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Articoli filtrati per data: Dicembre 2016

La recensione di Massimiliano Morelli - VIRTUE dei THE VOIDZ

VIRTUE (THE VOIDZ, Cult Records / RCA – 30 marzo 2018)

Ho deciso di affrontare questa recensione –la mia prima in dieci anni, se non erro– mettendo in discussione in tutto e per tutto il fatto ch'io creda fermamente che sia pubblico che critica abbiano molti più debiti che crediti nei confronti di Julian Casablancas; ho fatto quindi almeno cinque passi indietro e da quando "Virtue" è uscito (30 marzo 2018), cuore, cervello, e timpani lavorano contro di me ogni qualvolta lo ascolto— per intero, da capo a coda, senza soste. Il secondo disco dei The Voidz –e non più Julian Casablancas + The Voidz– è un labirinto in cui è facile perdersi felici e non voler più trovar la via d'uscita; ma, se impreparati, il dedalo sonico-concettuale diventa labirintite pura, tanto che è ancor più facile non (ri)trovarsi proprio e chiedersi straniti cosa stia succedendo e perché. Viene quindi spontaneo, viste anche le recenti dichiarazioni al fulmicotone di Casablancas stesso sull'apparente stato di degrado e confusione culturale del mondo oggi, provare a domandarsi se davvero detto stato possa in qualche modo giustificare una proposta musicale e nondimeno, per estensione, artistica che usufruita senza precauzioni rischia di condannare l'utente al baratro dell'incertezza piuttosto che salvarlo dal mondo e da sé stesso. A complicare ulteriormente le cose è l'apparente disamore dell'(ex?) leader dei The Strokes (ora congelati in favore dei consolidati e più infuocati che mai The Voidz) per i suoi contemporanei, quasi a voler dar ragione a quei cinquanta-sessantenni di oggi –il Nostro ne compirà 40 a luglio di quest'anno– che si ostinano a rimpiangere e venerare Faraoni e Semiramidi, se non mummie e cariatidi, di un mo(n)do –il Rock– le cui epoca e rilevanza hanno conseguito un'onorevole e meritata estinzione secoli orsono ma che vedono proprio in Casablancas e la sua stirpe, in quanto pionieri e luminari della rock renaissance che li portò a una precoce e feroce ribalta agli albori del nuovo millennio, il nemico pubblico numero uno... Quale la via d'uscita— quale la precauzione, quale il rimedio, dunque? Virtute e canoscenza; o meglio, «knowledge» & Virtue, l'album dei The Voidz, appunto, qui recensito. Decidere di aprire un disco partendo dai presupposti di cui sopra con un singolo come "Leave It In My Dreams" –le cui semplicità, autoironia, e spensieratezza di fondo, in fondo, non sono dissimili dai tratti distintivi del volto imbronciato da cherubino di Casablancas–, la dice lunga sul fatto che lo scenario nel 2018 può anche essere tutto fuorché privo di speranza. Certo, bisogna averne voglia e pazienza, e le successive "QYURRYUS", "Pyramid Of Bones" (... avevamo appena detto Faraoni?), "AlieNNatioN" e "One of the Ones" –giustappunto intervallate dalla più docile e affidabile "Permanent High School"– pretendono molto dall'incauto e giovane avventore e non è escluso che suonino come una pernacchia – nell'accezione di deliberato e mirato sfottò– alle orecchie dei più virtuosi (scusate) e smaliziati  ascoltatori d'epoca, ma erudizione e calma alla fine (ri)pagano tanto quanto le più verdi avventatezza e curiosità: i The Voidz suonano, eccome se lo fanno; compongono e arrangiano con gusto, cognizione e sapienza; sperimentano e rischiano come chi prima di loro e tra cambi di tempo, stile, e dinamica repentini quanto ben coniugati (e si noti bene come i testi non facciano che dar voce agli stessi percorsi / intenti), la susseguente "All Wordz Are Made Up" (irriverente nelle trame delle tastiere e dei sintetizzatori ma soprattutto nell'uso volutamente "out of tune" dell'autotune, e mi perdonerete il gioco di parole) chiarisce in maniera diretta e irresistibilmente danzereccia una nozione fondamentale: i Nostri non scrivono rebus o tranelli pestiferi finalizzati ad aumentare le emicranie dell'utente contemporaneo –più giovane o adulto che sia– ma gran belle canzoni, spesso anche molto fruibili, composte da e per esseri pensanti e intelligenti che hanno ancora a cuore il dovere e il piacere di dire qualcosa e dirlo bene. Dopo "Think Before You Drink", spartiacque al limite del folk-rock newyorkese che tanto caro fu a Lou Reed e pari, "Wink" (folle), "My Friend The Walls" (Punk progressivo), "Pink Ocean" (crequscolare tra il liquido e l'abrasivo), "Black Hole" (lo-fi e strafottente), "Lazy Boy" (Pop d'eccellenza e bravura), e la penultima "We're Where We Were" (Punk allucinato), ci introducono e accompagnano, mantenendo e sottolineando il delicato equilibrio fra presente, passato, e futuro, lungo la seconda metà del labirinto (il "Lato B", per chi come il sottoscritto non ha mai smesso di collezionare vinili...) la cui meta –la via d'uscita, finalmente!–, in puro stile Casablancas, porta non a caso il titolo di Pointlessness e suona come un gran finale apocalittico e senza soluzione in cui lo stesso si dichiara perduto ma pronto e si chiede, fino alla fine dei nostri giorni, "What does it matter?". Importa eccome, Julian, oggi più di prima, e Virtue ne è una delle tante prove.

Il Rock è morto (da un po', per carità, e meno male...), evviva i The Voidz.

Massimiliano Morelli

Per Rock Targato Italia

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La Nemesi a Rock Targato Italia - Roma

La Nemesi a Rock Targato Italia in programma a Roma sono tra i protagonisti della nuova scena musicale. Intervista a cura dell'Ufficio Stampa @DivinazioneMIlano

 

tra i protNome artista: La Nemesi

- Come vi siete avvicinati alla musica?

La musica era già dentro di noi

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?  

6  Ci siamo conosciuti casualmente, abbiamo prenotato per errore la stessa sala prove, nello stesso giorno, alla stessa ora....

 - Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Non conforme

- Come nasce il nome della band? 

Da innumerevoli brainstorming in birreria

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

E basta con questi cadzo di maneskin!

- Avete già fatto dei live?

No

E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Continuate così!

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?

Club ground e underground

e quali quelli nella vostra regione di origine?

Club underground ma anche ground

-  Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Chiusura definitiva dei locali i cui titolari ti chiedono "quanta gente portate?"

- Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

Rimandati a settembre

-  Quali sono i vostri progetti futuri?

Invitare a cena Miriam Leone e dopo cena.... un live infinito al Tunnel di Milano

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GECO a Rock Targato Italia - 6 maggio Roma

Geco suonerà nell'ambito delle serate di Rock Targato Italia in programma a #Roma al Quid Centro Culturale il il 6 maggio. Un appuntamento importante per gli artisti emergenti. Intervista a cura dell'ufficio stampa @DivinazioneMilano

il nome del gruppo e' GECO

- IL gruppo è formato da due elementi, da  me (Giulio Tomei) e Loris Regoli. E' la strada che ci ha presentato.                                                       

- I miei genitori mi hanno trasmesso la passione per la musica classica iscrivendomi da piccolo in una scuola privata per iniziare con lo studio del pianoforte. Da adolescente ho voluto intraprendere il percorso musicale da autodidatta. Loris, ispirato da diversi generi musicali, ha iniziato per pura attrazione verso lo strumento. 

- IL nome del gruppo nasce perché un simpatico Geco abita la nostra sala prove e per noi ha rappresento da subito uno spirito guida.                                             

- In generale nella nostra musica amiamo trattare argomenti seri, temi attuali che riguardano tutti. Il nostro genere nasce dalla fusione di vari stili, quindi, definirei la musica dei Geco con il termine ''World''.                             

- Ci piacerebbe suonare naturalmente nei luoghi che contano ma anche in quelli che contano meno,perché a nostro avviso è la musica che fa il posto.                                           

- Si!Abbiamo già suonato dal vivo e sembra sia andata bene o almeno così dicono le persone presenti (che ringraziamo).                   

- Per quanto riguarda i talent, se si tratta di opportunità vere che ben vengano,al contrario, se si tratta di format costruiti a mestiere per illudere persone talentuose allora non fanno per noi.

-  I social network oggi giorno diventano fondamentali per curare l'immagine di una band. 

- Come alzare il livello della musica italiana? Investire per creare reali opportunità così da far emergere chi tra mille difficoltà non riesce a farlo, perchè penso che è proprio nell'underground che si annida la qualità e se rimane sotterrata nessuno mai potrà goderne.                                                 

- Per quanto riguarda il futuro dei Geco ce lo auguriamo roseo e longevo vista la volontà e la quantità di idee che ci frullano per la testa.

 

 

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Negrita, Zen Circus e Volwo: Tre album per aprile 2018

Tre album per aprile 2018: Negrita,  Zen CircusVolwo
[avere vent’anni ieri, oggi e forse mai]
articolo di Roberto Bonfanti

L’ultima volta che ho visto i Negrita in concerto è stato nel 2000 ad Arezzo Wave: io avevo vent’anni e loro, nello stadio della loro città natale, celebravano il culmine del periodo d’oro che aveva seguito l’uscita di “Reset”. Probabilmente hanno ragione Pau e compagni quando cantano che “la rivoluzione è avere vent’anni” e che molte cose non potranno più tornare, tanto è vero che il primo passo per poter apprezzare il nuovo lavoro della band è proprio dimenticarsi di quegli anni, di quell’energia e di quel sound. Una volta liberata la mente da possibili paragoni col passato, “Desert Yacht Club” si fa apprezzare per quello che è: un disco dal gusto metropolitano in cui i Negrita mettono a nudo i propri pensieri in modo onesto ma soprattutto vanno alla ricerca di nuove strade espressive per nulla prevedibili miscelando elettronica, pop inquieto, folk e molte altre contaminazioni che arrivano fino al reggae e al funky.

I ventenni del 2018 sembrano invece il pubblico di riferimento a cui hanno scelto di rivolgersi gli Zen Circus con il loro rock fresco e sbarazzino che, nonostante l’introduzione degli archi in diversi brani, mantiene pressoché inalterato l’approccio musicale a cui la band toscana ci ha abituato negli ultimi anni. Il fuoco in una stanza si presenta come un disco discontinuo ma estremamente sincero in cui Appino e compagni riescono a raccontare in modo immediato un mondo fatto di drammi familiari, tormenti tardo adolescenziali filtrati attraverso l’occhio di chi ha qualche anno in più e riflessioni personali intergenerazionali a cavallo della nuova linea d’ombra dei quarant’anni (“a vent’anni pensavo che non sarei stato mai come voi […] poi un gran mal di testa e gli amici drogati si sposano”).

Il nome dei Volwo difficilmente potrà ricordare qualcosa ai ventenni di oggi, considerato che Pasquale Defina ci ha messo quasi sedici anni a dare un seguito all’esordio del progetto pubblicato nel 2002. “Dieci viaggi veloci” è un disco spigoloso e denso di sostanza che sfugge a ogni etichetta e che, fra loop, sax e chitarre, scorre indolente affascinando con classe e personalità, lasciandosi arricchire anche dalle collaborazioni preziose ma mai invadenti di personaggi come Paolo BenvegnùLuca Gemma e Rachele Bastreghi. Si racconta di viaggi e migrazioni, ma lo si fa in modo disincantato e dolente, con un approccio che non ha per fortuna nulla a che vedere con la melassa riversata abitualmente sul tema dalla “generazione erasmus” ma che, al contrario, sembra richiamare l’immaginario dei narratori del ‘900 e la poesia di Emanuel Carnevali.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

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BLANK a Rock Targato Italia - Roma

dal 22 #aprile al 13 maggio 4 appuntamenti live con le Finali di Rock Targato Italia area Sud e Centro #Italia, tra i protagonisti delle serata il gruppo BLANK in programma la sera del 13 maggio. al #QuidCentroCulturale di #Roma.

Intervista a cura dell'ufficio stampa @DivinazioneMilano

Nome artista BLANK

# Come vi siete avvicinati alla musica?

“Da piccolino, in casa avevo una vecchia chitarra classica scassata di mio zio. Mi guardava ogni volta che ci passavo davanti. Alla fine non ho resistito e ho iniziato a strimpellarla...violentemente! Poi ho capito che forse tutta quella violenza la dovevo sfogare su un altro strumento: la batteria. E fu colpo di fulmine.” Dice Mick, il batterista, nella cui storia ci riconosciamo un po’ tutti.

# Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

Quattro componenti. Ci conosciamo da svariati anni, alcuni di noi da decenni, dalle medie, e viviamo in città vicine. Alcuni sono stati amici al di fuori della musica, altri lo sono diventati tramite la band, fatto sta che ora è un bel matrimonio a quattro e funzioniamo molto bene: ognuno svolge un compito ben preciso ed è insostituibile.

# Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Estremi che entrano in contatto. Cerchiamo di dare ai classici schemi rock una nuova prospettiva, espandendone le possibilità sonore e compositive tramite l’uso dell’elettronica, ma senza scordare cosa lo rende unico e potente: la capacità di scuoterti e farti venire la pelle d’oca, senza mezze misure. Ci piace l’alternanza di suoni e momenti extra-ruvidi con altri dolci e melodici. Anche per questo, magari un po’ controcorrente, ci piace avere un feel più punk, semplice e live e non associarci a quel filone più “elettronico/computerizzato” tipo dubstep e affini.

# Come nasce il nome della band?

In inglese, che di fatto è la nostra seconda lingua, blank significa “vuoto” e allo stesso tempo “da riempire”, “nuovo”. Blank sheet significa “foglio bianco”. Per certi versi ci sembra di vivere in tempi in cui è facile sentirsi vuoti o addirittura svuotati, di senso e di ideali. Il nostro nome quindi, serve a fotografare questo concetto, ed insieme a ricordarci che tutto può essere re-indirizzato verso qualcosa di nuovo, magari positivo, magari migliore. È un foglio bianco pronto ad essere scritto, se vogliamo, nel migliore dei modi.

# Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

Non siamo di quelli che pensano che la musica sia morta, anzi, ci sono esempi molto numerosi di musica che ci entusiasma, e ci sono lavori che rimarranno nella storia insieme ai grandi classici dei decenni scorsi. È ovvio che non bisogna fare gli schizzinosi, etichettare, fare confronti sterili col passato.
I talent (almeno in Italia) creano personaggi che nonostante le doti tecniche o l’appeal, mancano completamente di contenuto e di un messaggio. Personaggi che spesso ricalcano spudoratamente le orme di altri artisti stranieri, proposti ad un pubblico molto poco esigente. È un processo che oltretutto sponsorizza l’ideale del successo fine a se stesso. Questo è un male per la musica, perchè anche quei pochi che hanno talento si accontentano alla fine (che è in realtà il loro esordio musicale) della notorietà, non mettendo a frutto il proprio potenziale e producendo materiale mediocre. È semplicemente uno show, e va bene, ma non dimentichiamoci che la musica sta soprattutto da altre parti.

# Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Abbiamo fatto alcuni live, anche se il progetto è abbastanza nuovo. I feedback sono positivi, e i fan vengono travolti dalla nostra energia malgrado la nostra musica non sia per tutte le orecchie: la gran parte delle canzoni, nonostante l’elettronica un po’ spinta, è melodica, quindi il tempo del live sembra passare bene!

# Quali sono i locali in Italia dove vi piacerebbe suonare? e quali quelli nel vostro regione di origine?

Ci piacerebbe suonare ovunque ci sia un pubblico aperto alle nostre sonorità meno classiche e acustiche. Vorremmo provare agli eventi artistici, alle esibizioni di tutto ciò che costituisce una novità, una sperimentazione e riflette il nostro immaginario elettronico/tecnologico, magari coniugando la nostra musica ad effetti visivi particolari. Certo non disdegneremmo di aprire ai Foo Fighters ;)

# Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Sta venendo meno la cultura della musica dal vivo, ci sono sempre meno concerti, meno locali attrezzati, meno eventi e come conseguenza anche l'interesse degli ascoltatori sta morendo. Questo è un grosso male! Sicuramente bisognerebbe agevolare la promozione di eventi quali festival e rassegne, riportare la musica dal vivo non solo nei locali di nicchia ma anche in contesti "nuovi" come mostre e fiere. Si potrebbero magari creare padiglioni e sale da concerto, non necessariamente giganti ma a portata di piccole e medie band, così che organizzare eventi in queste strutture possa essere meno impegnativo e meno costoso.

# Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

Per i piccoli artisti è la nuova chance per emergere e crearsi una reputazione. Purtroppo prevede sforzi a livello di tempo e costi che potrebbero essere impiegati dai musicisti in altro modo (vedi fare musica migliore). D’altra parte è anche un modo per conoscere e raggiungere un pubblico mondiale che non avresti potuto raggiungere altrimenti, anche se si ottiene tramite questo meccanismo perverso del follower e dei like. L’invenzione dello streaming ha arginato il problema della pirateria e permette di conoscere piccoli artisti che non avrebbero avuto visibilità altrimenti. È un gioco che va giocato per forza.

# Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo un album in canna e presto uscirà il nostro terzo singolo, video compreso. Ci divertiamo, e continueremo a comporre e suonare finche il vento non cambia, poi chi lo sa.

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Vincitori selezioni Emilia Romagna - 30/a edizione

In riferimento alle serate organizzate all’Arci Zerbini di Parma il 7 aprile 2018, comunichiamo il nome dell’ artista selezionato dalla giuria tecnica:
GROUND CONTROL; e dal pubblico: PERVINKA.

Gli artisti vincitori parteciperanno alla Finale Nazionale in programma a Milano. Prossimamente saranno comunicate le date e l’organizzazione dell’evento.

In vincitore della serata, GROUND CONTROL, scelto dalla giuria tecnica parteciperà in qualità di ospite a ParmAwards il premio musicale ideato da Pierangelo Pettenati

Si ringraziano tutti gli artisti che hanno partecipato e tutti coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione dell’evento e particolarmente: Nick e Hotel Monroe, Pierangelo Pettenati e Antonio

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Alf Eryavaband

Alf Eryavaband artista cantautorale in programma a Rock Targato Italia il 13 maggio a #Roma al Quid Centro Culturale, si racconta in questa intervista a cura dell'ufficio stampa @DivinazioneMilano  

- Nome artista:  Alf Eryavaband.

- Come vi siete avvicinati alla musica?

Non saprei riconoscere un momento esatto, non credo siano le persone che si avvicinano alla musica, ma viceversa, talvolta la musica ti suona dentro, le melodie ti rimbombano nella testa e necessitano di uscire fuori, che sia semplicemente una canzone che conosci e non trovi pace finchè non la riascolti o un motivo nuovo che hai in testa e che vuole essere eseguito, o a volte non hai un'idea precisa nella testa ma sono le tue mani su uno strumento che iniziano a muoversi, sapendo già dove andare. Per me, che non ho mai studiato la materia, è semplicemente un istinto che tende a soddisfare un bisogno.

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

Il mio è un progetto cantautorale di canzoni per piano e voce e, come si suol dire, "me la canto e me la suono".

- Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Piuttosto scarna, malinconica e narrativa. Un misto tra un racconto e una litania.

- Come nasce il nome della band?

Alf Eryavaband è il mio pseudonimo, dapprima era solo Alf, ma per formalità necessitava di un cognome che ho costruito sul lessico di una lingua artificiale. 

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

Sostanzialmente nulla di buono; credo che la musica non debba essere competizione e tutti quei ragazzi che partecipano mi sembrano dei moderni gladiatori -  alcuni ingenuamente, altri meno - lanciati in un'arena. Anche se vinci e/o ottieni il riconoscimento, devi sempre fare i conti con il contesto da cui sei uscito fuori, con la stessa velocità puoi anche essere tagliato dal giro se non stai alle regole. Certo esistono alcuni che come Spartaco provano a ribellarvisi, ma come lui in genere non fanno una buona fine.

Trovo inoltre che ci sia davvero poca arte all'interno, è tutta mera esecuzione e intrattenimento. Sono tutti molto bravi ma privi di contenuti o almeno non riescono o non gli è concesso trasmetterli. La musica passa decisamente in secondo piano.

- Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?Mi sono esibito in alcune occasioni ma mai in un concerto tutto mio.

Il pubblico mi è sembrato piuttosto caloroso anche se generalmente sono piuttosto spaventato dall'esibizione live, soffro di ansia sociale e facilmente perdo concentrazione. In più ritengo che le mie canzoni siano da apprezzare meglio riprodotte in un ambiente domestico, sorseggiando del caffè, o ascoltate in cuffia.

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nella vostra regione di origine?  

Non saprei. Credo mi piacerebbe suonare in piccoli teatri o in spazi aperti.

-  Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?

Mi piacerebbe si organizessero più festival. Ricordo svariati anni fa ce ne erano molti in giro per l'Italia che offrivano anche campeggio gratuito. Erano una bella occasione per ascoltare musica, visitare bei posti e conoscere persone. Problemi coi comuni o mancanza di fondi hanno fatto sparire varie realtà...

- Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?

Per quanto non sia un grande fan dei social, dei mondi virtuali e della tecnologia in generale, credo che ormai le cose vadano in questo verso ed è un processo inarrestabile. Se si vuole essere informati e informare, tutto ora passa di lì e non c'è un modo migliore.

-  Quali sono i vostri progetti futuri?

Mi piacerebbe incidere un disco.

 

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NOT in concerto

10 Aprile ore 21.30, IL SALOTTO DI MAO,

c/o LAB di piazza Vittorio Veneto 13/E Torino

18 Aprile ore 21.00, POP

c/o Ex Lavanderie Ramone, via Berthollet, 25 F Torino

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