Menu

MEDICINA A MEZZANOTTE.

di Paolo Pelizzia - 

  Sì, lo confesso! Parto dal titolo del nuovo attesissimo nuovo album dei Foo Fighters … Attesa che, ahimé, durerà fino gli inizi di febbraio 2021.

La buona notizia è che la band ha rilasciato il primo singolo: Shame Shame. L’album prodotto da Greg Kurstin e dagli stessi Foo Fighters verrà accompagnato da un tour internazionale previsto per l’estate prossima.

Shame Shame mi è piaciuta, devo dire. Può essere definito uno “standard rock” contaminato di new romantic  (genere nato e morto negli anni Ottanta) con parti più spigolose che si alternano a parti più orchestrali. Se la si ascolta con attenzione si può percepire anche un po’ di Prince (soprattutto nell’intro). Sono molto curioso di ascoltare tutto il disco che è accreditato di nove tracce che sembra siano state realizzate in molti mesi di lavoro. Alcuni giornalisti, che hanno avuto già la fortuna di ascoltare l’LP, scrivono che potrebbero essere nove singoli, tanto è buono il lavoro fatto da Grohl e soci. Quando sarà, come al solito, ve ne daremo conto!

Comunque, la “medicina a mezzanotte” è effettivamente arrivata. Quella miracolosa medicina che arriva in extremis, quando tutto sembra perduto, quando nulla ci può più salvare …  Ma non ne è arrivata una sola! Ce ne sono un certo quantitativo di questa o quella nazione, di questa o quella multinazionale.

Vista la situazione e la pericolosità del virus perché, invece che competere nella ricerca del vaccino (e/o delle cure che pur esistono), non si sia scelto di cooperare, è cosa misteriosa. Come ho già detto e scritto ci sono cose che sfuggono come in un romanzo di Le Carré.

Lo chiederemo al nuovo Agente 007 che pare sarà donna e di colore, con mia grande soddisfazione e non per il politically correct ma, più per il cambiamento: il “machismo” di James Bond mi aveva un po’ stufato.

A proposito di donne, il 25 novembre scorso si è celebrata la Giornata Contro la Violenza sulle Donne. Come è già stato detto da più parti, si evitano cose terribili educando le persone più che punendole. Io non sono d’accordo, però, che questo tipo di educazione (ho avuto modo di scriverlo più volte) possa essere interamente delegata alla famiglia. Sapete qual è la percentuale degli abusi che avvengono in famiglia?   Sono la maggior parte e la maggior parte di questi eventi (a maggior ragione) abominevoli non viene denunciata. Quindi, questa educazione al rispetto, a riconoscerci tra pari, uomini e donne, deve succedere a scuola dalla primaria alla fine del ciclo delle superiori. Aggiungo che una partecipazione più paritaria nelle professioni, nell’esercizio pubblico, nel lavoro sia un’evoluzione vantaggiosa da ogni punto di vista: antropologico, sociale ed economico in primis.

Infine, restando sul tema, volevo esprimere la nostra solidarietà (è poca cosa ma, tant’è …) a quella maestra di Torino che, vittima di porn revenge da parte di un ex, si è ritrovata ad essere (anche) licenziata dalla scuola in cui insegnava perché, invece, di essere ritenuta vittima di un crimine vergognoso è stata ritenuta artefice di uno scandalo (a proposito di culture spaventose che vanno sradicate). Io spero che qualcuno faccia seriamente qualcosa perché venga reintegrata e rimborsata (se è possibile essere rimborsati quando ti succedono cose del genere …) dell’umiliazione subita incolpevolmente.

Mi auguro anche che chi l’ha così frettolosamente licenziata dal suo lavoro, venga al più presto rimosso. Quella persona ha dimostrato oltre ogni dubbio di non ha avere la cultura e la sensibilità necessarie per occuparsi di educazione.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

Leggi tutto...

"LIVE", il ritorno di FRANCESCO BELLUCCI

 Milano, 23 novembre 2020  

Comunicato stampa 

 

“LIVE!”  

il primo album dal VIVO di  

FRANCESCO BELLUCCI  

Dal 27 novembre disponibile in tutti i web store  

L’album è pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio 

 

Il 2020 è stato un anno particolare per Francesco Bellucci, impegnato nella pubblicazione del suo secondo album, “Situazioni sconvenienti”, premiatissimo dalla stampa specializzata, senza avere avuto l’opportunità di poterlo presentare in concerto nei live-club e festival nazionali. Il disco annunciato per il marzo 2020, a causa del lockdown è stato poi pubblicato a fine settembre. 

LIVE! è un disco che nasce dall’idea di lasciare una testimonianza e un antidoto a questo anno di rinunce. Una sorpresa e un regalo a tutti coloro che avrebbero voluto esserci. 

I sette brani di “LIVE!” sono stati registrati in presa diretta durante l’unica esibizione di Francesco Bellucci che è stato possibile organizzare; a Salerno alla fine di settembre. 

Nel concerto, all’Arena del Mare di SalernoBellucci parla, scherza, racconta di sé e si confessa a chi lo ascolta. Tra il senso di libertà, il sarcasmo e i suoni più hard rock de “Il mondo sta girando”, fino all’intimità di “Vuoto” e “Che sfiga però”. E non resta fermo: si prende la rivincita sulle fatiche e sulle difficoltà affermando una fiducia verso il futuro in “Domani andrà meglio”, per poi tirare fuori gli artigli nella conclusione dissacrante di “Stanotte uccido mio padre”.  

In questo 2020, che ci ha costretto alle distanze, soprattutto nella musica dal vivo, “LIVE!” ci permette di incontrare la grinta e la naturalezza sul palco di Bellucci. L’artista, infatti, si dimostra perfettamente capace di plasmare l’ambiente dell’Arena a seconda di ciò che vuole suscitare, passando con disinvoltura dall’attitudine da rockstar ad un romanticismo mai smielato.   

Il concerto è stato interamente video registrato. Per tutti i brani in scaletta sono stati realizzati dei videoclip che saranno pubblicati a puntate sul canale YouTube dell’artista. Sarà quindi possibile rivivere le atmosfere del concerto di Francesco Bellucci all’Arena del Mare di Salerno.  

Il disco è pubblicato dall’etichetta Terzo Millennio Records. Tutti i brani del concerto sono estratti dall’album “Situazioni sconvenienti” (2020 ad eccezione della prima e quinta traccia,   presenti in Siamo Vivi” (2017). 

Musicisti  

Batteria: Eric Ombelli  

Basso: Davide Lodesani  

Chitarra: Marco Mazzuoccolo  

Chitarra: Francesco Bevini  

Missaggio e mastering: Davide Guerri  

 

Tracklist  

1) Il mondo sta girando  

2) Qualcuno ti pensa ancora  

3) Che sfiga però  

4) Vuoto  

5) Vivere davvero  

6) Domani andrà meglio  

7) Stanotte uccido mio padre  

 

IL FATTO QUOTIDIANO: Cantautori come Francesco, è quel che di questi tempi, musicalmente bui, fa ben sperare.  

ROCKIT: Francesco ci regala 9 perle di rock sincero e genuino.  

ROCK REBEL MAGAZINE: Il mondo visto in nove tracce, attraverso la trasparenza di un artista a cuore aperto. Francesco Bellucci.  

TUTTOROCK MAGAZINE: Un disco che fa bene alla musica italiana, che va ascoltato tutto di un fiato.  

DISTOPIC: 7,8/10 Senza dubbio uno dei migliori dischi italiani del 2020.  

MUSICALNEWS: “Situazioni sconvenienti” è ineccepibile da qualunque punto di vista lo si guarda.  

FARE MUSIC: 4/5 Finalmente un cantautore con il fuoco dentro. La musica ne ha un gran bisogno.  

IT MAGAZINE:“Situazioni sconvenienti” è una raccolta del caleidoscopico spettro di emozioni che configurano le relazioni umane. 

TRAKS MUSICA INDIPENDENTE: Nove canzoni forti e d’impatto, destinate a trovare consenso e anche a funzionare bene dal vivo. 

 

Facebook: https://www.facebook.com/ilBelluc/   

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCDERiUJvOCr8iS4CDX9IfrQ   

Instagram:  https://www.instagram.com/ilbelluc/?hl=it   

 

NADIA MISTRI – GIOVANNI TAMBURINO  

Divinazione Milano S.r.l.   

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network   

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano   

e-mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   

web: www.divinazionemilano.it  

Leggi tutto...

Storie di ragazzi. Marco Ambrosi racconta “L’altro allo specchio”

articolo di Roberto Bonfanti

Marco Ambrosi è un personaggio sensibilissimo che naviga nel mondo della musica e della cultura italiana ormai da diversi anni e che molti conoscono probabilmente come chitarrista dei Nuju e dei La Rosta, oltre che come curatore delle storiche compilation del Mucchio Selvaggio dedicate alle cover dei maggiori cantautori italiani. Ciò che non molti sanno è che, oltre che musicista, è anche insegnante di italiano e proprio partendo dal suo ruolo di docente ha avuto una splendida idea: ha intervistato alcuni adolescenti originari di ogni angolo del mondo che stanno cercando di integrarsi nel nostro Paese e ha poi inviato il contenuto di ognuno di questi dialoghi a un diverso scrittore chiedendogli di prenderne libera ispirazione per un racconto. È nata così l’antologia “L’altro allo specchio”, recentemente pubblicata da Compagnia Editoriale Aliberti e impreziosita da una prefazione di Dacia Maraini.

Partiamo dall’inizio: come nasce l’idea di “L’altro allo specchio”? Cosa ti ha smosso a voler raccogliere le storie di questi ragazzi e a cercare di farle trasformare in veri e propri racconti? E cosa vorresti comunicare con questo progetto?

Partendo dall’inizio, devo presentarmi e spiegare che sono insegnante di italiano e storia presso l’Istituto Tecnico e Professionale L. Nobili di Reggio Emilia. Nella mia scuola, a parte il lavoro con le classi, mi occupo anche dei corsi di italiano per i ragazzi neoarrivati in Italia da varie parti del mondo.

Passando molto tempo con questi studenti mi è venuto in mente di dare maggiore rilievo alle loro storie, a quello che mi hanno raccontato riguardo il loro arrivo nel nostro paese, i loro sogni e le loro speranze. Così è nato il progetto che si è sviluppato attraverso una serie di incontri con ragazzi e ragazze non di origine italiana, durante i quali ho fatto delle interviste che hanno spinto gli studenti a raccontare delle storie. L’obiettivo principale era comprendere insieme il loro processo di integrazione in un nuovo paese, in una nuova scuola e, in generale, le loro esperienze di adolescenti. Infatti il volume parla principalmente di questo, perché chi vede tutti i giorni questi ragazzi non può fare a meno di notare che sono semplicemente degli adolescenti costretti a vivere delle situazioni nuove, spesso difficili, per poter diventare un giorno cittadini italiani. Un po’ come avveniva ai ragazzi meridionali, che dagli anni ’50 in avanti hanno seguito i genitori che andavano a lavorare nelle fabbriche del Nord Italia, spesso senza conoscere altra lingua se non il dialetto.

Questi adolescenti arrivano in un altro paese con dei sogni che molto spesso vanno a sbattere contro il muro della lingua. Per loro è come rinascere di nuovo. Già l’adolescenza è inevitabilmente un periodo in cui bisogna fare un percorso di formazione nella costruzione di se stessi, per questi giovani c’è una difficoltà in più da superare. Così ho pensato che immaginare dei racconti che partissero dalle loro poche parole potesse dare voce a chi ancora non può raccontare la sua storia, non solo come testimonianza ma anche come augurio.

Vorrei che passasse il messaggio che questi studenti sono dei semplici ragazzi che cercano di costruire la propria vita in paese nuovo. Non solo loro a essere stranieri, è il paese che è straniero.

Come hai scelto gli autori da invitare e che logica hai seguito per assegnare a ogni scrittore una specifica intervista?

Parto dicendoti che dopo aver trascritto tutte le interviste, avendo già davanti a me la lista completa degli autori coinvolti, ho pensato molto a come distribuirle. Poi mi sono lasciato guidare dall’istinto e ho cominciato a smistare una, due o tre interviste per ognuno degli scrittori. Quando sentivo di conoscere meglio l’autore, o di persona o per i suoi libri, sono stato più sicuro nell’assegnare una storia, in altri casi invece ho lasciato mi guidassero le sensazioni che avevo provato facendo l’intervista. Anche perché gli scrittori non hanno mai conosciuto i ragazzi, quindi la mia mediazione doveva essere il più possibile distaccata, per evitare di influenzare la storia che sarebbe nata. In ogni caso sono molto soddisfatto della distribuzione delle interviste. So che ogni autore ha dato davvero voce allo studente intervistato.

Per quanto riguarda la scelta degli autori ho proceduto in diversi modi. Il primo è stato rivolgermi a degli amici che hanno più esperienza di me nel mondo della letteratura e dell’editoria. Primo su tutti Gianluca Morozzi, che mi ha aiutato a trovare altri autori disponibili a scrivere un racconto. Poi ho scritto anche ad autori che leggo spesso ma che non conoscevo di persona, come Marco Vichi. Anche lui mi ha aiutato ad allargare la cerchia degli autori coinvolti. In ogni caso tutti coloro che sono stati contattati si sono posti con buona disposizione verso “L’altro allo specchio”, consigliandomi e mettendosi in gioco. La stessa Dacia Maraini che ha scritto la prefazione si è dimostrata subito molto entusiasta del progetto. Dovrei citarli davvero tutti per dire quanto sono stati disponibili, anche perché, vorrei ricordare, l’intero ricavato delle vendite andrà per la costituzione di corsi di italiano L2 nell’Istituto Nobili di Reggio Emilia. Quindi davvero ognuno di loro ha voluto farci un regalo. Così come la Compagnia editoriale Aliberti, che ha sposato da subito la mia idea e ha deciso di pubblicare il libro. Ma anche Lorenzo Menini, che ha disegnato la copertina. Insomma, ogni persona coinvolta nel progetto ha messo del suo per rendere questo libro migliore.

Nel progetto hai coinvolto anche diversi artisti provenienti dal mondo della musica. Hai notato qualche differenza, a livello di approccio, fra chi si occupa abitualmente di scrittura e chi invece viene dalla musica?

Non ho trovato una differenza, sinceramente. Probabilmente ci sono differenze nello stile, ma non nell’approccio. Alla fine i musicisti che hanno scritto i racconti si sono approcciati alle interviste per trasporle attraverso un mezzo che è lo stesso di tutti gli altri autori coinvolti. Sicuramente ho notato nei loro racconti il loro modo di scrivere canzoni trasferito in narrazione, ma credo che l’approccio sia stato uguale a quello degli altri scrittori.

I ragazzi intervistati hanno avuto modo di leggere i racconti? Come hanno reagito?

No, ancora non ho avuto modo di fare una restituzione con loro del percorso che abbiamo fatto. Causa covid è più difficile incontrarli, soprattutto perché non sono studenti delle classi che io vedo tutti i giorni. Per il momento sono riuscito a consegnargli il libro e ho chiesto di leggerlo e trovare la loro storia tra le pagine. Spero in primavera di incontrarli di persona e leggere con loro i racconti.

Che effetto ti fa rileggere il libro per intero? Quale credi sia la sensazione o la tematica che ritorna più spesso fra i racconti?

Leggendo interamente il libro ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un’unica storia. Sono soddisfatto del risultato, di come tutti gli autori siano riusciti a entrare dentro le vite di questi ragazzi.

Mi sembra che il tema ricorrente sia l’accettazione di una nuova condizione, poi declinata in diversi modi. In ogni storia una parte importante ce l’ha il viaggio, o dei ragazzi o dei loro genitori, ma soprattutto il loro viaggio intimo verso lo sviluppo della propria personalità. Per me “L’altro allo specchio” è un romanzo di formazione corale.

Parliamo anche un po’ di te: nasci come musicista, suoni tutt’ora nei Nuju, hai curato alcune compilation, e ora ti sei lanciato in questa avventura sia ideando e coordinando l’antologia che partecipando attivamente con un tuo racconto. Cosa ci possiamo aspettare dal tuo futuro? Hai già nuovi progetti in cantiere?

La scrittura e la letteratura in genere sono sempre state tra le mie passioni. Come dici tu in passato avevo già curato diverse compilation e anche un libro di racconti (“Ad esempio e me piace – un viaggio in Calabria”), ma effettivamente questa è la prima volta che appaio ufficialmente anche come scrittore di un racconto. Mi piacerebbe un giorno poter pubblicare qualcosa di mio, magari un romanzo, vedremo. Per il momento sto continuando a lavorare a dei brani nuovi dei Nuju che usciranno prima dell’estate e stiamo ultimando il disco dei La Rosta, progetto che condivido con Massimo Ghiacci e Andrea Rovacchi. Poi in cantiere ci sono anche altre idee e progetti. Per esempio mi piacerebbe fare un secondo volume di “L’altro allo specchio”, ma questa volta sotto forma di graphic novel.

Chiudiamo con uno sguardo al presente: da insegnante e da musicista, come stai vivendo questo 2020 così complicato? E i ragazzi -specie quelli che vengono da realtà diverse dalla nostra- come ti sembra stiano reagendo a questo periodo di restrizioni e regole in continuo cambiamento?

Io questo periodo molto complicato lo sto vivendo con grande tranquillità, senza angosciarmi troppo, con senso di accettazione e profonda speranza di vedere presto la fine. Sto lavorando molto per stare al passo con tutti i continui cambiamenti e fin da febbraio ho cercato di circondarmi di cose belle, di ascolti, letture e visioni, ma soprattutto cercando di rendere comunque piena la vita delle mie figlie, visto che a un tratto ci siamo trovati svuotati della socialità. Si resiste meglio se si vive meglio.

Ai miei studenti cerco di trasmettere questa serenità in un momento così poco sereno. In molti si sono trovati tutto a un tratto soli dentro casa a dover gestire una situazione nuova. Ho visto molti deprimersi, confondere il giorno con la notte e non riuscire a stare al passo con le lezioni on line. Ma la scuola c’è sempre stata, è la loro boa in questo momento, per questo non è un bel messaggio chiudere gli istituti scolastici, soprattutto dopo il grande lavoro fatto in estate per renderli sicuri. I ragazzi, soprattutto quelli più fragili, hanno bisogno della scuola e la scuola si è fatta trovare pronta e preparata. Poi le cose stanno andando diversamente, ma secondo me è giusto difendere il lavoro di presidi e insegnanti di questi mesi e riaffermare l’importanza della scuola nella nostra società. Soprattutto al fianco dei ragazzi più svantaggiati.

Domandona finale: l’Italia è un Paese razzista?

La risposta migliore a questa domanda credo stia in un’intervista fatta a un mio studente per “L’altro allo specchio”.

Lui ha raccontato che certe volte girando per la città si sentiva «osservato come un negro». Quando però era vestito con la tuta dell’importante società sportiva con cui gioca, questa sensazione svaniva. Il suo colore della pelle era sempre lo stesso, ma lo sguardo degli altri cambiava.

Non so se siamo razzisti o meno, ma sicuramente questa storia prova quanto spesso siamo opportunisti e ipocriti.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia

 

 

Leggi tutto...

MANTIS, il nuovo singolo di ARIANNA LUZI

Milano, 18 novembre 2020

Comunicato stampa

 

Da oggi in radio e in tutti i webstore

“MANTIS”

Il nuovo singolo di

ARIANNA LUZI

Ascolta su Spotify: https://spoti.fi/3fhCJpG

Il singolo è pubblicato dall’etichetta americana: Bentley Records

Compositore: Fabio Zito

 

La mantide religiosa è sinonimo di durezza, immobilità e sofferenza per il partner. Non è un caso che Arianna Luzi abbia scelto una creatura del genere per dare il nome al suo ultimo singolo.

Mantis è un brano profondamente intimo, che condensa in sé le sofferenze e debolezze celate che l’artista ha vissuto sulla propria pelle, creando una corazza di cui lei stessa non riesce a liberarsi, finendo paralizzata di fronte alla possibilità di vivere i propri sentimenti.

Questo è il nucleo del brano: la paura di rimanere soli e l’orgoglio di non volersi mostrare in tutta la propria umana fragilità. L’artista rimane così isolata in un limbo sospeso tra esperienze passate e futuri che rischiano di rivelarsi un’ennesima delusione.

Un solo interrogativo sembra non chiudere definitivamente la questione: sopravviveremo, resisteremo tutti a questa inesorabile solitudine?

“Fear makes us fragile puppets without a fiber of courage/ who knows if we will all survive?/ who knows if we will all resist?“

 

 NEL WEB:

Official sitehttp://www.ariannaluzi.com/ 

Facebookhttps://www.facebook.com/arianna.luzi.583

YouTubehttps://www.youtube.com/channel/UCznMrDNvL6lvlcUAO4HxtqQ

Instagramhttps://www.instagram.com/arianna_voice/

 

Nadia Mistri – Giovanni Tamburino

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16

20135 Milano

Tel. 0258310655 mob. 3925970778

Leggi tutto...

Tutto Uguale, da oggi su YouTube il video dell'ultimo singolo de Il Pesce Parla

 

Milano, 17 novembre 2020 

Comunicato Stampa 

TUTTO UGUALE 

Il nuovo singolo e videoclip de 

IL PESCE PARLA 

Disponibile su YouTube 

Il singolo è pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio 

Guarda qui il video: https://youtu.be/CWItvbSWpe8  

  

È disponibile su YouTube il videoclip con l‘ultimo singolo della band pavese Il Pesce Parla: ”Tutto Uguale”, pubblicato il 30 ottobre in occasione del quarto anniversario del terremoto che ha devastato il centro Italia nel 2016. 

“Tutto uguale” è una profonda riflessione, dipinta con drammatico realismo, sulla netta disparità di forze nel rapporto tra l’uomo e la natura. 

Tra le macerie di Faiano, uno dei paesi più duramente colpiti dal sisma, la band ha raccolto le testimonianze della popolazione che vive ancora oggi in una dimensione sospesa: non può tornare ad abitare in quei luoghi, ma accarezza sempre l’idea di poterlo fare un giorno. La speranza del ritorno alla normalità viene rappresentata attraverso un fuoco tenuto vivo giorno e notte. 

La sofferenza di fronte ad una realtà che non ha alcun riguardo per umani e animali viene raccontata dal frontman Di Giovanni, la cui origine abruzzese porta con sé in maniera profondamente segnante l’esperienza di tale dramma. 

 

NEL WEB:  

Facebookhttps://www.facebook.com/ilpesceparla/  

Instagramhttps://www.instagram.com/ilpesceparla/  

Spotifyhttps://spoti.fi/38MA2Il  

  

GIOVANNI TAMBURINO - NADIA MISTRI 

Divinazione Milano S.r.l.   

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network   

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano 

0258310655 - 3925970778

e-mailQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

webwww.divinazionemilano.it 

Leggi tutto...

MANTIS, il nuovo singolo di ARIANNA LUZI

Milano, 18 novembre 2020 

Comunicato stampa 

 

Dal 18 novembre in radio e in tutti i webstore 

“MANTIS” 

Il nuovo singolo di 

ARIANNA LUZI 

 

Il singolo è pubblicato dall’etichetta americanaBentley Records 

Compositore: Fabio Zito 

 

La mantide religiosa è sinonimo di durezza, immobilità e sofferenza per il partner. Non è un caso che Arianna Luzi abbia scelto una creatura del genere per dare il nome al suo ultimo singolo. 

Mantis è un brano profondamente intimo, che condensa in sé le sofferenze e debolezze celate che l’artista ha vissuto sulla propria pelle, creando una corazza di cui lei stessa non riesce a liberarsi, finendo paralizzata di fronte alla possibilità di vivere i propri sentimenti. 

Questo è il nucleo del brano: la paura di rimanere soli e l’orgoglio di non volersi mostrare in tutta la propria umana fragilità. L’artista rimane così isolata in un limbo sospeso tra esperienze passate e futuri che rischiano di rivelarsi un’ennesima delusione. 

Un solo interrogativo sembra non chiudere definitivamente la questione: sopravviveremo, resisteremo tutti a questa inesorabile solitudine? 

Fear makes us fragile puppets without a fiber of couragewho knows if we will all survive?/ who knows if we will all resist?“ 

 

NEL WEB: 

Official site: http://www.ariannaluzi.com/  

Facebook: https://www.facebook.com/arianna.luzi.583 

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCznMrDNvL6lvlcUAO4HxtqQ 

Instagram: https://www.instagram.com/arianna_voice/ 

 

Nadia Mistri – Giovanni Tamburino 

Divinazione Milano S.r.l. 

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

Via Andrea Palladio n. 16 

20135 Milano

0258310655 mob. 3925970778

 

Leggi tutto...

I SUONI DEL SILENZIO.

di Paolo Pelizza - 

 Vivere e lavorare a Milano in questo periodo è come fare il turno di notte. C’è poca vita su questo pianeta e, fuori dal lavoro, non puoi fare nulla né vedere nessuno. La maggior parte della nostra vita la passiamo da soli. I colleghi o i compagni di scuola sono figurine animate sui monitor.

Al TG, gli esperti di turno si palleggiano teorie antitetiche, ricette più o meno deliranti e chi decide con il megafono della stampa ci dice che è colpa nostra. Cerco di stare il più lontano dalle notizie, dalle notifiche, dalla follia del momento, dallo strazio, dai sensazionalismi, da chi ci vuole curare nel prime time ma, in realtà, vuole solo catechizzarci. Si passa dalla signora di Mondello allegra negazionista (a cui va sottolineato che rete, TV e stampa hanno fatto un favore gigantesco), al “bollettino di guerra” letto con asettico piacere e all’esperto funereo che annuncia la fine del mondo. Quasi quasi mi metto a dormire nella vasca da bagno con il cane lupo, il fucile d’assalto come Will Smith in “Io Sono Leggenda” oppure credo alla signora e mi metto a ballare sulle note di un bel pezzo hip hop in piazza senza mascherina e senza distanziamento da altri cinquecento idioti … non ho ancora deciso a quale stronzata votarmi.

Ho bisogno di avere fede in qualcosa … Improvvisamente mi ricordo che oggi escono due LP interessanti.

Del primo, Power Up degli AC/DC, vi avevo anticipato il mio punto di vista parlandovi di uno dei due singoli che precedevano l’uscita del disco. Dell’altro, in teoria, non ho i titoli per occuparmene … Infatti, della musica italiana si occupa con molta competenza e partecipazione, il mio amico e collega Roberto Bonfanti. Mi perdonerà se faccio uno strappo alla regola e, con umiltà, provo a raccontarvi qualcosa … L’album è l’ultimo degli Zen Circus: L’Ultima Casa Accogliente.

Facciamo ordine. Power Up è il ritorno degli AC/DC, del loro sound originale e dei vocalismi di Brian Johnson, tornato dopo aver risolto i suoi problemi di udito. Sei anni dopo Rock Or Bust, la strizzatina d’occhio al genere da cui è partito tutto, la band australiana ci riporta nelle atmosfere di High Voltage e Back in Black. I più critici potrebbero dibattere sulla mancanza di originalità di questi ex ragazzi… Bé, se qualcuno può vantare uno stile così personale ed autentico, una storia di successi planetari (Back in Black è stato il secondo LP più venduto di sempre), un pubblico di fan e aficionados così eterogeneo (sono ascoltati anche da chi è poco interessato al rock e frequenta altri generi) se quel qualcuno esiste, allora, scagli pure la prima pietra.

Il gruppo “abbassa i coltelli” ed è la carica di sempre che passa dall’aria al nostro sistema nervoso centrale attraverso le orecchie. L’ascolto consente poche pause. Realize e Rejection partono subito energiche ed energetiche seguite da Shot in the Dark (di cui ho già scritto), per riposare si passa alla ballad (a modo loro) Through the Mists of Time. Questa quarta traccia è davvero molto bella, la sorpresa che non ti aspetti … la canzone è una delle migliori (a mio modo di pensare) scritte da Angus e Brian.

Potrei andare avanti e parlare dell’uso in controtempo della batteria (a volte sapientemente, a volte un po’ di troppo) e di altri brani come No Man’s Land che mi è piaciuta molto per l’anima blues, Kick You When You’re Down con la migliore chitarra di tutto il disco ma mi fermo qui, invitandovi ad un ascolto che vi protegge meglio del vaccino in questi tristi tempi.

Passiamo a L’Ultima Casa Accogliente degli Zen Circus. Ok … la mia stima per loro è nota. In Italia, chi non bela canzonette, non si rifugia negli amori balneari dell’adolescenza (e, magari è uno splendido cinquantenne), chi non vuole suscitare facili sentimenti parlando dell’attualità (il virus, Bibbiano, l’omofobia, l’immigrazione, etc.) senza nessuna cognizione di causa è merce molto rara. Insomma, la storia di questi ragazzi dimostra che hanno uno spessore!

La “casa” del disco è il nostro corpo che può essere senza retorica casa o prigione, che può essere abitato, che può essere svuotato e riempito.

Come nella bellissima Bestia Rara, una canzone che parla del corpo della donna, di sesso, di droga e di aborto. Un testo che sarà certamente molto controverso per la citazione di Gesù. La voce di Appino così nasale ed evocativa rende il pezzo ancora più drammatico così come la voce di Filomena (la canzone è tratta dal documentario Storia di Filomena e Antonio di Antonello Branca del 1976).

Il disco è di una crudezza spietata: non risparmia niente all’ascoltatore. Gli altri temi sono quelli della malattia, della paura e la diffidenza rispetto agli altri (vogliamo parlarne in tempo di Covid?), di ricerca di sé stessi, di quelli che ci hanno regalato quel “corpo” che può essere albergo o maledizione.

L’album sfugge musicalmente a qualsiasi etichetta. La band mischia con maestria punk, rythm’n blues, rock (anche quello italiano) e cantautorato, tutto eseguito in modo più “buttato lì” di altri loro lavori, più istintivo. Ma gli Zen suonano e questo ha un valore che è difficile non cogliere.

Gli Zen Circus si confermano un gruppo di spessore ma L’Ultima Casa Accogliente è un lavoro più immediato e prezioso.

Questi sono i suoni spezzano il mio silenzio. D’altra parte cos’è il rock se non un urlo primordiale, un grido di libertà, una scossa per le coscienze?

Alzo il volume e penso. Lo so … l’ultimo DPCM non lo prevede.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

 

Leggi tutto...

CUORE DI TENEBRA.

Ho provato a distrarmi. Ascolto l’ultimo singolo dei Greta Van Fleet, compiacendomi anche un po’ di essere stato profetico (ok … era facile! Lo ammetto …), riflettendo sul fatto che avrebbero cercato un loro preciso stile vista la qualità generale della giovane band.

Il singolo arriva due anni dopo il primo album e un tour mondiale. Dopo l’”inno dell’esercito di pace”, i ragazzi del Michigan, dopo aver esplorato con maestria il Rock (quello con la Erre maiuscola) della tradizione britannica degli Anni Settanta ed aver evocato (e scomodato) gli spettri di mostri sacri come Led Zeppelin, Rolling Stones e The Who, cercano e trovano una strada senza sbandate e senza fronzoli come loro abitudine. Il singolo sembra meno un compitino per talentuosi e virtuosi musicisti (tali sono questi ragazzini) ma è decisamente più sporco, più approssimativo ed affascinante. Sembra che abbiano deciso di esplorare quello strano mistero che c’è nella musica e che va oltre la matematica. Vero è che dobbiamo aspettare l’album per decidere se la svolta è completa o se trattasi ancora di crisalide. Vero è, anche, che in un’era dove i musicisti producono, questi ragazzi ancora suonano.

Poi, sempre per sdrammatizzare, in attesa del nuovo lavoro dal titolo inebriante di Power Up, ascolto l’ultimo “colpo nel buio” del gruppo a più alta tensione della storia del rock’n roll: Shot in the Dark, AC/DC. Niente da dire, il singolo è bello e risentire, in un inedito, la voce di Brian Johnson vale da solo il prezzo del biglietto. Me lo ricordo (dopo l’apertura  esuberante con Rock’n Roll Train) al live a River Plate, quando si scusava per parlar male lo spagnolo, ma, si giustificava, dicendo che a lui veniva meglio “parlare” il rock’n roll.

E’ anche il primo inedito dopo la morte del grande e mai dimenticato Malcolm Young.

Anche loro, dopo aver negli ultimi lavori provato a “sciacquare i panni” sul Delta del Mississippi, tornano a graffiare nel loro modo più personale e autentico. Aspettiamo l’uscita del disco prevista per il 13 novembre prossimo ma, di per sé stessa, questo brano è già un’ottima notizia. Quindi godiamoci questo sparo nel buio: un bicchiere di liquore buttato giù per scaldare il cuore.

Ed è uno shot di liquore che mi serve per digerire questo periodo. Sono in ufficio a lavorare, quando ricevo la notizia della scomparsa di uno dei più grandi tastieristi della storia. Ken Hensley si è spento in questo inizio di novembre. E’ stato (e sarà!) uno dei più significativi di sempre. Responsabile della svolta prog degli Uriah Heep, nel loro secondo album del 1972, Salisbury li accredita dopo un debutto non proprio osannato dalla critica. La title track del disco consta di una suite sinfonica con un’orchestra di oltre venti elementi che viene “arrangiata” da lui.  A mio modesto parere, con John Lord il più grande di sempre.

Non ci voleva, perché mi ero appena asciugato gli occhi per Eddie Van Halen …

C’è di più.

Scopro di vivere nella zona rossa … dove solo le sirene delle ambulanze si sentono nel silenzio spettrale della notte (cazzata detta da una giornalista, la prima notte di coprifuoco e ovviamente falsa)… c’è il coprifuoco (solo la parola mi evoca sì fantasmi terribili). Ci hanno rinchiusi ma, ingentilendo l’eloquio dicono “richiusi”… dove la stampa incendia con un certo compiacimento la benzina del terrore, costringendo la politica a rincorrerla … Dove i vecchi (sono la maggior parte del corpo elettorale) hanno paura … Dove la colpa è dei giovani che sono andati in vacanza … dove il lockdown lo vogliono i dipendenti pubblici, così fanno smart working (ma, una gran parte di loro, dell’allocuzione sanno tradurre solo la prima parola). Chissà perché tutte le volte che vogliono costringerci a condizioni inaccettabili usano termini in inglese: eravamo in default non in fallimento, avevamo un problema con lo spread e adesso siamo in lockdown non agli arresti domiciliari.

Io non ne so più degli altri, intendiamoci. Cerco solo di essere logico. Quindi, mi perdonerete questa piccola digressione legata al mio (mai risolto) problema di orgoglio intellettuale. Almeno, spero.

Vi racconto le poche cose che conosco o che ho capito.

La prima: abbiamo già chiuso e riaperto. Qual è stato il risultato? Se è questo, forse, trovare altre strade è obbligatorio, non un’opzione. Chiudiamo e riapriamo per Natale? Che senso ha? Visto che, tutti gli anni, il picco di malattie legate ai virus respiratori si ha tra gennaio e febbraio … Ci stanno lavorando o, ancora una volta, lasceranno che sia e chiuderanno di nuovo?

La seconda è che non si riesce a capire perché, dato che era prevista una seconda ondata, non si sia provveduto a mettere in sicurezza il sistema sanitario … eppure lo avevano annunciato con grandi proclami, tacchi a spillo e lustrini. Forse potremo trovare degli indizi per comprendere nel libro sulla pandemia scritto dal Ministro Speranza (nomen omen), ottimo laureato in Scienze Politiche, tra l’altro. Rimango deluso anche su questo punto. Per ragioni di opportunità (si scrive così ma, probabilmente, si legge decenza) la pubblicazione del prezioso pamphlet è rimandata a data da destinarsi. Penso che può non esser un male: magari, lo arricchiscono ulteriormente con una prefazione di Burioni.

Last but not least (così ci butto dentro a caso una frase in inglese anche io per darmi un tono!), la sospensione della libertà in un Paese democratico è una cosa maledettamente seria. Provvedere a questo tipo di procedimenti con tale disinvoltura, non è cosa che si possa accettare. Non con così tanta rassegnazione.

Poi, però, un amico mi chiama e mi dice: sorridi, sta vincendo Biden alle Presidenziali USA. Ok, dico io, meno peggio della star dei reality show … ma, anche Biden è un uomo dell’establishment, un conservatore. Considerando che l’altro farà casino nei tribunali e i suoi “amichetti” il casino lo faranno nelle piazze, la situazione in quel Paese è più incandescente che nel 1861.

Una canzone dei Greta Van Fleet recita: con le notizie c'è qualcosa di nuovo ogni giorno/così tante persone la pensano in modo diverso, dici/dov'è la musica?/ una melodia per liberare l'anima/un testo semplice, per unirci, sai/la tua opinione sa solo l'unica cosa/che sembri volere di più e scegli di salvare te stesso e il tuo tempo/tieni la mente aperta/ e ogni bagliore del tramonto/ sa che il mondo è fatto solo di quello di cui è fatto.

No, decisamente non mi tira su di morale … ma poi penso che potrebbe andare peggio.

Potrebbe piovere.

di  Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

 

Leggi tutto...

Gli ascolti di novembre: P.Marino, M.Parente, Kokura, ZiDima e L.Muratti. articolo di Roberto Bonfanti


articolo di Roberto Bonfanti

Mi capita spesso di sentire addetti ai lavori che si lamentano del fatto che in queste settimane stanno uscendo troppi dischi e, a onor del vero, è oggettivo che tentare di tenere il passo di tutte le uscite discografiche italiane sia ormai un’impresa impossibile. Però sarebbe stupido vedere la creatività come qualcosa di negativo e, considerato che in questa marea di prodotti sonori ci sono tantissime cose mediocri ma anche una certa quantità di belle idee che meriterebbero maggiore visibilità, forse il vero problema non è la mole delle pubblicazioni ma la penuria di riferimenti critici credibili che abbiano voglia di navigare nel torbido di queste onde e portare alla luce ciò che davvero merita attenzione.

Ho sempre pensato che Pino Marino sia uno di quei rari talenti che, in un mondo minimamente giusto, avrebbero avuto l’onere di portare avanti anche agli occhi del grande pubblico la storia della più nobile canzone d’autore italiana. “Tilt”, il suo ultimo lavoro, non smentisce questa considerazione mettendo in fila una manciata di canzoni eleganti e leggere al tempo stesso, capaci di esprimersi con immediatezza ma anche di toccare le giuste corde poetiche con una delicatezza che non lascia scampo e un’attenzione rara per ogni singola parola e ogni singola sfumatura emotiva. Un’ottima conferma per un cantautore autentico e importante.

Marco Parente, nel corso di tutto il suo lungo percorso artistico, si è sempre dimostrato, più che un semplice musicista, un’anima pura e irrequieta alla perenne ricerca di nuove forme espressive. Dopo una serie di progetti poco convenzionali, con “Life” l’artista toscano torna a sfornare un album di canzoni: canzoni dalla forma pop nel senso più imprevedibile e raffinato del termine ma dall’animo complesso e fragile, sempre intrise del senso di pulizia, poesia garbata e sottile inquietudine che è da ormai un quarto di secolo il marchio di fabbrica di ogni suo progetto. Un nuovo passo riuscito all’interno di un cammino lungo e decisamente personale.

A un ascolto distratto, le canzoni dell’album d’esordio di Kokura intitolato “I luoghi comuni” sembrano galleggiare in uno stato di serenità ovattata che, seppur con grande delicatezza, strizza quasi l’occhio all’indie-pop contemporaneo. Se si presta però un minimo di attenzione alle sfumature ci si rende conto che quella patina è come la nebbia fine di una mattina di novembre e che dietro al velo si celano un’infinità di inquietudini, fantasmi e malinconie con cui l’artista lombardo, da autentico cantautore, è bravissimo a giocare in modo sottile e per nulla autocompiaciuto. Un esordio intrigante e ricco di sfumature per un artista schivo e sincero come la sua musica.

Gli ZiDima girano ormai da qualche lustro nel più polveroso underground rock lombardo ma, per fortuna, sembrano essere ancora determinati a smentire il luogo comune secondo cui chi nasce incendiario deve per forza morire pompiere. “Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare”, nuovissima prova discografica della band, è infatti un lavoro in cui il sacro fuoco del noise arde ancora a profusione con una carica emotiva enorme. Un concentrato ad alta intensità di storie urlate e urgenza comunicativa che naviga fra chitarre distorte e ritmiche importanti in puro stile anni ’90.

Possono esserci un’infinità di strade per raccontare i giorni assurdi che abbiamo vissuto tutti durante la scorsa primavera. Lory Muratti ha scelto di farlo staccandosi da ogni forma di cronaca per concentrarsi sul senso di intimo smarrimento personale. “Lettere da Altrove” è un album molto particolare che, attraverso uno spoken word evocativo accompagnato da tappeti sonori stranianti dalle tinte ombrose, prova a tradurre in parole e suoni le inquietudini del lungo periodo di isolamento forzato vissuto sulle sponde di un lago. Un lavoro poco convenzionale che prova a lasciare una traccia dei fantasmi di un tempo in cui tutto è parso sospeso.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

Leggi tutto...

THE BOSS IS BACK.

 

“The Boss is Back” recitava la locandina pubblicitaria del tour mondiale di Born in the USA. Era il 1985 e lo show era a San Siro. Durò quasi cinque ore con uno Springsteen che correva infaticabile avanti e indietro per il palco. Alla fine eravamo stremati pure noi.

Poco più di anno dopo Western Stars, in un mondo che combatte contro la pandemia, che si dibatte tra rigurgiti di pericolose devianze politiche, di tentazioni positiviste, Bruce  torna con Letter to You ma, soprattutto, con la fidata ed inossidabile E Street Band (non erano più stati in studio insieme dal 2009 se non ricordo male).

Potremmo dire che questo album è quello dello Springsteen che ti aspetti: antologico, lo definirei. Archiviata l’esperienza “pop-sinfonica” e un po’ retrò di Western Stars, quella vena compositiva e quei temi piccoli e preziosi dell’esistenza, torna il menestrello di sempre con i temi di sempre e con la chitarra acustica di sempre (usata con più moderazione e sapienza).

La title track è, infatti, un crossover tra la lirica usuale e una profonda introspezione. Ma i gioielli del disco sono molti: tre i pezzi “recuperati” da esperienze precedenti. Come Janey Needs A Shooter, scritta nel 1971 e If I Was The Priest del 1970, oltre alla Song for Orphans anch’essa del 1971. Tre piccole preziose gemme con quelle atmosfere sonore che non subiscono l’età che hanno, così come il loro autore.

Insomma, il Boss nel tornare sé stesso in mezzo al chaos del presente, recupera i suoi propri stilemi. So per certo che i detrattori si sperticheranno per definire vecchio e frusto lui e le sue poetiche. Non è vecchio. E’ un classico come Ungaretti, Dylan Thomas, Beethoven e The Beatles.

E, per tornare all’antologia, ci sono pezzi un po’ scarni come One Minute You’re Here essenziali come i paesaggi di Darkness on The Edge of Town (mio personale lavoro preferito del Boss). Basta un tocco dell’acustica e sei lì.

La E Street Band c’è e si sente, soprattutto nella pirotecnica Burnin Train e nella solida Ghosts.

Oltre al Boss e alla sua banda, qui dentro si sentono forte Portland, Dylan e il mai dimenticato Tom Petty.

Difficile che questo LP non piaccia. Difficile che un giorno prima di sapere che America ci sarà domani, se quella della rivincita del Sogno o quella dell’egoismo, del razzismo e della follia, un lavoro così non sia dannatamente importante.

Da vecchi e ingenui visionari, noi continuiamo a sperare nel Sogno.

di Paolo Pelizza

©2020 Rock targato Italia

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?