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ADAM ABITA ANCORA QUI.

 

Esistono anche nella musica dei funamboli. Artisti che si barcamenano con generi e sottogeneri più o meno antichi ma che, con una certa maestria, riescono a farli risultare originali. Così dopo il Grammy vinto nel 2018 con A Deeper Understanding torna Adam Granduciel e i suoi The War On Drugs con un nuovo album dal titolo I Don’t Live Here Anymore.

Così, come si era già capito dal primo singolo rilasciato (Living Proof N.d.R.), la band della Pennsylvania si dedica ad un amarcord più intimista e profondo dei lavori precedenti. The War on Drugs degli anni Venti del secondo millennio, dosano con saggezza la loro fascinazione per sette decenni del Novecento, chitarre evocative e stratificate, tastiere eteree, dentro e fuori da un folk psichedelico, tra Dylan, Petty e Springsteen portandoci un cocktail tanto gustoso quanto retrò.

Il disco, targato Atlantic Records, dividerà ancora di più il pubblico tra quelli che adorano queste composizioni così melodiche e struggenti, questi paesaggi fatti di tastiere molto Eighties e di una ritmica che ricorda molto un menestrello canadese del pop rock di quel decennio sicuramente più mainstream di loro e, al contrario, quelli che odieranno ancora di più quelle sonorità che sentiranno così antiquate.

Una cosa, rispettando le opinioni di tutti, è che questo sestetto suona e lavora con grande profitto. Oltre alla band, in studio vanno altri dieci musicisti. All’opera va riconosciuta una fattura attenta e pregiata che pochi dischi possono vantare. A differenza del pluripremiato album precedente, qui si indugia su una dimensione più intima ed emotiva con una certa indulgenza verso la ballad introspettiva. Magari qualche brano più tirato in più l’avremo apprezzato. In I Don’t Wanna Wait, ad esempio, abbiamo una ritmica che, al netto delle belle frasi di chitarra e della voce molto diversa, sembra importata da quella degli Spandau Ballet del 1984 ma che, invece di disturbare, trova una armoniosa amalgama nel brano (che è uno di quelli che ho preferito del disco).

O, magari, la molto Tom Petty e Bob Dylan oriented, Old Skin che indugia in una intro di keyboards per poi stendersi in un AOR di maniera ma perfetto.

Infine, arriva il pezzo per chiudere. Occasional Rain è un capolavoro di chitarre sovrapposte che ti racconta che tu e la musica siete ancora vivi (l’altra delle mie preferite).

Qualcuno li vorrebbe più coraggiosi e sporchi ma The War On Drugs non sono Neil Young anche quando cantano degli stessi temi, degli stessi mondi. Viaggi e fughe per i grandi spazi con uno sguardo all’orizzonte sconfinato e un altro in profondità dentro sé stessi. I luoghi dove perdersi e ritrovarsi.

Certo è che il 5 aprile prossimo saremo tutti all’Alcatraz a Milano a sentirli nell’unico appuntamento live in Italia. Certo è, anche, che forse loro e noi avremmo meritato un’arena con un’acustica migliore.

I Don’t Live Anymore è sicuramente il disco meglio confezionato di questo anno tormentato ma per me è anche tra le tre migliori uscite di questi Anni Venti con buona pace per chi li consideri desueti e di plastica. Adam e i suoi abitano ancora qui tra i musicisti veri in questa era di musichette e starlet usa e getta, di artisti da consumo e di major gigantesche che hanno budget striminziti, poco coraggio e fragili piedi di argilla. Non è da tutti restare in equilibrio, camminare sul filo sottile e non cadere mai.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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024 - "Il contrario di tutto" di Antonio Chimienti

Attraverso i miei articoli abbiamo navigato in tante sfaccettature di significato che la Musica svela della vita umana. Vi invito a rileggere articoli come “Il Sacro della Musica” o “La teoria delle stringhe, lo spartito di Dio” o “Il Successo”, ma in realtà anche in molti altri, per ritrovare davvero quanto la Musica sia una manifestazione di qualche cosa di molto più profondo rispetto alla struttura di suoni o note che tutti gli riconosciamo.

Con questo articolo mi propongo di farVi realizzare quanto la nostra esistenza come esseri viventi sia legata a regole precostituite molto prima della nostra volontà e coscienza da poter pertanto essere in comune con l’esistenza di altri fenomeni naturali come ed esempio il suono (da intendersi sempre come manifestazione di energia). In altre parole, userò le note musicali, creando parallelismi con la nostra vita, per dimostrare che oltre un certo livello di coscienza, laddove sì hanno le capacità per arrivarvi, le cose e le verità assunte diventano il contrario di quello che sì era assunto come verità stessa.

In ultimissima analisi che non esiste una sola verità, ma anche il contrario della stessa verità e che quindi esiste il tutto.

Dovremmo procedere in maniera empirica e quindi dovreste procurarvi la tastiera di un pianoforte o comunque uno strumento musicale per questo articolo. Potreste anche scaricare qualche app che riproduca la tastiera di un pianoforte.

Quello che dovrete fare è suonare degli intervalli di note secondo lo schema che vi proporrò man mano lungo la spiegazione, cominciamo.

Schiacciamo il tasto bianco del DO e subito dopo la nota successiva, il RE. Noterete come le due note contigue producono un accordo assolutamente fastidioso, per niente piacevole, da interrompere subito. Sì percepisce all’istante che le due note non stiano bene insieme e che non abbiano assolutamente nulla da condividere.[1]

Solleviamo il RE e schiacciamo il tasto successivo, il MI. Qui le cose cambiano, ascoltando quanto prodotto a livello di frequenze dal DO + il MI percepiamo una certa coerenza, un piacere. Comprendiamo che le due note abbiano qualcosa da dirsi, la loro unione viene da noi accolta come una cosa piacevole, non disturbativa, coerente ed accettabile. Ora procediamo aggiungendo la quarta nota che sarà il FA. Avendo premuto il DO, il MI ed ora il FA il suono udito non ci piace; la presenza del FA viene da noi percepito come un qualcosa che non “c'entra niente”, lo scartiamo e lo cataloghiamo come una opzione non accettabile.

Finalmente le cose prendono un tono ( in tutti i sensi) veramente bello quando , avendo sollevato il dito dal FA schiacceremo la nota successiva : il SOL. Qui ci sarà una apoteosi di piacere per qualsiasi persona poiché chiaramente la somma del DO con il MI ed il SOL producono un accordo che non a caso sì chiama MAGGIORE. Il suono derivante ha tutte le caratteristiche attese: piacevolezza, senso di completezza, positività e quasi un senso evocato di felicità. Sembra la perfezione, la completezza di queste tre frequenze insieme davvero compongono sommandosi qualcosa di perfetto, ma c’è un “ma”.

Nella vita noi umani procediamo guidati da un intuito che sì interfaccia con il mondo circostante per trarre da esso l’ispirazione e le idee e le soluzioni per realizzare i nostri desideri. Il modo di procedere è secondo la nostra logica, cioè secondo l’unica percezione che possediamo: la nostra, quella propria.

Questo procedere è anche condizionato dalla nostra indole, dal nostro coraggio, curiosità o passione e molto altro, diciamo quindi da una logica che è anche fortemente caratterizzata da aspetti e caratteristiche personali. Ora torniamo al nostro accordo.

La modalità utilizzata fino a quando siamo arrivati all’accordo maggiore di DO-MI-SOL è assolutamente universale e di una logica comune a tutti. Il RE “stonava, il MI ci stava “bene” con il FA le cose non funzionavano, con l’aggiunta del SOL ci siamo sentiti a “posto”.

Moltissime persone sentendosi “a posto” qui sì fermano e non hanno alcun torto. Hanno fatto delle scelte, sanno di aver riconosciuto e scartato ciò che era sbagliato ed hanno quindi anche sperimentato il risultato di queste azioni il che corrisponde anche alla prova che hanno ben agito nel trovare il suono armonioso e perfetto per le loro orecchie, diciamo della propria “vita”. Diciamo che questa è la normalità.

Ma accade che qualcuno, particolarmente audace e curioso ( in parte e vedremo cosa sì intende per “in parte”) decida di aggiungere la nota successiva, cioè in altre parole voglia per indole non “accontentarsi” provando appunto ad aggiungere il LA ( la nota successiva al SOL). DO-MI-SOL-LA schiacciati insieme, come pure anche il DO-MI-LA non producono qualcosa di eccitante, poco meno di qualcosa di disturbante , niente di grave , ma non perfetto come l’accordo che aveva questa persona appena composto ( DO-MI-SOL). Cosa accade nella vita in questo frangente? Che sì osserva come la maggior parte delle persone di questo insieme che abbiamo definito “persone curiose” , moltissime ritornino indietro a ciò che era “meglio” premiando la sicurezza di quello che è rappresentata dalla perfezione di una accordo MAGGIORE. Solo alcuni non soddisfatti procederanno nella loro curiosità. Cosa faranno questi pochi? Lasciando il LA suoneranno il SÌ e qui accadrà una prima piccola magia. La somma del DO con il MI, il “perfetto SOL più questo SÌ producono chiaramente qualcosa di nuovo ed evocativo. In musica questo prende il nome non a caso di “SENSIBILE” dell’accordo poiché il senso energetico ricevuto dall'introduzione di questa nota crea nell’insieme delle frequenze un eccitamento, una “TENSIONE” di grande importanza. Bene qui davvero anche questa piccola percentuale di uomini Eroi meriterebbe la loro gloria come il massimo premio possibile per aver navigato fino a qui, ma qualcosa accade, cosa? Accade che davvero qualcuno con una grande sagacia ed intuizione e tutto quello che non era presente negli altri, tenta l’impossibile e dopo aver glissato sul successivo DO (giustamente in quanto inutile aggiungere due volte la stessa nota) preso da uno spirito di conoscenza e voglia di vita schiaccia il RE con questa somma risultante di note DO-MI-SOL-SÌ-RE (accordo di nona). Ora vi ricordate all’inizio quando avevamo capito che la presenza del DO con il RE era inaccettabile? Che la compresenza delle due note produceva qualcosa di veramente orribile?  Andate a rileggere questo punto!

In questo nuovo accordo scopriamo che l’impossibile diventa possibile, che quello che avevamo sentenziato come certamente da scartare diventa invece un contributo a qualcosa di eccellente, quindi rivoluzionario, inaspettato, evocativo per la sua singolarità ed insospettabile esistenza. Da qui in poi è tutta una sperimentazione ed una incredibile palestra per gli animi predisposti. Da questa palestra sono usciti i motori spaziali, la penicillina e tutte le più grandi (ri) scoperte degli uomini.

Bene l’articolo sì conclude qui perché pur nella consapevolezza che le persone non possono essere quello che non sono, la musica vi ha mostrato come l’impossibile diventa possibile in natura e di conseguenza anche nei frutti di sé stessa, e fra questi frutti noi esseri umani. Vi esorto a continuare a credere nell’impossibile poiché per coloro che lo sentono esso certamente esiste. Dovete solo concederVi la voglia di scoprirlo.

Va da sè che per coloro che conoscono questo cammino “segreto” il viaggio è talmente infinito da non poter essere raccontato.

Buona musica a tutti.

10/2021

Il Contrario di Tutto

di Antonio Chimienti

[1] Segnatevi mentalmente questo passaggio appena letto perché è la chiave di tutto l’articolo.

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GRAZIE, EDDIE

Era il 1984. Ero da Mariposa (Milano) ad ascoltare le nuove uscite discografiche. Mi metto le cuffie e mando in play l’ultimo album di una band californiana dal titolo (appunto!) 1984.

Conoscevo già la band e la bravura del loro leaderEddie Van Halen, oltre al carisma del frontman David Lee Roth. Quello che non sapevo era che Eddie aveva elaborato una sorta di fascinazione per il sintetizzatore di cui fa ampio uso nel disco (tra l’altro, alcuni dicono che questa fascinazione sia all’origine della rottura con David che tornerà solo 22 anni dopo). L’album è, indubbiamente, molto ispirato anche se per un purista dell’hard rock e dell’heavy metal quale ero al tempo, risultava un po’ troppo commerciale e lontano dalle atmosfere di Van Halen (1978) e di Women and Children First (1980)…

Sia come sia, nell’album ci sono tre brani che supereranno le barriere del genere e che verranno apprezzati da tutti compresi i fan di Duran Duran e Spandau Ballet: sono Jump, Hot for Teachers e Panama.

In Jump, l’uso del “tastierone” culmina con un solo eseguito dallo stesso Eddie e sovrascritto al (sempre suo) solo di chitarra.

Hot for Teacher è un brano pieno di allusioni sessuali e viene accompagnato da un video che mostra la crescita dei membri del gruppo fino all’età adulta in modo ironico: con Alex che diventa ginecologo, David un conduttore della televisione e Eddie un malato psichiatrico.

Panama, infine, nasce dietro alla provocazione di un giornalista. Questi aveva dichiarato che i Van Halen erano sì bravi ma, purtroppo, non scrivevano canzoni che non parlassero d’altro che ragazze e automobili sportive. Eddie, ironicamente, dichiarò che non aveva mai scritto una canzone su un’automobile ma che ci avrebbe pensato. Nasce così Panama, nomignolo che aveva dato alla sua Lamborghini Miura, che presta anche la “voce” del suo V12 al brano.

La chitarra di Eddie è straordinaria come sempre. Definito come “la chitarra più veloce di sempre”, il Nostro è sempre favoloso sia che si voglia giudicare la performance tecnica sia sul versante dell’invenzione. E’ presente in tutte le classifiche dei migliori chitarristi di sempre: Rolling Stone lo mette all’ottavo posto, Guitar World, addirittura, al terzo.

E’ dura la vita di un chitarrista rock. E’ lui che dà il sound al gruppo e deve inventarsi sempre scale nuove avanti e indietro, buttandoci dentro quella manciata di diminuite… Poi magari diventi un fenomeno planetario, invidiato e osannato… magari diventi pure uno dei più importanti musicisti di sempre.

Purtroppo la sua Frankestrat (una chitarra “frankenstein” fatta con pezzi di altre chitarre) non suonerà più. Eddie è scomparso troppo giovane dopo una lunga lotta contro la malattia il 6 ottobre scorso dopo aver calcato e influenzato la scena della musica mondiale per quasi quarant’anni.

Addio, Eddie.

di Paolo Pelizza

© 2020 Rock targato Italia

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