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L'ultima risposta


L’ultima risposta.
Dentro a un pomeriggio solitario e uggioso, lontano dall’eco delle celebrazioni si sente solo silenzio (e buona musica). E’ in quei momenti che nascono le domande. Alcune sono le solite, altre sono nuove.
Fuori dalla finestra che si affaccia sul cortile, alcune piante di una vicina che non conosco, sono fiorite. Un albero nel parco ha le foglie di uno strano rosso ruggine più adatto ad un autunno incombente che alla primavera inoltrata. Un ragno lavora febbrilmente per costruire la sua trappola accanto ad una crepa nel muro. E’ davvero bello rimanere immobile a guardarlo lavorare.
Tutto sembra fermo e in pace. E’ calma apparente sottolineata dalla voce calda di Lou Reed.
E’ così che, quando l’orizzonte è più vicino, quando ci si accorge di aver passato il punto di non ritorno, ci si guarda indietro.
I nativi del Paraguay “Guarani” credono nel mito della Terra senza Male, io non più. Siamo passati attraverso troppi conflitti, troppa stupidità e troppe speranze infrante. Ci siamo passati in mezzo nel nostro quotidiano, nel pezzo di Storia che abbiamo attraversato e, ora, non ci resta che un lungo rassegnato addio.
Dalla guerra globale a quelle più piccole e prosaiche del Ventesimo Secolo a questa nuova senza soluzione di continuità, abbiamo gettato nell’immondizia l’immane sacrificio di sangue che oggi si celebra con i soliti discorsi infarciti di retorica vuota e con corone di alloro che domani inizieranno a rinsecchire.
Sappiamo dove stiamo andando ma non riusciamo a fermarci. Aristotele, se ci avesse conosciuto adesso, avrebbe rivisto la sua definizione dell’uomo come animale ragionevole …
Eppure non ci possiamo fare niente. Anzi, non ci dobbiamo fare niente perché se facessimo qualcosa saremmo giudicati pazzi o peggio. Una volta ci avrebbero chiamati eroi.
Oggi siamo solo residuati anacronistici, filosofi da bar, rivoluzionari da operetta, sognatori offuscati dalla musica del diavolo. Chi non accetta lo stato dell’arte è ridicolo … forse drogato o alcolizzato (mi viene da dire “da che pulpito” vivendo in un Paese che ha nello Stato il grande biscazziere!).
Mi accorgo che ho solo domande e nessuna risposta. Cerco di sforzarmi di trovarne almeno una …
Raccolgo una foglia che ha un disegno strano. Penso … godiamoci la Festa della Liberazione, domani continueremo a essere schiavi dei padroni del rating.
di Paolo Pelizza
© 2015 Rock targato Italia

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Recensione film Whiplash

Ho imparato a leggere prima di iniziare le scuole elementari. Ho uno dei ricordi più belli associati a mio padre che appartiene a quel periodo: lui che pazientemente mi aiuta a ritagliare macchinine, gonne, occhiali, cravatte ed ogni altro tipo di immagine presa dalle riviste già sfogliate. Avevamo un quaderno tutto per noi, un album per quel momento di creatività domenicale che rendeva entrambi felici, una ad incollare i pezzetti colorati, l’altro a scriverne sotto il nome e ad insegnare.
Arte, amore, dedizione e attesa, gli ingredienti che mi hanno portato a sviluppare una vera e propria passione per la scrittura e tutto il mondo letterario.


Quando però inizia a fare capolino lo zampino dell’ordine, dell’imposizione dall’alto, quando la scelta personale non è più la forza che move il sole e l’altre stelle, si può facilmente cadere preda di una paralisi creativa, di una dialettica d’amore-odio verso la disciplina prima tanto osannata e si rischia di metterla in disparte per qualche periodo. Il momento di straniamento a me capitò a causa di una maestra che, per tenermi allenata, mi costrinse a tenere giornalmente un diario, in cui annotare pensieri quotidiani, pena scrittura di pagine e pagine consecutive delle parole sbagliate cerchiate in rosso fuoco.


Cambiate oggetto, la musica e l’amore per la batteria, e soggetti, un adolescente determinato che studia al conservatorio e un insegnante al limite tra lo spingere al massimo le capacità degli alunni e il trattarli come il Sergente Maggiore Hartman in Full Metal Jacket, e avrete Whiplash.
Il film, vincitore di tre premi oscar, ha visto finora numerosi premi assegnati a J.K.Simmons, attore che interpreta Terence Fletcher, il dittatoriale educatore della migliore orchestra del conservatorio di Manahattan. Fletcher è il tipico maniaco del controllo, che gioca con le debolezze dei suoi “discepoli”, terrorizzati anche solamente a guardarlo dritto negli occhi. Un solo ragazzo incrocia volontariamente il suo sguardo, catturandolo per sempre: Andrew Neiman.


Andrew, spinto solo dalla sua grinta e dall’amore profondo per i grandi batteristi del passato, tra sudore, dita insanguinate, ritmo frenetico e massima velocità, si rifugia nell’unico mondo capace di comprendere a fondo la sua anima e il suo spirito ribelle che anela a dimostrare le proprie capacità, a diventare uno dei migliori batteristi jazz del presente. La maturità e il talento del ragazzo lo portano a farsi strada dapprima nella classe di Fletcher, di cui diventa membro titolare nonostante la sua giovane età, per poi arrivare ad ottenere anche le prime esibizioni sul palcoscenico, suonando alla perfezione il difficile brano Whiplash.
Lontano da un padre che sembra non appoggiare a fondo i suoi sogni, soffocando sul nascere possibili relazioni amorose che potrebbero distrarlo, Andrew continua imperterrito per la sua strada, che si rivela però troppo in salita a causa dello stesso insegnante che vorrebbe solamente aiutarlo a mettere in gioco il suo potenziale. Come ammette lo stesso Fletcher: “Ero lì per spingere le persone oltre le loro aspettative. Era quella la mia assoluta necessità”.


Andrew rimarrà sepolto da questa carica di lavoro fisico e mentale o riuscirà a emergere e a dimostrare, soprattutto a se stesso, che tutti i suoi sforzi sono valsi la pena?
Il mio intimo e profondo amore per la lettura e scrittura non è scomparso dopo quell’episodio avvenuto tempo addietro. Ci sono pause che ricaricano per più tenaci riprese, regalando una forza inaspettata. Le belle sorprese, se legate a qualcosa che amiamo con tutto il nostro cuore, non finiscono mai: perché siamo noi stessi che ce le creiamo, indipendentemente da chi ci sostiene o mette in difficoltà.

 


Titolo originale: Whiplash
Regia e sceneggiatura: Damien Chazelle
Paese di produzione: Stati Uniti
Lingua originale: inglese
Anno: 2014
Durata: 105 minuti
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: drammatico

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(x) Si tratta di un attacco acuto di pigrizia primaverile

Carissimi amici e lettori (in realtà le due categorie ne formano una sola),
per cause che dipendono interamente dalla nostra volontà(x), questa settimana il Cavalier Serpente non ha deposto il consueto uovo avvelenato.
Ci scusiamo con voi e vi diamo un arrivederci a domenica prossima.
Stefano Torossi e il Cavalier Serpente

(x) Si tratta di un attacco acuto di pigrizia primaverile

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LA FINE DELLA PISTA


LE VISIONI DI PAOLO
La fine della pista.
Qualche giorno fa ho chiesto in prestito un caricabatteria a Valeria, una studentessa della Bocconi che sta facendo uno stage.
Quando ci hanno presentato, un amico le ha detto che sono l’autore delle Visioni. Valeria mi ha detto che i miei pezzi le piacciono molto ma che lei è meno pessimista. Le ho risposto che è normale. Lei è giovane.
Stendhal scrisse che la giovinezza è una malattia dalla quale purtroppo si guarisce.
Alla fine della pista, pochi possono dire con Sinatra che hanno fatto la loro strada, che hanno realmente vissuto, che si sono realizzati.
In buona parte, perché la vita passa mentre noi siamo distratti da altro, in parte perché i concetti di “successo”, di “felicità” sono considerati esclusivamente di tipo economico. E’ una concezione esogena, ovviamente.
Chi è più realizzato? Chi è più libero e felice di chi mangia quando ha fame e dorme quando ha sonno? Chi può dire davvero di poterlo fare?
Cara Valeria, il tema non è essere ottimisti o pessimisti. Il tema è guardare le cose da un altro punto di vista sempre. La civiltà dell’immagine è un caleidoscopio truffaldino fatto per confonderci. Se avessimo la volontà di alzare lo sguardo e osservare il mondo con i nostri occhi, scopriremo che non abbiamo bisogno di quasi nulla e ritroveremo quella parte più autentica. Quella fatta di istinto e empatia.
Purtroppo, non abbiamo più Maestri nell’omologazione globale, nel nulla del videogame che è la finanza internazionale, nel vuoto del fermento culturale e artistico che ci affligge come una malattia cronica e non permette nessuna crescita fuori da logiche di mercato artificiali, false e falsate.
Qualcuno ha detto che con la Cultura non si mangia! Lo ha detto, davvero. Ma è stato solo l’unico che ha avuto il coraggio di esprimere un concetto condiviso. Il mondo, le nostre stesse esistenze sono di proprietà di banchieri, broker, agenzie di rating, del Fondo Monetario Internazionale. Se qualcuno non l’avesse ancora capito la Terza Guerra Mondiale è in atto e non ha niente a che vedere con Al Quaeda o l’Isis. Non illudiamoci che sia meno cruenta delle due precedenti perché combattuta a colpi di spread e di rating, invece che con le armi.
Siamo ciechi proprio perché si è impedito scientemente lo sviluppo di arte e cultura provocando una sostanziale perdita di identità (e non parlo di quella di un popolo o di una nazione), desertificando il terreno in modo che potessero nascere e crescere solo tensioni gradite, poco pericolose per il mantenimento dello status quo. E’ stata costruita una fortezza per difendere il Capitale che sta naufragando, dai pensieri, dalla creatività, dal cambiamento. Per impedire che rinasca un movimento che (per quanto abbia fallito perché troppo ideologizzato) ci aveva provato.
Io, Valeria, appartengo a una di quelle generazioni che ci ha provato. E non eravamo quattro amici al bar. Eravamo nelle strade, nei concerti, nelle università e nelle scuole. Io e molti altri sconfitti non siamo andati a lavorare in banca. Per quanto possa sembrare grottesca e anacronistica la nostra esperienza e di scarso valore i nostri risultati siamo ancora qui a combattere per avere uno spazio, per far sentire la nostra voce, per confrontare le nostre idee con quelle degli altri. Per fare in modo che tutti possano esprimersi liberamente.
Cara Valeria, probabilmente sono un pessimista davvero. So di non essere Zarathustra, ma sono certo di non essere nemmeno la sua scimmia.
Non posso fare altro che portarti il mio pensiero e rispettare il tuo.
Noi siamo alla fine della pista, sulla barricata senza più munizioni ma non siamo domi.
Tu (mi perdonerai se ti uso come rappresentante dei giovani) hai davanti molte strade. Puoi decidere quale prendere. Io mi auguro che tu possa essere autenticamente felice e che abbia tutto quello che desideri.
Spero, però, che rinasca (anche in te, se non c’è già o ancora) quella voglia di impegnarsi per cambiare (almeno) il nostro piccolo pezzo di mondo. Gli esempi sono virali, diventano epidemie poi pandemie.
Spero che lo farai abbandonando il nostro sogno ma sognandone uno nuovo, tuo sempre non violento e rispettoso degli altri e delle altrui idee.
In bocca al lupo.

di Paolo Pelizza
© 2015 Rock targato Italia 

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nuovo video de "LASTANZADIGRETA" omaggio al Banco

NO CANZONE D’AUTORE! NO INDIE ROCK!

fuggire il già sentito, lo scontato, il facile.
Rifuggire l’astruso, l’iniziatico.rompere gli stereotipi, aborrire le etichette predefinite.


NO BASSO! NO BATTERIA!

privarsi di solidità ritmiche per inventarne di nuove e più traballanti.
Democraticità dei ruoli, ribaltamento delle dinamiche.
Chi si ferma è perduto, chi arriva primo aspetta.
essere elettrici, acustici, elettroacustici, giocattoli.
essere radicali.
essere teneri, essere neo-sensibili
essere POP.
consapevolmente, gioiosamente, politicamente.
avanguardisticamente.

lato b è il secondo ep di lastanzadigreta, opposto elettrico e psichedelico del suo lato a.
Mandolino e chitarra elettrici spinti al massimo, marimba punk, bidoni dell’immondizia, droni di didjeridoo, voce e chitarra.
A margine, una nota di dolcezza: una cover di Non mi rompete del Banco di Mutuo Soccorso, per marimbe, xilofoni, glockenspiel, farfisa e poche e misurate corde di plastica.
lato b è stato registrato interamente dal vivo, senza sovraincisioni o trucchetti da furbacchioni, al Diavolo rosso di Asti, il primo dicembre 2013, da Dario Mecca Aleina, che lo ha anche miscelato. Deve molto alla musica di Nick Cave, Eels, C.S.I., alla psichedelia e a Tom Waits, all’Americana e alla canzone d’autore italiana classica e al progressive rock.
Tutte le canzoni sono scritte da lastanzadigreta.
La bonus track è una cover molto particolare di Non mi rompete del Banco di Mutuo Soccorso, registrata dal vivo presso il laboratorio Il trillo di Torino, il diciassette aprile del 2014. 

Esattamente 1 anno dopo dalla sua registrazione viene esce il secondo video

Il video tratto da “lato b”  è un omaggio al Banco del Mutuo Soccorso. Difficile rifare un pezzo così, impossibile – e sbagliato – provare a rifarlo uguale.
Per l’occasione, lastanzadigreta lascia da parte la cattiveria elettrica e punta sugli strumenti acustici e “poveri”: il legno della marimba e degli xilofoni, il metallo del glockenspiel, un vecchio harmonium Farfisa, chitarra e ukulele… Il tutto registrato “live in studio”, in un pugno di take, al Laboratorio musicale “Il Trillo” di Torino, da dove provengono anche le immagini – volutamente lo-fi, in tema con lo spirito del brano – del video.
Una “cover” in punta di piedi, minimalista, che prende il suono del rock progressivo italiano e lo ri-colloca in una cameretta.
“Lato b” è edito in digitale, per Tam Tam Production, su tutti i principali digital store,; è disponibile anche in cd, in 300 copie numerate, con la splendida copertina ideata dall’illustratrice Cinzia Ghigliano.

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Etichetta: TamTam Production
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“Maledetta Notte” è il nuovo singolo degli USHAS

In radio e TV il terzo singolo degli USHAS “Maledetta Notte”

A breve sarà in rotazione il nuovo singolo della rock band USHAS, tratto dall’album “Verso Est”.

Maledetta Notte” è un brano che parla della tragedia della banalizzazione della nostra vita in una quotidianità priva di senso. La noia colora ogni sentimento, ogni emotività, il sesso diventa via di fuga dalla monotonia e pateticità dell’esistenza.  La passione ci spinge sempre oltre, per dimenticare il nulla che abbiamo eletto a sistema di vita. E, alla fine, viene presentato il conto  amarissimo e fin troppo ironico!

Verso Est” (Agoge Records) è il disco d’esordio degli USHAS che esprime l’amore per il viaggio, per l’arte, per la filosofia buddhista indo-tibetana e per la letteratura beat americana attraverso il suono di un rock potente e senza tempo. Sulla copertina del loro album l’immagine del simbolo orientale del Nodo Infinito, un segno di buon auspicio.

Rock band romana ha debuttato nella seconda metà degli anni '90. La formazione attuale comprende, oltre al fondatore e autore di musiche e testi Filippo Lunardo, Giorgio Lorito alla voce, Guido Prandi al basso e Giorgio Ottaviani alla batteria. Il nome USHAS è quello della dea dell'Aurora dell'antica tradizione religiosa indiana dei Veda, figlia del Cielo e del Signore della Luce

Il gruppo ha all'attivo moltissime esperienze live con concerti memorabili, ma anche aperture a grandi artisti come gli Iron Butterfly, Maurizio Solieri (Vasco Rossi) o Paul Di’Anno (Iron Maiden). 

Nel 2010 ha vinto il contest per band emergenti Rockin'dipendente a Rieti. Nel luglio 2013 ha partecipato al Festival del Litfiba Channel, la web radio ufficiale dei Litfiba. 

Nel web: ushas.it

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Video e singolo nuovo per i RED RING

In radio e TV il singolo e video dei RED RING “You break down my soul”

Concerti promozione: 

  • 24 Aprile, RELEASE PARTY  Ostra (An)
  • 25 Aprile, GIO' BAR (Monte Porzio - PU) OSPITI ROCK TARGATO ITALIA Finale Marche

 

Dalla prossima settimana sarà in rotazione radiofonica il singolo “YOU BREAK DOWN MY SOUL” dei Red Ring.

You break down my soul” è una ballad rock dal sound deciso, dal gusto melodico contagioso per l’energia e la freschezza che trasmette.

Con l’intro di chitarra in apertura del brano, ecco che il “knock-out” arriva immediatamente, introducendo tutte quelle sonorità rock che con rabbia e potenza trasportano in un mondo di riff taglienti. La solida sezione ritmica del brano viene poi amplificata dalla cantante Elisa Goffi, che con la sua voce sottile rende catchy e romantica l’aggressività iniziale.

Dal testo interamente in inglese, il singolo racconta, tra scariche di adrenalina e romanticismo, la difficoltà di tenere saldo un rapporto amoroso, con il rischio di vedere rompersi la propria anima. Ma l’amore è caparbio, e nonostante la sua complicatezza e fragilità, c’è sempre la volontà di tenerlo stretto e non lasciarlo mai cadere a terra in mille pezzi.

You break down my soul” è il primo singolo di lancio del prossimo EP dei Red Ring in uscita a breve a fine aprile. Il videoclip ufficiale è già stato realizzato ed è possibile vederlo al seguente link YouTube: http://youtu.be/taAUl-tTEls.

I Red Ring (ex Last Minute) sono una rock band marchigiana che ha debuttato nel 2007. Giovani ed energici, vantano già un Ep di brani inediti pop-rock in lingua italiana, “Senza tempo”, autoprodotto e inciso nel 2009, un lavoro composto e arrangiato interamente dalla band.

Dal 2010 ad oggi il gruppo ha ormai collezionato una numerosità di riconoscimenti in ambito musicale: il loro talento è stato premiato dal concorso romano “Sapori d’autore” come anche  dal “Maccheroni Rocking Contest” organizzato dal comune di Fano (PU) nel 2011, vincendo la registrazione di un Ep.

Vinti ulteriori due Premi città di Loreto, hanno avuto l’opportunità di esibirsi sullo stesso palco dei Nomadi, in apertura del loro concerto.

Tutto il loro periodo di attività è stato costellato di intense esibizioni live in locali, sagre, feste cittadine e piazze delle Marche e delle altre regioni centrali, riscuotendo un grande successo di pubblico con la proposta dei loro inediti e di altri brani del rock classico o del pop internazionale rivisitati nel loro unico stile. 

La band si compone di: Elisa Goffi (voce); Edoardo Sdruccioli (basso e cori); Juri Cucchi (batteria); Davide Landi (chitarra ritmica); Giacomo Lanari (chitarra solista).

 

Sul web e links:  

https://www.facebook.com/redringband

http://www.youtube.com/redringband

https://twitter.com/redringband

http://instagram.com/redringband#

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Sfigher esce "Pericolosa" il nuovo singolo

“PERICOLOSA” il nuovo singolo e video degli SFigher. In radio e tv

Sabato 18 aprile ore 22.30 concerto al Km298 di Lodi

Dalla prossima settimana sarà in rotazione radiofonica e televisiva “Pericolosa”, singolo degli SFigher

Il brano, scritto da Marco Coruzzi e Danilo Lazzari, esprime il rischio insito in ogni relazione amorosa, che, tra forti emozioni e paure ancestrali, porta qualsiasi amante a infinite domande senza risposta. 

“……Fammi un gesto con lo sguardo, Solo al mio comando, Entrare nei tuoi occhi”.

Non si sa chi condurrà il gioco, ma ci si perde comunque tra sguardi ricchi delle sfumature dell’amore, consapevoli di vagare tra pensieri nebbiosi, albe senza sole e arcobaleni oscurati dalle notti senza sonno.

All’ascolto del brano, si viene trascinati dalla voce di Danilo Lazzari in un mondo in bilico tra cielo e tenebra, pericolo e estasi, catturati dal ritmo incalzante che parla di eterne conquiste e rinunce.

Pubblicato sulla pagina Yotube ufficiale della band, il videoclip del brano realizzato da Stefano Grilli, ha ottenuto già oltre20 000 visualizzazioni. Da guardare e ascoltare online al link: https://www.youtube.com/watch?v=4jfpCUXjlvI

Sabato 18 aprile alle 22.30, gli SFigher presenteranno al pubblico il nuovo singolo “Pericolosa” con un concerto alKM298 di Lodi (S.S. 9 Tangenziale SUD Lodi -  Km. 298). 

SFigher, band parmigiana, debutta nel 2009 su idea di Marco Coruzzi e Danilo Lazzari. La scarsa considerazione di se stessi nelle fasi iniziali li porta a coniare il nome "SFigher". Nasce quindi lo “SFigher-Pensiero” che si riflette nei testi delle loro canzoni. Dopo anni di sperimentazioni, arriva la maturazione artistica insieme al loro album “Quello che ho”, che ha raccolto ottimi consensi di critica. Nel 2014 hanno vinto la prima edizione del "ParmAwards"  come band più votata dal pubblico.

Gli SFigher hanno raggiunto un numerosissimo seguito di fan, soprattutto in terra emiliana, dove si esibiscono spesso in live emozionanti.

Dopo "Sono", singolo presentato a giugno e corredato da un videoclip diretto da Sebastian Corradi, a gennaio è stato pubblicato il singolo "Scusa no", il cui videoclip ha già superato le 21.000 visualizzazioni su YouTube (http://youtu.be/-nWKKdzTa0I). 

Ad oggi “SFigher” è composto da: Danilo Lazzari alla voce e chitarra, Marco Coruzzi alle tastiere, Nicola Balestrieri al basso, Eros Scasciamacchia alla chitarra elettrica, Paolo Leo alla batteria e Giuseppe Cirrito come chitarra ritmica in aggiunta alla band. Le musiche e i testi sono interamente composte da Marco e Danilo, mentre gli arrangiamenti sono merito dell'intera band. 

Sul web: www.sfigher.it

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...e saremma andati avanti ancora un bel po' con queste scemenze... Ma l'assenza di spazio (e la presenza di buon senso) ce lo ha impedito.

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi
13 aprile 2015

MAH!
LA CRONACA CHE CI PERPLIME


29 marzo, GP di Motociclismo del Qatar. Vafortino Rossi, 36 anni, vince in modo entusiasmante e sale sul podio insieme ad altri due italiani: festa grande, inno nazionale. Baci e abbracci e la regolamentare doccia di champagne. Poi leggiamo che lo champagne è analcolico.
Qui c’e qualcosa di leggermente ridicolo, pur con tutto il rispetto delle tradizioni locali. Quelli vanno a 300 all’ora, si prendono a spallate sulla pista, rischiano la pelle e qualcuno ce la lascia; però lo champagne è analcolico. Mah!

8 aprile, Esagerazioni. Arrestato il boss Giovannone De Carlo, uno dei protagonisti di Mafia Capitale. Gli trovano in casa, dice il titolo dell’articolo, un tesoro in orologi. Andiamo avanti a leg-gere e scopriamo che il tesoro consiste in cinque Rolex. Va bene, ammettiamo che ognuno di questi preziosi oggetti del desiderio costi dieci, quindicimila euro; ci pare comunque una somma un po’ ridicola per un boss così importante.
Come ridicoli sono i menù tipici di altri malavitosi di spicco, sempre riportati con una sorta di stupore ammirato, da poveracci, dalla cronaca (naturalmente parliamo della nera, quella a basso livello letterario, da principianti).
Questi sventurati fuorilegge, per tener fede al loro potere e alla loro ricchezza mangerebbero continuamente ostriche e aragoste bevendo solo champagne. Una dieta che, oltre a essere esiziale per la salute, ci sembra anche piuttosto noiosa. Soprattutto adesso che la pajata è stata riammessa sulle tavole. Mah!


9 aprile, Iconoclasti. Amal Alamuddin in Clooney appare in un articolo di colore che riferisce, fra i suoi importanti incarichi di avvocato, quello conferitole dal governo greco per riavere dall’Inghilterra i marmi del Partenone, portati via da Lord Elgin nell’800, e da allora al sicuro al British Museum.
Non ci sembra che l’iniziativa, preceduta da altre in passato, abbia avuto successo. Per fortuna. Chissà che fine avrebbero fatto altrimenti quei capolavori se lasciati sul posto, visto che nel ‘600, sotto la dominazione turca, il Partenone era stato trasformato in polveriera (regolarmente esplosa durante l’assedio veneziano), e anche dopo il botto, i pezzi non bruciati nelle calcare erano un mucchio anonimo di calcinacci. A noi sembra più che giusto che l’arte riposi, naturalmente a disposizione di tutti, presso chi la sa riconoscere e difendere.
Qui è inevitabile, parlando di iconoclasti, citare l’ISIS, sollecito promotore di video in cui si vedono scalmanati che demoliscono a colpi di mazza statue e fregi sumeri o ittiti (non ricorderemo mai la differenza, perdonateci). Per non sottovalutare la proverbiale astuzia levantina, non vogliamo credere che i miliziani non abbiano capito che vendere quella merce sul mercato del contrabbando d’arte sarà anche poco ortodosso dal punto di vista della vera fede, ma è certo molto redditizio dal punto di vista più banalmente economico.
Tanto più che in tutti quei video le statue e i fregi si polverizzano in maniera molto sospetta sotto i colpi, e spesso e volentieri permettono di intravvedere intelaiature di sostegno, proprio come nei modelli di gesso che troviamo negli studi dei nostri amici scultori.
Che abbiano effettivamente messo da parte per venderli i marmi veri, e a noi abbiano fatto vedere (anche un po’ ingenuamente, bisogna dire) le copie distrutte? Mah!


Ridacchiare sotto i baffi. Questo ce lo permette, con la sua inesauribile fornitura di materiale, Facebook.
“La causa primaria del cancro fu scoperta nel 1931 da Otto Warburg, ma pochissime persone in tutto il mondo lo sanno perché questo fatto è nascosto dall’industria farmaceutica e alimentare.”
“10 aprile. Nelle ultime ore i settori nordoccidentali dell’Italia sono sotto un massiccio attacco chimico. Dalle immagini satellitari della NASA si evidenziano chilometriche scie chimiche persistenti che si estendono dal Ponente Ligure a Piemonte e Lombardia. Se nelle prossime ore avvertite difficoltà a respirare, dolori ossei, febbre, rossore agli occhi, non è la primavera; basta alzare gli occhi al cielo per capire…” Eccetera eccetera.
Qualcuno ce l’ha con noi? Mah!


9 aprile. Sorridere del lapsus. Conferenza di presentazione della mostra “Barocco a Roma”. La curatrice Mara Grazia Bernardini parla con toni così flautati e leggermente soporiferi da provocare frequenti richieste di “voce!” dai presenti. Ma il momento bello dell’incontro arriva quando la si-gnora, dopo avere esposto le innumerevoli fatiche affrontate per la realizzazione della mostra, comunica al pubblico il suo piacere nel “poter dare inizio alla prima di questa serie di sofferenze”.
Naturalmente corregge subito il “sofferenze” in “conferenze”, ma ormai l’ha detto.
Deve aver sofferto davvero tanto a mettere in piedi la baracca.


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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

 

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EVVIVA LE CERTEZZE

Le Visioni di Paolo

Evviva le certezze.

Quante certezze abbiamo? Quante ce ne possiamo concedere? Siamo stanchi del contrario.

Questa è la verità.

Ci siamo assuefatti alle promesse: a quelle delle riprese economiche, a quelle dei riscatti individuali, a quelle di una rivincita, a quelle delle nostre preghiere. Non c’è niente sotto il cielo che vediamo, né sopra quel cielo. Thomas Hardy scriveva che avrebbe potuto sopportare che i suoi guai fossero provocati da un Dio vendicativo e crudele, non che il Fato beffardamente cospargesse il suo cammino di meraviglie e di dolore come camminando, noi calpestiamo una formica o l’altra o l’altra.

Al di sopra dei nostri problemi quotidiani, noi ci dibattiamo nell’impossibilità di un cambiamento. Anzi, ne abbiamo paura.

Tutto quello che stiamo vivendo è frutto di un sistema umano, inventato da uomini, gestito da uomini e condiviso dagli uomini … C’è da domandarsi perché non si possa cambiare quello che non funziona, quello che non va bene … quello che dovrebbe migliorarci la vita e, invece, ce la peggiora. Siamo uomini anche noi! Contiamo meno di quelli che hanno deciso che quella fosse la strada?

Noi, vecchi rocker (ormai impotenti e/o eiaculatori precoci), ci avevamo creduto nel cambiamento. Abbiamo fatto di un pensiero, una fede che non ci fosse solo la melodica o il pop. Abbiamo creduto che un’incertezza più giusta, avrebbe soppiantato delle certezze artefatte e inique. Ci abbiamo provato a cambiare il mondo … Ma no! Era un’utopia. Un sogno come quello che ci vuole tutti sullo stesso piano: bianchi, neri, rossi o gialli. Un’idea stramba che ci vuole tutti parte di un grande Uno.

L’idea che non esitano addii ma solo arrivederci. L’idea che gestire il mondo solo secondo dinamiche economiche ci perderà e perderà il mondo stesso. Un’idea strana per la quale ognuno ha il diritto di credere in ciò che vuole ma non potrà mai costringere nessuno a pensarla come lui. Che non esista quella musica ma solo la musica.

Siamo Talebani anche noi, con la presunzione della libertà dalla nostra parte. Purtroppo, sottoposti agli interessi dei banchieri. I nuovi demoni. I nuovi padroni del mondo. I sacerdoti del Certo.

Abbiamo ereditato un pianeta in cui i governi (soprattutto quelli eletti democraticamente) non contano nulla nel Grande Gioco della Finanza. Non puoi uscirne … puoi entrare quando vuoi, ma non potrai mai lasciarlo. Come l’Hotel California degli Eagles.

Eppure, i “peggiori” tra di noi ci credono ancora. Credono ancora che il livello di Civiltà di una Nazione si misuri dalle sue carceri e non dal fatto che ospiti o meno l’Esposizione Internazionale. Credono ancora che la misura debba essere maleducata e asimmetrica e geniale come i pattern di John Bonham. Credono ancora che sia meglio essere agnostici che assoggettarsi ai dogmi. Credono ancora che sia meglio vivere in un oceano d’incertezza che su un limbo di terra stabile e sicura ma di calcestruzzo armato. Credono ancora che l’umanità abbia necessità di un  momento di riflessione, rispetto all’omologazione gretta di cui è ormai vittima.

Le certezze sono una cattiva medicina. Peggiore della malattia.

Però … se non senti e non ascolti, forse urlare: W le certezze! W le regole del Fondo Monetario Internazionale! W Kate Perry …  ti farà sentire meglio. Anzi, è sicuro.

Alle Visioni non vediamo un medico dall’86 e stiamo benissimo.

Forse … ma meglio di chi non sogna più, di sicuro.

di Paolo Pelizza

© 2015 Rock targato Italia

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