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Fondazione Mudima l'inaugurazione della personale di Mario Benedetti

Giovedì 13 settembre alle ore 18:30 si terrà presso la Fondazione Mudima l'inaugurazione della personale di Mario Benedetti Arte moltiplicata per un museo moltiplicato 1
a cura di Gino Di Maggio. 
In mostra sarà presentato un video d'autore scritto e diretto da Alberto Nacci dal titolo "Mario Benedetti. I colori del nero (la stampa)".

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DA OGGI È DISPONIBILE LO ZIO IL NUOVO RACCONTO DI ROBERTO BONFANTI

Un paesaggio balneare fa da sfondo a una storia delicata da leggere in filigrana nel nuovo racconto di Roberto Bonfanti da scaricare gratis

Un paesaggio balneare di fine estate fa da sfondo a decine di storie che si incrociano senza nemmeno guardarsi. In mezzo a loro, uno zio assolutamente fuori moda insegna alle proprie nipotine a giocare con le biglie e con la vita.

Il quarto capitolo della serie "Storie Contromano" di Roberto Bonfanti è un racconto delicato da leggere in filigrana all’interno di un quadretto contemporaneo trasognato e decadente al tempo stesso.

Leggi il racconto, scaricalo gratis e condividilo con chi vuoi al link http://www.robertobonfanti.com/

STORIE CONTROMANO

“Storie contromano” è una serie di racconti firmati da Roberto Bonfanti e pubblicati in download gratuito sul sito dello stesso autore. Storie brevi ma pulsanti di vita. Storie di personaggi comuni alle prese, come tutti noi, con se stessi o con il mondo che li circonda. Storie che viaggiano contromano rispetto ai paradigmi umani di quest’epoca di vincenti e che per questo hanno scelto di staccarsi dalla carta stampata e da ogni dinamica editoriale per poter correre libere, senza nessun prezzo e nessun vincolo, verso chiunque avrà voglia di dedicargli qualche minuto di attenzione.

ROBERTO BONFANTI

Roberto Bonfanti, scrittore e artista, è nato nell'anno in cui morì Piero Ciampi. Ha pubblicato finora cinque romanzi e un progetto musicale. Da sempre ama raccontare storie che frantumino i confini fra vita e poesia.

Sul web:

www.robertobonfanti.com
www.facebook.com/robertobonfanti
www.instagram.com/rob.bonfanti
www.twitter.com/robbonfanti

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RIFLESSIONI AGOSTINE AGOSTINIANE.

RIFLESSIONI AGOSTINE AGOSTINIANE.

Agostino (il padre della Chiesa) aveva risolto il problema che assillava filosofi e teologi dell’epoca: com’è possibile che un Dio onnipotente ed onnisciente permetta al Male di esistere? Per farla molto breve, il teologo stabilì che il Male è da intendersi come assenza di Bene.

Molti anni fa, alla scuola elementare, una maestra particolarmente progressista fece venire un medico nella mia classe per darci nozioni basiche su come funziona il corpo umano e su come gli esseri umani si riproducono. Niente di stupefacente, direte voi.

Vi sbagliate. Il perché è da ricercarsi nel fatto che la scuola era una scuola privata cattolica e che tutte le maestre erano suore. Incredibile, direi, che in molte scuole elementari statali sia assente una materia che parli di sesso e sessualità. Magari, con corsi di educazione all’affettività. Forse diminuirebbero gli abusi, le violenze e gli omicidi che sono, continuamente, all’onore delle cronache nelle famiglie e nelle coppie. Mi pare che, come diceva un vecchio claim: prevenire sia meglio che curare!

A proposito di soluzioni semplici a problemi complessi, da manuale quella di una band di un villaggio vacanze. Il villaggio in questione ospita il grande rocker italiano Vasco Rossi. Il Vasco nazionale, però, proibisce al gruppo di suonare sue canzoni con grande stupore dei ragazzi. Dovevano rivoluzionare la scaletta accettando l’assenza dei brani del musicista di Zocca? Come fare? Questi, dopo una breve riunione, hanno trovato la quadra: eseguiranno solo brani di Ligabue!

Sempre nel campo delle assenze, una ha pesato e peserà. Arteha Franklin ci ha lasciato. Una delle più grandi voci del soul e la prima donna ad entrare nella Rock and Roll Hall of Fame. La Franklin era una grande musicista oltre che una grande voce: un personaggio che era con noi da quando abbiamo capito a cosa ci servivano le orecchie e che pensavamo che sarebbe stata qui, per noi, da sempre e per sempre. Non possiamo fare molto di fronte alla morte, se non esprimere il nostro cordoglio e la nostra gratitudine. Grazie Aretha.

Agosto, in Italia, come tutti sapete è un mese di ferie nazionali. La gente è in vacanza, evade, stacca la spina. Scappa dalla città lasciando un vuoto. Un vuoto, devo dire che è molto piacevole. Miano, la mia città d’agosto è vivibile e sonnolenta. Negli ultimi anni, molto frequentata da turisti stranieri incantati che la trovano anche vivibile. Come l’ho trovata io, negli scampoli di agosto durante i quali sono rimasto qui. Chissà cosa penserebbero venendo a fine novembre…

Sempre parlando di assenze… nel mio ultimo pezzo (Il problema onotologico, sangue, zanzare e kebab N.d.R.) prima della pausa estiva sono riuscito ad essere assente a me stesso in una sola riga. Il primo errore: Usain Bolt non si chiama Hussein Bolt! Che diavolo! A mia discolpa posso dire che “Hussein” era stato inserito nel mio correttore automatico per evitare che me lo correggesse tutte le volte che citavo Saddam Hussein … Giustificazione debole ma, veritiera. E, comunque, faccio di peggio e, qui, non ho scampo! Attribuisco all’uomo più veloce del mondo un record che non ha. Infatti, fu Carl Lewis a vincere medaglie sia nei 100 metri che nel salto in lungo. Cosa volete … Assenza di materia grigia. A mia discolpa posso solo dire di essere un vecchio rocker ormai in disarmo. Mi scuso con i lettori e con gli interessati. Ringrazio la mia amica  Antonella che ha segnalato l’errore.

Il mese passato è stato anche un mese in cui si è dimostrata (in modo tragico, purtroppo) la più totale assenza di cura e di umanità, oltre ogni ragionevole dubbio. Se posso aggiungere, anche, una più che disprezzabile attitudine a cannibalizzare queste vicende per fini di propaganda politica, come se le persone fossero pedoni degli scacchi fatti in plastica e non di carne, ossa, sangue e sogni. Italiani, brava gente si diceva. Ora non so …

Per chiudere questo pezzo sull’assenza, devo confessarvi una cosa. Anche io spesso mi assento (chi segue questa rubrica lo sa bene) ma, non lo faccio per noia o per mancanza di stimoli o per sopravvenuti altri impegni… Lo faccio, perché a volte non ci si possono avere intervalli fissi … Non bisogna sentire il bisogno di imbrattare inutilmente carta se non si ha nulla da dire o da aggiungere, se non facezie. Preferisco stare lontano se non ho niente da dire.

Ma torno presto … perché a differenza, io patisco molto la vostra di assenza. Anche e soprattutto se è per colpa mia.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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UGO LA PIETRA "LA CITTA’ CHE SCORRE AI MIEI PIEDI" - CA' DI FRA' Milano

CA' DI FRA' - Milano

UGO LA PIETRA

"LA CITTA’ CHE SCORRE AI MIEI PIEDI"

 

INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 20 Settembre 2018

Ore 18.00 – 21.00

Termine mostra Venerdì, 26 Ottobre 2018

Orario galleria:  LUN – VEN 10-13 / 15-19

Ugo La Pietra è un artista difficilmente etichettabile; Qualsiasi categoria risulta un abito troppo stretto. Sarebbe corretto definirlo un artista poliedrico, un caleidoscopio di  curiosità intellettuali ed interessi.

Negli anni ’60, con il  Gruppo del Cenobio sperimentò un sodalizio artistico - intellettuale che anticipò tutta la corrente della pittura segnica.

Allo stesso tempo però, già a fine anni’60, andava esplorando  la città dal centro alla periferia con un atteggiamento simile all’antropologo alla ricerca dei comportamenti sociali rispetto all’ambiente urbano.

“Gradi di Libertà”, “Tracce”, “Recupero e reinvenzione” sono solo  alcune tra le ormai storicizzate ricerche sul territorio.

Oggi La Pietra continua  a sperimentare e studiare, svolgendo ancora un ruolo di lettura ed  analisi attraverso il suo segno e le sue ormai famose contrapposizioni tra segno e immagini fotografiche.

Ca’ di Fra’ propone  due sequenze di opere riferite una alla crescita della città mentre la seconda  relativa al rapporto città-campagna. Mentre nella prima – La città cresce e scorre come un fiume in piena, senza quella programmazione intelligente capace di governare un organismo in continua trasformazione – ci rivela lo stesso La Pietra, nella seconda sequenza – Il percorso dal centro verso la campagna secondo un itinerario “alla deriva” ci porta a leggere attraverso il tempo le due realtà che si scontrano e contrappongono –.

La critica definisce così questa ricerca:

Nessuna direzione, solo percezione, ma percezione nella consapevolezza, che oggi si raggiunge soltanto attraverso quell’apparente leggerezza, quell’ironia che sa cogliere il comico nella tragedia, quella capacità di sorvolare la pianificazione ormai abbandonata a se stessa e di scomparire – o di mimetizzarsi, di nascondersi – nell’indistinto. Forse, se negli anni settanta il punto dell’osservatore privilegiato era fuori dal flusso – la città scorre ai miei piedi, ma questo accade perché io sono fermo – oggi deve essere dentro il flusso: io scorro nella città. –

Marco Meneguzzo, 2011

La centralità che in Ugo La Pietra assume l’urbano quale oggetto di rappresentazione (in quanto effetto di formazioni discorsive e visive) segna in modo decisivo la radicale contemporaneità del suo intero lavoro. Se la comunicazione, il linguaggio e l’informazione si sono venute a sostituire alle precedenti condizioni del lavoro quale nuovo oggetto di espropriazione e sfruttamento, appare chiaro come la ricerca di La Pietra non sia allora altro che un continuo esperimento dentro e contro la rappresentazione, dentro e contro il linguaggio.

Marco Scotini, 2017

– Va da se che il centro verso cui si va non è solo il centro cittadino, partendo dalla periferia, ma il centro poetico, il centro della soluzione verso il quale ogni poetica tende. Ciò avviene mediante opere-analisi che ci parlano di come i territori sono stati ridisegnati geograficamente ed esistenzialmente dalle guerre e dalla pulizia etnica, c’è addirittura chi ha scritto che le guerre sono progettualmente interessanti in quanto il loro distruggere, il loro fare tabula rasa permette poi di dover ricostruire, insomma offrono occasioni progettuali (sic!). Naturalmente non Ugo La Pietra le cui opere in proposito sono una critica alla guerra e ai suoi effetti alla sua deterritorializzazione, in quanto le guerre riscrivono i territori attraverso la morte, mentre bisognerebbe farlo con Ugo sempre con e per la vita. –

Giacinto Di Pietrantonio, 2017

 

 

 

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Roberto Bonfanti gli album di settembre: Intercity, Andrea Robbiani e Magar.

Tre album per settembre 2018: Intercity, Andrea Robbiani e Magar.
articolo di Roberto Bonfanti

Poi viene settembre, e non ho avuto il tempo...” cantavano anni fa gli Afterhours. Così, fra indolenza da fine estate e attesa del classico tsunami di uscite discografiche autunnali, proponiamo come sempre tre album da ascoltare in queste settimane.

Ci vuole un bel mix di coraggio e follia, in un’epoca in cui la soglia d’attenzione dell’ascoltatore medio arriva a fatica al ritornello di una canzone pop, a pubblicare un doppio album di ben 22 tracce. I bresciani Intercity, che nel sottobosco della musica italiana di qualità sono ormai una certezza, affrontano questa sfida con grande consapevolezza partorendo “Laguna”: un lavoro curatissimo in cui suoni sintetici e strumenti elettro-acustici si fondono dando vita a un universo sonoro moderno che riveste con eleganza una serie di canzoni dall’anima pop metropolitana, ricercata, intima e irrequieta.

Il lombardo Andrea Robbiani si presenta come un cantautore vero: di quelli che si richiamano direttamente ai maestri della musica italiana di fine anni ‘70, capaci di scrivere canzoni che rappresentano dei veri e propri ritratti umani ma anche di rivestirle con arrangiamenti che sanno contaminarsi col rock, con lo swing o col pop più intimo.Cinque, l’ep d’esordio del giovane musicista, è un biglietto da visita promettente per un artista capace di scrivere canzoni in modo brillante e intelligente.

Già finalisti di Rock Targato Italia un anno fa, i sardi Magar si ripresentano al pubblico con un ep intitolato Capolinea: quattro canzoni in cui la band lascia un po’ da parte la potenza e la fisicità per puntare su un rock fatto di melodie pulite, testi introspettivi, ritornelli liberatori e un sound chitarristico incisivo e attuale che sembra strizzare l’occhio agli ultimi Negrita o ai Ritmo Tribale post abbandono di Edda.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

@Rock targato Italia 

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Finali Nazionali ROCK TARGATO ITALIA 30a Edizione

Milano 24, 25, 26 settembre 2018
LEGEND CLUB

(Viale Enrico Fermi 98 - angolo via Sbarbaro. Milano)

PROGRAMMA DELLE TRE SERATE E PREMI

Gli artisti in gara sono il risultato delle selezioni nazionali svolte in diversi rock club della penisola. Rappresentano differenti generi musicali e hanno l’obbligo di eseguire brani originali (no cover). una peculiarità del concorso, Rock Targato Italia per promuovere autenticamente la nuova scena musicale

Sono 17 band in gara, alle quali si aggiungono degli ospiti, che si contenderanno diversi premi. I criteri di selezione sono: la qualità, la ricerca, lo stile e l’innovazione. La giuria di qualità è composta da operatori del settore.

Il primo premio assoluto è una campagna promozionale della durata di 5 mesi, grazie alla collaborazione con l’Ufficio Stampa Divi In Azione di Milano.

Gran Premio Rock Targato Italia

Il premio in palio, consiste in una importante promozione a livello nazionale del progetto discografico e la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia che sarà pubblicata per il periodo natalizio

Premio Stefano Ronzani

Il premio speciale è dedicato al giornalista tra i più geniali della scena italiana. Curioso, preparato ed attento osservatore delle tendenze musicali, Stefano Ronzani (collaboratore di Tutto Musica e Mucchio Selvaggio), è stato tra i fondatori di Rock Targato Italia e per 10 anni direttore artistico della manifestazione. Il premio viene dato all’artista con la proposta più ricercata e sperimentale.

Premio Speciale CITTA DI MILANO

Premio Città Di Milano viene assegnato all’artista segnalato dal pubblico in sala, con la possibilità di pubblicare un proprio brano inedito, nella compilation di Rock Targato Italia.

Premio Compilation Rock Targato Italia

Compilation Rock Targato Italia: parteciperanno i primi otto classificati e sarà pubblicata per natale 2018. La compilation sarà promossa dall'etichetta Terzo Millennio a livello nazionale, attraverso stampa, tv e radio, social nuovi media.

Programma

24 settembre

ospiti:

25 settembre

ospiti:

26 settembre

ospiti:


Tutti i partecipanti eseguono brani originali (no cover). Per gli artisti tempo massimo a disposizione è di 20' per n. 4 brani. 

Finalisti Rock Targato Italia 2018 – Presentazioni* 

ANDREA MARZOLLA (Torino)

Il torinese Andrea Marzolla è un cantautore dall’indole pop, di quelli che amano le melodie immediate e i testi colmi d’ironia, ma nelle sue vene scorre anche un amore viscerale per il blues elettrico che finisce inevitabilmente col contaminare gli arrangiamenti dei suoi brani. Come una scampagnata pop accompagnata dai suoni del Mississipi.

PERVINKA (Modena)

C’è sapore di fine anni ‘90 nella musica dei modenesi Pervinka. Un cantato cadenzato che non può che richiamare alla mente Giovanni Lindo Ferretti e un approccio musicale a cavallo fra intimismo d’autore e indolenza alternative pop. Fra i C.S.I. meno fragorosi, gli Ustmamò più intimi e gli Avion Travel degli esordi.

NYLON (Pavia)

È un vero e proprio teatro magico per anime solitarie, quello che portano in scena i pavesi Nylon. Un teatro in cui, sotto lo sguardo benevolo di Tom Waits, fra chitarre e violoncello, s’intrecciano rock, folk e canzone d’autore per raccontare storie che odorano di smarrimento, sbronze, artisti derelitti, bettole di provincia e nottate infinite.

BLANK (Ancona)

Da Ancona arriva una band con una passione particolare l’oscurità. I Blank presentano infatti una proposta musicale in cui un rock moderno che ama le distorsioni ma non trascura la melodia si fonde con l’elettronica e interessanti richiami goth dando vita a un universo sonoro tanto inquieto quanto oscuro e spigoloso.

LO STATO DELLE COSE (Milano)

Sono giovanissimi e sembrano mettere al primo posto il desiderio di raccontarsi ed esprimere la propria visione del mondo e dei rapporti, i milanesi Lo Stato Delle Cose. Canzoni pop d’autore semplici ed estremamente spontanee basate su una scrittura sincera dal retrogsto new-wave capace di coniugare leggerezza e introspezione.

GENERALE D (Agrigento)

Chi l’ha detto che il rock è la musica del diavolo? Gli agrigentini Generale D scelgono di demolire ogni stereotipo suonando un metal purissimo, fatto di riffoni claustrofobici e sezione ritmica massiccia, ma condendo il tutto con testi che parlano luce, rinascita spirituale e gratitutine verso Dio. Gli americani lo chiamerebbero “christian metal”.

THE TRAVEL MATES (Chieti)

A volte il nome della band dice già molto. I The Travel Mates, per esempio, arrivano da Chieti e sembrano proporre la perfetta colonna sonora per un bel viaggio senza pensieri. Canzoni in cui si mischiano surf, pop dal gusto internazionale e psichedelia folk, con un sole primaverile ad accompagnare le melodie pulite e una velo leggerissimo di malinconia a fondersi con le atmosfere solari.

INSIDE THE HOLE (Palermo)

Da Palermo, con gli Inside The Hole, arriva una scarica purissima di rock’n’roll: chitarra sferragliante, sezione ritmica martellante, voce ruvida e momenti di sporca elettricità blueseggiante che si alternano a vere sfuriate hard rock in un’atmosfera da vecchio club di chissà quale periferia americana di fine anni ‘70 dal sapore di birra e sigarette.

VXA ROCKBAND (Torino)

È stato Piero Pelù, qualche anno fa, a coniare il termine “med-rock” per riferirsi a un approccio rock tipicamente italiano e più vicino al calore mediterraneo che ai modelli angloamericani. Approccio nel quale rientrano benissimo i torinesi VXA Rockband con il loro rock d’autore basato su idee chiare, suoni essenziali, denuncia sociale e melodie lineari.

ROLLING CARPETS (Venezia)

Sono giovani e spumeggianti, i veneziani Rolling Carpets. Il trio veneziano mostra di avere grande entusiasmo e soprattutto la dote di saper fare propria qualunque influenza gli passi accanto rimiscelando tutto in un rock alternativo accattivante, sfaccettato, difficilmente catalogabile eppure estremamente diretto e capace di colpire già al primo ascolto.

UNDER THE SNOW (Milano)

Milano si trasforma in un sobborgo di Seattle con gli Under The Snow, giovane quintetto che sembra avere studiato gli insegnamenti di band come i Pearl Jam o i Soundgarden e li reinterpreta a proprio modo proponendo con grande padronanza della materia un rock dal sound corposo e dal gusto decisamente internazionale.

GROUND CONTROL (Reggio Emilia)

Suoni acidi, atmosfere claustrofobiche, approccio diretto, grande potenza di fuoco e desiderio di coniugare tradizione rock e modernità: queste sono le coordinate principali dei reggiani Ground Control. Una band capace di muoversi con passo sicuro fra campionamenti e chitarre distorte reinventando uno stoner-rock personale e di grande impatto.

DEI PERFETTI SCONOSCIUTI (Lucca)

È una proposta squisitamente pop, quella portata sul palco dai lucchesi Dei Perfetti Sconosciuti. Il gruppo si presenta infatti con un pop-rock d’autore elegante fatto di melodie pulitissime, testi introspettivi e arrangiamenti capaci di unire in modo estremamente naturale chitarre ed elettronica coniugando ricercatezza e immediatezza.

ORGANICO RIDOTTO (Chieti)

Trasportare la tradizione abruzzese nel mondo contemporaneo: questo è l’obbiettivo dichiarato dei teatini Organico Ridotto. Un obbiettivo ambizioso che la band persegue con grande convinzione, partendo dal reggae per navigare in modo personale e suggestivo fra mille contaminazioni senza mai perdere di vista la bussola segnata dalla musicalità del loro dialetto d’origine.

BAKAN ROCK GANG (Capodistria Slovenia)

Non sono certo dei novellini, i componenti della Bakan Rock Gang. Attivi ormai da diversi anni, i musicisti di origini slovene portano sul palco di Rock Targato Italia il loro rock sincero e irriverente fatto di pochi accordi, suoni taglienti, ritornelli liberatori e tanta voglia di fare casino e divertire il pubblico.

THE FOOL (Varese)

I varesini The Fool si presentano come un frullatore che fagocita sonorità diverse e le miscela fra loro cercando di tirarne fuori il mix più diretto ed energico possibile. Fra approccio anni ‘90 ed echi anni ‘80. Fra sonorità acide, gusto dark, impatto da autentica rock band e ritornelli corali dall’anima pop.

ROCCAFORTE (Alessandria)

Sonorità prog, melodie pop e approccio rock: questa è la ricetta degli alessandrini Roccaforte, band attiva ormai da una decina d’anni che porta in scena tutta la propria esperienza e la propria capacità di esprimersi in modo apparentemente semplice senza rinunciare alla ricercatezza degli arrangiamenti e all’amore per gli anni ‘70.

 

LA GIURIA La giuria, sarà composta da operatori di diversi ambiti artistici.

*Presentazioni a cura di ROBERTO BONFANTI, Scrittore e Artista

 

Ospiti Finali Nazionali 30/a Rock Targato Italia 2018 – Presentazioni 

 

JACK ANSELMI

Il cantautore milanese JACK ANSELMI, immerso nella sua dimensione ideale, quella del live, presenterà i brani del nuovo album “Via Emilia”, affrontando temi come i rapporti umani, il sociale, la vita quotidiana e le proprie esperienze a cavallo tra Milano e l'Emilia Romagna.Tra atmosfere acustiche e leggere e un suono genuino, l'artista racconterà le sue storie, i suoi pensieri e le riflessioni, affrontandoli talvolta in maniera ironica e piacevole. In un'epoca in cui si fa gara a chi alza di più la voce, l'artista vuole, in modo decisamente contrario, raccontare le sue storie abbassandola.

VELAUT

Vincitori del Premio Compilation Rock Targato Italia 2017 partecipano alla compilation “Ignoranza e Pregiudizio” con il brano “Arianna (Per chi si è perso)”. “Scusami, Arianna, oggi è andata male. Scusami, Arianna, oggi perdersi è più facile”. I siciliani Velaut stravolgono il finale del mito di Teseo e del Minotauro e lo trasformano in doloroso canto di sconfitta e una metafora disillusa del senso di smarrimento dei nostri giorni. La loro “Arianna” è un brano destrutturato, fortemente poetico ed evocativo che presenta una band dedita a un’affascinante commistione fra post-rock e canzone d’autore. I Velaut nascono nel 2006, a #Cianciana, nella provincia di Agrigento. La band si esibisce in diversi locali dell’Agrigentino, muovendosi tra i classici del Rock.

MASSIMO FRANCESCON BAND

Nella passata edizione del 2017 di Rock targato italia  la Band riceve il riconoscimento dedicato a "Stefano Ronzani" e partecipa alla Compilation di Rock Targato Italia “Ignoranza e Pregiudizio” con il brano “Il Mio Viaggio”. Un tema spinoso, di questi tempi, quello delle migrazioni e del desiderio di fuggire dal proprio luogo d’origine. Se ne fa carico Massimo Francescon, cantautore trevigiano che ha nel proprio dna una naturale attenzione al sociale, con “Il mio viaggio”, una canzone rock d’autore in cui le chitarre elettriche creano un tappeto sonoro curato e attuale che accompagna il senso di smarrimento della voce narrante.

NOT

Acronimo di Note Oltre Tempo, è una band di Torino composta da Fabrizio Arini (chitarra), Davide Berneccoli (batteria), Giorgio Ruggirello (basso) e Dario Marengo (chitarra). Il gruppo debutta nel 2014 con i brani “I Miei Guai” e “Mi Giri Intorno”, realizzati in collaborazione con il produttore Luca Vicio Vicini, bassista dei Subsonica. La band ha all’attivo l’EP “Il Primo Passo” registrato presso il CSP Studio di Rivoli (TO), album d’esordio autoprodotto e pubblicato nel 2016, seguito dai singoli “Vivere in Semplicità” e “Che gioia”. Il loro album “Sogni e Bisogni” è una raccolta di canzoni dagli arrangiamenti musicali intriganti, raffinati dal sapore universale e tematiche quotidiane non banali, realizzato con cura e particolare attenzione ai testi, è stato pubblicato a giugno.

HOTEL MONROE

Band di Parma è composta da Roberto Mori (voce e percussioni), Nicola Pellinghelli (sintetizzatori, programmazione, chitarra, cori), Enrico Manini (chitarra elettrica, chitarra acustica), Luca Sardella (basso, cori) e Marco Barili (batteria). Ha all’attivo un EP dal titolo “Alchemica EP” (2016), preceduto dal singolo e videoclip “Cyberia” che ha ottenuto ottimi riscontri sul piano della comunicazione radiofonica e della critica musicale. Questa estate è stato presentato il singolo “L’Ultima Cosa Che” prodotto da Roberto Drovandi (Stadio)  registrato al “Cambusa Wave Studio” di Reggio Emilia con il contributo di professionisti noti nel mondo musicale tra cui  l’ingegnere del suono Roberto Barillari (collaborato con artisti del calibro di Gianmaria Testa, Francesco Guccini, Paolo Conte, Zucchero e tanti altri).

 

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER PARTECIPARE ALLA NUOVA EDIZIONE

 

 

 

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Roberto Vecchioni in concerto a Loano (SV). Articolo di Roberto Bonfanti

“Forse non lo sai ma pure questo è amore” – Roberto Vecchioni in concerto a Loano (SV).

articolo di Roberto Bonfanti

Verso Roberto Vecchioni è difficile non nutrire un affetto particolare. Un affetto che va al di là dell’ammirazione per un monumento della musica italiana, al di là dell’essere o meno d’accordo con tutto ciò che dice, e forse anche al di là dei ricordi che ognuno può avere legato alle sue canzoni. È un affetto che si comprende a fondo solo nel momento in cui lo si vede salire sul palco con l’approccio del vecchio zio che al pranzo di Natale tiene banco snocciolando vecchi aneddoti di famiglia, sviscerando la sua visione critica sul mondo moderno o parlando con una naturalezza disarmante tanto di poesia quanto di argomenti leggerissimi.

In questa estate 2018, Vecchioni ha scelto di portare avanti l’ennesima tranche del suo lunghissimo tour “La vita che si ama” facendosi accompagnare da due soli elementi. Guai però ad aspettarsi qualcosa di scarno o minimale: Massimo Germini è un chitarrista virtuoso capace di riempire il palco anche da solo e Lucio Fabbri, saltando come un folletto fra pianoforte, violino e mandolino elettrificato, spesso cambiando strumento anche all’interno dello stesso pezzo, è praticamente un’intera orchestra condensata in un solo uomo, per cui la completezza sonora non manca assolutamente e, al tempo stesso, non manca l’eclettismo che consente rivestire le canzoni di arrangiamenti completamente nuovi o di improvvisare un paio di brani fuori programma.
La scaletta, nella serata ligure del 23 agosto, si apre con “Stranamore” per poi attraversare nell’arco di due ore tutti i temi cari da sempre al professore. C’è spazio per una serie di brani in omaggio all’universo femminile, da “La mia ragazza” a “Le mie ragazze”, al termine del quale sbuca anche un’inaspettata “Il tuo culo e il tuo cuore” ripescata provocatoriamente per sottolineare il fatto che, come dice lo stesso Vecchioni introducendola, “le donne sono bellissime dentro ma sono belle anche fuori, e sarebbe ora di rompere l’ipocrisia di non poterlo dire”. C’è spazio per i sempre sentitissimi ricordi di famiglia che Vecchioni ha il dono di saper rendere universali con brani come “Le rose blu”, “Figlia” o “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”. C’è spazio per la malinconia con “Dentro gli occhi”, una “Vorrei” reinterpretata a sorpresa con toni quasi rabbiosi o le ancora più inattese “Pagando, s’intende” e “Velasquez” improvvisate per rispondere alle richieste del pubblico. C’è spazio per i riferimenti letterari con “Le lettere d’amore” o per riflettere amaramente sulla società contemporanea con “Io non appartengo più” o “El bandolero stanco”. E in chiusura c’è ovviamente spazio per i classici di sempre, da “Sogna, ragazzo, sogna” alla sanremese “Chiamami ancora amore”, prima di mandare tutti a nanna, come da copione, con “Luci a San Siro” e “Samarcanda”.

Questo è oggi Roberto Vecchioni: un artista che ha scritto alcune delle pagine più belle e importanti della storia della musica d’autore italiana ma che, a settantacinque anni, dopo quasi cinquant’anni di carriera, ha l’umiltà e la forza di presentarsi sul palco senza pose, raccontandosi con una spontaneità che non lascia scampo. Un uomo capace di far commuovere una platea gremita raccontando un vecchio aneddoto su suo padre, di tenerla incollata alle sue labbra mentre parla di Saffo o Pessoa, ma anche di farla ridere rispolverando la storia surreale di un suo incontro da bambino con Eugenio Montale, parlando di bottigliette lassative, lanciandosi in un’invettiva contro la moda di certe diete pseudo salutiste o spiegando ironicamente che “le canzoni d’amore sono tutte stronzate, perché sono capaci tutti di scrivere «morirei per te», ma alla fine nessuno muore mai davvero”. Un artista dal repertorio sconfinato e senza tempo, ma anche e soprattutto un uomo prezioso che continua orgogliosamente il suo percorso eternamente in bilico fra la vita e la poesia.

Roberto Bonfanti, scrittore e artista

per www.rocktargatoitalia.eu

 

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Il problema ontologico, sangue, zanzare e kebab.

Il problema ontologico, sangue, zanzare e kebab.

Questa è sicuramente un’estate ricca di eventi epocali. Qualche settimana fa, il fatto che il mondo stesse cambiando me lo aveva suggerito questo accadimento: la storia inizia con due simpatiche signore di mezza età, eleganti e passate, recentemente, dal parrucchiere che ho incontrato su un tram. Le due signore si erano inerpicate su un argomento che, evidentemente, stava loro molto a cuore e, cioè: quanto era ingiusto che loro stessero in piedi, abbarbicate agli appositi supporti mentre, una ragazza sudamericana con bimbo neonato era comodamente seduta. Argomentando da esperte del problema dei flussi migratori, spiegavano che non bisogna più farne venire di “questi qui”, perché poi non ci si può far fare nulla. Cosa facciamo? Li facciamo diventare tutti “kebabbari”? Ce ne sono troppi anche di quelli e poi, a loro il kebab neanche piace.

Io che, come sapete, ho un’intelligenza dentro alla media non riesco a capire cosa c’entri il kebab con il Sudamerica. Per carità, magari lo fanno anche lì … ma non credo che sia la specialità del continente. Avrei dovuto chiedere, perché ora questo dubbio mi dilanierà per sempre.

Penso, anche, che a questi discorsi ci si sta assuefacendo. Si abbozza. A volte, ti viene quel sorrisino sarcastico sulla faccia che racconta di profonda indulgenza e compassione per chi fa questo tipo di dichiarazioni. L’indignazione? E’ fuori moda, oggi. Oggi, ci hanno raccontato che quello è un problema e che se, non stiamo benissimo, è colpa loro. “LORO” è pregno di significati sinistri. Loro non sono come noi. Loro chiamano Dio in un altro modo o, addirittura, ne hanno un altro. Loro vogliono portarci via la nostra identità e sostituirsi a noi. Questi sono i discorsi (sic).

Nel frattempo, raggiungo due amici e andiamo all’Ippodromo del Galoppo. Ci sono gli Iron Maiden. L’organizzazione, come al solito (è Vertigo n.d.r.) è impeccabile, le zanzare implacabili. Saranno immigrate, anche queste … Ai miei tempi si paventavano per un’ora al tramonto e poi, all’alba. Queste sono stakanoviste del vampirismo, sono in giostra ventiquattro ore al giorno. Ci sbranano, nonostante i litri di Autan utilizzati.

Lo spettacolo comincia con la Battaglia d’Inghilterra. Sopra la testa dei musicisti appare addirittura un volteggiante Spitfire della RAF in scala 1 a 1. Bruce Dickinson appare sul palco facendo un salto di quasi due metri manco fosse Hussein Bolt ai tempi d’oro. Questi ultrasessantenni sono in forma smagliante e, ancora in grado di competere con un bel po’ di ventenni in energia e carisma. Sono come un vino importante che migliora con l’invecchiamento.

Il popolo dei Maiden è di sedicimila unità, stasera. Tutti attenti e coinvolti. Pronti ad esplodere sui “classici” come quando durante l’esecuzione di The Trooper, Dickinson sostituisce The Union Jack con il nostro Tricolore. Passano anche Run to the Hills, The Number of The Beast e Fear of the Dark. Manca The Rime of The Ancient Mariner alla scaletta, ormai da qualche anno. Brano al quale sono particolarmente affezionato.

Le scene passano dai cieli e i mari della Gran Bretagna del 1940, a quelli dell’interno di una catedrale gotica, allo storico campo di battaglia in Crimea. Le suggestioni sono sempre nel loro inconfondibile stile e, da sempre,  ci piacciono.

Cambia qualche arrangiamento. Secondo me, in meglio. A sorpresa, viene eseguita una intro con chitarra acustica, cosa inusuale per la band britannica. McBrain suona una batteria di 10 metri quadri preciso ed efficace come un metronomo anche sulle parti più complesse, così come Harris. Il concerto finisce dopo due ore e mi lascia con un certo numero di bozzi di zanzare, tre litri di sangue in meno ma felice.

Dopo qualche ora, le due signore mi tornano in mente. Scaccio il pensiero.

Il giorno dopo sono al Carroponte a Sesto San Giovanni, comune dell’hinterland milanese che è definitivamente stato inglobato dalla metropoli e che era famoso per le industrie e ora (più tristemente) è famoso per le dismissioni industriali e come uno degli zanzarifici più importanti della Lombardia. L’attesa è per  Alice in Chains. 

Prima di loro suonano i Rival Sons da Long Beach. Mi sento davvero ignorante perché non li conosco. Non conosco nemmeno i loro pezzi (nel momento in cui scrivo, credo di aver ascoltato tutto o quasi e sicuramente mi sono documentato ma, non farò quello che la sapeva lunga anche prima) ma sono belli, pieni di suggestioni blues e di armonizzazioni molto Anni Settanta (sinceramente, molto più Led Zeppelin che Stati Uniti del Sud). Il cantante ha una voce e un modo di cantare che ricorda molto quello di Plant, più ancora di come lo facesse Chris Cornell (che continua a mancarci terribilmente). Anche le chitarre sono molto vicine a quelle della più grande rock’n roll band ever. Suoni e stesure sono “evolut” dal rock’n blues e hard rock dei favolosi Seventies. Ci ripromettiamo di documentarci su Jay Buchanan e soci.

Le due signore tornano in un pessimo presagio. Cominciano gli Alice in Chains. Per me è la prima volta che li sento live e la primissima volta che li sento con la voce di DuVall (ha sostituito lo scomparso Staley, n.d.r.). L’inizio non è il migliore possibile. Il suono è impastato e la voce non si sente benissimo. Inoltre, questi ragazzi di Seattle sono un po’ ingessati e sembrano più voler officiare messa che coinvolgere il pubblico. Poi il livello della voce viene alzato (troppo …) rivelando che William DuVall non è nella sua serata migliore. E’ poco “in voce” e arriva spesso in ritardo. Il fonico, inoltre, sembra dover rincorrere i musicisti. Complici questi problemi e la loro stitichezza sul palco, la situazione non sembra decollare. Le cose cambiano (migliorando) nella seconda parte, dall’esecuzione di Down in The Hole (al Carroponte la cantano anche le numerosissime zanzare) e degli altri cavalli di battaglia. Il pubblico “scalda” il gruppo che prova a rispondere, con alterna fortuna, fino alla fine. Devo ammettere che sono uscito da lì un po’ deluso. Troppo poco per una band che ha fatto Storia ed è nel gotha di quelle che hanno un seguito planetario vendendo circa 35 milioni di dischi anche, quando i tempi avevano determinato che comprare un disco era un po’ da sfigato (e il sottoscritto era guardato con grande sospetto).

Nella mia testa, tornano ossessivamente le due signore. Mi viene da pensare di essere fuori moda. Eh già, perché io credo che dovrebbe essere proprio la difesa ad oltranza della nostra identità a renderci più aperti, solidali ed empatici. Penso che le due signore dovrebbero sapere che tutti questi sventurati che rischiano la pelle loro e dei loro figli, vengono qui perché i nostri governi e le nostre aziende internazionali (quelle delle economie forti) si sono appropriati delle loro risorse con mezzi sempre discutibili e, in alcuni casi, criminali ( ad esempio, privando intere popolazioni dell’accesso all’acqua). Le due signore dovrebbero sapere che i vescovi (in Italia) hanno (ri)trovato che nel Nuovo Testamento è scritto di amare il prossimo tuo come te stesso e che il Samaritano (infedele) andrà in Cielo perché ha prestato soccorso a chi ne aveva bisogno. Il Corano, anche lui, recita che chi salva un uomo salva tutta l’umanità. Non è che tutte questi benpensanti si approfittano della vacanza della divinità per praticare la più stupida delle superstizioni: che esistano dei noi e dei loro? Le signore dovrebbero, in conclusione,  assaggiare il kebab. Ogni tanto lo mangio perché mi piace.

Torno a casa con il fortissimo desiderio di provare anche quello sudamericano.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia.

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Merovingi, Odette Di Maio e Motta. Le recensioni di Roberto Bonfanti

Tre album per luglio 2018: MerovingiOdette Di Maio e Motta.
articolo di Roberto Bonfanti

Merovingi sono stati un’autentica rivelazione durante una serata di selezione di Rock Targato Italia di un paio di anni fa. Una proposta inquieta e profonda d’altissima classe, capace di innestare in modo incisivo il suono del sax all’interno di una formazione tipicamente rock d’autore e soprattutto di dare vita a una scrittura elegante, cupa e inquieta ricca di riferimenti alti che spaziano, in modo per nulla autocompiaciuto, dalla spiritualità alla filosofia. “Siamo silenzio”, ep con cui i Merovingi tornano a farsi sentire a tre anni di distanza dall’esordio, non fa che confermare quanto di buono il gruppo aveva già dimostrato in passato, mettendo insieme tre inediti ricchi di fascino e chiudendo il cerchio con una cover de “Il fiore” di Juri Camisasca che sembra cucirsi perfettamente sulla pelle della band.

A quasi vent’anni dallo scioglimento dei Soon e dopo una serie lunghissima serie di collaborazioni e progetti (fra cui quello, a nome Miss O, in duo con il belga Jan De Bock), Odette Di Maio pubblica per la prima volta un lavoro discografico interamente a proprio nome. S’intitola “Infinity pool” ed è un concentrato intimo di canzoni minimali dall’atmosfera crepuscolare a cavallo fra pop e folk americano. Sei brani, di cui cinque inediti e una cover di “Circle” di Edie Brickell, in cui la fascinazione della cantautrice nei confronti del lato migliore della musica americana emerge nel modo più delicato possibile, fra arrangiamenti spogliati di qualunque orpello e atmosfere ombrose volte a valorizzare le melodie pulite e le interpretazioni fortemente confidenziali ed emotive della voce di Odette.

Fra i nomi più in voga nel cosiddetto panorama indie del 2018, Motta sembra uno dei pochissimi capaci di staccarsi dalla massa. L’artista toscano, con “Vivere o morire”, conferma di avere la dote di sapersi raccontare in modo personale attraverso canzoni apparentemente sgraziate basate su loop ipnotici, suoni scarni e melodie incerte che riescono a intrigare proprio per quel senso di precarietà che sembra rispecchiare perfettamente il mondo dell’autore e l’immaginario che permea la sua scrittura. Un disco particolare che punta completamente i riflettori sulla personalità dell’autore con il suo fascino da rocker dismesso, la sua spontaneità e il suo sguardo incantato sul mondo che lo circonda.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

www.rocktargatoitalia.eu

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ARTE FORTE | Aspettando il momento con Denis Riva

ARTE FORTE | Aspettando il momento
Cellar Contemporary presenta Denis Riva
Forte Larino, Sella Giudicarie (TN)

Opening  7 luglio 2018 | 18:00


Cellar Contemporary partecipa alla mostra diffusa in dieci Forti austro-ungarici del Trentino ARTE FORTE | Aspettando il momento a Forte Larino (Sella Giudicarie) con un progetto site-specific di Denis Riva, artista italiano "proveniente dal Ganzamonio".

Nei suggestivi spazi del forte l'artista si concentra sul rapporto tra il tempo dell'uomo e il tempo della natura, raccogliendo le suggestioni date dalla curatrice di ARTE FORTE Mariella Rossi, in un percorso espositivo articolato attraverso opere realizzate appositamente e altre recenti.
La mostra proseguirà fino al 23 settembre 2018.

Vi ricordiamo che l'inaugurazione si terrà a Forte Larino sabato 7 luglio alle ore 18:00.

ARTE FORTE è un format ideato due anni fa da Giordano Raffaelli, che permette all'arte con il suo linguaggio universale di entrare in luoghi un tempo destinati alla guerra, aprendo gli occhi del pubblico su nuove visioni.

 

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