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Il problema ontologico, sangue, zanzare e kebab.

Il problema ontologico, sangue, zanzare e kebab.

Questa è sicuramente un’estate ricca di eventi epocali. Qualche settimana fa, il fatto che il mondo stesse cambiando me lo aveva suggerito questo accadimento: la storia inizia con due simpatiche signore di mezza età, eleganti e passate, recentemente, dal parrucchiere che ho incontrato su un tram. Le due signore si erano inerpicate su un argomento che, evidentemente, stava loro molto a cuore e, cioè: quanto era ingiusto che loro stessero in piedi, abbarbicate agli appositi supporti mentre, una ragazza sudamericana con bimbo neonato era comodamente seduta. Argomentando da esperte del problema dei flussi migratori, spiegavano che non bisogna più farne venire di “questi qui”, perché poi non ci si può far fare nulla. Cosa facciamo? Li facciamo diventare tutti “kebabbari”? Ce ne sono troppi anche di quelli e poi, a loro il kebab neanche piace.

Io che, come sapete, ho un’intelligenza dentro alla media non riesco a capire cosa c’entri il kebab con il Sudamerica. Per carità, magari lo fanno anche lì … ma non credo che sia la specialità del continente. Avrei dovuto chiedere, perché ora questo dubbio mi dilanierà per sempre.

Penso, anche, che a questi discorsi ci si sta assuefacendo. Si abbozza. A volte, ti viene quel sorrisino sarcastico sulla faccia che racconta di profonda indulgenza e compassione per chi fa questo tipo di dichiarazioni. L’indignazione? E’ fuori moda, oggi. Oggi, ci hanno raccontato che quello è un problema e che se, non stiamo benissimo, è colpa loro. “LORO” è pregno di significati sinistri. Loro non sono come noi. Loro chiamano Dio in un altro modo o, addirittura, ne hanno un altro. Loro vogliono portarci via la nostra identità e sostituirsi a noi. Questi sono i discorsi (sic).

Nel frattempo, raggiungo due amici e andiamo all’Ippodromo del Galoppo. Ci sono gli Iron Maiden. L’organizzazione, come al solito (è Vertigo n.d.r.) è impeccabile, le zanzare implacabili. Saranno immigrate, anche queste … Ai miei tempi si paventavano per un’ora al tramonto e poi, all’alba. Queste sono stakanoviste del vampirismo, sono in giostra ventiquattro ore al giorno. Ci sbranano, nonostante i litri di Autan utilizzati.

Lo spettacolo comincia con la Battaglia d’Inghilterra. Sopra la testa dei musicisti appare addirittura un volteggiante Spitfire della RAF in scala 1 a 1. Bruce Dickinson appare sul palco facendo un salto di quasi due metri manco fosse Hussein Bolt ai tempi d’oro. Questi ultrasessantenni sono in forma smagliante e, ancora in grado di competere con un bel po’ di ventenni in energia e carisma. Sono come un vino importante che migliora con l’invecchiamento.

Il popolo dei Maiden è di sedicimila unità, stasera. Tutti attenti e coinvolti. Pronti ad esplodere sui “classici” come quando durante l’esecuzione di The Trooper, Dickinson sostituisce The Union Jack con il nostro Tricolore. Passano anche Run to the Hills, The Number of The Beast e Fear of the Dark. Manca The Rime of The Ancient Mariner alla scaletta, ormai da qualche anno. Brano al quale sono particolarmente affezionato.

Le scene passano dai cieli e i mari della Gran Bretagna del 1940, a quelli dell’interno di una catedrale gotica, allo storico campo di battaglia in Crimea. Le suggestioni sono sempre nel loro inconfondibile stile e, da sempre,  ci piacciono.

Cambia qualche arrangiamento. Secondo me, in meglio. A sorpresa, viene eseguita una intro con chitarra acustica, cosa inusuale per la band britannica. McBrain suona una batteria di 10 metri quadri preciso ed efficace come un metronomo anche sulle parti più complesse, così come Harris. Il concerto finisce dopo due ore e mi lascia con un certo numero di bozzi di zanzare, tre litri di sangue in meno ma felice.

Dopo qualche ora, le due signore mi tornano in mente. Scaccio il pensiero.

Il giorno dopo sono al Carroponte a Sesto San Giovanni, comune dell’hinterland milanese che è definitivamente stato inglobato dalla metropoli e che era famoso per le industrie e ora (più tristemente) è famoso per le dismissioni industriali e come uno degli zanzarifici più importanti della Lombardia. L’attesa è per  Alice in Chains. 

Prima di loro suonano i Rival Sons da Long Beach. Mi sento davvero ignorante perché non li conosco. Non conosco nemmeno i loro pezzi (nel momento in cui scrivo, credo di aver ascoltato tutto o quasi e sicuramente mi sono documentato ma, non farò quello che la sapeva lunga anche prima) ma sono belli, pieni di suggestioni blues e di armonizzazioni molto Anni Settanta (sinceramente, molto più Led Zeppelin che Stati Uniti del Sud). Il cantante ha una voce e un modo di cantare che ricorda molto quello di Plant, più ancora di come lo facesse Chris Cornell (che continua a mancarci terribilmente). Anche le chitarre sono molto vicine a quelle della più grande rock’n roll band ever. Suoni e stesure sono “evolut” dal rock’n blues e hard rock dei favolosi Seventies. Ci ripromettiamo di documentarci su Jay Buchanan e soci.

Le due signore tornano in un pessimo presagio. Cominciano gli Alice in Chains. Per me è la prima volta che li sento live e la primissima volta che li sento con la voce di DuVall (ha sostituito lo scomparso Staley, n.d.r.). L’inizio non è il migliore possibile. Il suono è impastato e la voce non si sente benissimo. Inoltre, questi ragazzi di Seattle sono un po’ ingessati e sembrano più voler officiare messa che coinvolgere il pubblico. Poi il livello della voce viene alzato (troppo …) rivelando che William DuVall non è nella sua serata migliore. E’ poco “in voce” e arriva spesso in ritardo. Il fonico, inoltre, sembra dover rincorrere i musicisti. Complici questi problemi e la loro stitichezza sul palco, la situazione non sembra decollare. Le cose cambiano (migliorando) nella seconda parte, dall’esecuzione di Down in The Hole (al Carroponte la cantano anche le numerosissime zanzare) e degli altri cavalli di battaglia. Il pubblico “scalda” il gruppo che prova a rispondere, con alterna fortuna, fino alla fine. Devo ammettere che sono uscito da lì un po’ deluso. Troppo poco per una band che ha fatto Storia ed è nel gotha di quelle che hanno un seguito planetario vendendo circa 35 milioni di dischi anche, quando i tempi avevano determinato che comprare un disco era un po’ da sfigato (e il sottoscritto era guardato con grande sospetto).

Nella mia testa, tornano ossessivamente le due signore. Mi viene da pensare di essere fuori moda. Eh già, perché io credo che dovrebbe essere proprio la difesa ad oltranza della nostra identità a renderci più aperti, solidali ed empatici. Penso che le due signore dovrebbero sapere che tutti questi sventurati che rischiano la pelle loro e dei loro figli, vengono qui perché i nostri governi e le nostre aziende internazionali (quelle delle economie forti) si sono appropriati delle loro risorse con mezzi sempre discutibili e, in alcuni casi, criminali ( ad esempio, privando intere popolazioni dell’accesso all’acqua). Le due signore dovrebbero sapere che i vescovi (in Italia) hanno (ri)trovato che nel Nuovo Testamento è scritto di amare il prossimo tuo come te stesso e che il Samaritano (infedele) andrà in Cielo perché ha prestato soccorso a chi ne aveva bisogno. Il Corano, anche lui, recita che chi salva un uomo salva tutta l’umanità. Non è che tutte questi benpensanti si approfittano della vacanza della divinità per praticare la più stupida delle superstizioni: che esistano dei noi e dei loro? Le signore dovrebbero, in conclusione,  assaggiare il kebab. Ogni tanto lo mangio perché mi piace.

Torno a casa con il fortissimo desiderio di provare anche quello sudamericano.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia.

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Fondazione Mudima: inaugurazione della mostra dell'artista Katsuro Kimura mercoledì 11 luglio alle ore 18:30

La Fondazione Mudima è lieta di presentare i lavori più recenti dell’artista giapponese Katsuro Kimura, molti dei quali realizzati appositamente per gli spazi della fondazione.

La mostra comprende lavori su carta tradizionale giapponese e lavori su pannelli di legno o lavor'acqua come li definisce lo stesso artista.

Lavor'acqua è una parola coniata per rappresentare la fusione tra il potere dell'acqua e le fluttuazioni del corpo.

Le carte Washi sono carte fatte a mano, prodotte con fibre vegetali, come da  tradizione giapponese. L'artista interviene su di esse con polvere di grafite e bastoncini d'incenso. Il suo tratto è spontaneo e raffinato, gli sfumati si trasformano in materia pittorica.

Sui pannelli di legno invece l'artista ha voluto recuperare l'antica tecnica dell'affresco, sovrapponendo strati di materiale. Nella parte finale del processo lavorativo, l'artista applica della cera d'api alla superficie, ottenendo così più trasparenza.  In questo modo la sua pittura è organicamente viva e trattiene le tracce e le vibrazioni di una natura cangiante.

Come scrive lo stesso artista “La natura parla sempre attraverso i suoi innumerevoli cambiamenti ed evoluzioni. Rampante, continuerà a sfidare gli esseri umani con la sua forza. Pensandoci, come un flusso silenzioso, ogni giorno ci fa provare contemporaneamente i sussulti del cuore o la calma della mente. Inutile dire che la convivenza empatica con ciascuna delle quattro stagioni mi ha regalato molti benefici. Mi sono fermato di fronte a questa grandiosa percezione del movimento spazio-temporale. Ho ascoltato, toccato e, come in un gioco silenzioso, il cuore ha iniziato a vibrare permettendomi di incontrare un'energia misteriosa che mi fa sentire l'armonia tra gioia e dolore. Senza dubbio il segno lasciato da quella sensazione è fonte della mia ispirazione. La situazione che si crea in quel "luogo", portatrice del sistema di "inevitabilità del tutto'', è più bella di qualsiasi artefatto che l'uomo possa produrre. Sull'opera stessa ripeto l'atto di porre (o sovrapporre) gli elementi plastici secondo il cambiamento di sostanza che si verifica nella fluttuazione dello spazio-tempo. Tentando di unificare la sensazione fisica conscia con quella inconscia, affidandomi al gioco delle forme che intercorre tra il breve spazio dell'apparire e scomparire, elaboro autonomamente la mia espressione pittorica. Recentemente, in questa sperimentazione, prendo a motivo il linguaggio (calligrafia). In particolare attraverso la stratificazione di antichi caratteri hiragana (uno degli alfabeti usati in Giappone), esploro quel “luogo".

 

 

Biografia

1941 Nato a Tsuyama, nella prefettura di Okayama

1967 Università Nazionale delle Arti di Tokyo, Laureato presso il Dipartimento di Pittura, con specializzazione in Dipinto ad olio (Premio Akata per i risultati di acquisto delle opere)

1969 Conseguimento master dell’Università Nazionale delle Arti di Tokyo, trasferimento in Italia presso l'Accademia di Belle Arti di Brera

1975 Rientro in Giappone

Attualmente:

Visiting Professor presso Kyoto University of Art and Design

Docente part-time presso Tohoku University of Art and Design

Docente part-time presso Kanazawa College of Art

 

La mostra resta aperta fino al 24 luglio 2018

Orari: dal lunedì al venerdì 11-13 e 15-19

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Merovingi, Odette Di Maio e Motta. Le recensioni di Roberto Bonfanti

Tre album per luglio 2018: MerovingiOdette Di Maio e Motta.
articolo di Roberto Bonfanti

Merovingi sono stati un’autentica rivelazione durante una serata di selezione di Rock Targato Italia di un paio di anni fa. Una proposta inquieta e profonda d’altissima classe, capace di innestare in modo incisivo il suono del sax all’interno di una formazione tipicamente rock d’autore e soprattutto di dare vita a una scrittura elegante, cupa e inquieta ricca di riferimenti alti che spaziano, in modo per nulla autocompiaciuto, dalla spiritualità alla filosofia. “Siamo silenzio”, ep con cui i Merovingi tornano a farsi sentire a tre anni di distanza dall’esordio, non fa che confermare quanto di buono il gruppo aveva già dimostrato in passato, mettendo insieme tre inediti ricchi di fascino e chiudendo il cerchio con una cover de “Il fiore” di Juri Camisasca che sembra cucirsi perfettamente sulla pelle della band.

A quasi vent’anni dallo scioglimento dei Soon e dopo una serie lunghissima serie di collaborazioni e progetti (fra cui quello, a nome Miss O, in duo con il belga Jan De Bock), Odette Di Maio pubblica per la prima volta un lavoro discografico interamente a proprio nome. S’intitola “Infinity pool” ed è un concentrato intimo di canzoni minimali dall’atmosfera crepuscolare a cavallo fra pop e folk americano. Sei brani, di cui cinque inediti e una cover di “Circle” di Edie Brickell, in cui la fascinazione della cantautrice nei confronti del lato migliore della musica americana emerge nel modo più delicato possibile, fra arrangiamenti spogliati di qualunque orpello e atmosfere ombrose volte a valorizzare le melodie pulite e le interpretazioni fortemente confidenziali ed emotive della voce di Odette.

Fra i nomi più in voga nel cosiddetto panorama indie del 2018, Motta sembra uno dei pochissimi capaci di staccarsi dalla massa. L’artista toscano, con “Vivere o morire”, conferma di avere la dote di sapersi raccontare in modo personale attraverso canzoni apparentemente sgraziate basate su loop ipnotici, suoni scarni e melodie incerte che riescono a intrigare proprio per quel senso di precarietà che sembra rispecchiare perfettamente il mondo dell’autore e l’immaginario che permea la sua scrittura. Un disco particolare che punta completamente i riflettori sulla personalità dell’autore con il suo fascino da rocker dismesso, la sua spontaneità e il suo sguardo incantato sul mondo che lo circonda.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

www.rocktargatoitalia.eu

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ARTE FORTE | Aspettando il momento con Denis Riva

ARTE FORTE | Aspettando il momento
Cellar Contemporary presenta Denis Riva
Forte Larino, Sella Giudicarie (TN)

Opening  7 luglio 2018 | 18:00


Cellar Contemporary partecipa alla mostra diffusa in dieci Forti austro-ungarici del Trentino ARTE FORTE | Aspettando il momento a Forte Larino (Sella Giudicarie) con un progetto site-specific di Denis Riva, artista italiano "proveniente dal Ganzamonio".

Nei suggestivi spazi del forte l'artista si concentra sul rapporto tra il tempo dell'uomo e il tempo della natura, raccogliendo le suggestioni date dalla curatrice di ARTE FORTE Mariella Rossi, in un percorso espositivo articolato attraverso opere realizzate appositamente e altre recenti.
La mostra proseguirà fino al 23 settembre 2018.

Vi ricordiamo che l'inaugurazione si terrà a Forte Larino sabato 7 luglio alle ore 18:00.

ARTE FORTE è un format ideato due anni fa da Giordano Raffaelli, che permette all'arte con il suo linguaggio universale di entrare in luoghi un tempo destinati alla guerra, aprendo gli occhi del pubblico su nuove visioni.

 

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La scrittrice siriana Dima Wannous in Italia ospite de "La Milanesiana"

La giovane scrittrice siriana Dima Wannous in Italia

ospite de LA MILANESIANA 2018

Letteratura Musica Cinema Scienza Arte Filosofia Teatro e Diritto 

Ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi.

I diritti del suo romanzo Quelli che hanno paura, pubblicato in Italia da Baldini+Castoldi, sono stati acquisiti dai più importanti editori europei (tra cui Gallimard, Signatuur, Blessing Verlag, Harvill -Penguin Random House).

"Quelli che hanno paura è un romanzo atroce e bellissimo, che ci fa entrare nella Siria devastata dalla guerra, fra le rovine che ha lasciato nell'anima di chi è rimasto e di chi è fuggito."

Caterina Bonvicini

Robinson - La Repubblica

 

A proposito del romanzo:

Dima Wannous

Quelli che hanno paura 

Damasco. Suleyma e Nessim si incontrano nella sala d’aspetto dello psicologo Camille, e si innamorano. Quando nel 2011 le loro strade si dividono, Suleyma rimane a Damasco con la madre, in attesa di avere notizie del fratello, Fu’ad, fatto sparire dal regime. Nessim, medico e scrittore, emigra, insieme al padre paralizzato e demente, in Germania: madre e sorella sono morte sotto i bombardamenti di Homs. Separati dalla polvere della violenza e dal rumore del mondo, Suleyma e Nessim continuano a sentirsi, legati dal proverbiale filo di un telefono. Suleyma riceve le bozze del nuovo romanzo di Nessim e un dato è assolutamente trasparente: la sua protagonista le somiglia in maniera impressionante – ha trent’anni, è stata o forse è ancora paziente di Camille e, soprattutto, è dominata da una forma di paura strisciante, che la induce a trasferirsi a Beirut. Suleyma, che ha le chiavi dell’appartamento di Nessim, fa alcune sconcertanti scoperte. Prima trova il necrologio che il compagno aveva scritto per lei e altri suoi cari, anche se erano ancora tutti vivi; poi trova le fotografie di altre donne. Come può continuare ad amare Nessim? Non lo ha forse solo idealizzato? Suleyma va più in là e riesce a identificare, complice la segretaria di Camille, la possibile protagonista del manoscritto: si chiama Salma e vive a Beirut. Decide di andare a trovarla quasi fosse un incontro con se stessa: e infatti, all’appuntamento, ritrova in lei la sua stessa ansia, la sua stessa paura. A quel punto potrebbe fuggire, e invece decide di tornare a Damasco dalla madre. Si riconsegna, così, consapevolmente, alla paura che è anche la paura di tutta la sua generazione e, di fatto, le appartiene e la tiene viva.


BIOGRAFIA
Dima Wannous, scrittrice siriana, è nata nel 1982. Ha studiato letteratura francese e traduzione presso l’Università di Damasco e alla Sorbona. Scrive per il «Washington Post» e in arabo per «Al Safir» e «Al Hayat». Ha curato le pagine culturali della rivista online «Modon» tra il 2012 e il 2014. In Germania ha pubblicato Dunkle Wolken über Damaskus (Nubi nere su Damasco).

 Il programma dell'incontro

Domenica 8 luglio 2018

CINEMA MEXICO

Via Savona 57, Milano 

UN RACCONTO E OMAGGIO A THEO ANGELOPOULOS / 2 – ore 21

Dima Wannous, Petros Markaris, Andrée Ruth Shammah, Gianpaolo Donzelli, Theo Volpatti, enrico ghezzi, Giulio

Sangiorgio, Phoebe Oikonomopoulou Angelopoulos

 Prologo letterario

Dima Wannous

 

Letture

Petros Markaris

Andrée Ruth Shammah

Gianpaolo Donzelli

 

Contributo cinefotografico Ai Margini (2018, 5’)

Theo Volpatti

 

Intervengono

enrico ghezzi

Giulio Sangiorgio

Phoebe Oikonomopoulou Angelopoulos

 

A seguire proiezione

L’eternità e un giorno (1998, 137’) di Theo Angelopoulos

 

Serata a ingresso libero fino a esaurimento posti. 

 

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Finali Nazionali ROCK TARGATO ITALIA 30a Edizione

Milano 24, 25, 26 settembre 2018
LEGEND CLUB

(Viale Enrico Fermi 98 - angolo via Sbarbaro. Milano)

PROGRAMMA DELLE TRE SERATE E PREMI

Gli artisti in gara sono il risultato delle selezioni nazionali svolte in diversi rock club della penisola. Rappresentano differenti generi musicali e hanno l’obbligo di eseguire brani originali (no cover). una peculiarità del concorso, Rock Targato Italia per promuovere autenticamente la nuova scena musicale

Sono 17 band in gara, alle quali si aggiungono degli ospiti, che si contenderanno diversi premi. I criteri di selezione sono: la qualità, la ricerca, lo stile e l’innovazione. La giuria di qualità è composta da operatori del settore.

Il primo premio assoluto è una campagna promozionale della durata di 5 mesi, grazie alla collaborazione con l’Ufficio Stampa Divi In Azione di Milano.

Gran Premio Rock Targato Italia

Il premio in palio, consiste in una importante promozione a livello nazionale del progetto discografico e la partecipazione alla compilation di Rock Targato Italia che sarà pubblicata per il periodo natalizio

Premio Stefano Ronzani

Il premio speciale è dedicato al giornalista tra i più geniali della scena italiana. Curioso, preparato ed attento osservatore delle tendenze musicali, Stefano Ronzani (collaboratore di Tutto Musica e Mucchio Selvaggio), è stato tra i fondatori di Rock Targato Italia e per 10 anni direttore artistico della manifestazione. Il premio viene dato all’artista con la proposta più ricercata e sperimentale.

Premio Speciale CITTA DI MILANO

Premio Città Di Milano viene assegnato all’artista segnalato dal pubblico in sala, con la possibilità di pubblicare un proprio brano inedito, nella compilation di Rock Targato Italia.

Premio Compilation Rock Targato Italia

Compilation Rock Targato Italia: parteciperanno i primi otto classificati e sarà pubblicata per natale 2018. La compilation sarà promossa dall'etichetta Terzo Millennio a livello nazionale, attraverso stampa, tv e radio, social nuovi media.

Programma

24 settembre

25 settembre

26 settembre


Tutti i partecipanti eseguono brani originali (no cover). Per gli artisti tempo massimo a disposizione è di 20' per n. 4 brani. 

GIURIA

La giuria, sarà composta da operatori di diversi ambiti artistici.

SONO APERTE LE ISCRIZIONI PER PARTECIPARE ALLA NUOVA EDIZIONE

 

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NOT Summer Tour ‘018

29 giugno Nuovo Birrificio Nicese (Nizza Monferrato, AT)

19 luglio – Asylum Bees – Trò (Collegno, TO)

21 luglio – Sottosopra (Chieri, TO)

22 agosto – La Nave Dei Folli (Chieri, TO)

24 agosto – Stranamore (Pinerolo, TO)

 

Prosegue il tour dei NOT che saranno impegnati in diverse date estive.

Il prossimo appuntamento sarà il 29 giugno alle ore 21.30 presso il Nuovo Birrificio Niecese a Nizza Monferrato (Strada Bossola 29, AT).

A seguire, il 19 luglio la band si esibirà all’Asylum Bess-Trò di Collegno alle ore 21.30 (Via Torino 9/6, TO).

La terza data si terrà il 21 luglio al Sottosopra di Chieri (via San Giorgio, 1, TO). L’appuntamento è alle ore 20.

Il 22 agosto la band si esibirà alla Nave Dei Folli a Chieri alle ore 21.30 (Strada della Rezza, 87, TO).

Il tour terminerà il 24 agosto a Pinerolo presso il centro culturale Stranamore alle ore 21.30 (Via Ettore Bignone, 89).

Durante il tour i NOT eseguiranno alcuni brani presenti all’interno del loro ultimo album “Sogni e Bisogni” disponibile in tutti i Webstore e negozi fisici dallo scorso 18 maggio.

L’ultimo disco della band è una raccolta di 13 canzoni dagli arrangiamenti musicali intriganti, raffinati, dal sapore universale e ricco di tematiche quotidiane non banali. Alla base c’è una forte necessità di comunicare, di parlare e di urlare un disagio, legato soprattutto alla generazione dei trentenni dal punto di vista umano, sociale e sentimentale.

 

NOT

l NOT, acronimo di Note Oltre Tempo, sono una band di Torino composta da Fabrizio Arini (voce e chitarra), Davide Berneccoli (batteria), Giorgio Ruggirello (basso) e Dario Marengo (chitarra).

Il gruppo debutta nel 2014 con i brani “I Miei Guai” e “Mi Giri Intorno”, realizzati in collaborazione con il produttore Luca Vicio Vicini, bassista dei Subsonica.

Successivamente produce l’EP “Il Primo Passo” registrato presso il CSP Studio di Rivoli (TO), album d’esordio autoprodotto e pubblicato nel 2016, seguito dai singoli “Vivere in Semplicità” e “Che gioia”.

Durante la registrazione del nuovo album presso il CSP Studio di Collegno (TO), la band ha collaborato con il chitarrista Enrico Morrone.

NOT è un contenitore, all’interno del quale risiedono le persone e le idee che danno vita a questo progetto dal colore indefinito, cangiante. Così, note e parole vengono trasportate in suoni ed ambientazioni sempre diverse. Oltre Tempo. Senza convenzioni. Senza bisogno di classificare un genere, uno stile.

È “solo” musica, basta lasciarsi andare.

 

NEL WEB:

Official site: http://www.noteoltretempo.it

Facebook: https://www.facebook.com/noteoltretempo/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCJt_Zk8LAHCgqqOLeIZG7cg

Instagram: https://www.instagram.com/noteoltretempo/

 

 

Ufficio Stampa DIVI IN AZIONE

Via Andrea Palladio 16 – 20135 Milano

Tel. 02 58310655 – 3925970778

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

divinazionemilano.it

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i NOT in concerto il 21 Giugno all'Incanto Summer Festival 2018 di Ivrea

NOT

in concerto

21 Giugno, ore 21.00

Incanto Summer Festival 2018

Piazza Ottinetti, Ivrea

 

I NOT si esibiranno all’Incanto Summer Festival di Ivrea in una serata davvero speciale.

La band torinese aprirà il concerto dei Faber Per Sempre, tributo a Fabrizio De André, con la partecipazione di Mauro Pagani, Vittorio De Scalzi, Pier Michelatti e altri componenti storici della band di Fabrizio De André.

I NOT presenteranno alcuni brani del loro nuovo album Sogni e Bisogni, una raccolta di canzoni dagli arrangiamenti musicali intriganti, raffinati, dal sapore universale e ricco di tematiche quotidiane non banali.

L’appuntamento è previsto per il 21 giugno alle ore 20.00 in Piazza Ottinetti, Ivrea. Il costo di ingresso è di €10.

 

NOT

l NOT, acronimo di Note Oltre Tempo, sono una band di Torino composta da Fabrizio Arini (voce e chitarra), Davide Berneccoli (batteria), Giorgio Ruggirello (basso) e Dario Marengo (chitarra).

Il gruppo debutta nel 2014 con i brani “I Miei Guai” e “Mi Giri Intorno”, realizzati in collaborazione con il produttore Luca Vicio Vicini, bassista dei Subsonica.

Successivamente produce l’EP “Il Primo Passo” registrato presso il CSP Studio di Rivoli (TO), album d’esordio autoprodotto e pubblicato nel 2016, seguito dai singoli “Vivere in Semplicità” e “Che gioia”.

Durante la registrazione del nuovo album presso il CSP Studio di Collegno (TO), la band ha collaborato con il chitarrista Enrico Morrone.

NOT è un contenitore, all’interno del quale risiedono le persone e le idee che danno vita a questo progetto dal colore indefinito, cangiante. Così, note e parole vengono trasportate in suoni ed ambientazioni sempre diverse. Oltre Tempo. Senza convenzioni. Senza bisogno di classificare un genere, uno stile.

È “solo” musica, basta lasciarsi andare.

 

NEL WEB:

Official site: http://www.noteoltretempo.it

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