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SAVE THE MUSIC, intervista a Claudio Formisano

SAVE THE MUSIC, OVVERO COME IL VIRUS COLPISCE L’ARTE E LA CULTURA E LE IDEE E LE AZIONI DI CLAUDIO FORMISANO.

Claudio Formisano è il Presidente della giuria di Rock targato Italia ma (incidentalmente!) è anche il referente per il mercato di CAFIM, la confederazione europea che rappresenta i maggiori produttori di strumenti musicali.

Visio: Buon pomeriggio, Claudio! Grazie mille per essere con noi.

Claudio: Ciao e grazie a voi!

Visio: Allora, tu sei il Presidente della prestigiosissima Giuria di rock targato Italia ma, nella vita, fai anche altro!

Claudio: Sì … in modo minoritario ma faccio anche altro. (ridiamo) soprattutto in questi giorni mi sto dando molto da fare perché purtroppo, nel mondo degli strumenti musicali non sta facendo niente nessuno. Io vedo che, per esempio, FIMI insieme agli altri della discografia (nonostante siano realtà diverse e in competizione tra loro) nel momento del bisogno si sono messe insieme e hanno fatto un manifesto di dieci punti chiedendo provvedimenti per il comparto al Presidente del Consiglio. La stessa cosa ha fatto Assomusica e il MEI. Nello strumento musicale non ha fatto niente nessuno se non richieste molto blande. Per questo, mi sono sentito in dovere di espormi in prima persona anche perché le prospettive sono poco incoraggianti

Visio: Puoi spiegarci?

Claudio: Si potrebbe parlate di settore della musica in generale ma, lo strumento musicale viene toccato in modo particolare dalla crisi Covid 19 per la conformazione stessa del settore: è un’attività industriale più piccola con una logistica… Il tema che noi ci siamo fermati a marzo e le nostre prospettive di ripresa sono per marzo 2021 … Tu dimmi qual è quel comparto o quell’impresa che può sopportare uno stop di dodici mesi…

Visio: Credo nessuno! Ma prima del Coronavirus come andava?

Claudio: Abbiamo avuto alti e bassi. Abbiamo subito la crisi del 2008 che da noi è arrivata in maniera pesante dal 2010. Questo è un dato abbastanza storico, nel senso che, a partire dalla vecchia “crisi del Golfo”, di crisi ce ne sono state più di una ma sono sempre durate due o tre anni e sono arrivate a toccare il nostro settore quasi mai o verso la fine e in modo marginale. La sostanza e la nostra fortuna è stata che queste crisi finivamo prima di poter arrecare un danno importante al nostro settore. Eravamo convinti che sarebbe successo così anche nel 2008 … Ma quella non è ancora finita adesso!! E’stato un crescendo di anno in anno. Nel 2014 ci sono stai cenni di ripresa e ci siamo un po’ illusi ma poi dal 2015 siamo caduti di nuovo nel baratro.

Visio: Quindi vi ritrovate con un problema più grave di altri comparti.

Claudio: Purtroppo si! Già colpiti dalla crisi economico/finanziaria ora si è aggiunto anche il coronavirus … Ma dobbiamo fare un’analisi un pochino più approfondita. Ad esempio, in Italia non tutte le aziende hanno sviluppato l ‘uso di internet. Infatti in Italia il 20% delle imprese non usano ancora internet. A questo aggiungi che il settore strumenti musicali è composto in grande numero da aziende piccole o piccolissime, spesso a conduzione familiare che non sono (spesso) orientate alla digitalizzazione e proiettati all’uso delle tecnologie più avanzate. Questa situazione già difficile di per sé ci penalizza ulteriormente in confronto agli altri paesi europei. In Europa in fatti, il comparto fa fatturati molto più importanti del nostro. Mi riferisco a Germania, in primo luogo, con oltre un miliardo di Euro di fatturato, Francia circa 680 milioni e Regno Unito circa 600 milioni mentre in Italia poco più di 350. la Germania è in testa ma vanta anche di aver acquisto 18 milioni di utenti ex DDR che avevano i soldi nel materasso e che volevano comprare tutto, compresi gli strumenti musicali. Quindi se consideriamo che in Germania abbiamo una popolazione di circa 82 milioni di abitanti la sua posizione è più giustificata mentre Francia, Italia e Regno Unito sono tutte intorno ai 60 milioni e questo evidenzia la carenza del nostro Paese.

Visio: Anche da un punto di vista dell’utente … Tu sai che io sono un vecchio ragazzo o un post hippie come mi hanno spesso definito … io ho una percezione mia. Io non comprerei mai una chitarra su internet … Io andavo in negozio, dovevo toccarla, provarla … tra l’altro, forse, per una tastiera elettronica posso immaginare di poter fare uno “strappo” e ordinarla in rete ma per una chitarra non lo farei mai … La chitarra ha una forma che si presta ad essere “accarezzata”, ha un po’ la forma del corpo femminile … Mi sentirei come uno che ordina una moglie per corrispondenza.

Claudio: (ride) Il paragone mi piace moltissimo! Però devi considerare come una società cambia … Dipende anche da come crescono le nuove generazioni … I ragazzi ormai non “scelgono” di fare acquisti in rete, lo fanno in modo naturale perché oggi quello è il sistema più diffuso e anche più rapido e spesso il più economico. Forse le persone della mia generazione la pensano diversamente. Tieni anche presente che con l’e-commerce hai del tempo per decidere se tenere o meno il prodotto che hai acquistato. In definitiva se guardiamo a fondo tutta la struttura del commercio è totalmente cambiata, inclusa quella dello strumento musicale. Ti porto un esempio che sto vivendo proprio in questo periodo in UK durante il lockdown, la Tanglewood ha aiutato i negozianti costretti a chiudere il punto vendita ma con molte richieste delle loro chitarre ha attivato il dropshipping ovvero la Tanglewood ha evaso dal proprio magazzino inviando il prodotto direttamente al consumatore ma fatturando al rivenditore. Siccome l ‘acquisto on line in U.K. è molto più sviluppato che da noi è stato sufficiente che la Tanglewood attivasse questo servizio per consentire sia a lei che hai suoi rivenditori una flessione delle vendite solo del 5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il futuro va in quella direzione, lo si voglia o no.

Visio: Io non voglio ma non me lo hanno chiesto! (ridiamo). Secondo me, entrare in negozio, guardare una vetrina …. Sono atti deliberati. Stare a casa aspettando che venga buona … Non so… Mi toglie un po’ di poesia. Io volevo anche chiederti com’è cambiato il cliente …

Claudio: Da quando è entrato in gioco l’e-commerce, non è cambiato il cliente è cambiato il modo di vendere e di comprare. Il mondo si è globalizzato. Le persone si comportano in modo molto simile ovunque siano. Guarda nel caso del Covid19. Quando è stata dichiarata l ‘epidemia in Cina nonostante il governo avesse rassicurato sulle disponibilità delle scorte alimentari la popolazione è corsa a vuotare i supermercati ma lo stesso fenomeno poi si è ripetuto a distanza di meno di un mese in Europa, tutta quella coinvolta con il covid19, e poi in America dopo un mese e mezzo, poi in sud America e così via. Possiamo allora dire che non è cambiato il cliente ma che è cambiata la società. Nel nostro campo questo cambiamento è stato particolarmente problematico perché ha una doppia anima che rende difficile la convivenza. La prima anima è quella   elettronica, tecnologica, digitale, di attualità, della novità senza respiro, robotica, che viaggia alla velocità della luce o forse più. L ‘altra invece tradizionale, classica, più riflessiva, più vicina alla natura, alla materia prima, alle sensazioni, ai profumi. Nell’ultimo ventennio, ci sono stati tre grandi cambiamenti sul nostro continente: l’Europa intesa come mercato libero, l’Euro e l’e-commerce. L’ e-commerce naturalmente è quello che siamo in grado di valutare più facilmente tra i tre perché tocca l’attività nella quale siamo coinvolti quotidianamente. In Italia la crescita dell’e-commerce, nel nostro settore, ha significato negli ultimi 15 anni la chiusura anzi la perdita del 25% dei punti vendita esistenti passando da 1340 a poco più di 900 questo perché in questi anni molti rivenditori non hanno voluto o saputo adeguarsi al nuovo deal digitale. Ma spendiamo due parole sullo stato delle cose ad oggi a seguito del corona virus. Il settore è stato bloccato da marzo, i negozi da allora non incassano un centesimo tranne quelli che sono organizzati sull’e-commerce ma abbiamo appurato che non sono molti. La riapertura è prevista per il 18 maggio ma, nel nostro caso, quella data ha un significato relativo in quanto la nostra attività viaggia in parallelo con quella delle scuole, ma le scuole sono state chiuse e riapriranno a settembre inoltre sono stati vietati concerti, musica live, festival, fiere fino a fine anno quindi le nostre possibilità sono quasi inesistenti. In tutti i casi, se tutto va secondo quanto ci è stato anticipato noi ricominceremo a lavorare verso la fine di settembre ciò significa che avremo meno di tre mesi per recuparare i sei mesi precedenti il che già la dice lunga. Ma i produttori e i distributori come si comporteranno in questo periodo? Facciamo una ipotesi: io distributore sono fermo da tre mesi, quindi non faccio nuovi ordini ai miei fornitori. Riprenderò le vendite a settembre vendendo quello che ho ora in magazzino ma, dopo un po’, non sarò più in grado di soddisfare le richieste perché non avendo inoltrato ordini al fornitore precedentemente per i motivi che ho appena detto non avrò scorte sufficienti. Va anche detto che i tempi di approvvigionamento nel nostro settore sono lunghi: dall’ordine al produttore ci vogliono quattro mesi per la produzione più uno di spedizione. Quindi se ordino a fine ottobre, che già sarebbe un miracolo, la merce mi arriverà ad aprile… ma non è tutto c’è una ulteriore aggravante, a gennaio, in Cina si festeggia il Capodanno cinese che blocca i processi produttivi dai trenta ai quaranta giorni che vanno ad aggiungersi ai tempi che ho appena detto.

Visio: Ma quindi come la risolviamo?

Claudio: E’ necessario un intervento immediato del governo a sostegno dei negozi di strumenti musicali perché il problema è di dimensioni tali che nessun altro al di fuori del governo può porvi rimedio. Inizialmente mi sono aggregato ad altri colleghi dello spettacolo che si sono mossi facendo subito appelli di vario tipo al governo. Ma vedi, quando parliamo di spettacolo, parliamo di una infinità di attività e di settori paralleli o complementari coinvolti quindi va bene aggregarsi ma poi ognuno deve agire per il proprio campo specifico perché le problematiche sono diverse per ognuno. Ma, visto che nel mio settore non succedeva niente di concreto, mi sono unito al “coro” e ho fatto una richiesta al Mibact di 100 milioni per il comparto strumenti musicali e il suo indotto.

Questa richiesta si è basata sui dati ricavati da una precedente esperienza vissuta con l’Onorevole Raffaello Vignali, che per tre anni ha aiutato il mercato degli strumenti musicali con il bonus Stradivari, nel mio nuovo appello ho quindi chiesto la Mibact di dare vita a un nuovo bonus ma riproporzionandolo alle necessità del momento tenendo a mente che noi saremo inattivi per quasi dodici mesi. In realtà nel caso degli strumenti musicali il bonus ideale per superare il covid19 sarebbe quello di riconoscere ai negozi il 25% del fatturato realizzato nello scorso anno. Il tutto distribuito equamente tramite una apposita commissione creata per la circostanza dal Ministero e con l’obbligo da parte dei beneficiari di dedicare l’importo ottenuto esclusivamente all’ acquisto di merci, di innovazioni nel campo internet e di marketing per rilanciare l ‘attività. Questa credo sia l’unica soluzione per evitare una ecatombe di chiusure e di fallimenti di negozi entro la fine dell’anno e allo stesso tempo per cercare di contenere una invasione ancora maggiore da parte dell’e-commerce internazionale che è molto più preparato molto più agguerrito molto più strutturato ma altrettanto bisognosa.

Visio: Non è roseo … ma capisco il realismo. Ho appena fatto un’intervista ad Antonio Chimienti che sostiene che, al contrario, il virus riequilibrerà le nostre esigenze, capiremo l’importanza delle piccole cose e farà ripartire la musica e le altre forme artistiche in modo più autentico. Vero è che la situazione, da un punto di vista industriale ed economico, è disastrosa. Poi, noi siamo molto più fragili di altri, la domanda è come verranno condizionati gli aiuti … Prendere ulteriormente dei soldi in prestito, dipenderà dalle condizioni con cui ce li daranno

Claudio: Io sono convinto come Antonio che le cose possono migliorare. Non possiamo uniformare tutto alla nostra quotidianità e convincerci o provare o convincere gli altri che quello è importante e cioè che la nostra vita in selfie sia importante, solo perché potenzialmente abbiamo un pubblico. E’ l’effetto dei social. Questo è una occasione unica per ripartire da zero ma sulla base di esperienze vissute che ci aiutino a prendere la giusta direzione. Questa è un’opportunità quindi non succederà automaticamente. Parlando del debito pubblico, il fatto che il nostro settore sia di nicchia ci agevola… Non abbiamo bisogno di miliardi. Un governo può preventivarlo! Dando un supporto ora al nostro settore si darebbe indirettamente una  nuova linfa vitale a tutti i settori dello spettacolo perché la musica è ovunque. C’è musica nei locali, nei concerti, nel cinema, nel teatro, nella danza, nelle case, nelle piazze, ristoranti alberghi, palestre , dal barbiere , nei centri commerciali, ovunque … Allora mi chiedo come si può non tenere conto di tutto questo?  Chi è al governo è consapevole delle conseguenze che ci sarebbero su tutta la società intesa come arte, cultura, intrattenimento spettacolo ecc. ecc. se non si pone rimedio ora?

Visio: Al di là dei soldi … Quali sono gli interventi?

Claudio: Aiutare tutte queste realtà, fare sistema, far ripartire il loro business. Nel mio piccolo, con la Cafim abbiamo messo a disposizione dei negozi che ne avessero fatto richiesta 2500 mascherine chirurgiche gratuitamente, suddivise in pacchetti non superiori ai 25 pezzi per poter accontentare almeno 100 negozi. Ho fatto caso che la maggior parte di quelli che mi hanno risposto sono realtà piccole o di provincia. Ma abbiamo riscontrato anche casi di negozi storici costruiti con i criteri del loro tempo e che non hanno nessuna possibilità di adattamento ai decreti di prevenzione emanati in funzione del Covid19. Il settore va aiutato, in USA la NAMM (National Association of Music Merchants, N.d.R.) tramite gli iscritti, che pagano una quota annuale, organizza la fiera di strumenti musicali più importante al mondo, trattandosi di una associazione, tutti gli utili vengono reinvestiti per la crescita del mercato e lo sviluppo della pratica musicale organizzando anche corsi, workshop, master class e molte altre iniziati di supporto e stimolo al comparto della musica. Penso che anche da noi sarebbe importante creare una realtà simile dove chi fa musica è al centro dell’attenzione. In questo periodo i musicisti si sono trovati isolati … Nelle conferenze stampa governative e delle pubbliche amministrazioni, si è dedicato tempo a parlare di palestre, jogging e massaggi e non si è detto neanche una parola su cultura e musica.

Visio: Lo sai che la cultura governativa qui è che con la cultura non si mangia, indipendentemente da chi governi.

Claudio: Sì, è una triste realtà ma vedi, un musicista pochi giorni fa ha postato questo pensiero: io vivo facendo musica, mia moglie pure e abbiamo due figli. Siamo cittadini di questo paese e facciamo i musicisti. Non è possibile che il Presidente del Consiglio in conferenza stampa dedichi una infinità di tempo parlando di massaggi e di palestre e sulla musica non dica una sola parola. Direi che questo esempio renda bene l’idea di come viene percepito il “fare musica” dai cittadini e dalle istituzioni. In Italia esiste un’associazione che si chiama Note Legali che in questi mesi ha fatto e ancora sta facendo miracoli per i musicisti proprio partendo dal concetto che siamo al punto zero e da qui si può aprire un nuovo capitolo della musica e dei musicisti. I musicisti sono lavoratori che hanno le stesse necessità di tutti gli altri lavoratori. Quindi, pensione, cassa integrazione e sanità. Il Presidente di Note Legali ha chiesto e ottenuto di sedersi intorno ad un tavolo insieme a molte associazioni di musicisti per analizzare le fattispecie ed i punti comuni. Così è nato il coordinamento delle associazioni di musicisti… ne sono arrivate ben sedici, fino a questo momento! Dobbiamo prenderci cura di tutti … Non possiamo abbandonare nessuno. Per questo mi sono esposto.

Visio: Grazie Claudio.

Claudio: Grazie a voi. Speriamo che nell’ immediato futuro ci siano delle azioni virtuose … Sia io che CAFIM ci siamo e ci mettiamo ulteriormente a disposizione.

di Paolo Pelizza con Claudio Formisano

© 2020 Rock targato Italia

 

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detto FERRANTE ANGUISSOLA Dal 15 aprile in radio e nei digital store “IL FIORE DI VENEZIA”

detto FERRANTE ANGUISSOLA

Dal 15 aprile in radio e nei digital store

“IL FIORE DI VENEZIA”

il nuovo singolo

“Il fiore di Venezia”, una ballata che racconta una storia d’amore nata nella cornice della splendida Piazza San Marco, nel periodo del Carnevale veneziano. Un fiore che non solo rappresenta la bellezza e l’amore, ma anche Venezia stessa, che fa emergere la poesia che è dentro ciascuno di noi.

Questa canzone d’amore è l’ultima della tracklist che compone il disco A OCCHI APERTI”, pubblicato dall’etichetta discografica Terzo Millennio Records

L’album è disponibile in tutti i webstore nella versione digitale e con un CD a tiratura limitata acquistabile sul sito web: www.terzomillenniorecords.com

Ferrante Anguissola (detto) è un Artista, un Poeta da scoprire: i brani dell’album “A occhi aperti” raccontano con garbata ed elegante ironia storie, aneddoti, viaggi e metafore. I testi e le musiche sono di Ferrante Anguissola esclusa “Il Dromedario e il Cammello”, il cui testo è tratto dal “Libro degli errori” ediz. 1964 di Gianni Rodari.

La produzione artistica è di Alessandro Boriani.

…a proposito di…  detto FERRANTE ANGUISSOLA

“… Un disco a 88 anni… Detto Ferrante Anguissola il decano dei cantautori… Un disco intenso e insolito con ironia mitteleuropea… (Mario Luzzatto Fegiz Corriere della Sera)

“… echi di filastrocche alla Branduardi, cronache di vite vissute dal sapore gaberiano, quadretti dal quotidiano di amori chissà quanto lontani, si rincorrono nel cd di Ferrante… ” (Enzo Gentile – il Sole 24 Ore)

“… Un disco artigianale di una bellezza cristallina dove la poesia sposa la nostra esistenza e l’ironia riesce a farci sopportare tutto con maggiore serenità. A coloro che hanno amato il cantautorato sincero, prodotto con passione, amore e grande qualità questo è un disco che non possono farsi sfuggire…” (Luca PaoliMusicalmind.altervista.org)

“… Canzoni semplici, dall'approccio quasi naif, ma garbate, che ti ricordano quelle che sentivi da bambino in autostrada mentre andavi al mare. Piccole storie che toccano i grandi temi che sono forse più attuali ora che mai…”  (Lorenzo Montefreddo - MusicMap)

detto Ferrante Anguissola nel web:

Facebook: https://www.facebook.com/ferrante.aanguissola

 

FRANCESCO CAPRINI

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PLAYLIST DELL’APOCALISSE SIDE B

PLAYLIST DELL’APOCALISSE

SIDE B.

“Dunque così finirà il mondo,

non con uno schianto ma

con un lamento.”

  1. S. Eliot

Surfisti dell’ultima onda, teorici del complotto definitivo, sommelieres dell’ultimo calice, cuochi dell’ultima cena, runners del menefreghismo spinto, cuccioli in affitto, musicisti da balcone, cultori di Nostradamus, interpreti di segni, catastrofisti improvvisati, virologi da prime time,  voi che aspettate anche l’asteroide, presidenti di banche centrali che la fanno grossa (ripetendo il pensiero del membro tedesco del board ma in pubblico), commissari europei coraggiosi (si fa per dire!), voi che portate il bambino al parco giochi perché lui ha diritto e gli altri che stanno chiusi in casa come prescritto sono idioti, bentrovati alle Visioni!

Come promesso ecco la facciata B della playlist per la fine di tutto. Rispondendo alle molte richieste arrivate includerò (con piacere) alcuni brani che mi sono stati suggeriti da voi. Se siete rimasti fuori da questa compilation, non disperate. Infatti, secondo il profeta (Nostradamus, N.d.R.) dopo il virus ci sarà un bella Guerra Mondiale, quindi avremo tutto il tempo di farci anche un triplo o quadruplo album dell’Apocalisse.

Entriamo nel vivo! O meglio, nel vivo ancora per poco!

# Trk. 1 Dust in the Wind dei Kansas. Così, giusto per ricordarci che polvere eravamo e polvere torneremo. Pubblicato nel 1978 ed estratto dall’album Point of Know Return (notate il gioco di assonanza con Point of No Return!). Il testo è: <<tutto ciò che siamo è polvere nel vento>>, <<solo una goccia in un mare infinito>>. Rende bene l’idea della nostra piccolezza di fronte ad un nemico che è molto più piccolo di noi! Ed è proprio così che si propaga, il nostro microscopico Covid 19, attraverso l’aria. Ma, forse questa canzone può essere ascoltata e “letta” anche con una presa di coscienza della nostra estrema fragilità.

# Trk. 2 The End dei The Doors. Cosa ve lo dico a fare?!?!?!?!

# Trk. 3 Heroes di David Bowie. Title track del secondo album della cosiddetta “trilogia berlinese”, noto per essere l’unico dei tre nel quale Brian Eno riesce ad imporre le sue idee (in Low è David a tenere la barra a dritta e in Lodger arriverà Robert Fripp). La voglio dedicare a quelli che per senso civico, rispetto ed empatia si sono sottoposti alle regole di questo difficile periodo. Questa è per tutti quelli che hanno obbedito non perché costretti ma perché partecipi dell’umanità. Purtroppo non sarete eroi solo per un giorno!!! Il sacrificio durerà più a lungo ma quando finirà anche a voi bisognerà dire grazie.

# Trk. 4 Isolation dei Joy Division. A parte alcuni versi calzanti come <<arreso all’autoconservazione>> e <<nella paura di ogni giorno>>, è il titolo che è evocativo della nostra situazione odierna: è un mantra, una condizione quotidiana per noi. Sperando di poterlo spezzare al più presto (l’isolamento) arrendiamoci anche noi cercando di non ammalarci e di non contagiare nessuno.

TrK. 5 Under The Bridge dei Red Hot Chilli Peppers. Questa è stata suggerita da un amico che mi spiega che è il posto dove finiremo tutti se va avanti così! Sul brano: pietra dello scandalo nella vicenda che portò Joe Frusciante fuori dalla band, il pezzo traghettò i RHCP definitivamente fuori dall’ambito dell’underground (ambito che Frusciante preferiva). Il testo tratta, fondamentalmente, degli effetti della droga, del senso di straniamento ma anche della solitudine che si prova. La città di Los Angeles fa da corollario e contesto a questo senso di scollamento dalla realtà.

Trk. 6 Lonely Day dei System of a Down. <<Un giorno così solitario/ed è mio/è un giorno a cui sono contento/di essere sopravvissuto>>. Come per Daron Malakian, anche per noi saranno giorni solitari, i più solitari della nostra vita. Ballata bella, ipnotica nel suo malinconico evolversi, è ottima per una serata di scoramento con alcune avvertenze. Ad esempio: state lontani dalle finestre! Potreste sentirla in un mix infernale con Azzurro cantata in modo molto molto approssimativo, seppur tenero.

Trk. 7 Time of Your Life dei Green Day. Il trio di Berkeley si augura che noi si abbia vissuto i migliori momenti della nostra vita perché il tempo ti <<afferra>> e ti <<porta dove vuole lui, lasciandoti solo la possibilità di fare del tuo meglio>>. E così, in questi tempi strani e diversi, facciamo del nostro meglio per mantenerci integri e non parlo della nostra salute fisica (non solo).

Trk. 8 End of The Beginning dei Black Sabbath. Scritta da Osbourne e Butler con Iommi, che ne cura anche l’arrangiamento, con essa il gruppo si domanda se è la fine dell’inizio o l’inizio della fine. Incredibile, la coincidenza dell’affermazione con la domanda che si fanno in molti in questi giorni e/o con la sottile banalità della stessa. Ma poi procede “marzullianamente” a domandarsi se <<la vita è reale o solo finzione>>. Infine, invita a <<liberare la mente>> e qui noi abbiamo un sacco di pirla che se la sono liberata per davvero (tanto che qualcuno suggerisce che l’avessero avuta vuota da sempre), ma alla fine fa vincere la saggezza, dice di <<restare dentro finché non ti renderanno libero>>. Questo brano me lo ha suggerito la mia amica Miriam che credo mi scuserà se ho un po’ giocato con il suo testo… E’ davvero un gran pezzo, in realtà.

Trk. 9 The Sound Of Silence dei Disturbed. Cover della celebre, straordinaria ballad di Simon & Garfunkel, la band di Chicago la trasforma in un crescendo ossessivo che proietta le immagini evocate nel testo. Anche noi allunghiamo le mani per raggiungere altri che non possiamo (aggiungerei che, per ora, non dobbiamo) raggiungere. E, a differenza dell’autore (Paul Simon, N.d.R.), noi vorremmo disturbare il suono del silenzio che avvolge le nostre città che hanno smesso di correre e così ferme e silenti sembrano enormi cimiteri.

TrK. 10 Stranger in Strange Land degli Iron Maiden. Singolo estratto dall’album Somewhere in Time, uscì con un’illustrazione che si riferiva vagamente a Guerre Stellari e con un ghigno disegnato sul viso di Eddie (la mascotte orrorifica della band) che voleva “citare” ironicamente il sorriso di Clint Eastwood. L’album non è il migliore di sempre del gruppo britannico ma è interessante perché, per la prima volta, usano bass e guitar synth e pick up esafonici (vi risparmio la spiegazione di cosa siano, vi basti sapere che erano le novità tecnologiche per fare musica allora e che creavano suoni molto di moda presso i teenagers dell’86). La canzone scritta dal solo Adrian Smith tratta di una spedizione artica realmente accaduta. L’autore ha deciso di scrivere il brano dopo aver parlato con uno dei superstiti. Ora, nel nostro caso, qui abbiamo due temi interessanti: il tema dell’essere sopravvissuti (finora) e quello dell’essere stranieri su un pianeta straniero che è in grado di polverizzare tutte le nostre certezze, di spazzarci via con la grandezza di uno tsunami oppure di falcidiarci con una particelle microscopica, a sua scelta.

Per concludere, agli amici che mi hanno mandato molti suggerimenti rinnovo la promessa (viste anche le notizie che stanno arrivando) di dare soddisfazione, includendo i loro suggerimenti nel prossimo “pezzo” de Le Visioni che tratterà dei migliori album per godersi l’Apocalisse.

State a casa che per fare Woodstock al parco giochi c’è tempo e godetevi il viaggio.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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Due concerti in due giorni per i NYLON

 

NYLON IN CONCERTO
Venerdì 14 febbraio al MONTANA’S ATELIER
(Largo Garibalbi 7, Zibido San Giacomo)
Sabato 15 febbraio al GARAGE MOULINSKI
(Via Pacinotti 4, Milano)

 

 

I Nylon colgono l’occasione di San Valentino per esibirsi in un House Concert nello studio del pittore Carlo Montana, a Zibido San Giacomo (Largo Garibalbi 7)
L’evento inizierà alle 21:30 di venerdì 14 febbraio e prevederà una performance dall’atmosfera più intima, dove la band proporrà alcuni brani che solitamente non trovano spazio all’interno della scaletta degli spettacoli full band. Non mancheranno anche delle sorprese.

Prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Prezzo: 20 euro (tutto compreso).
Programma:
ore 20,00 Atelier L'Altromondo Mostra opere Rock di Carlo Montana
ore 20,30 Ricco buffet e piatto caldo
ore 21,30 Concerto Nylon
ore 23,30 Torte, spumante e caffè


I Nylon si presenteranno invece con la formazione “Full-Band” all’evento di sabato 15 febbraio al Garage Moulinski di Milano (via Pacinotti 4).
Filippo Milani (voce e sex-appeal), Davide Montenovi (chitarre e sobrietà), Adriano Cancro (CelloBello), Roberto Re (Basso altissimo), Fabio Minelli (Batteria - anche di pentole) interpreteranno i brani tratti dall’ultimo album “Quasi fosse una tempesta” e alcune canzoni inedite che faranno parte del prossimo disco.
Il concerto milanese dei NYLON è l’occasione per scoprire una della band più interessanti della nuova scena cantautoriale italiana. Un viaggio attraverso il teatro canzone il Folk, il Jazz Manouche e il Rock.
… “È un vero e proprio teatro magico per anime solitarie, quello che portano in scena i pavesi Nylon. Un teatro in cui, sotto lo sguardo benevolo di Tom Waits, fra chitarre e violoncello, s’intrecciano rock, folk e canzone d’autore per raccontare storie che odorano di smarrimento, sbronze, artisti derelitti, bettole di provincia e nottate infinite.”…
(Roberto Bonfanti, giornalista).

Il concerto sarà aperto dal gruppo pop-rock MaLaVoglia.
Ingresso 5 euro.

NYLON

ll progetto Nylon prende vita nel 2014 dalla collaborazione fra Filippo Milani (voce), Davide Montenovi (chitarra) e Adriano Cancro (violoncello).
La band vanta una stretta collaborazione con Roberto Re (basso) e Fabio Minelli (batteria), strumentisti noti della scena lombarda. Le diverse estrazioni dei musicisti creano un repertorio originale, in cui il genere cantautorato trova sostegno in arrangiamenti più elaborati che spesso hanno riferimenti ai generi più disparati (jazz, classica, manouche, folk, rock e hard rock).
Lo spettacolo ha una forte impronta teatrale, che mira a coinvolgere in modo diretto il pubblico per non lasciarlo semplice spettatore.
La band si fa conoscere al pubblico aprendo i concerti di artisti quali Max Manfredi, le Luci della Centrale Elettrica, Roberto Angelini, Omar Pedrini, Alessandro Grazian.
Nel 2016 è stato pubblicato un EP di straculto “Antipasto Crudo”. Nel 2018 la band vince Rock Targato Italia. Nel 2019 il Premio della Fondazione Estro Musicale.
Nel Gennaio 2019 è stato, infine, pubblicato il primo album dal titolo: “Quasi fosse una tempesta”. Il disco è anticipato dalla pubblicazione del singolo e videoclip “L’indecente”. A maggio 2019 è stato pubblicato il secondo singolo e videoclip dal titolo “Irene”. A ottobre 2019 è uscito su YouTube il videoclip del terzo singolo “Niente da Aggiungere”.
Tutti i videoclip sono stati pubblicati in anteprima nazionale da All Music Italia.

NEL WEB:
Facebook: https://www.facebook.com/nylonproject/
Youtube: https://www.youtube.com/user/nylonduo
Instagram: https://www.instagram.com/nylonofficial/

ANDREA FERRARA
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