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CREPUSCOLI D’AGOSTO.

CREPUSCOLI D’AGOSTO.

“Il diavolo è un ottimista

se crede di poter peggiorare

gli uomini.”

Karl Kraus

Sul balconcino davanti allo spettacolo dei cieli, del lago sottostante e del verde dei boschi che culminano in nude rocce rosso-brune, assisto a tramonti bellissimi dai colori sfumati che vanno dal rosa al rosso e che dipingono la realtà di sogni e suggestioni. Ormai, è ufficiale: il Trentino è sempre più il mio Tibet, il luogo dove ricarichi le batterie in mezzo alla bellezza, una bellezza reale, anche cruda. Forse anche difficile da capire per chi fa il turista. E’ una realtà in cui ci si deve immergere, una realtà dalla quale farsi adottare.

Mentre guardo la luce lasciare il posto alle ombre della notte incombente non posso non pensare che tra quattro ore e mezza, una giovane donna in un posto molto lontano ma che, ora più che mai, ci pare vicinissimo, si siederà anche lei a guardare il crepuscolo. Intorno a lei ci sarà suo marito che le terrà la mano e gli altri suoi familiari. Lei ha ventisette anni, è donna ed è la sindaca di una cittadina dell’Afghanistan. Tutti i giorni, aspetta che la vengano a prendere e la uccidano. Perché il tema non è “se” ma solo “quando”.

E’ il crepuscolo della ragione quello di chi ha abiurato a lottare per la civiltà contro la barbarie, di chi pensa che con i tagliagole si possa ragionare, di chi ha chiesto a questi criminali “farete i bravi?” e i talebani hanno risposto “certo, signor Presidente! Parola di lupetto”. Probabilmente, si sono sbellicati dalle risate. Eppure per difendere quel diritto e quei diritti, per esportare quei principi, si è mobilitata tutta la comunità internazionale, la NATO, le Nazioni Uniti. Viene da chiedersi, cosa sia cambiato dopo vent’anni. Come si fa a spiegare a chi ha faticosamente ottenuto il riconoscimento di appartenere alla comunità degli esseri umani, che deve tornare ad avere il valore di una capra e accettarlo di buon grado, pena tortura e morte.

E’, anche, il crepuscolo cerebrale di quelli che sostengono che non sia più un problema nostro, che abbiamo combattuto contro il terrorismo e, adesso, che siamo più al sicuro non ci riguarda. Peccato, che il ricercato numero uno per terrorismo, tale Khalil Haqqani è stato acclamato dalla folla (degli studentelli coranici) mentre passeggiava per Kabul.

Bisogna, anche, discernere … lì non abbiamo più interessi. Strano che su quel paese di gente dura e di grandi montagne, ci si siano fiondati Cina e Russia senza perdere un attimo. Sembra che sia ricco da un punto di vista minerario (oltre all’oppio che è da sempre l’oro dei taleban) e, da un punto di vista geo-politico, averci un piede dentro sia strategico. Poco importa, se per ottenere qualche risultato di realpolitik si stringono le mani di conclamati assassini. Poco importa, se i talebani non sono (per la maggior parte) afgani … Quindi, il nuovo Presidente americano, quello di questa grande fuga, ha detto una cosa sbagliata: non è una guerra civile della quale ci si possa disinteressare ma una guerra di aggressione alla quale non si doveva arrivare. Magari, potevamo anche evitare  di riempire di soldi governi corrotti che hanno lasciato il popolo senza protezione, per poi scappare all’estero a godersi il malloppo. Non so se essere più indignato per la stupidità dimostrata o per la codardia acclarata.

Faccio, anche, rilevare che la prima cosa che hanno fatto gli studenti coranici entrando a Kandahar, è stato di prendere possesso della più importante emittente radiofonica della regione, per costringerli a smettere di trasmettere musica. Sembra che faccia venire una insana voglia di libertà che proprio non va bene.

E’ il crepuscolo del coraggio, il tramonto della giustizia. Se la situazione non fosse così terribile, farebbe molto ridere vedere le potenze internazionali, le più imponenti macchine belliche del pianeta scappare come cuccioli durante un temporale. Ma questo è quanto e, finito questo agosto, non ci si penserà più … abbiamo altri problemi. Tipo la pandemia che sta ripartendo, nonostante i vaccini.

E, sempre, durante uno di questi tramonti estivi, la Storia ha, purtroppo, smentito Ronnie Wood. Un paio di anni fa, commentando la pronta guarigione di Mick Jagger da un problema cardiaco aveva battezzato sé stesso e gli altri Stones, immortali. Invece, Charlie Watts ci ha lasciato. Aveva ottant’anni. Era il più “regolare” della banda, impermeabile alle lusinghe delle groupies, delle conigliette di Playboy, degli eccessi. Mick Jagger era solito dirgli che essere nei Rolling Stones e non vivere da rollingstoner era un peccato. Charlie era così. Innamorato di sua moglie e del jazz. Insomma, era un batterista in prestito alla più formidabile, longeva ed iconica band rock della storia. Efficiente, solido ed efficace faceva il suo da motore musicale del gruppo.

Oggi, che mancano pochi giorni alla fine del mese, sono costretto a darvi conto di un altro lutto. Dopo lunga malattia, si è spento Alberto Gaviglio, flautista, chitarrista, paroliere e fondatore de la Locanda delle Fate, gruppo prog piemontese. Ai suoi familiari, amici e colleghi di band, le nostre condoglianze. Alberto è stato  un grande e significativo musicista, dentro alla migliore parte della storia della nostra musica.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock Targato Italia 

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La rivoluzione gentile: una mostra per la riscoperta

"La Rivoluzione Gentile" di Loredana Galantemostra artistica curata da Nadia Stefanel, si terrà dal 18 settembre 2021 al 15 gennaio 2022 negli spazi della Fondazione Dino Zoli di Forlì, promotrice della mostra insieme a Dino Zoli Textile. L'esposizione nasce dalla residenza d'artista tenutasi nel settembre 2020 presso l'azienda tessile, da sempre attenta all'ambiente, alla cultura e al sociale, in sintonia con la filosofia di Dino Zoli Group.

La mostra ha come obiettivo quello di invitare le persone ad avere il coraggio di rivoluzionare la propria quotidianità partendo da piccoli gesti di gentilezza. Altre parole chiave della mostra sono la cura dei dettagli, la condivisione, l’allenamento alla gentilezza e la responsabilità. Il percorso espositivo verrà sviluppato a partire dall’installazione site-specific “Come acque versate”. Verranno inseriti all’interno di una piscina degli sfridi di lavorazione che avranno il compito, grazie alla loro forma lunga e arrotondata, di emulare l’effetto delle onde del mare. All’interno delle acque della piscina, ci si potrà idealmente immergere per cercare di cogliere i pensieri intrinseci all’opera. Per concludere l’esposizione verranno esposti una serie di acrilici che raccontano il mondo personale di Loredana Galante. Verranno, inoltre, esposti alcune opere inedite, realizzate appositamente per l'occasione grazie all’utilizzo della tecnica del collage, applicata ai tessuti di Dino Zoli Textile.

L’inaugurazione della mostra, inserita nel programma Who’s Next, avverrà sabato 18 settembre alle ore 18.00. La Fondazione Dino Zoli è aperta al pubblico da martedì a venerdì ore 9.30-12.30, sabato e domenica ore 9.30-12.30 e 16.00-19.00, mentre rimarrà chiusa lunedì e festivi. Ingresso libero. La mostra è realizzata con la collaborazione dell'associazione culturale Arteam di Albissola Marina (SV), il patrocinio del Comune di Forlì e il contributo di Emicon AC S.p.A. Climate Solutions; partner Fratelli Bandini, Perricone srl e Studio Rufus. Per l'occasione sarà realizzato un catalogo digitale.

 

Blog Rock Targato Italia

Stefano Romano: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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C’era una volta, un futuro inutile e privo di grazia.

   Le cose più belle, i luoghi più mitici ed evocativi sono messi sempre più a rischio da una volontà di progresso che è ammantata di innovazione, di nuovo a tutti i costi, di un futuro che nessuno ha chiesto o vuole ma che dobbiamo subire, inesorabilmente.

L’importante è sottoporsi a cambiamenti inutili ma che servono a far fare cassa a qualcuno e privano tutti di un pezzo della propria vita, della propria identità e della storia. 

Così Gianfelice Facchetti, in un libercolo che si legge in un paio d’ore stabilisce che lo stadio Giuseppe Meazza a San Siro, Milano è un posto pieno di storia e di storie. Un luogo impregnato di leggenda nello sport ma, anche, nella musica, nell’intrattenimento … un punto di riferimento pulsante della città.

Mentre si discute se abbatterlo, ristrutturarlo e/o dargli un’altra destinazione d’uso, Gianfelice ne racconta le storie, la leggenda e le leggende ma, soprattutto, ci restituisce l’anima appassionata e passionale di generazioni di milanesi passati attraverso guerre, industrializzazione, tifo calcistico e musica.

Così si determina un testimone non un semplice contenitore. Di più … Un monumento sul cui destino, purtroppo, decideranno uomini piccoli e danarosi.

Non fraintendetemi, Gianfelice da galantuomo, non si schiera, si limita a portarci dentro alla narrazione.

Il suo “C’Era Una Volta a San Siro” edito da PIEMME è una raccolta di eventi, aneddoti ed emozioni senza alcuna volontà di giudizio, senza volerne sapere più degli altri (dote rara di questi tempi).

La delicatezza della sua penna e la grandezza delle storie, tuttavia, ci rende partigiani, ci fa alzare a tutela di uno dei pochi pezzi di città che resta come testimonianza di un mondo che è stato fatto di sfide, di conflitti, di romanticismo e di amore per la città più grande e bella del mondo. Una città calvinista, aperta agli altri, coraggiosa, etica e lontana anni luce dagli stereotipi che, pure, hanno voluto appiccicare ai suoi cittadini.

Milano può rinunciare a un nuovo stadio high tech, come può evitare serenamente di diventare la texture per gli esercizi di stile di architetti eccitati da grattacieli sempre più imponenti, forse per compensare altre mancanze ma non può rinunciare a San Siro, come noi milanesi non possiamo impedirci di avere un gran cuore.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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In Chiaroscuro è il nuovo singolo dei Kabirya

In Chiaroscuro è il nuovo singolo della band piacentina Kabirya, alternative rock di inizio millennio fra citazioni cinematografiche d’epoca e testi introspettivi. Il brano, in uscita l'11 giugno, è fortemente ispirato da “Lo stato delle cose” film del 1982 diretto da Wim Wenders. Così come il film è una riflessione metatestuale sullo mondo del cinema e sul suo valore comunicativo, così i Kabirya riflettono sui limiti e sulle possibilità di esprimersi attraverso la propria musica e sulla necessità di comunicare la profondità di ogni concetto, come in una scala di grigio, senza mai polarizzarsi fra gli estremi del bianco e del nero.

Nel video ufficiale il protagonista oltre alla band è il film stesso che appare con alcuni fotogrammi ed effetti sonori inframmezzando le riprese di un live eseguito in controluce. Fra le varie scene compare spesso una piccola cinepresa a mano d’epoca, un oggetto feticcio simbolo lampante del Cinema stesso e un possibile rimando a “L'uomo con la macchina da presa”, una delle prime riflessioni consapevoli sul potente effetto distorsore di un occhio meccanico apposto come filtro per osservare la realtà. Il video ufficiale si presenta infatti, in tutta la sua ricercatezza, come un omaggio al cinema d’epoca. 

In Chiaroscuro è l’ultimo singolo estratto dal disco omonimo in uscita il 9 luglio 2021 per l’etichetta Orzorock Music e rappresenta il filo conduttore che lega tutti i brani all’interno dell’album. Un lavoro in cui questa riflessione artistica legata al concetto di percezione si sviluppa intricandosi mentre ciò che vediamo viene messo in dubbio in un gioco di specchi pronti a spezzarsi, un caleidoscopio senza colori.

Kabirya è un power trio originario di Piacenza, autore di un connubio fra sonorità alt-rock stampo ‘90 - 2000 e influenze elettroniche. Il nome si rifà ai celebri film “Cabiria” di Giovanni Pastrone, con la partecipazione di Gabriele D’Annunzio e a “Le Notti di Cabiria”, diretto da Federico Fellini e vincitore di un Oscar. In entrambe le pellicole Cabiria è il nome della protagonista, un esempio attualissimo di figura femminile che nonostante gli inganni e i soprusi subiti non smette mai di guardare al futuro con speranza e fiducia, dimostrando una forza d’animo e una tenacia impressionanti. I Kabirya sono Francesco Tosi (voce, chitarre, piano e synth), Gabriele Gnecchi (batteria e percussioni) e Riccardo Silva (basso e cori). Il loro disco d’esordio In Chiaroscuro (9 luglio 2021) è già stato anticipato da due singoli con video, Forse è migliore (12 aprile 2019) e Nebbia e Piombo (20 novembre 2020), e da un terzo singolo omonimo.

 

Blog: Rock Targato  Italia

Giulia Villani

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