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NYLON in concerto a Trivero il 9 giugno

Vincitori di “Rock Targato Italia 2018”

NYLON

In concerto Domenica 9 giugno

Chalet Caulera

Strada Statale 232 Panoramica Zegna, Trivero (Biella)

 

Continua il tour dei NYLON per presentare in concerto il nuovo album “Quasi fosse una tempesta” - già disponibile in tutti i negozi di dischi e webstore . Il prossimo appuntamento sarà il 9 giugno allo Chalet Caulera di Trivero (Biella). Un’occasione per scoprire la band di culto della scena lombarda, con uno spettacolo originale, straordinario, coinvolgente fatto di teatralità, gesti parole e musiche di forte impatto.

Quasi fosse una tempesta” è l’album di debutto dei Nylon. Si tratta di un lavoro ibrido, le cui 10 tracce vestono sonorità che spaziano dal rock al folk e sono corredate da testi che si rifanno alla tradizione del cantautorato italiano.

“È un vero e proprio teatro magico per anime solitarie, quello che portano in scena i pavesi Nylon. Un teatro in cui, sotto lo sguardo benevolo di Tom Waits, fra chitarre e violoncello, s’intrecciano rock, folk e canzone d’autore per raccontare storie che odorano di smarrimento, sbronze, artisti derelitti, bettole di provincia e nottate infinite.” (Roberto Bonfanti, giornalista).

La realizzazione ha richiesto più di anno di lavoro per cercare di condensare l’energia del live in un album da studio.

In questi giorni è in rotazione radiofonica “Irene”, il secondo singolo estratto dall’album, del quale è disponibile anche il videoclip sul canale ufficiale YouTube della band: https://bit.ly/2WjtPl7. Il brano tratta il complesso tema dell’adolescenza, raccontando i dubbi, le insicurezze e le paure che caratterizzano questa fase della vita.

 

Le altre date del tour:

16 giugno: Pavia – Scuderie del Borgo

3 luglio: Milano – Garage Moulinski

5 luglio: San Giorio di Susa (TO) – Il Feudo

6 luglio: Pavia - Modernista

7 settembre: Pavia - Sottovento

 

NYLON

Il progetto Nylon prende vita nel 2014 dalla collaborazione fra Filippo Milani (voce), Davide Montenovi (chitarra) e Adriano Cancro (violoncello).

La band vanta una stretta collaborazione con Roberto Re (basso) e Fabio Minelli (batteria), strumentisti noti della scena lombarda. Le diverse estrazioni dei musicisti creano un repertorio originale, in cui il genere cantautorato trova sostegno in arrangiamenti più elaborati che spesso hanno riferimenti ai generi più disparati (jazz, classica, manouche, folk, rock e hard rock).

Lo spettacolo ha una forte impronta teatrale, che mira a coinvolgere in modo diretto il pubblico per non lasciarlo semplice spettatore.

La band apre i concerti di artisti quali Max Manfredi, le Luci della Centrale Elettrica, Roberto Angelini, Omar Pedrini, Alessandro Grazian.

Nel 2016 è stato pubblicato un EP di straculto “Antipasto Crudo”, di solo quattro canzoni distribuito esclusivamente ai concerti. Nel 2018 la band vince Rock Targato Italia. Nel 2019 la band ha vinto il Premio della Fondazione Estro Musicale.

Nel Gennaio 2019 è stato, infine, pubblicato il primo album dal titolo: “Quasi fosse una tempesta.

 

NEL WEB

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/314054379260247/

Official Website: http://www.nylonproject.com

Instagram:  https://www.instagram.com/nylonofficial/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCM5PugHcUt4QwrERpCfd_Sw

Facebook: https://www.facebook.com/nylonproject

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Galleria arte contemporanea Bonelli

Riapertura Galleria Bonelli

sabato 8 giugno ore 18.00

 

Dopo un attento lavoro di ridefinizione degli spazi interni, la sede storica della Galleria Giovanni Bonelli di Canneto sull’Oglio (MN) riapre al pubblico dell’arte contemporanea sabato 8 giugno alle ore 18.00, con una proposta di mostre scandita da due esposizioni all’anno. Per questo primo appuntamento i 1500mq della galleria - nella sede della famosa ex-fabbrica di bambole Furga - accoglieranno creazioni caratterizzate da formati importanti.

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STEFANO FERRO a Non solo Rock - 6° Memorial Dario Meroni

STEFANO FERRO

Sabato 25 maggio in programma a

Non solo Rock - 6° Memorial Dario Meroni

Parco Nicolò Savarino,

Via Livigno 7, MILANO.

Si svolgerà sabato 25 maggio dalle ore 16.00 alle 24.00 la rassegna Non solo Rock - 6° Memorial Dario Meroni all'interno della 15ª Festa Popolare promossa dall'Associazione Culturale Rosvaldo Muratori nella suggestiva cornice del Parco Nicolò Savarino di Milano.

Fra le band in cartellone anche il veronese STEFANO FERRO, per l'occasione in trio acustico assieme ai componenti dell'ensemble scaligero Terzacorda, Andrea Simion e Giacomo Saccomani alle chitarre.

SI tratta della terza partecipazione dell'autore veronese, vincitore del Premio Lunezia autori di testo, del premio Letterario Città di Chioggia e del recente premio autori assegnato da VSG Edizioni al Fim Fiera di Milano.

STEFANO FERRO proporrà alcuni brani tratti dal disco Il Mercante di Pensieri, inciso per l'etichetta  Udu Records nel 2016.

SI tratta di un'occasione particolarmente sentita per il cantautore, che proporrà un piccolo memorial nel memorial, dedicato all'amico scomparso Angelo Nacca, bassista della band che lo ha supportato per oltre dieci anni, e con la quale ha partecipato alle edizioni 2016 e 2017.

https://www.facebook.com/Stefano-Ferro-autore-248981465488732/

 

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La solitudine del codice binario, di Paolo Pelizza

La solitudine del codice binario.

Il mondo è decisamente un posto strano in cui vivere. Spesso brutture e distorsioni sono maggioritarie rispetto alle cose belle, alle cose per cui vale la pena. La storia di oggi è che stiamo diventando fragili, spaventati e ignoranti rispetto a quello che c’è qui fuori. Anche noi ma, soprattutto, i nostri giovani.

Non voglio generalizzare. Ci sono tanti ragazzi che vivono fuori, che vanno al cinema e a teatro, che leggono libri, vanno ai concerti, che vivono il mondo. Io li sperimento tutti i giorni nel mio lavoro e quando insegno.

Purtroppo, ne esistono altri che sono caduti nella “grande trappola” del mondo virtuale. Senza scomodare quelli che si sono addirittura auto-segregati in camera loro (fenomeno nato in Giappone e noto con il nome di hikikomori), ce ne sono molti che, considerati non patologici, hanno elaborato o elaborano disagi che si ripercuotono su loro stessi e sugli altri. Qualche volta in modo tragico.

 Di fatto il mondo della rete e dei social media è un mondo facile. Un mondo semplificato, potrei dire, per avere una base imponibile più ampia di utilizzatori (seguaci, direi io). Le logiche su cui si basa sono banalissime: mi piace e non mi piace. Cosa c’è di più a prova di idiota? E, anche, di assurdamente acritico, diseducativo e superficiale che chiedere ad una persona un giudizio senza che abbia l’obbligo di argomentare?

I nostri adolescenti non vivono più nella “società”, non conoscono i fatti, non si occupano delle questioni della politica o dell’attualità, etc.

Non devono fare fatica per “approfondire” un argomento che è a portata di click, ora. Ai miei tempi erano lunghe giornate in biblioteca, dovevamo investire tempo e soldi per recuperare quel testo e quell’altro. Probabilmente, nell’era digitale, non ci si rende conto che su internet ci sono delle informazioni (a volte anche false e/o discutibili) ma, sicuramente, su cui non si può contare per costruirsi una formazione specifica o, più semplicemente, per elaborare un pensiero, un’idea propria del mondo e dell’esistenza.

Anche ai miei tempi c’erano le enciclopedie ma, si consultavano non ci si studiava sopra e non erano considerati testi sacri o oracoli.

E, comunque, quella della pubertà è un’età complicata, la confusione esistenziale si mescola a allo scompenso ormonale, acuendo disagi e sofferenza. Chi vorrebbe tornare a quell’età, probabilmente, non si ricorda bene cosa ha passato. Oggi, dentro a questo momento difficile di crescita c’è il carico delle relazioni e delle amicizie virtuali. Nascosti dietro a uno schermo e una tastiera si può dire di tutto e si possono coltivare pensieri morbosi, degradati e solitudini.

Pensate a un ragazzo oggi che viene educato all’affettività e al sesso dalla rete. E’ incredibile credere che elabori comportamenti violenti o deviati? No, ovviamente.

Intendiamoci bene, anche la mia generazione è stata educata dalla pornografia, rendendo, la morale cattolica dominante, impossibile accedere a corsi di (allora si chiamava così) “educazione sessuale” e, in famiglia, essendo un argomento tabù.

Ma, allora, il consumo del porno tra i giovani era una cosa sociale. Si consumava in gruppi misti di maschi e di femmine che stavano scoprendo la loro identità e i loro orientamenti. La faccio breve: si cresceva insieme da tutti i punti di vista. Non si tolleravano comportamenti violenti, di prevaricazione o irrispettosi. Pur essendo tutti diversi, condividevamo (veramente) dei valori (laici, per giunta!).

Volete un esempio, molto recente di come funziona? Eccolo.

E’ successo che una ragazza adolescente, lanciando un grido di allarme ha chiesto ai suoi “amici” se dovesse continuare a vivere o morire. Lo ha fatto con la stessa semplicità che ha imparato: Live/Die al posto di Like or Not.

In un mondo così deteriore, la conclusione della storia può indignare ma non è stupefacente: gli “amici” a larga maggioranza hanno deciso che dovesse morire e lei si è tolta la vita. Non è così tragicamente semplice?

In un gruppo vero, fatto da persone che si frequentano questa cosa non sarebbe mai successa. Per esperienza personale, se uno si vuole togliere la vita davvero, non lo dice a nessuno. Quello della ragazzina era un grido di aiuto, un S.O.S.

A cui hanno risposto con la stessa superficialità e la stessa noncuranza con la quale avrebbero deciso le sneakers di moda fosse meglio averle verdi o rosse.

Il problema che dietro a quella tastiera e quello schermo c’era una persona sola e vera che aveva bisogno di aiuto. La hanno fatta sentire ancora più sola e indesiderata. Non credo che gli “amici” volessero la morte della ragazza realmente. Non voglio.

Dico solo questo: esiste un reale progresso per l’umanità se gli strumenti che usiamo, mediano così tanto le esperienze e relazioni tra noi da non farcele percepire come vere? Se ci privano prima del senso di responsabilità e poi della coscienza? Non sarebbe meglio ridimensionare l’impatto che hanno queste piattaforme sulla nostra vita? Chi le gestisce è davvero lecito che abbia tutto questo potere senza nessun controllo  (tra l’altro, ormai, per loro stessa ammissione) sulle nostre vite?

Ieri, hanno fatto eleggere un presidente al posto di un altro, oggi ucciso una ragazzina.

Voglio fare un appello: il mondo non sarà il posto migliore in cui vivere ma, almeno, scopriamolo per nostro conto.

di Paolo Pelizza

© 2019 Rock targato Italia

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IL RITORNO IN ITALIA DI TYCHO

IL RITORNO IN ITALIA DI

TYCHO


"WEATHER", IL NUOVO ALBUM, USCIRÁ IL 12 LUGLIO PER MOM X POP / NINJA TUNE E SARÁ ACCOMPAGNATO DA UN TOUR CHE FARÁ DUE TAPPE IN ITALIA A FEBBRAIO
 

27 febbraio 2020 - Milano - Fabrique
w/ POOLSIDE
Apertura porte ore 19:00
Inizio concerto 20:00
Info: www.fabriquemilano.it

28 febbraio 2020 - Bologna - Estragon
w/ POOLSIDE
Apertura porte ore 19:00
Inizio concerto 20:00
Info: www.estragon.it/

Prevendite disponibili su www.ticketone.it a partire da
VENERDÍ 17 MAGGIO ALLE ORE 10:00
http://bit.ly/TychoIT

 

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“The Mating Season of Frenzy Breeze”, personale di Gioia Di Girolamo

Giovedì 16 maggio la Galleria Bianconi inaugura “The Mating Season of Frenzy Breeze”, personale di Gioia Di Girolamo, artista italiana nata a Pescara nel 1984, trasferitasi negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove vive e lavora. 


La mostra in realtà segna anche un momento molto importante per la galleria, con la presentazione al grande pubblico dei locali completamente rinnovati della sede milanese di via Lecco 20. La scelta di inaugurare la nuova veste dello spazio con la personale di una giovane artista intende sottolineare la freschezza e l'energia alla base del processo di trasformazione e crescita della Galleria stessa.
Al centro della personale di Gioia di Girolamo, curata da Andrea Lacarpia, si pone il tema dell'affettività nei rapporti sociali e di come i processi biologici di conservazione e sviluppo degli organismi possano presentare caratteristiche comuni.

La spinta vitale che porta l’uomo a relazionarsi con gli altri creando rapporti interpersonali è la stessa energia che rende ogni essere vivente un sistema aperto e non isolato, animato dal continuo scambio con l’ambiente. La percezione dell’individualità è modellata dal rapporto con l’esterno che ne ridefinisce costantemente i confini, in un confluire di processi chimici e proiezioni mentali.
Con lo sviluppo della tecnologia digitale si è assistito a profondi mutamenti nelle modalità di comunicazione, che da un lato affrancano della presenza fisica e dall’altro ne evocano la presenza enfatizzando la dimensione emotiva. La possibilità di ottenere appagamento affettivo con mezzi fittizi determina nuove nevrosi e dipendenze, portando al progressivo isolamento in un microcosmo senza interlocutori reali, in cui anche la percezione di sé e della propria corporeità è compromessa dalla mancanza di scambio con l'esterno.
 

La solitudine affettiva, condizione esistenziale sempre più attuale, è raccontata da Gioia Di Girolamo attraverso un personaggio immaginario, chiamato Frenzy Breeze, che diviene metafora di una contemporaneità in cui la dimensione fisica è sostituita da immagini e narrazioni facilmente reperibili online, surrogati che procurano appagamento sensoriale sostituendosi all'esperienza reale.  
L'ambiente di Frenzy Breeze è chiuso come una biosfera che si autoalimenta senza alcun contatto reale con l'esterno, in un circolo continuo di appagamento di desideri alimentati artificialmente. Interessata alle attuali trasformazioni nelle modalità di percepire il corpo e gli affetti, in un mondo sempre più connotato dalla pervasività della tecnologia e della comunicazione digitale, Gioia Di Girolamo approfondisce con sarcasmo e capacità critica i fenomeni di dipendenza da internet che accompagnano la diffusione dei social media e dei contenuti che forniscono esperienze sensoriali attraverso stimoli virtuali. La necessità di comunicare con gli altri, di creare rapporti affettivi e di aumentare l'autostima, nell'eccessivo utilizzo di modalità virtuali può assumere connotati grotteschi e paradossali, esprimendo inquietudine dietro l'apparenza più dolce e ovattata.

Gioia Di Girolamo rielabora le ambiguità dell'immaginario web orientato alla soddisfazione del desiderio, dalle chat per incontri ai video di ASMR che procurano piacere e rilassamento attraverso particolari stimoli sonori, mostrandone le criticità per raccontare il presente nelle sue contraddizioni. Con un'attitudine sperimentale nell'utilizzo dei materiali, Gioia Di Girolamo unisce nelle proprie installa- zioni diversi mezzi, tra i quali il video, la scultura e la pittura, attivando esperienze sensoriali che rimandano ad una fisicità impalpabile, in grado di stimolare una sensibilità insieme tattile ed evanescente. Si genera così una realtà inaf-ferrabile, in cui l'unità di corpo e individuo si dissolve generando diverse identità senza peso. The Mating Season of Frenzy Breeze unisce opere realizzate con materiali diversi, come argilla modellata, felpe, tessuti semitrasparenti, pittura ad olio, pigmenti, smalti per unghie, colla vinilica, silicone e ammorbidente, che vanno a formare un microcosmo di forme in cui la dimensione biologica, sia quella elementare delle cellule e dei microorganismi che quella complessa del corpo umano, si fa eterea e dominata dalle tonalità pastello. I limiti della trascendenza spinta all'eccesso dall'utilizzo della tecnologia e il ruolo del corpo in tale processo, tra permanenza e abbandono, sono sondati da Gioia Di Giro- lamo come elementi fondamentali per la comprensione di una contemporaneità in cui la tecnica trasforma l'uomo ibridando gli opposti in forme post-umane.
 

La pelle e la testa, spazi interstiziali tra l'individualità e l'ambiente esterno, sono i soggetti principali. Il colore dell'epidermide risuona in ogni opera, esprimendo una corporeità che diviene membrana senza peso, identità virtuale che può essere cambiata come un vestito. Privata di concretezza fisica, la dimensione tattile assume una valenza spirituale, in cui si trascende la realtà in favore di un mondo magico. Parte del corpo ed insieme strumento della mente, le teste sono modellate da Gioia Di Girolamo con dei lineamenti essenziali che le rendono simili ad ancestrali raffigurazioni di idoli, o figure aliene dall'espressione dolce e sognante, in cui il terzo occhio posto nella fronte rende percepibile il volto anche se sottosopra. La percezione fisica e la dimensione dello spirito si compenetrano ed insieme formano la complessità di una realtà senza coordinate certe e senza gravità, in cui tutto è disposto in uno spazio evanescente come il mondo digitale. Le opere video riprendono lo stile dei filmati di autoguarigione reperibili su you tube enfatizzandone i cliché estetici per mostrane l'aspetto paradossale, insieme rassicurante e conturbante. Nonostante l'immaterialità dei pixel e della comunicazione web, l'essere umano si mostra ancora nella sua fragilità fatta di necessità affettive che lo legano al mondo degli organismi viventi, di cui la tecnologia diviene parte. integrante, tra pulsioni istintive e sublimazione.

Galleria Bianconi  via Lecco 20, 20124 Milano - Italia 
 lunedì - venerdì 10.30-13.00 / 14.30-19.00  sabato su appuntamento  

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   www.galleriabianconi.com

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STEVE JOBS, UNA BIOGRAFIA ILLUSTRATA

STEVE JOBS

UNA BIOGRAFIA ILLUSTRATA

Kevin Lynch

 

Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e l’intuizione. Loro in qualche modo sanno già cosa volete diventare davvero. Arianna Huffington

Mondadori Electa pubblica Steve Jobs, di Kevin Lync, una splendida guida illustrata alla vita e all’operato di uno dei più influenti innovatori del Ventunesimo secolo.

Questa biografia grafica, ricchissima di informazioni e curiosità, esplora lo straordinario talento e la genialità di Steve Jobs attraverso schede e illustrazioni originali di grande impatto visivo.

Dagli esordi come venditore, che posero le basi per il suo successo, alla competizione con Bill Gates e alla continua spinta verso l’innovazione, questo libro ripercorre le appassionanti – benché purtroppo brevi – vicende del pioniere della tecnologia che ha cambiato profondamente il nostro modo di comunicare e, soprattutto, di vivere.

KEVIN LYNCH È nato a Londra e vive a Dublino, dove lavora come giornalista. Ha lavorato per il “Daily Mirror”, scrivendo di tecnologia, e per GuinnessWorldRecords.com.

 

Mondadori Electa

17 X 23 cm

270 pp.

24,90 €

in libreria il 21 maggio 2019

 

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16 Maggio al Bar Bah i FANALI DI SCORTA

I FANALI DI SCORTA IN CONCERTO

16 maggio

Alle ore 21.30 al BAR BAH

(Milano, Via Porro Lambertenghi 20)

 

Il 16 Maggio alle ore 21.30 la rockband torinese FANALI DI SCORTA approderà al Bar Bah di Milano in Via Luigi Porro Lambertenghi 20 per esibirsi in un acustico simpatico e sorprendente.

Il gruppo freak'n'roll più sorprendente della scena indipendente si esibirà in un acustico imprevedibile nel locale più cool della Movida Milanese.

 

FANALI DI SCORTA

I Fanali Di Scorta sono una band dell’underground torinese con oltre 600 live all’attivo, sempre alla ricerca di stimoli e situazioni nuove dove portare e condividere il loro mood vivace. Guidati dal polimorfico performer Daniele Chiarella, accompagnato dal polistrumentista Carlo Peluso, hanno calcato diversi palchi italiani, sempre rimanendo fedeli al loro “freak’n’roll”.

Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.” 

Bertrand Russell

 

Sul web:

Sito webwww.fanalidiscorta.com

Facebookhttps://www.facebook.com/fanalidiscorta

Instagramwww.instagram.com/fanalidiscorta

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UChpaMK8LjmiHxbMdXfmxGuA

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ESSENZA ANIMALE disegni di Giovanni Manzoni

ESSENZA ANIMALE

disegni di Giovanni Manzoni

Spazio Arte Tolomeo 16-28 maggio 2019

 

E così essi passavano nudi, senza evitare gli sguardi

né di Dio né degli angeli, in quanto

non pensavano il male; passavano

la mano nella mano, la coppia più bella che mai

si sarebbe incontrata più avanti in abbraccio d’amore”.

da Il paradiso perduto di John Milton

 

Dopo il peccato originale, la vestizione. Dopo la vestizione e il pudore, la civiltà moderna: che stavolta ci spoglia, dei peli, dell’odore, del nostro originale essere animali.

Animali si, ma razionali, al punto di dimostrare la superiorità del raziocinio anche nell’apparire. E poi?

La separazione dal mondo naturale, il sonno dell’essenza animale, ha generato mostri. Non mangeremmo i nostri simili, se li considerassimo tali, non uccideremmo per ottenere vestizione da altre pellicce, se accettassimo di condividere lo stesso biologico adattamento all’ambiente. Ed ecco che la rivoluzione è salvaguardare ciò che ci sembrava civile distruggere, da cui ci sembrava razionale dividerci per dominare la Terra.

Forse non è auspicabile tornare indietro, riacquistare innocenza e fragilità. Ma il segno dei tempi postmoderni, (e quale epoca non è postmoderna dopo varie atrocità e una Storia che pare aver mostrato già tutto il concepibile), è la presunzione di reimpastare diverse visioni in una, andare a caccia di una continuità. La continuità inafferrabile nella nostra essenza.

Continueremo per sempre a domandarci chi siamo.

Nell’era dell’immagine le domande sono poste dall’arte più che dalla filosofia. E l’arte racconta la sua epoca in maniera più efficace quando pare meno attuale. La maestria del disegno sembra ancora anacronistica per l’arte contemporanea, a meno che non si veda il suo prodigio funzionale nell’architettura, nel design, nella tecnologia in generale. Il genio aiuta a vivere meglio, ad aumentare la fortuna di essere animali, sì, ma razionali, che sconfiggono la Natura cosiddetta matrigna.

Giovanni Manzoni è un disegnatore schietto, che guarda le contraddizioni dell’uomo con una semplice matita. Ama guardare i sogni disillusi della nostra civiltà attraverso una visione trasversale, con le  sue iconografie religiose a cui ha dedicato un ciclo di lavori nel 2013, ma non rinuncia al dato saliente dall'homo sapiens in avanti, la sua anatomia.

Sul corpo i grandi artisti del passato hanno depositato testimonianze culturali, ad esso hanno delegato il mistero dei simboli. Posture, espressioni del volto, atteggiamenti e movimento, tutto è funzionale alla comunicazione tra esemplari della specie umana, prima ancora dei suoi ornamenti.

Oggi in mostra l’Essenza Animale è senza arroganza evolutiva: in un ciclo di disegni l’artista ricongiunge l’anatomia femminile a quella di pesci e uccelli.

Senza vergogna la specie evoluta ammette l’origine, e ne fa una metafora concreta e carnale. Con un preciso riferimento ad alcuni esemplari esotici, gli ibridi conservano potenziata la loro singola grazia; confrontano ciò che è necessità profonda e spirituale per l’umano, alla pura e incredibilmente sofisticata conformazione evolutiva nella bestia.

In un’opera la donna si muove attraverso una coreografia che celebra la gioia, ma nel suo lanciarsi nell’aria ricerca nuovo spazio vitale, che non è ancora abbastanza. Cerca di riempire di ossigeno i polmoni e la mente,  come un pesce testa di leone a fior d’acqua aspira per un istante, fuori dal consuetudinario sopravvivere. E’ un lusso, un’ eccezione riuscire ad emergere dall’acqua quotidiana.

A volte vorrebbe volare, prepara se stessa al salto contemplando la possibilità. Il suo corpo appare la controparte umana di un piccolo uccello del sudamerica, la sua linea sinuosa si ibrida alla rara coda animale e ne assimila la stabilità del movimento.

Non è un semplice uccello quello ritratto, ma un piccolo prezioso resto della millenaria civiltà Maya.  E’ il colibrì. Per Manzoni un animale totem quale entità simbolica di un ideale forse irraggiungibile nella vita, almeno in quella moderna, più che in qualunque altro momento storico o culturale.

E’ il totem dell’equilibrio, ed emblema della felicità attraverso la poetica dell’originario o selvaggio. Ovvero l’élan vital liberato riporta ad un esempio non dionisiaco ma di cristallina perfezione. Infatti il colibrì è l’unico essere che riesce a rimanere immobile in volo, nella stessa posizione: che la stabilità cercata dall’uomo del 2019 sia rappresentata dal più piccolo tra gli uccelli, specie non ancora estinta in grado di ammaliare dai tempi più antichi?

Ad osservare questo dono selvaggio erano e sono gli indios del Sud America. Un altro esempio di civiltà lontano dalla cultura consumistica di oggi, in equilibrio con l’ecosistema, una delle rare comunità originarie che veramente si sono adattate all’ambiente.

Manzoni osserva, attraverso alcuni disegni e lightbox degli ultimi anni, come il loro modo di vivere ricordi quello degli animali stanziati in un luogo: “hanno usato le risorse naturali soltanto per ciò che era loro necessario, si sono sposati con l’ambiente come altre comunità animali, sono quindi l’unico esempio di integrazione completa con la Natura, che rispettano e ammirano al punto da renderla religione con il panteismo. E’ una divinità ogni sua manifestazione”. La dimostrazione di un diverso rapporto con le risorse della Terra, passando dall’integrazione allo sfruttamento, sono le desolanti immagini di mucchi enormi di scheletri di bisonti, con l’arrivo dei coloni.

Depauperare l’ambiente selvaggio, addomesticarlo per consumarlo, anche nel vestirci di indumenti che sono dote naturale per gli animali, non per noi.  Togliersi i peli ed indossare pellicce, che sono solo strumento per ottenere calore o aumentare visibilità, per noi. 

Per l’indio il piumaggio è inteso come elemento di vestizione, ma condivide la sua stessa comunicazione, il suo codice simbolico di quando apparteneva ad un uccello amazzonico. E la nudità, senza soluzione di continuità si confonde con le piume, perché anche il corpo comunica.

Non c’è vergogna per Adamo ed Eva di fronte agli animali, esiste solo dopo che l’assaggio della Natura diventa colpa davanti a quel Dio che non ne fa parte.

Michela Ongaretti

 

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“Non so dei vostri buoni propositi” - Giovanni Lindo Ferretti

“Non so dei vostri buoni propositi” - Giovanni Lindo Ferretti al Live di Trezzo D’Adda.
articolo di Roberto Bonfanti

Ci sono canzoni che mi ero ripromesso che non avrei mai più cantato perché mi sembrava non avessero più senso. Ogni tanto è bello ammettere di essersi sbagliato: oggi farei un concerto in cui canto solo “Emilia Paranoica” per tutto il tempo”. É probabilmente racchiuso tutto in questa frase pronunciata prima dei conclusivi, il senso del concerto di Giovanni Lindo Ferretti al Live Club di Trezzo d’Adda il 9 maggio 2019. Certo, il tour “A cuor contento” va avanti ormai da otto anni, ma è evidente che nel corso del tempo la scaletta sia cambiata continuamente, dando sempre più spazio al repertorio dei CCCP e facendo sparire del tutto i PGR, e con essa sia cambiato anche l’approccio di Ferretti che solo oggi, dopo essersi riappacificato già qualche anno fa con le proprie radici, sembra avere trovato anche la leggerezza per reinterpretare il proprio passato più punk con sincero divertimento. D’altro canto, per capirlo, basta vedere la naturalezza con cui Ferretti lascia che ad aprire le danze sia una serie di brani storici come “Morire”, “Tu menti”, Tomorrow”, “Mi ami?”, “Oh! Battagliero” e “Valium Tavor Serenase”, tutte interpretate con un piglio decisamente anni ‘80 con chitarra sferragliante e batteria elettronica.

Dopo una prima parte di concerto dedicata a rendere omaggio alle radici dei CCCP, con l’ingresso del violino lo spettacolo, pur mantenendo arrangiamenti scarni e un approccio minimale, si apre anche ad altre sfumature: “Stati di agitazione” diventa una cavalcata ipnotica che toglie il fiato, “Liberame domine” e “Madre” inducono a un momento mistico di intenso raccoglimento, “Intimisto” , “Annarella”, “Irata”,  “Brace”, “Guardali negli occhi” e “Inch'Allah - Ça va” si avventurano in territori fortemente psichedelici, “And the radio play” e “Guerra e pace” strizzano l’occhio al pop, “Del mondo”, “Unità di produzione”, “Pons tremolas” e “Barbaro” vengono disidratate e ridotte all’osso della forma canzone, prima che “Per me lo so” chiuda il set principale con un ritorno al punk più grezzo. Il finale, poi, è una vera e propria chiusura del cerchio con una “Emilia paranoica” trascinata in territori più che mai visionari e una tanto divertita quanto devastante “Spara Jurij” introdotta ironicamente da un accenno a “Bang bang” di Dalida.

Un concerto lungo, intenso, pieno di sfumature ma intimamente punk nell’essenza, che ci mostra un Giovanni Lindo Ferretti divertito, in piena forma e perfettamente a proprio agio, grazie al supporto dei due Üstmamò Ezio Bonicelli e Luca Alfonso Rossi, nel confrontarsi con tutte le sfumature della propria storia. Anche se, certo, di questi tempi sarebbe molto bello poter ascoltare il suo pensiero in qualche nuova canzone.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

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