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Articoli filtrati per data: Febbraio 2017

Selezioni centro-sud Italia per Rock Targato Italia: intervista ai 'Pietranuda'

 

Loro sono i Pietranuda, si esibiranno il 5 marzo al Na Cosetta di Roma, per le selezioni centro-sud regionali di Rock Targato Italia!

Rispondono alle nostre domande così

 

Come vi siete avvicinati alla musica?

La musica è stato un percorso spontaneo e anche "obbligato"... In pratica non abbiamo mai avuto possibilità di girarle le spalle, perché l'amore per lei è stato sempre immenso e preponderante.

 

Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

Il gruppo è formato da 4 componenti... Mauro Fortarezza (voce, chitarra acustica e autore dei brani), Saverio Orlando (chitarra elettrica), Michele Fortunato (batteria), Luca Monaco (basso elettrico). Ci siamo conosciuti un po' per caso, anche grazie alla voglia di sperimentare e trovare nuove soluzioni.

 

Come definireste la vostra musica e qual è lo stile?

Suoniamo un pop rock puro e semplice, possibilmente senza l'ausilio di suoni o effetti elettronici e senza contaminazioni.

 

Da dove avete preso spunto per il nome della band?

Il nome "PIETRANUDA" nacque in un ristorante, davanti a 4 calici di vino e in attesa delle pietanze. Dopo una breve ricerca di parole, ecco che uscì fuori il nome, al quale poi abbinammo un significato, che in fondo già aveva... Forse un po' influì il titolo di uno dei nostri brani (cavalli di battaglia), che è Pietro! 


Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Per quanto riguarda i live... si, ne abbiamo già fatti e la risposta, ovviamente, è stata notevole... Niente pomodori in faccia, solo un po' di insalata... 
No, no, scherziamo! In realtà tanto calore, apprezzamenti e applausi!

 

Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?

In Italia ci sarebbe bisogno di tornare agli anni 60-70, ai tempi di Battisti, Gino Paoli, Lucio Dalla, Cocciante, artisti veri, pieni di talento, che trovarono le porte aperte delle case discografiche, che all'epoca, evidentemente, facevano caso solo e semplicemente al talento... aspetto, oggi, spesso non considerato fondamentale...

 

Quali sono i vostri progetti futuri? 

In progetto abbiamo la realizzazione di un cd e di un nuovo video, ma soprattutto cercheremo di suonare ovunque, nelle piazze, nei locali, perché è fondamentale la presenza del pubblico, il poter emozionare ed emozionarsi attraverso la nostra musica.

 

Per rimanere aggiornati non perdeteli di vista sul web

Facebook: Pietranuda

Sito: http://pietranuda.blogspot.it

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CEDI LA STRADA AGLI ALBERI

Franco Arminio è uno dei poeti più importanti di questo paese.”  Roberto Saviano

CEDI LA STRADA AGLI ALBERI   di Franco Arminio

Poesie d’amore e di terra

http://bit.ly/2jYR51q

Prime presentazioni:

  1. 2 Andria, Circolo dei Lettori
    7.2 Roma, laFeltrinelli Galleria Alberto Sordi
    10.2 Lucera, Cremeria al Duomo
    13.2 Napoli, laFeltrinelli
    14.2 Campobasso, Unione Lettori Circolo Sannitico
  2. 2 Torino, Circolo dei Lettori, Festival dell’amore

Chiarelettere, Fuori Collana, 160 pp., 13.00 euro

 Franco Arminio ha raccolto qui una parte della sua sterminata produzione in versi. Il libro ci presenta il suo acuto senso del corpo femminile e del paesaggio. Dopo una sezione dedicata agli affetti familiari, le conclusioni sono affidate a una serie di folgoranti riflessioni sulla poesia al tempo della Rete. I versi di Arminio sono semplici, diretti, senza aloni e commerci col mistero. Ogni verso è una serena obiezione alla scrittura come gioco linguistico, è una forma di attenzione a quello che c’è fuori, a partire dal corpo dell’autore, osservato come se fosse un corpo estraneo. L’azione cruciale è quella del guardare: “Io sono la parte invisibile del mio sguardo”.

Cedi la strada agli alberi è un’opera raffinata e popolare, in cui ecologia e desiderio, passioni intime e passioni civili si intrecciano con la precisione dei suoi libri in prosa.

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Ha pubblicato una ventina di libri. Ricordiamo, tra gli altri, Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza), Terracarne (Mondadori), Cartoline dai morti (Nottetempo) e Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori). Si occupa anche di documentari e fotografia. Come paesologo scrive da anni sui giornali e in Rete a difesa dei piccoli paesi. Attualmente è il referente tecnico del Progetto pilota della montagna materana nell’ambito della Strategia nazionale delle aree interne. Ha ideato e porta avanti La casa della paesologia a Trevico e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano.

 

 

 

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Il nome della band come un marchio di fabbrica stampato sulla pelle. Area 106, intervista per Rock Targato Italia

Loro sono gli 'Area 106', band eclettica formata da 5 componenti.

Si esibiranno a Roma al Na Cosetta il 5 marzo alle selezioni centro-sud regionali per Rock Targato Italia e rispondono alle nostre domande così!

 

-  Come vi siete avvicinati alla musica?

Ognuno si è avvicinato alla musica tramite esperienze personali. A livello di gruppo invece tutto è iniziato da un repertorio di cover. Il nostro repertorio infatti prendeva spunto dagli artisti del panorama Rock Italiano. Ma sentivamo tutti il bisogno di dare sfogo alla nostra creatività, e da qui il progetto inedito Area 106.

 

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?

Il nostro gruppo è formato da 5 componenti: batteria, due chitarre, basso e voce. Ci conoscevamo già, almeno di persona, (in un paesino ci si conosce tutti ).

 

- Come definireste la vostra musica e qual è lo stile?

Sicuramente Rock. Vogliamo che il nostro rock, contaminato dal Blues, Pop, arrivi a tutti. Un mezzo per trasmettere le nostre emozioni e soprattutto per comunicare il messaggio nascosto sotto le righe dei testi.

 

- Da dove avete preso spunto per il nome della band?

Il nome della band è come un marchio di fabbrica, stampato sulla pelle. il nostro paese è tagliato a metà dalla strada statale 106 ma è nascosto da un sottopassaggio che lo rende fantasma alle migliaia di auto che attraversano la 106 ogni giorno.

Da qui abbiamo preso spunto per il nome, area106 è un posto misterioso e non si sa bene se esista o no, un po’ come l'area 51.

 

- Cosa ne pensate dei talent show?

Ognuno di noi ha una propria opinione, ma sicuramente l'idea condivisa è che l'essere catapultati come star davanti a milioni di telespettatori illude l'artista stesso. Proporsi con dei brani-cover, spesso, non evidenzia le qualità dell'artista in quanto scrittore/compositore, si dovrebbe puntare più sulla originalità dei brani.

Certo che i talent offrono molta visibilità agli artisti e soprattutto noi gruppi del sottosottobosco sappiamo quanto sia importante, ma l'idea di essere "usati" (per l'Audience) ed avere in cambio solo una banale illusione non ci entusiasma. Sicuramente di fronte ad un progetto a lungo termine la cosa si farebbe più interessante.

               

- Quali sono i locali a Roma dove vi piacerebbe suonare, e quali quelli nel vostro paese di origine?

A Roma ci piacerebbe suonare nei locali più famosi citiamo alcuni : STAZIONE DELLA BIRRA, CIRCOLO DEGLI ARTISTI, +39 LIVE CLUB, BIG MAMA, IL CANTINE ecc. Nella nostra zona abbiamo suonato praticamente in quasi tutti i locali. Ci sposteremmo volentieri nella puglia.

               

- Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?

Certo! da quando ci siamo formati che suoniamo nei locali della zona. Abbiamo sempre costruito il nostro repertorio in modo che il pubblico possa divertirsi. Abbiamo avuto sempre un ottimo riscontro.

 

- Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?

Persone, società, che puntino sulle Band che hanno contenuti e capacità. L'originalità è un arma a doppio taglio, spesso sentiamo gruppi che sono molto originali ma non arrivano alla gente.

Avremmo bisogno di RADIO e TV che trasmettano musica nuova! Avremmo bisogno di LIVE, di stare insieme, la società dei social ci sta togliendo la voglia di stare insieme! Infine meno cavilli burocratici ed economici per noi gruppi e per i locali che propongono musica dal vivo.

                              

- Quali sono i vostri progetti futuri?

Niente futuro, solo presente, viviamo la cosa con serenità. Il nostro sogno è quello di riuscire a produrre un secondo album.

 

 

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"V.M.18" - Mostra Personale di Diego Toscani a Milano, in Brera

"V.M.18" -Mostra Personale di Diego Toscani- a cura di Massimiliano Bisazza 

Diego Toscani torna ad esporre a Milano, in Brera,

in Galleria STATUTO13 e questa volta ci propone un progetto legato alquanto al gusto del proibito, della sperimentazione erotica, che mai sfiora accenni volgari; anzi, sempre e tacitamente sottesi da una romantica fascinazione dark.
Disegnare a matita, acquerello e acrilico su carta è una tecnica complessa e liberare i volumi e le masse corporee, anatomiche è già cosa non facile, ma declinare questo modus operandi su una tematica che è evidentemente la “sessualità” non è mai semplice. Diego Toscani (DIT è l'acronimo d'artista), lo fa convintamente e bene, senza mai sfiorare la banalità o i luoghi comuni di cui la nostra cultura sociale abbonda costantemente 

Neri, bianchi e segni creati dai di-segni, si mescolano palesemente ai giochi intrinseci che sono sottesi nelle opere dell'artista Toscani: i cinque sensi sono espressi con maestria e creatività originali.  Tra loro il tatto è fondamentalmente il primo senso che ci dona la reale sensazione di “possessione” altrui ma che riesce a sfiorare l'animo senza pregiudicarne la purezza. Il desiderio fisico provato nei confronti di una persona dell'altrui o dello stesso sesso è troppo spesso stato giudicato malamente; per via di preconcetti dettati della società ben pensante, dai dogmi e dai pregiudizi. Poi si aggiungono gli altri sensi, creando un condimento metafisico per i palati più fini, lasciando andare la fantasia troppe volte privata di quella spontaneità che ne fa un ingrediente necessario.

Una ricerca sensuale estrinsecata su carta, dove il disegno genera libertà e ci permette di riconoscerci anche nelle scelte o nei desideri più inconfessati. L'idea che emerge è anche contenuta nell'intento di eliminare il concetto di tabù o di senso di colpa, lasciando invece emergere una profonda libertà interiore, senza il pregiudizio, ma anelando alla sperimentazione ludica e amorosa. A questo punto non resta che entrare in galleria e “cibarsi” metaforicamente di queste opere istintuali e spontanee che ci permettono di varcare le soglie della fantasia.

Presso la Galleria d'Arte Contemporanea STATUTO13, in Via Statuto, 13 (corte interna) a Milano, Brera District. 
Inaugurazione 8 febbraio 2017 dalle h. 18,30 alle 21,00

la mostra si concluderà il 21 febbraio mattina.

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“Porcile” di Pier Paolo Pasolini, dal 2 al 12 febbraio al Teatro Menotti.

Ha debuttato ieri 2 febbraio a Milano presso il Teatro Menotti lo spettacolo PORCILE di Pier Paolo Pasolini con la regia di Valerio Binasco, una produzione del Teatro Metastasio Stabile della Toscana, coprodotta con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con la collaborazione del Festival di Spoleto.

 

scene Lorenzo Banci

costumi Sandra Cardini

musiche Arturo Annecchino

luci Roberto Innocenti

personaggi e interpreti:

Padre Mauro Malinverno

Madre Valentina Banci

Julian Francesco Borchi

Ida Elisa Cecilia Langone

Hans-Guenther Franco Ravera

Herdhitze Fulvio Cauteruccio

Maracchione Fabio Mascagni

Servitore di casa Pietro d’Elia

 

"Io non ho opinioni. Ho tentato di averne, e ho fatto, in conseguenza, il mio dovere. Così mi sono accorto che anche come rivoluzionario ero conformista."

 

"Porcile" è l'opera di Pasolini che meglio esprime il suo pensiero e quindi il suo disagio. Il tema che pervade "Porcile" è l'impossibilità a vivere secondo le proprie coordinate, secondo i propri istinti. L'impossibilità a preservare il me medesimo cannibale dal mondo cannibale. Nella sua critica alla morale comune, Pasolini distrugge i tempi e le destinazioni rendendo il suo pensiero atemporale e generalista, buono per tutto e tutti. E' la tolleranza che marca le differenze, che sottolinea la non accettazione, è la compassione e i compassionevoli a rendere impossibile qualsiasi reale slancio empatico"

 

“Porcile è un dramma in undici episodi che Pier Paolo Pasolini ha scritto nel 1966 e che poi, nel 1969, ha trasposto nel film omonimo per raccontare l’impossibilità di vivere secondo le proprie coordinate, i propri istinti, preservando l’intima natura di sé stessi dal mondo cannibale. In Porcile la trama si sviluppa nella Germania del dopo nazismo, nel momento in cui la borghesia con il suo modo globalizzante di intendere la democrazia ha preso il Potere e lo gestisce. Julian, figlio né ubbidiente né disubbidiente di una coppia della borghesia tedesca, trova nel porcile paterno un amore diverso non naturale che, tuttavia, lui riconosce come scintilla di vita pura. La passione misteriosa che segna il personaggio fin dal suo ingresso diviene simbolo del disagio di chi non si riconosce nella società coeva e si rifugia in qualcosa di istintuale ma segreto.

Porcile non fa prigionieri. Condanna tutti, dal primo all’ultimo. Non c’è redenzione, non c’è possibilità di salvezza in questo mondo soggiogato in modo, oramai, antropologico. Non c’è speranza in questo porcile dove tutti mangiano tutto, dove il solo deve essere il tutto”.

 

"Ho sognato poche notti fa che ero per una strada buia, piena di pozzanghere... Ed ecco che sull'orlo dell'ultima di queste pozzanghere, c'è un maiale, un maialino…
Io mi avvicino a lui, come per prenderlo e toccarlo. Ed esso allegro mi morde. Il suo morso mi strappa quattro dita della mano destra, che però restano attaccate e non sanguinano, come se fossero di gomma… Chissà mai qual è la verità dei sogni... oltre a quella di renderci ansiosi della verità."

Lo spettacolo sarà in scena fino al 12 febbraio

Per maggiori informazioni: http://teatromenotti.org/pier-paolo-pasolini

BIGLIETTERIA PREZZI

  • intero 26,50 € (25,00 € + 1,50 € prevendita)
  • ridotto over 65/under 14 – 14,00 € (12,50 € + 1,50 € prevendita)

TEATRO MENOTTI

Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 02 36592544 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ORARI BIGLIETTERIA

lunedì e mercoledì 15.00 | 18.00

martedì, giovedì, venerdì 15.00 | 19.00

sabato 15.30 | 19.00

domenica 15.00 | 17.00 solo per la vendita della replica pomeridiana

 

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"Intrusi a Sanremo" di Joyello Triolo

In occasione del Festival di Sanremo Esce in tutte le librerie "Intrusi a Sanremo" per la Crac Edizioni di Joyello Triolo con prefazione di Giordano Sangiorgi

In occasione del Festival di Sanremo esce un interessante libro a firma Joyello Triolo con prefazione del Patron del Mei Giordano Sangiorgi per crac edizioniIntrusi a Sanremo che pone l'accento su quei personaggi che hanno calcato il palco dell'Ariston appunto da "Intrusi" permettendo un rinnovamento sostanziale della canzone italiana.


Da Domenico Modugno agli Afterhours, da Adriano Celentano ai Perturbazione, da Eugenio Finardi ai Subsonica, quello tra Sanremo e l’innovazione è da sempre un connubio controverso ma efficacissimo.

Introdotte quasi sempre come elementi di rottura, le vedette o le canzoni “alternative” arrivate in gara a Sanremo hanno dimostrato che tra due mondi così alieni c’è molto più rispetto e stima di quanto si possa immaginare. Dagli anni ’50 fino ai giorni nostri gli intrusi della musica pop italiana hanno scelto il Festival per concedersi una chance, per allargare il pubblico o, più semplicemente, per fare promozione in grande stile, ottenendo in cambio esattamente quanto previsto.


Gli INTRUSI A SANREMO hanno spesso cambiato le regole, lasciando un segno indelebile tanto sulle tavole dell’Ariston quanto nell’intero panorama della nostra Canzone.


Non è un caso a tal proposito la proposta di Giordano Sangiorgi di far salire quest'anno sul palco del Festival come ospiti, i cosiddetti artisti indie, in una edizione dove non vi è traccia di musica alternativa.

 

"Intrusi a Sanremo" di Joyello Triolo con la prefazione di Giordano Sangiorgi è arrivato. Adesso non vi resta che ordinarlo, per un #sanremo2017 più consapevole. 

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The Best of Guitar è uno spettacolo unico

The Best of Guitar

è uno spettacolo unico, tutto da vedere e da sentire!!
Il batterista Max Fiorilli Muller ha ideato nel 2.000 la Notte delle chitarre, con l’intenzione di riunire i migliori chitarristi italiani ! In questi anni di attività artistica si sono svolti molti tour in tutta Italia, con affluenze di migliaia di persone e fans!!

Dopo tanti anni di esperienza, realizza un nuovo Show “Best of Guitar”!
Durante il concerto verranno suonati i migliori successi internazionali, attraversando la storia del Rock, da Jimi Hendrix, Queen, Police, Deap Purple, Eagle, Toto, John Meyer, Led Zeppelin, Beatles ecc.. Un concerto arricchito da 5 Chitarre che suonano insieme alla band, ha un impatto davvero spettacolare!!

Gli ospiti che hanno partecipato e altri che parteciperanno sono:
Luca Colombo (NNek, Ramazzotti, 883, San Remo Orchestra, M.Mengoni ecc)
Vince Pastano (Vasco Rossi, Luca Carboni)
Stef Burns (Vasco Rossi, Alice Cooper, Huey Lewis & The News)
Massimo Varini (Nek, Vasco Rossii, Alessandra Amoroso ecc..)
Cesareo..(Elio e le storie tese)

Enrico Zapparoli...(Modà)
Max Cottafavi...(Ligabue)

https://m.facebook.com/Best-of-Guitar-811200115583519/?ref=bookmarks

Per informazioni sul Tour 2016: Max 320-4629293
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le riprese del videoclip di “Come George Gray”, di Roberto Bonfanti

La scorsa settimana, sotto la preziosa regia di Andrea di ACD SD Produzioni, abbiamo completato le riprese del videoclip di “Come George Gray”, l’ultimo singolo che estrarremo da “Ogni sorso un ricordo”.

Mi sembrava giusto che l’ultimo vero passo promozionale del disco fosse il video di un brano che nasce da parole che, prima ancora di diventare parte di “Alice”, hanno avuto diverse vite e che hanno segnato il filo conduttore di una bella fetta del mio percorso. Non a caso abbiamo scelto di girare a casa mia le scene che mi vedono protagonista: mi piace pensare a questo video come un momento in cui, dopo avere percorso tanta strada, si torna per un attimo a casa e ci si ferma a guardare i ricordi raccolti lungo il cammino.

Andrea in questi giorni sta lavorando sul montaggio per cui ci vorrà ancora un pochino di pazienza prima che il video sia pronto, ma ammetto di essere molto curioso di quello che sarà il risultato finale.

 

Roberto Bonfanti artista scrittore

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La musica intesa come condivisione, apertura e apprendimento evolutivo: intervista agli "Isolati Fenomeni" per Rock Targato Italia

Loro sono gli 'Isolati Fenomeni', band formata da cinque elementi che ritengono la loro idea di fare musica "fortemente improntata alla condivisione, all’apertura verso il mondo esterno ed all’apprendimento evolutivo". si esibiranno a Roma il 29 marzo alle selezioni centro-sud Italia per Rock targato Italia, per farsi conoscere meglio ecco cosa rispondono alle nostre domande!

Come vi siete avvicinati alla musica?
E’ piuttosto complicato dare a questa domanda una risposta univoca, che possa valere per ciascun membro della band, anche in considerazione dei rispettivi percorsi artistici, del tutto differenti l’uno dall’altro, se non addirittura divergenti. Ma un fattore comune c’è: per tutti noi la memoria di quando abbiamo iniziato a produrre suoni con un’intenzione “artistica” si perde tra le nebbie alterate dei ricordi d’infanzia. E’ un fatto documentato, però, che la cantante già ai tempi dell’asilo importunava i parenti con le sue improbabili esibizioni, e, per fare un altro esempio, negli stessi anni il batterista aveva già cominciato a colpire furiosamente qualsiasi superficie gli capitasse a tiro…

Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?
Gli Isolati Fenomeni, intesi come nucleo di base, sarebbero cinque. In passato sono stati sei. Ma la nostra idea del fare musica è fortemente improntata alla condivisione, all’apertura verso il mondo esterno ed all’apprendimento evolutivo. Tutto gira intorno ad un saldo perno centrale, non per niente la band è attiva da dodici anni, ma funziona come una open source, caratterizzata dalla sperimentazione continua di collaborazioni con altri musicisti ed autori e dalla gestione dei cambi di formazione, che pure ci sono stati, come un’opportunità piuttosto che come un problema. Questo aiuta, anche se soltanto in parte, a spiegare la longevità del progetto.

Come definireste la vostra musica e qual è lo stile?
Come già accennato, ciascuno di noi proviene da esperienze artistiche del tutto distanti e peculiari: qualcuno viene dal folk, altri dal jazz, c’è chi è cresciuto a pane e classic rock e chi a funk, per finire addirittura all’heavy metal. Da tutto questo non poteva che nascere un genere completamente lontano da ciascuno di questi, che ci piace definire “unclassifiable vintage pop”. Esprime, con un riferimento alla rivisitazione di suoni “storici” che ha caratterizzato in particolare le fasi iniziali del progetto, una sintesi delle esperienze di provenienza di ciascuno di noi, espresse non tanto nella caratterizzazione del singolo brano, ma nel sound complessivo che l’approccio agli strumenti e l’arrangiamento quasi magicamente producono.

Da dove avete preso spunto per il nome della band?
Per quanto ci applicassimo ad esercitare la fantasia, non riuscivamo a trovare un nome che riuscisse ad esprimere l’essenza collettiva del progetto senza mortificarne le individualità. Una mattina, mentre, non pensandoci più di tanto, ascoltavamo distrattamente le previsioni del tempo, ci è stata servita l’idea giusta! Se infatti dovessimo utilizzare un’analogia per autodefinirci, diremmo che ci sentiamo una categoria meteorologica, mutevoli ed inclassificabili come il clima. E ciascuna delle parole che compongono il nostro nome ci legge alla perfezione: singolarità artistiche antipodiche che, pur respingendosi come poli identici, si completano… sospese tra il paranormale ed il baraccone.

Cosa ne pensate dei talent show?
Un giudizio sui talent, a nostro avviso, può essere espresso soltanto se vengono correttamente inquadrati come categoria. Piuttosto che come veicolo di espressione artistica, andrebbero valutati in quanto show televisivi, quindi prodotti funzionali al successo di un business. E successo ne hanno, in ragione dello sfruttamento di un processo di identificazione che si genera tra lo spettatore, che sogna o ha sognato di “farcela” ed il concorrente, che, almeno all’apparenza, “ce l’ha fatta”. Ma come non manifestare perplessità di fronte alla speculazione sull’ingenuità di frotte di aspiranti vip che si assoggettano, tanto per cominciare, a massacranti e quasi sempre umilianti provini di massa?

Quali sono i locali a Roma dove vi piacerebbe suonare, e quali quelli nel vostro paese di origine?
Questa domanda ci consente di ringraziare Rock Targato Italia per darci occasione di proporre la nostra musica all’esigente pubblico di ‘Na cosetta, che può senza tema di smentita essere definito il “salotto dell’arte” di Roma. Siamo in gran parte romani e in oltre dieci anni di attività abbiamo potuto apprezzare quanto in città sia carente l’accoglienza nei confronti del fermento artistico. In questo desolante panorama, i ragazzi di ‘Na cosetta, contro ogni superficiale valutazione di opportunità economica, hanno creduto nel possibile connubio tra mecenatismo e impresa di successo. Ed hanno avuto ragione. Ecco perché saremmo onorati, nell’immediato futuro, di tornare a ‘Na cosetta a presentare il nostro album Asteroidi, che abbiamo orgogliosamente stampato solo in usb da collezione, dato alla luce alla fine del 2016. Naturalmente, Asteroidi è anche scaricabile e streamabile da tutte le principali piattaforme digitali.

Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?
Un po’ di anni di attività ci hanno consentito di totalizzare, ad oggi, quasi un centinaio di live, un paio dei quali anche in assetto “virtual band” (Festa Europea della Musica e Italia Wave Love Festival negli show virtuali su Second Life). Oltre ai fan affezionati, che ci seguono con entusiasmo fin dai nostri esordi, negli occhi del pubblico cosiddetto occasionale, che poi spesso comincia a seguirci, leggiamo ammirata sorpresa, che viene poi giustificata chiarendo che siamo percepiti come differenti dalla massa delle proposte musicali; originali, senza le complicazioni di una spesso poco orecchiabile sperimentalità.

Di cosa ci sarebbe bisogno in Italia a livello musicale?
Di un po’ di Nord Europa. Con questo intendiamo che ci sarebbe bisogno di spazio per le novità, che al momento è quasi del tutto assente. Nel Paese che, oltre che ai suoi santi e navigatori, dovrebbe prestare attenzione ai suoi poeti, questi ultimi vengono puntualmente ritenuti poco funzionali alla causa del business, a meno di riprodurre qualcosa di già visto o sentito. E la politica di settore non contribuisce, per il momento, ad una evoluzione positiva: parlando di diritto d’autore, le normative europee liberalizzatrici, già in vigore in quasi tutto il continente, da noi non sono state ancora attuate ed il monopolio SIAE stenta ad essere superato. Noi Isolati Fenomeni siamo stati pionieri in Italia della gestione indipendente dei diritti d’autore, partecipando nel 2014 alla “rivoluzione delle 30 band”, le prime in Italia a raccogliere le proprie royalties attraverso un organismo di gestione privato. Oggi qualcosa sembra muoversi: stanno cominciando ad affermarsi anche in Italia alternative di gestione, come Patamu o Soundreef, e ciò ci incoraggia a continuare a partecipare attivamente al movimento nazionale per la riforma del regime della proprietà intellettuale e l’abolizione del monopolio della gestione del diritto d’autore.

Quali sono i vostri progetti futuri?
A cominciare da una schiacciante vittoria a Rock Targato Italia? Dai, si scherza (ma non troppo). E’ in uscita a breve un nuovo estratto da Asteroidi, accompagnato da un  videoclip straordinario scritto e diretto da Santa de Santis ed Alessandro D’Ambrosi, pluripremiati autori di corti, che ci onorano della loro opera prima in campo musicale. Pensiamo di accompagnarlo in giro per l’Italia e, magari, anche oltre confine, a cominciare da alcuni showcase che abbiamo in agenda. Ci siamo impegnati a costruire un live show di qualità da portare in location che prestano particolare attenzione alla bontà della proposta artistica, alla quale siano però in grado di offrire contesto e condizioni adeguati. D’altra parte, riteniamo che dimensione ideale per la nostra musica sia il live. Donare la migliore espressione di se stessi agli altri, ricevendo altrettanto, qui e adesso, come se non ci fosse un domani. E gireremo prestissimo un nuovo videoclip per un altro singolo estratto dall’album.

Per rimanere aggiornati, non perdeteci di vista sul web!

Facebook: Isolati Fenomeni
Sito: www.isolatifenomeni.it

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