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Articoli filtrati per data: Giugno 2020

Disponibile su Rock Targato Italia il nuovo video della rubrica "Avere Anni 20"

È disponibile da oggi, 29 giugno, la nuova puntata (https://youtu.be/46WQKTLRnSU) di Andrea Ettore Di Giovanni per il canale youtube “Rock Targato Italia”. Come ogni lunedì, Andrea ha scelto per voi i suoi tre singoli preferiti tra quelli che sono usciti lo scorso venerdi per il mercato discografico. Tra gag e giochi di parole, questa volta Andrea deve ammettere qualche conflitto di interesse nella scelta del primo pezzo. 

Infatti, il video “Avere Anni 20”  si apre con "Come Cattivik". Si tratta dell'ultimo brano pubblicato dalla band "Il Pesce Parla", di cui Andrea è cantante e autore dei testi. Il leader del gruppo presenta il suo singolo come un pezzo rock, di quel rock classico che fu una volta dei Blur e dei Nirvana ma che è ormai una rarità sulla scena italiana. La struttura alterna strofe e ritornello, il pezzo contiene un assolo, la copertina è molto curata e riprende il personaggio di Cattivik con un dono del suo creatore alla band ma per altre curiosità vi consigliamo di vedere il brano. 

Il secondo pezzo è "Bene Dai" di Vipra. Il titolo anticipa il linguaggio comune utilizzato dal cantautore mentre le parole sono quelle della quotidianità, del vivere di tutti i giorni ma non è tutto: il falsetto in controcanto è la ciliegina sulla torta del brano. 

La terza canzone è "Gorilla" di Nico Arezzo. Il pezzo è funky, molto ballabile ma anche molto (forse troppo) leggero. Tuttavia è il pezzo che serviva al cantante per ritornare sulla scena italiana e contiene anche qualche accostamento di spessore. Andrea è infatti molto attento al linguaggio e per questo l'ha voluto premiare.

E adesso buona visione! 

 

 

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NovoTono: se si suonasse nei boschi e fra i monumenti?

NOVOTONO in concerto

l legno
La formula più basilare del duo per celebrare gli spazi e l’Estate: e se si suonasse nei boschi e fra i monumenti?

Per l’Estate 2020 i Novotono, il duo dei fratelli Adalberto ed Andrea Ferrari - entrambi sax e clarinetti - si propone nella formazione più light possibile: in duo, con possibilità della versione unplugghed. A celebrare i luoghi che meglio si predispongono ad una performance in cui gli artisti possano dipingere dei propri suoni spazi, memoria, ambienti: boschi, piazze, luoghi inconsueti, spazi dell’anima.

Forti di una discografia di grande successo, artisti apprezzati dal pubblico e dalla critica, i Novotono devono il proprio successo ad uno straordinario, ricercato interplay e ad un gioco raffinato fra pieni e vuoti, fra suono e silenzio: una formula carica di magia e di suggestione.

Il concerto prevede un excursus attraverso la produzione di questo Duo, di volta in volta pensato a seconda del contesto e dello scenario che andrà ad ospitare l’evento. Un focus particolare sul nuovo album, Woot (Winds) at Work: un omaggio al mondo del legno, nella doppia accezione di materiale di cui sono fatti gli strumenti a fiato e di materia prima per falegnami e artigiani del legno. I fratelli Ferrari, infatti, oltre strumentisti della sezione dei legni, hanno alle spalle una vasta storia familiare nell’artigianato del legno.

Il bosco, quindi, diventa un ideale palco sul quale far ricongiungere mondi, storie e respiri

 

Blog Rock Targato Italia.it

 

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013 - Sogno o son desto?

013 - Sogno o son desto? 

di Antonio Chimienti

 

Amici musicisti e non, ma comunque miei lettori, sono infinitamente grato di questa possibilità che ho nello scriverVi. Certo alle volte vorrei potermi confrontare direttamente con voi, ma questo desiderio ha a che fare con il sogno perché confrontarsi fra uomini è quasi una utopia.

Sì lo è e diciamocelo senza veli, con coraggio e sincerità. Confrontarsi ha a che fare con l’accettarsi. Non c’è confronto sé non sì da per scontato , prima ancora di cominciare il proprio turno nel parlare, che comunque vadano le cose , comunque sì sta sbagliando qualcosa. Sé così non fosse, cioè sé riuscissimo a sostenere che nei riguardi di una qualsiasi cosa non stiamo sbagliando nulla, dovremmo anche accettare l’idea di aver appena sostenuto il binomio “io = infallibile”. Capite che già con questo presupposto il desiderio di confrontarsi è in valori oggettivi impossibile, ma comunque il gioco della nostra vita è chiudere un occhio e giocare ed immaginarsi metà della realtà. Evviva quindi il gironzolare con travestimenti luccicanti per questo frangente di esistenza che misuriamo in quella che è la nostra permanenza su questo tavolo da gioco che consuetudinalmente chiamiamo Mondo.

Vorrei attrarre la vostra attenzione sulla ridondanza di segnali che opportunamente osservati, sé dalla giusta prospettiva, riveleranno la nostra quasi totale anonima presenza su questa terra.

Voglio farlo parlando di musica, ma credetemi la cosa funzionerebbe anche analizzando qualsiasi altra manifestazione umana.

Sopra ogni cosa, cioè buttando fuori dalla finestra tutto quello di cui è composta la nostra stanza per poi passare ed abbattere i muri e poi rimosse le macerie di tutta la casa e dopo ancora esserci accorti che la casa continua sottoterra con le sue fondamenta e dopo quindi aver rimosso alla fine ogni piccolo pezzetto della nostra stanza e dopo esserci tolti di mezzo anche noi …..quello che resterebbe sarebbe solo il tavolo da gioco. Un pianeta in perfetto equilibrio, nel quale ai giocatori sì concede l’emozione di sentirsi padroni solo per ottenere da loro la collaborazione sufficiente alla millenaria manutenzione ordinaria del gioco.

La musica non è solo infatti il suono che noi scarichiamo da internet e non esiste pertanto perché l’abbiamo creata noi, ma perché non quella musica , ma le onde che la compongono risultano essere dei veri e propri equilibratori energetici dell’armonia che ci circonda. Non è diverso dalla funzione che svolge il vento. Visto , ma non compreso, il vento è fastidioso, casuale e probabilmente anche considerato di cattivo auspicio, ma in verità esso trasporta la vita e regola i flussi di molte nature diverse. Ce ne eravamo accorti? Bah chissà?!?

La musica che ascoltiamo sono la nostra stanza e sé andiamo ad analizzare tutte quelle macerie ci rendiamo conto , che presa in palmo di mano una qualsiasi di quelle briciole essa è in realtà terra, un pezzettino del tavolo da gioco a cui qualcuno aveva dato la forma di una casa.

La musica è fatta con il tavolo da gioco e pertanto , per quanto noi ci sforziamo di “inventare” non inventeremo mai nulla, ma semmai reinterpreteremo il tavolo da gioco.

E’ deludente? No è meraviglioso! Scoprire di appartenere a qualcosa di incommensurabile ci autorizza ad avere grandi aspettative da noi stessi. Il coraggio di porre dei limiti oggettivi a ciò che siamo è la strada per vedere quello che possiamo davvero fare, quello che abbiamo davanti a noi. Nel momento in cui non cerchiamo l’opera d’arte, ma la cogliamo da quello che è dentro di noi, riconoscendola già intorno e dentro di noi , ci siamo meritati il grado di esseri umani senzienti.

Bach, M. Jackson, l’uomo delle caverne non vengono da Marte e non sono stati punti da un supereroe di un altro mondo. Io non lì ho mai conosciuti personalmente, ma so quanta differenza passa fra quello che produco artisticamente ed il livello di quello che questi signori produssero.

Non sono disposto a credere che la differenza di livello stia nella preparazione tecnica quanto invece nella preparazione umana. Conoscete la storia Johan Sebastian Bach? E quella del signor Jackson? Ultimamente la Rai sta passando a raffica alcuni bellissimi documentari su  grandi musicisti contemporanei della musica, cercate di intercettare quello sulla storia dei fratelli Gibbs (Bee Gees). Nessuno di questi cercava di inventare nulla. Sono stati chiaramente tutti delle specie di guide turistiche che però invece di rivelare le curiosità di un museo hanno rivelato quelle dell’incommensurabile usando le energie del pianeta e producendo anzichè mattoni ...la musica del mondo. Perché è accaduto a loro? Di certo so perché sì attarda a capitare a me.

Sono figlio di una cultura fasulla ed ipocrita, per niente spirituale e totalmente telecomandata da persone che giocano ed ostruirmi l’istinto e i miei sensi primordiali. Stavo mediamente bene quando sono nato e sto mediamente bene adesso. Tenuto in questa sorta di limbo insieme alla maggior parte di voi l’unica cosa che posso fare è ammettere i miei limiti e solo dopo rendermi disponibile al confronto.

Giovani musicisti, credetemi: non sentitevi mai sconfitti pensando al confronto con qualcuno. La musica non sì misura ed i giudici, i veri giudici sarebbero le anime delle persone sé potessero giudicare alla pari voi e tutti gli altri, ma il “SISTEMA” di gioco ovviamente non prevede questa sorta di democrazia. Guai sé sì verificasse!

di Antonio Chimienti

blog @Rock Targato Italia 

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I colori dell'estate 2020, la nuova playlist di RockTargatoItalia, by Divinazione e Roberto Bonfanti

I colori dell’estate 2020 

La musica indipendente, by Rock Targato Italia 

SPOTIFY:  

Realizzata da: 

Divinazione Milano e Roberto Bonfanti (scrittore/artista) 

Che estate sarà quella del 2020? La passeremo davvero fra termoscanner, plexiglass e mascherine? Avremo occasione di goderci un concerto sotto le stelle con una birra in mano? Ci sarà spazio per i tormentoni estivi? Non lo sappiamo. Però, in questo clima di incertezza, noi andiamo avanti per la nostra strada e, come da tradizione, vi proponiamo una nostra playlist per accompagnare la stagione appena iniziata. 

Qui il link per ascoltare la playlist: https://spoti.fi/2VtM5WL

Ubba + Bond - Girasoli olandesi 

In un mondo ideale, uno dei potenziali tormentoni dell’estate. 

PopForZombie - Antartide 

Pop d’autore confezionato con intelligenza e tanta voglia di raccontarsi. 

Maree - Versilia 

L’energia del rock, l’immediatezza dell’indie e l’approccio narrativo della canzone d’autore. 

Psicologi - Amici 

Avere vent’anni nel 2020. Fra trap, indie e urgenza generazionale. 

Ritmo Tribale - Milano Muori 

Un monumento del rock anni ’90, con la rabbia e l’inquietudine di sempre. 

Guignol - Notte di fine luglio 

Un brano evocativo, fra rock notturno e canzone d’autore. 

Houdini Righini – Hikikomori 

Una via alternativa, moderna e per niente convenzionale al pop d’autore. 

Mostro – Britney nel 2007 

Una scarica di energia e rabbia. Quando il rap si sporca con il rock. 

Zagreb – Cuori terminali 

Rock alternativo con i piedi negli anni ’90 e gli occhi aperti sul mondo di oggi. 

John Qualcosa – 15 Milion Merits 

Folk crepuscolare nel senso più intimo e americano del termine.  

Ognibene – L’amore coi robot 

Una riflessione sul presente e sul futuro in una canzone pop di tre minuti.  

Murubutu + Claver Gold – Minosse 

L’inferno di Dante diventa l’alibi per parlare di drammi contemporanei in modo moderno. 

Chiaradia - Rebibbia 

La musica non smette di essere l’occasione per raccontare storie importanti. 

Dente - Anche se non voglio 

Uno dei precursori dell’attuale scena indie ritorna con garbo e delicatezza. 

Fabio Cinti - Giorni tutti uguali 

Raffinatezza pop. 

Lucia Manca – Come un’onda 

Il punto d’incontro fra il pop degli anni ’60 e quello del 2020. 

Il silenzio delle vergini – Non ho più paura 

Post rock, ombre notturne e suggestioni cinematografiche.  

 

 

FRANCESCO RATTI 

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Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

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Disponibile su Rock Targato Italia la nuova puntata di Avere Anni 20

È disponibile da oggi, 22 giugno, la nuova puntata (https://youtu.be/mV4UP3tw1KE) di Andrea Ettore Di Giovanni per il canale youtube “Rock Targato Italia”. Come ogni lunedì, il leader della band “Il Pesce Parla” ci presenta i singoli che sono usciti il venerdì precedente per il mercato radiofonico. Smaltita la delusione per i brani pubblicati venerdì 12 giugno, nel video “Avere Anni 20”, Andrea ci racconta di come questa volta non sia stato semplice fare una scelta tra i moltissimi singoli disponibili. Infatti sono tanti i brani di ottima qualità ma c’è un elemento che accomuna i tre selezionati da Andrea: le contaminazioni. I singoli scelti sono caratterizzati da contaminazioni sia sul piano linguistico che su quello culturale.  

 

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DERIVE IMMOBILI.

Veniamo, o meglio, abbiamo archiviato un periodo di immobilità. Un periodo in cui siamo stati alla deriva appoggiati, seduti o sdraiati sui nostri divani ma ci sentivamo come naufraghi alla deriva. La cosa più terribile è stata quella di non riuscire a capire nel marasma di voci, opinioni, notizie vere e poi false se una qualche forma di terraferma fosse o meno all’orizzonte.

Oggi arranchiamo su una qualche spiaggia continuamente confusi da quelle voci che non sono ancora paghe. Voci che continuano ad alimentare una confusione letale e che contribuiscono all’enorme senso di smarrimento.

Non so voi ma io sono insistentemente colpito da questa sovrapposizione di “verità” spacciate per veritiere che poi risultano fallaci. Nel frattempo, non siamo nemmeno riusciti a seppellire i nostri morti e non possiamo giurare di essere vivi o, quantomeno, di esserlo ancora.

Detto questo, la domanda più ricorrente è di chi sia la colpa. E’ una domanda stupida. Non lo sapremo mai, nel senso di avere una risposta che vorrebbe che chi ha sbagliato pagasse e rispondesse di ciò che abbiamo perso e di ciò che perderemo.

Perché siamo noi che abbiamo sbagliato. Inutile cercare altre responsabilità: la colpa ricade di più su chi ha permesso che il male venisse fatto che su chi lo ha fatto materialmente.

Ci siamo affidati, consegnati a corti dei miracoli che miracoli non facevano, a uomini soli al comando che si affidavano a moltitudini di comitati di tecnici e scienziati che erano tecnicamente e scientificamente confusi … Abbiamo alimentato un circo desueto e spelacchiato in cui tutti cercavano di portare il verbo e, invece, contribuivano al rumore, alla confusione, alla diffusione di allarmismi eccessivi, di allarmi sottovalutati e di menzogne. Tutti alla ricerca dell’applauso del pubblico di prima serata che, peraltro, era assente.

Eravamo tutti a casa inchiodati ai nostri divani, aspettando che riaprissero le gabbie, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore eravamo a casa pieni di tachipirina, ad aspettare di diventare talmente gravi da farci portare in ospedale. Eh sì, perché abbiamo rivalutato la medicina “medievale” durante questa pandemia.

Ci hanno fermato, resi impotenti e immobili e lasciati alla deriva e non solo glielo abbiamo permesso, abbiamo tifato per loro, li abbiamo proclamati “uomini del destino”.

Siamo partiti con il “ce la faremo” … ora siamo tornati al realismo di ciò che siamo. Naufraghi che cercano qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno da insultare, qualcuno da mettere all’indice come untore. Incapaci di assumerci la nostra parte di responsabilità. In quanti ci siamo alzati? In quanti abbiamo esclamato “così non va bene”?

Siamo fermi sulla superficie. Siamo in attesa che la corrente ci porti da qualche parte. L’approdo più probabile sarà quello di oltre un milione di nuovi disoccupati, decine di migliaia di imprese chiuse o fallite, un aumento esponenziale del nostro debito, altro cemento, altra CO2, altre tragedie planetarie … Le conseguenze della pandemia, mi direte. Vero. Ma sono anche le conseguenze del Grande Gioco. Per chi tiene il banco, la pandemia è diventata una nuova opportunità.

E adesso?

Adesso, ci hanno ributtato in acqua. Ma non è stato il gesto pietoso del pescatore sportivo … Saremo troppo deboli e troppo soli per sopravvivere all’oceano. Galleggeremo sopra abissi così profondi che ci vorranno molte generazioni per colmarli, in una persecuzione che durerà decenni. E loro scommetteranno sulle nostre bucce.

A meno che … A meno che, non si cambino le regole del gioco. E’ un gioco stupido: pochissimi vincono, le moltitudini perdono, i popoli perdono. Ma sembra che i popoli siano più interessati a trovare il colpevole delle loro sventure, più che impegnarsi per un vero cambiamento … Si poteva fare. Il virus sembrava averci resi più consapevoli della nostra arroganza e fragilità.

Di colpevoli, da più parti ve ne indicheranno molti. Potrete sfogare su di loro le vostre frustrazioni e la vostra rabbia. Il problema? Nessuno di loro è il vero colpevole. O meglio, lo è ne più ne meno di quanto lo siate voi.

Non volete altri Coronavirus (o virus e sventure globali di altro tipo)? Allora dovete impegnarvi per rivedere il modello: devono viaggiare le persone e non le merci, dovete capire che non possiamo permetterci un pianeta abitato da dieci miliardi di voraci parassiti come gli umani, dovete rimettere in piedi gli eco sistemi che avete massacrato, smetterla di perdere territorio per colpa della cementificazione, smetterla di perdere bio-diversità, invertire il processo di proliferazione di rifiuti, CO2 e degli altri agenti inquinanti.

Invece, chi vi governa (e non solo non lo avete eletto democraticamente ma non sapete nemmeno della sua esistenza) e inganna, vi ha convinto che i cinesi sono buoni o cattivi a seconda delle opportunità che la contingenza vi mette davanti, così il nero, il lombardo? Oggi va il nord-africano! Sotto con il maghrebino.

Io non parteciperò a questo stupido convivio. Non mi importa di chi sia la colpa anche perché lo so già. Mi interessa che noi ci si impegni per risolvere il problema e si inneschi un mutamento virtuoso, più rispettoso dell’umanità e dell’ambiente che permetta la nostra sopravvivenza. Interessa la sopravvivenza?

Non preoccupatevi! Non datemi retta. Sono solo un visionario. Andate tranquilli, tanto vi danno il monopattino elettrico, il supermercato rifornito, vi portano a casa il pranzo, il televisore, il nuovo tablet … Che vi frega del resto.

Rimanete pure immobili alla deriva in attesa della prossima tempesta. Io, però, ho una notizia per voi: la tempesta non è mai finita.

Anzi, quella vera non è ancora cominciata.

di Paolo Pelizza

©2020 Rock targato Italia

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Da oggi in radio e nei webstore “COME CATTIVIK” il nuovo singolo de IL PESCE PARLA

Pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio Records

 Ascolta ora su Spotifyhttps://spoti.fi/2UWDb3w

Con il riecheggio dello sghignazzo terrificante dell’antieroe nero del fumetto di culto italiano Cattivik (“Yuk, yuk, yuk … Uaz, uaz, uaz”),  ecco il nuovo singolo de Il Pesce Parla band pavese vincitrice della 31^ ed di Rock Targato Italia.  

Come Cattivik” è una canzone di originale satira, dalle sfumature punk-rock, che tratta dell’uomo statico nel proprio ozio, improduttivo ed autoassolvente.

C’è chi si lamenta della solitudine e poi c’è chi si abbandona ad essa, lasciando che il tempo scorra lento e che l’entropia faccia il suo corso nel disordine naturale della propria abitazione.

Cattivik è un personaggio dei fumetti creato nel 1967 da Bonvi e disegnato poi da Silver. Personaggio comparso su varie pubblicazioni, è stato protagonista di una propria testata omonima edita dal 1989 al 2001. Nel 1992 venne realizzato un videogioco omonimo ispirato al fumetto e, nel 2008, una serie televisiva animata. Come in molte altre creazioni di Bonvi sono presenti elementi di satira politica e sociale.

L’antieroe Cattivik è il modello di ispirazione della generazione-poltrona: viziosa, rancorosa e compulsiva.

Tuttavia, a differenza del celebre personaggio a fumetti che ha comunque un’occupazione, se pur quella di furfanteggiare tutte le notti, nel brano de Il Pesce Parla si indaga la consuetudine vigliacca del ritiro nell’alcova di un eroe che non ha mai davvero combattuto.

Il Pesce Parla ha potuto avvalersi, per questo singolo, della prestigiosa collaborazione di Silver e di tutta la redazione di Lupo Alberto, che hanno gentilmente concesso un’immagine del TERRIBIL’, MEFISTOFELIC', AGGHIACCIANT’ da utilizzare come copertina.

BIOGRAFIA

IL PESCE PARLA debutta nel pavese è formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce), Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria). 

Nel 2019 vincono la 31esima edizione di ROCK TARGATO ITALIA.  Il premio ha dato loro la possibilità di registrare il singolo “POS?” negli studi della Sony Music Italia RCA Recording Studios, avvalendosi della prestigiosa produzione di Alberto Riva.

A causa delle differenze di influenze musicali, antropologiche e filosofiche personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, anche se vi è sempre la costante ironica nei testi.

 

NEL WEB:

Sitohttps://bit.ly/2UjGMJk

Facebookhttps://www.facebook.com/pg/ilpesceparla/about/?ref=page_internal

Instagramhttps://www.instagram.com/ilpesceparla/?hl=it

Spotifyhttps://spoti.fi/38MA2Il

 

 

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L’URLO DI MAURIZIO

L’URLO DI MAURIZIO

ARROTA OFFICIAL VIDEO:

https://youtu.be/Vl9dG0mF-_c

Il singolo è tratto dall’album “THE GREATEST NOTS" di MARSICODITRAPANI  ovvero MAURIZIO (Monofonic Orchestra) MARSICO e STEFANO (Demented Burrocacao) DI TRAPANI.

Amarezza tanta tristezza, un mondo importante una filiera ricca di storia addio. Provo delusione e rabbia. La musica italiana al limite della sua estinzione. E' questo lo stato d'animo che mi ritrovo dopo aver letto la lettera di Maurizio Marsico della Monofonic Orchestra autore (insieme a Stefano - Demented Burrocacao - Di Trapani) dell’album "THE GREATEST NOTS" che trovo provocatorio, ironico, interessante, ipnotico, delizioso. Lontano dal mainstream ma vicino molto vicino alla dimensione umana delle passioni della sperimentazione e ricerca, delle narrazioni che tra i brani del cd scorrono veloci e intriganti, generando, curiosità, interessi, stupore, viaggi e amori.  Un amore, un piacere immenso.

Ascoltare un artista, un creativo che crede fortemente nel suo impegno è come vedere un artigiano soddisfatto del proprio lavoro ... un mondo che sta scomparendo, ucciso.

E' ora di (ri)comiciare a denunciare con Immaginazione il Quartier Generale dell'Imbecillità!

Francesco Caprini

L’URLO DI MAURIZIO

abbiamo potuto permettere che l'ecosistema Musica in Italia giungesse al limite della sua estinzione?

Perché è stata deliberatamente e indiscriminatamente minata la vitalità, l'eterogeneità e la specificità degli organismi musicali autoctoni, compromettendo al tempo stesso gli ambienti in cui la musica, Arte tra le Arti, avrebbe potuto continuare a vivere ed esser creata (e interpretata) serenamente e liberamente come in altri luoghi, con assai meno Cultura, meno Storia e con assai minor talento naturale in crescita spontanea a disposizione?

Quando è accaduto che d'un tratto il rock di casa nostra, come destato da un brutto sogno, si scoprisse democristianamente ecumenico fino al midollo?

Come possiamo ancora chiamare Musica (senza vergognarci) quella roba lì che gira intorno a dieci cantanti superstar, tre talent show e un Festival sempre più parodia di se stesso e talvolta anche a qualche musicista "outsider" ma, mi raccomando, soltanto in modica quantità e al patto che incarni le fattezze dell'artista tormentato da cartolina o le stimmate del pianista alla Shine o dello scherzo della natura che però signora mia è tanto tanto bravo?

Come se il musicista in quanto tale, dovesse essere compianto di default. Appena in fasce, già postumo.

Un paio d'idee ce le avrei, ad esempio tutto lo scempio compiuto dagli adepti della religione del consenso, il cui motto è lo stesso da almeno trent'anni: diamo alla gente ciò che la gente vuole. Che in italiano significa: diamo visibilità a chi ha già visibilità. Diamo notorietà a chi ha già notorietà. Diamo spazio a chi ha già spazio.

Capite che con questi presupposti non ci vuole un genio dei modelli matematici per capire con quale considerazione e quale rispetto la musica sia tenuta in conto da noi, e quanto sia prossima alla data di scadenza e quale ne siano le vere cause.

A ciò possiamo comodamente aggiungere le programmazioni blindate dei network radiofonici che per anni hanno promosso senza vergogna produzioni realizzate nei propri "scantinati" insieme ai compagnucci di merenda per poi scoprire che alla fine i comici avevano più ascolti della dance: veri Einstein del marketing. Scienziati puri della più inarrivabile statistica.

Dopo le risate, la figa, la tv del dolore, il trash, l'infogossip, i politici rockstar e compagnia briscola. E la musica ?

Pochi pochi pochi numeri, c'è la crisi. Aaaaaaggggh !!!

Colpa vostra, ma proprio solo vostra. Guardatevi allo specchio e sputatevi in faccia, invece di rinfacciarci spudoratamente gli errori che continuate a fare. Che coraggio. Qualcuno direbbe: cornuto e mazziato.

Quasi un ritratto del musicista italiano contemporaneo.

Questo è lo sconfortante scenario in cui è uscito The Greatest Nots, un disco sorprendentemente apprezzato dalla totalità delle testate musicali (che con nobile spirito di servizio/sacrificio, resistono, resistono, resistono). Un disco felicemente alternativo a tutto, persino all'alternative, che si è spinto oltre i margini del suo terreno di caccia naturale fino a lambire i confini della cosiddetta civiltà discografica.

Un disco realizzato da una vecchia tigre come il sottoscritto e da una più giovane (Stefano Di Trapani), in quei rari spazi fisici e mentali in cui l'immaginazione riesce ancora a sopravvivere. Le tigri si sa, sono pericolose ma servono. Se si estinguono si compromette l'intero sistema. Uccidi la tigre e muoiono anche le api. Le costringi alla fame, raggiungono il centro abitato e te se magnano.

Okkio !

Maurizio Marsico

 

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“REBECCA” il nuovo singolo degli HOTEL MONROE da oggi in radio su YouTube

Guarda il videohttps://youtu.be/uzMhWkSStJw

Gli Hotel Monroe arrivano al “capitolo finale” del loro primo album “Corpi Fragili”.

Da oggi, 19 giugno, il videoclip di “Rebecca” sul canale YouTube della band (https://youtu.be/uzMhWkSStJw) e da mercoledì 24 giugno in tutti i Digital Store.

Rebecca è la storia di un pittore e della sua fantomatica solitudine che spesso è solo una mera illusione.

Il videoclip raccoglie tratti del “Corpi Fragili Tour” che prima del lockdown, ha portato la rockband di Parma ad esibirsi durante la kermesse Sanremese, al MEI – Meeting degli Indipendenti di Faenza e in diversi Festival durante la scorsa estate. Ospiti speciali del videoclip, 18 ragazzini che hanno messo in moto la loro fantasia e, nei panni del pittore, hanno rappresentato la loro personalissima visione di Rebecca.

Rebecca (Ilenia Luzzara nella copertina di Enrico Manini) non è solo una canzone…
Grazie alla collaborazione con la “Cooperativa Connessioni” e in particolare nella persona di Alessandro Salsi, abbiamo tramutato la storia di Rebecca in una favola per ragazzini. La risposta è stata stupefacente: i bambini non hanno filtri e in quello che rappresentano c’è tutto il loro Mondo.
Crediamo fortemente che L’Arte abbia bisogno di essere vista e vissuta ancora con gli occhi dei bambini…
Un Grazie speciale al Pittore Dario Rossi, quale fonte di ispirazione costante per questo brano e per l’arte contemporanea in generale.

La collaborazione con Coop. Connessioni darà il via ad una raccolta fondi per finanziare alcune attività espressive per ragazzi, promosse dalla cooperativa stessa.
La storia di Rebecca nella sua versione integrale sarà disponibile per il download gratuito dal sito della band hotelmonroe.it

“Però spesso, si sa, la solitudine non è reale. Il più delle volte è un riflesso di noi stessi: più noi ci allontaniamo dagli altri più ci sentiamo abbandonati e soli.”

Gli Hotel Monroe sono: Roberto Mori (voce), Nicola Pellinghelli (synth e chitarre), Enrico Manini (chitarre), Luca Sardella (Basso) e Marco Barili (Batteria).

Prodotto da Roberto Drovandi (Stadio) e pubblicato dall’etichetta Twins 104/Believe Digital, l’album “Corpi Fragili” è valso alla band diversi riconoscimenti: Miglior Band al Mirano Summer Festival 2018 grazie al singolo “L’ultima cosa che”; presentazione del singolo “Ho visto l’amore cambiare colore” a Casa Sanremo 2019; Miglior Band 2019 al Beer & Music Festival di Castegnato (Brescia).

CORPI FRAGILI: https://backl.ink/1775316

 

NEL WEB: 

WebSite: https://hotelmonroe.it/ 
Facebook:https://www.facebook.com/hotelmonroe 
YouTube:https://www.youtube.com/channel/UCs2qt5qWkdkwbwoSX7yOcjg
Soundcloud:https://soundcloud.com/hotelmonroe 
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Twitter: https://twitter.com/hotel_monroe

 

 

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“COME CATTIVIK” il nuovo singolo de IL PESCE PARLA

“COME CATTIVIK”

il nuovo singolo de IL PESCE PARLA

 

Dal 19 giugno ’20 in radio e nei webstore,  Pubblicato dall’etichetta: Terzo Millennio Records

Con il riecheggio dello sghignazzo terrificante dell’antieroe nero del fumetto di culto italiano Cattivik (“Yuk, yuk, yuk … Uaz, uaz, uaz”),  ecco il nuovo singolo de Il Pesce Parla band pavese vincitrice della 31^ ed di Rock Targato Italia.  

Come Cattivik” è una canzone di originale satira, dalle sfumature punk-rock, che tratta dell’uomo statico nel proprio ozio, improduttivo ed autoassolvente.

C’è chi si lamenta della solitudine e poi c’è chi si abbandona ad essa, lasciando che il tempo scorra lento e che l’entropia faccia il suo corso nel disordine naturale della propria abitazione.

Cattivik è un personaggio dei fumetti creato nel 1967 da Bonvi e disegnato poi da Silver. Personaggio comparso su varie pubblicazioni, è stato protagonista di una propria testata omonima edita dal 1989 al 2001. Nel 1992 venne realizzato un videogioco omonimo ispirato al fumetto e, nel 2008, una serie televisiva animata. Come in molte altre creazioni di Bonvi sono presenti elementi di satira politica e sociale.

L’antieroe Cattivik è il modello di ispirazione della generazione-poltrona: viziosa, rancorosa e compulsiva.

Tuttavia, a differenza del celebre personaggio a fumetti che ha comunque un’occupazione, se pur quella di furfanteggiare tutte le notti, nel brano de Il Pesce Parla si indaga la consuetudine vigliacca del ritiro nell’alcova di un eroe che non ha mai davvero combattuto.

Il Pesce Parla ha potuto avvalersi, per questo singolo, della prestigiosa collaborazione di Silver e di tutta la redazione di Lupo Alberto, che hanno gentilmente concesso un’immagine del TERRIBIL’, MEFISTOFELIC', AGGHIACCIANT’ da utilizzare come copertina.

BIOGRAFIA

IL PESCE PARLA debutta nel pavese è formata da Andrea Ettore di Giovanni (voce), Marina Borlini (chitarra e tastiere), Mattia Camussi (basso), Francesco Boggio Sola (batteria). 

Nel 2019 vincono la 31esima edizione di ROCK TARGATO ITALIA.  Il premio ha dato loro la possibilità di registrare il singolo “POS?” negli studi della Sony Music Italia RCA Recording Studios, avvalendosi della prestigiosa produzione di Alberto Riva.

A causa delle differenze di influenze musicali, antropologiche e filosofiche personali, i brani de Il Pesce Parla non hanno un genere definito, anche se vi è sempre la costante ironica nei testi.

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FRANCESCO CAPRINI – FRANCO SAININI

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