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ARTE CONTEMPORANEA, Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

ANTONIO COLOMBO ARTE CONTEMPORANEA

Via Solferino 44 | Milano

Sogno Lucido a cura di Michela D'Acquisto

da giovedì 14 febbraio dalle 18.30 alle 21

Sogno Lucido di Michela D'Acquisto

È evidente che le forme di 108 affondino le loro radici nell'intangibile. Essenziali e tuttavia perfettamente eloquenti, sono sezioni d'ombra dai confini incerti, proiettate da qualcosa di indefinito. Non raffigurano nulla di direttamente conoscibile, cariche invece di significati appartenenti a una dimensione liminale.

Altrettanto manifesto è il ritorno ai colori: da sempre componenti integrali nei lavori dell'artista, nel corso del tempo la loro proporzione rispetto al nero – costantemente  dominante – si è modificata più volte. Nelle opere immediatamente precedenti a queste, il colore aveva assunto un ruolo marginale nel rappresentarne l'esiguo elemento razionale, ridotto a sottili linee che si inserivano nell'irrazionalità preponderante delle macchie scure e da queste venivano in gran parte assorbite.

Adesso, in un processo impulsivo fortemente ispirato agli scritti di Huxley riguardanti la percezione e alla teoria sui colori di Kandinskij, 108 ne rivaluta le proprietà sensibili in grado di avvicinare la realtà al piano spirituale. Non è dunque un caso che il blu, associato alla sfera del soprannaturale, sia presente nella maggior parte delle opere che compongono Sogno Lucido, intente come sono a esplorare la dimensione onirica, l'inconscio, la parte irrazionale: «La vocazione del blu alla profondità è così forte, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa e intima. Più il blu è profondo e più richiama l'idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale. […] Se è molto scuro dà un'idea di quiete. Se precipita nel nero acquista una nota di tristezza struggente, affonda in una drammaticità che non ha e non avrà mai fine»1. Presenti anche le gradazioni della terra in autunno – alla quale l'artista è indissolubilmente legato – come il giallo, che «si può anche paragonare all’estate morente, che dilapida assurdamente le sue energie nell'incendio delle foglie autunnali»2, le tonalità mutevoli e vibranti del rosso, la quiete del verde, e il bianco e le sue sfumature invernali, che rimandano al silenzio assoluto del cielo in attesa della neve.

 

Ciò che rimane immutato è la prevalenza del nero, «[...] colore con minor suono: su uno sfondo nero qualsiasi colore, anche se ha un suono flebile, sembra forte e preciso»3. Introspettivo e irrazionale, dall'incomparabile impatto simbolico e visivo, esprime anche formalmente la spiccata dualità dei lavori di 108 – in quanto è plenitudine e, nel contempo, vuoto.

L'intera opera dell'artista è volta a liberarsi dalla subordinazione della realtà e a svincolare la parte più istintiva della propria essenza, quanto meno sul piano dell'immateriale. La disposizione stessa dei lavori in galleria sintetizza perfettamente la tensione risultante dal tentativo di conciliare razionale e non: la linearità dell'allestimento si interrompe nella project room, dove un'installazione casuale di ceramiche primitive e forme irregolari – un “museo dell'inspiegabile”, per usare le parole di 108 – riflette l'inesorabile affermarsi dell'irrazionalità sulla ragione.

 

Soprattutto, la natura irrisolta delle forme permane. Nell'adattare e alterare il lessico della geometria per raffigurare quello che va oltre al visibile, 108 si colloca di diritto fra gli artisti che rifiutano la figurazione per rappresentare la spiritualità esclusivamente attraverso l'astrattismo geometrico: su tutti, la svedese Hilma Af Klint, che dopo essere entrata in contatto con la Società  Teosofica di Helena Blavatsky e le teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, crea un ciclo composto da centinaia di dipinti diagrammatici, diretta da entità superiori alle quali riserva la monumentale opera della sua intera esistenza. Attiva già durante il decennio precedente a quello in cui lavora Kandinskij, è solo la prima di una presumibilmente infinita serie di autori che assimilano astrazione e immaterialità: dai più noti Malevič e Mondrian, a Emma Kunz, che nella Svizzera della prima metà del Novecento realizza disegni su carta millimetrata di grande formato che condividono estetica e funzione con il mandala, e Olga Fröbe-Kapteyn, contemporanea di Jung, del quale traduce gli archetipi in vivide opere di importante valenza simbolica.

108 è accomunato a questi artisti non solo dall'assoluto bisogno di trascendere la realtà, di inventarla e plasmarla come nel corso di un sogno lucido – durante il quale si è consapevoli di stare sognando e diventa dunque possibile orientarne la narrativa – ma anche da quello di agire come medium tra arte e spirituale, abbandonando il controllo della razionalità e lavorando guidato unicamente dall'inconscio.

La spersonalizzazione attuata dalla rinuncia al proprio nome e dalla scelta di essere invece identificato dalla cifra 108 – tre numeri, commutabili in una linea e tre cerchi, dal significato sacro per molteplici religioni – assolve pienamente a questo fine: in questa maniera l'artista opera anonimamente, unicamente in funzione di una pulsione trascendente che esula dalla pura pratica artistica.

Per 108, quest'ultima equivale a un processo istintivo riconducibile a un rituale intensamente privato, il cui risultato è un'opera onnicomprensiva, declinata anche in fotografia e in musica, che custodisce in sé ogni aspetto della sua vita: le chiare influenze di Arp e delle leggi del caso – e, più in generale, delle avanguardie del Novecento – le culture e le religioni orientali incontrate durante studi e viaggi, che si contrappongono ai culti primordiali e alle tradizioni popolari del Piemonte delle sue origini.

Non per nulla, il dittico Portali D'Inverno rimanda già dal titolo a tutto ciò che è caro all'artista: il caso e le ripetizioni che governano la natura, la stagione fredda e i suoi colori, le 108 forme dal significato elusivo che si comportano come aperture astratte in comunicazione con altre realtà. Altrettanto intenso è Ingresso Al Sogno, emblema dell'intera mostra, in cui un'unica macchia blu dall'eccezionale potere ipnotico induce uno stato di calma artificiale, preludio di visioni oniriche.

 

Per quanto in apparenza semplici, i lavori di 108 sono inesplicabili a parole. O meglio, avverto un limite evidente nell'utilizzare il linguaggio per descrivere l'arte di chi comunica eccezionalmente senza alcun tipo di mediazione.

Ho incontrato per la prima volta le sue opere tredici anni fa, in una mostra collettiva: anche se molto diverse da quelle attuali, già si distinguevano da tutte le altre. Solo molto tempo dopo, in seguito a una serie del tutto casuale di eventi e incontri, sono rientrata in contatto con i suoi lavori, che nel frattempo si erano liberati del superfluo, raggiungendo la straordinaria qualità espressiva che ancora adesso li rende unici. In quel momento mi hanno svelato qualcosa che all'epoca ancora non sapevo di me stessa, la necessità – e la possibilità – di ritrovare nell'arte una sensazione di appartenenza a qualcosa di superiore. È ciò che provo di fronte alle opere di alcuni degli artisti che ho citato in questo testo, ma più di frequente attraverso quelle di 108 e di tutti i creatori anonimi o guidati da spiriti, di chi produce arte inconsapevolmente e senza vincoli. Raramente mi sono sentita nella stessa maniera in gallerie e musei; molto più spesso camminando nella natura del Basso Piemonte, che non a caso condivido con Guido.

Osservare le sue forme nere, astratte ma organiche, incredibilmente semplici e ipnoticamente ripetitive, è per me una modalità di meditazione aniconica. Racchiudono e rivelano l'appartenenza alla terra e ai suoi culti primordiali, una conoscenza radicata nel mondo sotterraneo, e, nella loro essenzialità, riconducono al più puro stato di consapevolezza.

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Vivere il Sogno.

La settimana scorsa, da poco conclusa, è stata densa di eventi e suggestioni. Intanto, molti di voi mi hanno scritto invitandomi ad essere più possibilista su Sanremo e a dare alla manifestazione canora, una chance. Pur riconoscendomi che alcune delle mie ironiche stoccate avevano un senso e che non mi si poteva liquidare come un hater qualunque. Appunto … gli haters non sapevo che esistessero, non essendo sui social.

Così stimolato, ho provveduto a dare un’occhiata (a tratti) e a farmi segnalare momenti e personaggi interessanti. Devo ammettere che alcune cose mi sono parse interessanti in senso generale, altre interessanti in senso antropologico. Come suggerito da alcuni di voi (ascolto sempre i miei lettori di cui apprezzo il calore e il masochismo nel continuare a leggere i miei sproloqui) ho vestito il cappello del nazional-popolare e mi sono guardato qualche momento del Festival in diretta ed altri recuperati dal web.

Molto interessante la partecipazione di Alessandro Quarta e Roy Paci, musicisti che stimo e che, sicuramente, non sono notissimi al grande pubblico. Pur apprezzando il tentativo, devo dire, che mi sono sembrati un po’ fuori posto su quel palco anche se le loro performance sono state di livello.

Ma , passiamo alle canzoni in concorso. Lungi da me giudicare il gusto del pubblico e della giuria: non credo di essere in grado, visto che per me, la musica è tutt’altra cosa. Se dovessi per forza provare sotto la minaccia di un’arma, direi che il brano degli Zen Circus è quello che mi è piaciuto di più: bello e difficile. Quindi inadatto per la kermesse. Lì vanno le cose facili e le semplificazioni. Faccio qualche esempio. Il biopic cinematografico sulla vita di Freddy Mercury con un monumentale Rami Malek, è diventato il musical dell’anno. Sì … proprio così: giudicato come un film musicarello alla stregua di Sister’s Act e Mary Poppins. Con tutto il rispetto ma non poteva essere nemmeno lontanamente considerato in quella categoria. Se poi, nella gestione della gag, ci metti (attualmente) il più grande attore italiano, non stai dando un’informazione giusta al pubblico e (peggio) la stai rendendo credibile.

Tornando alla musica. Mi sono divertito molto ad ascoltare testi di grande spessore poetico e di grande forza realista. Qualcuno esortava il suo interlocutore a “baciargli l’anima”. Ma ce n’era per tutti i gusti: chi può chiedere di essere ascoltato, invitando l’altro o l’altra, a “chiudere dolcemente gli occhi” prima di farlo? Ho provato a darmi una risposta e alla fine ho trovato: un ipnotista!

Ora, non che il mio titolo di oggi sia particolarmente ricercato (ci tornero’) … ma, in una nazioni di naviganti e poeti mi aspettavo qualcosa di meglio.

Una nota particolare va dedicata alla giuria. Partiamo dal presupposto che è composta da persone che nel loro ambito professionale e artistico, stimo. Pochi, però, avevano competenze in materia di musica. Sembrava più un baluardo di radical chic contro l’imperante populismo. Per essere un baluardo, l’ho trovato un po’ leggerino … e, anche qui, poco intonato all’atmosfera dell’Ariston.

Altra nota dissonante, il “pezzo” sulla paternità … Un dialogo tra padre e figlio, tra serio e faceto, tra teatro e rap. Bisio e Anastasio non mi hanno fatto battere il cuore, muovere un sopracciglio o tenere il tempo con il piedino. Sono rimasto molto stupito delle critiche molto lusinghiere che hanno ricevuto. Forse, non l’ho capito.

Un’altra riflessione la merita Loredana Berté. L’unico vero personaggio di questa edizione: brava, ingombrante, dissacrante, unica e autentica. Per me, la vincitrice morale della sessantanovesima edizione. Avrebbe meritato miglior fortuna.

Ma nei contest è così… Pensate al povero Nino D’Angelo finito tra gli ultimi.

No … Il gioco di parole con Ultimo non lo faccio. Mi è simpatico!

Stucchevoli le polemiche artefatte e politicamente scorrette su vincitori e vinti, su significati e significanti delle scelte. Alla fine, vince qualcuno e qualcuno perde. E’ un concorso.

Restiamo sempre devoti al televoto! Sempre sia lodato! Non è cosa che possiamo mettere in dubbio. E’ il mistero della fede del Festival e dei talents show di grido.

Infine, gli eventi in sala stampa, mi hanno aperto tutti i chakra. Non avevo mai assistito a una così meravigliosa verve, a questa effervescenza naturale. Ho gridato, finalmente: sulla Terra c’è ancora vita!

Ma torniamo al mio titolo. Il peggiore da quando tengo questa rubrica. Ho una scusa. Buona, anche!

Prima che il Festival occupasse tutte le mie cellule, ero stato in quel di Trezzo sull’Adda. In un luogo chiamato Live Music Club hanno suonato gli storici Uriah Heep (1969  anno di fondazione del gruppo). Tra i padri fondatori del movimento dell’hard rock britannico ma, soprattutto, proto-metal e prog.

Bizzarro che la Storia non fosse a Sanremo ma in un piccolo paese della Lombardia. Sapendo che erano nei paraggi, io li avrei voluti a costo di scambiarli con la sala stampa e il bravo Ultimo! No… Non è vero a loro non avrei mai rinunciato … Forse, allora, gli davo Il Volo e Cristicchi.

Portavano in Italia, il loro ultimo album “Livin’ The Dream” (Vivere il Sogno, N.d.R.). Un lavoro tra i migliori degli ultimi anni e, forse, anche in assoluto.

Molto maturi e ricercati i suoni, la band ha eseguito dall’ultimo LP, la title track Livin’ the Dream,  Knocking On My Door e Waters Flowin insieme ai grandi classici come Lady in Black, Gipsy e Easy Livin’ (eseguita tra i bis). Mick Box, ultimo “superstite” tra i membri originali, porta sul palco la maturità delle sue settantuno primavere ma l’entusiasmo e l’energia di un ventenne: grande la sua performance sulle sei corde.

Bellissimo vedere tanti ragazzi giovani insieme a tanti capelli bianchi tra il pubblico. Oltre alla vita, c’è ancora speranza per l’umanità su questo pianeta.

Mentre scrivo continuo a riflettere sulle vostre gradite e preziosissime critiche … Sapete che probabilmente avete ragione! Sono troppo legato alla Storia. Dovrei evolvermi anche io e farmi piacere cose più contemporanee.

Tipo chiudere dolcemente gli occhi ed ascoltare o andarmi a cercare chi voglia o possa baciarmi l’anima.

Sto uscendo bendato.

di Paolo Pelizza

© 2019  Rock targato Italia

 

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1958 – 2018 Sessant'anni di Rock Italiano: la nuova compilation realizzata da Rock Targato Italia con la SAAR

1958 – 2018 Sessant'anni di Rock Italiano: la nuova compilation realizzata da Rock Targato Italia con la SAAR ..
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Il festival Rock Targato Italia da anni lavora per fare da scouting sui nuovi fermenti underground; la SAAR invece ha visto nascere il rock sin dai primordi, tenendo conto che Milano e' stata una delle capitali europee del fenomeno.

Il festival Rock Targato Italia da anni lavora per fare da scouting sui nuovi fermenti underground; la SAAR invece ha visto nascere il rock sin dai primordi, tenendo conto che Milano e' stata una delle capitali europee del fenomeno.

Da tradizione conclamata e soddisfacente, Rock Targato Italia, ogni anno, dedica le copertine delle sue compilation ad opere di artisti contemporanei. Quest’anno, in occasione della XXXI edizione della manifestazione, la copertina rappresenta l’opera di Giovanni Manzoni, dal titolo Madonna Desnuda.

Dice Giancarlo Passarella, il nostro diretur ..Questa notizia mi coinvolge due volte: innanzi tutto celebra il ruolo della SAAR, dando dignità ad una serie di eventi storici, partendo dal raduno (censurato e blindatissimo) al Palaghiaccio di Milano del 1958. Dall'altra crea un gancio (culturale e non solo) con il lavoro svolto dallo staff diretto da Francesco Caprini per il festival Rock Targato Italia. Ecco perciò miscelati vecchie glorie e nuovi puledri scalcianti..

Questa infatti la scaletta del cd (ma la compilation si puà anche trovate sugli store digitali):
Adriano Celentano – “Il tuo bacio è come un rock” Un brano simbolo di uno dei personaggi più iconici della nostra cultura popolare. C’è bisogno di presentazioni?
Tony Dallara – “Come Prima” Uno dei primissimi esempi, destinati a fare scuola, di ballata rock romantica in italiano. Uno dei precursori di un filone musicale ancora oggi fortunatissimo.
I Campioni – “Tintarella di luna” La versione originale, cantata da una band seminale del rock’n’roll italiano, di una canzone entrata ben presto nell’immaginario collettivo.
Franco Battiato – “La Torre” I primi passi di un promettente ragazzotto siciliano sbarcato a Milano col sogno di fare musica. La preistoria di Battiato. Prima ancora di “Fetus”.
Luigi Tenco – “Ragazzo mio” Inquietudine profonda, malinconia e impegno sociale. La rivoluzione culturale del ’68 sarebbe arrivata solo quattro anni dopo ma Tenco era già avanti anni luce.
Enzo Jannacci – “El portava i scarp del tennis” Le origini della canzone d’autore più autentica. Quando la musica incontra il desiderio di raccontare la realtà con uno sguardo fuori dai canoni.

Jack Anselmi – “Libero” Amarezza, ironia e andamento giocosa. Un brano fintamente sbarazzino per raccontare in modo pungente il mondo di un lavoratore precario.
Daniele Chiarella – “Abissi” Una canzone d’amore delicatissima dall’atmosfera sognante scandita solo dalla chitarra acustica e poco altro.
Lo Stato Delle Cose – “Buona fortuna” Fra indie, pop e richiami new-wave. Una band che erge a propria bandiera la spontaneità e il desiderio di raccontare le relazioni umane nel modo più sincero.
Massimo Francescon Band – “Arcobaleni al temporale” Un cantautore rock capace da sempre di coniugare una scrittura tanto immediata quanto elegante con uno sguardo aperto e attento sul mondo.
NOT – “Sogni e Bisogni” Si può anche essere pop nel modo più sfacciato possibile senza per questo rinunciare alla raffinatezza: questo brano ne è la dimostrazione.
Organico Ridotto – “Frate de Saie” Un progetto affascinante e suggestivo che parte dal dialetto abruzzese per reinventare il folk in chiave estremamente contemporanea e personale.
Rolling Carpets – “Qualcosa di più” La frizzantezza di una band giovanissima e piena di energia sposa l’amore per la melodia con la passione per le sonorità rock più internazionali.
VXA – “Colpo di reni” Una ballata rock scura, sincera e introspettiva che mette a nudo le inquietudini di un uomo qualunque di fronte alla vita.
Blank – “Statics Breather” Sonorità sintetiche e melodia. Un progetto modernissimo e affascinante tanto nelle scelte sonore quanto nell’approccio e nei contenuti.
Andrea Devis – “Pezzi di cuore tra i cuscini del divano” Elettronica dal gusto anni ’80, ritornello pop martellante e un testo malinconico sullo smarrimento che segue la fine di un amore.
Inside The Hole – “Beer! Sex!..and fuckin' roll” Il titolo dice già tutto: una band siciliana con un amore viscerale per il blues più sporco e il rock’n’roll più americano.

Chiosa il Passarella ..Interessante e da recensire.. e poi ricordo le volte che sono stato in giuria nelle prime edizioni di Rock Targato Italia, ma ho anche nel cuore le quattro puntate del programma Rock a Mezzanotte che abbiamo prodotto con Francesco Caprini per Italia1..

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NYLON In tour per promuovere il nuovo album

NYLON In tour per promuovere il nuovo album

“Quasi Fosse Una Tempesta”

tutte le date:

Nylon, band vincitrice della 30a edizione di Rock Targato Italia, promuoverà il nuovo album “Quasi fosse una tempesta” in diversi locali e radio lombarde.

L’album, disponibile in tutti i webstore dal 5 febbraio 2019, è composto da 10 tracce, tra cui il singolo di debutto “L’indecente”, uscito a novembre 2018.

Di seguito, potete trovare tutte le date del tour e i dettagli di ogni serata.

Inoltre, per essere sempre aggiornati, potete seguire la Pagina Facebook del gruppo nella sezione Eventi al link: https://goo.gl/oR2KGp

LE DATE:

 

  • Venerdì 8 febbraio 2019, ore 21.00 – L’Isola Ritrovata, Alessandria (Via Santa Maria di Castello 8, 15121)

 

  • Sabato 9 febbraio 2019, ore 22.30 – Circolo Pick Week, Vigevano (Corso Novara 229, 27029, PV)
  • Lunedì 11 febbraio 2019, ore 21.00 – Intervista con Radio Cantù
  • Venerdì 22 febbraio 2019, ore 22.30 – Nuovo Birrificio Nicese, Nizza Monferrato (Strada Bossola 29, 14049, Nizza Monferrato, AT)
  • Sabato 23 febbraio 2019, ore 22.00 - Caffè Zanardi,  Milano (Via Magolfa 25, 22143, MI)
  • Venerdì 8 marzo 2019, ore 22.00 - Wally’s Pub, Tortona (Via Fratelli Daniele e Pietro Baiardi 1, 15057, AL)
  • Sabato 9 marzo 2019, Penelope, Milano (Via Madre Anna Eugenia Picco 16, 20132)
  • Sabato 6 aprile 2019, ore 22.00 – Garage Moulinski, Milano (Via Antonio Pacinotti 4, 20155, MI)
  • Venerdì 26 aprile 2019, ore 22.00 – New Ideal, Magenta (Viale Piemonte 10, 20013, MI)

 

NYLON

I Nylon nascono nel 2000 dalla collaborazione fra Filippo Milani e Davide Montenovi.

Per quasi una decade il progetto è consistito in un duo che ha portato nei locali del nord Italia i grandi classici del rock rivisitati in chiave acustica: un tributo culturale che ancora oggi costituisce un riferimento importante nella stesura delle composizioni.

Nel 2015 l’esperienza ha subito una svolta radicale, abbandonando il fronte delle cover in favore di una scaletta di brani propri inediti.

Al duo si è aggiunto il violoncello di Adriano Cancro, portando il nucleo della band a tre elementi.

I Nylon vantano una stretta collaborazione con Roberto Re e Fabio Minelli, strumentisti noti della scena lombarda.

Le diverse estrazioni dei musicisti creano un repertorio originale, in cui il genere cantautorato trova sostegno in arrangiamenti più elaborati che spesso hanno riferimenti ai generi più disparati (jazz, classica, manouche, folk, rock e hard rock).

Lo spettacolo ha una forte impronta teatrale, che mira a coinvolgere in modo diretto il pubblico per non lasciarlo semplice spettatore.

Il progetto riscuote i favori di critica e pubblico in ambito pavese, dove i concerti sono sempre sold out e dove la band ha ottenuto numerosi articoli e apparizioni su testate ed emittenti locali, radiofoniche e televisive.

I Nylon hanno aperto i concerti di vari artisti, fra cui Max Manfredi, le Luci della Centrale Elettrica, Roberto Angelini, Omar PedriniAlessandro Grazian 

Nel 2016 è uscito Antipasto Crudo, EP di quattro canzoni distribuito esclusivamente ai concerti.

Nel 2018 la band vince Rock Targato Italia.

A gennaio 2019 pubblicano il primo album dal titolo: “Quasi fosse una tempesta.

 

NEL WEB

Official Websitehttp://www.nylonproject.com

Instagram https://www.instagram.com/nylonofficial/

YouTubehttps://www.youtube.com/channel/UCM5PugHcUt4QwrERpCfd_Sw

Facebookhttps://www.facebook.com/nylonproject

 

Francesco Caprini

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576  Mob. 3925970778

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web: www.divinazionemilano.it

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Il Rumore Della Tregua, Massimo Volume e Caravita.Tre album per febbraio 2019:

Tre album per febbraio 2019: Il Rumore Della TreguaMassimo Volume e Caravita.
articolo di Roberto Bonfanti

Sono tempi difficili per chi vuole proporre un progetto che richieda un livello di attenzione che superi anche di poco la superficie. Ma, nonostante tutto, sotto la cenere qualcosa si muove e, in questo mese di gelo e malanni di stagione, è bello poter consigliare tre bei dischi capaci di avere anche una consistente dignità letteraria, oltre che musicale.

“Canzoni di festa”, il loro nuovo album dei milanesi Il Rumore Della Tregua prodotto da Giuliano Dottori, è un vero gioiello: canzoni intrise di una carica poetica abrasiva, costruite con un approccio di gran classe in cui si fondono alternative-rock, canzone d’autore e pura letteratura, che viaggiano immerse in atmosfere ombrose e decadenti. Un lavoro strapieno di fascino, scritto e prodotto con una cura d’altri tempi, che merita di essere scoperto e gustato con estrema calma.

Ogni uscita discografica dei Massimo Volume non può che considerarsi un evento per il rock italiano. “Il nuotatore”, la nuovissima prova della storica band capitanata da Emidio Clementi, è un album che condensa al proprio interno l’essenza del gruppo e ne conferma per l’ennesima volta l’importanza: chitarre che graffiano in puro stile anni ’90, suoni asciutti e stridenti, viaggi post-rock in territori densi di inquietudini e, in mezzo a tutto questo, la voce profonda di Emidio con il suo stile inconfondibile, la sua poetica che non fa sconti e i suoi slanci da autentico narratore carveriano.

Caravita è un cantautore. Di quelli che amano tanto guardarsi attorno quanto farsi domande e cercare di darsi delle risposte. Ma di quelli che sanno anche che la canzone è fatta tanto di pensieri quanto di melodie pulite che scorrono dritte verso la meta. “Come sempre”, il suo ultimo album, è esattamente così: un disco di canzoni. Canzoni d’autore dall’anima intimista e riflessiva ma dalle vesti leggere e aggraziatamente pop.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog rocktargatoitalia.eu

 

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COMPILATION ROCK TARGATO ITALIA 2018 "1958 – 2018 Sessant’anni di rock italiano" A GRANDE RICHIESTA PUBBLICATA ANCHE IN VERSIONE CD

Acquistabile pure via mail  

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La compilation di Rock targato Italia è dedicata, in parte, ai sessant’anni di storia della musica rock italiana, 1958 – 2018 e dall’altra ai gruppi emergenti contemporanei.

Dal meeting al Palaghiaccio di Milano del 1958, ai numerosi locali rock sparsi nel territorio nazionale, frequentati oggi da molti artisti che propongono brani inediti originali e di qualità, inclusi nella compilation:

Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Tony Dallara, I Campioni - la band di Roby Matano, frontman che ha inciso per primo “Tintarella di Luna”, e gruppo che nel tempo, ha visto debuttare un giovane Lucio Battisti alla chitarra - Luigi Tenco, Franco Battiato (alle prime esperienze discografiche).

Nata a Milano negli anni Ottanta, la rassegna musicale italiana Rock Targato Italia è una tra le più interessanti manifestazioni di scouting, e ad oggi è giunta alla XXXI edizione in forma ottimale:

JACK ANSELMI, DANIELE CHIARELLA, INSIDE THE HOLE, LO STATO DELLE COSE, MASSIMO FRANCESCON BAND, NOT, ORGANICO RIDOTTO, ROLLING CARPETS, VXA, BLANK, ANDREA DEVIS.

La compilation, già disponibile in tutti i webstore, è da oggi anche in versione CD. Si tratta di un progetto (non esaustivo naturalmente) che coinvolge tutti coloro che hanno dedicato parte della loro vita alla ricerca, alla sperimentazione e alla gioia di realizzare se stessi come artisti e persone, creando tanti momenti indimenticabili, nuovi stili di vita, di cultura e costumi sociali.

LA COPERTINA, opera dell’artista GIO MANZONI

Da tradizione, Rock Targato Italia, ogni anno, dedica le copertine delle sue compilation ad opere di artisti contemporanei. Quest’anno, in occasione della XXXI edizione della manifestazione, la copertina (in foto) rappresenta l’opera di Giovanni Manzoni, dal titolo “Madonna Desnuda”.

L’artista, di origini boliviane, affronta spesso tematiche religiose nei suoi lavori, mescolando simboli e iconografia per parlare dell’influenza culturale sulle coscienze moderne. Da questa copertina, così come da tutte le altre opere di Manzoni, scaturisce gioia di vivere, dinamicità: in maniera immediata e diretta l’artista è in grado di creare effetti suggestivi agli occhi dell’osservatore.

 

SCALETTA CD

Adriano Celentano – “Il tuo bacio è come un rock” Un brano simbolo di uno dei personaggi più iconici della nostra cultura popolare. C’è bisogno di presentazioni?

Tony Dallara – “Come Prima” Uno dei primissimi esempi, destinati a fare scuola, di ballata rock romantica in italiano. Uno dei precursori di un filone musicale ancora oggi fortunatissimo.

I Campioni – “Tintarella di luna” La versione originale, cantata da una band seminale del rock’n’roll italiano, di una canzone entrata ben presto nell’immaginario collettivo.

Franco Battiato – “La Torre” I primi passi di un promettente ragazzotto siciliano sbarcato a Milano col sogno di fare musica. La preistoria di Battiato. Prima ancora di “Fetus”.

Luigi Tenco – “Ragazzo mio” Inquietudine profonda, malinconia e impegno sociale. La rivoluzione culturale del ’68 sarebbe arrivata solo quattro anni dopo ma Tenco era già avanti anni luce.

Enzo Jannacci – “El portava i scarp del tennis” Le origini della canzone d’autore più autentica. Quando la musica incontra il desiderio di raccontare la realtà con uno sguardo fuori dai canoni.

Jack Anselmi – “Libero” Amarezza, ironia e andamento giocosa. Un brano fintamente sbarazzino per raccontare in modo pungente il mondo di un lavoratore precario.

Daniele Chiarella – “Abissi” Una canzone d’amore delicatissima dall’atmosfera sognante scandita solo dalla chitarra acustica e poco altro.

Lo Stato Delle Cose – “Buona fortuna” Fra indie, pop e richiami new-wave.  Una band che erge a propria bandiera la spontaneità e il desiderio di raccontare le relazioni umane nel modo più sincero.

Massimo Francescon Band – “Arcobaleni al temporale” Un cantautore rock capace da sempre di coniugare una scrittura tanto immediata quanto elegante con uno sguardo aperto e attento sul mondo.

NOT – “Sogni e Bisogni” Si può anche essere pop nel modo più sfacciato possibile senza per questo rinunciare alla raffinatezza: questo brano ne è la dimostrazione.

Organico Ridotto – “Frate de Saie” Un progetto affascinante e suggestivo che parte dal dialetto abruzzese per reinventare il folk in chiave estremamente contemporanea e personale.

Rolling Carpets – “Qualcosa di più” La frizzantezza di una band giovanissima e piena di energia sposa l’amore per la melodia con la passione per le sonorità rock più internazionali.

VXA – “Colpo di reni” Una ballata rock scura, sincera e introspettiva che mette a nudo le inquietudini di un uomo qualunque di fronte alla vita.

Blank – “Statics Breather” Sonorità sintetiche e melodia. Un progetto modernissimo e affascinante tanto nelle scelte sonore quanto nell’approccio e nei contenuti.

Andrea Devis – “Pezzi di cuore tra i cuscini del divano” Elettronica dal gusto anni ’80, ritornello pop martellante e un testo malinconico sullo smarrimento che segue la fine di un amore.

Inside The Hole – “Beer! Sex!..and fuckin' roll” Il titolo dice già tutto: una band siciliana con un amore viscerale per il blues più sporco e il rock’n’roll più americano.

 

(presentazione a cura di Roberto Bonfanti, scrittore)

 

Divinazione Milano ringrazia la SAAR Records, la casa discografica italiana, con sede a Milano più longeva d’Italia, e tutti i protagonisti della compilation, che sono da ascoltare con attenzione e spirito libero.

 

più informazioni su:

  1. rocktargatoitalia.eu
  2. divinazionemilano.it

fb Rock Targato Italia

fb Divinazione Milano

https://www.youtube.com/user/rocktargatoitalia.

 

 

FRANCESCO CAPRINI

Divinazione Milano S.r.l.

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VIRTUS, La connessione tra il reale e il virtuale

VIRTUS

La connessione tra il reale e il virtuale

Fabbrica del Vapore 

Spazio The Art Land - lotto 10
Via G.C. Procaccini 4 – Milano
Ingresso libero


Giovedì 7 febbraio 2019 alle ore 18.00, dopo il MACRO di Roma si inaugura, presso la Fabbrica del Vapore - Spazio The Art Land - lotto 10 a Milano, la mostra dal titolo: Virtus | La connessione tra il reale e il virtuale - Con la direzione artistica di Antonietta Campilongo, è promossa dall’Associazione Neworld, Nwart, con il patrocinio del Comune di Milano nell’ambito del progetto Spazi al Talento.


Con la collaborazione degli artisti invitati a partecipare, per 6 giorni saranno esposti gli sviluppi del mondo del web nella visione odierna e ciò che produce oggi in campo artistico. Gli artisti, ognuno con il proprio linguaggio espressivo interpreterà il mondo virtuale attraverso l’arte e la creatività.
Aree multidisciplinari: Arti visive, video, performance.
Artisti: Marco Billeri, Antonella Bosio, Juna Cappilli, Isabel Carafì, Vincenza Costantini, Pino de’ Notariis, Schirin Fatemi, Lucia Ferrara, Ignazio Fresu, Valeria La Torre, Marco Loddo, Fabrizio Loiacono, Maria Carla Mancinelli, Tina Milazzo, Flaviana Pesce, Adriana Pignataro, Simonetta Pizzarotti, Loredana Raciti, Consuelo Rodriguez, Gerardo Rosato, Giovanna Silvestri, Renata Solimini, Anna Tonelli, Flora Torrisi, Jack Tuand, Angela Valentini, Lisa Yachia, Grace Zanotto
PERFORMANCE
Anteprima video e performance: • Raptus in Lapsus Ideazione performance: Juan Diego Puerta Lopez - Performer: Lara Ferrara - Ideazione video: Lara Ferrara - Per la regia di: Juan Diego Puerta Lopez noto regista teatrale colombiano.I suoi spettacoli sono stati in tournée in tutta Italia, suscitando un grande interesse sia del pubblico che della critica. Ha aderito alla mostra multimediale TORTURE con tre performance da lui dirette, contra le torture nel mondo per i diritti umani con il patrocinio di Amnesty International. - Direttore della fotografia e montaggio: Andrès Arce Maldonado, sua la regia deI lungometraggio “Falene” (selezionato al festival di Montpellier e al Raindance di Londra) e “Carta Bianca” vincitore al Riff (Roma IndipendentFilm Festival ) del premio della distribuzione, proiettato al cine Festival di Bogotà. Ultime sue regie il docu-film "Bernini racconta Bernini" ed "Il mio regno" prodotto da Siliàn e prossimamente in uscita. - Descrizione video, performance: Auto installazione video, un percorso composito, un'opera errante che coinvolgerà il pubblico ad intraprendere un’esperienza di attraversamento e partecipazione immediata e spontanea. Una fusione tra opera e performance durante la quale si potrà osservare ascoltare ed entrare a far parte di un collegamento globale, in diretta, tra l'opera e il luogo che la ospita. Interamente girato nella struttura del ex manicomio Santa Maria della Pietà - Si ringrazia la ASL Roma 1 per la gentile concessione.
• Changing Together : Nanotech Burka VS Climate change
Super Burka Girl project di Grace Zanotto. Live A/V set by Katatonic Silentio.
Se le soluzioni all'interno del sistema sono così difficili da trovare, allora dobbiamo cambiare il sistema stesso. Nanotech Burka è una cellula abitativa mobile in simbiosi con la natura, grazie all'applicazione delle nanotecnologie può affrontare gli elementi rimanendo impermutabile. Fuoco e Ghiaccio, Aria e Acqua, Neve e Lava, tutto scorre e nulla è troppo piccolo per non poter fare la differenza. Come un'arca che attraversa il tempo, trasportando l'umanità verso la comprensione dell'ineluttabile simbiosi con il Pianeta. Presentazione di Katatonic che collabora alla performance: Katatonic Silentio è un’artista multimediale, sound designer e dj di base a Milano, co-fondatrice del collettivo Cyberspeak Music. Tra le espressioni musicali e culturali che la spingono ed alimentano troviamo le arti digitali, la sound art, la musica elettronica, ambient e sperimentale. Musicalmente, i suoi set spaziano da atmosfere dense e profonde a veloci passaggi cinematici.
Intervento: Heritage BIM (H - BIM)
La visione olistica nel restauro sostenibile della metodologia BIM applicata agli edifici storici. Casi studio di palazzo Gulineli - Canonici Mattei. Architetto Cristiano Ferrari
VIDEO
• Third Eye Flying di Maria Korporal
In questo video, l’artista agisce con quello che chiama il suo “terzo occhio”: una piccola videocamera collegata alla fronte. Sulla pista dell’aeroporto storico Tempelhof di Berlino decolla e vola nello spazio. Vediamo ciò che vede attraverso il suo terzo occhio, quando raggiunge l’area di cui Man Ray ha parlato nel suo “Pepys Diary” (1959): “In qualche parte dello spazio le immagini di tutta la storia passata dell’umanità viaggiano sulle onde dell’etere”. Musiche: “The Geometry of Time” di Michael J. Stewart - Sceneggiatura originale: Maria Korporal
• Writing on the Moon di Daniela de Paulis
Commissionato per il programma radiofonico 'Ether Snuiven', Writing on the Moon è ispirato al romanzo di Italo Calvino 'Cosmicomiche' e in particolare al primo capitolo, 'La Distanza della Luna'. Il video mostra le parole mentre 'cadono' dalla superficie della Luna, come suggerito dal romanzo, che utilizza concetti scientifici, costruendo storie fantasiose intorno a loro. Le parole, convertite in suono e trasmesse verso la Luna come onde radio da una stazione in Brasile, sono riflesse dalla superficie lunare, ricevute dal radiotelescopio di Dwingeloo nei Paesi Bassi e visualizzate mentre tornano dal lungo viaggio, creando una poetica cascata visiva, in un atto giocoso di libere associazioni. La distorsione delle lettere è causata dalla lunga distanza percorsa dalle onde radio (circa 800.000 Km) e dalle irregolarità rocciose della superficie lunare, che disperde i segnali radio in tutto lo spazio circostante, dopo che essi ne hanno toccato il suolo. Le parole, che possono essere lette verticalmente, riecheggiano simbolicamente la condizione speciale della Luna descritta nel romanzo, per cui gli oggetti semplicemente cadono dalla sua superficie, verso la Terra.…


SCHEDA TECNICA
Titolo: VIRTUS La connessione tra il reale e il virtuale
A cura di: Antonietta Campilongo
Luogo: Fabbrica del Vapore – spazio The Art Land - lotto 10 - Via G.C. Procaccini 4 – 20154 Milano - Ingresso libero
Durata: Dal 7 al 12 febbraio 2019
Inaugurazione: giovedì 7 febbraio ore 18.00 – 21.00
Orari di apertura: Venerdì 11.00 - 19.30 - Sabato 11.00 – 20.00 – Domenica ore 11.00 - 20.00 – Lunedì /martedì 14.30 – 18.30
Progetto: Associazione Neworld
Organizzazione: Associazione Neworld - ecologia e sociale - NWart
Patrocinio: Nell’ambito del progetto Spazi al Talento Fabbrica del Vapore - Comune di Milano
Press Office: Lara Ferrara Comunicazione – T. 347 8812239 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Neworld - Nwart
www.antoniettacampilongo.it
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T. 339 4394399

 

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DELIRIUM. IL LUNGO VIAGGIO - ZONA Music Books

ZONA Music Books informa
Sanremo (Imperia) - Club Tenco (piazza Cesare Battisti)
mercoledì 6 febbraio 2018 ore 16.30
presentazione del libro + live set

DELIRIUM. IL LUNGO VIAGGIO
di Mauro La Luce / ZONA Music Books
La storia della band genovese che esordì al grande pubblico sul palco del Festival di Sanremo 1972 con "Jesahel", e che viaggia verso i suoi 50 anni di attività sulle ali del successo internazionale, raccontata dal suo storico paroliere.

Conduce l'incontro Francesco Paracchini (L'Isola della musica italiana)
Intervengono l'autore Mauro La Luce e Piero Cademartori di Editrice ZONA / ZONA Music Books 

In conclusione live set dei Delirium

Ingresso libero / In allegato la copertina del volume

Compra il libro su Amazon al prezzo speciale di Euro 13,51 invece di 15,90

https://www.amazon.it/Delirium-lungo-viaggio-Mauro-Luce/dp/8864387072/


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LO STUDIO DI GIORGIO MORANDI - Fotografie di Gianni Berengo Gardin

PRINT ROOM
a cura di CONTRASTO GALLERIA

 

LO STUDIO DI GIORGIO MORANDI
Fotografie di Gianni Berengo Gardin
Inaugurazione

giovedì 7 febbraio 2019, ore 18.30

L’artista sarà presente

La mostra rimarrà aperta fino al 24 marzo 2019

 


Lo studio di Giorgio Morandi
Print Room a cura di CONTRASTO GALLERIA
Via Meravigli 5
20123 Milano
t. 02 89075420 - c. 339 7124519
lunedì – venerdì h. 10-18 e su appuntamento
ingresso gratuito

 

La Fondazione FORMA per la Fotografia è creata da CONTRASTO.

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SCREEN TEARING

 

SCREEN TEARING


Agostino Bergamaschi, Davide Dicorato, Matteo Gatti, Francesco Pacelli, Marco Schiavone, Alan Stefanato, Natália Trejbalová

A cura di Dimora Artica


Inaugurazione: mercoledì 6 febbraio ore 18.30

Apertura mostra: dal 6 febbraio al 7 marzo 2019
Sabato, domenica, lunedì h 16.00 – 20.00, altri giorni su appuntamento

Luogo: DIMORA ARTICA, via Dolomiti 11 – Milano (MM1 Turro)


Dimora Artica presenta Screen Tearing, mostra collettiva che unisce le opere di sette artisti nati tra il 1988 e il 1992, con la quale viene inaugurata la nuova sede espositiva del project space milanese.
Il progetto espositivo nasce dalla volontà di indagare gli attuali cambiamenti nella percezione della realtà attraverso le opere di artisti di una generazione nata e cresciuta in un mondo dominato dalla pervasività della tecnologia e della comunicazione digitale.


La sempre più capillare diffusione di computer, internet e smartphone ha imposto nuove modalità di archiviazione e scambio delle informazioni, determinando nuove modalità di percezione del mondo. La sovrabbondanza di informazioni che ci provengono dal web, e la loro organizzazione in schermi e finestre sempre a portata di mano attraverso i dispositivi mobili, proietta in una dimensione fluida in cui coesistono infinite possibili realtà che possono essere richiamate con un clic, con una parola nel motore di ricerca o con un hashtag.
Parallelamente alla diffusione della comunicazione digitale, l'ingegneria genetica è divenuta di uso comune, rendendo manipolabili i processi biologici, e la robotica diviene sempre più sofisticata, presentando macchine e device a base organica in grado di interagire fluidamente con l’umanità.
In tale scenario il confine tra vero e falso e tra naturale e artificiale decade a favore di una realtà ibrida in cui finzione narrativa, biotecnologie e androidi si fanno elementi costitutivi della realtà contemporanea.
La tecnologia si mostra sempre più morbida, ergonomica, lieve, efficiente, ma ciononostante permangono zone di imponderabilità in cui il distratto fluire delle immagini s'interrompe a favore di una maggiore problematicità dell'esperienza estetica.

Influenzata dalle recenti trasformazioni tecnologiche, la ricerca artistica degli ultimi anni ne esprime l'impatto culturale, senza farne una copia pedissequa ma riportando sempre l'attenzione sulla complessità dei processi evolutivi, spesso associando modalità artigianali a forme avveniristiche o rallentando il ritmo visivo per coinvolgere lo sguardo in una dimensione meditativa.
Il fenomeno è simile allo screen tearing, meccanismo digitale per cui si genera un’immagine alterata a partire da due o più frame simili di base. Il processo, dovuto a una differenza nella frequenza di aggiornamento tra sorgente e monitor, genera dunque un’immagine nuova e inattesa, possibile ma non reale, in cui l’errore diventa soggetto attivo nella generazione della forma. Come un’immagine generata da un processo di screen tearing, l'arte pone momenti d'incongruenza nella linearità della visione ordinaria, stimolando l'attenzione e aprendo a diverse possibilità interpretative.

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DIMORA ARTICA
Via Dolomiti 11 – Milano
Sabato, domenica, lunedì h 16.00 – 20.00, altri giorni su appuntamento
Saturday, Sunday, Monday 4.00 - 8.00 pm, other days by appointment
Tel. +39 380 5245917
www.dimoraartica.com / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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