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Articoli filtrati per data: Dicembre 2018

Intervista a RAMUS, Rock Targato Italia 2019

Suoni atmosfere creative sperimentazione questo è Rock Targato Italia, nuova edizione. Appuntamento al LegendClub di Milano a gennaio con artisti area Lombardia. Intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano al gruppo musicale RASMUS

Nome artista

Ramus o Erremmesse... come preferite...

-       Come sei/siete avvicinati alla musica?

Ognuno a modo suo... veniamo da generi ed esperienze musicali diverse, ma la cosa che ci accomuna è sicuramente la voglia di suonare davanti alla gente

-       Qual'è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessita di cantare brani propri?

Ognuno di noi in questi anni ha portato avanti progetti di musica originale e l'occasione che si è presentata con la realizzazione del disco "Il ritardo perfetto" è stata la scintilla che ci ha fatto riunire

-       Con parole vostre come definireste la vostra musica?

Una necessità

-       Il nome della band o il nome da artista, come nasce?

Nasce per caso. Marco Giudarei (Giuradei, Dunk) che ha prodotto il nostro disco in chiusura di registrazione ha semplicemente detto “voi siete Ramus“, non sapendo che fosse il cognome di uno di noi

-       durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico?

La possibilità di dare concretezza al nostro lavoro in studio è sicuramente lo stimolo più grande, vedere le persone che che tendono l'orecchio ad un accordo o ad una parola resta una soddisfazione unica

-       Qual'e un risultato che maggiormante vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste?

Di suonare il più possibile, di farci conoscere il più possibile e di prenderci uno spazio in cui venga riconosciuto quello che facciamo

-       La musica è relazione condivisione partecipazione, lavoro, economia, svago divertimento, altro?

La musica è vita.

-       Realizzare un singolo o CD o EP autoprodotto vi affidate ad un arrangiatore? Contattate lo studio di registrazione?  Una volta realizzato, distribuirlo prevede un piano di lavoro,  come vi organizzate?

Più che sugli arrangiamenti diciamo che quello che cerchiamo in fase di registrazione è qualcuno che sappia valorizzare il nostro suono, il resto viene di conseguenza. Oggi i canali promozionali sono molteplici, si va dall' home made ad uffici stampa professionali ed ognuno si organizza come meglio crede, ma la base, il punto di partenza deve rimanere la dimensione live in cui il pubblico riesce a percepire il vero concept di una band e ne può amare o odiare il senso

-       Il significato di etichetta indipendente? Il suo ruolo è ancora importante?, è diminuito? non serve?  è cresciuto? qual'è la tua opinione

E' giusto sostenere tutto ciò che promuove e stimola la scena musicale. Le etichette indipendenti restano un canale importante di crescita e sperimentazione non solo per le band, ma anche per il pubblico e per quella che viene definita cultura musicale

-       Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale? Sale prove, produzione discografica, promozione, organizzazione concerti. Altro?

Ciò che manca, per lo meno rispetto al passato sono le opportunità per i musicisti. Senza fare retorica oggi la gente dedica all'ascolto della musica meno del tempo che impiega a scrivere un commento in un post. La conseguenza a questo approccio è che a ciò che non si sente in radio o non è main non viene dedicata attenzione. Manca il coraggio forse da parte della maggior parte dei locali di rischiare e farsi promotori di un processo culturale ed umano in cui la musica può ancora essere protagonista. Oggi manca la musica live

-       Nei vostri sogni quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro regione di origine?

Tanti, ma la verità è che ci piacerebbe suonare in qualsiasi posto in cui la gente sia curiosa e venga per ascoltare musica originale

-       Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato

Per semplificare citeremo due decadi, 70 e 90

Cosa pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

I talent sono un prodotto e come tale rispondono ad un target. Sono una vetrina per chi cerca quella vetrina e non crediamo facciano male. E' la mancanza di cultura che fa male non i prodotti che ci vendono. La tv, i talent, la radio, il web sono tutti strumenti che possono generare grandi cose o creare mostri, ma oggi fortunatamente la gente può ancora decidere cosa vuole essere.

Progetti futuri?

Stiamo scrivendo quindi ci piacerebbe suonare il più possibile dal vivo per accumulare l’energia giusta per il prossimo disco

 

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Never Forget (band) a Rock Targato Italia

Continuano le interviste, a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano,  agli artisti impegnati a Rock Targato Italia in programma a Milano nel mese di gennaio al LegendClub

  • Nome artista

Never Forget (band)

  • Come ti sei / vi siete avvicinati alla musica?

Ognuno di noi è cresciuto in ambienti diversi, ma tutti quanti abbiamo almeno un genitore musicista. Questo ci ha permesso di avvicinarci alla musica e di studiare quelli che sono diventati i nostri strumenti.

  • Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessità di cantare brani propri?

Semplicemente il desiderio di creare qualcosa di nuovo, di nostro, che esprimesse ciò che siamo e che ci permettesse di comunicare qualcosa, di raccontare storie, di mettere un pezzo di noi in ciò che facevamo. A dire il vero il nostro gruppo è nato come cover band, ma dopo vari cambi di componenti abbiamo capito che volevamo cambiare e dedicarci a noi stessi e a quello che potevamo offrire.

  • Con parole vostre come definireste la vostra musica?

È difficile definire la nostra musica perché abbiamo molte influenze che vengono da membri con culture musicali diverse e che seguono appunto generi e artisti diversi. Questo ci ha permesso di essere vari pur rimanendo uniti dalla comune passione per il progressive.

  • Il nome della band o il nome da artista, come nasce?

In realtà il nostro nome è cambiato numerose volte (e probabilmente cambierà di nuovo). Questo, in particolare è nato un po’ come una provocazione, perché siamo sconosciuti al mondo e ci sembrava divertente pensare di essere indimenticabili e meravigliosi (cosa che effettivamente siamo ;) )

  • Durante i vostri concerti cosa vi stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico?

Ovviamente una cosa che ci rende particolarmente felici è vedere il pubblico che reagisce agli stimoli. Sapere che c’è qualcuno che sta ascoltando quello che hai composto con tempo e fatica dà molta soddisfazione, senza contar che ci dà una grande carica vedere persone che saltano e si divertono con noi. Una volta abbiamo suonato all’Alcatraz di Milano, anche se per pochi minuti, e vedere tutto quel pubblico spinge a suonare bene, a fare il tuo meglio e a divertirti scacciando la tensione inevitabile causata dallo stare sul palco.

  • Qual è un risultato che maggiormente vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste?

Non ci aspettiamo risultati “particolari”, in quanto in realtà noi suoniamo per divertirci. Insomma, sappiamo che il nostro genere non è molto diffuso e ascoltato in Italia, di conseguenza non ci facciamo illusioni, però ovviamente ci farebbe piacere riuscire a farci conoscere e a diffondere una cultura musicale diversa da quella “mainstream”.

  • La musica è relazione, condivisione, partecipazione, lavoro, economia, svago divertimento, altro?

La musica è vita. Come diceva Nietzsche, “senza musica la vita sarebbe un errore” – frase che condividiamo appieno. Per noi non è solo uno svago o un lavoro, è qualcosa che ci unisce, che ci insegna, che ci aiuta quando siamo giù di morale… ci permette di esprimerci ed essere noi stessi. La musica non è un oggetto di consumo qualsiasi, è una filosofia di vita in un certo senso, un modo di vivere. Ci dispiace che ormai la musica sia diventata un modo come un altro per fare soldi (ovviamente non per tutti) e non sia più fine a se stessa.

  • Realizzare un singolo o CD o EP autoprodotto vi affidate ad un arrangiatore? Contattate lo studio di registrazione? Una volta realizzato, distribuirlo prevede un piano di lavoro, come vi organizzate?

Noi puntiamo all’autoproduzione. Non vogliamo affidarci ad un arrangiatore perché vogliamo crescere musicalmente e l’arrangiare autonomamente ci permette di studiare più approfonditamente ciò che facciamo, in modo da avere un’occasione di crescita in più. Puntiamo in futuro di affidarci ad uno studio di registrazione perché i mezzi che possediamo non sono sufficienti per un prodotto completo e qualitativamente soddisfacente per noi. Una volta realizzato, speriamo di riuscire a finanziarci tramite piattaforme di crowdfunding e distribuire i nostri prodotti tramite le varie piattaforme apposite online.

  • Il significato di etichetta indipendente? Il suo ruolo è ancora importante? È diminuito? Non serve? È cresciuto? Qual è la tua opinione

Secondo noi il ruolo dell’etichetta è sfortunatamente ancora fin troppo presente. Le etichette hanno snaturato molti artisti per il proprio profitto, ma fortunatamente le indipendenti sembrano per la maggior parte non avere questo “piccolo problema”. La maggior libertà che danno agli artisti, secondo noi, permetterà a queste piccole etichette di superare, prima o poi, le major.

  • Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale? Sale prove, produzione discografica, promozione, organizzazione concerti. Altro?

Secondo noi, in Italia, è molto carente prima di tutto la cultura musicale delle masse. È un problema che noi vediamo riflesso nei generi musicali che in questo momento dominano la scena e anche a causa dei social network e i media, che non permettono agli altri di emergere. Ormai siamo al punto in cui il commerciale e le visualizzazioni sono ciò che regna nel mondo. In Italia non mancano le strutture (almeno nelle nostre zone), manca invece il desiderio di condividere e diffondere esperienze e culture musicali diverse da quella mainstream. Questo avviene perché diffondendo musica non-mainstream non vi è un guadagno monetario, spesso e volentieri, quindi pressoché chiunque (tranne i poveri illusi come noi) è meno propenso ad investirvi tempo, fatica e denaro. Forse bisognerebbe ripartire appunto dalle basi, dalla cultura musicale.

  • Nei vostri sogni quali sono i locali in Italia dove vi piacerebbe suonare? E quali quelli nella vostra regione di origine?

I locali in cui vorremmo suonare sono probabilmente il Legend Club e l’Alcatraz di Milano, il Black Horse di Cermenate e altri locali dello stesso livello, anche se in realtà non siamo così interessati al “dove” quanto piuttosto al “quanto, quando e cosa”, dato che ormai quasi tutti chiedono le stesse cover delle stesse band.

  • Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato?

Qui ci sarebbe una lunga lista, ma cercheremo di accorciarla citando solo i nomi più importanti per noi: Dream Theater, Haken, Nightwish, Evanescence, Iron Maiden e numerose band minori. La cosa interessante è che alcune influenze vengono da un solo componente mentre magari gli altri non hanno idea di cosa derivi da cosa. Ad esempio, la cantante è molto più verso il sinfonico-melodico e il pop-rock (Nightwish, Evanescence), il chitarrista sul metalcore e progressive metal (Symphony X, Ne Obliviscaris), il bassista su elettronica e post-rock (King Crimson, YES) e il batterista su progressive e fusion (Dream Theater, Al di Meola).

  • Cosa pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

Tralasciando il fatto che secondo noi sin dall’inizio i “giudici” sanno già chi far vincere (chi vende) o meno, pensiamo che sia un’ulteriore forma di degrado della cultura musicale e di mancanza di rispetto verso la musica e le persone che cercano di raggiungere “la fama” tramite il duro lavoro e non perché “hanno vinto quel programma”. Dopo anni e anni passati a studiare e suonare uno strumento con sangue e sudore, fa innervosire parecchio vedere persone che magari solo per il loro aspetto riescono a diventare l’idolo del momento pur senza aver seguito alcun percorso di studio musicale o senza avere una vera e propria passione per la musica o ancora per un’eventuale conoscenza che li ha portati in alto. Ovviamente esistono eccezioni, come in ogni cosa, ma sono troppo rare per essere considerate la normalità.

blog @Rock Targato Italia

Ufficio stampa @Divinazione Milano

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Affordable Art Fair Milano - LE GALLERIE DELLA PROSSIMA EDIZIONE



Fairs     Tickets     Blog

LE GALLERIE DELLA PROSSIMA EDIZIONE


Online la lista degli espositori di Affordable Art Fair Milano


Se "world cup" è la parola più digitata del 2018 sui motori di ricerca, quello che avete cercato di più nel sito di Affordable Art Fair è senza alcun dubbio la lista degli espositori della fiera.

Ecco a voi, allora: finalmente online la lista delle 85 gallerie che vi aspetteranno dal 25 al 27 Gennaio 2019 negli spazi di Superstudio Più per la nona edizione di Affordable Art Fair!

Oltre il 45% di nuove proposte, da Pechino a Mosca, fino ad alcune interessanti gallerie dell’Est Europeo e Italiane, e una nuova sezione, Mediterranean Collection, in collaborazione con Gin Mare, curata da Ludovica Cadario e dedicata alle tendenze del bacino del Mediterraneo.

BOOK YOUR TICKETS

TOP ART TRENDS 2018


Dall'e-commerce alle fiere del 2018, ecco i trend di quest'anno


E' tempo di bilanci: tutto quello che avete amato di più, colori, soggetti, tecniche - sul sito della fiera ma anche nelle Affordable Art Fairs che si sono tenute nel 2018 in giro per il mondo, in un articolo sul nostro blog (eng).

Con la nuova Affordable Art Fair Milano alle porte però non possiamo essere troppo nostalgici: godetevi quindi alla fine di questa newsletter una selezione dedicata al Living Coral, il colore Pantone del 2019 – solo una piccola preview delle mille e oltre opere che troverete in fiera.

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CHRISTMAS EVERGREEN TRENDS


A Natale regala l'arte


Non c’è bisogno di statistiche invece per sapere che in questo periodo dell’anno siete alla disperata ricerca degli ultimi regali. Con le gift card di Affordable Art Fair avete il regalo perfetto per tutti gli amanti dell’arte contemporanea. Online ancora per pochi giorni!

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Round round wonder world
€500
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SMART SHIP GALLERY

ART PREVIEW

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FAIR DETAILS

INAUGURAZIONE

Giovedì 24 Gennaio 18.00 – 22.00
(solo su invito o prevendita online)


APERTURA AL PUBBLICO

Venerdì 25 Gennaio 11.00 – 21.00
Sabato 26 Gennaio 11.00 – 21.00
Domenica 27 Gennaio 11.00 – 20.00

LOCATION

Superstudio Più, via Tortona 27, 20144, Milano

 

 

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Ciao, Andrea.

Ciao, Andrea.

 aveva già quasi finito un “pezzo” che non leggerà nessuno. Mi piaceva. Parlavo del Natale (per stare sulla notizia!) e Sanremo Giovani. Lo facevo in modo un po’ ironico, in punto di fioretto. Probabilmente, l’avresti apprezzato. 

Nessuno lo leggerà mai per “colpa tua”.

Da quanto non ci vediamo? Forse un paio di anni, forse di più. Ricordo l’ultima volta. Ci eravamo beccati a Le Trottoir (un noto locale milanese N.d.R.) alle sette di sera e ci siamo ritrovati terrorizzati (almeno io) a guardare il cielo schiarire tra Corso San Gottardo e La Darsena. Io in preda ad una logorrea alcolica, tu che fumavi un sigaro spento da ore, colonna sonora lo sferragliare di un tram d’epoca.

Fumavi quei sigari toscani, con quell’odore che non potevi contrastare nemmeno fumando una sigaretta dopo l’altra.

Ricordo le nostre chiacchierate. Parlavamo quasi sempre di scrittura. Tu da scrittore affermato e pluripremiato e io da aspirante. Ecco, alla fine di questo pezzo, conterò le parentesi … So che le odi.

Una volta, dopo aver letto il mio manoscritto mi hai detto che il mio stile era metà letteratura, metà descrizione dei beni sulla bolla di carico di un magazziniere pedante. Non proprio il miglior complimento che mi è mai stato fatto ... Avevo replicato sostenendo la banalità evocativa dell’incipit del tuo “L’Assenza dell’Assenzio” con un certo spirito vendicativo. Avevi sorriso tra una voluta di fumo azzurrognolo del toscano e la cannuccia di un Cuba Libre e mi hai detto: “Com’è che la sai a memoria?” Punto e partita!

Spero mi perdonerai se, oggi, sento il dovere di renderti omaggio, usando la parola scritta, il mezzo che tanto ti è stato congeniale, amico mio. Mi avevi spiegato che nemmeno per te è così facile. La lingua, la grammatica, la sintassi sono nemiche dello scrittore. Scrivere è una guerra contro le regole, contro le convenzioni. Lo scrittore, soprattutto, il bravo scrittore la vince. Tu l’hai sempre vinta a mani basse e con la soddisfazione sottilmente crudele del primo della classe.

Ricordo nostri incontri imprevisti a eventi o vernissage. Finivano inesorabilmente in disquisizioni filosofiche su letteratura e attualità e qualche volta, in qualche esercizio commerciale all’angolo, in condizioni di offuscate facoltà mentali e conseguente perdita del senso del tempo.

Non voglio qui ricordare i premi che hai vinto, i reportage importanti, il tuo impegno come giornalista. Sottolineerei solo quello che tutti sappiamo già: chi scrive è pericoloso per tiranni e criminali, chi lo fa bene fa davvero la differenza.

Voglio ricordare, invece, la tua calligrafia. Pensavo che la mia fosse la peggiore nel nostro Paese ma, vedendoti intento a tracciare segni su un block notes al bar, mi sono dovuto ricredere: l’infelice prodotto dell’accoppiamento del corsivo con la stenografia. Mi hai confessato che avevi, addirittura, un gruppo di persone addestrate appositamente per leggerla (dovrei dire decodificarla) e mettere i tuoi testi dentro a un pc.

Il computer, che detesti. Scrivere è come realizzare un bassorilievo: estorci la forma e il volume alla materia poiché la figura precedente anticipi la successiva e così via, dall’inizio alla fine creando un’armonia. Con la penna e la carta hai il tempo di pensare, di usare il cesello, di far lavorare le parole … con i programmi di videoscrittura, no.

Ci siamo visti quasi sempre al bar. Un posto che ti piaceva tanto da scriverci un libercolo, nel quale esplori i cambiamenti della nostra società attraverso generazioni di avventori e il cambiamento delle loro abitudini nel consumo di alcolici.

Milano, la tua Milano. Spero che qui si farà qualcosa per conservare la memoria di te e di quello che hai fatto, del racconto che hai prodotto di lei. Da parte mia, mi impegnerò perché succeda ma, so già che saremo tantissimi.

Non ti preoccupare, nel chiudere questo pezzo conterò le parentesi. Devo confessare, però, che l’ho scritto sulla tastiera di un computer. Diversamente, avrei sbavato l’inchiostro.

Ciao, Andrea.

 

Andrea Pinketts, scrittore Milano 12 agosto 1961 – Milano 20 dicembre 2018.

 

di Paolo Pelizza

 

© 2018 Rock targato Italia

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Da oggi In tutti i webstore è disponibile la nuova compilation di Rock Targato Italia

COMPILATION ROCK TARGATO ITALIA 2018

“1958 – 2018 Sessant’anni di rock Italiano”

Ascolta su Spotify: https://goo.gl/2xKBqt

 

Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Tony Dallara, I Campioni - la band di Roby Matano, frontman che ha inciso per primo “Tintarella di Luna”, e gruppo che nel tempo, ha visto debuttare un giovane Lucio Battisti alla chitarra - Luigi Tenco, Franco Battiato (alle prime esperienze discografiche).

Nata a Milano negli anni ottanta, la rassegna musicale italiana Rock Targato Italia è una tra le più interessanti manifestazioni di scouting, e ad oggi è giunta alla XXXI edizione in forma ottimale.

La compilation di Rock targato Italia è dedicata, in parte, ai sessant’anni di storia della musica rock italiana, 1958 – 2018 e dall’altra ai gruppi emergenti contemporanei.

Dal meeting al Palaghiaccio di Milano del 1958, ai numerosi locali rock sparsi nel territorio nazionale, frequentati oggi da molti artisti che propongono brani inediti originali e di qualità, inclusi nella compilation:

Jack Anselmi, Daniele Chiarella, Inside The Hole, Lo Stato Delle Cose, Massimo Francescon Band, NOT, Organico Ridotto, Rolling Carpets, VXA, Blank, Andrea Devis.

La compilation, dal 21 dicembre 2018 disponibile in tutti i webstore,  è un progetto (non esaustivo naturalmente) che coinvolge tutti coloro che hanno dedicato parte della loro vita alla ricerca, alla sperimentazione e alla gioia di realizzare se stessi come artisti e persone, creando tanti momenti indimenticabili, nuovi stili di vita, di cultura e costumi sociali.

LA COPERTINA

Come da tradizione, Rock Targato Italia dedica le copertine delle sue compilation ad opere di artisti contemporanei.

Quest’anno, in occasione della XXXI edizione della manifestazione, la copertina della compilation (in foto) rappresenta l’opera di Giovanni Manzoni, intitolata “Madonna Desnuda”. L’artista, di origini boliviane, affronta spesso tematiche religiose nei suoi lavori, mescolando simboli e iconografia per parlare dell’influenza culturale sulle coscienze moderne. Da questa copertina, così come da tutte le altre opere di Manzoni, scaturisce gioia di vivere, dinamicità: in maniera immediata e diretta l’artista è in grado di creare effetti suggestivi agli occhi dell’osservatore.

SCALETTA

Adriano Celentano – “Il tuo bacio è come un rock” Un brano simbolo di uno dei personaggi più iconici della nostra cultura popolare. C’è bisogno di presentazioni?

Tony Dallara – “Come Prima” Uno dei primissimi esempi, destinati a fare scuola, di ballata rock romantica in italiano. Uno dei precursori di un filone musicale ancora oggi fortunatissimo.

I Campioni – “Tintarella di luna” La versione originale, cantata da una band seminale del rock’n’roll italiano, di una canzone entrata ben presto nell’immaginario collettivo.

Franco Battiato – “La Torre” I primi passi di un promettente ragazzotto siciliano sbarcato a Milano col sogno di fare musica. La preistoria di Battiato. Prima ancora di “Fetus”.

Luigi Tenco – “Ragazzo mio” Inquietudine profonda, malinconia e impegno sociale. La rivoluzione culturale del ’68 sarebbe arrivata solo quattro anni dopo ma Tenco era già avanti anni luce.

Enzo Jannacci – “El portava i scarp del tennis” Le origini della canzone d’autore più autentica. Quando la musica incontra il desiderio di raccontare la realtà con uno sguardo fuori dai canoni.

Jack Anselmi – “Libero” Amarezza, ironia e andamento giocosa. Un brano fintamente sbarazzino per raccontare in modo pungente il mondo di un lavoratore precario.

Daniele Chiarella – “Abissi” Una canzone d’amore delicatissima dall’atmosfera sognante scandita solo dalla chitarra acustica e poco altro.

Lo Stato Delle Cose – “Buona fortuna” Fra indie, pop e richiami new-wave.  Una band che erge a propria bandiera la spontaneità e il desiderio di raccontare le relazioni umane nel modo più sincero.

Massimo Francescon Band – “Arcobaleni al temporale” Un cantautore rock capace da sempre di coniugare una scrittura tanto immediata quanto elegante con uno sguardo aperto e attento sul mondo.

NOT – “Sogni e Bisogni” Si può anche essere pop nel modo più sfacciato possibile senza per questo rinunciare alla raffinatezza: questo brano ne è la dimostrazione.

Organico Ridotto – “Frate de Saie” Un progetto affascinante e suggestivo che parte dal dialetto abruzzese per reinventare il folk in chiave estremamente contemporanea e personale.

Rolling Carpets – “Qualcosa di più” La frizzantezza di una band giovanissima e piena di energia sposa l’amore per la melodia con la passione per le sonorità rock più internazionali.

VXA – “Colpo di reni” Una ballata rock scura, sincera e introspettiva che mette a nudo le inquietudini di un uomo qualunque di fronte alla vita.

Blank – “Statics Breather” Sonorità sintetiche e melodia. Un progetto modernissimo e affascinante tanto nelle scelte sonore quanto nell’approccio e nei contenuti.

Andrea Devis – “Pezzi di cuore tra i cuscini del divano” Elettronica dal gusto anni ’80, ritornello pop martellante e un testo malinconico sullo smarrimento che segue la fine di un amore.

Inside The Hole – “Beer! Sex!..and fuckin' roll” Il titolo dice già tutto: una band siciliana con un amore viscerale per il blues più sporco e il rock’n’roll più americano.

(presentazione a cura di Roberto Bonfanti, scrittore)

 

Divinazione Milano ringrazia la SAAR Records, la casa discografica italiana, con sede a Milano più longeva d’Italia, e tutti i protagonisti della compilation, da ascoltare con attenzione e spirito libero. 

 

 

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Umberto Alongi a Rock Targato Italia - Intervista

A breve si riparte con la nuova edizione di Rock targato italia. L'appuntamento è al prestigioso locale milanese @LegendClub a partire dal gennaio 2019. Nel frattempo, per promuovere e sostenere gli artisti in programma, a cura dell'Ufficio Stampa Divinazione Milano sono state poste delle domande ai protagonisti delle serate. Segui con attenzione le sorprese non mancano. E' con noi Umberto Alongi video https://youtu.be/FCweesIuHcg

Nome artistaUmberto Alongi

-   Come ti sei avvicinato alla musica?

Figlio d’arte, papà chitarrista e nonno direttore d’orchestra, la musica ha fatto da colonna sonora a tutta la mia vita. Sin da piccolo ed in ogni momento della giornata.

Poi un giorno sono arrivate le selezioni nel coro dell’Antoniano ed i primi gruppi con i i compagni di scuola. Non mi sono più fermato. 

-   Qual'è stata la scintilla che ha fatto scattare la fantasia e la necessita di cantare brani propri?

Il primo brano lo scrissi a 16 anni “Se ci fosse lei” e non era niente male a detta degli amici. Credo che il desiderio di raccontare un po’ di me in una canzone aiutava a completare il mio modo di esprimermi. Ancora oggi è così “Canto per parlare”

-   Con parole tu come definiresti la tua musica?

Bella domanda, la mia musica è il

mio riflesso senza effetti. Mi esprimo in modo diretto e sincero. Non giro intorno ai temi che tratto, esprimo cosa provo, i miei sentimenti, le sensazioni, le paure e le speranze affinché il messaggio che desidero trasmettere arrivi così, limpido.

-   Il nome della band o il nome da artista, come nasce?

Non ho mai voluto un nome d’arte, volevo essere me stesso sin dal principio, poi a dire il vero non amo molto questi nomi finti americani, metterci la faccia, questo è davvero difficile.

-   durante i tuoi concerti cosa ti stimola a dare di più e cosa cercate dal pubblico?

Potersi raccontare e parlare delle proprie canzoni è davvero una grandissima emozione. Bisogna dare il massimo sempre ed io amo farlo. Cerco ascolto sperando di raccogliere l’attenzione di chi è presente. La musica ha quel potere magico di dare e ricevere nello stesso istante, amo quando questa sensazione è forte. 

-   Qual'e un risultato che maggiormente vi aspettate dalla vostra produzione musicale e cosa non vorreste?

Di radio, grazie al cielo, ne faccio tanta ma amo il contatto con le perone, desidero sentire i loro pensieri e mi regala emozione un applauso, una parola a fine concerto. Vorrei scoprire palchi nuovi e nuovi volti.

-   La musica è relazione condivisione partecipazione, lavoro, economia, svago divertimento, altro?

Un po’ tutto. Personalmente scrivevo musica per il piacere di farlo, poi sono arrivate le prime proposte, i primi lavori in studio e la radio, è stato necessario migliorare il proprio stile e iniziare le collaborazioni con professionisti. Raggiungendo i primi posti nelle classifiche indipendenti ho voluto e cercato di più. Non è più solo un hobby ormai ma mi diverto come il primo giorno. 

-   Realizzare un singolo o CD o EP autoprodotto vi affidate ad un arrangiatore? Contattate lo studio di registrazione? Una volta realizzato, distribuirlo prevede un piano di lavoro, come vi organizzate?

È necessario che ognuno sappia fare il proprio mestiere. Dalla composizione alla promozione serve una squadra competente e diffido da chi realizza tutto da solo. L’unione delle idee, i consigli, le giornate in studio, l’ascolto delle tracks, quella chitarra suonata da quel musicista che fino a qualche giorno prima registrava con un un mio idolo, quell’abbraccio a fine lavori e poi l’emozione del brano in radio. Non tralascio nulla. Foto e video, la cura del dettaglio, sono così.

-   Il significato di etichetta indipendente? Il suo ruolo è ancora importante?, è diminuito? non serve? è cresciuto? qual'è la tua opinione

Sorrido ma trovo più qualità nella musica indipendente che in quella prodotta dalle majors. La guerra per emergere è sempre più dura ma vedo un’attenzione crescente alla musica indipendente e bisogna insistere. Va portata la musica indipendente nelle piazze, nei live shows più importanti per uscire da quell’angolo affollato di musica che vive il tempo di un caffè. Scelgo tutto nella mia produzione ed è la mia migliore soddisfazione.

Se non è Indipendenza questa...

-   Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale? Sale prove, produzione discografica, promozione, organizzazione concerti. Altro?

Abbiamo delegato alla TV il ruolo di discografici e quest’ultimi hanno smesso di farlo per davvero. Le produzioni discografiche si sono appiattite perché le disponibilità economiche di chi si autoproduce sono limitate, così qualcuno ha optato per un software musicale credendo che possa sostituire l’esperienza di un professionista. Si produce musica che non viene promossa e mi chiedo a cosa serva se nessuno la potrà mai ascoltare. Abbiamo delegato ad un programma online i master dei brani quando quest’ultimo è un processo importantissimo. Bene, va cambiato prima di tutto l’approccio e il rispetto alla propria produzione musicale e poi vanno aperte opportunità per far suonare i propri brani live. Le radio locali fanno il loro massimo ma non è abbastanza, le web-radio in Italia ancora non emergono.

Portiamo la musica in città e nei paesi, facciamo uscire la gente di casa per ascoltare un concerto! Ecco che viene fuori il mio sogno :-)

-   Nei vostri sogni quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare? e quali quelli nel vostro regione di origine?

Ho suonato in teatro e nei live bar ed è sempre stata un’emozione diversa. I festival regalano energia ma il mio tipo di locale è come il Blue note. Amo quell’intimità artista/pubblico. Ci sono bellissimi locali che ci regalano l’opportunità di suonare live. Locali gestiti da coraggiosi amanti della musica. Il Legend Club Milano, Zio live Milano, Memo Milano, Spazio musica a Pavia, Blues house Milano e poi lo Spazio ligera sempre a Milano per poi spostarmi ancora nella mia Svizzera Italiana con il Temus, il Teatro sociale di Bellinzona, lo Studio foce e tanti altri.

-   Quali sono gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato

Cosa pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?

Progetti futuri?

Sono cresciuto con Fabio Concato, Pino Daniele, Eros Ramazzotti e da loro ho rubato sempre qualcosa, incluso alcuni produttori e musicisti che vi hanno collaborato. Non amo i talent show, fanno sicuramente TV e la musica è sempre bella in qualunque forma ma non deleghiamo a loro la discografia. Mi preoccupano i giovani catapultati in TV e spesso massacrati da giudizi discutibili, sapranno uscirne?

Sto completando il mio terzo Album prodotto con Andrea Zuppini (Concato, Eros Ramazzotti, Gianna Nannini, Fiorella Mannoia, Alex Baroni ecc) e Gabriele Gigli (Eros Ramazzotti, Pausini, Lorenzo Fragola, Giorgia, Biagio Antonacci ecc). I primi due singoli “Pura follia” e “Il futuro si è perso” sono andati bene in classifica con un primo e secondo posto in classifica emergenti ed una top 20 italiana indipendente.

Non vedo l’ora di avere il disco tra le mie mani, magari questa volta anche in vinile.

 

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Anteprima del Progetto “Accendi la luce" Prima nazionale cinematografica Young@Heart (Giovani dentro)

 

Anteprima del Progetto “Accendi la luce"
Prima nazionale cinematografica
Young@Heart (Giovani dentro)

Sabato 22 dicembre 2018 | ore 20.30 | Teatro Gavazzeni | Seriate (BG) | Ingresso libero


Siete invitati al Cinema Teatro Gavazzeni di Seriate (BG) il 22 dicembre 2018 alle ore 20,30, per assistere al documentario "Young@Heart", 

in apertura della Rassegna "Accendi la luce" | Progetto "Invecchiando s'impara" di Welfare in Azione Fondazione Cariplo.

Il progetto ha l'obiettivo di sostenere l'invecchiamento attivo e positivo.

 Il documentario racconta la vera storia delle ultime settimane di prove del coro “Young and Heart” a Northampton negli Stati Uniti,
tra forti emozioni e colpi di scena.

Uscito nel 2008 in pochi anni è arrivato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo.
Tradotto in molteplici lingue ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti.

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Commenti della Stampa Internazionale

“Questi cantanti rifiutano di arrendersi in questa grande notte. La musica per loro è ossigeno”

New York Times

“Se avete lacrime, preparatevi a versarle…tocca la mente così come il cuore”

Financial Times

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GLI ARTISTI ITALIANI COME NESSUNO VI RACCONTA

Diario di una serata di festa, arte, musica e contaminazione: il 12 dicembre al Legend di Milano.
articolo di Roberto Bonfanti

È difficile trovare la lucidità per raccontare in modo razionale qualcosa di cui si è stati parte integrante. Per fortuna però ciò che è accaduto il 12 dicembre al Legend di Milano non è stato un evento come gli altri ma una vera e propria festa all’insegna dello scambio di esperienze, della contaminazione artistica e della condivisione. E una festa, per definizione, non richiede lucidità.

L’onore e l’onere di rompere il ghiaccio in questa particolare serata sul palco dell’ultimo tempio del rock milanese tocca a Jack Anselmi che, armato solo della sua chitarra, mette in fila tre dei sui brani dal gusto folk capaci di miscelare ironia, intimismo e argute osservazioni sociali. La data del 12 dicembre nella città di Milano non può però certo slegarsi dall’anniversario della strage di piazza Fontana, e proprio di questo sceglie di parlare Paolo Pelizza nel suo monologo profondo, sincero e privo di retorica. Alia porta con le sue canzoni una ventata di delicatezza pop e raffinatezza poetica proprio prima della parentesi letteraria fuori dagli schemi di Massimiliano Morelli impegnato nella lettura di poesie tratte dal suo ultimo libro e da quello in prossima uscita di Tony Balsamo, per poi tornare alla musica pop con l’esibizione di Andrea Devis e la sua performance vocale d’alta scuola.

Il sottoscritto ha scelto, per una volta, di lasciare da parte le proprie storie per rendere omaggio con la propria esibizione ad alcuni personaggi chiave della storia del rock italiano, mentre la sferzata d’energia la danno Massimo Francescon e la sua band con un set compatto e trascinante fatto di melodie lineari, riflessioni personali e impegno sociale. La chiusura dei giochi spetterebbe di diritto ai Lo Stato Delle Cose in quanto vincitori dell’ultima edizione di Rock Targato Italia ma, dopo il loro set in veste insolitamente minimale che dona ai brani un gusto meno new-wave e più cantautorale, è un ospite a sorpresa a prendere possesso del palco: il cantautore Guajiro con le sue canzoni profumate di sudamerica.

A completare l’opera c’è infine il pittore Giò Manzoni che accompagna tutte le esibizioni realizzando un dipinto in tempo reale. Al di là della cronaca nuda e cruda, però, uscendo dal locale a fine serata ciò che resta è la sensazione di avere davvero preso parte a una festa in cui ognuno degli invitati ha voluto condividere con tutti gli altri un pezzetto della propria arte dando così vita a un fantastico caleidoscopio in cui diverse sensibilità e diverse forme d’espressione hanno voluto fondersi nel modo più sincero e puro possibile.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

BLOG www.rocktargatoitalia.eu

@francesco Caprini - Ufficio stampa @DivinazioneMilano

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