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Articoli filtrati per data: Febbraio 2018

Velaut. ospiti a Rock Targato Italia - 22 Marzo, I Candelai (PA)

Si avvicina la data delle Finali Regionali della Sicilia in programma ai Candelai di Palermo  il 22 marzo. Cerchiamo ora di conoscere meglio i protagonisti della serata e le loro aspettative.

Intervista a cura dell'ufficio stampa Divinazione Milano

VELAUT, ospiti della serata, hanno partecipato lo scorso anno alle Finali Nazionali ottenendo un risultato molto positivo acquisendo il diritto di partecipare alla compilation della rassegna con un loro brano "Il Filo di Arianna".  La compilation con artisti noti e meno noti della scena musicale nazionale è su Spotify

(Risponde Less, voce e chitarra della band)

- Come vi siete avvicinati alla musica?
  - Sarebbe più corretto dire come abbiamo reagito quando la musica ci ha travolti.
Ognuno di noi ha una propria storia personale legata ai primi momenti, ai primi passi in questo particolare universo. Lucas (bassista) viene da una famiglia in cui si regalavano strumenti musicali al posto dei giocattoli, e devo dire che si sente nel suo modo di suonare, musicalità e orecchio di estrema caratura. Giulio (batterista) suona sin da piccolo, e se decide di picchiare su quella batteria, sentirete la fame e la forza che lo contraddistingue.
Per me la musica è quasi una maledizione, è come se non mi bastasse mai.
Ognuno di noi potrebbe raccontare mille storie su di essa, e non una che non sia d'amore.

- Da quanti componenti è formato il gruppo e come vi siete conosciuti?
  - Dopo vari cambi di line-up, più o meno turbolenti, stiamo godendo di un ottimo momento di stabilità.
Il buon vecchio "Power trio", chitarra/voce, basso e batteria, senza risparmiarci qualche incursione con cori e altri strumenti...
Io e Lucas eravamo stati già protagonisti nella definitiva rifondazione della band, e insieme abbiamo registrato il primo album dei Velaut.
Giulio è entrato poco dopo, sostituendo il batterista precedente.
Colgo l'occasione per salutare con un grande abbraccio i vecchi membri di quello che allora era solo un sogno adolescenziale, ora trasformato in realtà, e tutti quelli che in questo sogno sono passati anche solo di striscio.
Con alcuni di loro condivido ancor ora altri progetti di vita. Uno di loro, Domenico, si occupa di tutte le grafiche e gli artwork dei dischi dei Velaut.
Sono persone eccezionali che non smetterò mai di ringraziare.

- Con parole vostre come definireste la vostra musica?
  - Sono storie. O meglio, sono delle istantanee. Dovessi parlarne in termini visivi, direi che sono dei Monet. Momenti sottratti alla realtà, giusto il tempo di imprimerle sulle corde, di lasciarle vibrare un attimo. Indefinite ma allo stesso tempo dense. Solo storie.
Ma la verità è che tra tutti gli aggettivi e le perifrasi utilizzabili, una in particolare consideriamo imprescindibile. Sono storie, autentiche.

- Come nasce il nome della band?
  - E' la domanda che cerco sempre di evitare, ma forse dovevo pensarci prima di mettere un nome così enigmatico! Sembra un magnete per questa domanda!
Mettiamola così: E' l'unione di due parole latine, "Vel" e "Aut", è un inno alle contraddizioni, agli scontri, al combattimento.

- Cosa ne pensate dei talent show e in generale della musica che gira intorno?
  - Chiedereste ad un calciatore cosa ne pensa delle tattiche di gioco della nazionale femminile di Volley?
E' un altro sport, quello dei talent, e ci metterei dentro anche il nuovo fenomeno cosiddetto "indie" italiano. Un mercato diverso, un pubblico che cerca cose diverse. Troppo lontano da quello che facciamo noi per avere una chiara idea a riguardo.
Dovessi scomodare il buon Quentin Tarantino, nel celebre dialogo riguardo a quanto di più sacro aveva Mia Wallace, prenderei in prestito "non è lo stesso fottuto campo da gioco, non è lo stesso campionato non è nemmeno lo stesso sport".
E non siamo grandi esperti a riguardo.

- Avete già fatto dei live? E quale risposta avete avuto dal pubblico?
  - Fortunatamente, anche se in una terra, un'area difficile, siamo un gruppo molto attivo sul fronte live.
Credo che il concerto sia l'essenza stessa della nostra (ma forse di quella di tutti) musica.
Il nostro pubblico è lì per sentire delle storie, e ci ha stupito anche vedere quanto queste storie non abbiano età, avendo avuto dei riscontri estremamente positivi da tipi di pubblico eterogenei e comunque diversi di occasione in occasione.

- Quali sono i locali in italia dove vi piacerebbe suonare?  e quali quelli nel vostro     regione di origine?
  - Qualsiasi posto in cui la gente va per ascoltare musica è un buon posto. Non stiamo troppo a farci le menate sul prestigio dei vari live club e di chi ci  ha suonato prima di noi. Siamo qui per raccontare qualcosa a persone, non agli sgabelli, ai banconi e alle tapezzerie dei locali. E ovunque ci sia qualcuno che voglia ascoltare quel che abbiamo da raccontare e trattarlo con rispetto, quello è un buon posto.
Ci siamo proposti perfino per degli Unplugged nelle case, nei salotti... Esperienze magiche, ti fanno capire cosa vuol dire avere un rapporto viscerale con chi vuole ascoltare quello che hai da dire.
Vorrei solo dire ai gestori dei locali della mia regione di provarci, farlo per amore, con amore. Sono tempi duri per la musica live, tanto più se è originale.
Perseverate, come noi lo stiamo facendo, ne verremo fuori forti e insieme.

-  Cosa fareste per migliorare in Italia l’organizzazione a livello musicale?
  - Domandone! Che si vince con la risposta giusta?
In Italia credo che non ci siano problemi di organizzazione. Si organizzano concerti in continuazione, molti dei quali hanno pure un ottimo ricavato.
Manca il coraggio. L'Italia è come quel povero leone che si nasconde dietro a Dorothy, inconsapevole di esser forte, impaurito.
Non è un problema solo di musica, ma non voglio finire a parlare di Equitalia...

- Cosa ne pensate della promozione, dei Social e della musica distribuita dai negozi virtuali?
  - C'è poco da pensare. O fai tutte queste cose, nel migliore dei modi, meglio ancora con una agenzia che si occupa di farlo per te, o il tuo disco, sia pure esso il nuovo "The piper at the gates of dawn", ti muore tra le mani. E stop. Fine dei giochi.
Certo, essere ad un livello comunicativo mostruoso, avere una vagonata di like alla pagina, finire sulle riviste, e poi non aver che un paio di canzoni... quello è un'altro paio di maniche...
Per me non si può prescindere dall'avere un buon prodotto, e ogni volta (sarò un babbeo) mi stupisco di come questa cosa non sia scontata.

-  Quali sono i vostri progetti futuri?

  - Abbiamo firmato per Dcave Records, e oltre a riempirci d'orgoglio, ci permette di lavorare fianco a fianco con uno che secondo noi, sta tra i migliori produttori in Italia, Daniele Grasso.
Tra le produzioni a cui ha lavorato ci sono Cesare Basile, Afterhours, Hugo Race (The Bad Seeds) e tanti altri... ma non è per quello che lo reputiamo tra i migliori.
Ma per il semplice fatto che lavorare con lui è come essere catapultati in un film degli anni '70, in cui il produttore ti guarda negli occhi, vive il disco con te, non porta l'orologio al polso, cerca di innamorarsi del progetto.
E questo, ci regalerà un secondo album intenso, e si, come detto prima, autentico.
E poi concerti, tanti. Alcuni in fase di organizzazione anche all'estero (dopo la Francia).
Ci fate un in bocca al lupo?

Vi abbracciamo e grazie ancora, essere vostri ospiti è sempre un piacere immenso. Ci vediamo ai Candelai, a Palermo a Marzo!

 

Mail priva di virus. www.avg.com

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A volte ritornano, quasi sempre.

A volte ritornano, quasi sempre.

Scusatemi per l’ennesima volta … Purtroppo, nelle passate settimane ho dovuto stropicciarmi gli occhi spesso e, ancor più spesso darmi dei pizzicotti per verificare se stessi sognando o meno. La notizia è che, no… non stavo sognando. Buona, non saprei.

E’ che sono stato assalito da un passato che credevo definitivamente tramontato nelle modalità e nei testimoni e che, per dirla tutta, non mi mancava.

Nella musica mainstream e nella politica, qui nulla si crea e nulla si distrugge ma, a differenza della principale legge della fisica, neanche si trasforma. E’ un eterno ritorno in un divenire più spaventoso del film di Tom McLoughlin che cito nel titolo di questo pezzo.

Siamo specializzati in resurrezioni? … Uhm, forse, più in riesumazioni.

E così, che so… Si fa l’apologia di un assassino che ha nostalgia di un’epoca in cui ad andare in Africa a rompere i cristalli in casa altrui, eravamo noi. Come lui, ci andavamo armati pesantemente e dall’alto della nostra bellica superiorità eravamo riusciti ad averne ragione facilmente. Loro erano praticamente disarmati e li abbiamo aggrediti a sorpresa. Un passato che non passa … Cambiano solo i vocaboli: se sei italiano sei un pazzo, se sei nord-africano un terrorista. Anche questo è uguale a sempre, nel nostro Paese: due pesi e due misure.

In politica sembra di essere tornati agli anni Novanta (ne parleremo nel nuovo Generazioni VI), con un giovane outsider di quasi novant’anni in testa ai sondaggi e la sinistra (esiste ancora? Boh …) che resta vittima di un altro scisma per eccesso di autocritica . Come sempre, nelle ultime competizioni elettorali, la montagna partorirà il topolino di un governo di larghe intese che il popolo sovrano non avrà eletto. Credo che si debba e si possa fare di meglio. L’Europa così come si è configurata nella sua costruzione e gestione dal 2002 è un comitato di affaristi e banchieri più interessati al profitto o a rimanere sopra la linea di galleggiamento, che ad un reale progresso e alla formazione di una cultura condivisa. Continuando così andrà incontro ad un fallimento annunciato. Sembra che ci sia la volontà di mantenere questo pericoloso status quo, anche dopo quello che è successo in Polonia e, nelle  ultime tornate in Germania e Francia, con le forze populiste, nazionaliste e xenofobe che avanzano stabilmente. Anche questo non l’avevamo già visto nel secolo scorso? Ricordate come è finita?

All’insegna dei ritorni (grandi, non so) è stato anche questo ultimo Festival della Canzone Italiana. Oddio, non che ci sia stato da trattenere il fiato per la suspence: tutti gli anni è la stessa cosa. Ha le sue polemicucce sui cachet di ospiti e conduttori, gli ospiti internazionali che vengono, gli outfit di conduttori e artisti, il “temino banalino” da lacrimuccia nazional-popolare e, infine, il riassuntino su tutti i telegiornali e i rotocalchi del regno. Insomma, è lui immutabilmente. Unica assente ingiustificata: la musica as usual.

Sono tornate alcune star o semi-star del passato. Alcune dal passato remoto. Più che spaventarci, ci hanno fatto tenerezza. Avremmo preferito ricordarle come le ricordavamo ed, invece, adesso quei ricordi sono stati cancellati per sempre, sostituiti da questi nuovi, non particolarmente edificanti.

Forse sono troppo caustico. Perché vedete, è difficile organizzare un programma progettato per seguire la demografia. Gli ascolti aumentano perché la popolazione invecchia e Sanremo è Sanremo. Anni fa avevo scritto un pezzo che si intitolava “Sanremo e i Dinosauri”. Mi sbagliavo a separare le due categorie: gli spettatori di Sanremo sono i Dinosauri.

Spettatori inerti come quelli che allo show partecipano, che si trascinano tra emozioni a buon mercato (neanche tanto!) e temi semplificati per farci sentire un po’ carogne, salvo poi investire il migrante fastidioso con l’automobile, già dal lunedì dopo. Giusto il tempo di farsi seccare il liquido salato sulla guancia.

Mi direte: c’è Sanremo Young! Avete ragione … Adesso si chiama young e non più Sanremo Giovani. Così sembra ringiovanito di un decennio, che diavolo!

Come se volendo spacciare la ricotta ai ragazzi, la si pubblicizzasse con il nuovo nome di “Raicotz” cambiandone la percezione o la sostanza.

In questi tempi, di sostanza, ne vediamo poca. Troppo poca, e sappiamo quanto ne abbiamo bisogno.

di Paolo Pelizza

© 2018 Rock targato Italia

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MUSIKMESSE FRANCOFORTE

CAFIM, la Confederazione Europea dell’Industria dello Strumento Musicale presieduta da Claudio Formisano da ormai tre anni, collabora a stretto contatto con Musikmesse. E' stato recentemente pubblicato dalla Fiera di Francoforte il programma chiamato Musikmesse Insider nella stesura del quale Cafim ha cooperato attivamente.

Musikmesse Insider offre tutta una serie di agevolazioni ai rivenditori che vorranno partecipare a Musikmesse, questa importantissima manifestazione, la più grande ed importante a livello Europeo nel nostro settore, che ci auguriamo di non perdere, perché se ciò dovesse accadere significherebbe spegnere il riflettore sulla più grande manifestazione del settore in Europa lasciando così al buio un numero più che considerevole di operatori e di pubblico, con tutto ciò che ne consegue.

Quali i vantaggi, iscrivendosi a Musikmesse Insider?

  • un biglietto gratuito che dà diritto anche a visitare Prolight + Sound 2018, compreso anche l'uso gratuito dei trasporti pubblici locali gestiti dall'autorità di trasporto RMV, e il bracciale Musikmesse Festival
  • Servizio di guardaroba gratuito
  • Assistenza in fiera
  • Insider Tour: visite guidate a selezionati espositori a Musikmesse
  • Coffee bar con snack
  • Catalogo ufficiale gratuito
  • Borsa Insider Musikmesse
  • Partecipazione al programma di "matchmaking": accompagnamento agli espositori con i quali interessa sviluppare una collaborazione

Su cosa stanno lavorando attualmente:
La collaborazione CAFIM con Musikmesse verte ora sulla possibilità di estendere le stesse agevolazioni anche agli agenti di commercio e che venga preparato il database degli hotel compresi nel raggio di 30 km da Francoforte, con prezzi e servizi che offrono durante il periodo della fiera in considerazione del fatto che quello del costo dell’albergo durante il Musikmesse è uno dei punti più critici e discusso della manifestazione.


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Spettacolo: Folle Luna e l'altra

Il 24 Febbraio, alle ore 21.00, Scena Quattordici teatro presenta la sua ultima commedia brillante: Folle Luna e L'altra:

"Lei è una super donna, guadagna più di lui, sa riparare tutto, sa fare tutto, lo batte persino a braccio di ferro...e lui? Lui, Lei, L'altra e...."

Qui una piccola anticipazione di quello che vedrete: https://vimeo.com/255371086

 

Biglietto intero: 10 euro

Over 60: 8 euro

bambini gratis

 

Dove? Teatro Barrio's (Piazza Donne Partigiane, 20142 Milano MI)

barrios.it

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JOVANOTTI - CONCERTO MILANO

“Come posso io
Non celebrarti vita?
Oh vita
Oh vita”

Vita. Sicuramente questa è la parola che può descrivere al meglio il concerto di Jovanotti che si è tenuto questo 12 febbraio al Mediolanum Forum di Assago di Milano, prima data di un tour che comprende ben 12 appuntamenti in questa città, di cui molti sold out. Un’esplosione di energia, una carica incredibile caratterizzava l’inarrestabile cantante, che si è esibito con una performance ricca di brani nuovi e successi senza tempo. Una celebrazione dell’amore, come lo stesso Jovanotti ha affermato verso la fine del concerto, e degli innamorati, di coloro che amano la musica, ma, soprattutto, la vita. Un’ode a tutti coloro che vivono senza pregiudizi, ascoltando sempre il proprio cuore e seguendo le proprie passioni, proprio le stesse che hanno portato Jovanotti ad esibirsi sul palco del Mediolanum Forum.

Passione. Non c’è stato un attimo durante il concerto in cui non si poteva notare la passione del cantante, che non si è fermato un attimo, neanche quasi per riprendere fiato, ma che ha continuato per più di due ore con il microfono in mano e tanta voglia di ballare. Da non dimenticare anche la passione del suo pubblico, che riempiva completamente il Mediolanum Forum, fans ma anche famiglie, persino bambini, che insieme, dalle prime file alle ultime ballavano incessantemente sulle note di “L’ombelico del mondo”, “Ti porto via con me” e “Tutto l’amore che ho”. Non solo balli ma anche lacrime, di gioia, di emozione, durante i brani più dolci come “A te” o “Mi fido di te”.

Un vero e proprio spettacolo, più che un concerto, messo in scena da una persona che, oltre ad essere un validissimo cantante, capace di coinvolgere e di far emozionare, è anche un bravissimo performer. Inaspettato e toccante il momento in cui, attraverso la pedana centrale che, proprio come il musicista, non era fatta per stare ferma, Jovanotti si è ricongiunto con le sue origini, avvicinandosi alla consolle e diventando il dj della serata.

Uno show non solo improntato sulla buona musica ma anche sull’ironia e, soprattutto, sulla cultura grazie ai numerosi video che comparivano sul maxischermo, alternando momenti in cui veniva raffigurato il musicista in mezzo al pubblico e momenti in cui comparivano monologhi o spezzoni di telegiornali, come durante “Penso positivo”.

Un inno alla libertà, citata più volte durante il concerto e alla fine celebrata attraverso l’ultima canzone “Viva la libertà”. Un continuo gioco di luci, di colori, di effetti speciali, con tanto di coriandoli, di lampadari che si alzavano e si abbassavano illuminandosi, di passerelle che proprio non volevano rimanere ferme. Un concerto pieno anche dal punto di vista musicale, che spaziava dal pop, all’hip hop, alla techno, rimanendo sempre originale e creando nel complesso una grande festa.

Ma, soprattutto, la celebrazione di un uomo che ama la musica. Non c’è bisogno che lui lo ammetta, lo si vede dal modo in cui si muove, da come balla, dal sorriso finale, guardando i suoi fans, quando ormai il concerto era finito e tutti stavano per andare a casa, dal camminare per breve tempo in mezzo al pubblico, cosa che solo pochi farebbero. Il racconto della vita di un uomo che 30 anni fa ha deciso di entrare nel mondo della musica e che da allora non si è mai fermato, creando sempre nuovi successi e non abbandonando mai quell’energia che rende le sue performance live tanto uniche.

FRANCESCA ROMANO

Rock Targato Italia

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Rock Targato Italia Tour 2018

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BEST BEFORE di Giada Fiorindi Federico Floriani @Dimora Artica, fino al 28 febbraio

Novità nel campo dell'arte per il mese di febbraio: fino alla fine del mese sarà possibile visitare la mostra d'arte BEST BEFORE di Giada Fiorindi e Federico Floriani presso Dimora Artica, Milano:

DIMORA ARTICA
Via Matteo Maria Boiardo 11 - Milano
Tel +39 380 5245917
www.dimoraartica.com

Aprendo il seguente link è possibile scaricare la cartella stampa con immagini ad alta risoluzione e comunicato stampa.

BEST BEFORE Giada Fiorindi Federico Floriani

 

 

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Tre album per febbraio 2018: Paolo Cattaneo, Dunk e Priscilla Bei.

Tre album per febbraio 2018: Paolo CattaneoDunk e Priscilla Bei.
articolo di Roberto Bonfanti

Archiviata l'annuale settimana in cui tentare di parlare di musica diventa come versare un bicchiere d’acqua fresca in uno stagno, torniamo come ogni mese a guardarci attorno per scoprire qualche interessante novità discografica di quest'ultimo periodo.

Paolo Cattaneo è un artista che si muove ormai da diversi anni nel sottobosco musicale italiano, anche se a volte si ha l'impressione che lo faccia a fari spenti, quasi sottovoce, con la stessa delicatezza e discrezione delle sue canzoni. “Una piccola tregua live”, suo primo disco dal vivo, non può che fotografare l'essenza della musica del cantautore bresciano: un universo sonoro in cui un'elettronica raffinata dalle tinte ombrose ma dal volto umano accompagna una scrittura elegante e poetica dando vita a canzoni intime da cui lasciarsi cullare chiudendo gli occhi e allontanandosi da ogni distrazione.

Un progetto che nasce dall'unione fra la voce e la penna di Ettore Giuradei, la batteria di Luca Ferrari dei Verdena, la chitarra di Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi e le tastiere di Marco Giuradei non può che destare quanto meno un pizzico di curiosità. Ciò che esce da quest'unione è un supergruppo chiamato Dunk che ha da poco pubblicato un album eponimo: una macchina sonora esplosiva e piacevolmente instabile all'interno della quale, pur mantenendo ben riconoscibile il background musicale di ognuno dei componenti e la scrittura visionaria e introspettiva di Ettore, si mischiano rock d'autore, aperture prog, cavalcate punk, richiami folk e svisate psichedeliche.

Fra i nomi nuovi colpisce piacevolmente Priscilla Bei, cantautrice romana esordiente che si presenta con album intitolato “Facciamo finta che sia andato tutto bene”: un lavoro che sembra avere fatto propri gli insegnamenti del trip-hop della Bristol degli anni ‘90 ricucendoli all'interno di un pop d’autore moderno, immediato ma mai banale, incentrato soprattutto su atmosfere elettroniche irrequiete che, insieme a una produzione estremamente curata, valorizzano una serie di canzoni dall’indole riflessiva.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

 

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