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Cucina Naturale: In edicola il numero di febbraio.

Cucina Naturale
In edicola il numero di febbraio
con il libro Cucina metropolitana

La rivista

La fine dell’inverno si veste di allegria. Il Carnevale, certo, lo festeggiamo a modo nostro, con dei dolcetti light e colorati del servizio Ricette leggere di Giuseppe Capano e con i ravioli dolci fritti di Simone Salvini del Dulcis in fundo.
I cavoli nelle tante forme e combinazioni continuano a proteggere la nostra salute, come ci spiega Marco Bianchi, ma soprattutto ad arricchire la nostra cucina: il servizio di Ricette di stagione della cuoca Diletta Poggiali sono originali combinazioni di cavoli e legumi.
Questo numero offre tantissime ricette di primi piatti, pasta, riso e non solo.
Chi vuole iniziare un percorso di depurazione ha a disposizione il servizio di Scuola di cucina sulle verdure amare, oltre alla dieta di stagione settimanale, questo mese sul tema del piccante.
Emanuele Patrini ha realizzato un doppio, romantico menu per festeggiare in coppia San Valentino, anche se... non è obbligatorio essere giovani fidanzatini per realizzare quelle splendide ricette!
Federico Francesco Ferrero è il nostro ospite del mese.

 

Il libro: Cucina metropolitana di Emanuele Patrini

Nell’immaginario collettivo cucina e metropoli non corrono sempre sullo stresso binario: si pensa infatti che la preparazione dei piatti richieda sempre tempo e dedizione, debba quindi essere lenta, mentre la città ha un ritmo frenetico, è veloce...
Ma la metropoli è anche il luogo dell’incontro e della commistione di culture e cucine diverse, da cui possiamo trarre vantaggio e idee nuove.
Blogger e nostro autore di ricette, Emanuele Patrini, nel volume che sarà in vendita col prossimo numero della rivista, spiega come si può realizzare una cucina metropolitana di qualità, salutare e buona, mettendo in tavola piatti gustosi e invitanti in poco tempo, sia per i pasti quotidiani sia per occasioni particolari come una cena per gli amici o un aperitivo, senza ripiegare necessariamente su qualcosa di acquistato già pronto.
Ecco allora 80 ricette da preparare in soli 20 minuti, molte delle quali corredate di foto per aiutarvi anche visivamente nell’esecuzione dei piatti proposti.

L'autore

Emanuele Patrini, classe 1975, manager di una multinazionale, si occupa di consulenza nel mondo della sanità. Terzo classificato alla prima edizione di Bake Off Italia ha aperto per gioco il blog di cucina Cravatte ai fornelli che sta diventando sempre più importante nella sua vita e nella sua professione. Adora sperimentare in cucina e applicare in casa le tecniche della grande ristorazione. Da due anni collabora con Cucina naturale ed è uno degli autori di GQ per la sezione Food & drinks.

 

© 2015 Tecniche Nuove SpaIl futuro non si prevede, si prepara

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Cà di Frà: Nanda Vigo "Mix Light"

 Cà di Frà

Via Carlo Farini 2

20154 Milano

tel +390229002108

email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

NANDA VIGO  Mix Light

 

INAUGURAZIONE:

GIOVEDI, 5 Febbraio 2015

Ore 18.00 – 21.00 

 

Termine mostra Venerdì, 27 Marzo  2015

Orari galleria:  LUN – VEN 10-13 / 15-19

SABATO SOLO PER APPUNTAMENTO

 

All’epoca “ lo Spirito del Tempo”, ma stavano firmando la Storia dell’Arte. 

Il Gruppo Zero (1957 - 1966) teorizzava il superamento di ogni  esperienza plastica artistica passata. Carica di significato e di conseguenze intellettuali – filosofiche   era  l’idea di  “arte allargata”. L’arte si appropriava dell’ambiente  ed  affiancava al colore, con pari dignità e potenzialità espressive, la luce e lo spazio percepito attraverso il movimento.

Nanda Vigo, architetto – designer – artista, proprio rivendicando un’assoluta libertà da ogni corrente e filosofia creativa, incarna perfettamente l’artista che opera nella “Zero - Zone”, insieme a Otto Piene, Heinz Mack, Guenther Uecker, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Jean Tinguely, Yves Klein. 

Luce e movimento  i due fari da seguire; la luce come struttura portante del progetto, il movimento come scintilla per presentire, cogliere lo spazio; luogo fisico dove la percezione assume un’importanza maggiore della forma. Cronotopi, Light Project, Light Tree, Totem sono generatori di energia e di armonia.

La smaterializzazione dell’oggetto, soprattutto nei Light Project, invece,  una sottile operazione concettuale. Il progetto sostituisce la  realizzazione diventando materializzazione dell’oggetto stesso.

I  Cronotopi, generatori di “vibrazioni” psicologiche,  procedono alla smaterializzazione dell’immagine, quindi, dell’ Io.

La personale di Nanda Vigo scompone e ricompone l’ambiente tra Passato e Presente.

Cronotopi, Light Tree, Light Project, ma anche Genesis, Totem “reinventano” lo spazio della galleria

Manuela Composti

 

Cenni di Vita…

Nanda Vigo è nata a Milano nel 1936. Vive e lavora tra Milano e l’Africa orientale.

Dimostra interesse per l’arte fin dalla tenera età, quando ha occasione di trascorrere del tempo in compagnia di Filippo de Pisis, amico di famiglia, e di osservare le architetture di Giuseppe Terragni da cui – si può azzardare a dire – ha imparato l’attenzione alla luce.

Dopo essersi laureata all’Institut Polytechnique di Lausanne e un importante stage a San Francisco, nel 1959 Vigo apre il proprio studio a Milano. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l’artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto o designer. Dal 1959 frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. In quel periodo tra i diversi viaggi per le mostre in tutta l’Europa (più di 400 mostre collettive e personali), Vigo conosce gli artisti e i luoghi del movimento ZERO in Germania, Olanda e Francia.

Nel 1959 inizia la progettazione della ZERO house a Milano, terminata solo nel 1962. Tra il 1964 e il 1966 ha partecipato ad almeno tredici mostre ZERO, compresa NUL 65 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e ZERO: An Exhibition of European Experimental Art alla Gallery of Modern Art di Washington D.C. Nel 1965 l’artista ha curato la leggendaria mostra ZERO avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, con la partecipazione di ben 28 artisti.

Tra il 1965 e il 1968 ha progettato e creato con Gio Ponti la Casa sotto la foglia, a Malo (Vi). Nel 1971 Vigo viene premiata con il New York Award for Industrial Design per il suo sviluppo delle lampade (Lampada Golden Gate) e nello stesso anno progetta e realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo già di Remo Brindisi a Lido di Spina (Fe).

Nel 1976 ha vinto il 1° Premio St. Gobain per il design del vetro.

Nel 1982 l’artista ha partecipato alla 40a Biennale di Venezia.

Nel 2007 ha curato l’allestimento della mostra “Piero Manzoni – Milano et Mitologia” a Palazzo Reale a Milano. Nella sua attività Vigo opera con un rapporto interdisciplianare tra arte, design, architettura, ambiente, è impegnata in molteplici progetti sia nella sua veste di architetto che di designer che di artista. Quello che contraddistingue la sua vivace carriera è l’attenzione e la ricerca dell’Arte, che la spinge ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo ed a intraprendere sempre progetti volti alla valorizzazione dell’Arte come la mostra ITALIAN ZERO & avantgarde 60’s al MAMM Museum di Mosca.

Dal mese di aprile 2013 alcune opere di Vigo sono presenti nella collezione del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2014 espone nella mostra: Coundown to Tomorrow, 1950s-60s al Guggenheim Museum di New York.

 

 

 

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LE VISIONI DI PAOLO: IL BAZAAR DELL'ASSURDO E I LIMITI DELLA LIBERTÀ.

Abbiamo sofferto con la Francia durante le ore tragiche degli attacchi vigliacchi a persone inermi ma, anche, al fondamento della libertà.
Abbiamo pianto con il popolo francese i suoi morti. Abbiamo manifestato insieme a loro la comunione d'intenti nel volerci battere contro la barbarie e nel dichiarare con orgoglio che non abbiamo paura. Che non sono riusciti a spaventarci.

L'applauso è stato pressoché unanime, così come l'abbraccio consolatorio.

Poi ...

Poi qualcuno ha pensato che essere liberi preveda un limite fondamentale. Il limite della responsabilità, dice qualcuno. Escono le nuove vignette su Charlie Hebdo. Maometto ne è, ancora una volta, il protagonista.

La tiratura (neanche a dirlo) è da record. Il mondo islamico s'infiamma contro chi li ha offesi. Contro chi ha offeso il Profeta.
Così molti autorevoli intellettuali e persino il Sommo Pontefice prendono le distanze.
Noi restiamo perplessi e paralizzati di fronte a questo cambio di rotta, a questa frattura.
Saranno le vignette satiriche a fermare il dialogo tra le religioni? Si può negoziare la libertà di pensiero, di critica e di satira in cambio di più
sicurezza, del quieto vivere?

Noi siamo con Benjamin Franklin: " Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza".
Questo volendo essere seri. Ma, la serietà non può essere la categoria con cui si analizza questo argomento. Non c'è nulla di serio.
E' un mercato dell'assurdo dove oggi è un altro giorno. Un bazaar dove si comprano gli articoli dell'oggi e si cerca un compromesso sulla prudenza
assurda di domani. E' il mercato al ribasso dei limiti della libertà. Oggi ci si indigna, domani si invoca equilibrio o, meglio, equilibrismo …

Ieri era ieri e non avevamo paura. Avevamo ancora negli occhi l'orrore, tuttavia, la voglia di andare avanti, di non perderci, di stringerci l'uno all'altro per confortarci ma, anche, per urlare che siamo in piedi, non ci mancava. Dichiaravamo con chiarezza: non siamo disposti a derogare nessuna delle libertà così a caro prezzo ottenute.
Urlavamo "Je suis Charlie"! Lo recitavamo come un mantra.
Oggi, tutto sommato ... un po' di paura l'abbiamo. Poi, è ingiusto essere offensivi nei confronti di questa o quella civiltà. Le religioni sono culture e/o tradizioni che vanno rispettate. Non bisogna scherzare con il sacro.

Ragionando sull'etimologia delle parole religione e sacro, possiamo scoprire cose interessanti. La prima deriva dal latino e significa "legare" o, se preferite, tenere insieme. La seconda è di derivazione greca e significa "separato" cioè su un piano diverso. Com'è possibile che chi dovrebbe tenere insieme, divida così tanto ed in modo così drammatico? Perché qualcosa che è su un altro piano (di percezione o di realtà) dovrebbe determinare scelte che possono cambiare così radicalmente il nostro modo di vivere o di pensare? La prima risposta che mi verrebbe è perché siamo stupidi.
Io lo sono di certo e, allora, mi metto a ragionare su un'altra parola abusata, in questo periodo: civiltà. La ho usata anch'io, più sopra. Cos'è la civiltà?
Esiste la civiltà o le civiltà?
Chi scrive vi chiede di ragionare non un atto di fede. Zarathustra si congeda dai suoi discepoli dicendo loro che forse li ha ingannati. Cammineranno da soli per il mondo e cercheranno da soli le loro verità.
Esiste solo l'umanità che lotta, soffre e ride per le stesse ragioni a qualunque latitudine, di qualunque razza o religione. Diremo con John Donne che ogni morte di uomo ci diminuisce perché ognuno di noi partecipa dell'umanità.
Diremo che l'unica vera civiltà è l'empatia.

Diremo che non è vero che il nostro prossimo è nostro fratello, noi siamo il nostro prossimo. Non possiamo ucciderlo senza commettere assassinio anche

verso noi stessi. Che noi e lui dobbiamo poterci esprimere anche in modo blasfemo, offensivo e provocatorio nei confronti di chiunque e di qualunque cosa. Perché le opinioni non fanno male, le armi sì. Diremo che sul Corano è scritto che chi salva un uomo salva tutta l'umanità, chi uccide un uomo uccide tutta l'umanità. Diremo che chi deroga sui principi fondanti dell'essere umani è disumano e (sì!) è responsabile della più terribile deriva. Diremo che non debba esistere nessun li mite sull'esprimersi liberamente.
Diremo che vanno aboliti i così detti "reati d'opinione".

Diremo con Voltaire che non siamo d'accordo con quello che dici ma, siamo disposti a morire perché tu possa continuare a dirlo. Da qualunque posto tu
venga. Qualunque cosa tu dica.

Una cosa non faremo mai. Non uccideremo.

di Paolo Pelizza

2015 Rock targato Italia

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SFIGHER online il video del brano “Scusa no”

http://youtu.be/-nWKKdzTa0I

Scusa No” nasce da un testo di Marco Coruzzi, musica di Danilo Lazzari ed arrangiato dall’intera band degli SFigher. Il brano parla principalmente del malessere interiore che si prova quando, nel relazionarsi con gli altri, si trova un muro a causa della diversa percezione della realtà che ognuno di Noi ha. Si tratta di un testo che mette in discussione i canoni del pensiero moderno che tende ad omologarsi ed uniformarsi alla società a prescindere dal fatto che lo ritenga giusto oppure sbagliato.

Da qui parte l’idea del regista Sebastian Corradi di improntare il videoclip su una realtà al confine tra il presente ed un passato recente dove chi non si trovava d’accordo con il “sistema” veniva internato in strutture più simili a lager che ad ospedali.

E’ proprio la volontà, di queste strutture, di privare per sempre ogni comunicazione con l’esterno che fa comprendere quanto sia pericoloso per il Sistema tollerare le varie diversità di pensiero e costume.

E’ un video volutamente provocatorio che, senza prendere le Parti di nessuno, ci pone di fronte a domande su cosa sia giusto o sbagliato. Da qui il titolo che non lascia spazio a dubbi sulla volontà dell’artista di non sentirsi più schiavo del pensiero di massa.

Gli SFigher sono una band parmigiana nata nel 2009 su idea di Marco Coruzzi e Danilo Lazzari. Dopo anni passati a comporre canzoni e a suonarle per gli amici decidono che non basta più e che è giunta l'ora di fare sul serio: vanno alla ricerca di musicisti per fondare un gruppo. Le difficoltà non si contano per trovare compagni musicali che condividano lo stesso sogno e che credano alle loro idee strampalate. La scarsa considerazione di se stessi nelle fasi iniziali li porta a coniare il nome "SFigher". Nasce quindi lo “SFigher-Pensiero” che si riflette nei testi delle loro canzoni. 

Dopo due anni di sperimentazione inizia l'avventura vera con Nicola Balestrieri al basso che col suo stile insolito porta originalità alla band. Nel 2012 entrano a far parte del progetto il chitarrista Eros Scasciamacchia e Francesco Ollari alla batteria.
Inizia così la vera avventura che li porta in giro per feste e locali. Arrivato l'autunno i ragazzi si chiudono in studio e dopo cinque mesi di intensa attività danno vita al loro primo album “Quello che ho”. E', infatti, nella primavera del 2013 che avviene la maturazione artistica con un lavoro da dieci tracce che tocca generi ed emozioni diverse con il quale riscuotono un discreto successo. Nell'estate 2013 la band si arricchisce ulteriormente con l'entrata del batterista Paolo Leo che porta con sé favolose ritmiche. Ad oggi “SFigher” è un gruppo composto da: Danilo Lazzari alla voce e chitarra, Marco Coruzzi alle tastiere, Nicola Balestrieri al basso, Eros Scasciamacchia alla chitarra elettrica e Paolo Leo alla batteria. Le musiche e i testi sono interamente composte da Marco e Danilo mentre gli arrangiamenti sono merito dell'intera band. Il 13 dicembre 2013 è un'altra data importante per gli Sfigher perchè esce il primo videoclip “Pericolosa” che proietta i ragazzi nel mondo visivo della musica.
L'11 Aprile 2014 gli SFigher vincono la prima edizione del "ParmAwards" come band più votata dal pubblico ed il 27 Giugno 2014 è la volta di "Sono", nuovo singolo corredato da un videoclip diretto da Sebastian Corradi. A Novembre '14 fa il suo debutto Giuseppe Cirrito come chitarra ritmica in aggiunta alla Band.

Nel web: www.sfigher.it

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PICCOLE AMAREZZE CONTEMPORANEE :IL CAVALIER SERPENTE

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
26 gennaio 2015

PICCOLE AMAREZZE CONTEMPORANEE

Ad Spem Veterem.
Era il nome della zona di Roma imperiale a cui arrivavano, si mescolavano, si scavalcavano, si intrecciavano la maggior parte degli undici acquedotti che portavano in città una quantità impressionante di acqua dai colli a sud est, scorrendo sotto terra, su ponti, su arcate, con un insieme, ancora in parte visibile, di affascinanti strutture architettoniche.
Bene, questa stazione di arrivo e di incrocio delle acque antiche è oggi (approssimativamente, aggiungiamo a uso degli amici archeologi) Piazza di Porta Maggiore, un clamoroso insieme di archi trionfali, pilastri di tufo, canali tagliati nella muratura, selciato antico. Insomma, quello che potrebbe essere un parco archeologico assolutamente unico.
Solo che l’incrocio degli acquedotti è stato integrato da un intreccio ingarbugliato di auto, moto, bus, tram e trenini, alcuni dei quali vetusti quasi quanto le mura sotto cui passano fischiando ancora come le vaporiere dell’ottocento. Potrebbe anche essere una esemplare convivenza di antico e (quasi) moderno. Però l’esistenza, appena fuori della cinta delle mura di quartieri poveri, e più in là di borgate, ha trasformato la piazza in una specie di sala d’attesa per extracomunitari poveri, un limbo male frequentato, e ridotto più o meno a una discarica. Gli archi sono per fortuna ancora in piedi ma guardano dall’alto un mare di automobili, di gente e di immondezza.

Mura Aureliane Uno – Immondezza spontanea
Lungotevere Testaccio: l’unico punto in cui sopravvive un avanzo di quel tratto delle Mura Aureliane che correva lungo il fiume. In realtà sono pochi metri di muro e una piccola torre di mattoni. Pur sempre roba di venti secoli fa.
Evidentemente i duemila anni di storia non sono stati sufficienti a intimidire i writers testaccini che hanno ben bene imbrattato di vernice blu i ruderi. E ancora peggio, lo spazio sotto la torre è diventato un parcheggio a lunghissimo termine di carrettini e ferraglia abbandonata, probabili avanzi dell’epoca lontana in cui era ancora in funzione il vicino mattatoio, con relativo commercio ambulante di frattaglie (da cui si rifornivano le trattorie della zona specialiste in cucina povera roma-na: trippa, animelle, pajata).
Mura Aureliane Due – Immondezza istituzionale
Via del Campo Boario: qui le mura e le torri riacquistano tutta la loro imponenza, ma noi non riusciremo mai a passeggiare alla loro ombra, perché tutta questa zona, fino al Tevere è assolutamen-te off limits.
E’ terra di conquista e quartier generale dell’AMA, l’Azienda che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti di Roma, come si riconosce all’olfatto fin da lontano.
Perché questa attività, benemerita certo, ma non così nobile, sia stata concentrata proprio qui, a ridosso di uno dei tratti meglio conservati delle mura, è un assoluto mistero che temiamo rimarrà dietro le sbarre e a noi non svelato fino alla fine dei tempi.
Ora che tutto il trasporto e il trattamento dei rifiuti è meccanizzato, crediamo che non sarebbe così difficile trovare un altro spazio a portata di camion in una zona meno storica. Mah.

S. Silvestro in Capite - Il vasetto del sacrestano
Vicino a un grande fatto architettonico o sacro c’è sempre un piccolo uomo: il custode, il sa-crestano.
E con quale elemento manifesta la sua presenza? Con il vasetto di fiori, con una piantina, qualcosa insomma che neutralizzi la maestà, la grandiosità dell’elemento artistico, la sua importanza storica, e testimoni in modo rassicurante la condivisa piccolezza di chi lo custodisce.
Fra l’altro, siccome sono spesso in cortili bui o in recessi nascosti, le piantine non manifestano mai troppa salute: sono gracili, pallide, smunte.
Qui siamo nel cortile della chiese di S. Silvestro in capite, accanto alla posta centrale, dove sono raccolte basi di colonne, frammenti di bassorilievo, colonne intere, bei pezzi, insomma.
Testimonianze di arte romana.
E il vasetto del sacrestano

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

 

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CARO PINO, SCUSAMI ... di Paolo Pelizza

Caro Pino,

tante persone che seguono le "Visioni" insistono a chiedermi di scrivere qualcosa su di te. E' doveroso, mi dicono.
Così seppur riluttante ho deciso di scrivere, anzi di scriverti.
Innanzitutto volevo spiegarti. Io non sono giornalista, non mi piacciono i "coccodrilli" e quella profondissima violazione del dolore di amici e familiari di artisti importanti che, sempre, si accompagna alla loro scomparsa. Provo un enorme fastidio quando poi la vicenda sfocia nel gossip, nello scontro tra ex mogli e attuali compagne. Infine, trovo stucchevole la glorificazione di facciata perché sono sempre i migliori quelli che se ne vanno.
Adesso che l'orgia mediatica sembra scemata, posso provare. Scusami se ho ritardato.

Devo, per onestà, dirti che non conosco molto bene il tuo lavoro. Il mio "viaggio" tra le diverse forme espressive e artistiche mi ha portato in luoghi e tempi diversi. C'è stata e c'è la volontà di tornare ad esplorare musica ed artisti italiani ma, ho subito una deriva tra culture differenti, altri posti ed altri orizzonti. Tra classica, colta contemporanea, jazz e rock.
So che condividi che sotto i cieli di questo pianeta c'è tanta, tantissima bellezza e, mi scuso per essermi un po' perso.
Qualche volta, però, sono inciampato in tue performance live, interviste e show case. Ho ascoltato e conosco la tua produzione, quantomeno quella dei brani più noti.
Penso, oltre ad aver apprezzato, di averci capito qualcosa. Scusami anche per la presunzione.
Credo, prima di tutto, di aver compreso perché i più grandi musicisti internazionali siano stati rapiti da una fascinazione importante nei confronti delle tue canzoni, del tuo modo di interpretare, della mano che avevi sulla chitarra. Quel cocktail fatto della tradizione melodica contaminato da altre di altre latitudini.
I piedi piantati come radici nella tua terra, nelle tue origini e lo sguardo ad esplorare quello che c'è oltre, lontano. Tra blues e canzone napoletana, l'esperienza e le novità che hai generato non potevano passare sotto traccia.
Non si potevano, né si possono ignorare ora.
Così come la tua caparbia coerenza nel voler fare musica tua e non per un mercato sempre più volubile e affamato di nuovo vacuo e di facciata, per un pubblico sempre più interessato a cose che non c'entrano nulla con la musica.
Semmai, nel grande gioco, si immatricola chi la fa facile, chi non alza il livello, chi non inventa nulla. Vince chi non vuole crescere e far crescere.
Solo pochi sopravvivono orgogliosamente nel deserto, facendo germogliare fiori di rara e incredibile bellezza. In questo, tutto italiano, non è un caso che tu sia tra quelli che ci hanno maggiormente stupito ed emozionato. E non erano emozioni facili o banali: i mille colori della tua città e delle note delle tue canzoni. I mille colori dei fiori del deserto.
Un gigante tra i nani.

Un amico (tuo fan) mi ha detto che adesso suonerai per gli angeli. Io sono ateo ma, gli ho chiesto ugualmente di pregare che, almeno, ti permettano di permutare l'arpa per una Fender.

Grazie Pino e scusa ancora.

Sinceramente,

Paolo

© 2015 rock targato Italia

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countdown per J-AX

Il 27 gennaio esce il nuovo disco di J-AX "Il bello d'esser brutti" prodotto e pubblicato da Newtopia e distribuito dalla Sony Music Italy.

Già online il clip del singolo estratto dal disco "Uno di quei giorni": https://www.youtube.com/watch?v=_3LD72LzN8w.

Il disco contiene 20 tracce ed è stato registrato con la presenza di numerosi ospiti: Weedo, Il Cile, Neffa, Fedez, Valerio Jovine, EmilianoM Valverde, Club Dogo.

Il nuovo tour di J-Ax partira' il 12 marzo da Roma e a Milano tocchera' per sei volte l'Alcatraz.

Nel web: http://www.j-ax.it/

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SMASHING PUMPKINS ESCE IL VIDEO DI BEING BEIGE

Il primo singolo estratto dal nuovo album MONUMENS TO AN ELEGY

Being Beige è il primo singolo estratto da Monuments To An Elegy, il nuovo album degli Smashing Pumpkins uscito nei negozi a dicembre 2014 su cd BMG RIGHTS MANAGEMENT, distribuzione Self.

Il video, da oggi disponibile in rete all'indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=149BY2WTPJI, è diretto da Brad Palmer & Brian Palmer e ingrandisce lo spazio onirico e surreale di un amore perduto vissuto attraverso il momento di un abbraccio, quando due corpi si fondono in uno solo.

Sospeso nel tempo, il video esprime visivamente astrazioni e metafore surreali sull'amore perduto, utilizzando una combinazione di tecniche di animazione vintage, lenti personalizzate, transizioni delle telecamere e la performance di Billy Corgan e Jeff Schroeder.

La maggior parte del video fluttua in un mondo onirico dove due corpi, due figure non identificabili e senza riferimenti a luoghi, sono l'ancoraggio di questa astrazione. Non c'è vera recitazione, solo semplici movimenti del corpo, ma, il modo in cui vengono catturati dalla telecamera, ingrandisce questo momento molto potente ed emotivo, rendendo il video una serie di pezzi di un puzzle visivo che si uniscono.

Nel punto di picco della canzone le due figure si abbracciano e, in un momento inaspettato, si rivela che i due corpi sono identici, con una sola anima. Le fiamme che si accendono al momento dell'abbraccio non sono distruttive ma raccontano l'idea di potere illimitato. Si tratta di una salita e, in un momento epico, i due corpi diventano un solo corpo che si tuffa nell' acqua scura perdendo la sua forma. Un unico corpo che galleggia e che evoca il suo amore senza limiti.

Monuments To An Elegy è stato registrato a Chicago ed è stato prodotto da Howard Willing (che ha lavorato con i Pumpkins per Adore), Billy Corgan e Jeff Schroeder e vede la partecipazione di Tommy Lee (Mötley Crüe) che ha suonato la batteria in tutti i brani del disco. E 'stato mixato da David Bottrill e masterizzato da Howie Weinberg, che avevava lavorato ai dischi più rappresentativi dei Pumpkins negli anni '90.

Monuments To An Elegy è "un album all'interno di un album," parte del work in progress Teargarden By Kaleidyscope (con Day for Night, come ultima opera del progetto).

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Il Cavalier Serpente: ASSENTI (IN)GIUSTIFICATI & ALZHEIMER

Un grande cantautore un po' in ritardo, tre personalità del tutto assenti, e finalmente un bel granchio preso dal vostro
Cavalier Serpente

Perfidie di Stefano Torossi 

19 gennaio 2015

ASSENTI (IN)GIUSTIFICATI & ALZHEIMER

James Taylor
Questo signore, che sembra un contabile americano sulla sessantina, è uno che ha scritto parecchie belle canzoni, ha venduto cento milioni di dischi, ha vinto non si sa quanti premi, e ci aspettava al Parco della Musica lunedì 12 per parlare del suo prossimo tour in Italia. Per la verità siamo noi che abbiamo aspettato lui, e dopo oltre mezz’ora, eravamo ben bene irritati, anche perché siamo abituati alla puntualità degli americani. Poi è apparso, si è garbatamente scusato, ha esordito dichiarando il suo grande amore per l’Italia e ha parlato dei suoi frequenti viaggi e dei molti amici che ha da queste parti. Ma l’unica cosa italiana che è riuscito a dire è stata “grazi”.
Come mai questi che ci amano tanto, poi non imparano neanche una parola nella nostra lingua?
Comunque è stato molto carino. Ha parlato lento e ponderato come uno zio saggio (forse per farci capire tutto), ha detto cose sensate, anche politiche, senza sbilanciarsi, ha affrontato serenamente le domande. A Molendini che gli chiedeva se per lui era più facile scrivere musica negli anni ’70 che adesso, ha risposto: “Sì, ma non perché il mondo di adesso è diverso da quello degli anni ’70, è perché sono diverso io”. E poi se n’è andato.

Assenti (in)giustificati
Martedì 13, Auditorium dell’Ara Pacis (qui vista attraverso l’anello di Beverly Pepper). “Descriptio Romae – Banca dati sulla Roma sette-ottocentesca”, presentazione di un progetto di grande interesse: mettere a disposizione sul web una summa di tutte le carte catastali e topografiche di Roma prima dell’unità d’Italia.
Appello per i saluti d’apertura. Prof. Panizza, Rettore di Roma Tre: “Assente!” Lo sostituisce un signore noioso che va un po’ per le lunghe. Prof. Parisi Presicce, Sovrintendente Capitolino: “Assente!” Lo rimpiazza uno noiosissimo che, dichiarando a ogni passo: “Ho parlato anche troppo”, va avanti per interminabili minuti a base di ehm, che dire, però, che, che, che, ma, ma, ma, fino a consegnarci stremati fra le braccia di un terzo signore che fa le veci dell’Assessore Marinelli, assente anche lei, il quale, per fortuna, promette e mantiene il classico “Sarò breve”.
Una bella lista di lavativi. A scuola li avrebbero bocciati tutti.
Finalmente arriva il documentario dell’amico Raffaele Buranelli. Molto ben fatto, chiaro, informato, poetico. Una boccata d’aria, aria de Roma, ma…
Ma, proprio qui, nella colonna sonora (garantiamo sulla non colpevolezza del regista), abbiamo trovato un esempio di quella che si può giustamente chiamare la maledizione del marchio. Presto spiegata: dal commento musicale spunta l’adagetto della Quinta Sinfonia di Mahler, un tema di straziante bellezza, qui benissimo usato per commentare le immagini di Roma distesa e fascinosa.
Se non che, come molti certamente ricordano, questo brano, di sicuro il più felice di quel noioso compositore, emergeva da protagonista in una delle sequenze più tragiche di “Morte a Venezia” di Visconti; dopo di che, oltre che famosissimo anche fra i profani, è diventato il marchio musicale di atmosfere decadenti e funeree, come quella del racconto. E così ormai è bruciacchiato: bello, certo, ma utilizzabile a rischio perché associato per sempre a quel mondo, a quella storia. Forse un destino ingiusto, ma, come dire, mal comune…: la sigla di Quark (Bach, aria sulla quarta corda), Arancia Meccanica (Beethoven) il detersivo Ajax (la Carmen di Bizet), eccetera eccetera.

I mercoledì dell’Alzheimer
14 gennaio. Appena ci arriva la segnalazione di questo incontro mensile alla Libreria Fandango, ci precipitiamo sul posto ridacchiando sotto i baffi. Convinti che si tratti di una burla, ci affacciamo alla sala, preparati a incontrare un bel gruppo di anziani intellettuali occupati a sfoggiare le loro brillanti doti con la scherzosa copertura di quel nome che un po’ fa ridere, e un po’, comunque, fa paura.
Una delle organizzatrici ci saluta: “Lei è un accompagnatore, o…?” Facile immaginare come questo esordio ci abbia prima chiarito la situazione, poi suggerito non pochi dubbi sulla vivacità della nostra espressione.
E ci siamo trovati in una vicenda seria, organizzata dalla ABC per la Regione Lazio, in cui l’Alzheimer era un fatto vero, e non uno scherzo. Un bel numero di figli e nipoti impegnati con un altrettanto folto numero di vecchi smarriti, a cui togliere il cappotto o farli sedere a comando, con quel tono tra il condiscendente e il bamboleggiante che si usa spesso con i bambini e con i vecchi per farli stare tranquilli. Ci è venuto in mente che nei loro panni noi reclameremmo il diritto di essere tranquillamente furiosi, ma poi ci siamo anche detti che in quelle condizioni non si è mica più tanto autonomi né di fare né di pensare.
Te, pasticcini e intrattenimento artistico. Consistente nella presenza di un bravo musicista curdo-persiano, che ha dimostrato gli strumenti ed eseguito musiche tradizionali del suo paese, di cui l’animatrice continuava a sottolineare il carattere meditativo e il potenziale ipnotico (a un pubblico che di essere invitato all’ipnosi meditativa ci è sembrato non avesse mica tanto bisogno).
Forse un bicchiere di vino e una bella mazurka di Casadei, chissà…

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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