena psichedelica statunitense. Saranno un gruppo di grande successo, probabilmente, quello più importante di quel movimento che culminò nella Summer of Love del ‘67 che nella Baia portò il movimento a partecipate manifestazioni di contro-cultura per via della dissoluzione del sogno americano e della consapevolezza di aver perduta l’innocenza, dopo il Vietnam .  Hippy e bohemian si concentreranno a Haight-Ashbury per ascoltare musica, usare stupefacenti (è il periodo di maggior splendore dell’LSD) e fantasticare di  nuovi ideali di amore e spiritualità.

La musica psichedelica diventa la colonna sonora del movimento hippy. Insieme agli Airplane ci sono altre band di successo e pregio come Grateful Dead e Quicksilver Messenger Service. E’, però, la band di Balin ad avere la maggiore visibilità. Il grande successo porterà i Jefferson Airplane in tour sulla East Coast e in Europa dove ispireranno altri artisti e altre band.

Surrealistic Pillow, il secondo album del gruppo è certamente uno dei  più importanti “documenti” fondanti del movimento psichedelico. La musica di Balin e soci condizionerà gruppi come The Who, Led Zeppelin, etc.

Per Charles Aznavour, il discorso è diverso. Nato nel 1924 da esuli armeni, è per sua stessa ammissione un uomo da palcoscenico. Partecipa a una cinquantina o più di pellicole cinematografiche, canta in sette lingue e ha collaborazioni illustrissime … non si priva nemmeno di una carriera da diplomatico. Grazie alla doppia cittadinanza (francese e armena) sarà insignito sia della Legion d’Onore che del titolo di Eroe del Popolo Armeno.

Aznavour è un istrione (come dal brano omonimo di Giorgio Calabrese di cui lui è co-autore ed interprete) che si concede di lavorare con Edith Piaf che sarà l’artista che lo scoprirà ma, anche, con Liza Minnelli, Compay Segundo, Celine Dion e molti altri. Alcuni suoi brani sono stati reinterpretati da musicisti e compositori del calibro di Elton John, Bob Dylan, Placido Domingo e Sting.

In Italia, per vicinanza geografica e culturale, collaborerà con (praticamente) tutti per oltre quattro decadi da Mia Martini a Laura Pausini, passando attraverso Gino Paoli e Domenico Modugno.

Charles sarà ambasciatore armeno in Svizzera e gli sarà dedicato un personaggio nella saga a cartoni animati: Mobile Suite Gundam. Come attore ha lavorato con registi come  Truffaut, Petri, Lelouch  e Chabrol.

Per quanto lontano dai mondi musicali che frequento, la pienezza della lunga vita di Aznavour mi ha sempre affascinato. Anzi, quella delle “vite” che ha vissuto sempre a calcare il palcoscenico … quello dei teatri, quello del cinema o quello della diplomazia internazionale.

La sua origine, figlio di esuli armeni, figlio di un popolo che è stato così crudelmente colpito e che, tuttora, deve subire l’onta di non vedersi riconosciute le scuse e il ristabilimento della verità storica di un genocidio tanto abominevole quanto negato, mi ha appassionato e ispirato.

E’ il Novecento che comincia: con rivoluzioni, stragi e guerre globali … ma che coltiva il seme di un sogno: quello di un mondo più libero e giusto.

La scomparsa di questi grandi personaggi del secolo scorso che continua (per ragioni anagrafiche, per lo più) ci allontana sempre di più da quel sogno e crea un distacco sempre più grande tra quel mondo e questo. Il Novecento è un secolo che finisce in ritardo tra le nebbie della tecnocrazia e la mancanza di memoria storica. Un secolo longevo che sta finendo vent’anni dopo la sua naturale conclusione, senza averci insegnato niente. Senza lasciare traccia come una piuma su uno specchio.

Oggi potrebbe essere il momento di ricominciare a sognare come e con i ragazzi della Baia, come e con  i popoli colpiti che vogliono solo che venga riconosciuta la verità. Ma, forse, non ne siamo più capaci.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

 

 

 

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LA FINE DEL NOVECENTO. Tra la fine del mese scorso e l’inizio di questo, siamo stati troppo impegnati a guardare reality show popolari e ci siamo troppo appassionati al dibattito sulla manovra finanziaria dividendoci tra chi sostiene che ci salverà e

LA FINE DEL NOVECENTO.

Tra la fine del mese scorso e l’inizio di questo, siamo stati troppo impegnati a guardare reality show popolari e ci siamo troppo appassionati al dibattito sulla manovra finanziaria dividendoci tra chi sostiene che ci salverà e chi, invece, ha preventivamente profetizzato la fine di ogni cosa.

In realtà, anche il vostro servizievole Visionario si è distratto, rapito come un bambino da quello che ha visto e ascoltato durante Rock Targato Italia. Purtroppo, ora, la ricreazione è finita e siamo obbligati a tornare alla vita quotidiana.

Il primo obbligo che sento è quello di celebrare la parabola di vita e opere di due grandi della musica: Marty Balin e Charles Aznavour. Il primo scomparso il 27 settembre scorso, il secondo il 1 ottobre.

Marty Balin nasce a Cincinnati in Ohio nel 1942 e nel 1965 è fondatore dei  Jefferson Airplane, poi dei Jefferson Starship concludendo, infine, la carriera da solita.

I Jefferson Airplane nasceranno  a San Francisco e saranno un gruppo seminale della scena psichedelica statunitense. Saranno un gruppo di grande successo, probabilmente, quello più importante di quel movimento che culminò nella Summer of Love del ‘67 che nella Baia portò il movimento a partecipate manifestazioni di contro-cultura per via della dissoluzione del sogno americano e della consapevolezza di aver perduta l’innocenza, dopo il Vietnam .  Hippy e bohemian si concentreranno a Haight-Ashbury per ascoltare musica, usare stupefacenti (è il periodo di maggior splendore dell’LSD) e fantasticare di  nuovi ideali di amore e spiritualità.

La musica psichedelica diventa la colonna sonora del movimento hippy. Insieme agli Airplane ci sono altre band di successo e pregio come Grateful Dead e Quicksilver Messenger Service. E’, però, la band di Balin ad avere la maggiore visibilità. Il grande successo porterà i Jefferson Airplane in tour sulla East Coast e in Europa dove ispireranno altri artisti e altre band.

Surrealistic Pillow, il secondo album del gruppo è certamente uno dei  più importanti “documenti” fondanti del movimento psichedelico. La musica di Balin e soci condizionerà gruppi come The Who, Led Zeppelin, etc.

Per Charles Aznavour, il discorso è diverso. Nato nel 1924 da esuli armeni, è per sua stessa ammissione un uomo da palcoscenico. Partecipa a una cinquantina o più di pellicole cinematografiche, canta in sette lingue e ha collaborazioni illustrissime … non si priva nemmeno di una carriera da diplomatico. Grazie alla doppia cittadinanza (francese e armena) sarà insignito sia della Legion d’Onore che del titolo di Eroe del Popolo Armeno.

Aznavour è un istrione (come dal brano omonimo di Giorgio Calabrese di cui lui è co-autore ed interprete) che si concede di lavorare con Edith Piaf che sarà l’artista che lo scoprirà ma, anche, con Liza Minnelli, Compay Segundo, Celine Dion e molti altri. Alcuni suoi brani sono stati reinterpretati da musicisti e compositori del calibro di Elton John, Bob Dylan, Placido Domingo e Sting.

In Italia, per vicinanza geografica e culturale, collaborerà con (praticamente) tutti per oltre quattro decadi da Mia Martini a Laura Pausini, passando attraverso Gino Paoli e Domenico Modugno.

Charles sarà ambasciatore armeno in Svizzera e gli sarà dedicato un personaggio nella saga a cartoni animati: Mobile Suite Gundam. Come attore ha lavorato con registi come  Truffaut, Petri, Lelouch  e Chabrol.

Per quanto lontano dai mondi musicali che frequento, la pienezza della lunga vita di Aznavour mi ha sempre affascinato. Anzi, quella delle “vite” che ha vissuto sempre a calcare il palcoscenico … quello dei teatri, quello del cinema o quello della diplomazia internazionale.

La sua origine, figlio di esuli armeni, figlio di un popolo che è stato così crudelmente colpito e che, tuttora, deve subire l’onta di non vedersi riconosciute le scuse e il ristabilimento della verità storica di un genocidio tanto abominevole quanto negato, mi ha appassionato e ispirato.

E’ il Novecento che comincia: con rivoluzioni, stragi e guerre globali … ma che coltiva il seme di un sogno: quello di un mondo più libero e giusto.

La scomparsa di questi grandi personaggi del secolo scorso che continua (per ragioni anagrafiche, per lo più) ci allontana sempre di più da quel sogno e crea un distacco sempre più grande tra quel mondo e questo. Il Novecento è un secolo che finisce in ritardo tra le nebbie della tecnocrazia e la mancanza di memoria storica. Un secolo longevo che sta finendo vent’anni dopo la sua naturale conclusione, senza averci insegnato niente. Senza lasciare traccia come una piuma su uno specchio.

Oggi potrebbe essere il momento di ricominciare a sognare come e con i ragazzi della Baia, come e con  i popoli colpiti che vogliono solo che venga riconosciuta la verità. Ma, forse, non ne siamo più capaci.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

 

 

 

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ANTONELLA BORALEVI "PRIMA CHE IL VENTO"

ANTONELLA BORALEVI

"PRIMA CHE IL VENTO"

(PAG. 416  – EURO 19)


DOPO IL SUCCESSO DE LA BAMBINA NEL BUIO (5 EDIZIONI, 6 SETTIMANE IN CLASSIFICA, 15.000 COPIE VENDUTE) BALDINI+CASTOLDI RIPORTA IN LIBRERIA IL PRIMO ROMANZO DI ANTONELLA BORALEVI.

UNA STORIA CHE PARLA DRITTO AL CUORE DELLE DONNE, AMBIENTATA IN ATMOSFERE DA SOGNO E RICCHISSIMA DI COLPI DI SCENA: ANTONELLA BORALEVI SI CONFERMA LA SCRITTRICE ITALIANA CHE MEGLIO SA RACCONTARE L’AMORE E LE SUE CONTRADDIZIONI.


«Boralevi è molto brava ad addentrarsi in un tessuto sociale cupissimo nella sua allegria mondana.»
Corriere della Sera

«Un omaggio alle donne che non hanno paura delle passioni.»
Donna Moderna


Estate del 1959. L’incanto di avere vent’anni, nell’Italia del boom. L’età in cui tutto sembra possibile e la felicità è a portata di mano.

Sulla spiaggia esclusiva di Forte dei Marmi dove i ragazzi di buona famiglia passano le vacanze, la timida e goffa Andreana, figlia di un nuovo ricco, si ritrova a guardare, con lo stupore negli occhi, un mondo scintillante. Una gioventù dorata, che trascorre il suo tempo in feste sontuose, notti brave alla Capannina, corse in Maserati e in motoscafo. Lei non appartiene a quel mondo, a quelle vite irraggiungibili. Ma l’incontro con Giovannella le apre le porte di quel paradiso fatto di seta e oro. Inaspettatamente, viene accettata. E accade l’imprevedibile. Ingenua, diversa, Andreana rompe gli equilibri di un universo solo all’apparenza perfetto. Ed è così che Alberico, il più bello, il più desiderato, la prende per mano e le brucia l’anima. È un amore scandaloso, violento e tenero, che infrange tutte le regole. Che svela ferite e segreti. Fino a che, nella notte del Ballo al Castello, accade una tragedia che travolge ogni cosa. E cambia i destini di tutti. 

Oggi. Quarantacinque anni dopo. Una villa antica, a Lucca.  Ostaggio di una malattia che da anni la paralizza, Andreana non può più resistere all’assalto dei ricordi. È di nuovo l’estate del 1959, è di nuovo quella fatidica notte. Ma ora non c’è più spazio per le menzogne. Solo per i rimorsi. E per la verità.

In un susseguirsi incalzante di colpi di scena, Antonella Boralevi ci regala il palpito vivo di un tempo favoloso. E ci accompagna in un viaggio irresistibile dentro il buio del cuore. Dove una colpa terribile aspetta di essere perdonata.

Una storia potente, che ci racconta il coraggio spropositato delle donne e la vigliaccheria degli uomini.

BIOGRAFIA: Antonella Boralevi è reduce dallo strepitoso successo de La bambina nel buio. Autrice di romanzi, racconti, sceneggiature, saggi, ha portato in televisione il talk show di approfondimento emotivo.

Tiene rubriche di opinione su quotidiani e settimanali. Il suo «Lato Boralevi» esce ogni giorno sul sito de «La Stampa». Ha pubblicato i bestseller Il lato luminoso (2007), I baci di una notte (2013), Storia del cane che mi ha insegnato la serenità (2015). È tradotta in Germania, Francia, Giappone, Russia. Per ora.

Il suo sito è www.antonellaboralevi.it

La sua pagina Facebook è Antonella Boralevi Official

Su Instagram è antoboralevi

Per scriverle: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Baldini 

 

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DISTURBED: data italiana, il tour del nuovo album!

DISTURBED: data italiana, il tour del nuovo album!

 

Il 19 ottobre uscirà su Reprise Record il settimo album in studio, intitolato “Evolution”. DISTURBED, dopo tre anni di assenza, tornano in grande stile: “Evolution” è un disco che accoglierà le aspettative dei fan e un tour mondiale che li vedrà in Italia per un’unica tappa che si terrà il 22 aprile prossimo all’Alcatraz di Milano! 

A proposito del nuovo lavoro, la band dichiara: "Creare questo album è stato magico ed emozionante, comporre senza barriere e senza limiti, semplicemente seguendo le nostre più profonde ispirazioni. Influenzato da alcuni dei più grandi album rock della nostra giovinezza, ‘Evolution’ va oltre tutto ciò che abbiamo scritto in passato. È tempo per il mondo di ascoltare l’album più audace della nostra vita.”

Li attendiamo con grande entusiasmo per un concerto grandioso!

 

Ecco di seguito i dettagli:

 

DISTURBED

+ special guest

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Manzoni Drawing Growing

Manzoni Drawing Growing

live painting presso la Fabbrica del Vapore di Milano

la performance fa parte della mostra Pop Revolution – Dominant Reality

opening venerdì 19 ottobre 2018 dalle ore 18 alle ore 21

Giovanni Manzoni Piazzalunga torna alla fabbrica del Vapore con i suoi wallpaper, carte abitate da corpi danzanti rincorrersi in intricate composizioni. Le figure vigorose nella loro possenza michelangiolesca, anche dal punto di vista dimensionale come quest’opera di due metri per sei, vivono qui non solo grazie al caratteristico uso che l’artista fa del caffè come colore, ma anche nelle diverse cromie di semitrasparenti inchiostri Ecoline di Colorificio Crippa. Puri e contrastanti, si distribuiscono tra le anatomie facendo immaginare una valenza simbolica e caratteriale delle singole figure con i suoi caratteristici incastri di movenze. Corpi che si fanno sineddoche dell'esistenza, personificando emozioni mutevoli nel loro insieme, in lotta tra loro o alla ricerca di un contatto con una differente od opposta parte della propria identità.

Oltre ai riferimenti a Michelangelo e al muralismo messicano di Diego Rivera, ciò che balza agli occhi nel lavoro su grande scala di Manzoni è la ripetizione postmoderna di alcuni elementi, ribaltamenti simmetrici di corpi o sue parti, mescolando iconografie lontane di figure religiose o storiche a quelle del quotidiano. I suoi lavori appaiono come enormi puzzle di carta, di disegni unici o pose ripetute.

Tutto questo repertorio fatto di una mitologia contemporanea riconduce ad un'energia spirituale che lo avvicina alle sue origini boliviane nel senso profondo del suo legame con quella che si definisce Pachamama. Se pensiamo ad essa come alla rappresentazione del paesaggio o di elementi naturali, per il Manzoni artista cresciuto all’interno di una metropoli come Milano dove pure ha assimilato il gusto pop della street art, l’energia della pachamama è urbana. Essa si irraggia dagli incontri e dalle persone, dall’uomo in generale che per lui si traduce e materializza nell’anatomia, per definire il corpo autentica celebrazione di una forza originaria invincibile. 

A proposito di questo  suo ultimo lavoro l’artista ha dichiarato: “le persone ritratte sono 12, anche se i corpi sono di più, sono dodici facce di un icosaedro a comporre le personalità di questo disegno. Di solito mi piace giocare con un corpo singolo e farlo giocare con se stesso, accostando e sovrapponendo diverse pose, ma ora più che mai sento il bisogno di comporre i corpi come se ci fosse bisogno di mostrare coesistenza tra le persone. Durante la colorazione legherò visivamente queste anatomie con un filo rosso, come a unire utopicamente ciò che qualcuno vuol mostrare sempre più separato e diviso. Le donne nel disegno appartengono a diverse etnie: dalla Polonia all’Italia attraversando il congo e infine passando in Bulgaria. Siamo diversi: è una cosa bella non una cosa da temere”.

 

Colorificio Crippa collabora da tempo con l'artista, evidenziando attraverso la qualità dei suoi prodotti l'espressione più diretta e personale dell'arte secondo Manzoni, il disegno. Esso non viene coperto o trasformato in vera e propria pittura, ma lascia che sia la linea a determinare la sua potenza immaginifica. Le ecoline utilizzate in puri colori timbrici a potenziare la volumetria anatomica, accanto ai bruni del caffè, evidenziano anche anche un chiaro riferimento alla simbologia dei colori: non sono lavorate attraverso la delicatezza di velature e sfumature dell'acquerello, ma seguendo la vigorosa geometria della definizione di peso e movimento delle figure in equilibrio dinamico tra loro.

Documentazione video, nei diversi momenti di costruzione dell’opera, a cura di Sofia Obracaj.

 

L’opera sarà esposta per tre giorni presso La Fabbrica del Vapore,via Procaccini 4, Milano

Venerdì 19 ottobre dalle ore 18 alle ore 21

Sabato 20 e Domenica 21 ottobre dalle ore 16 alle ore 19

 

ingresso gratuito

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Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

IMMAGINA  L’AUTUNNO

La Playlist I COLORI DELL’AUTUNNO contiene 15 brani. 15 artisti sballottati dagli eventi della vita in balia delle onde che tra dubbi e certezze hanno creato delle onde essi stessi per poter influenzare e cambiare coscientemente la qualità, l’essenza stessa della vita.

ARTISTI: Les Fleurs Des Maladives - Andrea Robbiani - Francesco Pelosi - Sfigher - Intercity - Andrea Cassetta -  Priscilla Bei - Casablanca - Nuju - Paolo Saporiti - Ismael Remida - Hotel Monroe - Barberini -  Scudetto

 

I COLORI DELL’AUTUNNO  Track-List  su Spotify: https://goo.gl/APXEbs

 

Les Fleurs Des Maladives - La grande truffa dell'indie rock

Un riff sferragliante e un approccio sfacciatamente rock’n’roll accompagnano una fotografia ironica e provocatoria della “scena indie” contemporanea.

Siamo quattro stronzi con al collo le chitarre, ma vai bene se fai finta di essere un tipo importante.

 

Francesco Caprini - Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 - 392 5970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

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Nuovo singolo per la band torinese NOT

in radio e su YouTube

LA FINE DI UN’ESTATE

il nuovo singolo e videoclip dei

NOT

https://youtu.be/79RSmz7PEJo

La fine di un’estate è il nuovo singolo dei NOT, prodotto da Giorgio Ruggirello e Fabrizio Arini. Il videoclip è da oggi disponibile sul canale YouTube dell’artista e in rotazione radiofonica nei prossimi giorni.

Il brano racconta il passaggio dall’allegria tipica della stagione estiva alla malinconia autunnale. Una metafora della vita, che, in un attimo, sostituisce alla spensieratezza adolescenziale, l’età adulta, caratterizzata da maggiore serietà e responsabilità.

Questo tema si ripropone anche nel videoclip, con riprese, fotografia e montaggio di ENJOY productions e con la partecipazione di Fabio Montesanti: un uomo adulto agisce contro ogni convenzione, come un bambino, per ricreare l’atmosfera da spiaggia anche dove non è presente il mare. Sarà credibile?

Caratterizzato da un sound incalzante, ma allo stesso tempo malinconico, La fine di un’estate è un invito ad accettare le responsabilità che l’età adulta comporta, senza però rinunciare a inseguire quella serenità che fa parte della fanciullezza. Il singolo è estratto dall’album “Sogni e Bisogni”, disponibile in tutti I webstore e negozi di dischi.

“Eccola, la fine di un’estate che potremmo anche rivivere ma forse con più serietà…”

NOT

NOT, acronimo di Note Oltre Tempo, sono una band di Torino composta da Fabrizio Arini (chitarra), Davide Berneccoli (batteria), Giorgio Ruggirello (basso) e Dario Marengo (chitarra).

Il gruppo debutta nel 2014 con i brani “I Miei Guai” e “Mi Giri Intorno”, realizzati in collaborazione con il produttore Luca Vicio Vicini, bassista dei Subsonica.

La band ha all’attivo l’EP “Il Primo Passo” registrato presso il CSP Studio di Rivoli (TO), album d’esordio autoprodotto e pubblicato nel 2016, seguito dai singoli “Vivere in Semplicità” e “Che gioia”.

Durante la registrazione del nuovo album presso il CSP Studio di Collegno (TO), il gruppo ha collaborato con il chitarrista Enrico Morrone. Nel maggio 2018 la band pubblica l’album “Sogni e bisogni”.

NOT è un contenitore, all’interno del quale risiedono le persone e le idee che danno vita a questo progetto dal colore indefinito, cangiante. Così, note e parole vengono trasportate in suoni ed ambientazioni sempre diverse. Oltre Tempo. Senza convenzioni. Senza bisogno di classificare un genere, uno stile.

È “solo” musica, basta lasciarsi andare.

NEL WEB:

Official site: http://www.noteoltretempo.it

Facebook: https://www.facebook.com/noteoltretempo/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCJt_Zk8LAHCgqqOLeIZG7cg

Instagram: https://www.instagram.com/noteoltretempo/

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Fino all’orlo.

Fino all’orlo.

Questo pezzo è dedicato a tutti quelli che hanno urlato “il Re è morto! W il Re!” A quelli che tutto è già stato fatto e raccontato, che un nuovo mondo non è possibile e che vedono il bicchiere mezzo vuoto. Ho una notizia per loro: il bicchiere è pieno! Pieno fino all’orlo.

Se non ci avete creduto è perché non avete assistito alle Finali Nazionali della XXX edizione del contest Rock targato Italia. Forse eravate distratti ad ascoltare qualche pezzo hip hop sempre uguale a sé stesso o a cercare nella melodica tra cuori spezzati, esistenze solitarie  e spiagge dove non si tocca un senso alla vostra esistenza … Meglio così! Magari non sarebbe stato divertente ricordare che in questo Paese c’è ancora chi ricorda la Diaz e la strage di Bologna, chi suona con ritmiche asimmetriche, chi non si vergogna di non essere un virtuoso e porta avanti orgogliosamente la sua umanità e il suo amore per la musica e chi ostenta la propria identità e canta nel suo dialetto.  Di più, c’è chi, nel rock, trova spunti esistenziali, divertenti ma profondi. Perché la musica non è tutta morta. Il rock è ancora brace rovente sotto la cenere dell’omologazione a cui ci hanno costretto i colossi della tecnologia, all’appiattimento, al pensiero unico, alla lobotomia intellettuale a cui stanno sottoponendo una civiltà che non ride più, non si indigna più, non occupa più le piazze ma si accontenta di quello che passa un convento sempre più egoista, avaro e avido.

Sono d’accordo: il rock non sarà più mainstream. Ok! Ma, il rock avrebbe raccontato e combattuto le banlieue, invece di celebrarle. C’è bisogno, oggi più che mai, di chi prende le misure, non le distanze. Abbiamo bisogno di indignarci ancora, di credere ancora che un mondo diverso sia possibile, di sapere che siamo tutti sullo stesso barcone e che prima o poi ci finiremo ancora sopra. Gli italiani più prima che poi!

Invece, facciamo l’apologia della nostra stupidità esogena, di una vita di piaceri passeggeri e sottomissione permanente. Perché non abbiamo altre frontiere da conquistare se non il materassino gonfiabile e l’ombrellone in prima fila a Bellaria mentre i nostri figli e i nostri nipoti si rincoglioniscono con gli smartphone e i tablet a decidere se è più figo chi si butta da un palazzo per farsi un selfie o che invece, balla in mezzo all’autostrada.

Certo … il cinico obbligo di cronaca mi impedisce di sproloquiare ulteriormente e darvi i nomi di chi ha vinto questa edizione. Consentitemi, un’ultima provocazione: per me hanno vinto tutti. Su un palco non ci si può nascondere e, a Rock targato Italia, non ci si può nemmeno arrendere.

Andiamo con ordine. Al termine delle tre serate si sono visti trionfare i Nylon da Pavia e Lo Stato delle Cose da Milano.  I primi hanno uno stile più teatrale e hanno regalato un recital in quattro brani a pubblico e giurati. Tanto divertimento ma anche intelligente ironia. I secondi, meno maturi anche anagraficamente (sono giovanissimi), approcciano alla musica popular con pezzi semplici e profondi. Una grande attenzione autoriale per testi e musica.

Il Premio Città di Milano è andato a The Fool, la band della “Carta Matta” celebra la musica anni Ottanta e Novanta con stile e originalità, oltre ad avere un efficace frontman.

L’importantissimo Premio Stefano Ronzani  è andato agli Organico Ridotto, rock band in dialetto abruzzese che ha affascinato pubblico e giurati (e questo giurato in particolare si sta godendo il loro album che ha avuto in regalo insieme agli altri e vive nella speranza che qualcuno gli traduca i testi … inglese o italiano, grazie).

Sempre per continuare con la cronaca, prima di tornare alla Visione, il Premio della Compilation Celebrativa della XXX Edizione del contest, ha visto vincere oltre i già citati più sopra: Blank, Under The Snow, Rolling CarpetsAndrea MarzollaVXA Rockband.

Tornando alla Visione, alcune personalissime annotazioni. Mi hanno impressionato tutti i concorrenti per il livello. In Italia c’è chi fa musica e la fa bene. A molti giovani, manca ancora una maturità compositiva che, però, è frutto dell’esperienza, del rigore, dell’essere presenti a sé stessi quando la molla scatta.

In particolare, ho apprezzato e sto apprezzando gli Inside the Hole (mi hanno regalato anche loro il disco con una bella dedica che tengo per me) che mi hanno riportato ad un classicissimo rock’n blues americano, tra atmosfere hard e anni Settanta in Gran Bretagna. Come si diceva tra giurati, durante la loro esibizione: due ore di concerto di questi ragazzi palermitani, li vedrei senza annoiarmi. Inequivocabilmente, hanno accorciato la distanza tra L.A. e Palermo.

Ground Control mi hanno molto colpito per i suoni. Sono stati capaci di creare grandi suggestioni e di essere profondamente evocativi. A dimostrazione del fatto che (anche senza le parole che pure c’erano) nella musica esiste già un racconto.

Una menzione di merito alla Bakan Rock Gang, attivissimi da molti anni (moltissimi, probabilmente!) hanno portato sul palco del Legend grande energia, umanità e amore per il genere. Porterò con grande orgoglio la T shirt che mi hanno regalato.

Un grazie particolare va agli ospiti che hanno impreziosito ulteriormente la rassegna. Li cito tutti ma, per certo, meriterebbero uno dei miei pezzi ciascuno … Ma, non voglio loro così male! Sono, dicevo: i NOT, Jack Anselmi, i Velaut, la Massimo Francescon Band e gli Hotel Monroe.

Un altro grande grazie, va al pubblico. Quest’anno numeroso e partecipe. Rock targato Italia è anche e soprattutto questo: un happening dove le band competono, si confrontano, si ascoltano, si apprezzano, imparano le une dalle altre. Un posto dove nascono amicizie, alleanze, stima e amore. E’, senz’altro, il pubblico il collante di questo risultato. Ci auguriamo che alla XXXI edizione in progress, sia ancora più numeroso e attento.

Anche questa è la dimostrazione che c’è oggi un’urgenza di tornare ad impossessarsi di temi e mezzi espressivi, contro silenzio e immatricolazione, contro i Grandi Fratelli che controllano e condizionano le nostre vite, contro l’esilità becera degli argomenti mainstream, bisogna ricominciare a fare armonico rumore.

Perché l’armonia deve tornare a vincere di mille secoli il silenzio.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

 

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Victoria Eugenia Henao "Ho sposato Pablo Escobar"

Victoria Eugenia Henao

Ho sposato Pablo Escobar

Pagine 400 | Prezzo 16 €
Traduzione: Francesca Pe' e Giulia Zavagna


Victoria Eugenia Henao, moglie di Pablo Escobar, si racconta per la prima volta in una autobiografia intensa e scioccante.

Io piangevo e piangevo. Mi ero sposata a quindici anni, profondamente innamorata di Pablo. Sapevo che i suoi eccessi ci avevano messo in una situazione assolutamente folle ma sapevo anche, e sentivo con profondo dolore, che dovevo lasciare il padre dei miei figli proprio per salvare loro.

 

Per la prima volta Victoria Eugenia Henao racconta che cosa significa aver scelto di essere la moglie del più importante narcotrafficante di tutti i tempi. I due si conoscono quando lei è giovanissima, ai tempi in cui quella di Pablo è poco più che una piccola impresa illegale. Si innamorano follemente e, complice il dissenso della sua famiglia, Victoria decide di scappare con Pablo e di dire il fatidico sì che l'avrebbe legata a lui per sempre. Ha solo 15 anni. Con il passare del tempo la vita di Victoria diventa sempre più travagliata, tra il crescere dell'importanza degli affari illegali e le numerose avventure amorose più o meno segrete del marito. Ma nonostante tutto, rimane fedele a Pablo fino alla fine. La fine arriva il 2 dicembre 1993 quando la polizia trova e uccide Escobar. Victoria è costretta a scappare con i suoi figli, cambiando più volte identità, fino ad arrivare in Argentina per ricominciare una nuova vita con il nome di Maria Isabel Santos. In questo libro Victoria Eugenia Henao fa i conti con il peso di un passato ingombrante e di cui, ancora oggi, paga le conseguenze.

Victoria Eugenia HENAO vive a Buenos Aires. A 17 anni ha sposato Pablo Escobar. Dopo l'uccisione di Escobar ha vissuto a lungo in clandestinità con i due figli, Juan Pablo e Emanuela.

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