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Articoli filtrati per data: Dicembre 2016

Recensione film Whiplash

Ho imparato a leggere prima di iniziare le scuole elementari. Ho uno dei ricordi più belli associati a mio padre che appartiene a quel periodo: lui che pazientemente mi aiuta a ritagliare macchinine, gonne, occhiali, cravatte ed ogni altro tipo di immagine presa dalle riviste già sfogliate. Avevamo un quaderno tutto per noi, un album per quel momento di creatività domenicale che rendeva entrambi felici, una ad incollare i pezzetti colorati, l’altro a scriverne sotto il nome e ad insegnare.
Arte, amore, dedizione e attesa, gli ingredienti che mi hanno portato a sviluppare una vera e propria passione per la scrittura e tutto il mondo letterario.


Quando però inizia a fare capolino lo zampino dell’ordine, dell’imposizione dall’alto, quando la scelta personale non è più la forza che move il sole e l’altre stelle, si può facilmente cadere preda di una paralisi creativa, di una dialettica d’amore-odio verso la disciplina prima tanto osannata e si rischia di metterla in disparte per qualche periodo. Il momento di straniamento a me capitò a causa di una maestra che, per tenermi allenata, mi costrinse a tenere giornalmente un diario, in cui annotare pensieri quotidiani, pena scrittura di pagine e pagine consecutive delle parole sbagliate cerchiate in rosso fuoco.


Cambiate oggetto, la musica e l’amore per la batteria, e soggetti, un adolescente determinato che studia al conservatorio e un insegnante al limite tra lo spingere al massimo le capacità degli alunni e il trattarli come il Sergente Maggiore Hartman in Full Metal Jacket, e avrete Whiplash.
Il film, vincitore di tre premi oscar, ha visto finora numerosi premi assegnati a J.K.Simmons, attore che interpreta Terence Fletcher, il dittatoriale educatore della migliore orchestra del conservatorio di Manahattan. Fletcher è il tipico maniaco del controllo, che gioca con le debolezze dei suoi “discepoli”, terrorizzati anche solamente a guardarlo dritto negli occhi. Un solo ragazzo incrocia volontariamente il suo sguardo, catturandolo per sempre: Andrew Neiman.


Andrew, spinto solo dalla sua grinta e dall’amore profondo per i grandi batteristi del passato, tra sudore, dita insanguinate, ritmo frenetico e massima velocità, si rifugia nell’unico mondo capace di comprendere a fondo la sua anima e il suo spirito ribelle che anela a dimostrare le proprie capacità, a diventare uno dei migliori batteristi jazz del presente. La maturità e il talento del ragazzo lo portano a farsi strada dapprima nella classe di Fletcher, di cui diventa membro titolare nonostante la sua giovane età, per poi arrivare ad ottenere anche le prime esibizioni sul palcoscenico, suonando alla perfezione il difficile brano Whiplash.
Lontano da un padre che sembra non appoggiare a fondo i suoi sogni, soffocando sul nascere possibili relazioni amorose che potrebbero distrarlo, Andrew continua imperterrito per la sua strada, che si rivela però troppo in salita a causa dello stesso insegnante che vorrebbe solamente aiutarlo a mettere in gioco il suo potenziale. Come ammette lo stesso Fletcher: “Ero lì per spingere le persone oltre le loro aspettative. Era quella la mia assoluta necessità”.


Andrew rimarrà sepolto da questa carica di lavoro fisico e mentale o riuscirà a emergere e a dimostrare, soprattutto a se stesso, che tutti i suoi sforzi sono valsi la pena?
Il mio intimo e profondo amore per la lettura e scrittura non è scomparso dopo quell’episodio avvenuto tempo addietro. Ci sono pause che ricaricano per più tenaci riprese, regalando una forza inaspettata. Le belle sorprese, se legate a qualcosa che amiamo con tutto il nostro cuore, non finiscono mai: perché siamo noi stessi che ce le creiamo, indipendentemente da chi ci sostiene o mette in difficoltà.

 


Titolo originale: Whiplash
Regia e sceneggiatura: Damien Chazelle
Paese di produzione: Stati Uniti
Lingua originale: inglese
Anno: 2014
Durata: 105 minuti
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere: drammatico

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INFERNO 1914 - 1918, Mostra I Guerra Mondiale di Tom Porta. FAMEDIO: Monumentale di Milano


PRESENTAZIONE MOSTRA.

Finalmente Porta ritorna a Milano, nella magnifica sede del Famedio, al Cimitero Monumentale, in mezzo agli spiriti dei grandi che li vi dimorano. Lo fa con la nuova mostra dedicata al centenario della I Guerra Mondiale, curata da Mario Giusti, cui sta lavorando ormai da due anni e della quale, nella prima settimana di novembre, è stata vista un’anteprima di 6 opere. Niente di meglio delle sue parole per illustrarne il contenuto, la storia:

“… A cento anni dall'inizio della Grande Guerra realizzerò un'esposizione di nuove opere dedicate allo scontro di culture, ideali, pensiero, tecnologie e uomini iniziato nel 1914.
L'importanza e l'influenza che questa guerra ha avuto sul 900, sulle arti, la politica, il pensiero moderno è incalcolabile, quanto lo è stata la tragedia umana che hanno vissuto tutti coloro che ne sono stati coinvolti.
Durante la Grande Guerra si realizza, con una grandiosità senza precedenti, il fallimento dell'uomo nel comunicare e prende corpo una straordinaria capacità di distruzione morale e fisica.
Questi due elementi sono l'esatto contrario dell’opera di Dante di cui mi avvalgo come canto di accompagnamento, inesauribile fonte di ragionamento e capolavoro dell'arte della parola. Da questo punto decido di partire abbinando il viaggio all'Inferno all'esperienza umana della Prima Guerra Mondiale.

Le opere conterranno elementi ottocenteschi, il secolo le cui idee cadranno nel fango dei campi di battaglia europei, così come visioni moderne idealmente figlie dell'intenzione rinnovatrice che ha trascinato nel conflitto artisti di tutti i paesi.
Creerò un percorso emotivo attraverso il formato dei lavori, ora di grandi tele di due metri, di carte, ora di piccole tavolette di legno di quaranta centimetri che desidero porti l'osservatore a vivere gli albori della cinematografia documentaristica di guerra.

I versi di Dante, presenti all'interno delle opere saranno la compagnia ed il compendio narrativo della mia ispirazione: come la silenziosa osservazione di luoghi e macchine, privi di significato, non fossero stati la tela bianca su cui si è dipinto col sangue di milioni di uomini la storia indiavolata del ‘900.
La ricerca non sarà però documentale ai fini storici, bensì un'ideale rappresentazione, attraverso volti e luoghi, famosi e non, della catarsi vissuta nei quattro anni di conflitto.
Inferno 1914-1918 costituisce altresì un prequel coeso e ragionato del mio percorso di ricerca sulla guerra e ne conterrà le sintesi pittoriche e grafiche che ho, fino ad oggi, raggiunto.

Tom Porta, Milano giugno 2013
Dal catalogo: “… Dante arriva nell’opera di porta portandosi dietro il titolo INFERNO, che diventerà un contenuto vivo e carnalmente impegnativo, tanto quanto l’incontro con Virgilio nella Divina Commedia fu determinante per la Via del racconto.
Ma arriva da più lontano che la presenza in quella prima opera che noi chiamiamo Il Soldatino.
C’è una grande tela del 2011, Checkpoint: un marine in primo piano tiene a bada un prigioniero in posa Guantanamo, inginocchiato, vestito Armani e con un sacco in testa per renderlo cieco, deprivarlo di realtà e collocazione. Il sacco è a griffe Vuitton, uno sberleffo alla Porta e sul muro sbrecciato, in fondo, compare sbiadita una scritta: “… fatti non foste a viver come bruti…”. L’eterno incipit di Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno, uno dei pezzi più belli in assoluto della poesia italiana, ecco per me quello fu il vero inizio di questa mostra…

… Oggi la soddisfazione è constatare come le opere non siano un caleidoscopio iconografico di date e appuntamenti, piuttosto un legame logico, emotivo tra il ciclo di Extinction, in cui Porta distrugge tutti i simboli architettonici della civiltà moderna, e la sua visione della guerra, in particolare questa.
Ha ragione John Milton, l’avvocato del diavolo, anzi il diavolo in persona: “…E chi, sano di mente, potrà mai negare che il XX secolo è stato interamente mio?...”

… E’ come se l’angelo vendicatore ed i cavalieri dell’Apocalisse concentrassero i loro ricordi del periodo più buio del ‘900 e guidassero la mano di Porta per darci una testimonianza attualissima dell’efferatezza umana: una mostra contro la volontà di dominio che racconta il tormento dell’uomo nell’eterno conflitto tra la sua immortale umanità ed il desiderio di INFERNO… Potrebbe fondare a pieno titolo il movimento degli Impressionanti.

Consapevole di ciò, in questa mostra c’è un tenero tentativo di normalità con una nuova presenza femminile: è chiaramente una ricerca influenzata dalla sua passione per Boldini, di cui molti scorgono parecchie tracce, da sempre. In particolare nei dipinti di tre donne. Oggi però, davanti ad una serie di ritratti molto riusciti, dal Barone Rosso al milite ignoto in trincea, alla donna ritratta in un interno distrutto, posso affermare che si sente forte questo desiderio di racchiudere nella forma umana del viso, della postura, una ricerca di scoperta interiore.
Chiudo col racconto di una generosità insolita: Porta si è reso disponibile ad accompagnare alcuni studenti ad una visita guidata alla sua mostra, in ogni città dove sarà esposto…”

SVILUPPO DELLA MOSTRA. Un articolato interessante sarà, in ognuna delle 4 città previste e con la collaborazione degli assessorati competenti, l’organizzazione di visite guidate con l’artista che hanno come scopo la conoscenza dei temi storico sociali che hanno portato alla Guerra Mondiale.
A MILANO, dal 29 aprile al 24 maggio 2015 presso il Famedio del Cimitero Monumentale. La mostra è inserita nell’ambito delle manifestazioni di “EXPO in Città” e gode dunque del patrocinio del Comune. Sono previste 4 visite guidate: 2 organizzate dall’Associazione Amici del Monumentale che si occupa proprio del patrimonio storico e culturale artistico all’interno del Famedio e del cimitero e altre due con gli studenti. Il 24 maggio poi, in occasione della giornata storica e della chiusura della mostra, il Comune con l’Assessorato al Commercio e Attività produttive, organizza una lezione sul tema di Milano ed il suo ruolo nella I Guerra Mondiale. Saranno analizzati il ruolo del Sindaco Caldara e la realizzazione di una prima grande rete di assistenza sociale nell’ambito della cosa pubblica. E’ prevista anche un’asta di beneficenza con un’opera da hoc di Tom Porta per raccogliere fondi per il restauro del sacrario della I Guerra.


ALCUNI DATI TECNICI.
PERIODO: dal 29 aprile al 24 maggio 2015 – orario: 08-17.30
LA MOSTRA.
10 tele, acrilico su tela, 150x200cm.
18 tele, acrilico su tela, 100x150cm
9 di diverse dimensioni: 60x60cm – 100x100cm
30 fra disegni, studi e carte di varie misure.

CATALOGO di 130 pagine, in 2000 cp, brossurato, a colori. Oltre alle opere, disegni e materiali vari, anche una serie di interventi di Mario Giusti, il curatore della Mostra, l’artista ed amico di Porta, Alessandro Papetti ed un saggio critico curato da Igor Zanti.

La mostra proseguirà a Firenze, Palazzo Medici Riccardi, nella Galleria delle Carrozze, dal23 settembre - 14 ottobre 2015, per raggiungere poi Roma in luogo ancora da definire con l’amministrazione ed a GENOVA, a Palazzo Ducale, da marzo ad aprile 2016.

 

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CA' DI FRA': Alberto Korda , La resistenza delle Immagini

 ALBERTO KORDA

La resistenza delle Immagini

Seconda mostra di Alberto Korda.

Se possibile, ancora più intrigante, almeno dal punto di vista della Storia della fotografia. Circa 30 foto Vintage, fatto non più così usuale, nemmeno nelle mostre proposte da Istituzioni e Musei.

Alberto Dìaz Gutièrrez (1928-2001), noto in tutto il mondo come Alberto Korda, avrebbe potuto essere un classico fotografo di moda cubano, invece incontrò la Storia e si ritrovò a vivere un periodo unico: la Rivoluzione cubana. Divenne il fotografo personale di Fidel Castro e per dieci anni lo seguì ovunque, considerando questo un onore; eppure la sua fama mondiale doveva legarsi ad un altro uomo: Ernesto "Che" Guevara. Universalmente noto lo scatto: il “Guerrillero Heroico”; l’indomabile ed indomato Che; sguardo fermo seppur velato rivolto alla folla riunita per il funerale delle vittime della nave La Coubre (5 marzo 1960).
Quella immagine divenne, grazie a Korda e ad un giovane Giangiacomo Feltrinelli, l’icona del guerrigliero che combatte per la Libertà, la Giustizia, l’Uguaglianza, nonostante tutto, nonostante se stesso. L’uomo Che, intimo ed umanamente fragile era destinato a diventare il Mito Che, un Universale, un Simbolo. Immortale.
Si tratta dell’immagine più riprodotta della storia della fotografia. Fu, certo, l’immagine più famosa di Korda, ma non l’unica. Egli ebbe modo di immortalare in differenti momenti di vita, sia Che Guevara, sia Fidel Castro. Nella mostra del 2012, abbiamo mostrato soprattutto gli uomini Castro e Guevara, cogliendo i loro momenti di svago (es. pesca d’altura, partita a golf) cosi’ come i momenti di lavoro quotidiano (Che Guevara mentre taglia canne da zucchero oppure prova nuovi macchinari agricoli); la mostra del 2015, invece, punta l’attenzione soprattutto sui momenti “politici", sui ritratti " ufficiali".
L’opera di Korda è importante sia da un punto di vista puramente artistico sia come testimonianza storica e sociale.
Per ricordare di ricordare….

Manuela Composti

 

INAUGURAZIONE GIOVEDI’, 7 Maggio 2015

Ore 18.00 – 21.00

Termine mostra Venerdì, 5 Giugno 2015
Orari galleria: LUN – VEN 10-13 / 15-19
SABATO SOLO PER APPUNTAMENtTO

 

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CA' DI FRA': Alberto Korda, La resistenza delle Immagini

 ALBERTO KORDA

La resistenza delle Immagini

Seconda mostra di Alberto Korda.

Se possibile, ancora più intrigante, almeno dal punto di vista della Storia della fotografia. Circa 30 foto Vintage, fatto non più così usuale, nemmeno nelle mostre proposte da Istituzioni e Musei.

Alberto Dìaz Gutièrrez (1928-2001), noto in tutto il mondo come Alberto Korda, avrebbe potuto essere un classico fotografo di moda cubano, invece incontrò la Storia e si ritrovò a vivere un periodo unico: la Rivoluzione cubana. Divenne il fotografo personale di Fidel Castro e per dieci anni lo seguì ovunque, considerando questo un onore; eppure la sua fama mondiale doveva legarsi ad un altro uomo: Ernesto "Che" Guevara. Universalmente noto lo scatto: il “Guerrillero Heroico”; l’indomabile ed indomato Che; sguardo fermo seppur velato rivolto alla folla riunita per il funerale delle vittime della nave La Coubre (5 marzo 1960).
Quella immagine divenne, grazie a Korda e ad un giovane Giangiacomo Feltrinelli, l’icona del guerrigliero che combatte per la Libertà, la Giustizia, l’Uguaglianza, nonostante tutto, nonostante se stesso. L’uomo Che, intimo ed umanamente fragile era destinato a diventare il Mito Che, un Universale, un Simbolo. Immortale.
Si tratta dell’immagine più riprodotta della storia della fotografia. Fu, certo, l’immagine più famosa di Korda, ma non l’unica. Egli ebbe modo di immortalare in differenti momenti di vita, sia Che Guevara, sia Fidel Castro. Nella mostra del 2012, abbiamo mostrato soprattutto gli uomini Castro e Guevara, cogliendo i loro momenti di svago (es. pesca d’altura, partita a golf) cosi’ come i momenti di lavoro quotidiano (Che Guevara mentre taglia canne da zucchero oppure prova nuovi macchinari agricoli); la mostra del 2015, invece, punta l’attenzione soprattutto sui momenti “politici", sui ritratti " ufficiali".
L’opera di Korda è importante sia da un punto di vista puramente artistico sia come testimonianza storica e sociale.
Per ricordare di ricordare….

Manuela Composti

 

INAUGURAZIONE GIOVEDI’, 7 Maggio 2015

Ore 18.00 – 21.00

Termine mostra Venerdì, 5 Giugno 2015
Orari galleria: LUN – VEN 10-13 / 15-19
SABATO SOLO PER APPUNTAMENtTO

 

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Teatro Vascello sala Giancarlo Nanni LA DANZA CONTEMPORANEA STAGIONE 2014-2015

DON QUIJOTE

22 – 23 - 24 aprile h 21
Quella di Don Quijote è una follia sana. Spinta da un impulso interiore che ne deforma la
realtà, tanta è la voglia di cambiarla. Il "folle" cavaliere ci mostra il problema di fondo
dell'esistenza, cioè la delusione che l'uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla
l'immaginazione, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui
l'uomo si identifica. Non è quindi difficile immaginarci come lui, oggi. Eterni cavalieri che
combattono quotidianamente con i mulini a vento di una società decadente. Il Don Quijote
contemporaneo è un uomo che viene illuso, deluso, ingannato e si trasforma da sognatore
ironico e spensierato in un personaggio tragico, che prima di dichiararsi risanato e pentito,
e dunque vinto, sul letto di morte, esclama: io sono nato per vivere morendo".
“Non muoia, signor padrone, non muoia. Accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché
la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così
senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e
dall’avvilimento...” E’ a queste parole, quelle che Sancho Panza rivolge al suo cavaliere
errante in fin di vita, che Loris Petrillo si ispira per affrontare il suo nuovo lavoro
coreografico. Un inno alla resistenza, al coraggio, un invito a rimettersi in piedi per
combattere la delusione che si subisce di fronte alla realtà. Oggi come centinaia di anni fa,
l’uomo si ritrova a subire una visione crudele della realtà che non ha spazio per
l’immaginazione, la fantasia, le aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con
cui identificarsi. Da sempre l’uomo è stato costretto dalle vicende della vita a ripetuti
compromessi, a sconfitte, a tristezze, ma con un pizzico di idealismo ogni folle potrebbe
essere più savio di quanto si possa credere e scoprire, contro ogni apparenza, la vera
essenza dell’esistenza. Con la sua sete di giustizia, il Don Quijote di Loris Petrillo, è quel
qualsiasi ma non qualunquista uomo che non teme di essere sconfitto e che anzi cerca il
continuo confronto come fonte di conoscenza, quell’uomo che non si stanca di
combattere, che se cade non ha timore a rialzarsi e più forte di prima, quell’uomo che
crede fortemente nei grandi ideali e si batte contro gli pseudo-principi privi di ragione,
quell’uomo disposto ad affrontare il lungo viaggio della ricerca del proprio io per perdersi
tra i labirinti del mondo. Attraverso il carattere e la personalità dei personaggi del
capolavoro seicentesco di Cervantes, Don Quijote, Sancho Panza e Ronzinante, lo
spettacolo affronta i temi più profondi dell’esistenza dell’uomo ma senza tralasciare gli
aspetti più grotteschi ed esilaranti degli stessi che per fortuna pure gli appartengono. Lo
stesso spettacolo, ora più simile ad una parodia ora ad un elaborato di più complesso
spessore, è proprio per questo, soprattutto un viaggio simbolico nei meandri
dell’esistenza.

TEATRO VASCELLO
via Giacinto Carini n.78- info: 065881021 -065898031 www.teatrovascello.it

 

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(x) Si tratta di un attacco acuto di pigrizia primaverile

Carissimi amici e lettori (in realtà le due categorie ne formano una sola),
per cause che dipendono interamente dalla nostra volontà(x), questa settimana il Cavalier Serpente non ha deposto il consueto uovo avvelenato.
Ci scusiamo con voi e vi diamo un arrivederci a domenica prossima.
Stefano Torossi e il Cavalier Serpente

(x) Si tratta di un attacco acuto di pigrizia primaverile

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LA FINE DELLA PISTA


LE VISIONI DI PAOLO
La fine della pista.
Qualche giorno fa ho chiesto in prestito un caricabatteria a Valeria, una studentessa della Bocconi che sta facendo uno stage.
Quando ci hanno presentato, un amico le ha detto che sono l’autore delle Visioni. Valeria mi ha detto che i miei pezzi le piacciono molto ma che lei è meno pessimista. Le ho risposto che è normale. Lei è giovane.
Stendhal scrisse che la giovinezza è una malattia dalla quale purtroppo si guarisce.
Alla fine della pista, pochi possono dire con Sinatra che hanno fatto la loro strada, che hanno realmente vissuto, che si sono realizzati.
In buona parte, perché la vita passa mentre noi siamo distratti da altro, in parte perché i concetti di “successo”, di “felicità” sono considerati esclusivamente di tipo economico. E’ una concezione esogena, ovviamente.
Chi è più realizzato? Chi è più libero e felice di chi mangia quando ha fame e dorme quando ha sonno? Chi può dire davvero di poterlo fare?
Cara Valeria, il tema non è essere ottimisti o pessimisti. Il tema è guardare le cose da un altro punto di vista sempre. La civiltà dell’immagine è un caleidoscopio truffaldino fatto per confonderci. Se avessimo la volontà di alzare lo sguardo e osservare il mondo con i nostri occhi, scopriremo che non abbiamo bisogno di quasi nulla e ritroveremo quella parte più autentica. Quella fatta di istinto e empatia.
Purtroppo, non abbiamo più Maestri nell’omologazione globale, nel nulla del videogame che è la finanza internazionale, nel vuoto del fermento culturale e artistico che ci affligge come una malattia cronica e non permette nessuna crescita fuori da logiche di mercato artificiali, false e falsate.
Qualcuno ha detto che con la Cultura non si mangia! Lo ha detto, davvero. Ma è stato solo l’unico che ha avuto il coraggio di esprimere un concetto condiviso. Il mondo, le nostre stesse esistenze sono di proprietà di banchieri, broker, agenzie di rating, del Fondo Monetario Internazionale. Se qualcuno non l’avesse ancora capito la Terza Guerra Mondiale è in atto e non ha niente a che vedere con Al Quaeda o l’Isis. Non illudiamoci che sia meno cruenta delle due precedenti perché combattuta a colpi di spread e di rating, invece che con le armi.
Siamo ciechi proprio perché si è impedito scientemente lo sviluppo di arte e cultura provocando una sostanziale perdita di identità (e non parlo di quella di un popolo o di una nazione), desertificando il terreno in modo che potessero nascere e crescere solo tensioni gradite, poco pericolose per il mantenimento dello status quo. E’ stata costruita una fortezza per difendere il Capitale che sta naufragando, dai pensieri, dalla creatività, dal cambiamento. Per impedire che rinasca un movimento che (per quanto abbia fallito perché troppo ideologizzato) ci aveva provato.
Io, Valeria, appartengo a una di quelle generazioni che ci ha provato. E non eravamo quattro amici al bar. Eravamo nelle strade, nei concerti, nelle università e nelle scuole. Io e molti altri sconfitti non siamo andati a lavorare in banca. Per quanto possa sembrare grottesca e anacronistica la nostra esperienza e di scarso valore i nostri risultati siamo ancora qui a combattere per avere uno spazio, per far sentire la nostra voce, per confrontare le nostre idee con quelle degli altri. Per fare in modo che tutti possano esprimersi liberamente.
Cara Valeria, probabilmente sono un pessimista davvero. So di non essere Zarathustra, ma sono certo di non essere nemmeno la sua scimmia.
Non posso fare altro che portarti il mio pensiero e rispettare il tuo.
Noi siamo alla fine della pista, sulla barricata senza più munizioni ma non siamo domi.
Tu (mi perdonerai se ti uso come rappresentante dei giovani) hai davanti molte strade. Puoi decidere quale prendere. Io mi auguro che tu possa essere autenticamente felice e che abbia tutto quello che desideri.
Spero, però, che rinasca (anche in te, se non c’è già o ancora) quella voglia di impegnarsi per cambiare (almeno) il nostro piccolo pezzo di mondo. Gli esempi sono virali, diventano epidemie poi pandemie.
Spero che lo farai abbandonando il nostro sogno ma sognandone uno nuovo, tuo sempre non violento e rispettoso degli altri e delle altrui idee.
In bocca al lupo.

di Paolo Pelizza
© 2015 Rock targato Italia 

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nuovo video de "LASTANZADIGRETA" omaggio al Banco

NO CANZONE D’AUTORE! NO INDIE ROCK!

fuggire il già sentito, lo scontato, il facile.
Rifuggire l’astruso, l’iniziatico.rompere gli stereotipi, aborrire le etichette predefinite.


NO BASSO! NO BATTERIA!

privarsi di solidità ritmiche per inventarne di nuove e più traballanti.
Democraticità dei ruoli, ribaltamento delle dinamiche.
Chi si ferma è perduto, chi arriva primo aspetta.
essere elettrici, acustici, elettroacustici, giocattoli.
essere radicali.
essere teneri, essere neo-sensibili
essere POP.
consapevolmente, gioiosamente, politicamente.
avanguardisticamente.

lato b è il secondo ep di lastanzadigreta, opposto elettrico e psichedelico del suo lato a.
Mandolino e chitarra elettrici spinti al massimo, marimba punk, bidoni dell’immondizia, droni di didjeridoo, voce e chitarra.
A margine, una nota di dolcezza: una cover di Non mi rompete del Banco di Mutuo Soccorso, per marimbe, xilofoni, glockenspiel, farfisa e poche e misurate corde di plastica.
lato b è stato registrato interamente dal vivo, senza sovraincisioni o trucchetti da furbacchioni, al Diavolo rosso di Asti, il primo dicembre 2013, da Dario Mecca Aleina, che lo ha anche miscelato. Deve molto alla musica di Nick Cave, Eels, C.S.I., alla psichedelia e a Tom Waits, all’Americana e alla canzone d’autore italiana classica e al progressive rock.
Tutte le canzoni sono scritte da lastanzadigreta.
La bonus track è una cover molto particolare di Non mi rompete del Banco di Mutuo Soccorso, registrata dal vivo presso il laboratorio Il trillo di Torino, il diciassette aprile del 2014. 

Esattamente 1 anno dopo dalla sua registrazione viene esce il secondo video

Il video tratto da “lato b”  è un omaggio al Banco del Mutuo Soccorso. Difficile rifare un pezzo così, impossibile – e sbagliato – provare a rifarlo uguale.
Per l’occasione, lastanzadigreta lascia da parte la cattiveria elettrica e punta sugli strumenti acustici e “poveri”: il legno della marimba e degli xilofoni, il metallo del glockenspiel, un vecchio harmonium Farfisa, chitarra e ukulele… Il tutto registrato “live in studio”, in un pugno di take, al Laboratorio musicale “Il Trillo” di Torino, da dove provengono anche le immagini – volutamente lo-fi, in tema con lo spirito del brano – del video.
Una “cover” in punta di piedi, minimalista, che prende il suono del rock progressivo italiano e lo ri-colloca in una cameretta.
“Lato b” è edito in digitale, per Tam Tam Production, su tutti i principali digital store,; è disponibile anche in cd, in 300 copie numerate, con la splendida copertina ideata dall’illustratrice Cinzia Ghigliano.

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Etichetta: TamTam Production
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