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Articoli filtrati per data: Gennaio 2020

Da OGGI nei digital store “HO BISOGNO DI TE” di Daniele Chiarella

Da OGGI nei digital store

e dal 10 gennaio in rotazione radiofonica

Il nuovo singolo 

“HO BISOGNO DI TE”

di Daniele Chiarella

Ascoltalo anche su spotify: https://spoti.fi/36yFMEO

 

HO BISOGNO DI TE” il brano è un disperato “urlo” cantato a bassa voce, minimale.

Una relazione “distratta” e “banale”, nell’abbandono, diventa una storia di solitudine di ansia e di amore. Il vuoto diventa fisico.

La canzone di Daniele Chiarella “HO BISOGNO DI TE” è l’urlo, un importante segnale di vita che noi tutti ci portiamo appresso. La canzone diventa comunicazione, una poesia disperata, che per sua natura non può mediare, non può diventare commerciale ma può diventare famosa.

“HO BISOGNO DI TE” è un bisogno d’amore importante. Il brano diventa un urlo che non si può masterizzare, arrangiare. E’ solo un urlo!

Un suono primordiale che arriva dalla montagna, che arriva dal mare, dalla terra. E’ fuoco che brucia dentro quando siamo disperatamente soli, quando vogliamo comunicare con altri. Quest’urlo è  segno di vita, di proposta, di incontri. Incontro con la solitudine disperata, in un letto disperato, in un frigorifero vuoto, in un bagno deserto, in una cucina dove il caffè non sale mai.

Nella semplicità del suono primordiale il racconto si fa diretto senza masterizzazione, libero da arrangiamenti per avere una maggiore carica emotiva e trasmettere sensazioni, seduzioni, informazioni, forza.

«…La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.»

(C. Bukowski, Hollywood, Hollywood!)

Per chi conosce Daniele Chiarella non è una novità.

Artista indipendente, situazionista, amante delle letture e spericolato sperimentatore dei linguaggi musicali. Nella sua criptonicchia esistenziale si presenta in diverse versioni artistiche in maniera molto naturale; ora leader del gruppo Fanali di Scorta in altre occasioni semplicemente Daniele Chiarella, spesso semplicemente come musicista in collaborazione con diversi protagonisti della scena torinese.

Una vera perla che brilla di luce propria nello stantio panorama musicale nostrano. Un artista che osa, sperimenta, che ricerca con coraggio con amore, passione e ironia, soluzioni inaspettate seducenti intriganti per dare maggiore forza, contemporaneità e comunicazione alla sua produzione artistica.

Un gioco impegnativo, ricco di imprevisti e non sempre portatore di nuovi orizzonti, anzi a volte le scelte estreme che hanno esaltato la sua produzione artistica, sono fallimentari. Ma avanti si va.

Cosi come Fontana nello Spazialismo e Klein con il monocromatico aprono nuove frontiere alla pittura, nella musica racconta Daniele Chiarella “…oggi c’è tanto bisogno di togliere e non aggiungere per creare… “

Un minimalismo impressionante, estremo che a tratti ricorda la poetica di Bukowski

Copertina di Marica Vizzuso

Registrato c/o Freakone, Torino

https://www.facebook.com/danielechiarellaartist/

 

FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano

Tel. 393 2124576 – 392 5970778

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: www.divinazionemilano.it

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‘….fellow travellers’ Una serata con Cerith Wyn Evans e Steve Farrer

CONVERSAZIONE E PROIEZIONE DI FILM

‘….fellow travellers’

Una serata con Cerith Wyn Evans e Steve Farrer

Sabato 11 gennaio 2020, dalle ore 18 

Pirelli HangarBicocca

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Prenotazioni riservate ai possessori della Membership card, cliccando qui. Diventa Member

 

Il Public Program dedicato alla mostra “….the Illuminating Gas” di Cerith Wyn Evans propone al pubblico una serata dedicata all’approfondimento dei suoi riferimenti artistici, culturali e cinematografici, che si sviluppa in due momenti con la presenza dell’artista e del filmmaker Steve Farrer.

 

Ore 18 – Conversazione itinerante tra Cerith Wyn Evans e Roberta Tenconi


Una passeggiata in mostra accompagnati dall’artista in conversazione con la curatrice Roberta Tenconi. Un’occasione per immergersi nell’opera di Cerith Wyn Evans in diretta relazione con l’esperienza sinestetica di luci, suoni e movimenti che caratterizzano il percorso espositivo.

 

Ore 20.30 – ‘….fellow travellers’ | Film screenings


Una proiezione di materiali filmici di Steve Farrer, filmmaker sperimentale conosciuto per i suoi lavori che si sviluppano attorno alle tematiche dell’Expanded Cinema, una prospettiva sul mezzo cinematografico che ne reinterpreta le condizioni prestabilite. La produzione di Farrer mette in evidenza le questioni relative alla costruzione di tempo/spazio da parte dello spettatore e attiva l’ambiente della visione. Seguirà una proiezione di pellicole e filmati selezionati e presentati da Cerith Wyn Evans.
Scopri di più

 

Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2
Milano

T (+39) 02 66 11 15 73
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
pirellihangarbicocca.org

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LIBRI IN PIAZZA: primo appuntamento del nuovo anno con i libri in piazza Duomo

Domenica 12 Gennaio
dalle ore 9,00 alle 17,00

Sotto i portici meridionali di

 Piazza Duomo

Milano



Libri in piazza

Primo appuntamento del nuovo anno con i libri in piazza Duomo e Meravigli edizioni vi aspetta al suo banco,
dove sarà possibile scoprire i volumi
del ricco catalogo, approfittando anche di un’impedibile promozione.

 


VISITE GUIDATE PER TUTTI
alla riscoperta di Milano
Tour + Libro in omaggio


Sabato 11 Gennaio
ore 15,00
La Basilica di Sant'Ambrogioscrigno di arte e di storia


Riscopriamo insieme le meraviglie
di storia, arte e archeologia racchiuse nella Basilica di Sant'Ambrogio, simbolo di Milano, fondata dal primo Santo protettore della città e tradizionalmente considerata la seconda chiesa, dopo il Duomo, per importanza.
Dall'età romana ai giorni nostri, ne seguiremo l'evoluzione, evidenziandone le caratteristiche che la rendono un riferimento importante per la fede e uno dei luoghi carichi di suggestione descritti nel romanzo storico di Ada Grossi, Centoquarantanove anni: è qui che venne infatti vergata una enigmatica pergamena (attualmente presso l'Archivio di Stato), che raffigura la pianta schematica della Basilica e che, nell'avvincente trama del suo romanzo, si carica di un messaggio cifrato e segreto davvero straordinario.

La visita guidata prevede anche l'ingresso nel Sacello di San Vittore in Ciel d'Oro, splendida cappella paleocristiana la cui volta è interamente in mosaico d'oro.


PUNTO DI RITROVO:
Ingresso principale del Porticato della Basilica, piazza Sant'Ambrogio, 15


DURATA:
90 minuti circa

Si consiglia di arrivare 15 min prima

COSTO
(visita guidata + ingresso Sacello S.Vittore + microfonaggio + volume in omaggio):
euro 15,00

LIBRO IN OMAGGIO:
Ada Grossi, Centoquarantanove anni
(romanzo – 224 pagine)

Eventuale libro sostitutivo
per prenotazioni di 2 persone:
Tito Livraghi, All'Osteria del Falcone
(romanzo)


INFO e PRENOTAZIONI
rispondendo alla presente mail
oppure SMS/WhatsApp
al numero 333 63 77 831


ATTENZIONE
Sono già aperte le iscrizioni
per il tour di
sabato 18 Gennaio – ore 10,30
a Palazzo Serbelloni

 

BLOG: www.rocktargatoitalia.eu

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ATMOSFERE MODIFICATE.

ATMOSFERE MODIFICATE.

Prima di entrare nel vivo di questo pezzo, consentitemi di fare un paio di brevi premesse. La prima: ho pensato molto a come scriverlo, alle parole da usare, al tono di voce … insomma, a come dire quello che voglio dire lasciando il minor margine possibile alle controversie e ai fraintendimenti che sicuramente susciterà. La seconda è che dal mese scorso (dicembre 2019) ci sto studiando … ascolto e riascolto.

Sia come sia. Io non ho la presunzione di essere un’entità superiore con la verità in tasca. Non sono un cronista, non sono un critico. Sono uno che ha le Visioni e sono le mie. Con queste riempio questo spazio, qualche volte felice di quello che voglio dire e dico, qualche altra con disappunto e tristezza, altre ancora, con ironia. Sento già qualcuno di voi sussurrare excusatio non petita … Il tema è: come si fa di fronte ad una cosa (la stessa cosa!) ad avere due punti di vista divergenti. Quante volte abbiamo recensito un disco, un libro o un film? Mai ci siamo trovati davanti ad una così difficile soluzione del caso. Il caso, per un Visionario modello Poirot, è stata l’uscita un nuovo disco: Who.

Esce a metà di dicembre, anticipato da tre singoli accompagnati da alcune stranezze. Il primo esce in settembre, s’intitola Ball and Chain. All’ascolto è un bel pezzo che sembra riportare alle origini di una delle più importanti band della Storia. Il pezzo è di ottima fattura per stesura e arrangiamento, la voce di Daltrey è quella di un grande interprete invecchiato bene. Soffre, forse, di un’eccessiva linearità che alla lunga lo fa percepire lievemente banale.

E qui si inserisce la prima stranezza: l’altro mito superstite del gruppo epocale planetario, Pete racconta urbi et orbi, che non ha scritto un album rivolto al passato e l’ha volutamente scritto moderno e lontano dalle nostalgie. Mi domando: ma, come?

Esce a novembre, il secondo pezzo, e qui si capisce cosa dice Pete Townshend! All this Music Must Fade è un bel pezzo moderno, direi contemporaneo. Super qualità nella stesura, curato nei suoni… eppure c’è qualcosa che non torna. A me, almeno.

Tra settembre e novembre dello scorso anno, si inseriscono altre due stranezze. La prima è l’indiscrezione secondo la quale in uno dei brani dell’album Pete volesse che Roger rappasse. Il cantante ha cordialmente rimesso al mittente la richiesta con un deciso diniego.

La seconda è che Pete rilascia un’intervista a Rolling Stones in cui sostiene sostanzialmente che è stato un bene che Moon e Entwistle fossero defunti … Ok, dirlo agli amici al bar che condividono il tuo stesso livello di ubriachezza cattiva … ma ad un giornalista di autorevole rivista pare, eufemisticamente, una battuta scomposta. Chiederà a breve giro, scusa pubblicando un post intitolato (più o meno) “Pete, chiudi il becco”.

Terza ed ultima stranezza (io perderò l’uscita dell’ultimo singolo e salterò direttamente all’ascolto dell’intero album), diventa di dominio pubblico, più di quanto lo fosse prima, che i due superstiti di uno dei migliori gruppi di tutti i tempi, per quanto affezionati l’uno all’altro, non si sopportino ormai più e siano costretti a registrare in sessioni separate e a pernottare in hotel diversi durante i tour. Su questo, si torna e ritorna come se fosse una novità o una notizia importante. Ci tornano critici e giornalisti, intervallando questo pettegolezzo trito e ritrito con gli osanna per il grande lavoro. Io ho pensato: saranno affaracci loro. E, se posso chiedere, a voi piacciono tutti quelli con cui lavorate?

Passo all’album. Who (intendiamoci bene) è un grande disco. Anche con Townshend il tempo è stato mite e ci ha concesso un songwriter di altissimo livello (scrive insieme al fratello Simon), ancora una volta. Dentro ci sono due brani particolarmente interessanti  come Break The News e Rockin’ in Rage. Ma tutto, in realtà, denuncia una fattura di eccellente livello e compositori e musicisti in stato di grazia (ci suonano dentro amici come Palladino, Starkey, Giltrap e altri …).

Sto sentendo aumentare i vostri: “e quindi?”.

Quindi, come direbbe il Commissario Montalbano, ho un cuore d’asino e uno di leone.

Se fossi, come sono, un cultore della musica e un appassionato della materia non perderei tempo e correrei a comprare il disco. Lo consiglierei a tutti e, se lo avesse registrato chiunque altro, urlerei di gioia. Urlerei al miracolo. Se poi lo avesse composto e arrangiato qualche giovane contemporaneo, mi straccerei le vesti e  farei abiura per tutto ciò di negativo pensato e scritto sulla musica degli ultimi due decenni.

Se fossi, come sono, un fan sfegatato degli The Who, lo comprerei perché è un bel disco e perché non puoi non avere la discografia di una band come quella.

State aspettando il “ma”, vero? MA, sulla copertina c’è scritto che è un disco de The Who e s’intitola Who. Della band di My Generation, Tommy e Quadrophenia ci sono solo tracce e se Pete Townshend è stato lontano dalla nostalgia, io la provo e copiosamente.

Qualcuno potrebbe dire che uso due pesi e due misure: se vi ricordate la mia recensione di Western Stras del Boss, sostengo che lo Springsteen maturo e esistenzialista ci è piaciuto molto. Avete ragione. Però è esistenzialista e questo assolve all’assenza di armonica e Telecaster. E’ una generalizzata malinconia americana, giocata usando degli attori anziani, acciaccati ma che hanno ancora voglia di chiedere qualcosa alla vita. Who è una intera rivoluzione copernicana che comprendo (anche se non completamente) ma mi risulta particolarmente lontana.

Non sarebbe meglio usare un’altra etichetta quando nella bottiglia, al posto di un ottimo vino hai messo dell’eccellente sherry?

Posso sbagliare.

D’altra parte, questo è il periodo dell’anno in cui tutto sembra avvolto da un’atmosfera strana, modificata. Le città soffocate dall’inquinamento luminoso delle luci delle feste. L’era del cross over che impazza. L’annuncio (senza grandi palpitazioni) di chi concorrerà a Sanremo. L’inverno che comincia caldo e soleggiato.

Sì. E’ un’epoca strana. Come ho detto, consentitemi di cedere all’obbligo di dare a Cesare quello che è di Cesare … con un piccolo moto di tristezza.

di Paolo Pelizza

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