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Articoli filtrati per data: Marzo 2017

AVVENTURA A LIETO FINE

  IL CAVALIER SERPENTE

 Perfidie di Stefano Torossi    20 marzo 2017

                            

 AVVENTURA A LIETO FINE

Art Forum Würth di Capena

Questo è il nome del castello fatato che ci ha catturato la fantasia da una pagina di giornale e che siamo andati sconsideratamente a cercare martedì 14 marzo.

Un’impresa. Ci siamo riusciti, ma che fatica.

Cominciamo dal principio.

C’era una volta Capena. Situata a qualche decina di chilometri a nord, fra la Via Salaria e la Tiberina, comincia la sua storia in epoca etrusca; naturalmente, subito dopo la conquista della vicina e più importante Veio, finisce anche lei fra le sgrinfie di Roma imperiale, e allora prospera; poi nel medioevo cade in miseria come tutti, passa in proprietà agli Orsini, ai Colonna, a confraternite e monasteri, e oggi è diventata una specie di sobborgo residenziale di Roma contemporanea. Come tutti i borghi alla destra della Salaria: Morlupo, Castelnuovo e altri, anche Capena, invece che su un cocuzzolo, sta infossata in fondo a forre di tufo umide e ombrose (il che d’estate potrà anche essere un piacere, ma d’inverno è una tristezza).

Su quel giornale avevamo letto di una meritoria iniziativa di Herr Würth, un industriale austriaco della ferramenta, che, in un’ala della sua fabbrica, appunto a Capena, ha aperto un museo di arte moderna visitabile tutti i giorni, gratis, da chiunque capiti da quelle parti.

Ecco la ragione della nostra dissennata iniziativa.

Bene, entriamo a Capena. Dopo aver interrogato inutilmente un paio di trogloditi locali “Ma che ne so io de ‘sto museo!”, “Ma ‘ndo sta?” ci dirigiamo alla Pro Loco per informazioni attendibili. Sprangata; e sono appena le undici del mattino.

Allora ripieghiamo su un’escursione nel paese. Il quale risulta essere una di quelle località molto caratteristiche dei dintorni. Anche troppo: trappole nelle quali attirare con i loro scorci pittoreschi i cittadini stanchi della cosiddetta frenetica vita metropolitana, che credono di risolvere i loro problemi esistenziali ritirandosi in una campagnola oasi di pace.

Eterna, a giudicare dall’aria mortuaria del borgo. Ci è venuto da preoccuparci che la soluzione ai problemi di coloro che abbandonano la città per venire qui sia, dopo neanche troppo tempo, un bel suicidio, forse simbolico, ma di sicuro non assistito.

Sottoportici misteriosi, mura cariche di secoli, vasi di fiori sui gradini di scale ripide che portano a casette apparentemente graziose: insomma tutto l’armamentario per risultare disneyanamente consolatorio contro le durezze della vita moderna.  

Consolatorio, non curativo; di questo siamo sicuri, anche per il deterioramento rapido, l’annebbiarsi delle funzioni cerebrali e l’infelicità da allontanamento sociale che leggiamo negli occhi di amici tuttora intrappolati in esperienze del genere.

Specialmente quelli vecchi. Proprio il momento della vita in cui è indispensabile una socializzazione intensa, il contatto con la tanto temuta nevrosi della città, che sarà faticosa, ma mantiene fresco e piccante il pepe della vita, e il non lasciarsi andare alla pigrizia, che sarà comoda ma fa spegnere prematuramente il vecchio rinunciatario come uno stoppino consumato.

Comunque, esaurita l’esplorazione, riusciamo finalmente, grazie a un paio di ragazzi con l’accento dell’est, più svegli degli indigeni, ad avere le indicazioni che cercavamo.

Abbandoniamo l’abitato, scendiamo a valle, sempre rimanendo nel comune di Capena (e questo giustifica il nome) ma parecchi chilometri più in basso; passiamo sotto l’autostrada e finalmente dal medioevo sbuchiamo nel 2017.

Una modernissima, grandissima fabbrica, roba da Silicon Valley, con prati verdissimi e curatissimi ed edifici bianchissimi, uno dei quali è effettivamente l’Art Forum Würth di Capena.

Un parcheggio spazioso e vuoto, una hostess gentile, pieghevoli e libri da consultare, totale assenza di altri visitatori; e via in giro per i saloni del museo. Che contiene, appunto, arte moderna e contemporanea, prevalentemente austriaca.

Non ci aspettavamo, e non ci sono, grandi capolavori. Sono presenti piuttosto quegli ibridi degli ultimi anni che stanno in bilico fra arte e gioco e che riempiono le biennali per poi scomparire.

Dove? Evidentemente in piccoli musei amatoriali come questo. Niente di male. Ci siamo divertiti a seguire la colatura di vernice rossa dal barattolo e a provare a dare una taglia alle scarpone di bronzo.

Ci è piaciuta soprattutto l’atmosfera leggera, fresca, senza quel muschio secolare, quelle muffe millennarie, quella decrepitezza storica che impregna il paese vecchio.

Due begli stanzoni bianchi; qualcosa di divertente da esplorare per ritrovarci vicini, anzi dentro la civiltà, quella del confort e della cultura internazionale.

E poi a casa, naturalmente in città.

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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: www.ilcavalierserpente.it

 

 

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5 CENTIMETRI D’ARIA - Storia di Cristina Mazzotti e dei figli rapiti

21 – 26 MARZO 2016

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Corso di Sociologia della Criminalità Organizzata

5 CENTIMETRI D’ARIA - Storia di Cristina Mazzotti e dei figli rapiti

 

un progetto di Nando Dalla Chiesa e Marco Rampoldi

con Lucia Marinsalta

drammaturgia Paola Ornati – in collaborazione con il Corso di Sociologia della Criminalità Organizzata - Università degli studi di Milano

si ringrazia Fondazione Cristina Mazzotti, Davide Bianco, Carlo Smuraglia, Giuliano Turone

Nel 1972 nel nord Italia la parola ‘mafia’ evoca più un film di grande successo che una minaccia incombente. Ma il sequestro di Pietro Torrielli Jr, vigevanese, segna l’inizio di una tragica sequenza di rapimenti prevalentemente di giovani, operati dalla criminalità organizzata in Lombardia. In silenzio, dalla defilata provincia ha inizio una storia di violenze; di esorbitanti riscatti che servono alle organizzazioni mafiose per finanziare il nascente traffico di stupefacenti; di condizioni di sopravvivenza sempre più bestiali, mano a mano che a Cosa Nostra si sostituisce la ‘ndrangheta. La società civile, scossa dall’escalation del terrorismo e dei suoi rapimenti “illustri”, si rende conto con troppa lentezza della portata del fenomeno.

Le vittime, prima, sono cognomi conosciuti, Alemagna, Perfetti, Rancilio... poi, diventano solo cose, merci di scambio, e spesso non tornano più a casa. Come Cristina Mazzotti, 18 anni. Muore la sera del pagamento del riscatto, il suo corpo viene abbandonato in una discarica.

5 centimetri d’aria fa rivivere questa tragica stagione, concentrandosi sulla vicenda di “Cricri”, il cui racconto, come quello di tante altre vittime lasciate sole, è stato per troppo tempo lasciato alla voce del silenzio.

IL PROGETTO. Lo spettacolo nasce da un Laboratorio di Scrittura per la scena organizzato dal Piccolo Teatro di Milano, rivolto agli studenti, ai dottori e ai dottorandi del corso di Sociologia della Criminalità Organizzata del Professor Nando Dalla Chiesa, dell’Università Statale di Milano. 5 centimetri d’aria è un monologo per voce femminile in cui convergono, in un flusso continuo, tante voci: quelle delle vittime, quelle dei carnefici, quelle dei giovani spettatori che rimangono attoniti, quelle degli spettatori meno giovani che in un bisbiglio pronunciano: «Io c’ero...».

Il 30 giugno 1975 Cristina Mazzotti, 18 anni, viene rapita a Mariano Eupilio da un gruppo di malviventi legati alla ‘ndrangheta. Il pagamento di un esorbitante riscatto non la salverà da una fine orribile, dopo una lunga prigionia in condizioni inumane. In un lucido e straziante monologo, la ragazza diviene  simbolo e portavoce delle tantissime vittime di un fenomeno solo in parte compreso e rapidamente dimenticato.

 

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5 CENTIMETRI D’ARIA - Storia di Cristina Mazzotti e dei figli rapiti

21 – 26 MARZO 2016

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Corso di Sociologia della Criminalità Organizzata

5 CENTIMETRI D’ARIA - Storia di Cristina Mazzotti e dei figli rapiti

 

un progetto di Nando Dalla Chiesa e Marco Rampoldi

con Lucia Marinsalta

drammaturgia Paola Ornati – in collaborazione con il Corso di Sociologia della Criminalità Organizzata - Università degli studi di Milano

si ringrazia Fondazione Cristina Mazzotti, Davide Bianco, Carlo Smuraglia, Giuliano Turone

Nel 1972 nel nord Italia la parola ‘mafia’ evoca più un film di grande successo che una minaccia incombente. Ma il sequestro di Pietro Torrielli Jr, vigevanese, segna l’inizio di una tragica sequenza di rapimenti prevalentemente di giovani, operati dalla criminalità organizzata in Lombardia. In silenzio, dalla defilata provincia ha inizio una storia di violenze; di esorbitanti riscatti che servono alle organizzazioni mafiose per finanziare il nascente traffico di stupefacenti; di condizioni di sopravvivenza sempre più bestiali, mano a mano che a Cosa Nostra si sostituisce la ‘ndrangheta. La società civile, scossa dall’escalation del terrorismo e dei suoi rapimenti “illustri”, si rende conto con troppa lentezza della portata del fenomeno.

Le vittime, prima, sono cognomi conosciuti, Alemagna, Perfetti, Rancilio... poi, diventano solo cose, merci di scambio, e spesso non tornano più a casa. Come Cristina Mazzotti, 18 anni. Muore la sera del pagamento del riscatto, il suo corpo viene abbandonato in una discarica.

5 centimetri d’aria fa rivivere questa tragica stagione, concentrandosi sulla vicenda di “Cricri”, il cui racconto, come quello di tante altre vittime lasciate sole, è stato per troppo tempo lasciato alla voce del silenzio.

IL PROGETTO. Lo spettacolo nasce da un Laboratorio di Scrittura per la scena organizzato dal Piccolo Teatro di Milano, rivolto agli studenti, ai dottori e ai dottorandi del corso di Sociologia della Criminalità Organizzata del Professor Nando Dalla Chiesa, dell’Università Statale di Milano. 5 centimetri d’aria è un monologo per voce femminile in cui convergono, in un flusso continuo, tante voci: quelle delle vittime, quelle dei carnefici, quelle dei giovani spettatori che rimangono attoniti, quelle degli spettatori meno giovani che in un bisbiglio pronunciano: «Io c’ero...».

Il 30 giugno 1975 Cristina Mazzotti, 18 anni, viene rapita a Mariano Eupilio da un gruppo di malviventi legati alla ‘ndrangheta. Il pagamento di un esorbitante riscatto non la salverà da una fine orribile, dopo una lunga prigionia in condizioni inumane. In un lucido e straziante monologo, la ragazza diviene  simbolo e portavoce delle tantissime vittime di un fenomeno solo in parte compreso e rapidamente dimenticato.

 

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EDITH STEIN, Pensieri tra le ceneri. Teatro dell’Aleph

EDITH STEIN, Pensieri tra le ceneri

una produzione Teatro dell’Aleph

 

GIOVEDÌ 30 MARZO 2017

PICCOLO TEATRO SANTA MARIA – AUDITORIUM INVERIGO

ORE 21.00

 

Regia di Giovanni Moleri

con Elena Benedetta Mangola

 

“Tratto dall'autobiografia di Edith Stein, lo spettacolo ci presenta un profilo vivo del suo pensiero e della sua personalità. E’ un’occasione per entrare in contatto con il suo mondo famigliare, con il suo entusiasmo per la filosofia e con il suo percorso di fede, attraversando tutti i periodi della sua vita: dall’infanzia, verso la gioventù e la maturità, fino alla morte nel  campo di concentramento di Auschwitz”.

Giovanni Moleri  - Regista dello spettacolo

 

INGRESSO GRATUITO

 

Segreteria organizzativa e Ufficio Stampa:                                                                                                                                   

Lucia Pia Usuelli - tel. 0396020270 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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VASCO - ASPETTANDO MODENA PARK 01-07-‘017

VASCO

ASPETTANDO MODENA PARK 01-07-‘017

arriva in radio

COME NELLE FAVOLE

venerdì 17 marzo

Parte il conto alla rovescia, mancano poco più di 3 mesi a VASCO MODENA PARK, l’evento “epocale” dei suoi primi 40 anni di fronte del palco, che il prossimo 1 luglio richiamerà al Parco E. Ferrari di Modena circa 220.000 persone. Modena capitale “mondiale” del Rock 2017.

Polverizzato il record europeo con oltre 193.000 biglietti “trasparenti”, bruciati in poche ore nel giro di due giorni. Con il quantitativo di biglietti che saranno ancora messi in vendita tra poco, VASCO MODENA PARK 01-07, concerto unico et irripetibile del 2017, si avvia ad essere record mondiale per numero di paganti in una sola sera.

Mentre proseguono a ritmo serrato i preparativi per rendere accogliente e funzionale il Parco E. Ferrari di Modena, uno dei più bei parchi cittadini d’Europa,

e Vasco  dalla sua pagina di facebook  comunica ai suoi fedelissimi di essere alla ricerca della scaletta perfetta,

Arriva venerdì 17 marzo in radio la leggerezza di “Come nelle favole”, la canzone che ci accompagnerà alle porte del concerto evento in quel di Modena… ModenaPark, là dove tutto è cominciato (da dj e precursore della radio) e tutto... ricomincia!

Dopo il colpo allo stomaco di “Un mondo migliore”, ballad entrata direttamente nella storia, con la primavera che “bussa alla finestra”, colpisce al cuore “Come nelle favole”, un Blasco doc irresistibile nell’interpretazione, tra sogno e malinconica ironia.

“Come nelle favole” è uno dei 4 inediti contenuti in VASCONONSTOP, la storica e “monumentale” antologia con 69 canzoni in ordine cronologico dall’ultima “Un mondo migliore”, alla prima, “Jenny”.

Disponibile nella versione 4CD o in quella per i fan di 9CD+2DVD (oltre alla preziosa confezione molto richiesta in vinile con 7 LP), l’antologia è da oltre 4 mesi sempre nei primi 10 della classifica delle vendite.

 

quello che potremmo fare/ Io e te..

non si può neanche immaginare

Io e te, Io e te

seduti sul divano../ parlar del più e del meno

Io e te io e te / come nelle favole!!”

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REPETITA JUVANT

IL CAVALIER SERPENTE

Perfidie di Stefano Torossi  13 marzo 2017    

                  REPETITA JUVANT

Repetita juvant

Oggi tiriamo fuori dal cassetto un articolo già pubblicato l’anno scorso; ci stiamo ripetendo, lo sappiamo, ma è necessario. Eccolo.

 “Nel 1995 Renzo Piano, progettando il Parco della Musica di Roma, aveva previsto nella Sala Grande lo spazio per installare un organo da concerto. Nel 2000 la delibera era firmata, i soldi pronti da spendere, eppure l’organo non si fece.

Perché Luciano Berio, per chi non lo sapesse figli e nipote di organisti, allora sovrintendente appena nominato dell’Accademia di Santa Cecilia, e oggi al di là di qualsiasi critica per la sua definitiva dipartita da questo mondo, mise il veto” (da un articolo in rete di Giovanni di Giacomo.)

Forse in risposta alle feroci critiche dell’epoca, spuntò una lettera scritta da Berio a Italia Nostra: “Cara Italia Nostra, sì, avrei dovuto spiegare meglio le ragioni che mi hanno portato a sospendere il progetto organo…bla bla…decisione assai sofferta…bla bla…la tragica indifferenza del Vaticano alla musica in genere e all’esecuzione del grande repertorio organistico nelle chiese (allora era proprio il momento giusto per realizzare un organo laico: ndr)…bla bla…l’Accademia sarebbe felice di contribuire alla diffusione del grande repertorio organistico in condizioni più intime di quelle offerte da una spettacolare sala di 2.800 posti concepita per altri usi (quindi la sala sarebbe stata troppo bella e grande per l’organo: ndr)…bla bla…”.

Per l’inspiegabile ottusità di un sovrintendente, anche se musicista, una capitale come Roma sta più indietro di una qualsiasi piccola ma civile (forse proprio in questa parola sta la differenza) cittadina europea. E il risultato è che in tutta la città c’è un solo organo, diciamo così, laico: quello della Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia.

E sabato 25 marzo, alle 18, appunto alla Sala Accademica, orgogliosa del suo organo da concerto (ripetiamo: l’unico laico di Roma), l’organista Giorgio Carnini, il prode cavaliere che lotta da anni nel tentativo di ottenerne un altro, proprio dove colpevolmente manca, inaugura il quarto Festival “Un Organo per Roma”, con la cavalleresca speranza di riuscire a raccogliere consensi per un nuovo grande strumento.

Ci saremo, cavallerescamente, anche tutti noi, vero?

 

Quella povera gente

In corrispondenza di uno degli incroci più incasinati della estesa periferia semiurbanizzata di Roma (Via Appia Nuova con Via Nettunense), proprio sotto il corridoio di avvicinamento radar all’aeroporto di Ciampino hanno costruito un nuovissimo McDonald’s, anzi, un McDrive, dove si può ordinare e mangiare anche senza scendere dalla macchina.

La colonna sonora della location eccola: il rombo degli aerei che atterrano mescolato allo strombazzare delle auto eternamente ingolfate sul doppio incrocio stradale con doppio semaforo e scoordinamento garantito del traffico, integrato allo squittio incessante dei bambini che vanno a rimpinzarsi con le famiglie al completo, nevrotizzate al limite dell’infanticidio. Uno stress.

E fin qui siamo nella normale cronaca. Il bello è che, scavando per le fondamenta del McDonald’s hanno trovato una diramazione secondaria dell’Appia Antica. Anche questa non è una notizia gran che speciale: le strade romane sono dappertutto. Le eccezionalità sono altre: l’ottimo stato di conservazione, per una quarantina di metri, del selciato originale, il fatto che, invece di essere frettolosamente ricoperti, i resti antichi sono stati salvati e valorizzati a spese della McDonald’s, con l’apertura di un’affascinante e soprattutto silenziosa galleria sotterranea a disposizione dei clienti; e in più il rinvenimento di tre scheletri sepolti nella canaletta di scolo della strada.

Le sepolture sono state studiate e i risultati ci dicono in quale stato di miseria e di abbandono doveva essere precipitata quella povera gente alla fine dell’Impero. I tre morti sono giovani, quasi ragazzi, di bassa statura, con denti cariati, se non mancanti, e ossa già deformate da fratture,  malnutrizione e artrosi.

E certo, per ridursi a buttare un morto nella fogna, senza neanche un oggettino personale o una cassa di legnaccio in cui deporlo, lasciandolo probabilmente ricoperto solo da una palata di terra e dimenticandolo subito dopo, vuol dire che ogni forma di rispetto si era persa nell’abiezione generale.

E’ davvero difficile per noi oggi immaginare come una struttura civile, colta, attenta all’arte come quella romana potesse essere spazzata via così completamente e rimanere oscurata per un millennio lasciandoci forse meno dell’uno percento delle sue tracce.

Eppure quella minima percentuale che ci è arrivata ci fa immaginare cose strabilianti.

Forse ci sbagliamo per eccesso. O per difetto. Ma che importanza ha?

 

 

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Màlleus “OPERA TOTALE”

Màlleus

“OPERA TOTALE”

Concerto multi-sensoriale, audio-olfattivo

 

È stato presentato di recente, ad una selezionata platea di operatori del benessere, produttori musicali e artistici, presente il Sindaco di Recanati Francesco Fiordomo, un evento musicale e culturale, dotato di prerogative uniche ed innovative, di profilo internazionale.

Un ascolto musicale in cui tecnologia, fisiologia umana e sensibilità interiore, interagiscono per fornire un’esperienza con alti livelli di emozione e profondità.

Tutto prende vita dalla composizione di Màlleus, intitolata “OPERA TOTALE”, frutto delle forti motivazioni che ne hanno determinato la genesi e il suo grande potenziale emozionale.

Una creazione senza tempo e indefinibile nel suo genere musicale, che lo stesso autore ha registrato nei suoi Studi di Recanati in due anni consecutivi di lavorazione, coinvolgendo nelle registrazioni più di 200 persone tra gruppi corali, musicisti, attori e, date le profonde implicazioni interiori, anche gruppi di ricerca spirituale.

Un’ opera musicalmente imponente, della durata di un’ora’, che utilizza la tecnologia Dolby Surround integrata dalla straordinaria prestazione del computer “Fairlight serie III”, che con i suoi 40.000 suoni archiviati, ha consentito di dotare il progetto di una tridimensionalità filmica della musica che però non può essere assolutamente riprodotta in sala con musicisti dal vivo, ma può solo trovare idonea valorizzazione attraverso un efficacissimo impianto audio Dolby Surround 5.1 Meyer Sound, fornito dalla EKO MUSIC GROUP, sponsor tecnico dell’evento,  che consente all’ascoltatore di essere al centro della musica e di entrare in risonanza con essa, in un’esperienza coinvolgente.

Ad accentuare l’unicità e la valenza multi-sensoriale dell’evento, illuminato esclusivamente da un lume di candela, un’apposita macchina olfattiva, geniale invenzione del M° Màlleus, consentirà, ad un determinato punto della partitura musicale la diffusione di essenze, profumi e odori.

 L’aspetto sensoriale, e soprattutto olfattivo è stimolato dai 432 Hz di riproduzione musicale che con i 40 - 50 Hz alle basse frequenze, porta a mettere in risonanza il corpo e tutti i suoi percettori sensoriali, tra cui il tatto e l’olfatto che verrà stimolato da fragranze diffuse in sala da grandi ventilatori e che creeranno un’ambiente dove il senso di vento e di pioggia, generata da una “macchina della pioggia”, contribuiranno all’effetto.

 

La distillazione dei profumi è opera di maestri profumieri italiani e francesi e la loro effusione si alternerà a quella di odori realistici, espandendo la scenografia olfattiva dello spettacolo, veicolando tutte le sensazioni verso un’intensa esperienza d’ascolto.

Un viaggio unico attraverso se stessi e il proprio mondo interiore, dove la multisensorialità amplierà l’immaginazione e  il percorso personale.

In questo incontro tra spiritualità laica e visione olistica, “OPERA TOTALE” attiva dinamiche in cui, come spiega il compianto Prof. Massimo Inardi: « … la musica entra nelle pieghe più oscure e tortuose della psiche, spesso anche dove non si vuole far arrivare la parola, per cercare di creare un dialogo tra l’uomo ed il suo io, fra l’uomo e la sua anima. OPERA TOTALE è una prova con se stessi, è una prova della forza e dell’energia di cui l’uomo è stato dotato ed è liberazione di tutte le energia che l’uomo racchiude dentro di se: quelle conosciute, ma soprattutto quelle sconosciute che sono la gran parte della psiche umana ».

Per consentire ad un più ampio bacino di pubblico di partecipare all’esperienza, l’iniziativa verrà riproposta mensilmente, Giovedì 23 Marzo e Giovedì 20 Aprile, sempre al Teatro Litta (Manifatture Teatrali Milanesi) in C.so Magenta 24 alle ore 21.00.

Per i suoi risvolti di approfondimento, gli spettatori non dovrebbero superare le 130 presenze a rappresentazione.

Ciò, oltre a evidenziare la mancanza di intenti speculativi, consentirà anche una migliore fruizione della rappresentazione, rafforzando la missione di benessere che l’associazione “Essere Umano” e Màlleus intendono perseguire con questo progetto.

Il costo del biglietto singolo è di €.30, con riduzione a €.25 per gruppi oltre i quattro spettatori.

                Informazioni e prenotazioni on-line presso il sito www.operatotale.it

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Milano si Racconta

Giovedì 16 Marzo – ore 17,00
Urban Center Milano
Galleria Vittorio Emanuele II, 11/12
tel. 02 88 45 65 55

Nell’ambito del ciclo di conversazioni
“Milano si racconta”
il giornalista e scrittore

Fabio Conti

presenta il suo libro

Lago Gerundo

tra storia e leggenda

(euro 17,00)


Un sorprendente viaggio sulle tracce del Gerundo, l’immenso lago che anticamente esisteva nel cuore della Lombardia, la cui storia si mescola alla leggenda, soprattutto attraverso l’epica figura di Tarantasio, il drago dei Milanesi.


Con la partecipazione di

Maurizio Calì

Presidente di Italia Medievale


Proiezione di immagini

 

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Un omaggio a tutti i presenti

 

 

C

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Vincitori selezioni area Sicilia

ROCK TARGATO ITALIA – Area Sicilia

In riferimento alla serata organizzata in data 8 e 9 marzo 2017 a I CANDELAI di Palermo, Promoter Locale,  Massimo Campagna

Vi comunichiamo il nome dell’artista selezionato dalla giuria tecnica:

VELAUT (AG)

e il nome l’artista segnalato dal pubblico:

HARD HORNS (PA)

I sopracitati artisti parteciperanno Finali Nazionali in programma di Milano. Prossimamente saranno comunicate le date e l’organizzazione dell’evento.

Si ringraziano inoltre tutti gli artisti che hanno partecipato alle serate in programma a Palermo e tutti coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

Per tutti quanti seguiranno indicazioni ed informazioni per la realizzazione della compilation con gli artisti siciliani.

Grazia ancora a tutti

Stiamo in contatto

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Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
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