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Articoli filtrati per data: Agosto 2017

EMANUELE DABBONO IN ARRIVO IL NUOVO ALBUM “TOTEM” DOPO BEN 5 DISCHI DI PLATINO COME CO-AUTORE CON TIZIANO FERRO. RECENSIONE E INTERVISTA DI LUCA AMADUCCI

Emanuele Dabbono nasce a Genova il 15 Gennaio del 1977, è un cantautore e musicista Italiano.               

Nel 2005 vince il Cornetto Free Music Festival con il brano “Scritto sulla pelle” che suonerà poi in piazza Duomo a Milano davanti a 200mila persone.                                                                                                                               

Nello stesso anno ha aperto i concerti di Avril Lavigne, Black Eyed Peas, John Legend e Francesco Renga.                  

Nell'estate 2016 esce il singolo "Scritto sulla pelle", prodotto dai Planet Funk per Universo (Warner).        

Nel 2008 partecipa alla prima edizione di X Factor, classificandosi al terzo posto e cantando in finale il proprio brano "Ci troveranno qui".                                                                                                                                 

Il 15 luglio 2008, affiancato dalla propria band (i Terrarossa), pubblica il suo primo EP dal titolo "Ci troveranno qui".                                                                                                                                                                  

Nel 2010 pubblica il suo primo libro dal titolo "Genova di spalle".                                                                        

Siamo nel 2012 ed esce il primo album “Trecentoventi”.                                                                                        

Nel 2013 pubblica il suo secondo libro, "Musica per lottatori", una raccolta di poesie.                                       

A gennaio 2014, con il progetto "Clark Kent Phone Booth" fa il suo esordio dal vivo negli Stati Uniti con un tour di 9 concerti sulla costa Est toccando ben 5 stati (New York, New Jersey, Pennsylvania, Ohio, Massachussets) e con 4 date a Manhattan.                                                                                                                     

Arriva la svolta nel 2014: scrive insieme a Tiziano Ferro il brano "Non aver paura mai", contenuto nell'album Sony di Michele Bravi (vincitore di X Factor 2013).                                                                                                    

 Lo stesso anno esce la prima raccolta di Tiziano Ferro TZN – The Best Of Tiziano Ferro” che contiene l'inedito scritto con lo stesso dal titolo “Incanto”, vincendo 2 Dischi di Platino.                                                

Nel 2015 esce il secondo Album con i Terrarossa: "La velocità del buio".                                                           

Nel 2016 arriva il grande successo, partecipa come co-autore di 3 canzoni: Valore Assoluto, Il Confronto e Lento/Veloce contenuti nel nuovo Album di Tiziano Ferro dal titolo “ Il Mestiere Della Vita”.                     

Due dei tre brani (Il Conforto e Lento/Veloce) diventeranno singoli di successo, ottenendo altri 3 Dischi di Platino.                                                                                                                                                                                      

Emanuele Dabbono ha il dono della scrittura, tanta gavetta ed esperienza da vendere, scrive brani di successo, ed ora aspettiamo con fremito l'uscita del nuovo Album “Totem”.



Ed eccoci arrivati alla bellissima intervista fatta ad Emanuele Dabbono.

1) Com'è nato il tuo primo approccio alla Musica?

Avevo 13 anni quando vedendo la famosa scena di Ritorno al futuro dove Marty McFly, interpretato da Michael J.Fox, viene catapultato nel 1955, in una di queste si trovava sul palco come chitarrista improvvisato del gruppo chiamato a intrattenere i partecipanti.                                                                                                              

In quell’occasione, dopo aver suonato una dolce ballata dell’epoca "Earth Angel" dei Penguins, Marty McFly sconvolgeva il pubblico presente con un rock ’n roll fino a quel momento mai sentito, ovvero "Johnny B. Goode" di Chuck Berry ed è lì che pensai che dovevo a tutti i costi imparare a suonare la chitarra.                                                                                                                                                                                  

Mi sono dannato l'anima su una Ferrarotti scassata per imparare i riff di Slash e Jimmy Page, per poi arrivare alla mia prima chitarra elettrica e prima di averne una decente ci sono voluti anni.                                                                                                                                                   

Da ragazzo ho suonato in diverse formazioni il basso e persino la batteria.                                                             

Nel frattempo ho imparato pianoforte, armonica, mandolino, ukulele.                                                                   

Insomma, adesso che ho un mio piccolo studio, tutto questo esercizio ventennale ha il suo lato positivo e suono tutto.

In più la velocità di realizzazione delle idee è pressoché istantanea ed è come scattare una foto sonora a quello che un momento prima era solo silenzio.



2) Nel 2006 hai vinto il Cornetto Free Music Festival con il brano “Scritto sulla pelle”, che ricordi hai di quel momento?

Un successo inaspettato che mi portò le prime soddisfazioni.

La vittoria avvenne nel 2006 ma il singolo uscì solamente nel giugno 2016 prodotto dai Planet Funk.

Ricordo ancora la prima volta, ero in auto e su Radio 105 davano l'annuncio della vittoria dell'Italia ai Mondiali, subito dopo partì il mio brano e per poco non sbandai con la macchina dall'emozione.

Quel momento è entrato a far parte degli highlights della mia vita.

 

3) Sempre il 2005, un anno fortunato per te, hai aperto i concerti di grandi Artisti come Avril Lavigne, Black Eyed Peas, John Legend, Francesco Renga, cosa hai provato?

Una gioia incredibile e al contempo una grande opportunità di capire quanta professionalità si celi dietro ad artisti di successo.                                                                                                                                                                 

Ricordo che John Legend fu davvero gentile.                                                                                                                                        

Davanti avevo 200.000 persone in piazza duomo a Milano, da togliere il fiato.

 

4) Il pezzo "Scritto Sulla Pelle" è il primo singolo che ti ha fatto conoscere, raccontaci questa storia e come è nato il brano?

Scritto Sulla Pelle” ebbe una gestazione lunga.                                                                                                                 

Lo scrissi nel 2002, ma riscrissi il testo almeno 20 volte, tant'è che in giro ne circola anche una versione hard rock con due strofe in più.                                                                                                                                             

Feci la pre - produzione con Alessandro Finaz, strepitoso chitarrista della Bandabardo', poi la produzione fu affidata ai Planet Funk.

 

5) Veniamo al 2008 e alla partecipazione al primo X-Factor, sei arrivato terzo con il brano "Ci Troveranno Qui", quali sono stati i lati positivi e negativi di quell'esperienza?

Avevo già 30 anni, mi iscrissi a scatola chiusa senza nemmeno guardare il regolamento e quando scoprii che avrei dovuto cimentarmi con le cover volevo tornare a casa.

Solo in finale potevi proporre un inedito che scrissi da me e per fortuna ci arrivai.

Ad oggi sono l'unico finalista di X factor a non aver firmato con la Sony per l'EP di cover.

Avevo le mie centinaia di canzoni, magari brutte, ma mie e allora scelsi la strada meno battuta.

Ma alla fine il mio non voler scendere a compromessi è stato premiato e pubblicai “Ci Troveranno Qui” con Edel, misi su una band, i “TERRAROSSA” e girai l'Italia ovunque ci chiamassero.

 

6) Sempre nello stesso anno esce il primo EP dal titolo "Ci troveranno qui", cos'hai provato quando è uscito?

Il brano “Ci Troveranno Qui” è diventato una specie di piccolo inno generazionale, una di quelle canzoni che mi porterò sempre nei concerti.

C'era e c'è sempre ogni volta che la canto, una sorta di senso di appartenenza alle proprie radici che unisce e abbraccia anche chi in periferia non c'è mai stato o nato.

 

7) Oltre che suonare, il tuo punto di forza sono i testi, l'amore per la scrittura, questo lo si evince dall'uscita nel 2010 del tuo primo libro "Genova di spalle" poi seguito nel 2013 da una raccolta di poesie dal titolo "Musica per lottatori", cosa senti quando scrivi?

I libri sono stati una boccata d'aria fresca.

Avessi un solo consiglio da dare alle persone è: Uscite dagli stereotipi che vi impediscono di essere e fare quello che più sognate.

La realizzazione comincia con il desiderio, per farcela serve una lucida follia nella determinazione.

Occorre superare gli ostacoli che molto spesso noi per primi ci creiamo e una volta messo off al volume delle critiche distruttive puoi finalmente essere libero di osare.

Quando lo fai e soprattutto quando non cerchi di compiacere nessuno, crei quel qualcosa che anche se fosse piccolo, per te comunque sarà già memorabile.

 

8) Arriviamo al singolo "Ho Ucciso Caino" dal quale è stato estratto il video registrato nel carcere di San Gimignano, cos'hai provato dentro quel contesto?

È stato emozionante, sono certo che ognuno sia una storia vivente che vada la pena di essere ascoltata e poi raccontata, mi piacerebbe suonare nelle carceri.

 

9) Sei passato poi ad un nuovo progetto, realizzando due Album con lo pseudonimo "Clark Kent Phone Booth", facendo poi un tour negli Stat Uniti, che differenze hai trovato con il nostro paese?

Il tour in America mi ha dato modo di capire e crescere sul palco, nel modo di starci.

Loro si divertono molto di più, anzi, se ne sbattono proprio a fronte di una indubbia preparazione, ci sono Jazzisti che attaccano il delay al Sax e creano formazioni innovative solo per il gusto di cimentarsi con la bellezza della musica.

Hanno meno paraocchi e recinti, vivono il fare musica non come un aderire a questa o a quella parrocchia, ma essere piuttosto tutti figli di un'arte che gli fa da madrina.

Ti viene chiesto d'altronde, di esprimerti già da ragazzo e là non è che puoi fare cover in giro.

I gruppi, se vogliono suonare nei locali, devono portarci la loro di musica.

 

10) Qual è il primo album che hai comprato?

The Numbers Of The Beast” degli Iron Maiden in musicassetta, estate 1986 (anche se l'album era di quattro anni prima).

 

11) Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e i pezzi che salveresti in uno scrigno?

Difficile, potrei stare qui in eterno ad elencarti di quanta bellezza sono grato di aver incontrato.

Vado di getto, senza ripensamenti su chi ha influenzato il mio modo di fare musica e dico Bruce Springsteen, Dylan, Van Morrison, Pink Floyd, Beatles, Damien Rice, Sigur Ros, Paul Simon, Joni Mitchell, Miles Davis, U2, Counting Crows, Crosby Stills Nash & Young, Sting.

 

12) Che ne pensi del ritorno del Vinile?

Un esplosione di gioia, per noi che li compravamo sappiamo bene cosa significa ascoltare “Tommy” degli Who stringendo tra le mani la copia fisica e ti dava la sensazione di poter toccare le loro idee.

Felicissimo del suo ritorno.

 

13) Quando entri in un Bar o in un Pub, senti la mancanza del vecchio Juke Box?

Mi piacerebbe averne uno in casa con il greatest hits delle canzoni che hanno avuto un significato per la mia vita, da Fade To Black dei Metallica a Racing In The Street del Boss, da All Alone The Watchtower nella versione di Hendrix a Nothingman dei Pearl Jam.

 

14) Sono usciti 2 Album, il primo nel 2011 dal titolo "Trecentoventi", un album decisamente Rock, mentre il secondo del 2015 intitolato "La velocità del buio" è molto più Soft-Rrock, quale ti rappresenta di più?

Direi decisamente “La Velocità Del Buio”, lo sento più maturo e con meno cedimenti dovuti all'usura del tempo.

Ma quello del quale vado più fiero è sicuramente il prossimo, la fotografia più fedele di me.

 

15) Nel 2014 arriva la svolta con il brano "Incanto", l'inedito scritto con Tiziano Ferro per la prima raccolta dal titolo "TZN-The Best of Tiziano Ferro", brano che ha ottenuto un enorme successo ottenendo il doppio Disco di Platino, com'è nata questa collaborazione?

Da una telefonata e dalla stima reciproca.

Tiziano mi seguiva da anni e aveva ascoltato diverse mie cose on line.

Gli mandai un brano “Non Aver Paura Mai” e subito finì nel disco di Michele Bravi.

Dopo pochissimo firmai un contratto con lui, è  colui che ha creduto in me più di chiunque altro nella mia storia musicale, mi ha tirato fuori dall'anonimato.

Gli sono e sarò grato per sempre.

 

16) Nel 2016 le soddisfazioni si moltiplicano, sei co-autore di ben tre brani nell'album di successo "Il mestiere della vita" sempre di Tiziano Ferro, ottenendo 3 Dischi di Platino, due per il brano "Il Conforto" e uno per l'ultimo successo "Lento/veloce", qual è il segreto?

Dire la verità e cercare di capirsi e accettarsi.

Tanto le mode sono circolari, tanto vale fare quello che si ama, si è più leggeri e credibili e soprattutto meno arrabbiati.

Scavare dentro di sé fa trovare gli altri.

 

17) Uscirà verso fine ottobre il tuo nuovo Album, ci vuoi dare qualche anticipazioni?

Si chiamerà “TOTEM” e già dal titolo si capisce che è un desiderio di manifestarsi per quello che si è, senza fronzoli, né featuring col rapper di turno o suoni che contemplino la radio e la moda più dell'espressione libera di sé.

Sono vent'anni che pensavo a un disco onesto così e finalmente ce l'ho tra le mani.

Registrato in tre giorni in una chiesa sconsacrata che è ora un piccolo teatro.

Sarà acustico e nascerà questo autunno.

 

18) Che ne pensi del Rock Italiano, tornerà mai ai livelli degli anni 90?

Lo spero tanto perché anche se non siamo l'America ce lo meritiamo.

 

19) Cosa provi quando sali sul palco?

Il desiderio di non scendere più dallo stesso.

 

20) Hai dei rimpianti?

Non aver potuto dimostrare qualcosa a mio Padre, se ne andò prima che potessi fargli vedere non tanto i dischi di platino ma che ero felice di vivere il mio sogno a testa alta.

 

21) Vuoi dire qualcosa agli amici di Rock Targato Italia?

Stay hard, stay hungry, stay alive!

 

SINGOLI

  • 2006 – Scritto sulla pelle
  • 2008 – Ci Troveranno qui
  • 2010 – Pacifico
  • 2011 – Io Rimango Mio
  • 2012 – Ho Ucciso Caino
  • 2015 – Certe Piccole Luci
  • 2016 – Alla Fine
  • 2016 – Le Cose Che Sbaglio

EP E ALBUM CON I TERRAROSSA

  • 2008 – Ci troveranno qui (UPR/Edel Music)
  • 2012 – Trecentoventi (Grace Orange/Halidon)
  • 2015 – La velocità del buio (Edel Music)

PROGETTO "CLARK KENT PHONE BOOTH"

  • 2012 – Vonnegut, Andromeda & the Tube Heart Geography (LMEuropean)
  • 2012 – Songs for Claudia (LMEuropean)

COMPILATION

  • 2008 – X Factor Compilation 2008 di (Bmg Ricordi) con il brano Con il Nastro Rosa
  • 2008 – Lucchetti Ponte Milvio - The Bridge of Love Songs (Steamroller) con il brano Scritto sulla pelle
  • 2012 – L'Italia cantata dai cantautori: Songwriters 80s,90s,2000s (Believe) con il brano Scritto sulla pelle
  • 2016 – Masters of Energy (Edit music) con il brano Pacifico

AUTORE

  • 2014 – Non aver paura mai con Tiziano Ferro per Michele Bravi
  • 2015 – Incanto con Tiziano Ferro
  • 2016 - Valore assoluto, Il Conforto e Lento/Veloce con Tiziano Ferro
  • 2017 - A ti te cuido yo con Tiziano Ferro, Da Soul, Diego Martinez per Tiziano Ferro

 

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LUCA AMADUCCI

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DOVE I PESCI AFFOGANO. a Milano il 3 ottobre - Rock Targato Italia, Finali Nazionali

Roberto Bonfanti scrittore e musicista ha scritto una breve presentazione degli artisti in programma alle Finali Nazionali di Rock targato Italia XXIX/a ediz. al Legendclub di Milano in data 2 - 3 - 4 ottobre 2017.
 
Ufficio Stampa Divinazione Milano
 
DOVE I PESCI AFFOGANO in programma il 3 ottobre 
 
Dietro al suggestivo nome Dove I Pesci Affogano si cela il cantautore Andrea Cassetta, artista romano nella cui sensibilità sembra riflettersi tanto la parte più raffinata della scena alternativa degli anni ‘90 quanto le evoluzioni soliste dei rispettivi leader nel decennio successivo: dagli Scisma e Paolo Benvegnù agli Elettrojoyce e Filippo Gatti, tanto per fare qualche nome. Canzoni irrequiete ispirate a un rock d'autore elegante in cui si mescolano introspezione e poesia visionaria.
 

Rock Targato Italia  Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXX/a edizione

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GOLASECA: intervista allo storico gruppo della Sardegna, a Rock targato italia 4 ottobre Milano

Rock Targato Italia - Finali Nazionali XXIX/a edizione.  Milano 3 ottobre LegendClub

Intervista a  GOLASECA

a cura Ufficio Stampa Divinazione Milano

 

1)      Cosa ti ha spinto a diventare un musicista? Come è nata la tua passione per la musica?

Non credo che possa nascere la passione per la musica, quando un qualcosa nasce eè destinato anche 

a morire, quando invece ce l'hai dentro dura in eterno, fa parte di te, non è solo passione la musica è vita.

2)      Quale è la tua storia (o della tua band)?

La storia dei Golaseca non è semplice da raccontare, perchè in Sardegna non è facile portare avanti 

un progetto musicale. Non perchè non ci siano idee o talento, al contrario, ma l'estrema povertà 

di molte zone come la nostra, il Sulcis, porta le persone a non credere nei sogni, quindi a non vedere 

nella musica un'opportunità concreta, investire e dare tutto quello che si ha dentro.

Noi secondo il mio punto di vista, stiamo facendo un miracolo, siamo un nuraghe che sfida il tempo

e tutte le avversità. Ecco cos'e' la storia di questa band, una rivalsa verso la vita stessa!

3)      Cosa provi quando devi cantare dal vivo?

La pace. La sensazione che un malato trova di fronte al medico, la sensazione di un figlio di fronte 

ad una madre,la sensazione di pilota a 300 all'ora, la sensazione di un cinghiale in montagna, 

la sensazione di un aquila nel cielo, la sensazione del camino in pieno inverno, la sensazione 

dell'acqua nel deserto, la sensazione di un sorriso di una donna amata, la sensazione dell'abbraccio

di una nonna... gia'... dovevo parlare di me?  :-)

4)      Come nascono le tue canzoni? Ci sono particolari fattori che ne influenzano la stesura?

Le canzoni magari uscissero come la corsa in bagno dopo il caffe' la mattina!

Invece no, meno le cerchi  e piu' verrai trovato. Le canzoni sono un dono, arrivano improvvisamente

e spesso fanno pure male, perche' è quel momento in cui cali la maschera ed inizi ad essere sincero 

sopratutto con te stesso

5)      Quali sono i tuoi artisti preferiti e come hanno contribuito alla tua formazione musicale?

a questa domanda non vorrei rispondere. E' una domanda che non mi è mai piaciuta, sono anni che 

continuo a leggere di paragoni, di influenze. CERTO CHE CI SONO LE INFLUENZE, ma un artista e' 

semplicemente se stesso con la sua esperienza di vita, ti puoi quindi ispirare alla musica grunge

 come al profumo del mediterraneo, alle poesie di Neruda come al tramonto nella tua terra, 

ma in fondo chi scrive sei tu... altrimenti lasci stare e ti metti a suonare cover cucendoti addosso

 la musica di un altro.

6)      Che cosa ne pensi del panorama musicale italiano odierno?

Penso male, anzi penso che il 90 % di cio' che ci circonda sia suonato come un prodotto che funziona 

piuttosto che un'espressione reale di talento che galoppa e incendia una generazione!

 Quando ascolto per caso queste schifezze commerciali mi spavento, penso a cosa racconteremo 

della mia generazione, cosa rapirà i nostri cuori tra 30 anni. 

Per non parlare dell'avvento del "PAPPAGALLISMO" diffuso di cover band e tribute band, 

che obbiettivamente sono esageratamente troppe.

E i markettari? Quelli che hanno 10 gruppi in cui suonano ossessivamente per 4 soldi e rovinano identita' 

al mercato musicale? Per fortuna nascono ancora certi artisti che danno un po' di coraggio

ad esempio Vinicio Capossela o Caparezza... due esempi da seguire.

7)      Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero diventare musicisti. Quali sono i tuoi consigli per loro?

Ci sono delle droghe da cui dovrete stare lontani: i talent e la noia. La musica è cuore, libertà...

se volete fare i musicisti dovrete avere coraggio oltre al talento ( e possibilmente la fortuna di incontrare 

una donna intelligente che rispetti il vostro lavoro, io ho questa fortuna ma non tutti l'hanno avuta)

Non seguite mai una moda, questo potrebbe soffocare le vostre idee, se nascete rock in un epoca

di rapper e commerciali bhe...fate come noi...  dritti per la vostra strada e testate d'asino, prima o poi

se avrete da raccontare, troverete qualcuno che ascolterà cio' che avrete da dire o...da urlare!

 

Rock Targato Italia - Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXX/a edizione 

 

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BRUSCHETTA BROTHERS a Milano 2 ottobre - Rock Targato Italia Finali Nazionali

Rock Targato Italia - Finali Nazionali XXIX/a edizione.  Milano 3 ottobre legendclub 

Intervista a BRUSCHETTA BROTHERS

a cura Ufficio Stampa Divinazione Milano

Intervista a Cecio dei Bruschetta Brothers (cantante, chitarrista e autore delle canzoni)

 

1)           Cosa ti ha spinto a diventare un musicista? Come è nata la tua passione per la musica?

Non avevo musicisti in famiglia ma ho iniziato ad ascoltare massicciamente musica sin dai tempi delle elementari, a fine anni ’80, alternando De Gregori e gli AC/DC ai Queen e Zucchero (quest’ultimo, solo perché diceva “cazzo” in un suo singolo dell’epoca). Poi crescendo sono arrivati ascolti gradualmente più consapevoli, ma sempre eterogenei…Sergio Caputo e i Talking Heads, Ben Harper ed Elio e le Storie Tese (questi ultimi, inizialmente solo perché dicevano “cazzo” molte volte in diverse canzoni)…Nell’adolescenza ho poi iniziato da autodidatta a suonare la chitarra e a cantare, ma la vera passione per la musica si è innescata contemporaneamente a quella per la condivisione delle gioie e fatiche della musica in gruppo. Nell’età adulta, girando l’Europa per lavoro, ho conosciuto musicisti vieppiù affini al mio modo di leggere il mondo, musicale e non. Allora il destino ci imponeva di aggregarci e coltivare la nostra passione musicale insieme. L’unico problema era di ordine geografico, ma se ve lo raccontassi qui ruberei spazio alla seconda domanda…

2)           Quale è la tua storia (o della tua band)?

Siamo una band di 4+1 italiani parzialmente emigrati e parzialmente rimpatriati. Ci siamo conosciuti da “cervelli in fuga” in Inghilterra, dieci anni fa. Siamo partiti come duo acustico formato da me (chitarra e voce) e Filippo Fazi (aka Bazzo, basso e cori), con l'idea iniziale di arrotondare la borsa di studio della Regina (Iddio la salvi!) suonando musica tradizionale tipo napoletana nei ristoranti. Non abbiamo mai perseguito quell'intento, poiché in breve tempo ci siamo trovati catapultati nel circuito dei pub inglesi suonando un mix di pezzi cantautoriali riarrangiati in chiave comica, traducendo i testi dall’italiano all’inglese. Negli anni successivi ci siamo poi allargati acquisendo Christian Valente (aka Caned, tastiere, clavietta e cori) e Costantino Manes (aka Pasto, percussioni, chitarra, cori e sex appeal), ma ci siamo anche sparpagliati geograficamente (uno è andato a stare in Germania, due sono rimpatriati). Ultimamente suoniamo in cinque, con l'aggiunta della "guest star" Andrea Polato (aka Pola) alla batteria, per massimizzare il groove e il godimento generale.

 

3)           Cosa provi quando devi cantare dal vivo?

Per dirla citando un Roberto Benigni d’annata (e scagionandomi così da eventuali accuse di volgarità), “godo come un maiale”! La prospettiva del palco in effetti non mi dà alcuna ansia, anzi l’aspetto con ansia, nel senso che non vedo l’ora di salirci. Cantare e suonare sul palco trovando una complicità con la mia band e con il pubblico è l’apoteosi dell’esperienza musicale: per me un’esperienza più intensa di quella delle droghe, tranne forse le cime di rapa ripassate in padella. Ciò nonostante, a quanto pare non sono esente da risvolti psicosomatici: l’80% delle volte che c’è una data importante, mi ammalo alcuni giorni prima di qualche perniciosa infezione respiratoria che non lesina la produzione di muco variopinto.

4)           Come nascono le tue canzoni? Ci sono particolari fattori che ne influenzano la stesura?

Un presupposto fondamentale è innanzitutto trovarmi in uno stato d’animo sereno e avere del tempo libero, condizioni ahimè non sempre facili, essendo io un ricercatore universitario precario. Ciò premesso, scrivo spesso in treno o in aereo, quando ho già in mente una struttura armonica e ritmica di base (registrata sul telefonino, pena l’oblio quasi istantaneo), oppure più banalmente sul divano, chitarra alla mano (non senza problemi di vicinato, visto che ciò avviene tipicamente la sera). Ad ispirare le mie canzoni sono le esperienze di vita, con una lettura inevitabilmente ironica: l’(auto)ironia è uno dei più potenti strumenti di salvezza dalle sorti della nostra travagliata esistenza quotidiana. Per esempio, ne “il blues dell’ingegnere” racconto la tipica esperienza tragicomica da ingegnere della mia generazione, prima vessato da ritmi di studio monacali e poi svilito in una società che premia solo l’esteriorità (nella band siamo tutti ingegneri, ma forse non dovrei rivelare certi dettagli scabrosi, data la comune opinione che “ingegnere=antitesi della creatività”…). Mi diverto a esasperare gli stereotipi, cercando però di instillare messaggi sociali importanti. Altre fonti d’ispirazione, per esperienza e interesse personale, sono la linguistica (con particolare riferimento all’inglese e ai dialetti) e la gastronomia (con particolare riferimento ai funghi), sempre con una più o meno sottile metafora sociale. Scrivo di getto e sempre ben oltre il necessario per ogni canzone, per poi passare a un doloroso processo di tagli, solitamente paragonabile all’amputazione di un mio stesso arto o altro organo comunque sporgente (ad esempio il naso). Forse è deformazione professionale: anche scrivendo i miei articoli scientifici sforo sempre rispetto al limite di pagine previsto, o forse la verbosità è semplicemente una mia caratteristica ineluttabile. Probabilmente anche questa intervista è troppo lunga e dovrei tagliare qualcosa…

5)           Quali sono i tuoi artisti preferiti e come hanno contribuito alla tua formazione musicale?

Sempre per le mie difficoltà di sintesi, fatico a snocciolare su due piedi una “top-three” dei miei musicisti preferiti…Ma volendo citare alcuni dei nomi che si annoverano nel mio pantheon artistico-musicale, mi vengono in mente Giorgio Gaber ed Elio e le Storie tese dal lato Italiano, e i Monty Python e i Flight of the Conchords dal lato anglosassone. Questi personaggi, pur molto diversi (e temporalmente distanti) hanno in comune lo stile satirico/umoristico, un certo eclettismo musicale, una ricerca per la parola e una più o meno marcata teatralità. Siccome la mia crescita artistica si è nutrita anche di esperienze di teatro, questi personaggi costituiscono per me un altissimo riferimento. Merita poi una menzione speciale Jannacci: oltre ad essere un fulgido esempio per stile e originalità, lo è anche per essere riuscito a conciliare l’esercizio di un mestiere “serio” (quello di medico) con la carriera artistica. Certo, Enzo è ineguagliabile e i tempi sono cambiati, ma mi garberebbe assai perseguire a mio modo una carriera scientifica e una musicale in parallelo…Senza mischiarle troppo: dubito che una canzone sulla “modellazione accoppiata termo-poro-meccanica” riscuoterebbe un qualche successo di pubblico…

6)           Che cosa ne pensi del panorama musicale italiano odierno?

Devo ammettere una certa mia colpevole ignoranza in materia. I miei ascolti sono tuttora variegati, ma decisamente poco aggiornati. A parte qualche sporadica eccezione, sono fermo a inizio anni ’00. Per questo fatto, mi sono spesso sentito un imbecille (della serie “non posso non conoscere un ambiente in cui vorrei inserirmi”), ma poi mi sono auto-assolto dopo aver letto un articolo psico-musicologico anglosassone in cui si ritiene normale che, avanzando nell’età, si tenda a preferire la musica vecchia alle nuove proposte (fenomeno che a quanto pare si manifesta prima negli uomini che nelle donne).

Non ho però mai smesso di andare ai concerti dal vivo e lì ho scoperto, anche ultimamente, nuove proposte interessanti. Ad esempio ho visto gli Earth, Wind & Fire in piazza Fiera a Trento…Ah no! Dicevamo…italiani?

A parte scherzi, posso dire che, almeno nel panorama alternativo (non so bene cosa questo aggettivo significhi oggigiorno, probabilmente è un termine frusto, ma essendo io attempato, mi permetto di usarlo), ci sono artisti che mi piacciono molto, alcuni dei quali ho avuto la fortuna di conoscere di persona. Sto pensando ad esempio a cantautori già affermati come Alessandro Fiori, ma anche al promettente Alessandro Sipolo. Tra i non-alessandri svettano invece i Calibro 35, accattivanti dal vivo quanto pericolosi se ascoltati in auto (anche il più prudente degli automobilisti trentini potrebbe impazzire e lanciarsi a 180 in città).

7)      Ci sono tanti ragazzi che vorrebbero diventare musicisti. Quali sono i tuoi consigli per loro?

 

Il primo consiglio spassionato è: cercate di nascere in una famiglia facoltosa! Scusate, è una battuta un po’ infelice, ma può essere frustrante doversi dedicare alla musica a tempo parziale per la necessità di mantenersi con un altro lavoro. In questo contesto, la “buona notizia” è che anche i mestieri “seri” in Italia stanno perdendo il prestigio sociale di un tempo (vedi il Blues dell’ingegnere), con l’eccezione dei medici (vedi Jannacci), quindi tanto vale dedicarsi anima e corpo al proprio progetto artistico, ché le vostre finanze resteranno praticamente allo stesso punto. Discorsi iperbolici a parte, come in tutte le discipline è fondamentale la passione, allora mi viene da suggerirvi di non temere di proporre idee originali, per quanto astruse o poco commerciali possano sembrarvi, perché se ci credete lavorerete bene e il pubblico alla fine se ne accorgerà. Poi qualche consiglio pratico: soprattutto se avete un budget limitato, non spendete soldi in orpelli, ma in strumenti e accessori musicali della migliore qualità possibile: fomentano la passione musicale. Io delle volte passo da creativamente apatico a infoiato, quando dopo aver dovuto suonare una chitarraccia da due lire che ti sega le mani riprendo in mano la mia soave Taylor (acquistata con sommo sacrifizio). Infine, a costo d’esser banale, se comprate un’auto prendetene una furgonata, ché vi faciliterà la carriera. Io feci l’errore di prenderne una col tetto un po’ basso e tuttora, ad ogni trasferta con la band, smadonno due ore per farci entrare il basso in un Tetris estenuante con la chitarra e le aste dei microfoni, perdendo preziosa energia. Avessi comprato un furgoncino da idraulico, forse a quest’ora i Bruschetta Brothers farebbero i live a San Siro; o comunque sarebbero molto più ricchi e pieni di amanti, potendo alternare grazie al suddetto veicolo la carriera musicale a quella notoriamente redditizia e seducente dello sturatore di scarichi.

 

Rock Targato Italia - Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXX/a edizione 

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THE BRONZE BANANAS, ALLE FINALI NAZIONALI DI ROCK TARGATO ITALIA. Milano 2 Ottobre

Roberto Bonfanti scrittore e musicista ha scritto una breve presentazione degli artisti in programma alle Finali Nazionali di Rock targato Italia XXIX/a ediz. al Legendclub di Milano in data 2 - 3 - 4 ottobre 2017.
 
Ufficio Stampa Divinazione Milano
 
THE BRONZE BANANAS  in programma il 2 ottobre 
 

Sembra uscire dal jukebox di un bar della costa pacifica nel pieno degli anni '60, la musica dei romagnoli The Bronze Bananas. Canzoni dai suoni aperti che spaziano fra rock'n'roll, beat, psichedelia, pop e mille altre contaminazioni filtrate attraverso una sorta di macchina del tempo che sembra riportare l'ascoltatore al decennio d'oro dei Beatles e dei Beach Boys. Una proposta solare caratterizzata da sonorità vintage e da un particolare gusto retrò.

 

Rock Targato Italia  Sono aperte le iscrizione per partecipare alla XXX/a edizione

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