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Dario Fo, il Matto in un mondo di pazzi

"Perchè, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignitá agli oppressi". Con queste motivazioni i giudici svedesi consegnarono il Premio Nobel per la Letteratura a Dario Fo il 10 dicembre 1997. L'attore, autore e scrittore milanese è stato da sempre in realtá un uomo di teatro, dotato di grande versatilitá: anche per questo la nomina e la successiva consegna del Nobel letterario di quell'anno lasciarono interdetti molti addetti ai lavori che sostenevano invece la candidatura di Mario Luzi. 

Dario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926) iniziò la propria carriera come autore e attore in televisione, canale dal quale però si allontanò presto a causa degli interventi frequenti della censura, per darsi ad un teatro sociale e impegnato insieme alla moglie Franca Rame.
Iniziano così a venire alla luce i primi germogli di quello che diventerá il Mistero Buffo, considerato da molti il capolavoro di Fo. Nello spettacolo l'attore riprese le tradizioni giullaresche medievali ibridandole con la commedia dell'arte italiana e la satira politica: il risultato è un monologo estremamente graffiante su vari temi sociali, politici ed ecclesiastici, il cui protagonista è spesso il "matto", ossia un uomo (o una donna) ai margini della societá che proprio in virtù della propria genuina ignoranza ribalta il mondo di finzioni costruito dai potenti e dalle istituzioni. In Mistero Buffo si scontrano la finzione e la realtá, col risultato che alla fine dei monologhi è il mondo del matto ad essere coerente, mentre quello della razionalitá istituzionale risulta ridicolo e totalmente incongruente. 
La stessa tecnica di ribaltamento della realtá viene utilizzata da Fo anche in "Morte accidentale di un anarchico", altro capolavoro dell'attore, in cui vengono confrontati e ridicolizzati i contrastanti comunicati stampa riguardanti la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli. 
La particolaritá del linguaggio teatrale di Dario Fo consiste soprattutto nell'uso del Gramellot, una lingua improvvisata e imitativa, collage di varie lingue che diviene comprensibile solamente grazie alla gestualitá e alla comunicativitá dell'attore. Nel caso di Mistero Buffo, Fo fa uso di diversi dialetti della pianura padana.
La cosa incredibile è che Dario Fo ha rappresentato Mistero Buffo in tutto il mondo, e il pubblico sembra non aver mai avuto problemi di comprensione: il Gramellot di matrice padana è stato "capito" da anglofoni, francofoni, persino popoli asiatici senza particolari problemi, prova del fatto che la comunicazione gestuale ed espressiva è spesso un mezzo di comunicazione più potente della lingua stessa.

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RE LEAR O IL PASSAGGIO DELLE GENERAZIONI, Milano Teatro Sala Fontana

Un'interessante proposta al

TEATRO SALA FONTANA

26-29 novembre 2015

RE LEAR O IL PASSAGGIO DELLE GENERAZIONI

Produzione Teatro Popolare d’Arte
col sostegno del Ministero dei Beni Culturali, Regione Toscana
da William Shakespeare
riduzione del testo e regia Gianfranco Pedullà

con Giusi Merli, Marco Natalucci, Gianfranco Quero
e con Roberto Caccavo, Simone Faloppa, Gaia Nanni, Claudia Pinzauti, Enrica Pecchioli, Francesco Rotelli, 
Lorella Serni,

Dopo il successo nell’interpretazione della Santa nel film Premio Oscar “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, Giusi Merli torna al teatro nei panni maschili di King Lear.

Lo scontro fra genitori e figli, l’antinomia fra vecchio e nuovo, un tempo arcaico e indefinito, precedente all’avvento della modernità, sono il fil rouge attorno al quale si compongono i tasselli del vasto universo shakespeariano. In King Lear, fra i tanti temi, l’autore parla di un difficile passaggio di poteri fra le generazioni di una mitica Inghilterra. Qualcosa di simile sembra accadere nella nostra epoca, dove la comunicazione fra padri e figli appare sbilanciata a favore di adulti sempre giovanili e giovani che faticano a imporre la loro funzione sociale non riuscendo a diventare adulti. Forse la morte ci fa più paura e una briciola di potere lusinga più del dovuto le nostre fragili vite. Mettere in scena Re Lear è come salire su una montagna e gettare un lungo e pietoso sguardo sul mondo, sulle conquiste e sulle cadute degli uomini. Una montagna misteriosa che, se scalata, svela lentamente la grandezza e la piccolezza del genere umano. Le rivalità, la competizione sfrenata, riportano gli uomini e le donne allo stato bestiale, alla violenza, alla guerra sterminatrice. È allora che si rompono i legami di solidarietà fra giovani e vecchi, fra padri e figli, tra fratelli e sorelle; e la vita umana si chiude nell’individualismo cieco, nella solitudine aggressiva, nella sofferenza e nell’insofferenza. Resta solo spazio per tamburi e rituali di guerra, dove la terra appare devastata e desolata; un deserto che solo una nuova generazione di giovani onesti - e eticamente motivati - può sperare di seminare e fecondare con pazienza, tenacia e nuovo respiro. Alcune suggestioni sono rintracciabili - sia pure sullo sfondo - in un certo cinema di Pasolini (Edipo Re e Medea) e altre nella lezione teatrale di Peter Brook, maestro di essenzialità scenica e leggerezza recitativa.


TEATRO SALA FONTANA - COME RAGGIUNGERCI
Via Boltraffio 21 - Milano


Tel. 0269015733 E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. M3 ( ZARA ) - TRAM ( 3 - 4 - 7 - 11 ) -
BUS
( 82 - 90 - 91 - 92 )
 Parcheggio convenzionato - via Ugo Bassi 2

Accesso disabili - con accompagnamento

PREZZI
Intero - € 18,00

Ridotto - € 14,00 (Studenti universitari / convenzionati )

Ridotto - € 9,00 (Under 14 / over 65 ) Gruppi scuola - € 9,00
PREVENDITE
www.teatrosalafontana.it - www.vivaticket.it

ORARI SPETTACOLI
Giovedì - sabato ore 20.30 domenica ore 18.00
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
prenotazioni telefoniche al numero 02 69015733 da lunedì a venerdì dalle ore 9.30 alle ore 18.00 via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

RITIRO BIGLIETTI
da lunedì a venerdì dalle 15:00 alle 18:00
la biglietteria apre due ore prima dell’inizio dello spettacolo Ritiro entro 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

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LA CATIVISSIMA-Epopea di Toni Sartana di e con Natalino Balasso al Teatro Menotti di Milano

Dal 25 novembre al 6 dicembre al Teatro Menotti

Teatro Stabile del Veneto

LA CATIVISSIMA-Epopea di Toni Sartana

di e con Natalino Balasso

Debutta  il 25 novembre  al Teatro Menotti  di Milano, Natalino Balasso in La Cativissima-Epopea di Toni Sartana.

Prodotto dal teatro Stabile del Veneto, lo spettacolo  è scritto, interpretato e diretto dallo stesso Balasso.

Con Balasso, sul palco, cinque attori bravi e preparati , impegnati in un testo nuovo dove l’autore inventa un mondo ispirato idealmente alla trilogia dell’Ubu Roi di Jarry, per denunciare pesantemente le contraddizioni politiche sociali ed economiche dei una regione come il Veneto.

Natalino Balasso interpreta il personaggio di Toni Sartana, che, solo per il semplice gusto del possesso, tradisce chiunque pur di raggiungere il suo scopo, sconosciuto anche a se stesso.

Le commedie sono scritte in italiano, ma alcuni personaggi usano un linguaggio che, seppur italiano, è intriso di venetismi e pronunce locali e giungono a creare una di quelle che Pasolini chiamava "le tante lingue dell'italiano".

In questa prima commedia si assiste alla resistibile ascesa di Toni Sartana, da semplice sindaco di un piccolo paese di campagna, fino ai vertici del suo partito, in seno al quale tradirà anche gli amici più fidati pur di diventare la massima carica della Regione Serenissima: Asessore ai Schei.

Ma questo non gli basterà, vorrà giungere a conquistare anche la confinante Regione Giulia

Le commedie sono scritte in italiano, ma alcuni personaggi usano un linguaggio che, seppur italiano, è intriso di venetismi e pronunce locali e giungono a creare una di quelle che Pasolini chiamava "le tante lingue dell'italiano". (N.Balasso)

Francesco Caprini

 

Dal 25 novembre al 6 dicembre TEATRO MENOTTI

via Ciro Menotti 11, Milano  tel. 02 36592544

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Che siccome che sono cecata... Auguri ad Anna Marchesini

18 o 19, chi può dirlo? Già, perché Anna Rita Marchesini ancora oggi è indecisa sul giorno esatto in cui è venuta la luce. Suo padre la segnò all’anagrafe come nata il 18, e così risulta in tutti i documenti, ma la madre ha sempre giurato che fosse venuta al mondo il 19. Beh, fra una diatriba e l’altra l’attrice non ha mai saputo la verità e ancora ci scherza su, sapendo che mai troverà risposta.

Nel frattempo noi, più ignoranti ancora sulla realtà, seguiamo ciò che la carta d’identità dice di lei, e cogliamo l’occasione oggi, 18 novembre, per farle gli auguri con un piccolo tributo alla sua carriera e alla sua arte. Forse i più giovani non conoscono questo nome, o non abbastanza, in tal caso noi consigliamo di cercarsi quanti più video possibili reperibili sulla rete per farsi un’abbuffata della sana comicità prodotta dall’attrice di Orvieto, sola o come membro del famoso Trio Lopez, Marchesini, Solenghi, con cui per anni ha calcato le scene teatrali e televisive.

Per la gioia dei nostalgici e la curiosità di chi non ha avuto modo di conoscerli dal vivo, nel 2007 sulla RAI il Trio ha proposto in una serie di puntate “Non esistono più le mezze stagioni”, un iter attraverso la loro carriera comica, fatta di spezzoni registrati da spettacoli teatrali come “Allacciare le cinture di sicurezza” (1987) e “In principio era il trio” (1991) o da scatch televisivi trasmessi a Domenica In o Fantastico, senza dimenticare la rivisitazione de “I Promessi Sposi” (1990), esibendosi anche dal vivo, in diretta, su vecchi e nuovi personaggi ironizzati e portati agli estremi più divertenti.

Parlando di Anna Marchesini e dei suoi personaggi non si può non citare uno dei cavalli di battaglia più volte portato in scena e riproposto, dato l’amore guadagnato dal pubblico. La sessuologa Merope Generosa che ha sdoganato un modo fine e allo stesso tempo diretto di fare della comicità sul sesso, ancora un tabù di cui parlare può essere rischioso. Balbettii, definizioni colorite e creative, un modo ammiccante ma quasi pudico di parlare con parole non finite o lasciate solo intuire che stregano ed incantano un pubblico che si riconosce nei racconti verosimili di una vita di coppia che fa più ridere di una finzione innaturale.

Ma la Marchesini è anche molto di più, nonostante la vena comica e parodistica sia sempre viva e attiva in lei. Attrice di teatro laureata in anticipo all’Università di Roma in psicologia, si diploma a 26 anni come attrice di prosa all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e prende parte ancora da studentessa a molte opere in cartello al Piccolo Teatro di Milano. Dopo il lungo connubio con il Trio, nel quale ha il massimo exploit, porta avanti una carriera solista sia in televisione che a teatro, divenendo uno dei personaggi del programma Quelli che il calcio e tornando a Sanremo, il cui palco l’aveva accolta per ben tre volte in precedenza, insieme ai colleghi Massimo Lopez e Tullio Solenghi. Il suo viaggio continua fra spettacoli teatrali come “Parlano da sole” (1998) e “Le due zitelle” (2005) tutti immancabilmente sotto la sua regia, terminando per il momento con “Cirino e Marilda non si può fare” (2014), tratto da un episodio narrato in uno dei suoi libri, l’ultimo, “Moscerine” (2013).

Si, perché oltre al rapporto attivo dato dal teatro, dalla televisione e persino dalla radio, con un unico episodio che l’ha vista al cinema al fianco di Enrico Montesano, Anna Marchesini ha iniziato con i propri romanzi ad avere un rapporto più intimo con il proprio pubblico, narrando storie di personaggi divertenti ma anche struggenti, come appunto la difficile analisi psicologica dell’ultimo personaggio maschile Cirino, ormai avanti con gli anni che si è lasciato scivolare via la possibilità di assaporare davvero la propria vita, mantenendo un profondo segreto e tabù dentro di sé, e riscoprendo platonicamente più che fisicamente questa passione che ha sempre taciuto anche a se stesso.

Una carriera piena, un continuo rinnovamento ed ennesime e sempre nuove sperimentazioni che non si sono lasciate abbattere dalla malattia che ha colpito e minato la salute dell’attrice, che prosegue con forza ad arricchire il panorama artistico italiano.

Rock Targato Italia rinnova con orgoglio gli auguri ad Anna Marchesini, condividendo una delle interpretazioni più amate, quella di Merope Generosa, portata in scena sul primo canale RAI nel programma “Non esistono più le mezze stagioni”.

Alla prossima risata.

La sessuologa - Anna Marchesini

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