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Articoli filtrati per data: Dicembre 2016

Tornano in concerto in Italia gli AC/DC, 9 luglio Imola

Tornano gli AC/DC per un unico concerto in Italia il 9 luglio 2015 a Imola + Special Guest

La band - leggenda del rock mondiale all’Autodromo Internazionale "Enzo e Dino Ferrari" per il più grande evento open air dell’estate 2015

Dopo il sold out dell’ultimo concerto in Italia nel 2010 a Udine, in uno Stadio Friuli invaso da 50.000 fan in delirio, tornano gli AC/DC per un unico e imperdibile concerto nel nostro Paese (organizzato da Barley Arts) il 9 luglio all’Autodromo Internazionale "Enzo e Dino Ferrari" di Imola.

La band-leggenda del rock mondiale infiammerà così, con la sua energia e i suoi riff inconfondibili, una location storica per la musica live in Italia, per il più grande evento open air dell’estate 2015 dedicato ad un unico artista internazionale.

Le prevendite per il concerto degli AC/DC partiranno dal 17 dicembre, il prezzo del biglietto (posto unico) è di 75 euro (più 11,25 euro di prevendita). Non sono previsti VIP packages, early entry o simili iniziative.

Quello di Imola è l’unica data in Italia di un tour mondiale, il "ROCK OR BUST WORLD TOUR", con cui gli AC/DC porteranno live i loro più grandi successi e presenteranno per la prima volta dal vivo i brani del loro ultimo album di inediti ‘Rock Or Bust’, in testa alle classifiche in Italia e in tutto il mondo! Sarà inoltre il primo tour senza Malcom Young, che ha recentemente lasciato la band per motivi di salute. Al suo posto Stevie Young, nipote dei membri fondatori Angus e Malcolm Young, che ha suonato la chitarra ritmica in ‘Rock or Bust’ e che accompagnerà la band sul palco.

Pubblicato il 1 dicembre scorso, ‘Rock Or Bust’ contiene 11 brani inediti e viene pubblicato a sei anni di distanza da “Black Ice”, album del 2008 che ha riscosso un grandioso successo mondiale. Il disco, registrato nella primavera del 2014 al Warehouse Studio di Vancouver, prodotto da Brendan O’Brien e mixato da Mike Fraser, ha ricevuto recensioni molto positive da tutta la stampa mondiale, che lo ha già definito ‘uno dei punti più alti raggiunti dagli AC/DC nella loro lunghissima e gloriosa carriera’.

Il concerto degli AC/DC a Imola rappresenta per Barley Arts un grande ritorno ai raduni rock internazionali in Emilia Romagna, regione dove ha sempre portato la grande musica rock, già dagli anni ’80, con lo storico festival Monsters of Rock, fino al più recente Flippaut Rock Festival.

L’evento si svolgerà nel Paddock Rivazza, una delle zone più verdi e accoglienti dell’autodromo e, come tutti gli eventi Barley, sarà caratterizzato dalla massima attenzione verso le migliaia di fan che accorreranno da tutta Italia e Europa.

www.acdc.com

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Da gennaio 2015 il disco "Vdb23/nulla è andato perso" di Gianni Maroccolo e Claudio Rocchi

Dal 13 gennaio 2015 sarà nei negozi di dischi “Vdb23/nulla è andato perso” di Gianni Maroccolo e Claudio Rocchi su label Alkemi/Ala Bianca Group - distribuzione Warner/Kiver

È un disco speciale “Vdb23/Nulla è andato perso” di Gianni Maroccolo con Claudio Rocchi, che esce a gennaio ufficialmente dopo una prima pubblicazione limitata nel 2013, prodotta grazie al crowdfunding.

Innanzitutto perché non era automatico vedere due musicisti con un passato così impegnativo superare retroterra e logiche di appartenenza e aprirsi l’uno all’altro, artisticamente ma prima ancora umanamente. Non era automatico che il grande psichedelico del rock italiano si trovasse a interagire con il pilastro di Litfiba e CSI nonché deus ex-machina di molto indie del nostro paese.

Non che i rispettivi retroterra o il leggero gap generazionale portassero elementi di incompatibilità musicalmente, tutt’altro. È che questo tipo di collaborazioni accadono e accadono felicemente solo se prima c’è un’intesa umana che permette di andare al di là di barriere personali e capricci dell’ego. L’album assume un valore preciso poi se si considera che è l’ultimo a cui ha lavorato Rocchi prima di morire nell’estate del 2013 per il veloce aggravarsi di una malattia degenerativa. E ascoltandolo non si può non rimanere colpiti dall’inevitabile valore testamentario delle canzoni scritte e cantate da Claudio, che in cuor suo avrebbe voluto sopravvivere ma sentiva probabilmente che quella in corso era una session estrema e particolarmente importante. Parole che guardano in faccia la morte con la luce che ha sempre illuminato la sua poetica, cantate con tutta la forza possibile in una fase già di grande sofferenza, e che trovano perfetto completamento nell’architettura sonora levata da Gianni, spigolosa e battagliera, intensa nell’intimo di un tessuto rock intriso di trame psichedeliche ma mobile nel suo regno in territori tra wave, elettronica e industrial.

Un lavoro che parla di transiti, terreni e ultraterreni, di cambiamenti e di tappe, di morte che si trasforma in vita, di energie che sembrano scomparire per rinascere in un boom di luce forte. E tutto avviene senza retorica e con mirabile asciuttezza, anche nella lunga Rinascere Hugs Suite che occupa la parte centrale del disco, venti minuti dove sfilano i contributi tanto numerosi quanto sobri e funzionali di Franco Battiato, Piero Pelù, Cristina Donà, Massimo Zamboni, Cristiano Godano, Emidio Clementi, Ivana Gatti, Monica Matticoli, Alessandra Celletti, Beppe Brotto, in un momento che sembra sviscerare l’idea di “viaggio” come esperienza di tutti, come percorso di condivisione umana.

Un passaggio di umanità in definitiva, ed è un cerchio che si chiude, a ripensare all’esordio di un Rocchi diciannovenne nel 1970, nel suo classico primo album “Viaggio”.

Un disco poi che segna una pietra miliare nel lavoro solista di Gianni, che in accordo con i contributori del crowdfunding iniziale ora lo rende disponibile a tutti, e che arriva sopra ogni altra cosa come una viscerale espressione di qualità e serenità, requisiti oggi difficilmente rintracciabili nella gran parte dei prodotti musicali di un’industria discografica sempre più virtuale e chiusa in sé stessa.

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EDITORS, concerto Milano 20 luglio 2014

PIOGGIA DI EMOZIONI

Scena Rossa ...geometrie perfette .... da subito Tom Smith (un nome comunissimo nel mondo anglosassone) cantante, dalla voce rugosa calda potente, elegantissimo, originale ed unico, sul palco incanta con gli EDITORS
Il preludio stordisce le aspettative crescono. Concerto da ricordare.
Canzoni dai suoni reiterati minimali, melodie straordinarie, aperture incantevoli il viaggio con gli Editors è partito grazie Milano si sta bene. Si prevede pioggia.

Nulla di virtuosismo, ma la sensazione e non solo ê questa: i ragazzi venuti dal nord sono straordinari musicisti che sanno muoversi tra dark anni '80 all'indie '90 usare le carte tra mestiere e fantasia in modo perfetto. Concerto dalle forti emozioni.
L'ombroso lato della nostra vita è rappresentato sul palco, nel modo migliore, tra echi di narrazione New Order, The Cure, Il malessere come opportunità. Grandissimi!!
La scenografia scarna, semplicemente essenziale, proiezioni e luci monocromatiche (tante) valorizzano maggiormente il concerto.

Preparazione studio professionalità, tecnica e una dose massiccia di belle canzoni premiano gli Editors gruppo internazionale dall'approccio immediato coinvolgente, con diversi gradi in più di tanti artisti locali che riempiono San Siro grazie all'abuso dei media ma insignificanti artisticamente.
Quella del gruppo di Tom Smith è musica altro non è. Gusto sensibilità ricerca sperimentazione, lavoro. Tra Atom For Peace e National, la storia musicale del rock contemporaneo ci stanno anche gli Editors tra i protagonisti ai massimi livelli, assoluti.

Al City un'altra serata indelebile per chi ama musica, gli angeli sanno incantare!
Potenza delle 7 note: per alcuni si sono aperte le strade del paradiso per gli altri le verdi praterie, per tutti la luce.
Emozioni tante

FURETTO

Nota.
Una emozione senza freni, empatica, magica, coglie anche l'amico di Marco. Presissimo, coinvolto dal concerto canta tutti i brani della band e, con dovizia certosina, racconta particolari del gruppo, parla delle canzoni. Uno straordinario cicerone dalla cultura rock, una conoscenza musicale immensa; dal dark inglese al metal internazionale fino ai nostri ELI, il Magia e altro. Grandissimo, preparato, sorprendente. Grandissima sorpresa umana.

Marco sostiene che ai concerti incontri il mondo, scopri cose nuove, una grande occasione per uscire dalla banalità quotidiana dalla routine.
È vero!!

Ciao Mondo amici sempre.

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Abba il libro

È la storia della degli ABBA, (uno show incredibile), il gruppo svedese più famoso nel mondo.
La band che nel giro di pochi anni è riuscita a vendere la bellezza di quasi 400 milioni di dischi, fare tournèe mondiali, in ogni luogo, dal Giappone all’Australia con sold-out ovunque.

Icone gay, Principi delle Discoteche, protagonisti assoluti della musica Dance e Pop, ammirati e imitati da migliaia di musicisti e simbolo di quegli anni ’70, anni di grande vitalità gli ABBA, ancora oggi, hanno fans sparsi in tutto il mondo, sono spesso citati in straordinari film e grandi Stars contemporanee coverizzano, ancora, i loro brani con grande successo.

I personaggi principali sono sempre: Agnetha, Bjorn, Benny e Frida.

Il libro, bellissimo, elegante, pieno di illustrazioni e memorabilia, prodotto da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 ORE è di quelli che sono considerati imperdibili, che bisogna avere a casa.

I motivi sono diversi, ugualmente importanti. Sintetizzando ne cito tre - ma voi, leggendolo, troverete senz'altro altre ragioni – La prima di interesse storico-culturale per gli amanti della musica pop, la seconda i fans, che avranno modo di rivivere le tappe, fondamentali, del successo dei loro beniamini un viaggio fantastico, la terza ragione, per coloro che gli ABBA non hanno conosciuto o, come succede qualche volta per artisti vincenti, sono refrattari se non addirittura detrattori, questi avranno modo leggendo il libro di comprendere meglio il successo della band e di farsene una ragione.

Sfogliando il libro, scritto da Ingmarie Halling con Carl Magnus Palm, approvato dagli ABBa, con testi di Agnetha, Anni-Frid, Benny, Bjorn, imbatterete in poster, riproduzioni di documenti rari, memorabilia personali da far felice e deliziare tutti.

Confesso, infatti, che sono stato attratto dalla straordinaria storia e attività della band, dalle sue origini nel ’72 e chiusa 10 anni più tardi, che ha realizzato molti brani tra i quali: Mama Mia, Fernando, I have a Dream, Dancing Queen, Eagle, e molti altri …..tanto per non farci mancare nulla

Uno straordinario viaggio rivissuto sulle pagine del libro con foto, testi di canzoni entrate nella storia, lettere, disegni e, i racconti degli stessi protagonisti.

ABBA gruppo indimenticabile, libro irrinunciabile per gli amanti della musica e non solo

Furetto

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Le visioni di Paolo: Orwell e il paradosso da cocktail bar

Qualche sera fa, bevendo un ottimo cocktail al Turné (quello a Milano), chiacchieravo con un amico e fan delle Visioni.

Questa persona mi ha fatto riflettere su alcune mie "presunte" contraddizioni. Trova, mi dice, che sia paradossale che io faccia l'elogio delle innovazioni, proponga che si dia più spazio ai giovani e, poi, sia così contrario alla tecnologia. Le nuove generazioni sono composte da giovani chiamati "nativi digitali". Il loro punto di vista sul mondo è attraverso i device elettronici e il loro modo di comunicare prevede l'uso di social media, blog, community, etc.
L'ulteriore paradosso è che, alla fine, io stesso tengo settimanalmente una rubrica sul web ...

E' evidente che le Visioni non possono essere valutate con la categoria della coerenza ma, "vivono" di umori, interessi, emozioni, fatti e misfatti del momento in cui vengono concepite e, successivamente, scritte.

Riflettendo su queste cose, mi viene in mente che nel mondo della logica esistono due tipi di paradossi: quello fallace e quello veridico. Quello fallace prevede un'esposizione assolutamente verosimile, che sembra logica e corretta ma, non lo è. Quello veridico, al contrario, sembra errato e, invece, è assolutamente giusto. Mi domando a quale dei due appartengano le Visioni. Vediamo!

Intanto, occorre che spieghi il mio pensiero in modo più lineare. Io non sono contrario alle tecnologia, sono contrario alla tecno-filia. Non sono contro la modernità, sono contro il modo acritico con cui viene intesa. Cos'è l'innovazione? Perché io sento che viene percepita, anzi no, tradotta come progresso tecnologico e basta.

Avete mai provato a visitare il sito web di una compagnia aerea, cercando una tariffa per il Medio Oriente? Per settimane verrete bersagliati di promozioni, offerte e pubblicità da parte di quella e di tutte le altre compagnie che coprono quelle tratte. Tutti i servizi che ci regalano su Internet prevedono la comunicazione di tutti i nostri dati personali. Non so voi, ma il sottoscritto riceve spam sempre inerenti alla propria attività, ai propri interessi, al fatto che sia in quella fascia di età e sociale ... Vogliamo parlare di sicurezza? Di privacy? Stiamo scherzando. Chiunque abbia un account di posta elettronica sa di cosa parlo. Quanti amici o conoscenti avete che sono stati derubati all'estero, in posti dove non sono mai stati, e vi hanno scritto di mandar loro dei soldi? L'ultimo era di stamattina. Un mio contatto di lavoro: derubato a Cipro mentre stava comodamente facendo colazione a casa sua in Franciacorta, nella provincia viti-vinicola di Brescia. I satelliti in orbita che sorvegliano tutte le comunicazioni digitali del pianeta in nome della guerra al terrorismo, non sono l'ipotesi di un grande romanziere di fantascienza. Sono lì sopra e operano ... La cronaca ha riportato, anche, un Datagate qualche anno fa. Oggi, evidentemente, dimenticato.

Non sto esagerando. Ricordate 1984? No. Non l'album dei Van Halen che sancisce la fine del sodalizio tra Eddie e David Lee Roth (pare a causa della nuova fascinazione di Eddie per una tastiera elettronica inventata da un ingegnere tedesco in quegli anni!), il romanzo di George Orwell. Quello che parla del Grande Fratello. Nooo. Non la trasmissione televisiva condotta dalla Marcuzzi. Il testo ci parla di una civiltà tecnologicamente avanzata dove tramite i devices i governi condizionano la vita e le scelte delle persone. Provate a dirmi, che non sta succedendo. Una profezia che si avvera con un paio di decenni di ritardo.
Anche senza scomodare i massimi sistemi, tutti i giorni assisto a scene isteriche se al bar non funziona la wi-fi o se in hotel non c'è la rete wireless ... Siamo assuefatti a quel modo di vivere e comunicare. Se non siamo in rete, non esistiamo più per nessuno. Un gruppo di studenti, durante una pausa, assistevano ammirati alla presentazione del più nuovo tra gli smartphone, parlandone per una buona mezz'ora ... Una cosa non esclude l'altra, mi direte. Erano miei studenti e la cosa è andata avanti per settimane, finché non è uscito un altro modello più nuovo!

Vi siete mai trovati da qualche parte, durante un black out? Una volta si prendevano le candele, oggi si ringrazia il nostro provider di rete mobile!
Chi parlava da solo venti anni fa veniva portato via in ambulanza, oggi ha l'auricolare!
Non si parla mai di innovazione dei linguaggi, dei costumi, di innovazione sociale o culturale. C'è solo lo sviluppo tecnologico che crea tanti vantaggi e ci semplifica talmente le relazioni che non ne abbiamo più di reali.

Invece, l'innovazione importante per un progresso vero sarebbe quella dei linguaggi, quella dei diritti (in Italia è in atto un regresso sui diritti che siano civili o di altro tipo) e quella culturale. Ci sentiamo "buoni" perché usiamo concetti come tolleranza e uguaglianza ma, sono concetti sbagliati. Parliamo, invece, di diversità, l'unica vera ricchezza è quella. Parliamo di empatia: prendiamo atto del fatto che nessuno è uguale a nessun altro. Noi siamo il nostro prossimo.

Chi può fare evolvere la nostra civiltà? Chi ne ha la possibilità e il tempo? I giovani. Soprattutto quelli che non si perderanno nella rete. Quelli che coltiveranno una visione, che la condivideranno e si adopereranno perché venga diffusa. I sognatori, insomma, che guardano il mondo con gli occhi e non attraverso schermi a LED. Quelli che considereranno gli strumenti, strumenti e non si faranno identificare dal fatto che li usino.
Parlando di paradossi ... non so più se il mio sia veridico o fallace. So solo che il mio VodkaMartini è buono e che le chiacchiere fatte con l'amico, piacevoli, (nonostante sia molto critico nei miei confronti).

Mentre penso a come scrivere questo pezzo, quasi quasi ne ordino un altro

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Il Cavaliere Serpente: Più Libri Più Liberi

IL CAVALIER SERPENTE
Perfidie di Stefano Torossi

22 dicembre 2014
PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI

Più libri più liberi
Innumerevoli i demeriti del fascismo, ma sull’architettura niente da dire. Questo meraviglioso scatolone è il Palazzo dei Congressi, progettato da Adalberto Libera nel ’38 per essere il perno dell’E42, faraonica, anzi imperiale e megalomaniaca esposizione celebrativa del Ventennio.

Solo che i calcoli erano sbagliati (non quelli architettonici, quelli politici) e l’E42, è diventata l’EUR, un qualunque quartiere cittadino. Malgrado il vecchio trucco di cambiare nomi e sigle, l’edificio, insieme agli altri sopravvissuti dell’epoca, rimane magnifico. Anzi, ci sembra ogni giorno più bello, come tutta la nostra architettura di regime, uffici postali, tribunali, stazioni, scuole.

4 – 8 dicembre: Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, “Più libri più liberi”. Molti editori, diverse sale per convegni, poche toilette, due minuscoli bar, e solo una porta per entrare e uscire, delle circa venti che si aprirebbero sulla facciata del palazzo se non fossero sbarrate; con imbarazzanti botte ai fianchi e inutili code. Scarsità di personale? Mah. Forse solo di organizzazione.

Far frullare i cervelli e provocare domande. Bersaglio centrato, soprattutto per gli incontri con autori, critici, editori. Non ce li siamo fatti tutti, ma qualcuno sì, e ci ha lasciato delle impressioni.

In Sala Rubino, Marcello Fois, scrittore sardo un po’ snob, ne dice una che non ci convince un gran che. Come molti intellettuali (fra cui qualcuno, secondo noi, sclerotico) è contro i media, soprattutto il grande satana, la TV, e per darci un esempio racconta di un certo arcipelago dei mari del sud (di cui non ricorda il nome) dove la televisione era fuorilegge per decreto del locale capotribù, fino a quando anche lui dovette cedere, e i suoi sudditi cominciarono a guardarla.

Non l’avessero mai fatto! Scoprirono che c’era un mondo diverso dal loro, si resero conto di essere tutti grassi, quindi brutti, e di conseguenza aumentarono in modo spropositato i suicidi.
Fin qui la parabola. Stiamo banalizzando, ovvio, ma allora quale dovrebbe essere il rimedio? Il buon suddito selvaggio tenuto nell’ignoranza della realtà, oppure il filtro, se non l’eliminazione di tutti i mezzi di comunicazione - corruzione? Si chiama censura. Un po’ stalinista, ci pare. Forse l’idea potrebbe essere non di escludere, ma di preparare fin dall’inizio a quello che c’è là fuori (che sarebbe la vita, compresa l’odiata tecnologia). La conclusione dello scrittore sul tema ci è sfuggita: c’era un po’ di confusione.

Passiamo alla Sala Smeraldo dove “Sale di Sicilia” di Mariacristina Di Giuseppe è tenuto a battesimo dall’arguto, facondo, spiritoso Umberto Broccoli, un signore al quale invidiamo facilità e felicità di parola. Si manifesta qui una delle situazioni più pericolose di questi eventi: il relatore è talmente brillante che rischia di consumare tutto l’ossigeno a disposizione del futuro lettore, prima che questi riesca ad affrontare il libro. Che noi non abbiamo ancora letto, ma ci dicono che non corra alcun pericolo, essendo più che robusto.
In realtà si tratta di una specie di rodaggio che, se funziona, fa bene al motore e prepara il veicolo a scendere in strada.

Sempre in Sala Smeraldo, il giorno dopo. Lidia Ravera interroga Dacia Maraini: “Esiste ancora una società letteraria?” O, per capirci: “C’è ancora la trattoria con il tavolo degli artisti?”
Cioè, il luogo e il pretesto di riunioni non a tema né programmate, ma casuali, generate solo dal piacere, dall’abitudine, talvolta dal bisogno di stare insieme. Appunto il tavolo alla trattoria.
“Perché sono finiti questi cenacoli, questi appuntamenti? E’ forse colpa dei social, dello schermo del computer dietro il quale non c’è nessuno, e sulla cui rappresentazione non si può intervenire? Cioè della tecnologia che disumanizza i rapporti personali”?

Ravera chiede, Maraini non dà risposte.

Noi un abbozzo di spiegazione l’avremmo. E ci viene dall’avere frequentato a lungo una tavola di questo tipo alla trattoria da Otello alla Concordia, in Via della Croce.
Il tavolone del cinema, quando noi cominciammo a esserci, naturalmente molti anni fa e ai margini, riuniva a cena Gassman, Monicelli, Scola, Gregoretti, Maselli, Pontecorvo, Scarpelli, De Bernardi, Arlorio, Delli Colli. Il condensato del cinema italiano. Tutti più o meno coetanei. Abbiamo continuato a frequentare osservando: parecchi se ne sono andati definitivamente, altri hanno cominciato a non uscire più tanto da casa, finché la barca si è arenata da sé per mancanza di passeggeri e pilota. E in tutti quegli anni, ben pochi dei più giovani si erano fatti vedere.

La nostra ipotesi è che la colla di questi gruppi sia proprio l’appartenenza alla stessa generazione. Certo, conta anche fare lo stesso mestiere o avere le stesse idee politiche. Ma l’elemento principale rimane l’età. Perduta quella coincidenza, finisce anche il gruppo.
Un’esperienza personale e singola. Potrebbe non essere abbastanza; a noi sembra di si.


L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi

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Buone notizie dalla S.I.A.E. per gli under 30

Novità in arrivo da SIAE per i giovani autori: dal 1° gennaio 2015, per chi ha meno di 30 anni l’associazione sarà totalmente gratuita. Non si pagherà nessuna tassa istruttoria all’atto dell’iscrizione, e la quota annuale sarà a costo zero fino al 31 dicembre dell’anno in cui ricade il compimento del trentesimo anno di età.

In alternativa all’associazione, gli autori fino a 30 anni possono conferire mandato gratuito, che prevede, tuttavia, il versamento di € 32,00 una tantum a titolo di imposta di bollo.

Al termine del rapporto di gratuità, ovvero al compimento del trentesimo anno, gli autori saranno tenuti al versamento delle normali quote annuali: 152 euro all’anno per l’associazione, 61 per il mandato.

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#ARTIC MONKEYS - Pistoia, 17 luglio 2014 - Piazza Duomo

Il concerto del quartetto di Sheffield a Pistoia avviene nel bel mezzo di una breve vacanza personale in Toscana della durata di quattro giorni, probabilmente gli unici nei quali questa bizzarra estate ha deciso di mantenere fede ai propri impegni.

Per colpa della temperatura arrivo infatti in piazza 'a dentoni' (per dirla con un termine caro a Guzzanti), tentando di smaltire il brutto colpo di calore che i 38 gradi del pomeriggio mi hanno lasciato.

Guadagno posizione sulla struttura metallica allestita a mo' di tribuna di fronte al palco, ed attendo l'evolversi degli eventi trangugiando liquidi ristoratori. Mi godo soprattutto la vista su una delle piazze più belle d'Italia... è davvero una grande idea fare il Blues Festival proprio qui. Sul palco sono appena saliti i The Kills, il duo formato da Jamie Hince (attuale marito di Kate Moss) e Alison Mosshart, che propongono il loro repertorio indie-garage-rock ad una platea già decisamente nutrita. Bravini, ma non a sufficienza per incendiare l'entusiamo mio e del bambino inglese di fronte a me, che dopo 4 pezzi scongiura in lacrime il padre di portarlo via.

Tornerà giusto in tempo per godersi il vero motivo di questa serata, Alex Turner e soci, che si fanno attendere un po' più del previsto, presentandosi sulle note in sottofondo di una versione di 'Are you lonesome tonight ?' di Elvis, e rendendo ancora più facile l'accostamento tra il ciuffo brillantinato del Re del Rock'n'roll e quello del frontman degli Arctic.

La partenza vera e propria è affidata, come nell'ultimo cd, al lento incedere (quasi marziale) della bellissima 'Do I Wanna Know ?', che incendia la folla. Neanche il tempo di rifiatare ed arriva uno dei tormentoni pop più eleganti degli ultimi anni 'Snap Out Of It', a rompere il ghiaccio definitivamente e far cantare tutti. Un uno-due formidabile che mette da subito in chiaro lo stato di grazia della band dal punto di vista della performance.

Si prosegue attingendo a piene mani dal repertorio 'AM' (tanto che a fine serata gli unici due pezzi a rimanere fuori dal lotto saranno 'I Want It All' e 'Mad Sounds'), ma c'è spazio ovviamente per parecchi classici della band quali 'Brianstorm', con il consueto gran lavoro di tamburi di Matt Helders (notevole anche ai cori), 'Dancing Shoes' e 'Library Pictures'.

La cosa strana dei Monkeys riguarda piuttosto il loro modo di stare sul palco, che è imperniato ovviamente sulla figura centrale di Turner, noto e proverbiale timidone. Tendenzialmente la band esegue i pezzi in maniera stra-professionale, ma affronta le pause tra uno e l'altro accordando gli strumenti e facendo un discreto casino, come se fossero in sala prove. La cosa di per sè è anche divertente, ma dice in realtà molto sul fatto che Turner preferisce di gran lunga parlare il meno possibile nei tempi morti.

In tutta la serata il ragazzo (ventottenne) sparerà a malapena un 'ciao come va' e un 'ciao Pistoia' (o forse era 'ciao Toscana'...), seguito da qualche apprezzamento alla piazza/duomo e poco altro.

Insomma, non proprio un animatore turistico ma, conoscendo appunto questa caratteristica ritrosia, ci può stare, anche e soprattutto date le impeccabili e trascinanti versioni di '505', e l'attesissima 'I Bet You Look Good On The Dancefloor', sulla quale salta praticamente tutta la piazza.

Io nel frattempo ho smaltito completamente i postumi del 'pomeriggio della disidratazione', e questo aspetto terapeutico del concerto rock mi riempie sempre di stupore, tanto che, mentre gli Arctic chiudono la serata prendendoci a schiaffoni con 'R U Mine ?', mi trovo già a pensare quale sarà il prossimo live dove raccogliere nuovamente questa botta di adrenalinica salute.

Con l'intento di raccontarvela.

Recensione e foto di Paolo Ciro (NowHereMan)

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#ARCADE FIRE - Villafranca, Verona - 24 giugno 2014 - Castello Scaligero

Arrivare al quarto disco degli Arcade Fire senza averli mai visti dal vivo era un errore oggettivamente imperdonabile. Mi sono quindi dato un'occasione per rimediare, presenziando alla seconda tappa del loro tour estivo in Italia, a Villafranca di Verona, in una location che definirei quantomeno esaltante : il Castello Scaligero. Scongiurato l'intervento di Giove Pluvio, probabilmente anche grazie ai rituali che ognuno dei quasi diecimila presenti aveva salmodiato segretamente fin dal pomeriggio, gli Arcade Fire atterrano sul palco alle 21.45 di una serata che aveva appena regalato l'esclusione dell'Italia ai Mondiali ed un morso di affetto a Chiellini. Ma la musica, si sa, fa dimenticare tutto, soprattutto se a presentare gli eventi è un uomo ricoperto interamente di specchi sulla passerella, uscito dritto dritto dal video di 'Reflektor'. L'attesa è notevole, soprattutto per me che non vedo l'ora di : (1) capire come sia possibile far funzionare dal vivo 11 musicisti su un palco (2) cantare a squarciagola tutto il repertorio.

Vengo accontentato subito, con la partenza al fulmicotone che inanella in sequenza 'Reflektor', 'Flashbulb Eyes', 'Neighborhood#3 (Power Out)' e 'Rebellion (Lies)', a rappresentare subito gli estremi, ovvero il primo e l'ultimo disco, che si toccano.

Sul palco, uno spettacolo di arte varia che prevede strumenti di ogni tipo, tra cui xilofono, hurdy gurdy, violini, fiati e percussioni, in un'atmosfera che sa di sincera voglia di condividere. Le due donne nella band (una delle due è Règine Chassagne, moglie del frontman Win Butler) aiutano a capire meglio uno dei suoi punti di forza, ovvero l'equilibrio tra momenti musicali di irruenza tipicamente maschile e di gioiosa grazia femminile.

Nella scaletta c'è spazio per una versione molto dolce di 'The Suburbs', dove Butler si cimenta al pianoforte, e per un successivo, improvviso, alterco dello stesso Butler con qualche spettatore delle prime file per cause a me sconosciute, proprio sul punto di attaccare 'Ready To Start' (con tanto di effetto straniante, per il gioco di opposti).

Règine, piacevole folletto polistrumentista sorridente, trova il momento clou nella sequenza 'It's Never Over' e 'Sprawl II', dove le sue parti vocali sono predominanti e le permettono di guadagnare il centro della scena dapprima sulla passerella, e poi, grazie alla danza, dimenando nastri colorati da fare invidia alle olimpioniche della ginnastica. Siamo nel frattempo arrivati alla fine della prima parte, ed è il momento di ricordarsi che il cielo è minaccioso sopra le nostre teste (in lontananza imperversano fulminacci poco divertenti). Ma noi siamo dentro il perimetro del castello, dove per un momento sembra proprio che la pioggia non possa entrare. Lo capiamo definitivamente quando vediamo entrare sul palco per l'encore nientepopodimenoche Papa Francesco, ovvero Win Butler con una gigantesca testa cartonata del pontefice, ad impartire una benedizione urbi et orbi.

Servirà, perchè da lì in poi è un gran finale, con la band a eseguire 'Here Comes The Night Time' (dove un tripudio di coriandoli viene generosamente sparato nell'aere), la muscolosa 'Normal Person' e, ovviamente, 'Wake Up', con il suo coretto-da-cantare-tutti, a chiudere in fratellanza.

Due ore ben liete nel variopinto panorama dei concerti ai quali ho assistito.

Adesso può anche venire la pioggia. E così sarà, subito dopo, appena usciti dalle mura.

Paolo Ciro (NowHereMan)

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