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EDITORS, concerto Milano 20 luglio 2014

PIOGGIA DI EMOZIONI

Scena Rossa ...geometrie perfette .... da subito Tom Smith (un nome comunissimo nel mondo anglosassone) cantante, dalla voce rugosa calda potente, elegantissimo, originale ed unico, sul palco incanta con gli EDITORS
Il preludio stordisce le aspettative crescono. Concerto da ricordare.
Canzoni dai suoni reiterati minimali, melodie straordinarie, aperture incantevoli il viaggio con gli Editors è partito grazie Milano si sta bene. Si prevede pioggia.

Nulla di virtuosismo, ma la sensazione e non solo ê questa: i ragazzi venuti dal nord sono straordinari musicisti che sanno muoversi tra dark anni '80 all'indie '90 usare le carte tra mestiere e fantasia in modo perfetto. Concerto dalle forti emozioni.
L'ombroso lato della nostra vita è rappresentato sul palco, nel modo migliore, tra echi di narrazione New Order, The Cure, Il malessere come opportunità. Grandissimi!!
La scenografia scarna, semplicemente essenziale, proiezioni e luci monocromatiche (tante) valorizzano maggiormente il concerto.

Preparazione studio professionalità, tecnica e una dose massiccia di belle canzoni premiano gli Editors gruppo internazionale dall'approccio immediato coinvolgente, con diversi gradi in più di tanti artisti locali che riempiono San Siro grazie all'abuso dei media ma insignificanti artisticamente.
Quella del gruppo di Tom Smith è musica altro non è. Gusto sensibilità ricerca sperimentazione, lavoro. Tra Atom For Peace e National, la storia musicale del rock contemporaneo ci stanno anche gli Editors tra i protagonisti ai massimi livelli, assoluti.

Al City un'altra serata indelebile per chi ama musica, gli angeli sanno incantare!
Potenza delle 7 note: per alcuni si sono aperte le strade del paradiso per gli altri le verdi praterie, per tutti la luce.
Emozioni tante

FURETTO

Nota.
Una emozione senza freni, empatica, magica, coglie anche l'amico di Marco. Presissimo, coinvolto dal concerto canta tutti i brani della band e, con dovizia certosina, racconta particolari del gruppo, parla delle canzoni. Uno straordinario cicerone dalla cultura rock, una conoscenza musicale immensa; dal dark inglese al metal internazionale fino ai nostri ELI, il Magia e altro. Grandissimo, preparato, sorprendente. Grandissima sorpresa umana.

Marco sostiene che ai concerti incontri il mondo, scopri cose nuove, una grande occasione per uscire dalla banalità quotidiana dalla routine.
È vero!!

Ciao Mondo amici sempre.

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Abba il libro

È la storia della degli ABBA, (uno show incredibile), il gruppo svedese più famoso nel mondo.
La band che nel giro di pochi anni è riuscita a vendere la bellezza di quasi 400 milioni di dischi, fare tournèe mondiali, in ogni luogo, dal Giappone all’Australia con sold-out ovunque.

Icone gay, Principi delle Discoteche, protagonisti assoluti della musica Dance e Pop, ammirati e imitati da migliaia di musicisti e simbolo di quegli anni ’70, anni di grande vitalità gli ABBA, ancora oggi, hanno fans sparsi in tutto il mondo, sono spesso citati in straordinari film e grandi Stars contemporanee coverizzano, ancora, i loro brani con grande successo.

I personaggi principali sono sempre: Agnetha, Bjorn, Benny e Frida.

Il libro, bellissimo, elegante, pieno di illustrazioni e memorabilia, prodotto da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 ORE è di quelli che sono considerati imperdibili, che bisogna avere a casa.

I motivi sono diversi, ugualmente importanti. Sintetizzando ne cito tre - ma voi, leggendolo, troverete senz'altro altre ragioni – La prima di interesse storico-culturale per gli amanti della musica pop, la seconda i fans, che avranno modo di rivivere le tappe, fondamentali, del successo dei loro beniamini un viaggio fantastico, la terza ragione, per coloro che gli ABBA non hanno conosciuto o, come succede qualche volta per artisti vincenti, sono refrattari se non addirittura detrattori, questi avranno modo leggendo il libro di comprendere meglio il successo della band e di farsene una ragione.

Sfogliando il libro, scritto da Ingmarie Halling con Carl Magnus Palm, approvato dagli ABBa, con testi di Agnetha, Anni-Frid, Benny, Bjorn, imbatterete in poster, riproduzioni di documenti rari, memorabilia personali da far felice e deliziare tutti.

Confesso, infatti, che sono stato attratto dalla straordinaria storia e attività della band, dalle sue origini nel ’72 e chiusa 10 anni più tardi, che ha realizzato molti brani tra i quali: Mama Mia, Fernando, I have a Dream, Dancing Queen, Eagle, e molti altri …..tanto per non farci mancare nulla

Uno straordinario viaggio rivissuto sulle pagine del libro con foto, testi di canzoni entrate nella storia, lettere, disegni e, i racconti degli stessi protagonisti.

ABBA gruppo indimenticabile, libro irrinunciabile per gli amanti della musica e non solo

Furetto

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Le visioni di Paolo: Orwell e il paradosso da cocktail bar

Qualche sera fa, bevendo un ottimo cocktail al Turné (quello a Milano), chiacchieravo con un amico e fan delle Visioni.

Questa persona mi ha fatto riflettere su alcune mie "presunte" contraddizioni. Trova, mi dice, che sia paradossale che io faccia l'elogio delle innovazioni, proponga che si dia più spazio ai giovani e, poi, sia così contrario alla tecnologia. Le nuove generazioni sono composte da giovani chiamati "nativi digitali". Il loro punto di vista sul mondo è attraverso i device elettronici e il loro modo di comunicare prevede l'uso di social media, blog, community, etc.
L'ulteriore paradosso è che, alla fine, io stesso tengo settimanalmente una rubrica sul web ...

E' evidente che le Visioni non possono essere valutate con la categoria della coerenza ma, "vivono" di umori, interessi, emozioni, fatti e misfatti del momento in cui vengono concepite e, successivamente, scritte.

Riflettendo su queste cose, mi viene in mente che nel mondo della logica esistono due tipi di paradossi: quello fallace e quello veridico. Quello fallace prevede un'esposizione assolutamente verosimile, che sembra logica e corretta ma, non lo è. Quello veridico, al contrario, sembra errato e, invece, è assolutamente giusto. Mi domando a quale dei due appartengano le Visioni. Vediamo!

Intanto, occorre che spieghi il mio pensiero in modo più lineare. Io non sono contrario alle tecnologia, sono contrario alla tecno-filia. Non sono contro la modernità, sono contro il modo acritico con cui viene intesa. Cos'è l'innovazione? Perché io sento che viene percepita, anzi no, tradotta come progresso tecnologico e basta.

Avete mai provato a visitare il sito web di una compagnia aerea, cercando una tariffa per il Medio Oriente? Per settimane verrete bersagliati di promozioni, offerte e pubblicità da parte di quella e di tutte le altre compagnie che coprono quelle tratte. Tutti i servizi che ci regalano su Internet prevedono la comunicazione di tutti i nostri dati personali. Non so voi, ma il sottoscritto riceve spam sempre inerenti alla propria attività, ai propri interessi, al fatto che sia in quella fascia di età e sociale ... Vogliamo parlare di sicurezza? Di privacy? Stiamo scherzando. Chiunque abbia un account di posta elettronica sa di cosa parlo. Quanti amici o conoscenti avete che sono stati derubati all'estero, in posti dove non sono mai stati, e vi hanno scritto di mandar loro dei soldi? L'ultimo era di stamattina. Un mio contatto di lavoro: derubato a Cipro mentre stava comodamente facendo colazione a casa sua in Franciacorta, nella provincia viti-vinicola di Brescia. I satelliti in orbita che sorvegliano tutte le comunicazioni digitali del pianeta in nome della guerra al terrorismo, non sono l'ipotesi di un grande romanziere di fantascienza. Sono lì sopra e operano ... La cronaca ha riportato, anche, un Datagate qualche anno fa. Oggi, evidentemente, dimenticato.

Non sto esagerando. Ricordate 1984? No. Non l'album dei Van Halen che sancisce la fine del sodalizio tra Eddie e David Lee Roth (pare a causa della nuova fascinazione di Eddie per una tastiera elettronica inventata da un ingegnere tedesco in quegli anni!), il romanzo di George Orwell. Quello che parla del Grande Fratello. Nooo. Non la trasmissione televisiva condotta dalla Marcuzzi. Il testo ci parla di una civiltà tecnologicamente avanzata dove tramite i devices i governi condizionano la vita e le scelte delle persone. Provate a dirmi, che non sta succedendo. Una profezia che si avvera con un paio di decenni di ritardo.
Anche senza scomodare i massimi sistemi, tutti i giorni assisto a scene isteriche se al bar non funziona la wi-fi o se in hotel non c'è la rete wireless ... Siamo assuefatti a quel modo di vivere e comunicare. Se non siamo in rete, non esistiamo più per nessuno. Un gruppo di studenti, durante una pausa, assistevano ammirati alla presentazione del più nuovo tra gli smartphone, parlandone per una buona mezz'ora ... Una cosa non esclude l'altra, mi direte. Erano miei studenti e la cosa è andata avanti per settimane, finché non è uscito un altro modello più nuovo!

Vi siete mai trovati da qualche parte, durante un black out? Una volta si prendevano le candele, oggi si ringrazia il nostro provider di rete mobile!
Chi parlava da solo venti anni fa veniva portato via in ambulanza, oggi ha l'auricolare!
Non si parla mai di innovazione dei linguaggi, dei costumi, di innovazione sociale o culturale. C'è solo lo sviluppo tecnologico che crea tanti vantaggi e ci semplifica talmente le relazioni che non ne abbiamo più di reali.

Invece, l'innovazione importante per un progresso vero sarebbe quella dei linguaggi, quella dei diritti (in Italia è in atto un regresso sui diritti che siano civili o di altro tipo) e quella culturale. Ci sentiamo "buoni" perché usiamo concetti come tolleranza e uguaglianza ma, sono concetti sbagliati. Parliamo, invece, di diversità, l'unica vera ricchezza è quella. Parliamo di empatia: prendiamo atto del fatto che nessuno è uguale a nessun altro. Noi siamo il nostro prossimo.

Chi può fare evolvere la nostra civiltà? Chi ne ha la possibilità e il tempo? I giovani. Soprattutto quelli che non si perderanno nella rete. Quelli che coltiveranno una visione, che la condivideranno e si adopereranno perché venga diffusa. I sognatori, insomma, che guardano il mondo con gli occhi e non attraverso schermi a LED. Quelli che considereranno gli strumenti, strumenti e non si faranno identificare dal fatto che li usino.
Parlando di paradossi ... non so più se il mio sia veridico o fallace. So solo che il mio VodkaMartini è buono e che le chiacchiere fatte con l'amico, piacevoli, (nonostante sia molto critico nei miei confronti).

Mentre penso a come scrivere questo pezzo, quasi quasi ne ordino un altro

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Il Cavaliere Serpente: Più Libri Più Liberi

IL CAVALIER SERPENTE
Perfidie di Stefano Torossi

22 dicembre 2014
PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI

Più libri più liberi
Innumerevoli i demeriti del fascismo, ma sull’architettura niente da dire. Questo meraviglioso scatolone è il Palazzo dei Congressi, progettato da Adalberto Libera nel ’38 per essere il perno dell’E42, faraonica, anzi imperiale e megalomaniaca esposizione celebrativa del Ventennio.

Solo che i calcoli erano sbagliati (non quelli architettonici, quelli politici) e l’E42, è diventata l’EUR, un qualunque quartiere cittadino. Malgrado il vecchio trucco di cambiare nomi e sigle, l’edificio, insieme agli altri sopravvissuti dell’epoca, rimane magnifico. Anzi, ci sembra ogni giorno più bello, come tutta la nostra architettura di regime, uffici postali, tribunali, stazioni, scuole.

4 – 8 dicembre: Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, “Più libri più liberi”. Molti editori, diverse sale per convegni, poche toilette, due minuscoli bar, e solo una porta per entrare e uscire, delle circa venti che si aprirebbero sulla facciata del palazzo se non fossero sbarrate; con imbarazzanti botte ai fianchi e inutili code. Scarsità di personale? Mah. Forse solo di organizzazione.

Far frullare i cervelli e provocare domande. Bersaglio centrato, soprattutto per gli incontri con autori, critici, editori. Non ce li siamo fatti tutti, ma qualcuno sì, e ci ha lasciato delle impressioni.

In Sala Rubino, Marcello Fois, scrittore sardo un po’ snob, ne dice una che non ci convince un gran che. Come molti intellettuali (fra cui qualcuno, secondo noi, sclerotico) è contro i media, soprattutto il grande satana, la TV, e per darci un esempio racconta di un certo arcipelago dei mari del sud (di cui non ricorda il nome) dove la televisione era fuorilegge per decreto del locale capotribù, fino a quando anche lui dovette cedere, e i suoi sudditi cominciarono a guardarla.

Non l’avessero mai fatto! Scoprirono che c’era un mondo diverso dal loro, si resero conto di essere tutti grassi, quindi brutti, e di conseguenza aumentarono in modo spropositato i suicidi.
Fin qui la parabola. Stiamo banalizzando, ovvio, ma allora quale dovrebbe essere il rimedio? Il buon suddito selvaggio tenuto nell’ignoranza della realtà, oppure il filtro, se non l’eliminazione di tutti i mezzi di comunicazione - corruzione? Si chiama censura. Un po’ stalinista, ci pare. Forse l’idea potrebbe essere non di escludere, ma di preparare fin dall’inizio a quello che c’è là fuori (che sarebbe la vita, compresa l’odiata tecnologia). La conclusione dello scrittore sul tema ci è sfuggita: c’era un po’ di confusione.

Passiamo alla Sala Smeraldo dove “Sale di Sicilia” di Mariacristina Di Giuseppe è tenuto a battesimo dall’arguto, facondo, spiritoso Umberto Broccoli, un signore al quale invidiamo facilità e felicità di parola. Si manifesta qui una delle situazioni più pericolose di questi eventi: il relatore è talmente brillante che rischia di consumare tutto l’ossigeno a disposizione del futuro lettore, prima che questi riesca ad affrontare il libro. Che noi non abbiamo ancora letto, ma ci dicono che non corra alcun pericolo, essendo più che robusto.
In realtà si tratta di una specie di rodaggio che, se funziona, fa bene al motore e prepara il veicolo a scendere in strada.

Sempre in Sala Smeraldo, il giorno dopo. Lidia Ravera interroga Dacia Maraini: “Esiste ancora una società letteraria?” O, per capirci: “C’è ancora la trattoria con il tavolo degli artisti?”
Cioè, il luogo e il pretesto di riunioni non a tema né programmate, ma casuali, generate solo dal piacere, dall’abitudine, talvolta dal bisogno di stare insieme. Appunto il tavolo alla trattoria.
“Perché sono finiti questi cenacoli, questi appuntamenti? E’ forse colpa dei social, dello schermo del computer dietro il quale non c’è nessuno, e sulla cui rappresentazione non si può intervenire? Cioè della tecnologia che disumanizza i rapporti personali”?

Ravera chiede, Maraini non dà risposte.

Noi un abbozzo di spiegazione l’avremmo. E ci viene dall’avere frequentato a lungo una tavola di questo tipo alla trattoria da Otello alla Concordia, in Via della Croce.
Il tavolone del cinema, quando noi cominciammo a esserci, naturalmente molti anni fa e ai margini, riuniva a cena Gassman, Monicelli, Scola, Gregoretti, Maselli, Pontecorvo, Scarpelli, De Bernardi, Arlorio, Delli Colli. Il condensato del cinema italiano. Tutti più o meno coetanei. Abbiamo continuato a frequentare osservando: parecchi se ne sono andati definitivamente, altri hanno cominciato a non uscire più tanto da casa, finché la barca si è arenata da sé per mancanza di passeggeri e pilota. E in tutti quegli anni, ben pochi dei più giovani si erano fatti vedere.

La nostra ipotesi è che la colla di questi gruppi sia proprio l’appartenenza alla stessa generazione. Certo, conta anche fare lo stesso mestiere o avere le stesse idee politiche. Ma l’elemento principale rimane l’età. Perduta quella coincidenza, finisce anche il gruppo.
Un’esperienza personale e singola. Potrebbe non essere abbastanza; a noi sembra di si.


L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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