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“KNOCK OUT” IL NUOVO EP DEI RED RING

Knock out” è il titolo accattivante del nuovo lavoro dei Red Ring. Un Ep dalla travolgente anima rock, di sei tracce. 

I brani, dai testi interamente in inglese, colpiscono per la loro carica energica e hanno quell’autentica freschezza che sa trascinare lontano. Si parte da mondi più aggressivi dalle sonorità taglienti e decise, ci si incammina nel viaggio accompagnati dalle chitarre e dalla voce accattivante della cantante Elisa Goffi,  fino ad arrivare in un’atmosfera di profonda riflessione.

Il disco, pubblicato il 22 aprile 2015, è disponibile in tutti gli store digitali (iTunes, Google Play, Amazon, ecc.).

Knock out” è stato anticipato dal singolo “You break down my soul”, ballad rock dal gusto melodico contagioso (attualmente in rotazione in diverse radio), di cui si può già guardare il videoclip ufficiale sul sito Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=taAUl-tTEls

Il nuovissimo EP è stato già presentato dalla band in occasione del Release Party di Ostra (AN), come anche durante le finali marchigiane di Rock Targato Italia, di cui i Red Ring sono stati ospiti.

Red Ring (ex Last Minute) sono una rock band marchigiana di giovani ed energici musicisti. Vantano già un Ep di brani inediti pop-rock in lingua italiana, “Senza tempo”, autoprodotto e inciso nel 2009, un lavoro composto e arrangiato interamente dalla band. 

Nel tempo il gruppo ha collezionato una numerosità di riconoscimenti in ambito musicale: il loro talento è stato premiato dal concorso romano “Sapori d’autore” come anche  dal “Maccheroni Rocking Contest” organizzato dal comune di Fano (PU), vincendo la registrazione di un Ep. Vinti ulteriori due Premi città di Loreto, i Red Ring hanno avuto l’opportunità di esibirsi sullo stesso palco dei Nomadi, in apertura del loro concerto. 

Tutto il loro periodo di attività è stato costellato di intense esibizioni live in locali, sagre, feste cittadine e piazze delle Marche e delle altre regioni centrali, riscuotendo un grande successo di pubblico con la proposta dei loro inediti e di altri brani del rock classico o del pop internazionale rivisitati nel loro unico stile. 

La band si compone di: Elisa Goffi (voce); Edoardo Sdruccioli (basso e cori); Juri Cucchi (batteria); Davide Landi (chitarra ritmica); Giacomo Lanari (chitarra solista). 

Per richiedere la cartolina elettronica del singolo “You break down my soul”: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per scaricare cartella stampa, copertina EP, biografia e foto band, singolo MP3 e liberatoria messa in onda. http://www.divinazionemilano.it/redring.zip

Sul web e links:  

https://www.facebook.com/redringband

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Milano l’autrice Vanna Vinci e Balthazar Pagani di 24 ORE Cultura presentano la Graphic Novel TAMARA DE LEMPICKA graphic novel di Vanna Vinci pubblicata da 24 ORE C

Mercoledì 6 maggio 2015 alle 19.30
presso Spazio b**k
via Porro Lambertenghi, 20 – Milano
l’autrice Vanna Vinci e Balthazar Pagani di 24 ORE Cultura
presentano
la Graphic Novel

TAMARA DE LEMPICKA
graphic novel di Vanna Vinci
pubblicata da 24 ORE Cultura
a seguire booksigning

“Tamara de Lempicka sarebbe felicissima di questa graphic novel di Vanna Vinci: era una vera star dalla vita spericolata, ora è una popstar, un’affascinante trasgressiva elegante eroina da fumetto!”
Gioia Mori

Tamara nasce in una ricca famiglia di Varsavia – nel 1898, dicono i suoi biografi, ma le date non sono fatte per le signore: Tamara è sempre giovane e sempre moderna, sempre bella e spregiudicata. Imparò a conoscere la bellezza viaggiando giovanissima a Firenze, Roma e Venezia; il giorno dopo le nozze con un nobile playboy, si lasciò corteggiare da un diplomatico siamese; incontrò Marinetti e con lui decise di andare a bruciare il Louvre; frequentò assiduamente festini omo ed etero sessuali, non negando nulla al suo erotismo, ma si trovò anche costretta a fuggire prima dalla rivoluzione bolscevica, poi dall’Europa delle persecuzioni naziste, per ricrearsi una esistenza negli Stati Uniti.
La sua vita, dunque, ben si presta al racconto e la matita di Vanna Vinci ne restituisce tutta l’avvincente e appassionante vicenda in questa graphic noverl che 24 ORE Cultura pubblica in occasione della mostra monografica in programma a Palazzo Chiablese di Torino (19 marzo – 30 agosto 2015).
Protagonista del bel mondo di San Pietroburgo, Parigi, Hollywood e New York, Tamara fu donna elegante, sfrontata e di una sensualità irrequieta; amante di uomini del mondo intellettuale del tempo e di donne della società bene, trasferì tutta la sua passione per la vita e l’erotismo nella sua arte.
La mano di Vanna Vinci restituisce ai lettori un appassionato ritratto di questa straordinaria donna e artista, in un’avvincente biografia a fumetti che ben illustra l’esistenza trasgressiva della grande Tamara de Lempicka.

VANNA VINCI – autrice e illustratrice, ha cominciato la sua carriera sulle pagine della storica rivista di fumetti “Nova Express”. Da allora le sue storie e le sue graphic novel sono state pubblicate dalle migliori case editrici italiane e straniere. L’arte e il personaggio di Tamara de Lempicka e gli anni leggendari in cui ha vissuto sono stati per Vanna una fonte inesauribile d’ispirazione.


Ingresso gratuito
Per informazioni: Spazio b**K Telefono: 02 8706 3126

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Domenica 24 Maggio 2015, La Tana del Coniglio

Domenica 24 Maggio 2015, alle h. 19.00 al termine della giornata/fiera dedicata ai fiori, organizzata dal Comune di Pieve Albignola,

La Tana del Coniglio Vi aspetta alla Pizzeria "Il Fermento" di Pieve Albignola

L'evento è dedicato alla presentazione dell'ultimo romanzo "Il Libro della Vita" della scrittrice Debora De Lorenzi.

Non la solita presentazione ma una " danza che vi avvolgerà, di occhi, mani, parole, suoni per portarvi dentro questo romanzo, complici
scrittori, scrittrici, artisti e musicisti".....

Vi aspettiamo !
Daniela


La Tana del Coniglio
L’Officina delle Idee
Dott.ssa Daniela Bellomi
Via Marconi, 44
27020 Dorno (PV)
Tel e Fax 0382.84065
Phone 335224415
Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.latanadelconiglio.it

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Di sicuro qualcuno se la prenderà con noi perché ridiamo delle cose serie. Ma ridere di quelle buffe è troppo facile, no?

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
4 maggio 2015

BARBECUE SUL GANGE

In un bell’articolo del 30 aprile Giampaolo Visetti descrive le migliaia di pire accese in riva al fiume Bagmati, sotto il tempio di Shiva, per le esequie dei nepalesi morti nel terremoto. Incenso, fiori, legni odorosi, olii essenziali versati sulle braci, offerte di cibo e monete, insieme ai profumi della cremazione, per accompagnare il morto e le sue ceneri nel viaggio sulle acque verso l’aldilà. In un silenzio rispettoso e drammatico.
A proposito di profumi: 1973, eravamo appena arrivati a Benares, la città più santa dell’India. Quella dove ogni buon fedele desidera concludere il suo viaggio terreno. Schiere di dignitosi vecchi santoni, ma anche di mendicanti, storpi, malati dei più ributtanti morbi: lebbra, elefantiasi, infezioni; moribondi che si trascinavano verso l’accesso alla vita futura, il Sacro Fiume dei roghi. Un’orda orribile, forse troppo identificabile con lo stereotipo, eppure vera (di sicuro non era uno spettacolo messo su per noi stranieri) e drammaticamente angosciosa.
Ci mettemmo a seguire il flusso. Ormai vicini al Gange ci salì al naso un certo qual profumino di braciolette alla griglia (piuttosto fuori luogo secondo il nostro pensiero di impreparati fricchettoni, oltretutto obnubilati da fumi di altro genere, in un paese principalmente vegetariano e impla-cabilmente affamato) che aumentava sempre più. Finché, arrivati ai ghat ci rendemmo conto che effettivamente c'erano fuochi accesi e carni che bruciavano, ma non si trattava di un barbecue all’aperto, bensì dello spazio riservato alle pire funebri dei bramini. Membri di casta alta, quindi meglio nutriti degli altri indiani; superiore la qualità della legna delle cataste e anche quella degli olii rituali, le braci ben calde: ecco spiegato l’equivoco olfattivamente appetitoso.
Naturalmente sempre con tutto il rispetto per le credenze altrui.


Da che pulpito… Titolo su La Repubblica, pagina 28: “La battaglia di Francesco per la parità delle donne – Scandaloso pagarle meno”. Siamo tutti d’accordo, è ovvio, sull’argomento, sull’ingiustizia della situazione e sulla necessità di trovare una soluzione.
Un po’ meno nel constatare che questo accorato appello viene dal capo di una istituzione che le donne non pensa nemmeno a lasciarle entrare, se non con qualifiche di bassissimo livello. Probabilmente il massimo a cui una femmina può aspirare in Vaticano è il ruolo di cuoca di qualche cardinale, di cameriera che rifà il letto al Santo Padre o, vogliamo esagerare? di segretaria in ufficio. Non ci pare un gran che.
NB. I due signori in fotografia non sono la stessa persona.


Fuori tempo massimo. Facciamo un passo indietro (di calendario) e scendiamo un gradino (di argomento). MACRO, 16 aprile, inaugurazione di una mostra di Nakis Panayotidis “Guardando l’invisibile”. Opere degli ultimi dieci anni. Vetri rotti, sedie coperte di stracci e questa bella carriola piena di sveglie.
Presentazione fantozziana: microfono spento con conseguente vana agitazione degli addetti, incapaci di farlo funzionare; infelice ubicazione dell’evento sul pianerottolo accanto a un ascensore che fa din don a ogni apertura di porta. E altre piacevolezze tipiche della nazionale incapacità di organizzare anche un piccolissimo evento. In compenso, buone le cibarie e le bevande del rinfresco (almeno questo…)
Il perché del nostro titolo? Queste trovate ce le presentavano già anni fa, raggiungendo spesso l’obiettivo di scandalizzare il pubblico dei benpensanti per aprire la strada a nuove correnti. Riesu-marle oggi come frutti tardivi di inizio terzo millennio: questo ci sembra fuori tempo massimo.
Come obsolete erano le numerose, canute code di cavallo (maschili) in giro per le sale.


Quotazioni. Tanto per rimanere nel campo, abbiamo fatto un salto ai magnifici Musei di S. Salvatore in Lauro: chiostri, saloni, sotterranei, scale e scalette, per finire in un giardino segretissimo chiuso da alte mura.
Cocktail di presentazione dei quadri in vendita all’asta dalla Christie’s.
Non facciamo parte del mercato dell’arte, e questo di sicuro spiega la nostra ignoranza, ma ci hanno davvero stupito gli abissi che separano l’una dall’altra le quotazioni di artisti italiani più o meno contemporanei e per noi più o meno dello stesso valore estetico, e quindi (ingenui!) anche commerciale.
600.000 euro per un taglio di Fontana, media grandezza, 150.000 per un Severini più grande (e più bello). Inspiegabili 300.000 euro per un Paolo Scheggi (mai coverto), e 30.000 ciascuno per due oli di Vedova e Capogrossi. Mah!
Non avendo né il contante né l’intenzione di acquistare, per fortuna ci è rimasto, come in molte altre situazioni simili a Roma, il piacere di andare in giro per spazi bellissimi e spesso inaccessibili al pubblico.
E gratis.


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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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le Perfidie di Stefano Torossi. Anastilosi

Perfidie di Stefano Torossi
27 aprile 2015

ANASTILOSI

Anastilosi: s.f. In archeologia, ricostruzione di edifici ottenuta mediante la ricomposizione, con i frammenti originali, delle antiche strutture.
21 aprile, Natale di Roma. Brezza tiepida, sole scintillante. Notizie lette qua e la ci dicono di un programma di anastilosi sulle colonne del Tempio della Pace, due delle quali dovrebbero essere visibili proprio oggi.
L’idea di ritrovare in piedi monoliti che giacciono da secoli sdraiati e a pezzi ci fa saltare sulla sedia, e usciamo di corsa.
Folla di turisti chiassosi e distratti. Incomprensibile attenzione dei più su insignificanti scemenze: il ragazzotto accovacciato a terra con musica tecno che dipinge orribili paesaggi con le bombolette spray, il chitarrista che rifà a modo suo i Pink Floyd, e poi, se avanza qualche neurone, un’occhiata al Colosseo.
Di anastilosi si intravvede appena un accenno. C’è un’impalcatura con un alto tendone che co-pre e scopre, a seconda della brezza, un paio di cilindri di granito che potrebbero essere le famose colonne, e da cui provengono rumori di attività.
Suoni artigianali che fanno pensare alla bottega di Mastro Geppetto piuttosto che a un cantiere in grande stile, ma in ogni caso qualcosa si muove e prima o poi porterà a un risultato.
In compenso ci sono i papaveri nuovi che a nostro parere stanno benissimo insieme ai marmi vecchi. Della brezza abbiamo parlato, del sole anche. Ci pare proprio che per festeggiare il compleanno di Roma non serva altro.


Un concerto informale “.in my life.” 23 aprile, Parco della Musica
Un evento di Contemporanea è normalmente considerato un’occasione molto seriosa (e spesso molto noiosa). Noi invece ci siamo fatti un sacco di risate.
In primo luogo perché siamo arrivati alla biglietteria già dotati del propedeutico Negroni che al bar dell’Auditorium preparano così bene. Poi perché l’atmosfera che ci ha accolto era davvero informale: l’amico Enrico Marocchini, compositore in forza a Nuova Consonanza, anche senza Ne-groni era al meglio delle sue caratteristiche di sublime cazzeggiatore. Fausto Sebastiani, uno degli autori in programma, inappuntabile e garbato maestro di cerimonie, è stato capace, durante la performance del suo bel pezzo per chitarra ed elettronica, di buttarsi a sedere sul pavimento per manovrare le manopole del cassone tecnologico.
Il decano Marcello Panni presentando il suo brano che chiudeva la manifestazione, scritto, come usava negli anni Sessanta in forma di gioco colorato ad arbitraria disposizione degli esecutori (omaggio alla Settimana Enigmistica) ne ha dette tante, e divertenti, fra cui una che facciamo nostra per la sua indiscutibile, sorprendente verità. “La musica aleatoria è l’unica veramente fedele al pensiero del suo compositore. Perché, se un mezzoforte scritto da Beethoven in partitura sarà inevitabilmente interpretato dall’esecutore in un modo forse giusto per lui stesso, ma non necessa-riamente corrispondente all’intenzione dell’autore, l’esecuzione, appunto aleatoria, proprio perché ogni volta diversa, coincide esattamente con quanto indicato dal compositore con l’uso di questo termine“.
A noi è sembrato ineccepibile. Forse il Negroni?


Risotto al barrito. Abbiamo gustato questo insolito piatto al tramonto di lunedì 20 nella sede dell’Associazione dei Veneti a Roma.
Eravamo invitati a un incontro su Ercole Venetico e l’eredità politica di Ottaviano Augusto, nonché alla presentazione di un libro; il tutto seguito da una degustazione.
L’argomento im¬pegnativo e la temperatura tropicale in sala (finestre ermeticamente chiuse: pubblico in età) a un certo punto ci hanno suggerito di sgattaiolare fuori e rifugiarci nella adiacente magnifica ter¬razza con affaccio sulla jungla (vedi foto).
Dal folto della quale hanno cominciato a salire terrificanti barriti, ruggiti paurosi e altri inquietanti richiami non identificabili, ma di sicuro esotici e primordiali.
Finita la conferenza (noi sempre in esterno e colpevolmente assenti agli applausi), è apparso il rinfresco promesso: pentoloni fumanti di risotto tipico veronese. Mentre i selvaggi ululati aumentavano, uno dei cuochi ci ha soccorso nel nostro smarrimento: “Nol se preocupi, siòr, xe l’ora del pasto e i animali del zoo, che i ga fame come noialtri, i fa un gran bacàn”.
Insomma, niente Salgari, siamo a Roma: sul retro del terrazzo e precisamente in Via Al¬drovandi ci passa il tram, e, di fronte, la foresta pluviale altro non è che gli alberi rigogliosi di Villa Borghese.
E le bestie feroci ci sono, sì, ma nelle gabbie del Giardino Zoologico.


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L'ultima risposta


L’ultima risposta.
Dentro a un pomeriggio solitario e uggioso, lontano dall’eco delle celebrazioni si sente solo silenzio (e buona musica). E’ in quei momenti che nascono le domande. Alcune sono le solite, altre sono nuove.
Fuori dalla finestra che si affaccia sul cortile, alcune piante di una vicina che non conosco, sono fiorite. Un albero nel parco ha le foglie di uno strano rosso ruggine più adatto ad un autunno incombente che alla primavera inoltrata. Un ragno lavora febbrilmente per costruire la sua trappola accanto ad una crepa nel muro. E’ davvero bello rimanere immobile a guardarlo lavorare.
Tutto sembra fermo e in pace. E’ calma apparente sottolineata dalla voce calda di Lou Reed.
E’ così che, quando l’orizzonte è più vicino, quando ci si accorge di aver passato il punto di non ritorno, ci si guarda indietro.
I nativi del Paraguay “Guarani” credono nel mito della Terra senza Male, io non più. Siamo passati attraverso troppi conflitti, troppa stupidità e troppe speranze infrante. Ci siamo passati in mezzo nel nostro quotidiano, nel pezzo di Storia che abbiamo attraversato e, ora, non ci resta che un lungo rassegnato addio.
Dalla guerra globale a quelle più piccole e prosaiche del Ventesimo Secolo a questa nuova senza soluzione di continuità, abbiamo gettato nell’immondizia l’immane sacrificio di sangue che oggi si celebra con i soliti discorsi infarciti di retorica vuota e con corone di alloro che domani inizieranno a rinsecchire.
Sappiamo dove stiamo andando ma non riusciamo a fermarci. Aristotele, se ci avesse conosciuto adesso, avrebbe rivisto la sua definizione dell’uomo come animale ragionevole …
Eppure non ci possiamo fare niente. Anzi, non ci dobbiamo fare niente perché se facessimo qualcosa saremmo giudicati pazzi o peggio. Una volta ci avrebbero chiamati eroi.
Oggi siamo solo residuati anacronistici, filosofi da bar, rivoluzionari da operetta, sognatori offuscati dalla musica del diavolo. Chi non accetta lo stato dell’arte è ridicolo … forse drogato o alcolizzato (mi viene da dire “da che pulpito” vivendo in un Paese che ha nello Stato il grande biscazziere!).
Mi accorgo che ho solo domande e nessuna risposta. Cerco di sforzarmi di trovarne almeno una …
Raccolgo una foglia che ha un disegno strano. Penso … godiamoci la Festa della Liberazione, domani continueremo a essere schiavi dei padroni del rating.
di Paolo Pelizza
© 2015 Rock targato Italia

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Recensione film Whiplash

Ho imparato a leggere prima di iniziare le scuole elementari. Ho uno dei ricordi più belli associati a mio padre che appartiene a quel periodo: lui che pazientemente mi aiuta a ritagliare macchinine, gonne, occhiali, cravatte ed ogni altro tipo di immagine presa dalle riviste già sfogliate. Avevamo un quaderno tutto per noi, un album per quel momento di creatività domenicale che rendeva entrambi felici, una ad incollare i pezzetti colorati, l’altro a scriverne sotto il nome e ad insegnare.
Arte, amore, dedizione e attesa, gli ingredienti che mi hanno portato a sviluppare una vera e propria passione per la scrittura e tutto il mondo letterario.


Quando però inizia a fare capolino lo zampino dell’ordine, dell’imposizione dall’alto, quando la scelta personale non è più la forza che move il sole e l’altre stelle, si può facilmente cadere preda di una paralisi creativa, di una dialettica d’amore-odio verso la disciplina prima tanto osannata e si rischia di metterla in disparte per qualche periodo. Il momento di straniamento a me capitò a causa di una maestra che, per tenermi allenata, mi costrinse a tenere giornalmente un diario, in cui annotare pensieri quotidiani, pena scrittura di pagine e pagine consecutive delle parole sbagliate cerchiate in rosso fuoco.


Cambiate oggetto, la musica e l’amore per la batteria, e soggetti, un adolescente determinato che studia al conservatorio e un insegnante al limite tra lo spingere al massimo le capacità degli alunni e il trattarli come il Sergente Maggiore Hartman in Full Metal Jacket, e avrete Whiplash.
Il film, vincitore di tre premi oscar, ha visto finora numerosi premi assegnati a J.K.Simmons, attore che interpreta Terence Fletcher, il dittatoriale educatore della migliore orchestra del conservatorio di Manahattan. Fletcher è il tipico maniaco del controllo, che gioca con le debolezze dei suoi “discepoli”, terrorizzati anche solamente a guardarlo dritto negli occhi. Un solo ragazzo incrocia volontariamente il suo sguardo, catturandolo per sempre: Andrew Neiman.


Andrew, spinto solo dalla sua grinta e dall’amore profondo per i grandi batteristi del passato, tra sudore, dita insanguinate, ritmo frenetico e massima velocità, si rifugia nell’unico mondo capace di comprendere a fondo la sua anima e il suo spirito ribelle che anela a dimostrare le proprie capacità, a diventare uno dei migliori batteristi jazz del presente. La maturità e il talento del ragazzo lo portano a farsi strada dapprima nella classe di Fletcher, di cui diventa membro titolare nonostante la sua giovane età, per poi arrivare ad ottenere anche le prime esibizioni sul palcoscenico, suonando alla perfezione il difficile brano Whiplash.
Lontano da un padre che sembra non appoggiare a fondo i suoi sogni, soffocando sul nascere possibili relazioni amorose che potrebbero distrarlo, Andrew continua imperterrito per la sua strada, che si rivela però troppo in salita a causa dello stesso insegnante che vorrebbe solamente aiutarlo a mettere in gioco il suo potenziale. Come ammette lo stesso Fletcher: “Ero lì per spingere le persone oltre le loro aspettative. Era quella la mia assoluta necessità”.


Andrew rimarrà sepolto da questa carica di lavoro fisico e mentale o riuscirà a emergere e a dimostrare, soprattutto a se stesso, che tutti i suoi sforzi sono valsi la pena?
Il mio intimo e profondo amore per la lettura e scrittura non è scomparso dopo quell’episodio avvenuto tempo addietro. Ci sono pause che ricaricano per più tenaci riprese, regalando una forza inaspettata. Le belle sorprese, se legate a qualcosa che amiamo con tutto il nostro cuore, non finiscono mai: perché siamo noi stessi che ce le creiamo, indipendentemente da chi ci sostiene o mette in difficoltà.

 


Titolo originale: Whiplash
Regia e sceneggiatura: Damien Chazelle
Paese di produzione: Stati Uniti
Lingua originale: inglese
Anno: 2014
Durata: 105 minuti
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: drammatico

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(x) Si tratta di un attacco acuto di pigrizia primaverile

Carissimi amici e lettori (in realtà le due categorie ne formano una sola),
per cause che dipendono interamente dalla nostra volontà(x), questa settimana il Cavalier Serpente non ha deposto il consueto uovo avvelenato.
Ci scusiamo con voi e vi diamo un arrivederci a domenica prossima.
Stefano Torossi e il Cavalier Serpente

(x) Si tratta di un attacco acuto di pigrizia primaverile

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LA FINE DELLA PISTA


LE VISIONI DI PAOLO
La fine della pista.
Qualche giorno fa ho chiesto in prestito un caricabatteria a Valeria, una studentessa della Bocconi che sta facendo uno stage.
Quando ci hanno presentato, un amico le ha detto che sono l’autore delle Visioni. Valeria mi ha detto che i miei pezzi le piacciono molto ma che lei è meno pessimista. Le ho risposto che è normale. Lei è giovane.
Stendhal scrisse che la giovinezza è una malattia dalla quale purtroppo si guarisce.
Alla fine della pista, pochi possono dire con Sinatra che hanno fatto la loro strada, che hanno realmente vissuto, che si sono realizzati.
In buona parte, perché la vita passa mentre noi siamo distratti da altro, in parte perché i concetti di “successo”, di “felicità” sono considerati esclusivamente di tipo economico. E’ una concezione esogena, ovviamente.
Chi è più realizzato? Chi è più libero e felice di chi mangia quando ha fame e dorme quando ha sonno? Chi può dire davvero di poterlo fare?
Cara Valeria, il tema non è essere ottimisti o pessimisti. Il tema è guardare le cose da un altro punto di vista sempre. La civiltà dell’immagine è un caleidoscopio truffaldino fatto per confonderci. Se avessimo la volontà di alzare lo sguardo e osservare il mondo con i nostri occhi, scopriremo che non abbiamo bisogno di quasi nulla e ritroveremo quella parte più autentica. Quella fatta di istinto e empatia.
Purtroppo, non abbiamo più Maestri nell’omologazione globale, nel nulla del videogame che è la finanza internazionale, nel vuoto del fermento culturale e artistico che ci affligge come una malattia cronica e non permette nessuna crescita fuori da logiche di mercato artificiali, false e falsate.
Qualcuno ha detto che con la Cultura non si mangia! Lo ha detto, davvero. Ma è stato solo l’unico che ha avuto il coraggio di esprimere un concetto condiviso. Il mondo, le nostre stesse esistenze sono di proprietà di banchieri, broker, agenzie di rating, del Fondo Monetario Internazionale. Se qualcuno non l’avesse ancora capito la Terza Guerra Mondiale è in atto e non ha niente a che vedere con Al Quaeda o l’Isis. Non illudiamoci che sia meno cruenta delle due precedenti perché combattuta a colpi di spread e di rating, invece che con le armi.
Siamo ciechi proprio perché si è impedito scientemente lo sviluppo di arte e cultura provocando una sostanziale perdita di identità (e non parlo di quella di un popolo o di una nazione), desertificando il terreno in modo che potessero nascere e crescere solo tensioni gradite, poco pericolose per il mantenimento dello status quo. E’ stata costruita una fortezza per difendere il Capitale che sta naufragando, dai pensieri, dalla creatività, dal cambiamento. Per impedire che rinasca un movimento che (per quanto abbia fallito perché troppo ideologizzato) ci aveva provato.
Io, Valeria, appartengo a una di quelle generazioni che ci ha provato. E non eravamo quattro amici al bar. Eravamo nelle strade, nei concerti, nelle università e nelle scuole. Io e molti altri sconfitti non siamo andati a lavorare in banca. Per quanto possa sembrare grottesca e anacronistica la nostra esperienza e di scarso valore i nostri risultati siamo ancora qui a combattere per avere uno spazio, per far sentire la nostra voce, per confrontare le nostre idee con quelle degli altri. Per fare in modo che tutti possano esprimersi liberamente.
Cara Valeria, probabilmente sono un pessimista davvero. So di non essere Zarathustra, ma sono certo di non essere nemmeno la sua scimmia.
Non posso fare altro che portarti il mio pensiero e rispettare il tuo.
Noi siamo alla fine della pista, sulla barricata senza più munizioni ma non siamo domi.
Tu (mi perdonerai se ti uso come rappresentante dei giovani) hai davanti molte strade. Puoi decidere quale prendere. Io mi auguro che tu possa essere autenticamente felice e che abbia tutto quello che desideri.
Spero, però, che rinasca (anche in te, se non c’è già o ancora) quella voglia di impegnarsi per cambiare (almeno) il nostro piccolo pezzo di mondo. Gli esempi sono virali, diventano epidemie poi pandemie.
Spero che lo farai abbandonando il nostro sogno ma sognandone uno nuovo, tuo sempre non violento e rispettoso degli altri e delle altrui idee.
In bocca al lupo.

di Paolo Pelizza
© 2015 Rock targato Italia 

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nuovo video de "LASTANZADIGRETA" omaggio al Banco

NO CANZONE D’AUTORE! NO INDIE ROCK!

fuggire il già sentito, lo scontato, il facile.
Rifuggire l’astruso, l’iniziatico.rompere gli stereotipi, aborrire le etichette predefinite.


NO BASSO! NO BATTERIA!

privarsi di solidità ritmiche per inventarne di nuove e più traballanti.
Democraticità dei ruoli, ribaltamento delle dinamiche.
Chi si ferma è perduto, chi arriva primo aspetta.
essere elettrici, acustici, elettroacustici, giocattoli.
essere radicali.
essere teneri, essere neo-sensibili
essere POP.
consapevolmente, gioiosamente, politicamente.
avanguardisticamente.

lato b è il secondo ep di lastanzadigreta, opposto elettrico e psichedelico del suo lato a.
Mandolino e chitarra elettrici spinti al massimo, marimba punk, bidoni dell’immondizia, droni di didjeridoo, voce e chitarra.
A margine, una nota di dolcezza: una cover di Non mi rompete del Banco di Mutuo Soccorso, per marimbe, xilofoni, glockenspiel, farfisa e poche e misurate corde di plastica.
lato b è stato registrato interamente dal vivo, senza sovraincisioni o trucchetti da furbacchioni, al Diavolo rosso di Asti, il primo dicembre 2013, da Dario Mecca Aleina, che lo ha anche miscelato. Deve molto alla musica di Nick Cave, Eels, C.S.I., alla psichedelia e a Tom Waits, all’Americana e alla canzone d’autore italiana classica e al progressive rock.
Tutte le canzoni sono scritte da lastanzadigreta.
La bonus track è una cover molto particolare di Non mi rompete del Banco di Mutuo Soccorso, registrata dal vivo presso il laboratorio Il trillo di Torino, il diciassette aprile del 2014. 

Esattamente 1 anno dopo dalla sua registrazione viene esce il secondo video

Il video tratto da “lato b”  è un omaggio al Banco del Mutuo Soccorso. Difficile rifare un pezzo così, impossibile – e sbagliato – provare a rifarlo uguale.
Per l’occasione, lastanzadigreta lascia da parte la cattiveria elettrica e punta sugli strumenti acustici e “poveri”: il legno della marimba e degli xilofoni, il metallo del glockenspiel, un vecchio harmonium Farfisa, chitarra e ukulele… Il tutto registrato “live in studio”, in un pugno di take, al Laboratorio musicale “Il Trillo” di Torino, da dove provengono anche le immagini – volutamente lo-fi, in tema con lo spirito del brano – del video.
Una “cover” in punta di piedi, minimalista, che prende il suono del rock progressivo italiano e lo ri-colloca in una cameretta.
“Lato b” è edito in digitale, per Tam Tam Production, su tutti i principali digital store,; è disponibile anche in cd, in 300 copie numerate, con la splendida copertina ideata dall’illustratrice Cinzia Ghigliano.

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Etichetta: TamTam Production
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