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È ora di tornare sul palco!! nuova edizione di ROCK TARGATO ITALIA 2021

È ora di tornare sul palco!!
Sono aperte le iscrizioni
alla nuova edizione di
ROCK TARGATO ITALIA 2021


Così, anche in questo 2021, Rock Targato Italia, il concorso che più di ogni altro ha segnato la storia del rock italiano negli ultimi 33 anni, non si ferma ma modifica leggermente il proprio formato per diventare ancora più importante e incisivo.

Partecipare è semplice e assolutamente gratuito: basta inviare entro il 30 giugno un video con due proprie canzoni inedite suonate dal vivo. Non esiste nessun limite di genere musicale: c’è spazio per tutto, dal rock al pop, dagli amanti della sperimentazione ai cantautori. Ciò che conta è dare voce al proprio talento e liberare il desiderio di far sentire al mondo la propria voce dimostrando di avere idee, personalità e cose da dire.

Tutti i video verranno caricati sul canale YouTube di Rock Targato Italia e una giuria composta da operatori del settore li visionerà con attenzione selezionando 14 artisti che potranno accedere, insieme ad altri 2 votati on line direttamente dal pubblico, alle finali nazionali che si terranno a Milano fra settembre e ottobre 2021.

Il vincitore assoluto del concorso si aggiudicherà una campagna promozionale effettuata tramite un ufficio stampa professionale, mentre i primi otto classificati avranno diritto a partecipare alla nuova edizione della storica compilation di Rock Targato Italia.

(Roberto Bonfanti Scrittore e Artista)

Il regolamento completo e tutti i riferimenti per iscriversi sono disponibili sul sito http://www.rocktargatoitalia.eu/regolamento.html

 

ELEONORA CORSO – GIULIA VILLANI

Divinazione Milano S.r.l.  

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network  

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano  

Tel. 02 5831 0655  mob. 3925970778

e-mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

web: www.divinazionemilano.it 

blog  www.rocktargatoitalia.eu

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UNA BALLATA PER TIM SMITH.

 

UNA BALLATA PER TIM SMITH.

A qualcuno prende le gambe, ad altri la testa … Io appartengo al secondo caso e devo chiedere scusa approfittando, ancora una volta, della vostra benevolenza. Potrei dare la colpa alla distopia che stiamo vivendo e, probabilmente, vivremo ancora (speriamo non a lungo).

Antefatto: sento via chat (come dicono i giovani!) il mio amico Alessandro Boscolo. Lui ed io abbiamo gusti completamente differenti in fatto di musica ma siamo entrambi appassionati cultori della materia e affezionati litigatori in relazione alle nostre posizioni spesso divergenti.

 Mentre “parliamo” della Battle dei Greta Van Fleet, lui mi racconta che sta ascoltando senza soluzione di continuità un LP del 1999 dal titolo Guns. La band è quella dei Cardiacs … Un gruppo musicale formatosi alla fine degli anni Settanta e che aveva generato una particolare fusione tra due tendenze allora attuali e antitetiche (come me e il mio amico!): il prog e il punk.

Il mio cervello registra distrattamente il dato … Non mi viene in mente niente! Ma, nottetempo, qualcosa comincia ad illuminarsi debolmente nel mio cervello inadeguato e frusto. Così la mattina dopo, mi alzo leggermente agitato. Conoscete quella sensazione? Quando non ti viene in mente cosa ma sai che ti sei scordato una cosa importante?

Sulla strada dell’ufficio, improvvisamente, arriva l’illuminazione corredata da  manata sulla fronte di ordinanza, vergogna ed autocommiserazione!

Certo!!! Sono la band del povero Tim Smith e Guns è l’ultimo disco in studio prima dell’infarto che lo aveva reso distonico, ancorché completamente in possesso delle sue facoltà mentali ma, di fatto, ponendo fine alla storia dei Cardiacs ed alla sua carriera artistica.

Tim che aveva rifiutato l’etichetta di prok, come identificazione del genere spurio da loro creato, dichiarandosi più vicino al pop o alla psichedelia, guidava un ensemble piuttosto numerosa di musicisti in un gruppo che ha avuto anche otto elementi per poi concludere con il disco di cui parla Alessandro, in un più classico (per il rock) quartetto. Si può dire che Tim fosse il deus ex machina della banda, visto che tutti gli arrangiamenti e i testi erano (ottima) farina del suo sacco. Se per lo stile musicale abbiamo già detto, i testi lirici e di difficile interpretazione hanno forti radici ispirative nella tradizione della poesia romantica britannica del XIX Secolo ma anche in quella più “sperimentale” di quello scorso.

Così, vado a riascoltare, Guns e  A Little Man and a House and the Whole World Window (1988) e anche il loro singolo di maggior successo.

E qui, scopro la mia colpa più grave: Tim Smith ci ha lasciato nel luglio dell’anno scorso. Un’altra macchia sul mio stato di servizio… L’esperimento sociale a cui siamo sottoposti mi ha distratto. E’ diventato totalizzante. Cosa posso fare ora? Se non ringraziare Alessandro per avermi permesso di rimediare seppur con colpevole ritardo e chiedere perdono a Tim e a tutti voi? Ora posso solo suggerirvi di ascoltare la musica dei Cardiacs e di godere di questi straordinari regali. Però una certa (forse, strana) coincidenza c’è. Forse doveva essere quello il momento più filologicamente corretto.

Perché, vedete, il singolo di maggior successo del gruppo, si intitola “Is This The Life?”

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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Quattro chiacchere con Løve

Il 5 febbraio è uscita Sottozero, l'ultimo singolo del cantautore romano Løve. ll brano, che alterna sonorità melodiche al rap, attraverso la metafora della temperatura fa un racconto intimo e introspettivo di un sentimento ormai passato, ma di cui ancora non si vuole lasciare andare il ricordo. 

“Sottozero” è una metafora continua, è il simbolo dell’ambivalenza dei sentimenti e della temperatura delle emozioni che sanno essere molto più fredde o calde rispetto al freddo o al caldo che avvertiamo intorno.

Abbiamo deciso di intervistare l'artista per scoprire di più sul suo progetto artistico:

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Mi sono avvicinato alla musica all’età di 8 anni circa, quando fortunatamente i miei genitori mi spinsero ad iniziare lezioni di pianoforte, da quel momento la musica è pian piano entrata e diventata sempre di più protagonista della mia vita. È stato quasi un processo inconsapevole.

Com’è nato il tuo progetto artistico?

Il mio progetto artistico è nato nel momento in cui ho consapevolizzato ciò che ero in grado di fare attraverso le mie capacità in ambito musicale, partendo dal fatto che ormai era già un po' di tempo che prendevo lezioni di canto, che scrivevo e componevo i miei pezzi e che, soprattutto, volevo diffondere il mio modo di fare musica, il mio pensiero e dare voce alla mia visione delle cose. Circa 4 anni fa iniziai a lavorare in studio di registrazione per la pubblicazione dei miei primi pezzi e da lì è partito “ufficiosamente” il mio progetto artistico pubblico (ci tengo a specificare “pubblico” perché ovviamente in realtà privatamente, per conto mio, erano già molti anni che si coltivava il mio progetto artistico, banalmente potrei dire che, anche se non ne ero ancora consapevole, il mio progetto artistico sia iniziato con le mie prime lezioni di pianoforte)

Perché Love?

Ci tengo a precisare la presenza della lettera ø nella parola Løve, perché è proprio una traduzione dal danese che vuol dire “Leone”. Poi si può giocare sul doppio significato di questa parola, se si pensa a “Love” in inglese, che ovviamente tutti sappiamo voglia dire Amore, oppure al “Løve” danese. Mi piaceva pensare alla parola “Leone”, in quanto è un animale al quale simbolicamente sono molto legato per questioni personali ed inoltre l’ho sempre visto come simbolo dell’orgoglio, quell’orgoglio che io ho trovato verso me stesso facendo musica e grazie alla musica.

Quali sono i tuoi riferimenti principali?

Spazio tra generi totalmente diversi, inizialmente ho tratto molto spunto dalla musica cantautorale italiana, specialmente quella del passato, per poi cercare di unirla e rinnovarla (sempre rispettandola al massimo) con le mie influenze pop-soul, rap e urban, di musica classica, Dance e EDM o più di recente pop-punk. Sono alla continua ricerca di un sound nuovo e alternativo che possa sorprendere e rivoluzionare le concezioni stereotipate di cantautore o rapper.

Come nascono le tue canzoni? Cosa ti ispira?

Credo che non esista fonte di ispirazione più grande della propria motivazione. Bisogna cercarla l’ispirazione: la scrittura e la composizione, fanno parte, secondo me, di un processo di ricerca complesso e attivo. Non credo molto nell’ispirazione come qualcosa di passivo e quasi “magico”. Bisogna esser bravi a saper trarre poesia e spunti da immagini, situazioni, emozioni, e qui subentra secondo me l’abilità dell’autore o compositore. Per quanto mi riguarda mi piace partire spesso da una melodia, mi capita di iniziare a suonare senza una vera idea definita e da li svariare, capisco subito quando una melodia potrebbe diventare un pezzo, e spesso le parole, o quantomeno le prime parole, mi vengono spontanee.

Oltre a cantare, sei iscritto alla facoltà di psicologia alla Sapienza: come si concilia con il tuo progetto artistico? Ciò che studi rappresenta una fonte d’ispirazione?

Sì, a dire il vero mi sono appena laureato triennale in Psicologia e credo che questa materia permei tutti gli ambiti della vita. Nello specifico, negli ambiti dove è richiesta una performance o esibizione pubblica credo che la Psicologia sia di particolare importanza. Conoscersi e sapersi autoregolare è uno step importantissimo per il successo prestazionale, ed in questo studiare Psicologia sicuramente mi aiuta. Per il resto, provo a conciliare vari ambiti rilevanti della mia vita, senza abbandonarne nessuno, e mettendo tutte le mie energie per trarre il meglio da tutto, le mie giornate sono sempre molto piene (visti anche i miei impegni sportivi) ma credo che tutto questo mi arricchisca come persona e forse giovi anche alla mia “ispirazione” o creatività.

Nel tuo ultimo singolo, "Sottozero", inserisci riferimenti al tuo vissuto personale: com'è mettersi a nudo attraverso la musica?

Ho sempre vissuto la musica in modo intimo, non c’è cosa che ho scritto in una mia canzone che non fosse una parte di me, quindi sono abituato a mettermi a nudo nei miei brani. Sicuramente questo da una parte è un rischio, in quanto essere veri e mettersi a nudo può rivelare aspetti di te che magari non piacciono a tutti, ma dall’altra è sicuramente un orgoglio per me essere sempre sincero e autentico, perché credo che alla lunga le persone lo apprezzino di più e questo porti i suoi vantaggi.

Quali sono le tue aspettative per il futuro? Hai altri singoli pronti?

Sicuramente non vedo l’ora di potermi tornare a esibire su un palco ed a cantare live, spero che dopo questa estate sarà nuovamente possibile. Per quanto riguarda il mio nuovo singolo ci siamo quasi, uscirà qualcosa a breve e non vedo l’ora di annunciarne l’uscita ufficiale.

BIOGRAFIA

Daniele Capone, in arte Løve, nasce e cresce a Roma nel quartiere Eur/Montagnola. Musicalmente si forma suonando il pianoforte, prendendo lezioni private dai suoi 8 ai 16 anni, età nella quale decide di sfruttare le sue competenze per iniziare a scrivere e comporre i suoi primi pezzi. È allora che comincia a studiare canto, all’età di circa 17 anni, continuando fino ad oggi, di fatti tutt’ora studia canto alla scuola popolare di musica di Donna Olimpia a Roma ed alla Accademia Spettacolo Italia. A 19 anni decide di iniziare a concretizzare i suoi primi brani, facendosi arrangiare e produrre le sue composizioni e pubblicandole con l’etichetta indipendente Millenari Records, ad oggi sono già diversi i suoi singoli usciti sulle varie piattaforme digitali. Per pagarsi la musica, Daniele, lavora part time in alcuni locali, tra pizzerie e ristoranti, e allo stesso tempo cerca di portare a termine gli studi per una laurea triennale in psicologia alla Sapienza di Roma. Daniele è diplomato al liceo scientifico, ed ha sempre praticato sport, in particolare tennis, anche a livello agonistico per molti anni. Di tutti i suoi pezzi egli è unico autore, afferma infatti di vivere la musica a 360° e tra la scrittura, la composizione, le giornate passate in studio di registrazione, l’arrangiamento dei suoi pezzi e il diletto nel suonare la chitarra o semplicemente sedersi al piano lasciar andare le mani sopra esso, gli piace mettere del suo in tutte le fasi che portano alla concretizzazione dei suoi brani e progetti musicali.
Il suo nuovo brano dal titolo “Sottozero” è disponibile in digitale dal 5 febbraio e in radio dal 12 febbraio 2021.

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Di: Nadia Mistri

Blog: Rocktargatoitalia.eu

 

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Gli ascolti di maggio 2021. articolo di Roberto Bonfanti

Gli ascolti di maggio 2021.
articolo di Roberto Bonfanti

C’è una cosa che continuo a non riuscire a capire: leggo di tantissimi artisti (ma anche semplici appassionati) che in questi giorni si stanno impegnando nelle proteste per la ripartenza dei concerti e delle attività culturali. Tutto giustissimo e sacrosanto: sono il primo a sostenerla da sempre, questa esigenza. Però mi è capitato di notare che raramente chi si espone su questo punto fa poi lo stesso a sostegno di tutte le altre categorie. Anzi, mi è capitato persino, in diverse occasioni, di sentire amici o artisti sostenere la lotta dei “bauli in piazza” e al tempo stesso stigmatizzare tutte le altre forme di protesta di ogni altra categoria. Ora, carissimi artisti, davvero pensate che stia andando tutto bene e che l’unico problema sia la mancanza dei concerti? Davvero credete di essere i soli in difficoltà? Davvero pensate che si possa affrontare la situazione attuale guardando il mondo a compartimenti stagni? Davvero credete che non siamo tutti sulla stessa barca? Davvero siete convinti che basti elemosinare qualche contentino per tirare avanti tappandosi il naso? Aspettando che il tempo ci dia una risposta, torniamo comunque a parlare di musica.

Ti insegno l’amore” di Maela è un progetto nato dall’unione fra la voce calda della cantante toscana e la penna raffinatissima di Lorenzo Del Pero. Un incontro di talenti e sensibilità che si concretizza in dieci canzoni che l’autore cuce su misura sull’interprete raccontando con garbo, profondità e grande malinconia altrettante storie femminili e al femminile. Un lavoro evocativo e poetico fatto di sonorità elegantissime, ottime orchestrazioni, parole che lasciano il segno, atmosfere cariche di pathos e una voce dalla grande forza emozionale.

Sfugge alle definizioni, la musica di Massimo Paradiso. Il suo “Ho visto il tempo” suona infatti come un insieme di canzoni spesso destrutturate che strizzano l’occhio al rock più notturno, alla ricerca lo-fi o alla canzone d’autore meno tradizionale ma riescono a miscelare tutto in modo personale e inusuale. Canzoni dai temi mai banali e dai riferimenti culturali ricchi di spessore che sembrano voler scavare sempre più nel profondo senza mai accontentarsi delle risposte trovate.

Ci sono tanti modi per approcciare la canzone d’autore senza rinunciare a essere pop. I torinesi Lastanzadigreta hanno scelto la strada più delicata, intrecciando nel loro “Macchine inutili” una manciata di canzoni sognanti e fragili come filastrocche. Tredici brani che accarezzano diversi mondi e che non disdegnano la psichedelia e la sperimentazione anche grazie all’utilizzo di strumenti insoliti o “di recupero”, ma che restano sempre ben saldi alla loro natura e al loro desiderio di raccontare la realtà attraverso un linguaggio onirico, metaforico e favolistico.

Amano le chitarre dal suono graffiante di matrice emo, i Colla, ma hanno anche un gusto particolare nel raccontare storie, così “Motocross”, il nuovo album del trio, si presenta come un concentrato di schegge disilluse di quotidianità contemporanea che navigano sul fluire di un intreccio punk di chitarra, basso e batteria. Un lavoro fresco, intrigante, immediato ma anche capace di riflettere con apparente semplicità sulle piccole miserie dell’uomo e del mondo di oggi.

Marco Sonaglia, con il suo “Ballate dalla grande recessione”, prova a fare un ritratto del tempo presente usando i colori della canzone d’autore più cruda, schierata e intransigente. Discepolo spirituale di Claudio Lolli, a cui non a caso dedica una delle dieci ballate che compongono il disco, il cantautore marchigiano mantiene viva la tradizione di quel tipo di approccio alla forma canzone trasportandone però le storie e le tematiche nell’era dell’odierna crisi economica confezionando così un album spigoloso, amaro e malinconico.

Per concludere: il 25 aprile è stata pubblicata dalla Hellbones Records una maxi compilation intitolata “…o sarai ribelle o non sarai!”. Si tratta di un progetto (o, meglio, un “assembramento sonoro”, come lo hanno definito gli stessi organizzatori) coordinato dal musicologo e saggista Antonello Cresti che raccoglie ben 115 artisti provenienti da generi ed esperienze lontanissime fra loro, coinvolgendo anche nomi storici dell’underground italiano come i Kirlian Camera o personaggi di cui si è già parlato in passato su queste pagine come Jena Lu, accomunati dal desiderio di raccontare la realtà da prospettive alternative a quella propagandate dal mainstream mediatico. Il progetto è stato censurato dalla piattaforma su cui era stato lanciato (Bandcamp, per la cronaca) dopo sole 36 ore, pare a causa di un cospicuo numero di segnalazioni da parte di qualche gruppo di utenti “illuminati”. Non credo servano ulteriori commenti. Davvero siamo caduti così in basso? Per quanto mi riguarda, non posso che esprimere solidarietà agli organizzatori e a tutti gli artisti coinvolti. E chissà che quanto accaduto a questa compilation non contenga già di per sé anche qualche risposta alle domande poste in apertura.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

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