Menu

024 - "Il contrario di tutto" di Antonio Chimienti

Attraverso i miei articoli abbiamo navigato in tante sfaccettature di significato che la Musica svela della vita umana. Vi invito a rileggere articoli come “Il Sacro della Musica” o “La teoria delle stringhe, lo spartito di Dio” o “Il Successo”, ma in realtà anche in molti altri, per ritrovare davvero quanto la Musica sia una manifestazione di qualche cosa di molto più profondo rispetto alla struttura di suoni o note che tutti gli riconosciamo.

Con questo articolo mi propongo di farVi realizzare quanto la nostra esistenza come esseri viventi sia legata a regole precostituite molto prima della nostra volontà e coscienza da poter pertanto essere in comune con l’esistenza di altri fenomeni naturali come ed esempio il suono (da intendersi sempre come manifestazione di energia). In altre parole, userò le note musicali, creando parallelismi con la nostra vita, per dimostrare che oltre un certo livello di coscienza, laddove sì hanno le capacità per arrivarvi, le cose e le verità assunte diventano il contrario di quello che sì era assunto come verità stessa.

In ultimissima analisi che non esiste una sola verità, ma anche il contrario della stessa verità e che quindi esiste il tutto.

Dovremmo procedere in maniera empirica e quindi dovreste procurarvi la tastiera di un pianoforte o comunque uno strumento musicale per questo articolo. Potreste anche scaricare qualche app che riproduca la tastiera di un pianoforte.

Quello che dovrete fare è suonare degli intervalli di note secondo lo schema che vi proporrò man mano lungo la spiegazione, cominciamo.

Schiacciamo il tasto bianco del DO e subito dopo la nota successiva, il RE. Noterete come le due note contigue producono un accordo assolutamente fastidioso, per niente piacevole, da interrompere subito. Sì percepisce all’istante che le due note non stiano bene insieme e che non abbiano assolutamente nulla da condividere.[1]

Solleviamo il RE e schiacciamo il tasto successivo, il MI. Qui le cose cambiano, ascoltando quanto prodotto a livello di frequenze dal DO + il MI percepiamo una certa coerenza, un piacere. Comprendiamo che le due note abbiano qualcosa da dirsi, la loro unione viene da noi accolta come una cosa piacevole, non disturbativa, coerente ed accettabile. Ora procediamo aggiungendo la quarta nota che sarà il FA. Avendo premuto il DO, il MI ed ora il FA il suono udito non ci piace; la presenza del FA viene da noi percepito come un qualcosa che non “c'entra niente”, lo scartiamo e lo cataloghiamo come una opzione non accettabile.

Finalmente le cose prendono un tono ( in tutti i sensi) veramente bello quando , avendo sollevato il dito dal FA schiacceremo la nota successiva : il SOL. Qui ci sarà una apoteosi di piacere per qualsiasi persona poiché chiaramente la somma del DO con il MI ed il SOL producono un accordo che non a caso sì chiama MAGGIORE. Il suono derivante ha tutte le caratteristiche attese: piacevolezza, senso di completezza, positività e quasi un senso evocato di felicità. Sembra la perfezione, la completezza di queste tre frequenze insieme davvero compongono sommandosi qualcosa di perfetto, ma c’è un “ma”.

Nella vita noi umani procediamo guidati da un intuito che sì interfaccia con il mondo circostante per trarre da esso l’ispirazione e le idee e le soluzioni per realizzare i nostri desideri. Il modo di procedere è secondo la nostra logica, cioè secondo l’unica percezione che possediamo: la nostra, quella propria.

Questo procedere è anche condizionato dalla nostra indole, dal nostro coraggio, curiosità o passione e molto altro, diciamo quindi da una logica che è anche fortemente caratterizzata da aspetti e caratteristiche personali. Ora torniamo al nostro accordo.

La modalità utilizzata fino a quando siamo arrivati all’accordo maggiore di DO-MI-SOL è assolutamente universale e di una logica comune a tutti. Il RE “stonava, il MI ci stava “bene” con il FA le cose non funzionavano, con l’aggiunta del SOL ci siamo sentiti a “posto”.

Moltissime persone sentendosi “a posto” qui sì fermano e non hanno alcun torto. Hanno fatto delle scelte, sanno di aver riconosciuto e scartato ciò che era sbagliato ed hanno quindi anche sperimentato il risultato di queste azioni il che corrisponde anche alla prova che hanno ben agito nel trovare il suono armonioso e perfetto per le loro orecchie, diciamo della propria “vita”. Diciamo che questa è la normalità.

Ma accade che qualcuno, particolarmente audace e curioso ( in parte e vedremo cosa sì intende per “in parte”) decida di aggiungere la nota successiva, cioè in altre parole voglia per indole non “accontentarsi” provando appunto ad aggiungere il LA ( la nota successiva al SOL). DO-MI-SOL-LA schiacciati insieme, come pure anche il DO-MI-LA non producono qualcosa di eccitante, poco meno di qualcosa di disturbante , niente di grave , ma non perfetto come l’accordo che aveva questa persona appena composto ( DO-MI-SOL). Cosa accade nella vita in questo frangente? Che sì osserva come la maggior parte delle persone di questo insieme che abbiamo definito “persone curiose” , moltissime ritornino indietro a ciò che era “meglio” premiando la sicurezza di quello che è rappresentata dalla perfezione di una accordo MAGGIORE. Solo alcuni non soddisfatti procederanno nella loro curiosità. Cosa faranno questi pochi? Lasciando il LA suoneranno il SÌ e qui accadrà una prima piccola magia. La somma del DO con il MI, il “perfetto SOL più questo SÌ producono chiaramente qualcosa di nuovo ed evocativo. In musica questo prende il nome non a caso di “SENSIBILE” dell’accordo poiché il senso energetico ricevuto dall'introduzione di questa nota crea nell’insieme delle frequenze un eccitamento, una “TENSIONE” di grande importanza. Bene qui davvero anche questa piccola percentuale di uomini Eroi meriterebbe la loro gloria come il massimo premio possibile per aver navigato fino a qui, ma qualcosa accade, cosa? Accade che davvero qualcuno con una grande sagacia ed intuizione e tutto quello che non era presente negli altri, tenta l’impossibile e dopo aver glissato sul successivo DO (giustamente in quanto inutile aggiungere due volte la stessa nota) preso da uno spirito di conoscenza e voglia di vita schiaccia il RE con questa somma risultante di note DO-MI-SOL-SÌ-RE (accordo di nona). Ora vi ricordate all’inizio quando avevamo capito che la presenza del DO con il RE era inaccettabile? Che la compresenza delle due note produceva qualcosa di veramente orribile?  Andate a rileggere questo punto!

In questo nuovo accordo scopriamo che l’impossibile diventa possibile, che quello che avevamo sentenziato come certamente da scartare diventa invece un contributo a qualcosa di eccellente, quindi rivoluzionario, inaspettato, evocativo per la sua singolarità ed insospettabile esistenza. Da qui in poi è tutta una sperimentazione ed una incredibile palestra per gli animi predisposti. Da questa palestra sono usciti i motori spaziali, la penicillina e tutte le più grandi (ri) scoperte degli uomini.

Bene l’articolo sì conclude qui perché pur nella consapevolezza che le persone non possono essere quello che non sono, la musica vi ha mostrato come l’impossibile diventa possibile in natura e di conseguenza anche nei frutti di sé stessa, e fra questi frutti noi esseri umani. Vi esorto a continuare a credere nell’impossibile poiché per coloro che lo sentono esso certamente esiste. Dovete solo concederVi la voglia di scoprirlo.

Va da sè che per coloro che conoscono questo cammino “segreto” il viaggio è talmente infinito da non poter essere raccontato.

Buona musica a tutti.

10/2021

Il Contrario di Tutto

di Antonio Chimienti

[1] Segnatevi mentalmente questo passaggio appena letto perché è la chiave di tutto l’articolo.

Leggi tutto...

IL MAESTRO E LA LEGGERA.

  “Quando incontri qualcuno

Ricorda che è un incontro sacro

Come lo vedi, ti vedi

Come lo tratti, ti tratti

Come lo pensi, ti pensi

Ricorda che attraverso di lui

O ti perderai o ti ritroverai”

Franco Battiato

  Ho sempre avuto una sincera avversione per chi vuole mettere etichette a tutto e tutti. Questa, poi, raggiunge il picco quando si aggiunge alla parola “musica” la desinenza “leggera”. Già, perché io credo fermamente che esista solo la musica. Semmai ne esistono di due tipi: quella di valore e quella che ne ha meno.

Così mentre mi preparo a celebrare il quarto anniversario della tragica scomparsa di Chris Cornell, apprendo la notizia della morte del Maestro Battiato. Un altro vuoto incolmabile.

Ci sarebbe molto da dire sulla parabola artistica di Franco Battiato. Mi limiterò a consegnarvi una riflessione.

In un paese dove codici e linguaggi si copiano, si importano e poi ci si giustifica dicendo che ci si è ispirati (mentendo sapendo di mentire) il Maestro quei linguaggi e quei codici li ha creati mescolando con sapienza e autenticità quello che conosceva.

Anche e soprattutto questo, ci mancherà. Quella sua vena espressiva colta, raffinata, lirica e autentica. Esperienza che ha portato nella musica che, senza alcun senso, si ostinano a chiamare leggera.

La creazione del Maestro non è “leggera”: è originale, ispirata e di altissimo livello. Le sue incursione nella popular music non sono altro che pezzi di straordinario pregio, gioielli preziosissimi.

Battiato, siciliano, viene scoperto artista pop nella mia meravigliosa città, nientemeno che dal più milanese dei milanesi: Giorgio Gaber (un altro che ci manca moltissimo). Si destreggia con la canzone d’autore, la musica classica, con il progressive rock, in una sperimentazione continua. Oltre ad essere un grande compositore si scopre paroliere di talento: molto più di altri che vengono incensati quando si parla di testi di canzoni in Italia, scrive “perle” di filosofia, di sagace ironia  e di grande profondità.  

Seppure ha voluto fare una netta distinzione tra il suo essere un artista e l’attività politica, sostenendo di non voler essere un artista impegnato, non si è astenuto dall’esprimere pensieri e opinioni. Scrive anche della canzoni sul tema.

Il Maestro era, comunque, più interessato a filosofia, alle religioni orientali e all’esoterismo in una visione più spirituale della realtà e della vita.

Franco Battiato è stato un Maestro di musica. Ascoltate il suo lavoro e poi ditemi, in coscienza, se vi viene voglia di aggiungerci “leggera”.

Grazie, Maestro

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

 

 

Leggi tutto...

022 - Il Sacro della Musica

di Antonio Chimienti

Questa volta scomodiamo l'Antropologia per rivelare quello che in realtà tutti nel nostro “Io” riconosciamo universalmente alla Musica: la Sua Sacralità.

Ognuno di noi sia che siamo chitarristi Heavy Metal o puristi della Musica Classica o Neomelodici o seguaci del Jazz o followers dell’ultima boy band coreana “sentiamo” quel trasporto emotivo che con carattere di urgenza ci promette che ci sentiremo meglio sé da lì a poco accettiamo “l'IDEA”  di ricevere la nostra musica preferita.

Ci gira in testa come uno di quei desideri che somigliano alla fame o contestualmente ad altri momenti “confetto” della nostra vita. Quei momenti a cui proprio non vogliamo rinunciare.

Anzi stiamo male sé perduriamo in questo stato di negazione del desiderio.

Urge la voglia, il desiderio poi diventa necessità .. corriamo a comprare una radiolina sé davvero ci troviamo nella impossibilità del ricevere la “Nostra Musica”, il nostro pasto.

Tutto quello che facciamo senza porci troppe domande sulla sua natura è ancestrale. Come dice Alberoni .“ sé prima di fare un passo ci devi pensare .. allora è meglio che tu non lo faccia”. Bello ! Mi ha sempre colpito questa frase e per me suona come una dogana al di là della quale sì trova tutto quello che non mi deve riguardare, ma ( e questo l’altro lato della medaglia) mi dona la totale fiducia nella bontà delle mie azioni quando queste ricadano al di quà di questa dogana immaginaria.

Dunque il Sacro è alle radici della musica e non è la musica ed apparirci Sacra per la sua bellezza. Capite? Il ciliegio non prende il nome dalla ciliegia, dal suo frutto, ma è il frutto a prendere il nome dalla sua pianta. Dai che per una volta cominciamo a mettere le cose nel giusto ordine. In un mondo dove l’apparire contestualizza il senso è giusto che qualcuno ricordi come stanno le cose e da dove esse traggono la loro linfa ed esistenza; motivo per cui se non esistesse questo stato remoto non esisterebbe neanche l’apparenza.

Ed ecco che per chiarire questo ultimo concetto rievochiamo la Antropologia.

Durante un viaggio scientifico presso una tribù incontaminata vengono mostrati oggetti , foto e registrazioni audio e video che documentano la nostra società contemporanea. Quando viene fatta ascoltare la voce di Maria Callas il capo tribù sì emoziona perchè questa persona ed il suo canto sprigionano sacralità, la riconoscono e vi sì rispecchiano e  per questo sì inchinano alla persona che stanno ascoltando cantare in quel momento.

Là in fondo , a distanza forse di millenni, facendo un balzo indietro nella nostra “evoluzione” ( aggiungo relativa) le vere verità sì manifestano. Fra esse il nome dell’albero che produsse la musica: Sacro.

Nel suono sì annidano le cause scatenanti esse stesse il suono[1] . Nel suono , l'apparato che costituisce nelle sue articolazioni e regole  il suono stesso è ciò che noi necessitiamo tutti come nutrimento e che quando addirittura, siamo fra coloro che la coltivano (la producono) rispondendo ad un desiderio di cui non conosciamo la fonte, ci trasformano in sacerdoti e divulgatori di tali nutrimenti.

Perché la musica? Perché è una forma di energia e noi siamo, in quanto figli di questa energia, completamente dotati di ciò che ci serve per usarla, mostrarla e moltiplicarla. La nostra voce è lo strumento deputato a questo scopo. Molti significati sono traslati oltre la parola (oltre la necessità del valore semantico) e tradotti spesso con il suono dell’azione o del concetto che vogliamo rappresentare.

Un “verso” (un suono) è sufficiente e spesso più esaustivo di più parole concatenate insieme per esprimere un pensiero. Non parliamo poi di quando a dover essere espresse sono le emozioni ( direttamente connesse quindi al nostro “io” interno, alla nostra sacralità) perché in questo caso abbiamo addirittura coniato un modo di dire: vale più un “sussurro di mille parole”. Quando una persona è assolutamente nel panico delle emozioni non parla, non ci riesce , emette solo suoni.

Per noi che creiamo musica è imperativo ricordarci o pregare di trovare qualcuno che ce lo ricordi, che la musica è molto più di quello che ci sembra di stringere nelle nostre mani. La musica ha un potere che è talmente grande che non possiamo rendercene conto razionalmente, ma ci fa piangere, emozionare gioire o rattristare tenendoci al guinzaglio benchè fossimo dei Re. Questo perché proni al cospetto del sacro siamo tutti piccoli abbastanza da necessitare di quel nutrimento cosmico per continuare ad Essere.

La musica (il suono) è come l’acqua o l’aria, ascoltare ci fa sentire connessi, accoccolati e sicuri come fra le braccia di chi ci ama e da molto prima che chiunque possa mai ricordare.

Antonio Chimienti

29/01/2021

[1] lo ho scritto in un precedente articolo sulla “Teoria delle  stringhe ”https://www.rocktargatoitalia.eu/k2/k2-categories/il-dubbio-delle-scimmie/item/3000-020-la-teoria-delle-stringhe-lo-spartito-di-dio.html

blog rocktargatoitalia.eu

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Contatti

ROCK TARGATO ITALIA
c/o Divinazione Milano Srl
Via Palladio 16 20135 Milano
tel. 02.58310655
info(at)rocktargatoitalia.it

Log In or Sign Up

Password dimenticata? / Nome utente dimenticato?