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“MY HEART IS YELLOW” NUOVO SINGOLO E VIDEOCLIP PER GLI ANIMAREA IN RADIO DAL 15 GENNAIO. IL VIDEOCLIP IN ANTEPRIMA NAZIONALE SU IL GIORNALE OFF

“My Heart is Yellow” (“Il mio cuore è giallo”) è il nuovo singolo degli ANIMAREA, che in rotazione radiofonica dal 15 gennaio.

Il videoclip del brano è in anteprima nazionale su IL GIORNALE OFF.

Il link: https://goo.gl/2qgUVp

Un brano che conquista per immediatezza e semplicità di struttura, suggestivo nei suoni vagamente etnici, ma orecchiabile al tempo stesso, che lo rendono, forse, la canzone più pop di “Holidays in Rome”, album uscito a giugno 2017 per l’etichetta discografica IRMA RECORDS.

Parla della rinascita di una donna, della necessità di lasciarsi alle spalle un passato fatto di sofferenze, di una relazione sbagliata che ha portato solo ansia e tristezza. Si tocca anche un tema molto attuale: la prevaricazione sulle donne, la disparità tra i sessi, fenomeni culturali e retaggi storici che ancora faticano a progredire.

Arriva, però, il momento della svolta, dopo la sofferenza si intravede la luce in fondo al tunnel. Bisogna dimenticare, rompere drasticamente con il passato e concentrarsi sul futuro. L’amore nuovo, vero, sincero apre nuovi panorami. Un senso di libertà e di luce invade il cuore. Il cuore cambia colore, ne ha il diritto, il cuore ora è giallo!

Il videoclip del brano “My Heart is Yellow” inizia con una scena di Rossana Bern che rincasa all’alba di una mattina d’inverno. Il cielo è ancora buio, ma si scorgono già le prime luci dell’alba.

Dopo aver varcato la soglia di casa, Rossana si toglie il cappotto e si rilassa sul divano di una veranda. Inizia a cantare, si susseguono primi piani, scene di lei seduta con un abito da sera, alternate ad una passeggiata sul viale di casa. Le ore passano, la mattina avanza; è una bellissima giornata di sole, il simbolo della rinascita, della luce, della libertà.

All’improvviso il passato ritorna e si reincarna in due donne dalle stesse sembianze di lei: rappresentano ciò che la protagonista è stata ma ora non è più.

Il miglior modo per superare il passato è saperlo affrontare, anche ironizzando sullo stesso, esorcizzando gli spettri che, solo così, prima o poi, nel cammino della vita si dissolveranno.

“My Heart is Yellow” è stato composto da Gabriele Toniolo (chitarrista, autore e produttore del progetto), cantato da Rossana Bern (voce e cori) e arrangiato in collaborazione con Michele Bonivento (pianista e arrangiatore); il brano vede, tra gli altri, la collaborazione di Leo di Angilla alle percussioni (attuale percussionista di Jovanotti).

La regia del videoclip è affidata a Riccardo Nardini e Andrea Digiorgio per Video Cultura.

ANIMAREA, nato da un’idea di Gabriele Toniolo – chitarrista, autore e produttore -, e Rossana Bern – voce -, è un progetto musicale fondato nel 2008 dal genere raffinato tra smooth-latin-jazz e pop-soul.

Sito Web: http://www.animarea.it/

Facebook: https://www.facebook.com/animareaofficial/

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I grandi ritorni di Filippo Gatti e Giulio Casale.

I grandi ritorni di Filippo Gatti e Giulio Casale.

articolo di Roberto Bonfanti

 

L'ultimo scampolo del 2017 ci ha regalato il graditissimo ritorno discografico di due degli artisti più puri e talentuosi che la musica italiana abbia espresso negli ultimi trent'anni: Filippo Gatti e Giulio Casale. Due artisti dalla sensibilità e lo stile fra loro diversi, ma accomunati dalla coerenza di un percorso iniziato per entrambi con il rock degli anni '90 (con gli Elettrojoyce per il primo e con gli Estra per il secondo) e proseguito fino a oggi fra interminabili silenzi ed enormi dimostrazioni di classe.

S'intitola "La testa e il cuore", il nuovo album di Filippo Gatti: un lavoro in cui il cantautore romano riesce a esprimersi con una delicatezza assoluta tessendo delle trame finissime in cui un'idea molto personale di canzone folk fortemente psichedelica e intimista viene ulteriormente rielaborata grazie a un riuscitissimo intreccio di sonorità acustiche ed elettronica minimale. Nasce così un album fatto di canzoni che incantano, cullano e accarezzano l'ascoltatore insinuandogli sotto pelle un trasognato senso di malinconia su cui Filippo Gatti ricama parole intrise di una poetica altrettanto delicata e intima ma assolutamente incisiva.

E' invece "solamente" un ep di cinque pezzi, "5 anni" di Giulio Casale, ma riesce comunque a condensare parecchi contenuti e confermare l'enorme importanza di un artista che continua a esprimersi con l’urgenza di sempre e con quella sua caratteristica lucidità introspettiva che gli consente di scavarsi nell’anima fino a far sanguinare le proprie parole. Un ep che si muove fra teatro canzone e ben calibrate aperture pop senza però perdere l'anima rock e l’intransigenza poetica che sono da sempre il marchio di fabbrica di Giulio Casale.

Roberto Bonfanti

www.robertobonfanti.com

 

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Jack Anselmi Video Live "Canzone per Francesca" con MARCO KRON ospite della serata

 

Straordinario concerto di @Jack Anselmi al Legend Club di Milano il 10 gennaio scorso. Organizzato per fare gli auguri di buon anno insieme ai suoi amici e fans,  l'artista ha eseguito brani del suo recente lavoro intitolato "Via Emilia" deliziando i presenti con i propri brani ma anche con delle simpatiche cover tra queste un omaggio anche al grande Enzo Jannacci.

Serata magica da ricordare 

Video Live di  "Canzone per Francesca" Jack Anselmi cantata in coppia con MARCO KRON ospite della serata

Tra atmosfere acustiche e leggere e  un suono genuino, l'artista ci ha raccontato le sue storie, i suoi pensieri e le riflessioni, affrontandoli talvolta in maniera ironica e piacevole. In un'epoca in cui si fa gara a chi alza di più la voce, l'artista ha voluto, in modo decisamente contrario, raccontare le sue storie abbassandola.

 

Ufficio Stampa

@DivinazioneMilano

 

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Zibba per Rock Targato Italia La Compilation

 

Questa edizione della compilation di Rock Targato Italia 25Ignoranza e Pregiudizio avvicinandosi la 30/a edizione ha voluto raccogliere e ospitare musicisti artisti che hanno partecipato o sostenuto, nelle diverse edizioni, il buon nome e la qualità della musica indipendente italiana.

ZIBBA


Zibba. Cantautore, arriva al grande pubblico grazie ai Premi della Critica al Festival di Sanremo 2014. Nel corso degli anni vince alcuni tra i premi più prestigiosi della musica Italiana come la Targa Tenco per il miglior album in assoluto ("Come il suono dei passi sulla neve", 2012), il Premio Bindi e l’Artista che non C’era nel 2011, gli On Stage Awards 2015 e molti altri riconoscimenti del mondo indipendente e cantautorale.

Autore per Warner Chappell, Zibba firma canzoni per Eugenio Finardi, Cristiano De Andrè, Patty Pravo, Michele Bravi, Emma, Zero Assoluto, Max Pezzali, Moreno, Marco Masini, Raige, Giulia Luzi, Elodie, Alexia, Le Deva e collabora con artisti come Jack Savoretti, Jovanotti, Tiziano Ferro, Alex Britti e molti altri. Autore di una raccolta di dialoghi dal titolo "Me l’ha detto frank zappa", divenuto poi uno spettacolo con la regia di Sergio Sgrilli, è anche attore nella prima stagione di All’ombra dell’ultimo sole scritto da Massimo Cotto.

Il 20 maggio 2016 esce UNIVERSO, il nuovo singolo prodotto da Andrea Mariano dei Negramaro. A febbraio 2017 Zibba partecipa al 67° Festival di Sanremo come autore con i brani “Togliamoci la voglia” cantato da Raige e Giulia Luzi e con “Spostato di un secondo” cantato da Marco Masini. Esce il 27 ottobre 2017 "Quello che vuoi", il singolo che preannuncia il nuovo lavoro in studio #LECOSE in uscita nel 2018. 
È produttore artistico di alcune realtà indipendenti e dal 2017 direttore artistico del Premio Bindi.

 

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Generazioni IV parte.

Generazioni IV parte.

Ovvero un cambio deciso di rotta, la Guerra Fredda diventa gelida, un altro paese sconosciuto diventa (tristemente e stabilmente) famoso, una piccola crepa nel muro e una dissoluzione.

Gli anni Settanta finiscono con la pubblicazione del capolavoro dei Pink Floyd di Roger Waters “The Wall”. Il titolo sarà profetico quanto la differenza tra i suoi contenuti e come andrà la storia. D’altro canto, gli Ottanta iniziano funestati dalla scomparsa del batterista (e genio) John Bonham. La sua morte costituirà anche la fine della parabola artistica dei Led Zeppelin, probabilmente, la più grande rock ‘n roll band di tutti i tempi. Anche questo, con il senno di poi, sembrerà profetico.

 Il cambio deciso di rotta dell’industria della musica è verso i musicisti già famosi che vanno resi più “popolari”(vi rimando alla III parte di questa serie) è il new deal. Quando non ci riescono, però, decidono di abbandonare il modello di business precedente che si basava sulla ricerca di nuovi talenti nei clubs e di inventarseli.

Molto meglio utilizzare le discipline del marketing e “creare in provetta” solisti o gruppi sulla base dell’analisi dei mercati, sulla ricerca di personaggi e sonorità che possano capire e consumare tutti o quasi. Quindi, inizia l’era del crossover. Poche, tra queste celebrità da laboratorio, sono “etichettabili” per stile o genere: lo scopo è che siano easylistening sempre e, possibilmente, ballabili, allargando (per così dire) la base imponibile. Come ho già significato nel pezzo precedente, non mancheranno momenti alti: nel rock, come nel pop, tra vecchi e nuovi musicisti. Tra gli outsiders del pop, non si possono dimenticare Prince, Sting ed altri. Nel rock, nascono nuove band di valore come i Guns & Roses (che avrebbero potuto avere una carriera più lunga) e gli Europe a titolo di esempio. Nel punk, o meglio, nel post punk The Smiths diventano uno dei gruppi più significativi. Perdonatemi l’atroce e parziale semplificazione.

Nel frattempo, al thatcherismo inglese si aggiunge il reaganismo americano. L’altra parte del mondo è governata da Andropov. Nominato a sorpresa Segretario del Partito Comunista Sovietico e Presidente dell’URSS dopo la morte di Breznev, Yuri Andropov arriva dal KGB (prima) e poi dall’Ufficio agli Affari Ideologici (sì… esisteva veramente!). Al di là della scarsa durata del suo mandato e dell’opinione che all’epoca ebbero di lui alla Casa Bianca, fu proprio lui a gettare le basi per le riforme che poi portò avanti Gorbaciov. La situazione non era delle migliori. L’Unione Sovietica è in una profonda crisi economica e sociale: la continua corsa agli armamenti, l’urbanesimo cominciato con le purghe dei kulaki da Stalin ha desertificato le campagne e una forsennata politica industriale ha progressivamente distrutto quello che era noto come uno dei granai d’Europa.

 A giocarci il carico, il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Costui è un ex attore famoso per aver interpretato il ruolo di pistolero spietato ed infallibile nei western di Hollywood. Applicando i temi dei personaggi che lo hanno reso popolare, dichiarerà che l’URSS è l’Impero del Male e che avrebbe difeso il popolo degli USA e il resto del mondo libero in tutti i modi possibili. Uno dei modi fu quello di finanziare e promettere un sistema di difesa missilistico basato su una sorta di “scudo spaziale”: una serie di satelliti artificiali, in orbita intorno alla Terra, che avrebbero avuto la possibilità di colpire i missili al suolo che, eventualmente, i Sovietici avrebbero lanciato. Nei primi anni Ottanta si va spesso a livelli di allarme elevatissimi vicini a quello della crisi dei missili a Cuba. I due mandati di Reagan saranno costellati di scandali e di decisioni di politica economica e sociale che sono tuttora controverse.

L’Armata Rossa nel 1979 invaderà l’Afghanistan. Un altro Paese sconosciuto ai più. La comunità internazionale insorge a parole ma lascia fare. La CIA, invece, ci vede l’occasione per rendere pan per focaccia ai russi per la loro collaborazione con Ho Chi Minh. Così, seppur impossibilitata ad agire direttamente sul teatro, ha una trovata “geniale”: facciamo arrivare risorse ai mujaheddin tramite i servizi segreti pakistani. Il Pakistan di allora aveva appena subito il golpe di Zia ai danni del governo di Benazir Buhtto. Il servizio segreto del primo, composto per lo più da musulmani ortodossi, si guarda bene dal concedere le risorse americane ai gruppi di miliziani “laici” o “moderati” preferendo di gran lunga i gruppi più integralisti. In Pakistan arrivano anche i primi foreign fighters della Storia contemporanea per combattere oltre il confine. Arriverà lì, a fondare una scuola islamica, anche uno dei figli di un miliardario saudita di origine yemenita, tale Osama Bin Laden. Ne riparleremo.

L’umanità sente il momento della caduta della spada di Damocle dell’olocausto nucleare molto vicino. Così si fanno film e si scrivono canzoni sull’eventualità, sulla speranza e su cosa succederebbe il “giorno dopo”. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che allora il rischio fosse minimo rispetto ad oggi. Sia come sia, ai tempi usciranno pellicole come “The Day After”, “ War Games” e canzoni come “Russians”. 

La Storia andrà diversamente. Le difficoltà dell’Unione Sovietica e la scomparsa di Andropov nel 1984 unitamente alla politica estera così aggressiva (e controversa) dell’amministrazione americana porterà alla nomina di Gorbaciov ai vertice. Il suo discorso al Soviet Suprema è noto. Dirà: “è ora che ci si renda conto che bisogna cambiare. Non possiamo più credere che ciò che va bene per il Comunismo vada bene per il Paese. Io dico che ciò che va bene per il Paese andrà bene per il Comunismo”. Gorbaciov inaugurerà un processo irreversibile che porterà alla fine della Guerra Fredda e, infine, alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Nel mondo della musica, i semi piantati dai tedeschi del krautrock  e l’utilizzo delle tastiere elettroniche cominciano a dare dei frutti. Dalla trilogia berlinese si andrà ad una diffusione capillare del sintetizzatore. Alcuni artisti useranno solo questo strumento per comporre e, anche, durante le performance dal vivo. La diffusione è talmente ampia che anche una band di rockettari puri come i Van Halen ne subiranno il fascino. Eddie si farà affascinare a tal punto da farci un LP. Si intitolerà 1984 e costituirà il momento di maggior successo della loro carriera ma, anche, la fine del sodalizio tra Eddie Van Halen e David Lee Roth (il cantante e frontman). Singoli come Jump e Panama verranno ascritti tra i più grandi successi di vendita ma, per come la si conosceva, la band finisce. Eddie è e resterà uno dei più grandi chitarristi della Storia e i Van Halen troveranno un altro cantante senza mai, purtroppo, tornare ai livelli precedenti. Ma è l’inizio della musica elettronica di massa e nascono altri generi: alcuni “puri” ed altri che, pur partendo da precedenti esperienze, maturano denominazioni e movimenti diversi. Tra gli altri dark, new wave (un’altra volta!), new romantic. Ci sono pure le contrapposizioni storiche tra band diverse come quella tra Beatles e Stones. Da menzionare quella tra i Duran Duran (più elettronici e, quindi, new wave) e gli Spandau Ballet (new romantic). Ovviamente, la scelta era condizionata dal gusto delle adolescenti per i vari membri dei gruppi (tutti al maschile) e la fascinazione del resto del pubblico sui video musicali (a nostro avviso, più belli quelli dei Duran Duran).

A parte la Guerra Fredda, in Europa, ci sono molte altre preoccupazioni. Ci sono retaggi pre-Guerra Mondiale: le questioni irrisolte e sopite dalla dittatura franchista dei baschi e la contrapposizione violenta tra protestanti e cattolici in Ulster diventano vere e proprie polveriere. La musica anglosassone si occupa della seconda situazione. Un gruppo musicale nato in una Dublino dilaniata dalla disoccupazione e dall’idea di un’Irlanda unita, diventa il megafono dei delitti, delle nefandezze e dei massacri perpetrati dalla Corona in Irlanda. Sono gli U2. Musicalmente danno il loro meglio fino al 1987. Con The Joshua Tree finisce la prima parte della loro carriera e inizia una conversione al pop che durerà fino ad oggi (sono ancora in attività e sono una delle band più ricche e note al mondo). Non finirà però il loro impegno sociale e politico che continuerà fino ai giorni nostri, passando attraverso il movimento di artisti che si esibiranno per i diritti civili e la fine dell’Apartheid in Sud Africa.

In un’umida giornata di novembre del 1989 si produrrà una prima piccola crepa in un muro e niente sarà più come prima. Le riforme di Gorbaciov hanno fatto prendere coraggio ai dissidenti nei paesi della Cortina di Ferro. Così si butta giù un muro che è il Muro di Berlino. Quel 9 novembre a Berlino si fa la Storia e la si cambia per sempre. Negli anni a seguire chi pubblicava atlanti geografici ha avuto le sue difficoltà, visto che il mondo disegnato a Yalta non esisteva più ed era tutto in divenire.

Da lì a pochi anni, infatti, il colosso sovietico si dissolve dando vita alla Federazione Russa e ad un certo numero di altre nazioni dal Baltico all’ Asia.

Per il resto della storia dovrete pazientare e, come sempre, essere indulgenti con me.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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Generazioni III Parte.

Generazioni III Parte.

Ovvero: il punk e il prog, South Bronx, la musica in scatola, l’inizio di una (o della) fine (?).

La seconda metà degli anni Settanta vede la prolificazione di due generi che potremmo definire antitetici. Il primo è parte di un movimento più ampio che condiziona e condizionerà stili di vita, fede politica, arti visive, letteratura e modo di vestire oltre alla musica: è il punk, letteralmente “ da due soldi” o di scarso valore.  Si tratta di una cultura giovanile volta alla disruption cioè alla demolizione o al superamento di quanto la società borghese impone(va) agli individui. Chi vi aderisce è anarchico, nichilista, abbraccia uno stile nel vestire stravagante (seppur non privo di un codice preciso) coronato da capigliature colorate e bizzarre e ha scarsa attenzione per l’igiene personale. Ne deriva una musica rozza, eseguita (per lo più) da autodidatti o, comunque, da musicisti non particolarmente virtuosi, rumorosa, senza nessuna concessione melodica. Ok, detta così sembra una cosa di poco conto, invece … Invece, quella musica ribelle attraverserà i decenni, si evolverà e vincerà la sfida del tempo. Il movimento, nato negli States e in Gran Bretagna, ben presto si diffonderà in tutta l’Europa continentale sia nella sua forma pura che in quelle (più interessanti) evolute e spurie. Il punk è la punta dell’iceberg di una tensione ribelle volta a sovvertire tutti i canoni precedenti siano essi sociali o estetici. Questa dichiarata intenzione lo rende estremamente appealing. Dai “rumorosi” Sex Pistol , ai Ramones, ai più raffinati Clash, nella musica il genere si arricchisce di esperienze, di suffissi e desinenze come pop, post, reggae, etc.

Vi è un’evoluzione anche per quanto riguarda la fede politica dall’anarchia delle prime band si passerà alla sinistra dei Clash e, addirittura, all’essere per la Regina dei The Jam. Un’evoluzione continua che porterà a ispirare altri generi come, ad esempio, il grunge molto di moda negli anni Novanta. Ma, è nella sua stessa genesi che si può presupporre questa possibilità di crescita e continuità evolutiva: molti gruppi e solisti che erano garage, glam, etc. si sono poi potuti definire proto- punk, in una concezione stucchevolmente anglosassone per la quale le etichette sui barattoli si possono mettere sia durante, sia postume. Il genere è sopravvissuto (a nostro parere) anche per ragioni sociali. Nel Regno Unito già si presagiva l’arrivo di un governo conservatore che avrebbe con grande rigore tagliato “i rami secchi” delle attività produttive nazionalizzate che stavano affossando l’economia britannica. Infatti, la Gran Bretagna, proprio in questo decennio entra nel Mercato Unico Europeo (dopo aver elemosinato questa possibilità dagli anni Cinquanta e aver sempre ricevuto un diniego secco per il veto dell’ingrata Francia). Nel 1979 la signora Thatcher entra a Downing Street e inizia un programma di riforme che (pur salvando il Paese) ebbero una ripercussione sociale pesantissima soprattutto sulla working class. Arriverà anche Reagan per non privarsi di nulla.

L’altro genere è il prog o meglio, progressive rock. Siamo agli antipodi: il termine “progressivo” indica un distaccamento dalla radice blues del rock e la contaminazione (colta, aggiungerei) con altre forme musicali. Una sorta di progresso nelle melodie, nelle armonie e nei temi. Gruppi e musicisti sono (quasi) sempre personaggi che hanno alle spalle scuole di musica frequentate con profitto, appartengono alla middle-high class e sono mediamente colti in generale. Anche l’esperienza del prog si diffonderà dalla grande Isola al continente, generando movimenti simili in Italia (dove costituisce il momento più alto della nostra musica di sempre, a nostro avviso dopo i classici), in Francia e in Germania Ovest. Forse l’eccessiva ricerca nel virtuosismo, l’idea dei concept album (album fatti di pochi pezzi molto lunghi legati da un tema o una storia), la contaminazione e l’ispirazione da forme più colte (sopra tutte: la musica barocca e Bach) resero più difficile una diffusione più ampia. Tuttavia, questa esperienza si può ascrivere tra le pagine migliori della musica del Novecento e, certamente, condizionerà i migliori che negli anni successivi si sono cimentati nel creare e fare musica. Band come Jethro Tull, Genesis, Yes, King Crimson, Emerson Lake & Palmer, Rush tra gli altri hanno  contribuito a costruire modelli stilistici solidi mescolando sapientemente classica, folk, jazz e krautrock diventando i musicisti “fighetti” e, quindi, odiati dagli esponenti del punk. La derivazione dalla psichedelia, tra l’altro, non inquadrava per la maggioranza temi politici o sociali che, quando presenti, erano rappresentati sotto la forma del sottinteso o dell’allegoria.

Nel frattempo, nella zona popolare della Grande Mela chiamata South Bronx, uno sparuto gruppetto di dee jays  sperimentano la tecnica del “campionamento” che si fondava sul prendere una parte di un brano e accoppiarlo ad un’altra parte dello stesso brano o di un altro, in modo da ottenere un segnale continuo. In pratica, ottenere una base da parti di un’altra o di altre.  Questi ragazzi diedero vita ad un genere che, all’inizio, fu chiamato reggaeton   in onore della prevalente origine caraibica degli esecutori che, su queste basi, improvvisavano testi cantati. Questa tendenza uscirà rapidamente dai clubs per diventare parte di una sottocultura di strada. Alla fine degli anni Settanta, non era infrequente incontrare gruppi di ragazzi neri che attaccando grosse casse audio alle loro autoradio o con enormi hi fi portatili si riunivano agli angoli delle vie a ballare e cantare con il tipico e obbligato stile cadenzato. Il potere di aggregazione e la possibilità infinita di basi potenzialmente a disposizione creeranno ben presto una vera e propria street culture che si mescolerà con la street art venendone condizionata e condizionandola.  Questo modo semplice di fare musica diventerà nei decenni successivi la colonna sonora dei ghetti e si propagherà dalla East Coast a Ovest, diventando musica  gangsta (troverete una vasta storiografia sulla genesi di alcuni rapper ex malavitosi) e da lì troverà fortuna anche nel Vecchio Continente dove  diventerà di gran moda (specialmente in Italia e in Francia). Oggi la conosciamo come hip hop o rap (anche se questo temine è più legato alla tecnica di canto che al genere).

Il decennio successivo comincia con la nascita di una teoria industriale diversa sulla musica e con la nascita delle tv musicali. Un colosso come la Warner decide di investire su artisti già famosi e di renderli più pop. Scopo dell’operazione: vendere. Così sguinzaglia Nile Rodgers a caccia di talenti emersi o emergenti allo scopo di far firmare contratti per averli in batteria. Rodgers punta ai bersagli grossi e, forte di un budget impressionante, fa “vittime” illustri. Il più famoso è tale David Bowie che firma un contratto record per l’epoca… I sedicenti informati parlano di diciassette milioni di sterline. E’ l’inizio di un processo di omologazione che, però, non riesce immediatamente. Questo perché i “polli da batteria” rapiti da compensi pesantissimi erano tutt’altro che polli e avevano ancora più di qualcosa da dire e, per raccontarla tutta, i produttori britannici più poveri, avevano ancora assi da gettare sul tavolo. Non si può negare che, a parte i più populars costruiti per piacere a tutti, negli anni Ottanta si fece anche “roba” di qualità. Nel pop e nel rock, nella contaminazione tra i generi: penso a Michael Jackson (non tutto), Gun’s & Roses, allo stesso Bowie, agli Inxs, Depeche Mode, agli immensi The Smiths (a proposito di post punk) … questi solo a titolo di esempio. So cosa state pensando: i Duran Duran? Gli Spandau Ballet? Madonna? Ogni nome che faccio o ometto apre parentesi infinite e ci sarebbe da scriverci fiumi di inchiostro, perciò portate pazienza … ci torneremo ma senza i suddetti fiumi.

La TV musicale e la nascita del videoclip è un’ulteriore arma a doppio taglio. I video che arrivano direttamente a casa tua (alcuni veri e propri film brevi di altissima qualità cinematografica) permettono di conoscere un’artista o un singolo e questo è positivo perché poi si va da Mariposa (un celebre negozio di dischi milanese) a sentire l’LP e si decide se vale la pena o no. D’altra parte, però, la musica passa in secondo piano rispetto alla qualità delle immagini, allo storytelling e (diciamolo) al sex appeal degli artisti e al loro look. E’ la nascita dell’artista/celebrità che deve piacere lui prima della sua produzione. Giochiamoci poi il carico che queste emittenti avevano editori che dovevano raccogliere inserzionisti per stare in piedi e che farsi guardare da più gente possibile faceva la differenza tra vivere o scomparire. Non si possono non comprendere le ragioni di un imprenditore ma, questa attitudine, toglie quell’elemento di simpatia spontanea e di riconoscimento di valore che prima erano gli unici parametri. Categorie che scompariranno quasidel tutto con l’arrivo della rete.

di Paolo Pelizza

© 2017 Rock targato Italia

 

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Da oggi In anteprima nazionale su REPUBBLICA.IT (Firenze) "Buon Natale Mr. Dan” Il nuovo videoclip di DANIELE TARCHIANI

Da oggi In anteprima nazionale su REPUBBLICA.IT (Firenze)

"Buon Natale Mr. Dan” Il nuovo videoclip di DANIELE TARCHIANI

Da oggi, 28 dicembre, in anteprima nazionale su Repubblica.it (Firenze) il è disponibile nuovo videoclip di Daniele Tarchiani “Buon Natale Mr. Dan”.

Guarda l'anteprima: https://goo.gl/2c6c1K

“Buon Natale Mr. Dan”, anticipa l’uscita dell’album “Mr. Dan”, progetto di Daniele Tarchiani in parallelo all’attività con la band Anhima.

Nel brano sono racchiusi i ricordi di un suo viaggio a Singapore, e il profumo d'Oriente è subito evocato dal sound di una citazione musicale di "Ryuichi Sakamoto". L’artista si è lasciato ispirare dai quattro mesi passati suonando a Singapore con una band internazionale per tre ore a sera, sei giorni su sette, davanti a duemila persone di tutte le nazionalità durante il periodo di inattività degli Anhima. 

La canzone racconta una storia d'amore perduta e un'atmosfera natalizia surreale, in cui Babbi Natale girano per le strade della penisola malese in shorts con 40 gradi giorno e notte. Un’ esperienza folle, lisergica, indimenticabile che si meriterebbe le pagine di un libro più che le poche parole di una canzone. 

A Natale siamo tutti più buoni, ma anche tutti più fragili di fronte alla solitudine.

Credits Video:

Distribuzione Audioglobe

Proiduzione esecutiva Luca Amaducci

Casa produzione video Mobilis In Movie

Diretto da Tommaso Morgan Cecinati

Fotografia Andrea Baccetti

Sceneggiatura Daniele Tarchiani

Attori: Laura Bianca Colotto, Lapo Caselli

Girato presso Teatro Effetto Notte gentilmente concesso da Alessandro Brandi

Esterni offerti dalla città di Firenze

Credits Singolo:

Distribuzione: Audioglobe

Autore e compositore Daniele Tarchiani

Produzione esecutiva: Luca Amaducci

Musicisti: Lamberto Piccini (basso), Emiliano Garofoli (piano, tastiere e programmazioni), Filippo Tarchiani (batteria), Daniele Tarchiani voce e chitarre  

Servizio fotografico: Antonio Viscido,

Foto presentazione singolo: Luca Amaducci

Grafica: Gianluca Galletti

Web masters: Giuseppe Intorre, Gianluca Galletti

Registrato al Koan Studio di Firenze

Mixato da Emiliano Garofoli

Mastering, editing Francesco Foderà

Daniele Tarchiani è il cantante degli Anhima, la rockband fiorentina attiva dalla fine degli anni '80. Nel corso della loro ventennale storia hanno pubblicato LP e CD con la Sony, la BMG Ariola, la Flying Records, registrato dischi con Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli, scritto canzoni assieme a Piero Pelù, portato la loro musica su MTV e VideoMusic, girato l'Italia e l'Europa. Con la band Anhima ha realizzato cinque album di cui un best of “18Anhima” (distribuito Audioglobe) promosso con tre video e singoli tra i quali nel 2014 “Impossibile Mutazione” in classifica per sei mesi su Virgin Radio.

Ultimo album degli Anhima “La Cruna dell’ago” (2016), arrivato su ITunes al 28° posto della classifica internazionale e all’8° di quella nazionale, porta come tutti gli altri la firma di Daniele Tarchiani come autore e compositore di tutti i brani. Edito da The Garage prodotto da Fabrizio Simoncioni (54 dischi di platino - Ligabue, Gianna Nannini, Negrita... etc e un Grammy Awards come ingegnere del suono) e Fabrizio Vanni dal quale sono stati estratti tre singoli e video di cui l'ultimo “Un Cuore che Vola” è entrato a far parte della compilation “Rock Targato Italia”.

Nel web 

Facebook: http://facebook.com/Mr.DanieleTarchiani

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The Bastard Sons of Dioniso con il brano Rumore Nero" nella compilation di Rock targato Italia

The Bastard Sons of Dioniso - official  con il brano "Rumore Nero" sono tra i protagonisti della compilation di Rock targato Italia 

su Spotify l'attesissima

Rock Targato Italia 25 - La compilation 
“Ignoranza e Pregiudizio”

Link della compilation su Spotify https://goo.gl/hA5mwG 

Inoltre vi omaggiamo di una divertente, curiosa e simpatica campagna promozionale con la collaborazione di tutti gli artisti presenti nella compilation, che hanno realizzato per l’occasione, un proprio video-selfie, da vedere sul canale YOUTUBE di Rock Targato Italia, giorno per giorno.

The Bastard sons of Dioniso a Rock Targato Italia https://www.youtube.com/watch?v=FIShpMHOUNM

“Cambogia” è il titolo del nuovo album di inediti di The Bastard Sons of Dioniso in uscita a dicembre, in arrivo dopo sei dischi, un EP e quasi 600 concerti.

Nati come power trio nel 2003, The Bastard Sons of Dioniso hanno conquistato un apprezzamento via via crescente: sia in forma hard’n’roll (chitarra/basso/batteria), sia in versione unplugged con chitarre acustiche, nel quale ripropongono pezzi originali.

Con un disco d'oro alle spalle ("L'Amor Carnale"), il trio dei Bastardi ha avuto la fortuna di suonare nei maggiori festival rock italiani e di essere opening act di artisti importanti come Ben Harper, Robert Plant e Green Day.

La loro musica prende spunto dal rock degli anni ’70, con venature hard di matrice zeppeliana e vocalizzi a tre voci che strizzano l'occhio ai Beatles ma anche a Crosby Stills Nash & Young.

Sosteniamo gli artisti che promuovono musica di qualità, originale e autentica

Rock Targato Italia 

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The Bastard Sons of Dioniso con il brano Rumore Nero" sono nella compilation di Rock targato Italia

The Bastard Sons of Dioniso - official  con il brano "Rumore Nero" sono tra i protagonisti della compilation di Rock targato Italia 

su Spotify l'attesissima

Rock Targato Italia 25 - La compilation 
“Ignoranza e Pregiudizio”

Link della compilation su Spotify https://goo.gl/hA5mwG 

Inoltre vi omaggiamo di una divertente, curiosa e simpatica campagna promozionale con la collaborazione di tutti gli artisti presenti nella compilation, che hanno realizzato per l’occasione, un proprio video-selfie, da vedere sul canale YOUTUBE di Rock Targato Italia, giorno per giorno.

The Bastard sons of Dioniso a Rock Targato Italia https://youtu.be/FIShpMHOUNM

“Cambogia” è il titolo del nuovo album di inediti di The Bastard Sons of Dioniso in uscita a dicembre, in arrivo dopo sei dischi, un EP e quasi 600 concerti.

Nati come power trio nel 2003, The Bastard Sons of Dioniso hanno conquistato un apprezzamento via via crescente: sia in forma hard’n’roll (chitarra/basso/batteria), sia in versione unplugged con chitarre acustiche, nel quale ripropongono pezzi originali.

Con un disco d'oro alle spalle ("L'Amor Carnale"), il trio dei Bastardi ha avuto la fortuna di suonare nei maggiori festival rock italiani e di essere opening act di artisti importanti come Ben Harper, Robert Plant e Green Day.

La loro musica prende spunto dal rock degli anni ’70, con venature hard di matrice zeppeliana e vocalizzi a tre voci che strizzano l'occhio ai Beatles ma anche a Crosby Stills Nash & Young.

Sosteniamo gli artisti che promuovono musica di qualità, originale e autentica

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